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Promise

Akai (Parte 10/11)

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"Fatevi sotto, sporchi bastardi!"
La voce di Nariemel rimbombò, creando un sottile eco nella grotta.
Dietro di lei si trovavano Domen e due Impuri, attorno a loro giacevano tantissimi cadaveri, tra qui quello di Terien, l'elfo scuro che la notte precedente aveva accompagnato Gerwyn ed Akai.
I suoi occhi erano aperti e vitrei, con un'espressione ancora spaventata. Non aveva avuto neanche il tempo di rivedere tutti i suoi ricordi prima di morire, sempre se fosse vero quel che si dice al riguardo.
Nessuno sarebbe stato risparmiato: la crudeltà di quei mezzorchi non conosceva limite.
Ora Nariemel si ritrovava sola contro tutti loro. Sapeva che sarebbe morta, ma ne avrebbe trascinati molti con sé.
I mezzorchi urlarono all'unisono, per poi caricare tutti insieme la donna. Lei riuscì a bloccare qualche lama, ma le restanti la colpirono, provocandole numerosi tagli sulle gambe e sulle braccia.
"Nariemel, va' via!" urlò Domen disperato. Provò ad alzarsi, ma ricadde in ginocchio, esausto.
L'elfa parava le varie lame, cercava di schivarne alcune, ma veniva colpita ed infilzata da altre. I suoi vestiti si riempirono di tagli, strappi e sangue. Aveva pugnali conficcati sulla spalla, sulla gamba e sul fianco. Avrebbe perso anche un occhio se non avesse evitato l'ultimo attacco. Era talmente concentrata nel difendersi, che non riusciva a trovare aperture per un contrattacco.
Non ce l'avrebbe fatta, lo sapeva. Eppure non mollava. Avrebbe resistito fin quando avesse avuto la forza di salvare anche solo una delle persone dietro di lei, troppo sfinite anche solo per scappare.
Sarebbe forse stata una morte eroica, ma lei era delusa: non pensava sarebbe stata uccisa da crociati di una ribellione tanto egoista ed inutile. Ma il mondo non era giusto e Nariemiel stava per provarlo sulla sua pelle.
Innumerevoli parate, schivate e ferite prosciugarono le energie della donna, che venne poi spinta a terra, perdendo tutte le sue difese in un solo secondo. E in quell'attimo sfrecciò verso di lei il colpo che le sarebbe stato fatale: una lama diretta al cuore.
Spalancò gli occhi quando sentì il suono di carne lacerata; qualcosa che aveva fermato quel colpo. Grosse gocce di sangue le caddero sul volto.
"Io...non permetterò che un'altra vita vada consumata..."
Era Domen, che si era proteso su di lei per farsi colpire al posto suo. La lama gli aveva penetrato completamente la spalla sinistra.
"Domen!" urlò Narimiel.
"Almeno moriremo combattendo" sussurrò l'uomo chiudendo gli occhi, con un sorriso amaro dipinto in volto. I due erano ormai incapaci di muoversi. Avevano accettato il loro destino: da quella grotta non sarebbero usciti vivi.

"Gerwyn! Gerwyn svegliati, dobbiamo andare. Alzati!"
L'elfo aprì gli occhi lentamente, e si guardò intorno.
I sensi erano affievoliti e quel che vedeva era ancora vago. Riusciva a riconoscere qualcosa, un soffitto di letto, dei lumi dalla fiamma debole, un volto familiare.
Era stato tutto un sogno ed ora era finalmente a casa? Il dolore al petto era sparito, quindi forse era stato davvero tutto frutto della sua immaginazione.
Ma poi Gerwyn si guardò il corpo, e realizzò che non era il suo. Almeno non nel presente: aveva circa l'età di Akai, e si accorse subito dopo di non avere il minimo controllo né sulle azioni che sulle parole.
"Papà, che sta succedendo?"
Si trovava in una stanza piuttosto trascurata, adagiato su un letto scomodo, e accanto a lui dormiva un esserino in fasce, in una culla improvvisata alla meglio.
C'era un uomo in piedi a fianco del letto, il suo volto era preoccupato. Gerwyn riuscì a riconoscere quell'espressione : quella di un uomo che sapeva di esser vicino alla morte. Ma per il bambino della visione, quello sguardo era indecifrabile.
"Gerwyn, devo farti vedere una cosa. Ormai sei un uomo grande, è arrivato il momento."
Gli occhi del piccolino si illuminarono. Diventare adulto era sempre stato il suo sogno, e ora finalmente si realizzava. Suo padre voleva probabilmente dargli un regalo di congratulazioni, come in un compleanno.
L'uomo si alzò e il figlioletto lo seguì entusiasta. Camminarono nel proprio rifugio come dei ladri, perché il padre non voleva farsi scoprire da nessuno. Il Gerwyn adulto si chiedeva il perché lo facesero di nascosto, ma il bambino non ne aveva di questi pensieri.
Arrivarono in una stanza dove erano stipate tutte le armi: pugnali, spade, asce, archi, martelli. Molte erano rosso sangue. Il piccolo elfo fece per toccarne una, ma il padre lo ammonì e gli disse di seguirlo. Entrarono in una stanza dove si trovava una fontana asciutta, dentro cui c'erano tracce di sangue raffermo. Il Gerwyn bambino pensava fosse acqua rossa e non ne fu colpito, aspettava soltanto il suo regalo.
"Cosa ci facciamo qui papà? Quando mi darai il regalo?"
"Sei impaziente, vero? Ecco qui. Ogni vero adulto deve avere la sua arma" disse l'uomo, sfoderando un pugnale, e dandolo in mano al piccolo, che lo osservò affascinato. Non aveva mai ricevuto nulla di simile prima di quel momento.
"Noi Akyrien abbiamo qualcosa che tutti gli altri non hanno. Abbiamo un legame unico con le nostre armi" diceva il padre, cercando parole che potessero restargli impresse, espressioni che il figlio potesse comprendere un giorno.
"Sono loro che ci creano, e loro possono distruggerci. Ci danno un immenso potere, ma noi dobbiamo saperlo gestire. Ecco, dammi il tuo regalo." L'uomo prese il pugnale, poi afferrò la manina del piccolo e la bloccò sopra la fontana, facendogli un taglio profondo.
"Papà mi fai male!" urlò il bambino, dimenandosi, ma l'adulto perseguì il suo intento e un'enorme quantità di sangue colò nella fontana. Il ragazzino iniziò a piangere disperato mentre il padre pronunciava parole appartenenti ad un rito sconosciuto ed arcano. Poi, incurante del dolore del figlio, gli prese la mano ferita e gli ridiede il pugnale.
Il piccolo era troppo impegnato a piangere, ma il Gerwyn adulto poté vedere che il metallo dell'arma si tingeva lentamente di rosso, come se stesse assorbendo il suo sangue. La ferita iniziava a chiudersi lentamente, ma il dolore non spariva.
"Ecco, Gewryn, ora questo pugnale è tuo. Nascondilo, ma tienilo sempre con te. Non perderlo mai, non importa cosa..."
Il discorso iniziò a frammentarsi, così come tutto il sogno. Le parole venivano sconnesse dalle frasi, perdendo senso e ritmo. Tutte le sensazioni tremavano, e in quel delirio, l'elfo poté sentire soltanto due parole, ripetute in un eco mistico.
Akyrien. Berserker. Akyrien. Berserker. Akyrien. Berserker!
Altre immagini si costruirono nella sua mente. Immagini vaghe e veloci di battaglie sanguinarie, di occhi rossi, di fuoco e di urla. La visione del padre che veniva trafitto da uno spadone, e che poi si rialzava, continuando a combattere.
Poi tutto venne tinto di sangue.
Persino l'assenza di immagini nella mente di Gerwyn non era più nera, bensì
color sangue.

 

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Modificato da Black

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La voce di Nariemel rimbombò, creando un sottile eco nella grotta.

 

Il dove rimbomba va messo subito. Poi come fa l'eco a essere sottile se la voce rimbomba? Per definizione, rimbombare è riecheggiare con forte intensità.

La voce di Nariemel rimbombò nella grotta, creando un forte eco.

I suoi occhi erano aperti e vitrei, con un'espressione ancora spaventata. Non aveva avuto neanche il tempo di rivedere tutti i suoi ricordi prima di morire, sempre se fosse vero quel che si dice al riguardo.

 

Se ti riferisci all'elfo scuro, è bene non andare a capo. La parte sottolineata invece non mi piace, per niente. Non solo per come è scritta ("sempre se fosse vero quel che si dice al riguardo" è tipo da non far leggere a nessuno  :asd: ) ma per quel che dici. Taglierei.

I mezzorchi urlarono all'unisono, per poi caricare tutti insieme la donna.

 

Superfluo.

Lei riuscì a bloccare qualche lama, ma le restanti la colpirono, provocandole numerosi tagli sulle gambe e sulle braccia.

 

A questo punto usa il nome o "la donna". Ovviamente se reputi che effettivamente la segnalazione precedente sia una parte superflua.

"Riuscì a bloccare qualche lama" mi sembra molto all'acqua di rose. Questi orchi caricano e poi? La attaccano contemporaneamente tutti quanti? Mi sembra difficile. E come la attaccano, e lei come fa a bloccare le lame? Poi dici che le provocano alcune ferite, ma da quel che si capisce non la infilzano. Quindi riesce a evitare tanti attacchi letali.

E hai saltato tutto. Va bene dare al lettore la possibilità di immaginare, ma così praticamente mi creo da solo il combattimento in testa, non mi dici niente.

L'elfa parava le varie lame, cercava di schivarne alcune, ma veniva colpita ed infilzata da altre. I suoi vestiti si riempirono di tagli, strappi e sangue. Aveva pugnali conficcati sulla spalla, sulla gamba e sul fianco. Avrebbe perso anche un occhio se non avesse evitato l'ultimo attacco. 

 

Di nuovo. La prima frase, per uno come me che ama i combattimenti nel fantasy medievale, è oscena. E non è oscena in quanto tale perché ne ho lette di frasi così; ma vanno bene se prima di metti mezza pagina di combattimento descritto!

"Aveva pugnali conficcati sulla spalla, sulla gamba e sul fianco". E come ci sono arrivati? Ho appena fatto in tempo a immaginarmi questa ragazza che evita colpi dai mezz'orchi, ne para altri e vien colpita di striscio, che poi me la ritrovo infilzata.

"Avrebbe perso anche un occhio se non avesse evitato l'ultimo attacco". Di nuovo  :asd: Descrivimelo! Un mezz'orco, grugnendo, ha alzato la spada e l'ha calata con rabbia in un fendente dall'alto? O forse, dopo aver incrociato la lama di un nemico, quest'ultimo ha estratto un pugnale con l'altra mano e ha provato a infilzarlo nell'occhio dell'elfa dal basso? O forse...

Innumerevoli parate, schivate e ferite prosciugarono le energie della donna, che venne poi spinta a terra, perdendo tutte le sue difese in un solo secondo.

 

Aridaje. Hai ripetuto la stessa frase tre volte per non dirmi davvero quello che succede.

E in quell'attimo sfrecciò verso di lei il colpo che le sarebbe stato fatale: una lama diretta al cuore.

 

Mi ero immaginato una freccia, non una lama. Al massimo un pugnale da lancio... ma come sempre, non descrivi chi o come attacca, quindi...

"Io...non permetterò che un'altra vita vada consumata..."

 

Cliché. E non è nemmeno vero, perché pure la sua vita vale, quindi sta effettivamente consumando un'altra vita.

Riusciva a riconoscere qualcosa, un soffitto di letto, dei lumi dalla fiamma debole, un volto familiare.

 

No, un soffitto di letto no...  :nono: è terribile.

ma il bambino non ne aveva di questi pensieri.

 

Taglialo, è dannoso.

Il Gerwyn bambino pensava fosse acqua rossa e non ne fu colpito

 

Seriamente?  :bla:

parole appartenenti ad un rito sconosciuto ed arcano.

 

Non ti ho segnalato prima delle d eufoniche, ma ti consiglio di farci una revisioncina perché ne usi troppe di superflue. Qualcuna può rimanere scelta di stile, anche io ne uso di "superflue" a volte. Tu esageri.

Poi tutto venne tinto di sangue.

Persino l'assenza di immagini nella mente di Gerwyn non era più nera, bensì 

color sangue.

 

Ripeti la stessa cosa con diverse parole due volte. Scegli l'una o l'altra; io opterei per la prima, fossi in te.

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Grazie del commento Niko. Non pensavo di fare così poche descrizioni delle battaglie, mi hai fatto notare una cosa di cui non mi ero mai posto un problema. Mi consiglieresti un libro che mi possa aiutare a migliorare questa mia falla nelle descrizioni d'azione e non?
Ho letto della d eufonica e ad essere sincero non lo sapevo :blush:  bene però: ho imparato una cosa importante.
Riguardo ai Cliché, trovi che sia sbagliata l'idea di seguirli ogni tanto, o hai evidenziato questo caso solo perché non era vera l'affermazione del mio personaggio?
Per il soffitto di letto sto ancora ridendo :asd: L'acqua rossa ci ho pensato adesso che è anacronistico. E a quanto pare continuo ad avere la sindrome de "il lettore è un deficiente" o una cosa simile, che ripeto le cose. Mi sa che sarà uno dei vizi più difficili da togliere per me. Le ripeto con parole diverse ora rispetto a prima, ma resta il fatto che lo faccio.

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Mi consiglieresti un libro che mi possa aiutare a migliorare questa mia falla nelle descrizioni d'azione e non?

Riguardo ai Cliché, trovi che sia sbagliata l'idea di seguirli ogni tanto, o hai evidenziato questo caso solo perché non era vera l'affermazione del mio personaggio?

 

Alla prima domanda, potrei elencarti un'infinità di titoli. Leggi qualcosa di R.A. Salvatore, magari della saga di Drizzt.

Altrimenti, vai con Robin Hobb e la saga dei Lungavista (la prima trologia; non ci sono moltissimi combattimenti, ma se c'è da descrivere qualcosa lo fa sempre).

E poi Terry Brooks, George R.R. Martin...

Ti ho elencato tutti fantasy, beninteso.

 

Riguardo i cliché, è una bella domanda. Vanno usati, certo, ma nel modo giusto. In quel caso penso sia più dannoso che altro. Magari una battuta di spirito, o un'altra frase meno sfruttata...

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