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JenniferStrife

La fermata

Post raccomandati

Commento

 

 

Sto aspettando il quattordici. Arriva una signora con un vestito a fiori, lungo.

"Questo va alle case popolari?" chiede. Io le guardo gli occhi. Ha una bella faccia.

"Non lo so, mi dispiace."

"Devo andare lì, c'è mio marito che aspetta. Non so se questo ci va" dice. In mano ha una bottiglia di birra aperta. Cambio subito etichetta: alcolizzata, scelgo.

"Questo va in Lorenteggio" dico.

"Che poi, mio marito. È una storia lunga."

"Non lo è sempre?" chiedo. Mi sta simpatica. Penso che non dovrei parlarle, ma ha una bella faccia abbronzata e credo di starle simpatica anch'io.

"Eh", dice. "Sai, ho sposato mio marito ma non dovevo. Ho conosciuto un suo amico. E ora sono sposata con mio marito, ma non dovevo."

Non sono sicura di cosa rispondere. "Capita", azzardo.

"No, non capita."

Rimaniamo a fissare il punto in cui dovrebbe sbucare il tram. Lei beve.

"Magari ci ammazziamo" dice.

"Ma no, non dovete."

"Magari sì" dice. Poi il quattordici arriva. Lei appoggia la birra lì, come se il prossimo passante potesse continuare a berla. Quando saliamo io fisso fuori dal finestrino e lei ascolta la conversazione fra due ragazze. Siamo di nuovo estranee.

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Ospite

Questo testo mi ha colpito per come riesce in pochi caratteri a mostrare una storia, che potrebbe essere anche auto conclusiva, elemento non prettamente richiesto in un frammento. I contenuti significativi sono un tradimento e il senso d’isolamento che spesso accompagna l’uomo, pur trovandosi in un posto molto affollato. Quest’ultimo propone quel senso d’incomunicabilità, visto non soltanto con l’assenza delle parole, ma proprio inteso come l’impossibilità di interagire con qualcuno, pur avendolo vicino o circondandosi di persone che alla fine non sono altro che figure, ombre e in alcuni casi isole distanti. Alcune cose che riguardano la messa in scena di questa vicenda non mi convincono del tutto, come l’interrogazione della donna: “Questo va alle case popolari?” non sottolineata dalla presenza di nessun tram e magari del suo relativo numero, cosa che avverrà più avanti con l’arrivo del tanto atteso numero quattordici: “Poi il quattordici arriva”. I riferimenti somatici della donna, per quanto approssimativi, risultano ripetitivi. Inizialmente la descrizione si sofferma sugli occhi, senza un palese motivo o un dettaglio particolare, poi ci viene detto che ha una “bella faccia”, questo significa poco e niente, non riusciamo a capire perché sia “bella” e perché anche il lettore dovrebbe vederla così. Dopo apprendiamo che la “bella faccia” è abbronzata, ma non siamo ancora in grado di valutare se questa bellezza dipenda da un colore ambrato della pelle (potrebbe essere anche totalmente nero) oppure c’è qualche altra particolarità ancora non considerata. Anche la frase finale: “Siamo di nuovo estranee”, l’avrei modificata con “estranei”.

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Ciao :)

Ho trovato questo frammento interessante, mi piacciono questi instanti di quotidianità, leggendo ho avuto due impressioni contrastanti, all'inizio mi sono sentita immersa nonostante fossi leggermente titubante, anche per le cose dette dal mio precedente commentatore, alla fine mi sono sentita quasi strappata dalla scena, cosa che presumo tu volessi. 

Non posso esprimermi al meglio, perché rimane pur sempre un frammento molto breve, ma l'istante è arrivato, la prossima volta ti consiglio anch'io di scendere meglio nei particolari per rendere lo scritto ancor più interessante. 

Anche per quanto riguarda lo stile non posso dire molto, ma la sfaccettatura realistica qui presente mi ha molto colpita, brava :)

Non sono molto brava a commentare, quindi spero ti sia stata utile e che ti abbia fatto perlomeno piacere leggere queste poche righe XD

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Efficacissimo frammento, soprattutto per chi di quattordici ne ha aspettato più di uno. E' proprio vero, ci sono attimi di vita che ti fanno conoscere anime che si rivelano esageratamente, sincere come non mai, quasi aspettassero quel momento per scaricare su un estraneo la propria verità. Una donna come ce ne sono tante, coinvolta in un matrimonio non proprio felice, e forse in un'altra storia. L'angoscia è tutta nella bottiglia di birra. Chi l'ascolta, la scrittrice, dedica a questa sconosciuta il più bel regalo che si possa fare a una persona, un po' del suo tempo e della sua attenzione. Con la sensibilità evidente che ha, viene poi anche la comprensione e l'interpretazione esistenziale. Il racconto non si giudica nè per grammatica nè per sintassi, e neanche per la leggibilità. E' la comprensibiltà diretta il suo forte, arriva dove deve arrivare, e ci rimane.

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Commento

 

 

Sto aspettando il quattordici. Arriva una signora con un vestito a fiori, lungo.

"Questo va alle case popolari?" chiede. Io le guardo gli occhi. Ha una bella faccia.

"Non lo so, mi dispiace."

"Devo andare lì, c'è mio marito che aspetta. Non so se questo ci va" dice. In mano ha una bottiglia di birra aperta. Cambio subito etichetta: alcolizzata, scelgo.

"Questo va in Lorenteggio" dico.

"Che poi, mio marito. È una storia lunga."

"Non lo è sempre?" chiedo. Mi sta simpatica. Penso che non dovrei parlarle, ma ha una bella faccia abbronzata e credo di starle simpatica anch'io.

"Eh", dice. "Sai, ho sposato mio marito ma non dovevo. Ho conosciuto un suo amico. E ora sono sposata con mio marito, ma non dovevo."

Non sono sicura di cosa rispondere. "Capita", azzardo.

"No, non capita."

Rimaniamo a fissare il punto in cui dovrebbe sbucare il tram. Lei beve.

"Magari ci ammazziamo" dice.

"Ma no, non dovete."

"Magari sì" dice. Poi il quattordici arriva. Lei appoggia la birra lì, come se il prossimo passante potesse continuare a berla. Quando saliamo io fisso fuori dal finestrino e lei ascolta la conversazione fra due ragazze. Siamo di nuovo estranee.

Non sono un critico letterario, lo dico come premessa, anche perché i critici letterari solitamente risultano essere prolissi, mentre io, a detta di molti, credo di avere una buona capacità di sintesi. Detto questo, personalmente il tuo frammento di racconto mi è piaciuto. Specialmente in uno dei passaggi finali :"Lei appoggia la birra lì, come se il prossimo passante potesse continuare a berla". Credo che tu abbia fatto notare magnificamente, e in poche righe, un drammatico e inevitabile passaggio di consegne.  In giro c'è sempre qualcuno simile a noi. Vorremmo frammentare il nostro dolore in più parti, o gradiremmo disfarcene e basta. Beh, questa è la vita, ma non è solo questa, per fortuna.

Complimenti

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Sublime.

Mi piace come sei riuscita a racchiudere in poche righe una storia densa. Della protagonista non sappiamo nulla, ma attraverso i suoi occhi vediamo e analizziamo l'altro personaggio, la donna alcolizzata.

Non ho nulla da segnalarti, lo stile diretto e breve è quello che piace a me, i dialoghi sono azzeccati e... davvero, anche volendo non c'è nulla da sistemare in questo frammento.
Molto bello. :)

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Un efficace "slice of life" che ho dovuto rileggere più volte, e in due momenti completamente diversi e distanti tra loro, per poterne trarre un "mio" significato, ossia quanto si possa facilmente entrare in confidenza con un estraneo e con quanta facilità si può tornare ad essere perfetti sconosciuti. 

 

La cosa che mi ha colpito di più è stato intuire il senso di dispiacere che ha la protagonista ha nei confronti della donna, nonostante l'abbia etichettata come "alcolizzata", quando la vede ascoltare due ragazze e pensa "Siamo di nuovo estranee".

 

Nulla da eccepire sulla grammatica e sull'uso della punteggiatura, in questo caso però - nonostante siano funzionali allo stile adottato e al messaggio che si vuole trasmettere - trovo che i periodi narrativi (non le frasi pronunciate dai personaggi) siano un po' troppo striminziti, "mancanti" di qualche dettaglio aggiuntivo (come ha già fatto notare Nuwanda, ad esempio, in merito alla faccia della donna).

 

Comunque sia, tutto bene: a rileggerti! ;)

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Argh. Un peccato che sia solo un frammento e non ci sia  di più da leggere. Scorre benissimo e i dialoghi funzionano. Hai la capacità di sintesi per riuscire a rendere in poche righe un pensiero o un'emozione, per cui nella brevità del testo il risultato è uno scorcio vivido di quotidianità.

Forse qualcosa di più, perché le conversazioni casuali con passanti "subito estranei" difficilmente risultano così interessanti - il più delle volte non si arriva mai all'interazione tra due persone, ma si sputano fuori frasi di routine e basta. Il tuo frammento prende questa strada per arrivare a uno scambio più significativo, e restituisce uno di quei rari momenti di contatto, fuori dalla norma.

 

Complimenti, perché certi commenti sono proprio densi di significato. Tipo  "No, non capita.".

Il finale con quel commento sull'ammazzarsi è un po' repentino, complice la brevità del testo. Mi aspettavo un minimo di ragionamento in più - preoccupazione, stupore - da parte della protagonista, ma forse non sarebbe stato nello stile del testo (o non era nelle tue intenzioni) "ricamarci" troppo sopra. Ho gradito comunque quel "Ma no, non dovete.", che sembra riprendere il "ho sposato mio marito, ma non dovevo" della signora con la faccia abbronzata.

Niente da dire, la pecca è che si vorrebbe leggerne ancora.

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Una sentenza di morte. Tutto il breve, brevissimo racconto è scandito da un ritmo serrato che rende espressioni, emozioni e pensieri che paragonerei alla calata della ghigliottina. E il *zac* l'ho quasi sentito a quel "magari ci ammazziamo". Come diceva l'inventore di quella diavoleria? "Una brezza sul collo, poi più nulla". Esattamente come questo raccontino.

 

Ho trovato i dialoghi come quelli frustranti della commedia dell'assurdo, dove il significato rimane intrappolato e non riesce a esplodere. "Non dovevo" dice la signora, e non si capisce mai cosa non avrebbe dovuto. La curiosità sale e crolla nel momento in cui il racconto raggiunge la fine. Appunto, una sentenza di morte. È una fine così naturale eppure così tragica per un racconto del genere. Sento il bisogno di saperne il seguito, ma allo stesso tempo sono contento così, a vedere questo e sentire l'effetto che mi fa.

 

Appuntini:

 

 

 

Io le guardo gli occhi.

A mio dire è una frase inutile: il PoV è in prima persona della protagonista, e sarebbe bastato specificare il colore degli occhi per comprendere che lei stava guardando questi.

 

 

 

In mano ha una bottiglia di birra aperta.

Solo per far notare, credo sia vietato mostrare alcolici pubblicamente mentre si è per strada. Oppure la mia è disinformazione pura.

 

 

"Capita", azzardo.

"No, non capita."

Un passaggio esplosivo nella sua incomunicabilità. Se le avesse risposto "no, non si mangia" forse avrebbe trasmesso qualcosa di più. Confermo il mio parere sul fatto che questo frammento sia una sentenza di morte.

 

A rileggerci!

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E' il mio primo commento su questo forum. :asd: E ho deciso di farlo a questo frammento perché mi ha davvero colpito. Molto profondo, oserei dire. Prima di tutto, mi è molto piaciuto e l'ho trovato intenso, pieno di emozione e freddo insieme. Quel "Le guardo gli occhi" è una ricerca di un contatto, una cosa molto intensa. Personalmente, quando mi trovo davanti ad una persona che non conosco, difficilmente mi soffermo sugli occhi. Mi piace questa cosa! Poi ci sono le risposte un po' buttate lì, questa etichetta "alcoolizzata", quel "penso che non dovrei parlarle". Dall'altra persona percepisco una ricerca di contatto umano, una voglia di raccontarsi, di condividere. E per un attimo, quel contatto c'è, ma poi si sale sull'autobus. Bella davvero. Complimenti.

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Davvero un bel frammento, nulla da dire. Mi è piaciuto più che altro il rapporto di "toccata e fuga" dei due personaggi. La frase finale chiude in maniera tremendamente malinconica il tutto.

 

 Siamo di nuovo estranee

 

Pochi elementi essenziali, ma Piccoli, Precisi e Forti

 

Ora qui parte ciò che mi ha suscitato il racconto: Occasioni mancate; Rimpianto; Disillusione. Per le ultime due è stato facile individuarle, nel discorso dell' "Alcolizzata". Per la prima credo che sia più un impressione mia, pure azzardata mi sa, ma dimmi se sbaglio. La protagonista conosce una persona aspettando un mezzo. Sono entrambe sole e impegnate a fare la stessa cosa. Una volta che iniziano a parlare, con pochi sguardi la protagonista ha fatto le dovute considerazioni: -Alcolizzata-. Quando però sale sul tram si accorge di aver tralasciato qualcosa. La donna con la bottiglia ha accennato alla sua poco felice storia, ma lei oramai non ne conosce che pochi aspetti. Ora è tardi il tram è arrivato. E lei ripensando alla donna, non potrà che ricordarla come l' alcolizzata alla fermata e null'altro. Occasione sprecata appunto. Io ho colto questo spero di essermene anche solo lontanamente avvicinato. Spero di leggere altre cose scritte da te. A rileggerti.

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A me è piaciuto. In poche righe si riesce ad immaginare una storia complessa con diversi livelli di interpretazione. Tristezza, disperazione, rimpianti. Un buon spunto di riflessione sulle persone che si incontrano e si perdono. Su quanti avremmo voluto conoscere  meglio, su quanti invece abbiamo escluso dalle nostre vite a prescindere.

Lo stile senza fronzoli è coerente e calzante alla situazione di cui si parla. Brava.

Anche per me è il primo commento, ho scelto questo brano probabilmente perchè ci leggo delle analogie con i miei scritti. Mi piacciono le storie un po' a flash. Arrivederci.

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Sto aspettando il quattordici. Arriva una signora con un vestito a fiori, lungo.

"Questo va alle case popolari?" chiede. Io le guardo gli occhi. Ha una bella faccia.

"Non lo so, mi dispiace."

"Devo andare lì, c'è mio marito che aspetta. Non so se questo ci va" dice. In mano ha una bottiglia di birra aperta. Cambio subito etichetta: alcolizzata, scelgo.

"Questo va in Lorenteggio" dico.

"Che poi, mio marito. È una storia lunga."

"Non lo è sempre?" chiedo. Mi sta simpatica. Penso che non dovrei parlarle, ma ha una bella faccia abbronzata e credo di starle simpatica anch'io.

"Eh", dice. "Sai, ho sposato mio marito ma non dovevo. Ho conosciuto un suo amico. E ora sono sposata con mio marito, ma non dovevo."

Non sono sicura di cosa rispondere. "Capita", azzardo.

"No, non capita."

Rimaniamo a fissare il punto in cui dovrebbe sbucare il tram. Lei beve.

"Magari ci ammazziamo" dice.

"Ma no, non dovete."

"Magari sì" dice. Poi il quattordici arriva. Lei appoggia la birra lì, come se il prossimo passante potesse continuare a berla. Quando saliamo io fisso fuori dal finestrino e lei ascolta la conversazione fra due ragazze. Siamo di nuovo estranee.

 

Ciao JenniferStrife, premetto di essere nuova e che questo è il mio primo commento, non solo, è anche il primo frammento che leggo.

Devo dire che il tuo frammento...mi è piaciuto tantissimo giuro. Leggo molte cose, e a volte sembra che quello che leggo non riesce a catturarmi e a farmi immergere nella lettura, ciò che non è accaduto col tuo però. Mi hai catturata alla grande e mentre leggero, riuscivo ad immaginare la scena. Un pò mi ci sono rivista. Viaggio spesso in tram e in autobus e mi capita spessissimo di incontrare gente, all'apparenza strana, che inizia un dialogo con me. In particolare quando la donna con il vestito a fiori, pone una domanda alla ragazza, che però inizialmente la osserva prima di risponderle e la risposta è netta, garbata, ma ponendo una certa distanza, anche solo con le parole. Distanza che la donna però non sembra percepire, o come se volesse distruggerla, come se dentro di sè sentisse di dire qualcosa, come se avesse bisogno di parlare, di raccontare, con quel pò di amarezza, nata da un matrimonio che non avrebbe dovuto fare. Ma allo stesso tempo, come se non si volesse sbilanciare troppo, come a non voler turbare la ragazza. Sembra quasi trovarsi in dubbio: parlo o non parlo. Quando dice quel pò di troppo, ma abbastanza poco da non andare oltre.. non so se mi sono spiegata, mi ha fatto questa impressione quando la ragazza le dice dove porta un tram e lei risponde con una risposta che non è legata a quella della ragazza "che poi mio marito.. è una lunga storia". Inoltre mi piace quel tocco psicologico che è presente in ognuno di noi, quello di dare delle etichette, basati dall'apparenza: "in mano ha una bottiglia di birra aperta. Cambio subito etichetta: alcolizzata, scelgo". 

(ora so che quando esco con la birra mi prendono per alcolizzata poi.. hahah). 

Ma poi la donna, dopo la risposta della ragazza, torna a dire più del dovuto, a raccontare una breve parte della sua storia amorosa, legata all'amico e al marito, mettendo così in difficoltà la ragazza, che non conoscendo la storia di lei, nè avendo confidenza con la donna stessa, non sa cosa rispondere, ma sembrerebbe scortese restare in silenzio, quindi un pacato "Capito" dovrebbe bastare per troncare il discorso. Così sembra, visto che entrambe fissano un punto fermo.. ma la donna sembra temporeggiare, come a bere un sorso di coraggio, più che di birra, come se dovesse dire per forza, ciò che dirà subito dopo, quel: "Magari ci ammazziamo". superfluo, non avrebbe dovuto dirlo necessariamente, ma ha deciso di farlo. Non interessandosi più se mette o meno in difficoltà la ragazza, nè se questa possa prenderla per matta. Me la immagino persa nel vuoto, mentre dice quelle parole, come se più che condividerle con la ragazza, in realtà le stesse dicendo a se stessa, come a prenderne coscienza o ad autoconvincersi.. non so. mi ha fatto questa impressione. Poi il finale.. bellissimo aggiungerei.. quel "Lei appoggia la birra lì, come se il prossimo passante potesse continuare a berla." e quel " siamo di nuovo estranee" che mi ha colpita. Ho studiato psicologia, e in mente mi ha riportato quando ho studiato "i luoghi e i non luoghi", dove ci si trova in un luogo che in realtà sembra essere un non luogo, perchè manca di comunicazione tra le persone li presenti, e di altri punti che non sto qui a spiegare essendo che non sarebbero pertinenti, ma che appunto mette in rilievo come fino a poco prima, si trovavano sole, e hanno iniziato un dialogo, subito dopo,all'interno del tram nasce il silenzio, rotto dalle ragazze che chiacchieravano. molto chiaro inoltre il testo, ben curato e pulito.. almeno per me.. 

Okay io ho espresso un pò il mio pensiero, esaminando i punti che più mi hanno colpita, e riportando anche le impressioni che mi hanno dato.Non so se ho commentato bene o no, so solo che volevo dirti quanto mi fosse piaciuto questo frammento, davvero davvero bello. Complimenti!

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Sono tornata a controllare se c'erano nuovi commenti su questo frammento, e... sono rimasta senza parole. Grazie a tutti. ;__; Sono commossa per i complimenti e per i consigli azzeccati. Non visitavo il forum da un po' per macelli vari legati alla mia vita delirante, e trovare le vostre parole mi ha regalato un sorriso. Grazie davvero.

Se mi è possibile (spero non sia contro il regolamento, ma non mi sembra) faccio una domanda a chi ha commentato e/o commenterà: questo raccontino era il primo di una raccolta che sto scrivendo. Sarebbero tutti così: istantanee veloci e poco dettagliate che spero dicano qualcosa.

Secondo voi sarebbe carino leggerle? (No, non sto tentando di farmi pubblicità perché non ho nemmeno finito di scriverle e sono solo alla diciottesima. Chiedo se sia un progetto degno di essere portato avanti. :) )

Grazie ancora.

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Anche per me questo è il primo commento sul forum. Ho notato pareri estremamente positivi riguardo il tuo frammento e anch'io non posso far altro che esprimerne uno tale: ben fatto!

In poche righe hai evidenziato un aspetto della realtà che merita una vasta riflessione.

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Ogni progetto in cui crediamo è degno di essere portato avanti.

Il giudizio dei lettori è qualcosa che arriva solo dopo e nel frattempo bisogna lavorare per presentarci al meglio. L'idea di realizzzare un libro ricco di tante mini - storie non è una novità, ma sarebbe il caso di approfondire il discorso in un'altra sezione.

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Intervento di Moderazione:

 

columbia73 e Ivana, non è consentito l'uso dei punti reputazione in questa sezione. Fate attenzione.

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Anche per me questo è il primo commento sul forum. Ho notato pareri estremamente positivi riguardo il tuo frammento e anch'io non posso far altro che esprimerne uno tale: ben fatto!

In poche righe hai evidenziato un aspetto della realtà che merita una vasta riflessione.

 

Grazie di aver letto, sono felice che ti sia piaciuto. :)

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