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samuele

Raccontare luoghi

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Buongiorno,

 

è tipo una vita e mezza che non entro qui, spero stiate tutti bene.
Ho sempre seguito le vicissitudini del forum e vi trovo belli in forma :)

 

Arrivo alla mia domanda.. sto scrivendo una storia raccontata all'estero, in Regno Unito.

Ora premesso che ci vivo e voglio far respirare a chi leggerà l'aria della mia città volevo chiedervi questo consiglio:
come rendere possibile questo, o comunque curare bene l'ambientazione?

Vi piace leggere accuratamente di posti nuovi (intendo quando leggete un romanzo) o preferite che vengano lasciati in secondo piano e accompagnino solo la narrazione? 
Cosa usereste per far calare il lettore in una realtà nuova (clima, monumenti, piazze conosciute, eventi che richiamino la località)?

Ora vado a spulciare altre discussioni per capire se posso essere utile :)

Grazie e spero di essere stato esaustivo.

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Ciao Samuele!

L'argomento che sollevi è interessante; ma sinceramente penso che vada un po' a gusti.

Io amo le ambientazioni estese, di ampio respiro. Mi piace vedere ogni strada e ogni campagna, di conseguenza, non mi piacciono le descrizioni appena abbozzate dove l'ambientazione "è lasciata al lettore".

Tuttavia, ci saranno molti utenti che invece non ameranno le descrizioni estese, e le troveranno prolisse. A loro piacerà avere giusto qualche abbozzo, un cartone dove ambientare la storia.

 

Cosa fare allora? Fai quello che piace più a te. Mi hanno insegnato proprio oggi che non si può accontentare tutti, di conseguenza è meglio accontentare prima se stessi e fare qualcosa che ci piaccia!

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Ospite Andrea.Dee

Per quanto riguarda il discorso delle piazze etc che riportino alla tua città, io ho usato nomi fasulli ma ci sto ripensando. Secondo me Mettere un qualcosa che possa essere riconosciuto aggiunge maggior spessore al libro. Però devi stare attento a non parlare mai del tal locale, etc, non si sa mai.

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Ospite Andrea.Dee

*Parlare male del tal locale. Non so come editare i messaggi : /

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*Parlare male del tal locale. Non so come editare i messaggi : /

 

Non puoi editare il tuo messaggio Andrea :)

(Solo dal grado di Sostenitore si può fare, e per un tempo limitato)

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Vi piace leggere accuratamente di posti nuovi (intendo quando leggete un romanzo) o preferite che vengano lasciati in secondo piano e accompagnino solo la narrazione? 

 

Accuratamente... fino a che punto? La descrizione di un pub - facce e discorsi degli avventori, condizione delle sedie, pareti, la cucina e via - può essere utile a  far capire i personaggi che lo frequentano (stereotipo: pub fatiscente e sudicio, protagonisti: tossici/malavitosi ; pub pulito e festoso, protagonisti: simil How i met your Mother), e quindi diventare un ritrovo per essi e il lettore.

 

Cosa usereste per far calare il lettore in una realtà nuova (clima, monumenti, piazze conosciute, eventi che richiamino la località)?

 

I dialoghi.
Camilleri ibrida dialetto siciliano e italiano, ed è fantastico perché i personaggi sono reali, vivi, parlano come se fossero tuoi conoscenti senza sembrare artificiosi, ti immergono nelle loro storie e nei loro luoghi. Questo è anche il problema delle traduzioni, che fanno perdere il gergo, le sfumature e la musicalità di una lingua, e di conseguenza rischiando di far sembrare anche i personaggi più "casarecci" dei damerini in smoking.

Modificato da Rewind

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Come ti diceva Fading, va un po' a gusti; personalmente amo le descrizioni minuziose, a tratti infinite. Mi piace tantissimo dipingere nella mia testa l'ambiente che circonda i protagonisti, e se le descrizioni sono accurate mi immergo completamente nel loro mondo e ho la sensazione di potermi "guardare intorno". Ma è anche vero che le descrizioni rallentano l'azione del romanzo, cosa che non a tutti puo' piacere.

 

Cosa usereste per far calare il lettore in una realtà nuova?

 

Descrizioni di piccoli eventi facenti parte della "quotidianità" del posto, come la cortesia (o scortesia) di un venditore ambulante o la fretta con cui le persone camminano lungo i marciapiedi.

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Intanto grazie a tutti.

 

La questione è una: non annoiare.

E per non annoiare bisogna essere mooolto bravi a descrivere.

Penso dipenda da quello e che continuerò a prediligere l'azione, descrivendo il necessario e magari soffermandomi quando è propedeutico ad un avvenimento in particolare.
In ogni caso concordo con The Ash..

 

Grazie ancora a tutti!
 

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Da lettore mi annoio a morte quando le descrizioni si dilungano, dilungano, dilungano. Una pagina di sola descrizione ambientale mi porta alla catalessi. Anche mezza pagina. Quindi, scrivendo evito il grosso delle descrizioni lasciando spazio all'azione. Così facevano Edgar Wallace e Georges Simenon (i suoi cosciotti a cena...) e personalmente mi trovo meglio con tali scrittori, prendendo spunto per i miei lavori. Chiaro che ognuno ha la sua via per la lettura/scrittura, quindi...

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Da lettore mi annoio a morte quando le descrizioni si dilungano, dilungano, dilungano. Una pagina di sola descrizione ambientale mi porta alla catalessi. Anche mezza pagina. Quindi, scrivendo evito il grosso delle descrizioni lasciando spazio all'azione. Così facevano Edgar Wallace e Georges Simenon (i suoi cosciotti a cena...) e personalmente mi trovo meglio con tali scrittori, prendendo spunto per i miei lavori. Chiaro che ognuno ha la sua via per la lettura/scrittura, quindi...

Mi trovi perfettamente d'accordo. Secondo me raccontare a lungo senza annoiare è difficilissimo, a volte salto pagine intere di alcuni libri che leggo, lo ammetto.

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