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Il Rabbino

Mi hanno visto pescare il Leviatano con un amo in località balneari a spiaggia libera

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Commento:

http://www.writersdream.org/forum/topic/27267-telegramma/

 

La notte è tascabile

è l’ennesima ristampa di se stessa

se fa troppo silenzio tanto da non vedersi nulla

alza il tuo naso aguzzo come un inno al cielo

nella selva delle cuspidi aguzzine

ancora veniamo tiranneggiati da un Suger abate abaco d’affondi al libero fluire dei lucori marittimi

dal fondo del mare s’apre un gran portone d’oro

entraci pure senza rumore, senza remore, senza femore come i vecchi per cui ormai non c’è più nulla da fare

entraci come se ormai non ci fosse più nulla da fare

i chiavistelli capillari che a noi mancano fra le dita

vanno ad amoreggiare aperture lungo la via delle balene

sentili come urlano in lontananza il loro richiamo d’amore proteico

abituale moribondo piegarsi ritmico ad una nuova ed ultima chiusura

per cui non te ne curare

sposta mobilia equosolidale con le aree devastate del mio cervello

quelle a cui diedi un pane carnaio di sudore e orrore e amore

sgombra con mani sbirre ettari di flora acrilica

quando per correre verso l’abbraccio della porta

ti toccherà colorare e deforestare scorci dal tuo balcone a vista mare

la tempesta ti disse arido e venne a mareggiarti

ma tu te ne strafotti perché ami ami ami ami ami

per come il portone ti accoglie tu ami ami ami

per come tutto è un bigliettaio schivo alla dogana tu ami ami ami

per come tu ami tu ami e ami ami e non smetti di amare e pisciare amore al mondo come un cane territoriale che puzza di bagnato

tu ami quando la costa sanguina fino a morirne ami ami la spiaggia sanguigna e ami la pioggia che se la porta via perché nulla sia successo veramente

e tu sei una gratuita fronda di sguardi armata d’amore in ribellione al mondo

e fra i capelli dell’unica piantina che non ti è ancora morta trovi una vecchia letterina infantile

quella volta le mie dita hanno preso movenze da gatta

e sulla tastiera incustodita hanno scritto casualità piene d’amore

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Il Rabbino, non è consentito l'uso di font di dimensioni diverse da quella standard. Per questa volta sistemo io.

Quando incolli il testo, prima di pubblicarlo selezionalo tutto e premi il tasto a forma di gommina bianca e rosa (pulsante in alto a sinistra nell'editor di testo); questo sistemerà la formattazione. 

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Ciao Il Rubino :flower:

 

questa poesia è molto complessa ma nello stesso tempo mi affascina per qualche motivo che non so :asd: . Il titolo è lunghissimo :wah:  a mio parere è inappropriato per una poesia.  Una cosa che devi  tener presente è la punteggiatura che qui manca totalmente, un punto o una virgola oppure una maiuscola fa la differenza. Una poesia deve rispettare le pause e la ritmica .

Il tema della poesia, secondo me è l'amore nelle varie situazioni. Questa poesia è un concentrato di immaginiingarbugliate tra loro verso un'unico obiettivo: amare

 

 

Quando incolli il testo, prima di pubblicarlo selezionalo tutto e premi il tasto a forma di gommina bianca e rosa (pulsante in alto a sinistra nell'editor di testo); questo sistemerà la formattazione.

Black, non lo sapevo :asd:

 

Alla prossima

Floriana :flower:

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Grazie per essere passata.

 

 

Il titolo è lunghissimo :wah:  a mio parere è inappropriato per una poesia.

 

Perché?

 

 

Una cosa che devi  tener presente è la punteggiatura che qui manca totalmente, un punto o una virgola oppure una maiuscola fa la differenza.

 

Per buona parte del commento hai ragionato per posizioni stabilite e universali, dal valore cogente per chiunque quasi come fossero delle regole da seguire necessariamente. Io invece ti spingo ad abbandonare per un attimo il bel grattacielo (prima era una villa in stile neoclassico, ma poco cambia) della poesia convenzionale che la tradizione ci ha costretto ad abitare per lungo tempo e a scendere per qualche tempo nei boschi attorno alla tabula rasa del grattacielo. Così imparerai a non pensare che tutte le poesie devono necessariamente avere una punteggiatura stabile (non scorretta, occhio), o addirittura averne prorprio, così come maiuscole e minuscole, tutti elementi convenzionali da accompagnare al segno linguistico (al significante, alla sua realizzazione puramente formale e grafica) in un ambiente comunicativo per agevolarne la comprensione del contenuto (il significato, vero oggetto del messaggio comunicativo). Chiediti dunque, se un autore usa la punteggiatura in maneira non convenzionale, perché lo fa, per quale precisa motivazione espressiva ha deciso di operare a tal modo; non dire a prescindere "non si fa". La sovrastruttura imposta dal pensiero tradizionale impedisce a volte la tanto decantata apertura mentale. Con un pensiero del genere ad esempio non potresti mai leggere Dino Campana o i poeti della Neoavanguardia.

 

 

Una poesia deve rispettare le pause e la ritmica

 

Al di là del "deve", per cui ti rimando al discorso di poc'anzi: la mia non segue una ritmica? Cosa intendi per pause?

 

Per il resto hai inteso bene il contenuto generale. E questo mi basta.

Ti ringrazio ancora :)

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Shalom  Rabbi  :thumbup:

 

aguzzo aguzzine ecc... mi fa pensare che “le sonorità” stuzzicano anche te…dio sia lodato.

 

ad una nuova ed ultima chiusura … le d eufoniche forse in questo caso le omettevo…

 

...un Suger abate abaco d’affondi al libero fluire dei lucori marittimi

 qui rivedo il tuo “cantar per te stesso…fuori dal mondo…” eccessivo.

 

Condivido la scelta di evitare la punteggiatura, pur non amando le esasperazioni. Un punto o due, magari…chissà.

 

Condivido la scelta di un titolo lungo e ambiguo. Bella la scelta di ficcarci le spiagge libere (concetto moderno) e il Leviatano.

Mi piace.

 

La complessità affascina e la lettura è di livello. Mancano dei frammenti che (forse) meglio avrebbero dipinto e identificato il quadro ma, vabbè, scelta dell’autore. Respect.

 

Il protagonista si rivolge a qualcuno: chi è?

O, forse, c’è un’entità interiore che parla al suo “animale” di riferimento…chissà.

 

Alla fine tutto è “volgare amore”…un amore che induce all'assenza di sé…ma quanta grazia nel finale. 

 

La seconda parte è molto più animica della prima, che mi appare più strutturata, più alla Rabbi, per capirci.

Nel finale ti sei lasciato trasportare. Lo preferisco. Avverto molta intimità…chissà che c’era scritto in quella letterina...

 

Mi è piaciuta molto pur preferendo suoni e visualizzazioni più sfumate, accessibili a tutti, meno frastagliate. Ove il “simbolo” appare ma va svelato…(e so che mi hai capito). Qui il simbolo, l’archetipo del messaggio, è abbastanza criptico. Ostenta il desiderio dell’isolamento.

 

Complimenti Rabbi. Hai creato un bel momento.

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Shalom a te, caro

 

 

mi fa pensare che “le sonorità” stuzzicano anche te…dio sia lodato.

 

Oh sì, molto. D'altronde sono stato allevato da poeti della sonorità e della fascinazione significante.

 

 

 qui rivedo il tuo “cantar per te stesso…fuori dal mondo…” eccessivo.

 

Il mio? La mia idea di mistica in poesia è proprio il contrario. "Se io prego, tutta l'umanità prega con me; finché prego c'è speranza" (e sono sicuro di aver già detto anche qui questa frase di sant'Antonio del deserto). La mia poesia è intesa come apertura a tutta l'umanità di una via mistica di concepire l'esistenza e la creazione, in ultima istanza Dio (la illaha ill-Allah, non c'è altra realtà al di fuori di Dio).

 

 

Condivido la scelta di evitare la punteggiatura, pur non amando le esasperazioni. Un punto o due, magari…chissà.

 

O tutto o niente, le mezze misure non hanno senso. Se si opta per una scelta, la si segue fino in fondo, a meno che non abbia senso fare altro.

 

 

Mancano dei frammenti che (forse) meglio avrebbero dipinto e identificato il quadro

 

Come mancano a qualsiasi quadro kandinskijano, ma nel momento in cui ci si rende conto che si è davanti a un quadro che non ha bisogno né deve essere identificato, allora si apre un mondo di senso.

In ogni caso ti ringrazio, per questo e per tutti gli altri apprezzamenti che hai disseminato lungo la tua risposta.

 

 

Il protagonista si rivolge a qualcuno: chi è?

 

Penso di aver risposto prima al secondo quote. Ma in fondo non c'è risposta a questa domanda: la persona cui mi rivolgo in quest apoesia sei tu; è tutta l'umanità; è il creato; sono le balene; le gru; i fiammiferi; una donna; le cassiere dell'Esselunga; le scrivanie dell'Ikea; i bestemmiatori seriali; i gatti delle casalinghe; le barche in ammollo; gli angeli del creato; l'universo.

 

 

Mi è piaciuta molto pur preferendo suoni e visualizzazioni più sfumate, accessibili a tutti, meno frastagliate. Ove il “simbolo” appare ma va svelato…(e so che mi hai capito). Qui il simbolo, l’archetipo del messaggio, è abbastanza criptico. Ostenta il desiderio dell’isolamento.

 

Ho ben capito, ma è qui che dissento. Per quanto mi riguarda (ma si tratta del frutto di una diversa esperienza di vita e religiosa) il simbolo compare (diverso da a-pare, che indica un'uscita dal nulla per crearsi oggetto di visione; con-pare invece reca con sé una partecipazione che rivela l'essenza immanente e trascendente al tempo stesso del simbolo, che esce sì da un nulla per riempirlo ma al tempo stesso scaturisce da una comunità di fedeli per unirla) e va rivelato, cioè paradossalmente velato due volte per poter essere compreso (non "capito" nella sua accezione odierna, ma interiorizzato mettendo in gioco una partecipazione reciproca, non un'imposizione dall'alto biunivoca da parte di una sola delle due parti - non è Dio che impone il simbolo ex alto, ma sono Dio e l'uomo che partecipano assieme alla sua costruzione, in amorevole comunione -). Ecco perché scrivo in modo "frastagliato", come ben dici anche tu, un "parlar coverto", petroso, velato: non per vezzo di inutile e autocelebrativo ermetismo, ma per esigenza teologica e teleologica.

 

Grazie ancora, un bell'intervento, il tuo.

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