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Blame

Tracce - Cap I [p. 2/2]

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Commento - http://www.writersdream.org/forum/topic/27643-la-tomba-dacciaio-parte-1/?p=482673

Parte 1 - http://www.writersdream.org/forum/topic/28040-tracce-cap-i-p-12/?p=482669

 


 

Alla fine della seconda fetta di pancetta, lei parlò.

«Partirò presto.»

Silenzio.

«Stavo pensando di aspettare la luna nuova, sai. Ma dovrò anticipare.»

Prese l'ultima fetta, la poggiò sull'avanzo di pane e addentò. La crosta era indurita, gli scrocchiava contro i denti mentre si spaccava.

«Mi stai ascoltando?»

Inghiottì. Lo sguardo della donna non era diverso da quella mattina, da quel cielo pesante.

«Si,» rispose infine. «Ma preferirei che fosse il contrario.»

Imeren corrugò le sopracciglia, in un'espressione fatta di apprensione e stupore in parti uguali.

«Non capisco. Pensavo volessi saperlo, sai.»

Sbuffò. «E a che serve? Partirai, che io lo sappia o no. Non posso fare nulla per trattenerti, che sia di una stagione o un mese.»

«Tamimi, ne abbiamo già parlato. Non posso stare qui sempre. La gente - »

«La gente ha sempre bisogno, Imeren.» La interruppe. Quante volte avevano fatto quella discussione? Cosa c'era di diverso? Lui, sicuramente, era meno propenso ad accettare le solite parole, le solite risposte. Si alzò, scansando la sedia sotto di sé quasi con violenza.

«Pensi che proprio io, fra tutti, non lo sappia?»

«Non ho detto questo.» La preoccupazione stava svanendo lentamente dal volto della donna, lasciando spazio a una calma seria.

«Forse.» Staccò la mano dallo schienale della sedia. Senza accorgersene, aveva stretto il legno così tanto che si era creata un'impronta sul suo palmo. «Ma è come se l'avessi detto.»

«Tamimi …»

«Tamimi?» Sentì la sua voce ripetere quella parola della Lingua, aspra, sprezzante. Rise, e la risata gli raschiò la gola. «Lo dici per rabbonirmi?»

«No ...» La strega non sembrava nemmeno capire cosa stava succedendo. «Perché dovresti pensarlo?»

Alzò le braccia in aria. Davvero non ci arrivava? Lei, per noi tutti, dicevano le voci. Sentì il bisogno dell'aria mattutina, e si diresse verso la porta. Mise la mano sulla maniglia, si accorse che lei si alzava per seguirlo; si fermò. Stava di nuovo stringendo troppo forte. La serratura scricchiolava, minacciando di spaccarsi.

Improvvisamente, tutto gli sembrò ridicolo. Era così forte, eppure si sentiva così debole. E forse per quel motivo non riusciva a sopportarlo.

«A volte mi chiedo» disse, la voce che scendeva in un sussurro basso «che cosa sono, veramente, per te.»

Sentì l'altra fermarsi, alle sue spalle.

«Un compagno? Un ricordo del passato?»

Nessuna risposta.

«Un passatempo della bella stagione, forse?»

«Sei un vecchio sciocco.»

Si girò. Il tono di voce avrebbe potuto tagliare l'aria come un coltello. Non si aspettava quella risposta, così come non si aspettava di essere interrotto. Imeren aveva una mano stretta a pugno a tenersi la coperta addosso, i muscoli del viso tesi e il labbro superiore che vibrava impercettibilmente.

«Come puoi pensare … non sei il mio passatempo

«Allora dimostralo. Resta.»

Lo sguardo le si ammorbidì e abbassò gli occhi. Per un attimo, sentì che era sua.

Poi la strega tornò a fissarlo.

«Sai che non posso.»

Tirò la maniglia con forza. Il cardine superiore cedette lanciando il grido acuto del ferro piegato; la porta si spalancò e sbatté contro il muro, per poi rimanere, storta, pendente e cigolante.

«Allora vai.»

«Senza di me, a centinaia moriranno di fame.»

«Risparmiami la predica. Viaggia pure di posto in posto, bada alla terra, fai crescere gli alberi, certo. Aiuta la gente. Ma allora spiegami perché non visiti mai due volte lo stesso posto, se non a distanza di anni. Spiegami perché non ti fermi mai.»

«Sai anche questo, » rispose, come colpita dalla veemenza nella sua voce. «Se aiuto troppo un villaggio, cominceranno a dipendere da me.»

«E non vuoi responsabilità, giusto? Pensi sia saggio dare il contentino a questo o quel paese, lasciandolo subito dopo? Non è la pigrizia dei contadini di cui hai paura, sono le loro mani tese in avanti, le loro bocche da riempire. Pensi di far loro del bene, ma c'è sempre un altro problema, ci sarà sempre qualche altra richiesta.»

Fuori il vento si stava alzando. Scuoteva i lembi della coperta attorno alle gambe di Imeren, trascinava dentro casa gli aghi secchi di pino, colpiva in faccia lui e la porta scardinata.

«Tu non li aiuti, tu raccogli la loro ammirazione prima che si trasformi in invidia ed odio. Tu te ne vai prima che ti incolpino di un'infestazione di mosche, di una gelata improvvisa, di un bambino morto di febbre gialla. Dai loro una pagnotta oggi prima che si chiedano perché non puoi dargliela tutti i giorni.»

 

«Se ti piace essere la strega dell'Autunno, vai pure. Ma non aspettarti che io creda alle balle che racconti a te stessa.»

Le sue parole resero la pelle di lei ancora più bianca del solito. Non aspettò che la risposta arrivasse. Uscì per primo, coperto giusto dai calzoni, inoltrandosi nel bosco senza guardarsi indietro.

 

 

Quando tornò il sole era calato da un pezzo, ancora una volta troppo presto. L'estate era passata del tutto. Lei la trovò in camera da letto. Sedeva a gambe incrociate, completamente nuda, le ciocche di capelli scuri che le sfioravano appena le spalle. La sua pelle riluceva di una pallida luminescenza alla luce della luna.

Si guardarono negli occhi per quello che sembrò un tempo infinito. Poi la strega si mosse, gattonando fino a raggiungerlo. Gli mise una mano dietro al collo, forzandolo a chinarsi. Le loro labbra si incontrarono in un abbraccio umido, lui fu catturato nel letto.

 

L'insonnia non lo trovò quella notte, almeno non il tipo di insonnia che ti sveglia al mattino. Si destò che il sole era sorto da un pezzo, e Imeren se n'era andata. L'autunno sarebbe stato piovoso e l'inverno rigido, ma per quanto l'avrebbe aspettata, non sarebbe tornata la primavera seguente, né quella dopo ancora.

Alla fine Dih'b smise di aspettarla.

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Letto.

 

Alla fine della seconda fetta di pancetta, lei parlò.

«Partirò presto.»

Silenzio.

 

Anche io usavo questo stratagemma, poi mi dissero che se lo nomini non c'è più, e che era meglio cercare di trovare un'altra via. Quale? Piazzare un suono esterno.

Esempio:

- Partirò presto.

Udirono il ronzare di una mosca sopra il soffitto. 

 

«Mi stai ascoltando?»

 

Appunto che vale per il resto del racconto: ogni tanto mettici un "disse lui/lei", in questo modo si ha più ordine.

 

Imeren corrugò le sopracciglia, in un'espressione fatta di apprensione e stupore in parti uguali.

 

Taglierei.

 

«La gente ha sempre bisogno, Imeren.» La interruppe.

 

Metterei prima "la interruppe" e poi la battuta.

 

scansando la sedia sotto di sé quasi con violenza.

 

"Quasi" smorza la descrizione.

 

STORIA

 

Dopo uno scontro perso, il protagonista si rifà una vita in una casetta con veduta abeti.

Scusami la semplificazione casareccia, ma non volevo dire troppe cavolate; ammetto che mi aspettavo subito la vendetta sullo ierofante o quantomeno un cenno alla sua figura, però meglio così, forse, più originale, anche se è la storia d'amore non ha lieto fine. Per ora.

 

GRAMMATICA, SINTASSI E STILE

 

A correnti alternate: il primo capitolo ha descrizioni troppe vaghe - su tutte il "colpo lo colpì" - queste mi piacciono, su tutte:

 

Quando tornò il sole era calato da un pezzo, ancora una volta troppo presto. L'estate era passata del tutto. Lei la trovò in camera da letto. Sedeva a gambe incrociate, completamente nuda, le ciocche di capelli scuri che le sfioravano appena le spalle. La sua pelle riluceva di una pallida luminescenza alla luce della luna.

Si guardarono negli occhi per quello che sembrò un tempo infinito. Poi la strega si mosse, gattonando fino a raggiungerlo. Gli mise una mano dietro al collo, forzandolo a chinarsi. Le loro labbra si incontrarono in un abbraccio umido, lui fu catturato nel letto.

 

Ripeto, prima parte dove eliminerei i colpi che partono, il prepararsi a, ma sarei specifico: descriverei movimenti e anche il colore dei dardi o altre magie.

 

PERSONAGGI

 

Dih'b: Mi ha ricordato Gatsu di Berserk: l'eclissi, la pazzia - quindi perdita - di Caska, e Grifis che trionfa.

 

Imeren: strega che aiuta i villaggi che la ospitano, ma che deve lasciare per non "atrofizzare" gli abitanti al suo aiuto.

 

 

COMMENTO FINALE

 

Difficile dire visto che non quanti capitoli ci sono, spero ci siano delle spiegazioni non troppo dilatate nel tempo.

 

Spero di esserti stato utile.

Modificato da Rewind

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Alla fine della seconda fetta di pancetta, lei parlò.

«Partirò presto.»

Silenzio.

 

Anche io usavo questo stratagemma, poi mi dissero che se lo nomini non c'è più, e che era meglio cercare di trovare un'altra via. Quale? Piazzare un suono esterno.

Esempio:

- Partirò presto.

Udirono il ronzare di una mosca sopra il soffitto.

 

 

 

Vero. Ci sarei potuto arrivare da solo, ma mi sono un po' impigrito recentemente.

Cercherò di ricordarmene (di questo e degli altri consigli che mi hai dato nella prima parte).

 

 

«La gente ha sempre bisogno, Imeren.» La interruppe.

 

Metterei prima "la interruppe" e poi la battuta.

 

Direi ancora meglio: taglio direttamente quel "la interruppe".

 

Tamimi, ne abbiamo già parlato. Non posso stare qui sempre. La gente - »

«La gente ha sempre bisogno, Imeren.»"

Dovrebbe essere chiaro che la sta interrompendo, perché ripetere?

 

Anche qui ho corretto quanto segnalato, in generale.

 

 

Dopo uno scontro perso, il protagonista si rifà una vita in una casetta con veduta abeti.

Scusami la semplificazione casareccia, ma non volevo dire troppe cavolate; ammetto che mi aspettavo subito la vendetta sullo ierofante o quantomeno un cenno alla sua figura, però meglio così, forse, più originale, anche se è la storia d'amore non ha lieto fine. Per ora.

 

Per carità, ci sta la semplificazione. Le cose si dovrebbero ampliare e spiegare col tempo, possibilmente in un modo che non sia troppo un vomitare le informazioni sul lettore. (Oltretutto mi sono reso conto che tendo a mandare i miei protagonisti in villeggiatura in montagna. Sarà che i miei da bambino mi portavano troppo al mare? asd). In realtà questo stralcio accade dopo, parliamo di quattro-cinque anni, quanto successo con lo ierofante.

 

Per la grammatica a correnti alternate, è un po' il mio problema quando scrivo. Mi fa piacere di aver imbroccato un paio di descrizioni d'effetto, soprattutto la scena di intimità tra i due che originariamente doveva essere descritta più nei dettagli. Poi ho deciso di tagliare perchè era veramente un pastrocchio. Se l'introduzione però è suggestiva, può funzionare da sola.

 

 

Dih'b: Mi ha ricordato Gatsu di Berserk: l'eclissi, la pazzia - quindi perdita - di Caska, e Grifis che trionfa.

 

Imeren: strega che aiuta i villaggi che la ospitano, ma che deve lasciare per non "atrofizzare" gli abitanti al suo aiuto.

 

True enough. O sono un genio nello scrivere o sei un genio nel leggere - o abbiamo le stesse basi culturali. Effettivamente volevo rendere il pg un po' come Gatsu, per quanto abbia un passato meno tragico. Pensavo anche di dargli dei rimandi nella descrizione fisica (un occhio quasi sempre socchiuso). Mi ha sorpreso comunque che tu abbia indovinato quando la descrizione - di tutto - è così embrionale; mi sono sentito lusingato.

 

Se ti va di rispondere, vorrei sapere come ti sono sembrati i dialoghi. Nello specifico ho un po' il sentore di aver reso Dih'b troppo "lamentoso". Non che debba ricalcare lo stereotipo dell'uomo che non deve chiedere mai, ma neanche il suo opposto. Probabilmente è solo una mia paranoia.

 

 

COMMENTO FINALE

 

Difficile dire visto che non quanti capitoli ci sono, spero ci siano delle spiegazioni non troppo dilatate nel tempo.

 

Dovrebbe essere un'avventura di medio-largo respiro. Il problema principale che visti i miei precedenti non so se riuscirò a gestirla.

Per quanto riguarda il rilascio di spiegazioni, sto ancora pensando a come disseminarle nella storia in maniera naturale.

Questo capitolo di incipit avviene prima di tutti gli altri eventi narrati, costituendo il "passato" della mia storia. Nella trama dovrei riuscire a ricollegarmi a quanto successo.  

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Doppio post, ma mi sono scordato qualcosa di importante.

 

Non mi sei stato utile, mi sei stato utilissimo. Mi hai dato anche una buona spinta a continuare.

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E due.

 

Mi ha sorpreso comunque che tu abbia indovinato quando la descrizione - di tutto - è così embrionale; mi sono sentito lusingato.

 

In parte è anche merito del tuo avatar animeoso: un altro - magari un paesaggio bucolico con mucche - mi avrebbe impedito di scrivere la similitudine con il capolavoro - almeno nei primi 23 volumi - del Miura.

 

Inghiottì. Lo sguardo della donna non era diverso da quella mattina, da quel cielo pesante.

«Si,» rispose infine. «Ma preferirei che fosse il contrario.»

Imeren corrugò le sopracciglia, in un'espressione fatta di apprensione e stupore in parti uguali.

 

All'inizio la chiami Imeren, poi strega, poi donna; poi di nuovo Imeren, poi donna e poi strega. Deciditi  :oOo: .

 

Sbuffò. «E a che serve? Partirai, che io lo sappia o no.

 

Forse "voglia" è più azzeccato.

 

Sentì l'altra fermarsi, alle sue spalle.

«Un compagno? Un ricordo del passato?

 

Non andrei a capo.

 

la porta si spalancò e sbatté contro il muro, per poi rimanere, storta, pendente e cigolante.

 

Scremerei:

La porta sbatté contro il muro e rimase lì, appesa e cigolante.

Che brutto esempio.

 

«Allora vai.»

«Senza di me, a centinaia moriranno di fame.»

«Risparmiami la predica. Viaggia pure di posto in posto, bada alla terra, fai crescere gli alberi, certo. Aiuta la gente. Ma allora spiegami perché non visiti mai due volte lo stesso posto, se non a distanza di anni. Spiegami perché non ti fermi mai.»

 

Altertenerei  i dialoghi con i loro gesti.

-

Allora vai! -, le si parò davanti, la guancia destra scossa dai tremori.

- Senza di me, moriranno di fame... 

Lui latrò una risata mostrando dei denti da alligatore: - Risparmiami la predica... ecc

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