Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

SurfaceTension

Di cosa ho davvero paura.

Post raccomandati

Forse ho capito di cosa ho davvero paura. Cosa mi fa bloccare veramente dallo scrivere in questi ultimi tempi e mi trattiene quasi fisicamente le mani.

 

Non è solo la paura di non riuscire a scrivere qualcosa di buono. Di non potermi minimamente confrontare con tanti più grandi di me, contrariamente a quanto io possa credere.

 

Non è il fallimento in sè o l'essere scartato, che mi spaventano. La paura è quella di risultare patetico.

 

Avete presente quelle persone che disperatamente tentano di emergere, di farsi notare, di trovare un proprio posto perché magari pensano di esserne all'altezza e inesorabilmente finiscono per essere escluse, ignorate e a volte derise?

 

Quelle persone che davvero non hanno abilità alcuna ma che credono il contrario? Quelli che inseguono gli lo scrittore con il proprio libro che è un guazzabuglio insensato e inguardabile di errori di grammatica e frasi sconnesse?

 

Ecco, a volte penso: e se io fossi proprio così? Se non fossi solo convinto di poter fare qualcosa di buono? Se la briciola di talento che credo di avere fosse solo immaginario?

 

Ho pubblicato su riviste, sono arrivato in finale ai concorsi e ne ho anche vinti. Eppure non riesco a farmele bastare come motivazioni. Non è ingordigia, è una "limitata insoddisfazione".

 

Sento che qualunque cosa potrò scrivere verrà comunque bellamente ignorata o considerata non valevole di attenzioni. Che in fondo sì, forse so mettere qualche parola a posto, ma a certe cose meglio toglierci il pensiero.

 

Scusate il mezzo sfogo dal sapore di psicoterapia, ma chissà, forse avevo bisogno proprio di quello.

 

Se poi qualcuno ha la soluzione al mio problema, ben venga. :)

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Andrea.Dee

Io ho paura anche di respirare, ma quando scrivo mi diverto e non sto li a chiedermi se faccio schifo o sono bravo. E se mi accorgo di aver sbagliato qualcosa mi diverto a cercare di migliorarmi. Poi voglio dire, se hai pubblicato forse non sei il più brillante degli scrittori ma neanche uno scribacchino da condominio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Già il fatto che tu ti ponga questa domanda per me e' positivo...significa che hai un minimo di senso critico ;)

A parte ciò, penso che nella vita ci si possa pentire di aver lasciato correre qualcosa che si amava, piuttosto che di essersi messi in gioco senza tanti risultati! Scrivi, fai quello che ti senti senza snaturarti e senza preoccupazioni di sorta: se vogliamo chiunque affronti l'ambito artistico ha difficilmente riscontri reali delle sue capacità, almeno all'inizio! Bisogna rischiare :)

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Mirtillasmile

@SurfaceTension Tension  fai un bel respiro e rilassati! Hai paura di essere patetico e tu non comportarti da patetico! Non correre dietro agli scrittori famosi e prima di presentare un tuo lavoro rileggilo in cerca di eventuali errori.

Sei già stato giudicato e anche molto positivamente quindi o sei stato giudicato da un gruppo di ciucci, ma non credo, o sei semplicemente un insicuro.

Il consiglio che posso darti io è quello di scrivere per amore della scrittura e di trarre piacere da essa.

Riprendi la tastiera o la penna in mano e libera la tua fantasia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Scrivi quello che ti piace fino alla fine. Hai tutto il tempo di rivederlo per sistemarlo e se ci sono dei problemi, l'importante è capirli e affrontarli. Solo mettendosi in gioco si cresce e si migliora.

Nessuno è nato imparato e tanti hanno faticato molto per arrivare a dove sono ora.

Quindi, pensa a fare quello che ti piace e il resto verrà da sé.

Essi te stesso invece di cercare di essere chi non sei. Va benissimo il confronto perché solo così si cresce, ma non perdere te stesso e il tuo modo di scrivere mentre lo fai.

Buona fortuna :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie a tutti delle risposte.

 

Sì, forse quello di cui "soffro" non è altro che una variante più complicata della paura dell'inutilità dello sforzo; del fatto che nessuno noterà mai quello che faccio e che tanto i colpi di c*** capitano solo agli altri.

 

Scusate, forse è meglio che torni a scrivere. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non so a cosa ambisci tu, ma per quanto mi riguarda cerco "solo" di completare il mio primo romanzo nella speranza che non sia totalmente da buttare. La mia sfida è semplicemente arrivare alla fine di questo percorso! E vorrei arrivarci cambiato, migliorato, un pizzico più esperto di quando ho iniziato. Senza dimenticare il piacere dello scrivere, il gusto di dare vita ad un mondo e a dei personaggi che prima non esistevano. Sono tutti elementi che mi fanno ridimensionare il fatto che il mio lavoro possa non essere valido. Ci può stare, nessuno ha scritto nella pietra che io debba essere un bravo scrittore. Ci sto provando come meglio posso, so di poter quantomeno migliorare, ma la mia benzina è il divertimento, il piacere di scrivere fine a sé stesso. Pazienza se non sono bravissimo, voglio solo mettercela tutta e sapere onestamente cosa ne pensano i lettori. Nessun ragionamento sulla mia presunta bravura o incapacità potranno togliermi tutto ciò, ed è già tanto. Altre passioni sanno essere molto più avare di soddisfazioni, e richiedono sforzi decisamente più ingenti. La scrittura, con i mediocri, è di una generosità impareggiabile: ti concede tutto e ti chiede solo un po' del tuo tempo e della tua fantasia.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
On 29/10/2015 at 17:59, SurfaceTension dice:

Avete presente quelle persone che disperatamente tentano di emergere, di farsi notare, di trovare un proprio posto perché magari pensano di esserne all'altezza e inesorabilmente finiscono per essere escluse, ignorate e a volte derise?

 

Quelle persone che davvero non hanno abilità alcuna ma che credono il contrario? Quelli che inseguono gli lo scrittore con il proprio libro che è un guazzabuglio insensato e inguardabile di errori di grammatica e frasi sconnesse?

 

Ecco, a volte penso: e se io fossi proprio così? Se non fossi solo convinto di poter fare qualcosa di buono? Se la briciola di talento che credo di avere fosse solo immaginario?

 

 

Questo problema, i tali di cui tu parli, non se lo pongono minimamente. C'è un motivo se individui del genere sono delle crape: si tratta generalmente di persone presuntuose ed arroganti, che in quanto tali, non potranno mai migliorare. Loro sono già bravi, sono gli altri ad essere scemi per non essersene accorti! Questo atteggiamento rende i propri errori completamente invisibili, facendo sì che si perpetuino all'infinito: crape erano e crape restano, magari col tempo peggiorano pure.

Chi, invece, si pone il dubbio di non essere poi questo granché, ha quantomeno già imboccato la via che conduce al migliorare se stessi. Ora, tu hai già raggiunto dei traguardi, e ciononostante metti in dubbio le tue capacità. Immagino che questo ti renda un po' come me, vale a dire estremamente critico verso ciò che scrivi e con la fissazione di rileggerlo seimila volte prima di passare alla fase successiva, in cui lo rileggi dodicimila volte per assicurarti che sia passabile. Ecco,magari se sei un pelo meno paranoico del sottoscritto è bene, ma stai tranquillo che se perseveri e mantieni un buono spirito d'autocritica sei sulla buona strada. :)

 

Detto ciò, io ho il tuo stesso dubbio e ci convivo ogni giorno : Chessygrin :

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Dubitare, interrogarsi, rimanere sempre  autocritici ... Ottimo! Valuto ogni tanto dei manoscritti: vi assicuro che gli asini presuntuosi rappresentano la norma.

Sono pragmatica, qualche punto fermo ci vuole per scrivere con serenità (e quindi far meglio). Preparate un pezzo che vi soddisfa  fatelo valutare da un competente. Un professionista serio; cercatelo con calma, con il passaparola, nel web, come volete. Pagatelo, è fondamentale perché il giudizio vi rimanga impresso!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ender

Come si usa dire: "Chi non fa non falla"

Se non fai non puoi sbagliare, se fai puoi sbagliare...ma anche no!default_icon_cheesygrin.gif

Per quel che mi riguarda preferisco perlomeno aver tentato e non avercela fatta piuttosto che in seguito chiedermi come sarebbero potute andare le cose.

E magari il tuo posto lo trovi.

 

"Sento che qualunque cosa potrò scrivere verrà comunque bellamente ignorata o considerata non valevole di attenzioni. Che in fondo sì, forse so mettere qualche parola a posto, ma a certe cose meglio toglierci il pensiero."

 

Se non lo fai non lo saprai mai.

 

Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Surfacetension,

se sei ancora all'ascolto, permettimi di dirti che mi ricordi molto una mia compagna di corso all'università. Io stavo indietro mentre lei aveva dato un numero enorme di esami e con voti altissimi. Nonostante ciò, piangeva e si lamentava perché non si riteneva all'altezza della facoltà. La domanda era: perché studi? Per te stessa o per gli altri? 

Qui il caso è analogo. Davanti ai tuoi concorsi vinti e alle tue pubblicazioni su riviste, altri che non hanno avuto niente che cosa dovrebbero dire? Come dovrebbero comportarsi?

Io ho sempre partecipato a Io Scrittore e non sono mai andato oltre la prima fase, ricevendo in un paio di casi commenti che sfioravano l'insulto. Eppure anche quest'anno vi parteciperò. Perché? Perché mi piace confrontarmi e magari migliorare! Perché mi piace scrivere e vedere che magari qualcosa di mio riesce a stimolare l'interesse di qualcun altro. Io credo che tu abbia la stessa passione verso la scrittura, pertanto abbandona la ricerca assoluta del consenso sociale e scrivi per te stesso. Se tirerai fuori dalla penna qualcosa che ti sembrerà bello, è probabile che troverai qualcun altro  che apprezzerà i tuoi sforzi.

 

Edison

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Andrea.Dee

Personalmente penso di aver fatto un buon lavoro con il mio primo libro altrimenti non avrei ricevuto delle proposte. Poi ho voluto cambiare, ho cambiato stile di scritture e modo di strutturare il lavoro e ora sono pieno di dubbi. GIà due CE mi hanno detto "no, guarda, sta roba non va bene", e poi neanche io credo d'aver fatto un buon lavoro con il mio secondo romanzo anche se nel caso mi pubblicassero mi convincerei del contrario. A questo si aggiunge che neanche ho più una CE perchè ho rescisso il contratto. Sono uno scrittore anonimo che ha spedito in valutazione una cosa a cui non sa dare egli stesso un giudizio positivo. Sono molto turbato, se nessuno mi prende quì finisco a pubblicare nel 2020 (se pubblico), e io mi sono già abbastanza stancato di aspettare, scrivo volentieri e non smetterò mai di provarci ma comincio a chiedermi se sono all'altezza della situazione e nel caso quando arriverà il mio momento.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Andrea.Dee

spero che tu sia ancora all'ascolto perché ho una domanda lampo da farti: è così importante per te pubblicare?

Che ci piaccia o no, la vita ci costringe a metterci sempre alla prova. Sia nel campo lavorativo, sia in quello professionale è impensabile vivere di rendita in quanto la concorrenza assidua e il veloce progresso ci mettono davanti nuove sfide e nuovi ostacoli. Inoltre ti posso citare un sacco di artisti, scrittori, cantanti, calciatori, politici che dopo un inizio spumeggiante e un successo clamoroso sono caduti nell'oblio. In più per quanto riguarda l'editoria ho visto in libreria parecchi nomi dello spettacolo con il loro bravo romanzo in vetrina (un esempio su tutti: Farbizio Corona con "Chi ha ucciso Norma Jean"). Credi che questi ultimi, se non fossero già noti al pubblico, avrebbero avuto vita facile a pubblicare?

Così poniti il dubbio amletico: vale la pena dannarsi l'anima per un quarto d'ora di celebrità? Anche a me piacerebbe essere l'autore di un best seller da cento milioni di copie e tradotto in venti lingue, ma so benissimo quanto possa essere ardua l'impresa. Io non so se arriverà mai il tuo momento e nemmeno se arriverà mai il mio. Quello che ti sto dicendo è scrivi perché ti soddisfa prendere la penna in mano e raccontare storie, scrivi perchè hai capito che la scrittura per il tuo io è indispensabile. Tutto il resto se verrà, verrà...

A risentirci.

 

Edison  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Andrea.Dee

Scrivo per esprimermi ma il fine ultimo è diventare uno scrittore o perlomeno avere un riscontro positivo, altrimenti facciamo come fanno tutti che si scrivono il loro diario chiuso in un cassetto e a posto così. Non credere che di persone che hanno dieci quasi romanzi in un cassetto dell'armadio di casa propria ce ne sono, forse almeno due su tre, tante quante quelle che si comprano la chitarra elettrica e poi la suonano in casa. Io non voglio fare lo scrittore e non voglio guadagnare tonnellate di soldi, voglio poter dire di essere uno scrittore. Sono due cose diverse.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Credo sia normale avere paura di "non essere all'altezza".

Io quando leggo cose di un professionismo spaziale sono sicuro di non essere all'altezza.

Mi sento anche un po' ridicolo.

Però, in fondo penso sia utile porsi obiettivi limitati. E' meno frustrante.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ho paura che tutto questo correre non mi porti da nessuna parte. Quando ti dicono che devi credere ai tuoi sogni e non abbandonarli mai... ma a quale prezzo?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 29/10/2015 at 16:59, SurfaceTension dice:

Non è il fallimento in sè o l'essere scartato, che mi spaventano. La paura è quella di risultare patetico.

Avete presente quelle persone che disperatamente tentano di emergere, di farsi notare, di trovare un proprio posto perché magari pensano di esserne all'altezza e inesorabilmente finiscono per essere escluse, ignorate e a volte derise?

Quelle persone che davvero non hanno abilità alcuna ma che credono il contrario? Quelli che inseguono lo scrittore con il proprio libro che è un guazzabuglio insensato e inguardabile di errori di grammatica e frasi sconnesse?

Ecco, a volte penso: e se io fossi proprio così? Se non fossi solo convinto di poter fare qualcosa di buono? Se la briciola di talento che credo di avere fosse solo immaginario?

Sento che qualunque cosa potrò scrivere verrà comunque bellamente ignorata o considerata non valevole di attenzioni.

 

Ho fondato tutta una vita su questa angoscia. Tutta.

Non parlo del solo mondo letterario, ma qualsiasi altro. Tu almeno sei riuscito a vincere qualcosa e pubblicare su riviste, io col disegno, che è la mia dote principale, nemmeno quello, salvo in rari casi ma senza farmi notare troppo. Ogni volta c'era quella ragazza (perché son sempre donne) che mi surclassava tranquillamente.

Quindi c'è chi sta peggio di te e di voi tutti, andate 'scialli'.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

On 29/10/2015 at 16:59, SurfaceTension dice:

Forse ho capito di cosa ho davvero paura. Cosa mi fa bloccare veramente dallo scrivere in questi ultimi tempi e mi trattiene quasi fisicamente le mani.

 

Non è solo la paura di non riuscire a scrivere qualcosa di buono. Di non potermi minimamente confrontare con tanti più grandi di me, contrariamente a quanto io possa credere.

 

Non è il fallimento in sè o l'essere scartato, che mi spaventano. La paura è quella di risultare patetico.

 

Avete presente quelle persone che disperatamente tentano di emergere, di farsi notare, di trovare un proprio posto perché magari pensano di esserne all'altezza e inesorabilmente finiscono per essere escluse, ignorate e a volte derise?

 

Quelle persone che davvero non hanno abilità alcuna ma che credono il contrario? Quelli che inseguono gli lo scrittore con il proprio libro che è un guazzabuglio insensato e inguardabile di errori di grammatica e frasi sconnesse?

 

Ecco, a volte penso: e se io fossi proprio così? Se non fossi solo convinto di poter fare qualcosa di buono? Se la briciola di talento che credo di avere fosse solo immaginario?

 

Ho pubblicato su riviste, sono arrivato in finale ai concorsi e ne ho anche vinti. Eppure non riesco a farmele bastare come motivazioni. Non è ingordigia, è una "limitata insoddisfazione".

 

Sento che qualunque cosa potrò scrivere verrà comunque bellamente ignorata o considerata non valevole di attenzioni. Che in fondo sì, forse so mettere qualche parola a posto, ma a certe cose meglio toglierci il pensiero.

 

Scusate il mezzo sfogo dal sapore di psicoterapia, ma chissà, forse avevo bisogno proprio di quello.

 

Se poi qualcuno ha la soluzione al mio problema, ben venga. :)

 

Scusa ma ti devo citare un grande "Maestro di Vita": Provare... no. Fare o non fare. Non c'è provare. - Yoda

Quindi fai del tuo meglio,  ma "fallo". Se poi devi correggere o qualcuno insulta il tuo lavoro (perché appartenenti alla specie Capra Hircus) cnon ti devi scoraggiare ma soltanto migliorare. 

Io per esempio ho sottoposto il mio romanzo a un editore per avere una valutazione e questo mi ha detto, con circospezione, che è riuscito a leggere solo il primo capitolo e che gli faceva schifo. All'inizio mi sono incazzato come una belva, poi però ci ho pensato su e ho chiesto allo stesso editore cosa non andasse e lui mi ha detto tutto ciò che serviva per renderlo migliore. In questo modo ho capito anch'io dove sbagliavo e ho imparato a non fare più quegli errori. 

Quindi apri quel foglio elettronico e comincia a scrivere, "Fai" quello che ti piace e senza girarci intorno :)

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Mirtillasmile

@Erik3090 capisco la tua paura ma io credo che se il lavoro è buono essere un pò "pesanti" e crederci fino in fondo faccia la differenza.

Certo dobbiamo essere sicuri al 100% che il nostro sia un buon lavoro e quindi la critica  deve sempre essere accettata e dobbiamo essere molto autocritici.

Però se credi in quello che hai fatto non farti scoraggiare dalla paura (il fatto che temi di essere ridicolo e che metti in discussione il tuo talento fa di te una persona matura con i piedi a terra, di quelle che non dicono "Stxxxzo l'editore che non ha compreso il mio super capolavoro). E questo è un grande punto a tuo favore!

Quindi se permetti voglio darti un consiglio:

se sei sicuro della tua opera, pensi che sia un buon lavoro? seguendo le regole della buona educazione e dell' intraprendenza ;) spingilo più che puoi, attraverso tutti i canali (esclusi quelli a pagamento). E magari evita di correre dietro all'editore con l'aria patetica e implorante.... ;)

Quasi sempre un sorriso cordiale, un per favore, un grazie, un "Posso rubarle 30 secondi del suo tempo? Grazie per avermi ascoltato." E anche posso offrirle un caffè....l'educazione, per farla breve, fa la differenza. E se vieni maltrattato sorridi lo stesso e ringrazia. (In fin dei conti il mondo è pieno di maleducati).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Personalmente credo che la cosa di cui dovremmo aver più paura sia non provarne più, di paura...in quel caso somiglieremmo sempre più a delle macchine inutili e sempre meno ad esseri umani. Mi sembra che tu invece sia su una buona strada, continua a seguirla, pur chiedendoti spesso, ad ogni passo, se sono nella giusta direzione...vedrai che alla fine, dovunque tu sia arrivato, sarai ben fiero del tuo percorso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Mirtillasmile dice:

@Erik3090 capisco la tua paura ma io credo che se il lavoro è buono essere un pò "pesanti" e crederci fino in fondo faccia la differenza.

Certo dobbiamo essere sicuri al 100% che il nostro sia un buon lavoro e quindi la critica  deve sempre essere accettata e dobbiamo essere molto autocritici.

Però se credi in quello che hai fatto non farti scoraggiare dalla paura (il fatto che temi di essere ridicolo e che metti in discussione il tuo talento fa di te una persona matura con i piedi a terra, di quelle che non dicono "Stxxxzo l'editore che non ha compreso il mio super capolavoro). E questo è un grande punto a tuo favore!

Quindi se permetti voglio darti un consiglio:

se sei sicuro della tua opera, pensi che sia un buon lavoro? seguendo le regole della buona educazione e dell' intraprendenza ;) spingilo più che puoi, attraverso tutti i canali (esclusi quelli a pagamento). E magari evita di correre dietro all'editore con l'aria patetica e implorante.... ;)

Quasi sempre un sorriso cordiale, un per favore, un grazie, un "Posso rubarle 30 secondi del suo tempo? Grazie per avermi ascoltato." E anche posso offrirle un caffè....l'educazione, per farla breve, fa la differenza. E se vieni maltrattato sorridi lo stesso e ringrazia. (In fin dei conti il mondo è pieno di maleducati).

 

Ma tutta la risposta è per me o anche per il post iniziale O.o non si capisce molto ^_^

Comunque io stavo cercando di dire a SurfaceTension che deve "fare del suo meglio" e non "provare e vedere" senza troppi se e troppi ma. Poi se a qualcuno piace bene altrimenti leggi le critiche e correggi di conseguenza. ^_^

Comunque non sto sempre dietro ad un editore, gli ho solo chiesto quali errori avessi commesso e lui mi ha risposto. Poi ho corretto e restando sempre nel mio stile. In pratica ho solo preso in considerazione le parti che anche secondo me andavano corrette, tutto qua.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Mirtillasmile

@Erik3090  scusami non era per te.... ho sbagliato a taggare.:rofl:

la risposta era per @Surface Tension . 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Riapro solo ora questo topic dopo parecchio tempo e volevo ringraziare tutti per tutte le risposte del thread.

 

Il post originario era stato scritto in un momento in cui la frustrazione era alta e devo dire che ora, a parte il fatto che sto scrivendo di più, non è cambiato molto. 

 

Continuo a vedere carpe (ringrazio Nicola Bagalà per la definizione : Chessygrin : ) che assurgono a modello di qualità della scrittura, ma che non fanno altro che acuire i miei dubbi sulla qualità dei miei scritti. 

 

Leggo dialoghi imbarazzanti, descrizioni e situazioni trite e ritrite, errori marchiani e io che annaspo cercando di migliorarmi e venendo bellamente ignorato.

 

Ma, come diceva Eduardo, "adda passa' a' nuttata…" e quindi cerco di trovare la forza e la gioia di scrivere ogni giorno di più.

 

Grazie ancora a tutti e spero di condividere con voi, prima o poi, qualcosa di più bello e meno deprimente. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Stessa cosa, non riesco mai a rileggere ciò che scrivo per paura. Di concorsi non ne ho mai vinto perché non fanno per me le cose brevi a cui son certo di perdere, ma nonostante molti pareri positivi non riesco a non tormentarmi con questi dubbi. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite gecosulmuro

Farò un discorso duro. Che lo staff mi perdoni.

 

@SurfaceTension Quella che poni sembra la somma di tanti dubbi, più che un singolo e specifico dubbio; un insieme che solo in parte sembra avere a che fare con la scrittura.

 

Fare schifo e essere da schifo sono due cose separate. Quello che sei o che non sei non te lo può dire nessuno, neanche un Nobel della psicologia. Nessuno può dirti che sei uno scrittore da strapazzo o un genio assoluto e nessuno, - a meno di fare, nel secondo caso, una speculazione commerciale -, te lo dirà mai. Il solo giudizio lecito che il mondo ti può rivolgere riguarda il tuo prodotto, così come si presenta, nella sua materialità e, soprattutto, nella sua contingenza. È possibile dirti “il tuo romanzo fa schifo”, ma non è possibile dirti “scrivi da schifo”, poiché, se è vero che in quel caso particolare hai fatto delle scelte infelici nel produrti, è anche vero che potresti fare altre scelte in futuro e che nessuno, nemmeno tu, può stabilire che non le farai in effetti. Perciò, datti pace: nessuno, a meno che non ci stia con la testa, si azzarderà mai a pensare, tantomeno a dirti, che non vali niente.

 

Veniamo alla paura di sembrare patetico. Nessuno potrà accusarti di aver fatto un tentativo “patetico” nel proporti perché nessun autore, neanche il più affermato, dispone di tutte le informazioni che servono a stabilire l’opportunità o meno di fare una determinata proposta. Anzi, di più, nessuno si aspetta che un autore sia in grado di farlo! Nessuno, cioè, si aspetta che tu sappia fare da solo, una proposta “azzeccata”, perché è tutti sanno che è impossibile fare una cosa del genere! Ci sono troppe variabili in gioco per poter calcolare il risultato. “Patetico” è solo un trito luogo retorico; nella realtà della vita ci sono i “rompicoglioni”, gli “stronzi”, i “cag…azzi” e così via, se vuoi farti avanti dovrai imparare a essere ognuna di queste cose.

 

Veniamo ora a un particolare. Cito: “Di non potermi minimamente confrontare con tanti più grandi di me”. “Grandi” è la seconda vittima della retorica di questa sera. Non esistono i grandi scrittori. I soli definiti così lo sono solo per la pura comodità del discorso. Esistono scrittori influenti, cioè che hanno influenzato la cultura del loro tempo o la cultura di tutti i tempi, o scrittori non influenti, che cioè non vengono di solito tramandati alla posterità. Vi sono poi scrittori abili, particolarmente versati nella scrittura, o scrittori meno abili, cioè meno bravi, e così via, ma non esistono scrittori “grandi”, perché nessun uomo è più “grande” di un altro. Gli uomini, fra loro, non si guardano né dal basso verso l’alto, né dall’alto verso il basso, ma al livello degli occhi. Puoi dire “sì, in effetti l’Alighieri ha fatto meglio di quanto ho fatto io”, ma non puoi dire che “l’Alighieri è più grande di me” a meno di usare una metafora per significare soltanto che l’Alighieri ha fatto meglio. Pensarsi uomini, prima ancora che scrittori, è segno di sano amor proprio e di solidi principi.

 

“Avete presente quelle persone che disperatamente tentano di emergere, di farsi notare, di trovare un proprio posto perché magari pensano di esserne all'altezza e inesorabilmente finiscono per essere escluse, ignorate e a volte derise?”

No, non le ho presenti. Non mi capita mai di cercare il ridicolo nel mio prossimo. È più forte di me. Ho bisogno di credere che ogni persona contenga da sé la propria dignità. Se pensassi il contrario mi suiciderei.

 

“Quelle persone che davvero non hanno abilità alcuna ma che credono il contrario? Quelli che inseguono gli lo scrittore con il proprio libro che è un guazzabuglio insensato e inguardabile di errori di grammatica e frasi sconnesse?”

Non mi sembri un folle, perché ti dovresti preoccupare di somigliarci?

 

“Ecco, a volte penso: e se io fossi proprio così? Se non fossi solo convinto di poter fare qualcosa di buono? Se la briciola di talento che credo di avere fosse solo immaginario?”

Questa è una introiezione. Quelli che esprimi sono giudizi che altri potrebbero dare di te (ma che in effetti non danno), non possono essere giudizi che puoi darti da solo. Se stai tentando di fare dell’introspezione, non mi sembra una partenza adatta.

 

“Sento che qualunque cosa potrò scrivere verrà comunque bellamente ignorata o considerata non valevole di attenzioni. Che in fondo sì, forse so mettere qualche parola a posto, ma a certe cose meglio toglierci il pensiero.”

Scusa se te lo dico, ma sembra vanteria rovesciata. È qualcosa di talmente assurdo che viene il sospetto che tu lo dica apposta per farti rassicurare del contrario, cosa che non mancherà di succedere vista l’inconsistenza dell’auto accusa.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@gecosulmuro forse hai ragione. Forse sto cercando di fare dell'introspezione nel modo sbagliato, dato che il mio pessimismo e l'eccessiva severità verso me stesso mi condizionano. Demolire la premessa, inoltre, annullerebbe le mie preoccupazioni.

 

Forse, però, sono anche eccessivamente scottato dalle insoddisfazioni e quelle convinzioni, frutto di paure e di traumi passati sono dure a morire. Ma come ho già detto, si tratta di un periodo che deve passare.

 

Debbo poi correggerti sulla "teoria" della vanteria rovesciata. Infatti, dato che non sono conosciuto in questo forum né qualcuno qui ha mai letto alcunché scritto da me, sarebbe difficile pretendere giudizi positivi di consolazione.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×