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JesaHell

Descrivere la quotidianità senza risultare noiosi

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Buondì :flower:

Non mi perdo in chiacchiere e vengo al sodo: sto provando a scrivere un romanzo incentrato completamente sulla vita del protagonista e sulle vicende della sua vita. Ho deciso di dividerlo in tre parti, e la prima sarebbe incentrata sull'adolescenza del protagonista e coprirebbe un arco temporale di circa otto - dieci anni, mostrandone la quotidianità per mostrare al lettore che tipo è il mio protagonista.

Il problema che si presenta, però, è piuttosto palese: come faccio a raccontare scene piuttosto quotidiane (le ore a scuola, le uscite con gli amici e simili) senza risultare noiosa?

La storia è in terza persona, non so ancora se usare il narratore onnisciente perché lo temo abbastanza.

Vi lascio anche la serie di domande a cui vorrei che "rispondesse" la prima parte della storia, così magari avete un'idea di come potrei strutturarla al meglio!

 

Qual è il carattere del protagonista?

Che educazione ha ricevuto?

Ha un modo di vestirsi / atteggiamenti / peculiarità che lo rendono diverso dai suoi coetanei?

Che rapporto ha con le persone che lo circondano (familiari, docenti, coetanei...)?

Che amici ha? Che rapporti ha con loro? Quanti possono essere considerati amici sinceri?

È vittima di bullismo? Di che tipo (violenza fisica, psicologica, verbale, cyberbullismo...)? C'è un motivo?

Quali sono le sue passioni, i suoi hobby?

Quali sono, in generale, i suoi gusti? Cibo, vestiario, musica...

Come parla? Ha un linguaggio forbito, è volgare, sbaglia miseramente i congiuntivi?

Che scuola frequenta? Perché? Com'è la sua vita scolastica? Completerà gli studi?

Ci sono eventi che hanno segnato per lui un cambiamento? Quali? Quando? Perché?

Fa conoscenze importanti durante l'adolescenza? Come influiranno nella sua vita?

Ha vizi, tic, strane abitudini?

Ha fobie? Quali? Perché?

È innamorato? Di chi? Questo sentimento influirà nella sua vita?

 

Le domande sarebbero altre mille, ma queste sono le principali :D

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Beh, diciamo che questo è un bel problema che spesso anch'io mi ritrovo ad affrontare... io cerco di risolvere questo problema aggiungendo, magari, dei pensieri casuali del protagonista: delle sensazioni, dei ricordi anche futili e apparentemente stupidi, ma che possano aggiungere quel pizzico di pepe alla narrazione e possano far conoscere meglio il carattere del protagonista. Il tutto per strappare anche un lieve sorriso al lettore che, a mio parare, riesce a mettersi molto più facilmente nei panni del protagonista... riesce a comprenderlo meglio, non so se mi spiego. 

 

Un esempio: stai scrivendo di un giorno qualunque in cui il protagonista va a scuola e fa le solite cose di sempre... però, magari, scrivi del suo parere riguardo il modo di vestire di un suo compagno di classe e di come sembra indossando quei vestiti, e da questo punto cominci anche a collegare questo fatto ad un altro, magari ad un suo ricordo e così via. 

 

Questo è solo un esempio per farti capire un po' cosa intendo! Non prendermi per pazzo XD. Puoi usare lo stesso schema in tantissimi modi diversi. Io lo uso spesso e a volte mi escono parecchie righe interessanti di cose casuali sui miei protagonisti. Il lettore avrà l'impressione di leggere cose stupide ma interessanti, perché appunto riguardano la vita del protagonista e la rendono più "realistica". 

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E non odiarmi per aver scritto un centinaio di volte la parola "protagonista" XD. Ho tentato di essere il più chiaro possibile, non badando a quella parola  :asd:

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Per aiutarti in questo compito, prova a leggere "L'Altrieri" di Dossi

 

- lì dimostra come la banalità del quotidiano, grazie ad un linguaggio e uno stile accattivante, possa risultare molto gradevole.

 

Se usi l'ironia, sii certa faccia ridere, o quantomeno sorridere - evita l'effetto "Colorado"

Descrivi moltissimo, o affastella un sacco di "microeventi" uno dietro l'altro in un grosso flusso di coscienza! Ovvero: devi parlare della scuola? Fallo tutto in una volta, in un grande fiume di ricordi tutti ammassati insieme. Vuoi dilatarli, fai la stessa cosa, ma concentra particolari.

Coltiva la psicologia dei vicini, fai crescere l'ambiente insieme al protagonista, mostralo mentre piano si adagia (o non si integra) in un contesto...

 

Leggi l'Altrieri :D

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Più che affrontare un incubo mi sembra che tu cerchi consigli sulla trama, quindi sposto nella sezione idonea.

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@JesaHell io credo che, oltre ad ascoltare chi mi ha preceduto, per evitare di essere noiosa dovresti incentrare la narrazione solo su episodi ed eventi che siano realmente significativi. Questo vuol dire ad esempio non raccontare ovviamente tutti i giorni di scuola o le uscite del protagonista, ma solo quelli in cui succede qualcosa che giustifica eventuali azioni o pensieri che ritieni giusto mostrare.

Per fare questo la prima cosa che devi fare credo che sia rispondere a una domanda: "Cosa voglio raccontare?"

Insomma pensa innanzitutto alla storia, se hai una trama strutturata, a quali sono gli eventi significativi che conducono il tuo romanzo da un inizio ad una fine.

Ti verrà piu semplice capire come narrare in modo sensato e non banale la quotidianità se sai a cosa mirare.

Un' ultima cosa, hai fatto una lista di domande, bene, parti proprio da lì, trova le risposte a quelle e avrai già tanto materiale su cui lavorare.

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Potresti scaricare questo tutorial gratuito: http://www.bibisco.com/it

Contiene una sorta di questionario molto dettagliato sulla costruzione dei personaggi. Rispondendo alle domande ti verranno in mente un gran numero di dettagli da utilizzare nella caratterizzazione del tuo.

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Ospite Dolcenera

L'unico modo per rendere interessante qualcosa che di per sé non è interessante (il quotidiano, la scuola, un'adolescenza "normale") è avere uno stile originale che tenga incollato il lettore, ma su questo non c'è consiglio che possiamo darti.

Io recentemente ho letto Stoner: la vita del protagonista viene raccontata tutta nella prima pagina del libro e non c'è un singolo avvenimento nella storia che colpisca, però lo stile elegante e allo stesso tempo semplice di Williams rende il libro uno dei più belli letti nell'ultimo periodo (di conseguenza ti invito a leggerlo, se non l'hai ancora fatto).

 

L'unico consiglio che mi viene da darti, se non sei certa di avere uno stile e una voce narrante accattivante, è di saltare completamente la prima parte e andare alla seconda e alla terza dove - credo - accada qualcosa; questo perché se la prima parte risulta noiosa, io da lettore non ci arrivo alla seconda. Oppure puoi rendere la prima parte il più breve possibile, nel senso che le domande che poni alla fine potrebbero trovare risposta in poche scene senza utilizzare centinaia di pagine.

 

Purtroppo è più facile dire se qualcosa funziona o non funziona dopo che questa è stata scritta e letta piuttosto che basandosi sull'idea raccontata dall'autore. Così a priori si va più a gusti che a giudizi: ci sono tanti libri che leggendo la trama non sembrano interessanti e poi, grazie all'autore, diventano piccole perle.

Modificato da Dolcenera

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La soluzione è, più o meno: non raccontare qualcosa di monotono.

Non dovresti pensare a scrivere "una giornata di scuola". Partendo da questo presupposto ci si blocca semplicemente pensando "ma che barba". Prova invece a pensare "voglio scrivere di quel giorno di scuola in cui danno un lavoro a gruppi" oppure "quel giorno in cui la professoressa interroga il protagonista" o "quando il personaggio X parla della propria famiglia" o, avvenimento meno peculiare, "un giorno in cui si ritrovano a fare compiti assieme con amici e finiscono per non fare nulla". Sono situazioni normali, in cui ci si ritrova diverse volte al mese (e, se si ha sfiga, anche diverse volte la settimana) e da esse si può evolvere una narrazione che porti all'evoluzione dei personaggi coinvolti.

 

Per farti un esempio concreto, in It Stephen King descrive inizialmente le giornate scolastiche di bambini di dieci anni. Togliendo tutta la parte di Pennywise, il racconto rimane perfettamente interessante, tanto che alcuni frammenti abilmente ritagliati li ho trovati nel mio libro di testo di prima media. Come fa? Descrive giornate normali con avvenimenti particolari. Il giorno in cui vanno nei Barren a costruire una diga che fa saltare i cessi a mezza città. Il giorno in cui fuggono da un bullo che li insegue. Il giorno in cui hanno una battaglia a sassate in una cava di pietra. Oppure il giorno in cui vanno al cinema, giocano a carte, si sfidano con lo yo-yo.

 

Che poi Stephen King sia a un altro livello non ho da discutere, semplicemente il consiglio che ti darei sarebbe quello di includere un singolo avvenimento "chiave" (non eccessivamente importante) attorno a cui ruoti la narrazione.

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Finalmente riesco a rispondervi!
Innanzitutto grazie di cuore per i millemila spunti che mi avete dato, grazie mille davvero!

 

Beh, diciamo che questo è un bel problema che spesso anch'io mi ritrovo ad affrontare... io cerco di risolvere questo problema aggiungendo, magari, dei pensieri casuali del protagonista: delle sensazioni, dei ricordi anche futili e apparentemente stupidi, ma che possano aggiungere quel pizzico di pepe alla narrazione e possano far conoscere meglio il carattere del protagonista. Il tutto per strappare anche un lieve sorriso al lettore che, a mio parare, riesce a mettersi molto più facilmente nei panni del protagonista... riesce a comprenderlo meglio, non so se mi spiego. 

 

Un esempio: stai scrivendo di un giorno qualunque in cui il protagonista va a scuola e fa le solite cose di sempre... però, magari, scrivi del suo parere riguardo il modo di vestire di un suo compagno di classe e di come sembra indossando quei vestiti, e da questo punto cominci anche a collegare questo fatto ad un altro, magari ad un suo ricordo e così via. 

 

Questo è solo un esempio per farti capire un po' cosa intendo! Non prendermi per pazzo XD. Puoi usare lo stesso schema in tantissimi modi diversi. Io lo uso spesso e a volte mi escono parecchie righe interessanti di cose casuali sui miei protagonisti. Il lettore avrà l'impressione di leggere cose stupide ma interessanti, perché appunto riguardano la vita del protagonista e la rendono più "realistica". 

Con la terza persona la vedo nera però, mi sa che peggiorerei solo la situazione :unsure:

 

Per aiutarti in questo compito, prova a leggere "L'Altrieri" di Dossi

 

- lì dimostra come la banalità del quotidiano, grazie ad un linguaggio e uno stile accattivante, possa risultare molto gradevole.

 

Se usi l'ironia, sii certa faccia ridere, o quantomeno sorridere - evita l'effetto "Colorado"

Descrivi moltissimo, o affastella un sacco di "microeventi" uno dietro l'altro in un grosso flusso di coscienza! Ovvero: devi parlare della scuola? Fallo tutto in una volta, in un grande fiume di ricordi tutti ammassati insieme. Vuoi dilatarli, fai la stessa cosa, ma concentra particolari.

Coltiva la psicologia dei vicini, fai crescere l'ambiente insieme al protagonista, mostralo mentre piano si adagia (o non si integra) in un contesto...

 

Leggi l'Altrieri :D

Leggerò l'Altrieri! Tra l'altro ho letto che costa vergognosamente poco, ottimo! :D

Riguardo all'ironia preferisco evitare, trovo estremamente complesso far ridere senza cadere nel patetico (tant'è che tutte le mie parodie sono miseramente naufragate) e affastellare troppa ironia mi sembra una tattica che io, con la mia misera esperienza, non saprei sfoderare al meglio :unsure:

 

@JesaHell io credo che, oltre ad ascoltare chi mi ha preceduto, per evitare di essere noiosa dovresti incentrare la narrazione solo su episodi ed eventi che siano realmente significativi. Questo vuol dire ad esempio non raccontare ovviamente tutti i giorni di scuola o le uscite del protagonista, ma solo quelli in cui succede qualcosa che giustifica eventuali azioni o pensieri che ritieni giusto mostrare.
Per fare questo la prima cosa che devi fare credo che sia rispondere a una domanda: "Cosa voglio raccontare?"
Insomma pensa innanzitutto alla storia, se hai una trama strutturata, a quali sono gli eventi significativi che conducono il tuo romanzo da un inizio ad una fine.
Ti verrà piu semplice capire come narrare in modo sensato e non banale la quotidianità se sai a cosa mirare.
Un' ultima cosa, hai fatto una lista di domande, bene, parti proprio da lì, trova le risposte a quelle e avrai già tanto materiale su cui lavorare.

La mia intenzione è infatti quella di raccontare solo eventi piuttosto importanti, solo che alla fin fine ad un adolescente che va a scuola cosa può capitare? Un battibecco col professore, una verifica, belinate simili.

Esemplifico con quella che avrebbe dovuto essere la prima scena.

La professoressa d'inglese sta consegnando le verifiche, il protagonista prende 10 (per esigenze narrative deve essere una bomba in inglese) e lì vengono mostrate le varie reazioni dei compagni; poi il protagonista inizia a farsi i fatti suoi, l'insegnante lo riprende e lui scrive un SMS ad un'amica. "Stacco" e salto direttamente all'uscita da scuola, dove al massimo posso fargli accennare il resto della mattinata.

Vista così è una scena abbastanza breve, ma siamo sicuri che il lettore non si annoi perché per due - tre pagine si parla di questo?

 

L'unico modo per rendere interessante qualcosa che di per sé non è interessante (il quotidiano, la scuola, un'adolescenza "normale") è avere uno stile originale che tenga incollato il lettore, ma su questo non c'è consiglio che possiamo darti.

Io recentemente ho letto Stoner: la vita del protagonista viene raccontata tutta nella prima pagina del libro e non c'è un singolo avvenimento nella storia che colpisca, però lo stile elegante e allo stesso tempo semplice di Williams rende il libro uno dei più belli letti nell'ultimo periodo (di conseguenza ti invito a leggerlo, se non l'hai ancora fatto).

 

L'unico consiglio che mi viene da darti, se non sei certa di avere uno stile e una voce narrante accattivante, è di saltare completamente la prima parte e andare alla seconda e alla terza dove - credo - accada qualcosa; questo perché se la prima parte risulta noiosa, io da lettore non ci arrivo alla seconda. Oppure puoi rendere la prima parte il più breve possibile, nel senso che le domande che poni alla fine potrebbero trovare risposta in poche scene senza utilizzare centinaia di pagine.

 

Purtroppo è più facile dire se qualcosa funziona o non funziona dopo che questa è stata scritta e letta piuttosto che basandosi sull'idea raccontata dall'autore. Così a priori si va più a gusti che a giudizi: ci sono tanti libri che leggendo la trama non sembrano interessanti e poi, grazie all'autore, diventano piccole perle.

Il problema è che la prima parte mi serve per lineare molti tratti del carattere del mio protagonista, mostrandone la crescita, le scelte, i pensieri ed eventuali momenti e personaggi chiave della sua vita. Iniziare in medias res renderebbe tutto più complicato e mi metterebbe davvero male spiegare tutto in poche righe.

 

La soluzione è, più o meno: non raccontare qualcosa di monotono.

Non dovresti pensare a scrivere "una giornata di scuola". Partendo da questo presupposto ci si blocca semplicemente pensando "ma che barba". Prova invece a pensare "voglio scrivere di quel giorno di scuola in cui danno un lavoro a gruppi" oppure "quel giorno in cui la professoressa interroga il protagonista" o "quando il personaggio X parla della propria famiglia" o, avvenimento meno peculiare, "un giorno in cui si ritrovano a fare compiti assieme con amici e finiscono per non fare nulla". Sono situazioni normali, in cui ci si ritrova diverse volte al mese (e, se si ha sfiga, anche diverse volte la settimana) e da esse si può evolvere una narrazione che porti all'evoluzione dei personaggi coinvolti.

 

Per farti un esempio concreto, in It Stephen King descrive inizialmente le giornate scolastiche di bambini di dieci anni. Togliendo tutta la parte di Pennywise, il racconto rimane perfettamente interessante, tanto che alcuni frammenti abilmente ritagliati li ho trovati nel mio libro di testo di prima media. Come fa? Descrive giornate normali con avvenimenti particolari. Il giorno in cui vanno nei Barren a costruire una diga che fa saltare i cessi a mezza città. Il giorno in cui fuggono da un bullo che li insegue. Il giorno in cui hanno una battaglia a sassate in una cava di pietra. Oppure il giorno in cui vanno al cinema, giocano a carte, si sfidano con lo yo-yo.

 

Che poi Stephen King sia a un altro livello non ho da discutere, semplicemente il consiglio che ti darei sarebbe quello di includere un singolo avvenimento "chiave" (non eccessivamente importante) attorno a cui ruoti la narrazione.

Come ho detto sopra ho intenzione di raccontare solo avvenimenti importanti e peculiari, ma restano comunque avvenimenti quotidiani... e io non sono certo il Re!

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Io per raccontare il background dei personaggi utilizzo molto l'intreccio. Rievoco pezzi del loro passato man mano che la storia va avanti, magari facendo leva su eventi che ricordano o che hanno a che fare con gli episodi che voglio narrare. Ovviamente non sempre funziona come espediente, soprattutto se vuoi avere una storia lineare.

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Il mio modesto parere è che a tutte le domande che hai posto, darei risposta dopo aver creato il personaggio. Mi spiego.

L'elenco che ho letto mi sembra una sorta di psicanalisi del protagonista, che va anche bene, ma da fare dopo. Prima è strano (per me, almeno, ma ognuno ha il suo metodo) perché non mi faccio tutte queste domande quando creo un personaggio.

Piuttosto, quando gli intrecci si fanno troppi e troppo complessi (o ci sono troppi personaggi), allora sì che, se il personaggio non è forte, non è potente quindi: dimenticabile, mi faccio una sorta di "scheda" per non perdere d'occhio le sue peculiarità e soprattutto, per non risultare incoerente. Devo tenere sotto controllo, insomma, le sue azioni: se due pagine prima piange per una pubblicità progresso coi cuccioli di foca, e due pagine dopo invece è coriaceo e senza sentimenti, ho sbagliato qualcosa. In questo caso però scatta un altro meccanismo: ci credo a questo tizio, o non gli sto trasmettendo carisma? Nella seconda ipotesi, lo cestino prima di andare oltre. Non sto a elencarti i punti ovvi di una scheda di un personaggio: se gli si dà un colore di occhi, di capelli, poi segnali perché può sfuggire un refuso. Idem per le amicizie, che età ha, come si muove e altri dettagli.

Ma ripeto: dopo averlo sviscerato, non prima, altrimenti mi sembra di complicarmi la vita e basta. Quindi, non ho capito se quelle domande te le poni prima di creare il personaggio in questione, seguendo quelle particolarità e dando a ognuna di loro un senso, oppure te le fai dopo per verificare se il personaggio può spaccare oppure no. Spero di essermi spiegata. Di solito funziona, ma oggi piove e ho la macchina dal meccanico :asd:

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io vado controcorrente:

Se parti con il dubbio che quello che vuoi raccontare sia noioso, perché raccontarlo? La cosa che più importa di un romanzo è la storia, se hai paura che la tua storia faccia acqua perché non ci sono abbastanza eventi interessanti, forse è il caso di ripensarla prima di mettersi a scrivere.

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Ospite Mirtillasmile

Sono d'accordo con yattaman. Non esisteno storie noiose tutt' al più storie mal scritte!

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io vado controcorrente:

Se parti con il dubbio che quello che vuoi raccontare sia noioso, perché raccontarlo? La cosa che più importa di un romanzo è la storia, se hai paura che la tua storia faccia acqua perché non ci sono abbastanza eventi interessanti, forse è il caso di ripensarla prima di mettersi a scrivere.

 

Il fatto è che credo che la domanda sia: "come faccio a narrare eventi quotidiani in maniera accattivante?". Rispondere "non raccontarli" mi pare un aggiramento del problema non proprio lecito. Mostrare un personaggio nella sua quotidianità aumenta non poco la sensazione di realismo che comunica, ma il passaggio può risultare 'noioso' se non si è completamente sicuri di ciò che si vuole comunicare. È, come hanno sottolineato molti, una questione di stile e di allenamento, o di tecnica come ho cercato (malamente) di spiegare io. La descrizione di eventi quotidiani credo sia molto più importante di, che ne so, saper scrivere eventi incredibilmente drammatici.

 

Direi più che altro di allenarsi sotto questo punto di vista, provando a narrare racconti di 'fette di vita' o leggendo qualche libro che abbia ciò come tematica. Suggerire di ignorare qualsiasi storia non abbia abbastanza eventi interessanti mi sembra poco costruttivo; a meno che tu non intendessi qualcos'altro.

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quello che intendo è che una storia deve valere la pena di essere raccontata, quindi deve essere interessante, e con ciò non intendo che debba per forza contenere elementi drammatici o fuori dal comune, semplicemente deve avere qualcosa che catturi l'attenzione del lettore e lo stimoli a continuare la lettura.

Se l'autore stesso, che è il primo a dover considerare la sua storia valida e interessante, ha paura di essere noioso, significa che la storia casi come l'ha pensata  non regge.

Perché @JesaHell dovrebbe scrivere un'intera parte del romanzo incentrata su avvenimenti noiosi? perché sforzarsi in tutti i modi di risultare interessante una cosa che già nella mente dell'autore non lo è? Non è meglio tagliare e passare ad altro?

la domanda secondo me non dovrebbe essere: "come faccio a narrare eventi quotidiani in maniera accattivante?" come dice @Alb†raum, ma piuttosto "ha senso narrare questi eventi?"

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quello che intendo è che una storia deve valere la pena di essere raccontata, quindi deve essere interessante, e con ciò non intendo che debba per forza contenere elementi drammatici o fuori dal comune, semplicemente deve avere qualcosa che catturi l'attenzione del lettore e lo stimoli a continuare la lettura.

Se l'autore stesso, che è il primo a dover considerare la sua storia valida e interessante, ha paura di essere noioso, significa che la storia casi come l'ha pensata  non regge.

Perché @JesaHell dovrebbe scrivere un'intera parte del romanzo incentrata su avvenimenti noiosi? perché sforzarsi in tutti i modi di risultare interessante una cosa che già nella mente dell'autore non lo è? Non è meglio tagliare e passare ad altro?

la domanda secondo me non dovrebbe essere: "come faccio a narrare eventi quotidiani in maniera accattivante?" come dice @Alb†raum, ma piuttosto "ha senso narrare questi eventi?"

 

Il fatto è che uno scrittore trova poco interessante ciò che sta scrivendo se si ritiene incapace di scriverlo in maniera interessante in primo luogo; scartare tutto ciò che non si è capaci di scrivere come 'cose insensate da scrivere' mi sembra poco costruttivo. Piuttosto, dietro dovrebbe esserci un pensiero critico di valutazione delle proprie capacità e, quindi, di miglioramento. Che poi molte situazioni estremamente monotone necessitino di tagli (o, addirittura, parti narrate per riassumere il tutto) è sicuramente qualcosa su cui mi trovi d'accordo, ma nel caso generale io piuttosto consiglierei un maggiore allenamento che una fuga incondizionata.

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io non parlerei di fuga, ma di scelta degli argomenti. Ci sono storie che non val la pena di raccontare perché poco interessanti.

Un romanzo può essere noioso per due motivi

  1. l'autore non ha la capacità di suscitare l'interesse dei lettori perché carente dal punto di vista dello stile e della tecnica
  2. la storia è semplicemente poco interessante (qui ovviamente entra in gioco anche il gusto personale del lettore, a me alcune tematiche annoiano quindi l'autore può essere bravo quanto si vuole ma il suo libro mai incontrerà il mio interesse)

spostandoci dalla parte dell'autore, il punto 1 è di difficile individuazione perché qualsiasi autore che manda il suo manoscritto a una C.E. lo ritiene valido e interessante, quindi pensa di avere adeguate capacità di narratore (altrimenti non avrebbe il coraggio di inviare un manoscritto). Per quanto riguarda il punto 2, invece, se l'autore ha scritto quella storia significa che lui crede fermamente sia interessante per altri oltre che per se stesso, altrimenti non l'avrebbe scritta.

E qui veniamo alla mia conclusione: se la stessa @JesaHell, autrice del libro, pensa che la sua storia sia noiosa, perché scriverla? O credi nella tua storia o non ci credi, non butti giù capitoli su capitoli sperando che a qualcuno possano interessare ma già tu stesso autore, che dovresti essere il primo fan del tuo libro, pensi che non sia accattivante.

In maniera più sintetica: se pensi che quello che stai scrivendo possa essere noioso, lo è.

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Uhm, mi spiego meglio.

Non sono dell'idea che le mie idee siano poco interessanti, noiose e quant'altro, ma credo che il raccontare fatti di vita quotidiana sia il mezzo più efficace per mostrare il carattere del protagonista, considerato che si basa esclusivamente sulla sua vita e su come essa si evolve; non è neanche mia intenzione raccontare fatti quotidiani a caso, sarebbero tutti "studiati".

Mi spiego con esempi molto molto stupidi:

"Quel giorno lo aspettava una lezione di due ore su Montale, autore che detestava: la professoressa parlava con voce monotona e a tratti meccanica, quasi come se avesse imparato la lezione del giorno a memoria [...]": serve a qualcosa? No, si taglia.

"Il professore di inglese consegnò le verifiche in ordine crescente di voto: l'ultimo ad essere chiamato, come al solito, era [protagonista].

«Il solito 10?» domandò il vicino di banco quando [protagonista] si andò a sedere.": serve a qualcosa? Sì, a mostrare che il protagonista è bravo in inglese. O, aggiungendo qualche dettaglio, a mostrare cosa pensano i suoi compagni di lui e come ci si rapporta.

Continuo ad usare gli esempi della scuola per il puro e semplice fatto che quando si è ragazzini è abbastanza fondamentale nella vita di ognuno :D

Inoltre la prima parte serve ad illustrare anche la gavetta del protagonista, la sua formazione e ciò che lo ha portato a compiere determinate scelte, non posso iniziare la storia "a metà" e infarcirla di flashback :unsure:

E poi io li detesto i flashback!

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Domandona! Mi vengono in mente tutta una serie di scrittori in cui la trama era quasi inesistente e i loro romanzi erano descrizioni più o meno particolareggiate delle semplici azioni quotidiane dei protagonisti. C'è chi riesce, quindi, a rendere interessante anche qualcosa che apparentemente non lo è. Come ci riescono? Forse inserendo dei sottotesti nei dialoghi, usando quindi delle allusioni o delle metafore.

O caratterizzando le azioni quotidiane in base ai loro stati d'animo. Un personaggio può farsi una spremuta d'arancia (azione quotidiana e banale) in maniera rabbiosa, non curandosi di riempire di schizzi e polpa tutta la cucina che la sua compagna aveva appena finito di pulire.

Oppure, sempre parlando di relazioni, può infierire su un suo conoscente semplicemente tormentandolo per il fatto che la sera prima la propria squadra del cuore ha bastonato la squadra a cui tiene l'altro. Sono azioni e dialoghi completamente quotidiani, ma arricchiti di intenzioni sotterranee dai diversi significati. Ovviamente non puoi farlo ogni due righe, perché il gioco è divertente se non se ne abusa, almeno secondo me. Magari cerca di non esagerare con le descrizioni della quotidianità fini a se stesse, e cerca piuttosto di inserire la trama con una certa frequenza: credo sia quella a destare l'interesse maggiore nel lettore... 

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Inoltre la prima parte serve ad illustrare anche la gavetta del protagonista, la sua formazione e ciò che lo ha portato a compiere determinate scelte, non posso iniziare la storia "a metà" e infarcirla di flashback :unsure:

E poi io li detesto i flashback!

Sì, lo puoi fare, funziona.  Ovvio che se odi i flashback non ti conviene ;)

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Domandona! Mi vengono in mente tutta una serie di scrittori in cui la trama era quasi inesistente e i loro romanzi erano descrizioni più o meno particolareggiate delle semplici azioni quotidiane dei protagonisti. C'è chi riesce, quindi, a rendere interessante anche qualcosa che apparentemente non lo è. Come ci riescono? Forse inserendo dei sottotesti nei dialoghi, usando quindi delle allusioni o delle metafore.

O caratterizzando le azioni quotidiane in base ai loro stati d'animo. Un personaggio può farsi una spremuta d'arancia (azione quotidiana e banale) in maniera rabbiosa, non curandosi di riempire di schizzi e polpa tutta la cucina che la sua compagna aveva appena finito di pulire.

Oppure, sempre parlando di relazioni, può infierire su un suo conoscente semplicemente tormentandolo per il fatto che la sera prima la propria squadra del cuore ha bastonato la squadra a cui tiene l'altro. Sono azioni e dialoghi completamente quotidiani, ma arricchiti di intenzioni sotterranee dai diversi significati. Ovviamente non puoi farlo ogni due righe, perché il gioco è divertente se non se ne abusa, almeno secondo me. Magari cerca di non esagerare con le descrizioni della quotidianità fini a se stesse, e cerca piuttosto di inserire la trama con una certa frequenza: credo sia quella a destare l'interesse maggiore nel lettore... 

 

Sì, questa è comunque una questione di stile e tecnica, entrambe cose che si sviluppano solo allenandosi attivamente. Walser ha scritto un libro intitolato La Passeggiata, autobiografico, che racconta di, appunto, una sua passeggiata con i suoi risvolti. Pochissimi eventi interessanti, tanto stile per rendere lo scritto gradevole.

 

 

 

Inoltre la prima parte serve ad illustrare anche la gavetta del protagonista, la sua formazione e ciò che lo ha portato a compiere determinate scelte, non posso iniziare la storia "a metà" e infarcirla di flashback

@JesaHell Ho adorato un anime chiamato Shinesaki Yori, che parte dall'infanzia di un gruppo di amici per poi arrivare all'età adulta, con l'evoluzione di una vicenda che parte, appunto, fin da quando sono piccoli. Mi sembra che abbia un'idea abbastanza in comune con la tua e ti consiglierei di vederlo... anche se vi sono forti elementi fantasy/fantascientifici che potrebbero farti storcere il naso (ma non c'è fanservice, quindi non temere eccessivamente di vedere una porcata). Tratta in maniera verosimile e magistrale la scuola, gli amori adolescenziali e il diventare adulti.

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Ospite Mirtillasmile

@Albtraum per farti un'idea ti consiglio di leggere il romanzo di Perec la vita istruzioni per l'uso.

L'autore nel libro descrive la quotidianità dei personaggi (e'un libro corale) e la descrizione è l'elemento centrale! Vengono analizzati oggetti, stanze. E' un testo talmente avvincente che non vedi l'ora di finirlo.

Secondo me la quotidianità e' sgradevole quando è fuori luogo. Mi spiego se sto leggendo un thriller sapere le abitudini del detective protagonista non aggiunge suspance alla trama quindi mi annoia.

Ben scritti, i libri sulla quotidianità, sono molto interessanti.

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