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I quattro re

 

Andrea allunga le gambe e cerca di trovare una posizione più comoda sulla branda. Con gli occhi segue i movimenti del vecchio, che ha estratto un mazzo di carte dalla giacca consunta.

- Conosci il solitario dei quattro re? – gli domanda l'altro.

- No, come funziona?

Il vecchio non risponde e inizia a stendere le carte sul tavolo. Quattro file da nove, tutte coperte. Alla fine gliene rimangono quattro in mano.

- Non riesce quasi mai – dice al ragazzo.

- Ah...

- Ma quando capita puoi star certo che il tuo sogno si realizzerà. Quindi devi concentrarti su qualcosa che desideri davvero.

Andrea pensa a Ivana, che non vede da due mesi. A quegli occhi azzurri che le accendono il viso e di cui si è innamorato fin dal primo giorno. E alla piccola trattoria giù al porto che sognavano di rilevare. E ai soldi che non sono mai riusciti a racimolare.

Si potrà esprimere un desiderio che racchiuda tutte queste cose? In fin dei conti è un innocente gioco di carte, che male c'è?

- Allora, sei pronto?

Fa segno di sì e il vecchio scopre la prima delle quattro carte che ha in mano. Il sette di coppe.

- Non mi hai ancora spiegato come funziona – insiste Andrea.

Per tutta risposta l'altro gira la settima carta della prima fila e la raccoglie. Il tre di danari. Depone il sette di coppe nello spazio vuoto e rovescia la terza carta della seconda fila.

- È facile. Vai avanti così fino a che non scopri un re; a quel punto devi prendere una delle tre carte che ti rimangono e continuare con quella. Perché il solitario riesca le dieci carte di ogni seme alla fine devono occupare ognuna il proprio posto. Il quarto re quindi deve essere la quarantesima carta che giri.

- Ma basta che una sola si trovi già nella sua sede perché non riesca! – esclama Andrea.

- Te l'ho detto che è difficile. Non occorre bravura, ma solo fortuna. Un po' come accade nella vita, è per quello che mi piace.

- Vuoi dire che al mondo conta soltanto il caso?

- Non è forse così? Quando esci per una passeggiata puoi svoltare a destra e imbatterti nel grande amore: quello è il Bene. Oppure puoi girare a sinistra e scivolare sotto le ruote di un'auto che sta passando in quell'istante: quello è il Male. Ma tu non ne sei consapevole, destra o sinistra non fanno differenza per uno che vaga a zonzo per le strade.

Andrea strabuzza gli occhi. Non ha mai pensato alla vita in quel modo: una successione di atti fortuiti che possono condurti alla felicità o gettarti nella disperazione.

Ma no, non è affatto così.

Ridurre ogni cosa alla casualità del destino è sbagliato. Ci sono scelte che si fanno in coscienza e sono quelle a indirizzare il corso della propria esistenza. Fa per gridarlo al vecchio, ma il suo sguardo è calamitato dai movimenti dell'altro. Andrea osserva quelle mani nodose che continuano imperterrite a scivolare sul piano del tavolo. Una buona metà delle carte sono state scoperte. Gli occhi del ragazzo corrono verso le estremità delle file: il re di danari e quello di spade sono già usciti.

Andrea si stende sulla branda e sente la rete malridotta pungergli il fianco destro. Fissa un punto del soffitto e ripensa alle liti in famiglia. Mamma che soffriva e papà che sperperava il denaro con l'altra, la fabbrica che chiuse i battenti, i solleciti di pagamento, le ingiunzioni del tribunale e poi il botto sordo nello studio e tutto quel sangue. E dire che papà nemmeno doveva andare alla fiera dove conobbe quella donna. Se non fosse stato che il socio si era rotto una gamba a Cortina...

Ma allora è davvero così? Le sciagure della sua famiglia dipendono da una caduta dagli sci?

Lui si trova lì con il vecchio e le sue carte maledette soltanto perché un disgraziato si è lanciato da una pista troppo ripida, per farsi bello con gli amici?

No, non può essere vero. Con tono sprezzante sibila:

- Si può scegliere, c'è il libero arbitrio.

Il vecchio depone il re di coppe e solleva il capo. Guarda fisso Andrea e poi ride, scoprendo una chiostra incompleta di denti giallastri.

- Oh, che paroloni... E allora com'è che ti trovi a dividere la stanza di questo albergo con me? È stata una tua scelta?

Andrea lascia correre lo sguardo sulle pareti della cella e ricaccia indietro le lacrime.

- Io sono sempre stato un bravo ragazzo! – urla con la voce spezzata, alzandosi in piedi di scatto.

- Certo, come no. Siamo tutti innocenti qua dentro...

- Non volevo, è stato...

- Solo un caso, ovvio – sentenzia il vecchio e riprende a scoprire le carte.

Andrea ha le guance in fiamme e il cuore che pompa a mille.

Ripensa al direttore della banca che gli ha negato il prestito, al viaggio di ritorno in treno, al grassone che nel mostrare il biglietto al controllore ha messo in mostra un portafoglio pieno di banconote da cento, alla giacca rimasta lì a portata di mano quando lui è andato in bagno.

Quello era il Bene: i soldi per la trattoria, lui e Ivana, il loro sogno che si realizzava.

Errore, quello era il Male.

Rivede l'uomo tornare sui propri passi mentre lui si sta ficcando in tasca il denaro, il tentativo di strozzarlo perché smetta di gridare, l'arrivo del controllore... E poi la galera, il vecchio e la sua filosofia da quattro soldi: è il Male, senza dubbio.

Andrea appoggia i palmi delle mani sul tavolo e prende il respiro per gridare all'altro che la sua è stata solo una scelta sbagliata, ma la voce gli si strozza in gola.

Il vecchio ha le ultime due carte da scoprire.

Quattro di spade o re di bastoni?

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Bellissimo lavoro @Marcello!
 
Questo tuo racconto mi ha davvero toccato.
Perché è semplice.
Perché è chiaro.

Perché è bello.

Perché non riesco a commentare, come capita quando leggo qualcosa che mi piace molto.

Ma l'ho fatto lo stesso, perché ci tenevo a dirti quanto tu sia maledettamente bravo.

E poi l'ho fatto, forse, perché quel gioco lo facevo da bambino. Quel solitario me lo aveva insegnato mio nonno e anche io mi concentravo sulle sue "mani nodose".

Anche io osservavo, quando mi parlava, i suoi denti da tabagista incallito, ma da ora in avanti, quando penserò a questa scena, lo immaginerò con "una chiostra incompleta di denti giallastri", perché c'è poesia. Grazie alla tua descrizione hai trasformato in grazia una dentatura dall'igiene orale approssimativa.

 

In questo racconto ogni cosa se ne sta al suo posto in maniera impeccabile: la grazia, il ritmo, la padronanza delle parole, la punteggiatura; per quanto mi riguarda, l'idea, la storia, potrebbe essere benissimo una scusa idiota per mettere una dietro l'altra le sensazioni e le riflessioni che hai generato con le tue parole.

 

Perché le storie che amo di più e quelle che cerco invano di scrivere anche io, sono quelle che non ti danno una risposta, anzi, ti lasciano dentro i dubbi di una vita.
In questo caso, dietro quel solitario, dietro le mani di quel vecchio, si dipana forse inconsapevolmente la teoria che, un caso che finisce bene è provvidenza, un caso che termini male è destino. Roba da far venire i brividi. Entrambi le teorie di  Baruch Spinoza e Martin Heidegger condensate dentro la dottrina, forse da terza elementare, di un vecchio carcerato.

 

Non so se tra le tue righe ci sia qualche refuso o qualche intoppo sintattico, non voglio e non mi permetto criticare nulla, sia perché non ne sento affatto il bisogno, sia per una forma di umiltà personale che il tuo testo mi ha fatto crescere smisuratamente.

 

Grazie

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Caspita @juri, grazie, troppo buono!

Pensa che mentre scrivevo il racconto cercavo di ricordarmi il nome di quel solitario e mi è tornato alla mente solo qualche giorno più tardi.  Dalle mie parti si chiamava "Napoleone".

Sono felice di averti riportato alla memoria il nonno; il mio era solo un personaggio di fantasia.

Quanto all'argomento... be' è uno di quelli che esige il finale aperto!

Grazie infinite.

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Bello! Bella filosofia e scrittura come sempre fluida (sennò non era in questa sezione) :) Il gioco lo facevo anch'io, si chiamava Come Quando Fuori Piove (non so se in Toscana, a Livorno o solo in casa mia), perché le file nell'ordine erano Cuori, Quadri, Fiori e Picche. A volte ho imbrogliato per vincere, ma questo è un altro discorso. A volte ho vinto, ma il desiderio che avevo espresso a quel tempo non si è mai realizzato (i desideri, ho vinto onestamente più di una volta). Però è vero che tutto è il destino, tutto è casuale e te lo dice uno che è stato portato a Mosca da una serie di coincidenze veramente improbabili. Re di Cuori o Quattro a Fiori?

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Caspita, sei andato a tirar fuori un vecchio racconto!  Fa parte dell'antologia che ho pubblicato quest'anno: li ho cancellati tutti, tranne quelli di questa sezione, perché non mi pareva giusto farlo.

55 minuti fa, Ghigo ha detto:

si chiamava Come Quando Fuori Piove (non so se in Toscana, a Livorno o solo in casa mia), perché le file nell'ordine erano Cuori, Quadri, Fiori e Picche.

Dalle mie parti si faceva con le carte romagnole (o napoletane, volendo) e i semi erano: bastoni, coppe, danari e spade.  In più si poteva scegliere, quando si scopriva la prima carta di un seme, in quale fila posizionarlo.

59 minuti fa, Ghigo ha detto:

A volte ho imbrogliato per vincere,

Imbrogliare per fare "venire" un solitario è... :facepalm:  :D

1 ora fa, Ghigo ha detto:

Però è vero che tutto è il destino, tutto è casuale e te lo dice uno che è stato portato a Mosca da una serie di coincidenze veramente improbabili.

<3   Grazie infinite per gli apprezzamenti e per avere riportato a galla questo racconto. :rosa:

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7 minuti fa, Marcello ha detto:
1 ora fa, Ghigo ha detto:

A volte ho imbrogliato per vincere,

Imbrogliare per fare "venire" un solitario è... :facepalm:  :D

 

:D :D questo dimostra il mio grado di competitività :D :D 

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