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teacup

Il mostro della brevità

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Ciao a tutti! Condivido con voi uno dei miei tanti incubi, con la speranza di ricevere conforto :) siate clementi, come se non bastasse è la prima discussione che apro (oltre a quella di presentazione.) Tra l'altro spero sia la sezione giusta: forse è più da "questioni scrittevoli", ma mi viene da postarla qui perché, appunto, per me si tratta di un incubo.

Dopo qualche racconto sono alle prese con il mio primo romanzo e, inutile dirlo, ci sto mettendo tanta passione. Ho la storia abbastanza delineata in testa e sto proseguendo nella prima stesura piuttosto velocemente (per lo meno per i miei standard). Mi ero posta come obiettivo 300.000 caratteri, che secondo le mie ricerche dovrebbe essere la lunghezza media di uno young adult. Al momento però ho superato i 100.000 e sento di essere già a metà... e, a meno che la trama non mi riservi qualche sorpresa richiedendomi più di quello che ho previsto, non credo andrò oltre i 200.000. 

Ecco dunque l'incubo: il mio romanzo sarà troppo breve. La cosa mi demoralizza, ma del resto... non posso menare il can per l'aia. Continuo a ripetermi che la lunghezza è relativa, che dipende da quello che richiede la storia. D'altro canto mi dico anche che se è troppo breve sarà penalizzato, che sto sprecando energie per un lavoro che sarà troppo striminzito per avere un mercato, ecc. ecc.

Poi tra i miei libri vedo It di Stephen King accanto a uno di Banana... e un po' mi tranquillizzo, prima di ricominciare con la partita a ping pong.

Qualcuno mi salvi!

 

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Ciao Tazzina, 
nei primi tempi in cui ero approdato in questo sito avevo risposto a una domanda che riguardava la lunghezza media dei romanzi celebri.
Ecco il link:
http://www.writersdream.org/forum/topic/25499-lunghezza-romanzi-celebri/?p=445385

Qui vengono conteggiate le parole, mentre tu conteggi i caratteri. Beh, andando un po' a spanne, puoi dividere per 6 e avrai un risultato abbastanza attendibile. Oppure adopera il contatore del tuo programma di video scrittura: dovresti essere intorno alle 30 mila parole, ma controlla tu.
In tal caso, come puoi vedere, sei proprio nel minimo sindacale, come si suol dire, a livello della Fattoria degli Animali di Orwell, che già in parecchi considerano un racconto lungo, più che un romanzo.
Un suggerimento: nel tuo romanzo a un certo punto, all'interno della tua storia, invece di menare il can per l'aia, fai sbucare dal nulla, all'improvviso, un tizio che mena il can per l'aria, o perché il suo cane davvero vola, oppure perché lui è un pazzo e crede che lo faccia... Vedrai che spunti interessanti che ne usciranno: sarà un attimo arrivare ai caratteri che ti era prefissa!

 

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Ho fatto di recente la valutazione di un manoscritto "troppo corto".

Il problema in quel caso - e non era la prima volta che mi capitava - era riconducibile a uno sviluppo "scheletrico" della trama.  Mi spiego meglio.

L'autore si era fatto una scaletta, ben costruita a onor del vero, con tutti i passaggi fondamentali.  Il problema è che nello sviluppare il romanzo vi si era attenuto in maniera troppo rigida.  Ti faccio un esempio.

Scaletta del Capitolo 2

Luigi si sveglia e sente il desiderio di rivedere Laura.  Prende l'autobus e va a casa sua.

Quando lei apre la porta è stupita, perché ...  eccetera eccetera (è un esempio di fantasia, ovviamente).

Ora lo sviluppo della prima riga della scaletta occupava sì e no cinque righe del romanzo.  Luigi si sveglia con Laura in mente, sente che non può fare a meno di andare da lei.  Si lava e si veste in fretta e furia, scende le scale, va alla fermata, prende l'autobus, arriva a casa di Laura e suona.

Senza una descrizione.  

Com'è la casa di Luigi? Vive da solo o con i genitori? Ha un cane o un canarino da custodire?  Cosa mangia a colazione? Esce dalla porta di casa: c'è il sole? piove? tira vento?  C'è molta gente in giro?  E dentro l'autobus?  Quante fermate sono da casa sua a casa di Laura?  Cosa pensa mentre l'autobus procede?  Scende alla fermata: quanto dista da casa di Laura?  Che tipo di abitazione è? Una villetta a schiera? Un condominio? In centro o in periferia?

Nulla di tutto questo.  E così per il resto del capitolo e per tutti i capitoli del romanzo. La trama e tutto quanto è funzionale alla trama, ma nulla di più.

Ne viene fuori un lavoro di un piattume mortale; solo azioni che non permettono mai al lettore di immaginare un personaggio o un luogo.  Mai un incontro casuale o un personaggio di contorno... La trama era anche interessante e ben strutturata, ma resa in quel modo ne è uscita davvero malconcia.

Ti ho dato qualcosa su cui riflettere: anche il tuo romanzo soffre dello stesso problema?

O magari è soltanto un racconto lungo che tu ti ostini a voler trasformare in un romanzo.

Pensaci...

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Grande lezione da parte di Marcello, che in poche parole ti ha spiegato la differenza tra una storia e una Storia. Mi permetto solo di aggiungere quello che una volta è stato consigliato a me. Tu devi sapere tutto, ma proprio tutto dei tuoi personaggi, delle loro vite, delle loro abitudini, delle loro manie, fin nei minimi dettagli. Poi non è detto che tutti questi particolari tu li debba svelare tutti o tutti insieme, perché rischieresti di essere noiosa: alcuni li terrai nascosti, altri li tirerai fuori all'improvviso, quando la trama lo richiede. In ogni caso, come dire, devi avere una dispensa ben fornita, devi avere una bella scorta insomma, anche se non la darai in pasto tutta insieme a chi ti legge: rischierebbe un'indigestione!

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Ciao!

200K battute danno malcontate 180/200 pagine. Possono essere troppo poche. Ma anche troppe

Duecentomila battute (spazi inclusi) sono circa 63 pagine in formato A4. (per misurarlo ho preso il mio libro, ho selezionato duecentomila caratteri, per l'appunto, e ho trascritto il numero di pagine che avevo selezionato.

Nella classica cartella editoriale, unità di misura standard nel nostro campo, una cartella contiene circa fra le milleottocento e le duemila battute. Di conseguenza, facendo un rapido calcolo, si arriverebbe circa a 100/110 pagine (anche a seconda dell'impaginazione).

Misura che potrebbe andare bene forse per un saggio, per un estratto di un libro più grande o per un opuscolo volto a pubblicizzare un'opera più grande. Per un libro, mi sembrano decisamente poche.

 

L'unico consiglio che posso darti è questo: esercizio.

Quando io cominciai a scrivere, ormai tanti tanti anni fa, scrivevo storielle conclusive di venti pagine, e non mi capacitavo del motivo per cui la narrazione, tanto estesa e grandiosa nella mia testa, trovasse tutta posto in quella manciata striminzita di caratteri. Poi, col passare del tempo, le mie storie lievitavano. I personaggi aumentavano di numero e di profondità, gli ambienti e le atmosfere erano descritte meglio e i dialoghi non erano più un mero scambio di battute, ma una scena con delle movenze, delle gestualità, delle espressioni che permettessero di rendere i personaggi vivi, e non solo una voce avvolta nel buio. Senza contare poi che il processo di revisione aiuta ad aggiungere molte descrizioni o scene che magari avevi descritto in maniera approssimata durante la stesura, spinta magari dalla voglia di passare alla scena dopo, che letteralmente morivi dalla voglia di mettere su carta (perlomeno, io cado spesso in questo errore).

Il mio consiglio è quindi continuare a scrivere senza preoccuparti dei caratteri. Fatti travolgere da una scena che ti viene in mente sul momento, e non seguire una scaletta troppo rigida. Stravolgila pure, se pensi che il risultato sia migliore! Quando poi avrai finito di scrivere, prenditi settimane, prenditi interi mesi per rivederlo bene tutto e aggiungere qualcosa qua e là. Vedrai che i caratteri avranno persino superato le tue aspettative!

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La questione "lunghezza" non è un parametro assoluto ma relativo a un mucchio di fattori, tra cui ritmo del racconto, tematiche trattate, genere, pubblico di riferimento... Ad esempio, pubblicazioni pensate per il digitale spesso e volentieri sono snelle perché si immagina una fruizione più occasionale e meno "intensiva". Poi, come giustamente spiega Marcello, il problema della brevità è evidente quando c'è chiara percezione che il romanzo sia" prigioniero dell'intreccio"...
 

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Grazie a tutti per le risposte, leggerle mi è stato utile per chiarirmi le idee. Mi sono fatta un approfondito esame di coscienza, diciamo così. Fin dall'inizio ho cercato di strutturare la storia curando i dettagli, quindi il mio problema non consiste in passaggi troppo scarni, mancanza di descrizioni, o personaggi piatti perché appena abbozzati (almeno lo spero ;) ). Mi sono resa conto però di questo: dovrei dare più respiro alle subplot che ho creato, senza ovviamente far prendere loro il sopravvento, ma in modo da creare un contorno all'azione principale con cui si intersecano. 

Sì, 200.000 caratteri sarebbero troppo pochi. Decisamente. Quello che ho in testa è un romanzo, non un racconto lungo. Proverò a procedere con più calma, senza correre. Ecco, forse è l'impulso a "correre" che mi frega: non sto creando una storia scheletrica, ma forse troppo essenziale nell'azione. 

(Comunque, essere prolissa non fa parte di me, va detto anche questo ;) )

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Allora forza, Tazzina! Quando ci farai leggere qualcosa di tuo? Così potremo farci un'idea più precisa del modo in cui scrivi, non credi?

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Ciao!

200K battute danno malcontate 180/200 pagine. Possono essere troppo poche. Ma anche troppe

Duecentomila battute (spazi inclusi) sono circa 63 pagine in formato A4. (per misurarlo ho preso il mio libro, ho selezionato duecentomila caratteri, per l'appunto, e ho trascritto il numero di pagine che avevo selezionato.

Nella classica cartella editoriale, unità di misura standard nel nostro campo, una cartella contiene circa fra le milleottocento e le duemila battute. Di conseguenza, facendo un rapido calcolo, si arriverebbe circa a 100/110 pagine (anche a seconda dell'impaginazione).

Misura che potrebbe andare bene forse per un saggio, per un estratto di un libro più grande o per un opuscolo volto a pubblicizzare un'opera più grande. Per un libro, mi sembrano decisamente poche.

 

L'unico consiglio che posso darti è questo: esercizio.

Quando io cominciai a scrivere, ormai tanti tanti anni fa, scrivevo storielle conclusive di venti pagine, e non mi capacitavo del motivo per cui la narrazione, tanto estesa e grandiosa nella mia testa, trovasse tutta posto in quella manciata striminzita di caratteri. Poi, col passare del tempo, le mie storie lievitavano. I personaggi aumentavano di numero e di profondità, gli ambienti e le atmosfere erano descritte meglio e i dialoghi non erano più un mero scambio di battute, ma una scena con delle movenze, delle gestualità, delle espressioni che permettessero di rendere i personaggi vivi, e non solo una voce avvolta nel buio. Senza contare poi che il processo di revisione aiuta ad aggiungere molte descrizioni o scene che magari avevi descritto in maniera approssimata durante la stesura, spinta magari dalla voglia di passare alla scena dopo, che letteralmente morivi dalla voglia di mettere su carta (perlomeno, io cado spesso in questo errore).

Il mio consiglio è quindi continuare a scrivere senza preoccuparti dei caratteri. Fatti travolgere da una scena che ti viene in mente sul momento, e non seguire una scaletta troppo rigida. Stravolgila pure, se pensi che il risultato sia migliore! Quando poi avrai finito di scrivere, prenditi settimane, prenditi interi mesi per rivederlo bene tutto e aggiungere qualcosa qua e là. Vedrai che i caratteri avranno persino superato le tue aspettative!

Grazie del consiglio prezioso. In effetti il numero dei caratteri mi ha ossessionata fin dall'inizio. Proverò a farmi travolgere, come hai suggerito tu, senza preoccuparmi troppo della scaletta. Come ho scritto nella risposta generale, cercherò di dare più respiro alla storia... magari ci prenderò gusto e chissà, supererò la boa senza nemmeno accorgermene :)

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Allora forza, Tazzina! Quando ci farai leggere qualcosa di tuo? Così potremo farci un'idea più precisa del modo in cui scrivi, non credi?

Mi sto ancora ambientando nel forum, ma lo farò senz'altro!

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Tu devi sapere tutto, ma proprio tutto dei tuoi personaggi, delle loro vite, delle loro abitudini, delle loro manie, fin nei minimi dettagli. Poi non è detto che tutti questi particolari tu li debba svelare tutti o tutti insieme, (Alex)

Giustissimo, devi "metabolizzarli" ti verranno in aiuto da soli al momento opportuno. Parecchio tempo fa ho scaricato per curiosità un programma piuttosto macchinoso di cui non ho fatto uso...

Eccolo c'è ancora: https://www.google.it/search?client=ubuntu&channel=fs&q=bibisco&ie=utf-8&oe=utf-8&gfe_rd=cr&ei=ncrqVaTXDuWX8Qfi77ngAw

Contiene però una sorta di questionario, bello lungo, per caratterizzare i personaggi  in modo dettagliato che mi è sembrato utile.

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 Parecchio tempo fa ho scaricato per curiosità un programma piuttosto macchinoso di cui non ho fatto uso...

Eccolo c'è ancora: https://www.google.it/search?client=ubuntu&channel=fs&q=bibisco&ie=utf-8&oe=utf-8&gfe_rd=cr&ei=ncrqVaTXDuWX8Qfi77ngAw

Contiene però una sorta di questionario, bello lungo, per caratterizzare i personaggi  in modo dettagliato che mi è sembrato utile.

 

sembra interessante, una buona alternativa gratuita a Scrivener che uso io, peccato non ci sia per Mac...

Sarebbe bello qualcuno lo provasse e ne parlasse nella nuova sezione dedicata ai software

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App e social, dici? Mi sembra che ci sia un topic vecchio in cui si parla parecchio di Scrivener. Si potrebbe spostarla  e proseguire la discussione: la cerco.

 

Ho letto tutto il procedimento consigliato passo passo da bibisco senza poi praticarlo perché avevo già preparato delle  scalette  molto simili  (ero al terzo romanzo) e mi avrebbe rallentata. I questionari sui personaggi principali li ho invece compilati trovandoli utilissimi: ai miei mancavano diversi elementi  importanti che in seguito recuperato.

Quando pernserò a  un altro lavoro lo riprenderò senz'altro.

Chi ha in mente buone trame che tende a svolgere in modo "povero" dovrebbe senz'altro provarlo.

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Sto provando a scaricare il programma!

Ho così tanti personaggi che a volte tendo a dimenticarmi i dettagli fisici, come la forma degli occhi o il colore dei capelli! Comunque concordo, si potrebbe aprire una discussione nella nuova sezione!

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Scusate la doccia fredda, ma davvero non riesco a credere che la scrittura debba farsi matematica. Come si può misurare la bellezza di uno scritto, per di più un esordio, dal numero di pagine? O davvero ci si deve lambiccare sulle scarse probabilità di pubblicazione a causa dell'esiguità dell'opra? Perchè ricordiamocelo: essere pubblicati è una chimera. Che ci si autopubblichi è un'altro discorso (e per me del tutto lecito, tra l'altro), ma che in un momento così magico, delicato, intimo e creativo come la stesura del proprio primo romanzo ci si debba mettere a fare i conti di parole, cartelle, pagine e formati in nome di una ipoteticissima pubblicazione mi pare un pò eccessivo. Tra l'altro si ha un solo esordio a disposizione: e solo in questa occasione i lettori saranno indulgenti con l'autore. Goditela e basta, e scusami mille volte per la brutale schiettezza...

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dipende da come si considera l'atto dello scrivere:

  1. puoi scrivere per soddisfazione personale, non curandoti della pubblicazione o del giudizio dei lettori, e allora il parametro lunghezza diventa irrilevante.
  2. puoi ritenerti un "artista" e non volere che la tua arte venga contaminata da questioni commerciali.
  3. puoi pensare al frutto delle tue fatiche come a un prodotto che, al di là della sua validità artistica, qualitativa e contenuistica, va commercializzato e diffuso al maggior numero possibile di persone.

Tuti e tre gli approcci hanno pari dignità, ma nell'ultimo caso la lunghezza del testo e altri parametri, includibili nel termine "pubblicabilità" vanno necessariamente considerati: nel momento in cui si prevede di diffondere il proprio scritto, sia in autopubblicazione che attraverso un editore, i gusti e le esigenze del proprio arget di lettori vanno considerate. 

Tazzina in questo caso ha deciso per l' autopubblicazione e la diffusione gratuia, quindi può fare più o meno quel che vuole, nel caso avesse messo il suo racconto a pagamento, dubito che qualcuno avrebbe speso dei soldi per un testo così corto.

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Quoto Yattaman al 100%, stavo per scrivere esattamente le stesse cose. 

Se intendi proporre il libro a un editore devi tener conto eccome anche del fattore lunghezza.

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Ospite Andrea.Dee

Visto che siamo in tema di conteggio di parole, 140mila caratteri quante pagine potrebbero essere?

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Visto che siamo in tema di conteggio di parole, 140mila caratteri quante pagine potrebbero essere?

La cartella editoriale è di 1800 o 2000 caratteri, a seconda delle "filosofie", quindi intorno a 70/80. Per il numero di pagine di un romanzo entra invece in gioco l'impaginatura e il formato, quindi è impossibile rispondere :D

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Tu devi sapere tutto, ma proprio tutto dei tuoi personaggi, delle loro vite, delle loro abitudini, delle loro manie, fin nei minimi dettagli. Poi non è detto che tutti questi particolari tu li debba svelare tutti o tutti insieme, (Alex)

Giustissimo, devi "metabolizzarli" ti verranno in aiuto da soli al momento opportuno. Parecchio tempo fa ho scaricato per curiosità un programma piuttosto macchinoso di cui non ho fatto uso...

Eccolo c'è ancora: https://www.google.it/search?client=ubuntu&channel=fs&q=bibisco&ie=utf-8&oe=utf-8&gfe_rd=cr&ei=ncrqVaTXDuWX8Qfi77ngAw

Contiene però una sorta di questionario, bello lungo, per caratterizzare i personaggi  in modo dettagliato che mi è sembrato utile.

 

Mi sembra carinissimo... però non esiste la versione per mac, miseriaccia! Peccato, sono sempre a caccia di programmi di questo tipo ^_^

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Scusate la doccia fredda, ma davvero non riesco a credere che la scrittura debba farsi matematica. Come si può misurare la bellezza di uno scritto, per di più un esordio, dal numero di pagine? O davvero ci si deve lambiccare sulle scarse probabilità di pubblicazione a causa dell'esiguità dell'opra? Perchè ricordiamocelo: essere pubblicati è una chimera. Che ci si autopubblichi è un'altro discorso (e per me del tutto lecito, tra l'altro), ma che in un momento così magico, delicato, intimo e creativo come la stesura del proprio primo romanzo ci si debba mettere a fare i conti di parole, cartelle, pagine e formati in nome di una ipoteticissima pubblicazione mi pare un pò eccessivo. Tra l'altro si ha un solo esordio a disposizione: e solo in questa occasione i lettori saranno indulgenti con l'autore. Goditela e basta, e scusami mille volte per la brutale schiettezza...

Ma figurati, anzi, apprezzo la schiettezza, e non sei stato per nulla brutale. Capisco quello che intendi e in parte sono d'accordo. E' vero, è un momento magico, e forse non me lo sto godendo come dovrei. Ma come ha scritto Yattaman, dipende dalla motivazione per cui si scrive. Non mi ritengo un'artista al di sopra delle regole, e non scrivo per pura soddisfazione personale dato che non lascerò il mio romanzo in un cassetto, e molto probabilmente sceglierò la strada dell'autopubblicazione. Sto prendendo la stesura come un "lavoro serio" più che come un gioco, e dopo che l'avrò terminata mi rivolgerò a un editor. Una cosa che non ho detto è che ho un tentativo di romanzo alle spalle mollato per vari motivi, uno dei principali è che l'ho iniziato allo sbaraglio, senza tener conto di fattori importanti. Certo non si può far diventare la scrittura una questione di matematica, ma non voglio nemmeno partire svantaggiata in un'arena di leoni ;) se non sarà una CE a giudicarmi, lo faranno i lettori... 

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@teacup: non so se lo conosci ma Scrivener è ottimo, unica pecca costa 30 euri (ma li vale tutti)

Uso proprio Scrivener, lo adoro :) concordo, li vale tutti!

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Teacup posso solo augurarti di raggiungere la lunghezza desiderata senza che questo significhi perdere la bellezza di questo momento. Daje! :D

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dipende da come si considera l'atto dello scrivere:

  1. puoi scrivere per soddisfazione personale, non curandoti della pubblicazione o del giudizio dei lettori, e allora il parametro lunghezza diventa irrilevante.
  2. puoi ritenerti un "artista" e non volere che la tua arte venga contaminata da questioni commerciali.
  3. puoi pensare al frutto delle tue fatiche come a un prodotto che, al di là della sua validità artistica, qualitativa e contenuistica, va commercializzato e diffuso al maggior numero possibile di persone.

Tuti e tre gli approcci hanno pari dignità, ma nell'ultimo caso la lunghezza del testo e altri parametri, includibili nel termine "pubblicabilità" vanno necessariamente considerati: nel momento in cui si prevede di diffondere il proprio scritto, sia in autopubblicazione che attraverso un editore, i gusti e le esigenze del proprio arget di lettori vanno considerate. 

Tazzina in questo caso ha deciso per l' autopubblicazione e la diffusione gratuia, quindi può fare più o meno quel che vuole, nel caso avesse messo il suo racconto a pagamento, dubito che qualcuno avrebbe speso dei soldi per un testo così corto.

Hai dipinto perfettamente la situazione. Mi inchino al punto 3. Solo una nota: non sceglierò la diffusione gratuita ;) quindi a maggior ragione devo tener conto anche della lunghezza.

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Hai dipinto perfettamente la situazione. Mi inchino al punto 3. Solo una nota: non sceglierò la diffusione gratuita ;) quindi a maggior ragione devo tener conto anche della lunghezza.

Scusa ho contuso il thread con un altro in cui si parlava di un racconto da 10.000 caratteri   :facepalm: sono proprio rinco...

comunque al di là di quello, le mie argomentazioni restano :D

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