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Promise

[Sfida 84] In un mondo tuo

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Commento
 

C'era una volta un agnellino, destinato ad aver sempre fame per via di uno strano destino.
Era sempre stato un comune animale, fin quando un giorno venne morso da un lupo.
Riuscì a scappare e a salvarsi, ma dopo quell'evento, non riuscì più a saziarsi.
Per quanto mangiasse non riusciva mai a sentirsi pieno. Provo con erba, bacche e frutti, ma finì per divorare tutto il cibo del bosco.
Tutti gli altri animali erano furiosi con lui, iniziarono a chiamarlo mostro e volevano cacciarlo via per sempre. Alla fine così fecero: in comune accordo, lo mandarono tutti via dal bosco.
Lui accettò, triste e spento, perché pensava anche lui di essere un mostro, che altro non meritava che solitudine e morte.
Vagò senza una meta per valli e colline, mangiando quel che poteva di volta in volta.
Restò presto senza cibo, ed iniziò a mangiare anche le cose più improbabili, come rami, cortecce degli alberi e pietre. Non aveva più incontrato esseri viventi durante la strada, ma sentiva che avrebbe potuto mangiare anche loro.
La natura stessa iniziò ad odiarlo: la notte e il giorno si allontanarono da lui, insieme alla pioggia, al cielo e alla terra.
Ben presto l'agnellino rimase solo, nel nero più totale. Non c'era nulla da mangiare, e si avvicinava sempre di più alla morte.
I giorni non passavano, perché anche il tempo lo aveva abbandonato.
In assenza di stimoli, la sua mente creò un nuovo mondo. Diede luce ad una grossa luna e stelle argentate, alberi dalla corteccia scura e dalle chiome fosforescenti. Aggiunse l'erba tutt'intorno a sé, fosforescente anche quella. Là dove la natura veniva colpita dai raggi lunari, tutto diventava bluastro e rivestito di aura mistica.
L'agnellino camminò ancora e ancora, per quel che parevano giorni. Da ogni suo passo si creavano boschi, montagne, fiumi e luci. Quell'atmosfera era la sua preferita, quelle sensazioni sarebbero state deliziose per lui, se solo non si fosse trovato con quella fame terribile. Provò a mangiare le sue creazioni, ma non lo nutrivano; così provò ad immaginare qualcosa di commestibile, ma non si creava.
Non ebbe più la forza di andare avanti, e cadde morente nell'erba che lui stesso aveva creato, di cui sentiva le leggere carezze sulla lana bianca. Di colpo, dalla sua mente nacque il primo e l'unico animale del suo nuovo mondo: un lupo nero, quello che lo aveva morso e che gli aveva trasmesso quella fame immonda. Aveva occhi bianchi e luminosi, e lo osservava immobile.
Povero agnellino diceva il lupo, con voce echeggiante e femminile. Rimasto solo e bisognoso di cibo. L'animale dalla pelliccia bianca, ormai allo stremo, si lanciò sull'altro e cercò di strapparne la carne, ma non ci riusciva. Il lupo restava fermo sotto il suo assalitore, e lo fissava con i suoi occhi brillanti.
L'agnellino urlò con tutto se stesso e scoppiò a piangere. Batteva gli zoccoli sul lupo, su quel maledetto essere che lo aveva condannato a rimanere solo e a morire di fame.
Il mondo attorno a loro tremava, sconvolto dai sentimenti del suo proprietario e, con lui, anche il cielo cominciò a piangere
La pioggia pesante bagnò entrambi da cima a fondo.
Passarono molto tempo fermi in quella posizione, nonostante i secondi non scorressero più da tempo.
Lo hai capito, vero agnellino?
Egli annuì e spalancò la bocca, con il quale ingoiò interamente il lupo.
I due si unirono, la pioggia
cessò, e la luna ritornò a splendere sovrana, fiancheggiata dalle sue stelle.
Aveva ancora fame, nonostante il pasto, ma ora sapeva cosa fare.
Osservò la propria zampa e ci affondò i denti, che ora non erano più erbivori bensì carnivori.
Strappò un boccone di carne ed ingoio in fretta. Improvvisamente quella fame tremenda sparì, ma non il dolore del morso. Quello restò, pulsante ed insopportabile, ma dal sangue che colava, si iniziarono a creare nuovi esseri viventi che avrebbero popolato quel mondo.
Si crearono fiori, piante, uccelli, pesci e nuovi animali, tutti notturni.
La voce del lupo risuonò nella mente dell'animale.
Bastati, agnellino, anche se fa male. Solo così potrai creare il mondo in cui essere felice.
L'animale sanguinante si rannicchiò su se stesso, e ci rimase a lungo.
Il suo stomaco brontolava di nuovo.

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Ciao Promise! Sono finalmente uscita dal tunnel degli impegni (almeno per stasera), e provo a commentare il tuo testo! Spero di non essere fuori allenamento!  :asd:

Così come per Akai, l'avevo letto appena pubblicato ma non avevo avuto il tempo di esprimere un'opinione. Adesso spero di riuscire a recuperare tutto.

 

C'era una volta un agnellino, destinato ad aver sempre fame per via di uno strano destino.

Era sempre stato un comune animale, fin quando un giorno venne morso da un lupo.

Ripetizione di sempre

 

Riuscì a scappare e a salvarsi, ma dopo quell'evento, non riuscì più a saziarsi.

Questo è l'antefatto su cui si basa tutta la storia, secondo me andrebbe ampliato.

 

Provo con erba

Refuso

 

che poteva di volta in volta.

Questo di volta in volta mi sembra un po' superfluo.

 

fosforescente anche quella.

Anche questa espressione non mi piace molto.

 

. Il lupo restava fermo sotto il suo assalitore, e lo fissava con i suoi occhi brillanti.

In questa frase ci sono due possessivi, per rendere il costrutto più leggero sarebbe meglio eliminarne uno.

 

 con lui, anche il cielo cominciò a piangere

Manca il punto fermo.

da cima a fondo.

Espressione che mi sembra un po' colloquiale.

 

nonostante i secondi non scorressero più da tempo.

Come mai i secondi non scorrono più? Pensavo che nel mondo creato dall'agnellino fosse compreso anche il tempo.

 

che ora non erano più erbivori bensì carnivori.

Non ho capito bene questa frase, penso che sarebbe da riformulare. Immagino che si intenda la fusione dell'agnellino/lupo, ma allora sarebbe da usare una forma singolare o far capire che ci si riferisce alla nuova creatura. Inoltre la forma "che ora" non mi sembra molto corretta. Un "ora che" andrebbe già molto meglio.

 

d ingoio in fretta.

Refuso

 

Ecco qua.

Le cosmogonie mi piacciono tantissimo e anche io, a dire la verità, pensavo di produrre un testo del genere. Sono sempre stata affascinata dai punti di contatto che i vari racconti provenienti da tutti gli angoli del mondo contenevano nei testi delle origini.

Di questo testo mi è piaciuto più di tutto la chiusa. Questo agnellino che desidera la felicità a prezzo del suo dolore, e questo stomaco che ha già ricominciato a brontolare. L'ho trovato geniale.

Alcune cose, invece, mi sono piaciute un po' di meno. Prima di tutto, lo stile. Per le cosmogonie mi aspetto qualcosa di solenne, un tono aulico e alto. Qui invece il tono è fiabesco ma senza essere troppo evocativo. Mi piaceva di più lo stile con cui scrivevi Akai, ma probabilmente sei stato messo in difficoltà da un genere che non avevi mai sperimentati. Ci sono ripetizioni, qualche fastidiosa D eufonica (il mio consiglio sarebbe quello di utilizzarle solo quando c'è identità di vocale fra la congiunzione e il sostantivo), qualche verbo di uso colloquiale.

Per il resto, la trama mi ha colpito positivamente. Ho letto parecchi racconti di natura cosmogonica (certo, non tantissimi, ma almeno una quindicina posso dire di averli letti), e ho trovato la tua nascita dell'universo innovativa. Il cacciatore che si unisce alla preda, l'unione del bianco e del nero.. Questo l'ho trovato suggestivo.

Se riuscissi a dare una bella limata a questo verso e innalzare il livello del linguaggio, sono certa che ne uscirebbe un racconto niente male.

 

Spero di aver scritto abbastanza, sono ancora molto intontita. Se ho fatto qualche errore o non ho spiegato bene qualcosa, resto a disposizione!

Modificato da FadingAway

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Ti sei spiegata davvero molto bene invece :) Sono contento ti sia piaciuto, questo racconto ha ispirato molto anche a me e in realtà ne vado fiero. Purtroppo il mio linguaggio rimane lo stesso. Mi accorgo, quando leggo gli altri, che hanno un linguaggio migliore del mio, più adeguato e preciso e quindi sono d'accordo con te. Ora che mi son fermato con Akai, penso che mi concentrerò molto sulla lettura, e scriverò di tanto in tanto per tenermi in allenamento. Ma ora come ora mi sto allenando soltanto scrivendo e ricevendo i vostri commenti, non è abbastanza per avere quel giusto cambiamento di cui ho bisogno. Grazie per il commento, son davvero contento!

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Restò presto senza cibo, ed iniziò a mangiare anche le cose più improbabili, come rami, cortecce degli alberi e pietre. Non aveva più incontrato esseri viventi durante la strada, ma sentiva che avrebbe potuto mangiare anche loro.

 

Secondo me la parte sottolineata è solo dannosa. Improbabili per chi? Per gli essere umani? Siamo nel surreale, niente è improbabile.

La natura stessa iniziò ad odiarlo: la notte e il giorno si allontanarono da lui, insieme alla pioggia, al cielo e alla terra.

 

D eufonica superflua, ma più che altro volevo farti i complimenti per il passaggio a effetto. Intanto non me lo aspettavo (eri partito maluccio) e poi rendi bene usando poche parole.

In assenza di stimoli, la sua mente creò un nuovo mondo. Diede luce ad una grossa luna e stelle argentate, alberi dalla corteccia scura e dalle chiome fosforescenti. Aggiunse l'erba tutt'intorno a sé, fosforescente anche quella. Là dove la natura veniva colpita dai raggi lunari, tutto diventava bluastro e rivestito di aura mistica.

 

Segnalata una d eufonica, del superfluo e cose che non vanno.

"In assenza di stimoli, la sua mente creò un nuovo mondo. Diede luce a una grossa luna e stelle argentate, alberi dalla corteccia scura e dalle chiome fosforescenti. Aggiunse l'erba tutt'intorno a sé, e là dove la natura veniva colpita dai raggi lunari, tutto era rivestito da un'aura bluastra."

L'agnellino camminò ancora e ancora, per quel che parevano giorni. Da ogni suo passo si creavano boschi, montagne, fiumi e luci. Quell'atmosfera era la sua preferita, quelle sensazioni sarebbero state deliziose per lui, se solo non si fosse trovato con quella fame terribile. 

 

L'agnellino se ne sta solo in un posto immaginario, penso che i possessivi siano mega-superflui adesso.

"L'agnellino camminò ancora e ancora, per quel che parevano giorni. Da ogni passo si creavano boschi, montagne, fiumi e luci. L'atmosfera sarebbe stata perfetta, se non fosse stato per il tormento di quella terribile fame."

Provò a mangiare le sue creazioni, ma non lo nutrivano; così provò ad immaginare

 

Allora sei duro!

Povero agnellino diceva il lupo, con voce echeggiante e femminile.

 

Dopo il dialogo/pensiero va la virgola o il punto, non puoi metterlo così.

Passarono molto tempo fermi in quella posizione, nonostante i secondi non scorressero più da tempo.

 

C'è la ripetizione di tempo, più che altro però questa frase è paradossale. Lasciandola così, basta cancellare la parte sottolineata, ma io scriverei qualcosa di diverso. Su due piedi mi viene solo questo obbrobrio, che non ti consiglio di usare, è solo per darti qualche spunto:

"Nonostante i secondi non scorressero più, il tempo ne avrebbe persi molti in quel frangente"

 

 

 

Il racconto in generale non è scontato, e ha spunti molto buoni. Però vi siete fissati su questa cosa della fame materiale, che era la più facile da pensare. Fame di emozioni, di contatto, di dolore, di piacere, di morte, di vita, di qualsiasi cosa... e tutti e tre avete svolto il tema sulla fame materiale.  :nein:

Per fortuna, però, il tuo brano non si ferma alla fame fine a sé stessa, ma esplora un orizzonte particolare e di sicuro surreale.

Quindi niente pollice in giù, ma nemmeno pollice in su. Pollice mezzo, ok?

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