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cal_ipso

Telegramma

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http://www.writersdream.org/forum/topic/27180-respiri/

 

 

 

Stazione

 

di notte

 

che è casa

 

che è mamma

 

un viaggio

 

e poi torno

 

lo giuro

 

ti abbraccio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Mmm mi sa che questa non è una poesia, sono più che altro piccoli pensieri, impressioni, propositi che non potevo non mettere giù ieri sera nel casino composto della stazione di Firenze, adesso vedrò se riorganizzarli o lasciarli lì come annotazione, intanto mi andava semplicemente di condividerli)

 

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Brava...

 

lo stile è quello dei frantumi post-grande guerra;

mi piace molto - che alle volte per passare da essenziali si accalcano cose a caso e via!

 

"che è mamma" l'ho letta con la voce di Gaber quando canta Shampoo!

 

Non taoccarli, brava!

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Giuseppe! Lo sai che un po' di tempo fa avevo pensato di provare a scriverne uno? E' abbastanza difficile, ma penso che ci riproverò, è qualcosa di interessante.

Grazie e a rileggerci :)

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Ciao Nicephore, ormai siamo amici noi ahah :walzer:  ma insomma se l'hai letta con la voce di Gaber è una cosa buona (come la mamma)! Comunque grazie, davvero non mi aspettavo questo risultato, come ho scritto, a me questi 'versi' non convincevano molto.

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Già il titolo, forse con sfumatura ironica, prelude a un componimento realizzato con economia di parole, che notoriamente le Poste della Repubblica fanno pagar care (chissà poi se in epoca smart, web e cotillon qualcuno spedisce ancora telegrammi).

Si presta in tal senso alla superficiale accusa di minimalismo (ammesso che sia un’accusa), ma poiché il termine ha spesso accezione negativa, connessa con disincanto, freddezza, etc., non è proprio il nostro (tuo) caso, visto il simpatico calore che emana, senza scadere nella sdolcinatezza proprio a causa della lieve brevità, che conferisce quella leggerezza/rapidità già prescritta dal buon Calvino nelle sue famose Dissertazioni Africane, cioè no, le Dispense Asiatiche, insomma, qualcosa del genere, ora mi sfugge.

Vale dunque sempre (o quasi) la vecchia regola che scrive bene chi scrive poco, salvo che uno non sia stato iscritto all’anagrafe con cognomi particolari (Tolstoj, Hugo), e badando comunque a non esagerare con le asciugature, come ci ammonisce lo scanzonato Nick Hornby, per non rischiare l’evaporazione totale.

In scia con quelli che mi hanno preceduto, ti consiglio di non cambiare niente, forse l’unica modifica che potresti prendere in considerazione è di raggruppare in quattro versi, anziché in otto (Stazione di notte/ che è casa che è mamma/, etc.), forse darebbe più compattezza, ma magari mi sbaglio.

Complimenti per la tua vena, e poi bisogna essere davvero puri di cuore per considerare mamma una stazione.

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Ciao massimopud, grazie del commento e del consiglio, io di solito preferisco i versi brevi brevi, ma voglio provare a fare come hai detto tu.

Comunque a te non è mai mai mai capitato di sentirla un po' come una sorta di mamma una stazione? Dai, non ci credo  :umhsi:

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Saranno piccoli pensieri, ma il risultato è notevole.

Trasmetti brevi immagini essenziali, e soprattutto efficaci, che riescono a trasmettere un calore, come brevi fiammate, quasi che senti il cuore scaldarsi un "millisecondo" e tornare normale ad ogni verso e ad ogni pausa.

Io non toccherei assolutamente nulla, ne la brevità dei versi (perfetta) ne la spaziatura tra gli stessi.

Il ritorno con l'abbraccio è talmente semplice da risultare sublime.

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Diciotto parole di cui otto fondamentali in otto piccole righe. Un telegramma scritto così ti costerebbe non poco. Eppure in questa essenzialità si vede un mondo, un'immagine che ognuno accosta al suo ricordo personale, io per esempio alla stazione di Formia. Scatta così l'emozione, perchè là, che ci faccio, a chi penso, quale viaggio, quale ritorno, chi abbraccio. Meno male che c'è di mezzo un viaggio, altrimenti dormire in stazione è tipico del vagabondo che è fuggito da qualcosa, da qualcuno. Poi il colore della notte e il calore della casa, della mamma. Vedi come sei stato bravo a suscitare commozione con otto righe e otto parole. Bravo. E' vero allora che l'anima pesa soltanto ventuno grammi. Vorrei poter dimostrare al contrario come invece anche mille parole potrebbero essere aride e fredde se scritte senza grazia, sincerità e passione.

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Ciao MatCuochins, sono contenta che ti sia piaciuto quello che ho scritto e che tu abbia notato la parte dell'abbraccio, quella mi è davvero cara.

Grazie del commento :)

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Ciao di nuovo, Sandro! Se sono riuscita a farti ricordare un momento, un posto, un pensiero, allora non potrei essere più soddisfatta, e ti ringrazio.

Comunque sono una garzoncella scherzosa, quindi brava mi si addice più di "bravo" ;)

A rileggerci.

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Tenera, dolce, estremamente semplice, come le parole che qualsiasi amante potrebbe rivolgere al proprio amore (o un figlio al genitore, o un fedele a Dio) prima di un viaggio - che ha l'irresistibile sentore di qualcosa di più di un semplice viaggio: una metafora dell'esistenza - . Per questo e per altri motivi m'è sembrata di fattura caproniana, complice anche l'eleganza tornita dei versi, da vero artigiano (la loro quantità è costante, l'accentazione regolare e armonica).

Davvero molto bella, estremamente diversa dal mio stile, eppure qualcosa che mi paicerebbe aver concepito anch'io.

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Breve, concisa ed essenziale. Crea una immagine definita ad ogni verso, a mio avviso funziona bene.

Ho provato una sorta di triste malinconia,le emozioni tenebrose sono quelle che mi ispirano maggiormente.

Piacere di averti letto. ????

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