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massimopud

A day in the life

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/26373-corpi-a-noleggio/

 

A day in the life

 

Arriva sempre un giorno nella vita,

ogni volta puntuale, a mezzanotte,

a spostare in avanti la frontiera

dei millenni bruciati dietro noi.

Tra un secondo non c’è ancora nessuno

è un deserto oramai un secondo fa;

legioni intere di uomini e spettri

avanzano a miliardi, in equilibrio

sulla linea del fuoco che separa

quello che è stato da quel che sarà.

Entrano a ogni istante nell’ignoto,

qualcuno cade, ma ne arriva un altro,

la marcia non si può mai arrestare

e ognuno spera che non tocchi a lui.

Non sanno quando, dove, chi, però

arriva sempre un giorno nella vita

per ognuno, puntuale, a mezzanotte.

 

Metto le mani avanti: stavolta la minestra non è venuta granché, qualcosa non ha funzionato, però qua e là qualche verso si salva, perciò mi dispiaceva buttar via tutto. Cercheremo di fare meglio alla prossima.

 

 

 

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Se togli la scemenza della mezzanotte, e rifai tutta la parte dopo "Entrano a ogni istante nell’ignoto," secondo me viene fuori qualcosa di buono, aggiustando magari solo "dei millenni bruciati dietro noi.".

 

La parte centrale funziona, ma prima di commentare per bene devi sistemarla, e ti consiglio di farlo.

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Questo è un intervento di moderazione.

 

Buongiorno a tutti,
purtroppo devo intervenire pubblicamente per segnalare a Qualcuno che il suo commento è andata un po' oltre le condizioni di pubblicazione di questo forum.

Cito la parte del regolamento che lo riguarda:
 

2.14. I commenti negativi non devono essere espressi in tono saccente, superiore, sarcastico, sprezzante, offensivo o comunque lesivo della dignità dell’autore. Pena in caso di infrazione: richiamo, inibizione dell’uso della sezione Narrativa e Poesia, ban.


Onestamente, credo che definire 'scemenza' la scelta di massimopud (per quanto per te giustamente discutibile), risulti offensivo e poco rispettoso.

Io sono per il dialogo e per il confronto diretto. Per le critiche, anche feroci. Ma a scivolare sul personale ci vuole davvero poco e il rischio di degenerare è facilissimo.

Ti prego di considerare il mio richiamo in questo senso: come una richiesta di maggiore attenzione.
I tuoi commenti sono utili e ben voluti, ma vedi di prestare più attenzione a certe uscite ;)

Grazie

PS. passo più tardi a commentare la tua poesia, massimopud

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Curioso, Qualcuno, pensavo l’esatto contrario, che inizio e fine non fossero male e che quella debole fosse la parte centrale, ma i commenti servono proprio a questo, a spiazzare l’autore. Aggiustarla è impossibile, per come la vedo io una poesia non è né un romanzo né un racconto, o viene fuori bene dall’inizio oppure non ne vale più la pena. La “scemenza” (un po’ arrogante, se mi permetti), non so se si è capito, era ironica all’inizio, tragica (magari banale) alla fine. Prova comunque a commentarla, tanto l’ho già stroncata io presentandola.

 

Grazie, Nerio, aspetto il tuo commento.

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Se l'autore stesso critica la sua opera, mi sento di poterlo fare anche io, sbaglio?

 

Scemenza deriva da scemo (da scemare), significa qualcosa non intera, non completa, che ha un difetto.

Pensavo che tra scrittori si potesse avere un linguaggio più aperto proprio per la maggiore considerazione che si possiede dei termini stessi.

Perché ha un difetto quella frase? Perché tenta di introdurre un elemento di "scena" che non ha nulla a che vedere con il resto della poesia che parla di contenuti forti e chiusi in se stessi. Queste sono le poesie dove l'apparenza non deve essere inserita, altrimenti finisce per contaminare il buono che c'è.

 

Guarda caso poi la parte centrale che io ho appprezzato è proprio reputata la peggiore dall'autore, che bizzarra coincidenza ;)

Aggiustarla è possibilissimo Massimo, qualunque poeta ritocca i suoi lavori, senza stravolgere ovviamente.

Se non vuoi farlo, liberissimo, ma allora la prossima volta evita di dire che ti è venuto male, presentala e stop.

 

Siete viziati qui dentro, vi serve proprio un parere di un non scrittore come me, cercate di non sprecarlo accusandomi di essere arrogante, sono arroganti, i miei commenti, perché ogni commento di critica oggettivo deve esserlo.

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Rileggendo ho capito che al 100% la frase sulla coincidenza sarà interpretata in modo sarcastico, ma in realtà non era quella l'intenzione, mi sembra oggettivamente strana questa cosa, se altri vogliono esprimersi in merito magari chiariamo veramente questo "mistero".

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Questo è un intervento di moderazione

 

 

Tenendo presente che:

1.3. Non è tollerato un atteggiamento polemico, offensivo, ostile, denigratorio, provocatorio, petulante o sprezzante nei confronti degli utenti, dello Staff e del suo operato.

 

1.3.1. Non è consentito all’utente richiamato replicare e polemizzare pubblicamente. È possibile continuare la discussione o chiedere spiegazioni solo ed esclusivamente in via privata, tramite messaggio privato

 

1.3.2. All'utente non è consentito contestare le decisioni prese dall'amministrazione o dai moderatori. Come previsto dal punto 1.3.1. potrà chiedere spiegazioni privatamente, ma in ogni caso l'utente è tenuto e obbligato ad accettare i provvedimenti e le decisioni prese dallo staff.

 

Qualcuno, hai violato il Regolamento. Nerio era stato gentile e ti aveva ripreso verbalmente senza richiamarti. Visto la tua risposta, ancora arrogante, ti richiamo io ufficialmente.

Siete viziati qui dentro, vi serve proprio un parere di un non scrittore come me, cercate di non sprecarlo accusandomi di essere arrogante, sono arroganti, i miei commenti, perché ogni commento di critica oggettivo deve esserlo.

 

Tutti gli utenti qui dentro accettano critiche ed elogi nella stessa maniera. Puoi leggerti questo post per capire.
Accettiamo critiche costruttive, che "distruggano" una poesia o un racconto, ma non accettiamo denigrazioni gratuite, provocazioni sterili o supposizioni dispregiative, sparate a zero, sulla comunità (vedi prima frase sottolineata).
Ripeto: ogni commento di critica oggettivo è ben accetto, l'arroganza no. Io stesso sono molto critico nei commenti, ma non uso arroganza. La tua convinzione è evidentemente errata: sbagli il modo in cui ti poni.

 

Difenderò sempre il tuo diritto a commentare e dire la tua opinione, che è sempre ben voluta.
Condannerò sempre l'arroganza e la mancanza di rispetto.

 

Inoltre, hai scritto nel tuo primo messaggio:

La parte centrale funziona, ma prima di commentare per bene devi sistemarla, e ti consiglio di farlo.

 

I commenti servono proprio a far notare quello che si può sistemare. Non puoi pretendere che lo faccia prima che commenti. Il tuo commento è prezioso, non è fondamentale. Se non ti va di farlo, pazienza. Non muore nessuno.

Prima di rispondere a questo messaggio di moderazione, guarda bene il punto 1.3.2 del Regolamento, che ho ripreso poco fa. Se hai altro da dire, fallo via messaggi privato, contattando me o Nerio. 

Con rispetto.

Se hai altro da dire sulla poesia di massimopud, liberissimo di farlo.

Con rispetto, ripeto.
Grazie.

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Resto della mia opinione, non sarà certo un regolamento a farmela cambiare.

L'arroganza non è "una sparata a zero", serve per esprimersi esattamente come si pensa.

 

Siete Viziati dal fatto che siete tutti scrittori, questo non giova al tipo di commento che è sempre molto elaborato, scritto da uno scrittore che finisce per interpretare ciò che non è, oppure per elogiare cose che non esistono e via dicendo. Sono comunque commenti utilissimi, ampliano gli orizzonti di un lavoro, ma devono a mio parere essere accompagnati da una buona critica spietata, volutamente spietata, io l'ho fatto di proposito.

 

Se qui non è tollerato, allora eviterò di farlo, sia chiaro. Ma se qualcuno mi insultasse per un mio lavoro io ne sarei ben felice se non è un insulto finalizzato alla caciara ma a qualcosa di costruttivo.

 

La poesia di Massimo l'ho commentata in quel modo perché lui stesso aveva affermato di non essere contento, quindi pensavo fosse ben conscio di doverla aggiustare, tutto qui. 

 

 

 

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Questo è un intervento di moderazione


Vedo che non ci siamo capiti.
Qui vige un Regolamento, che va rispettato. Te ne sei infischiato.

1.3.2. All'utente non è consentito contestare le decisioni prese dall'amministrazione o dai moderatori. Come previsto dal punto 1.3.1. potrà chiedere spiegazioni privatamente, ma in ogni caso l'utente è tenuto e obbligato ad accettare i provvedimenti e le decisioni prese dallo staff.

 

Stai continuando a provocare. Bene: scelta tua. 
Altro richiamo (da 2 punti), con successivo ban temporaneo. 

Il tuo atteggiamento è sbagliato e non è tollerato in questo forum. 

Devi rispettare gli altri, compreso lo staff.

Buona giornata.

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Ciao Massimopud.

 

TI chiedo sin d'ora perdono se il mio commento non risulterà appropriato, perché la tua poesia - di fatto -  è la prima per la quale provo a dire la mia.

 

Non sono affatto competente sulla metrica e sul ritmo dei versi, quindi spero ti sia sufficiente apprendere quali sono state le mie "sensazioni" nel leggere il tuo componimento.

 

Ho letto, riletto e letto ancora una volta la tua opera: all'inizio mi entusiasma , ma - alla fine - mi lascia sempre un po' interdetto.

 

Per come "la vivo" mentre la leggo, la parte iniziale mi fa pensare al percorso evolutivo dell'intero universo in cui ci troviamo, quella centrale "sposta il tiro" sull'umanità e la parte finale punta il dito sull'istante in cui ognuno di noi "trapassa".

 

Partendo da questa discutibile considerazione, mi azzardo a dire che l'ambientazione la trovo "un po' tirata", ma alquanto efficace: quello che non colgo è invece il messaggio che vuoi far "passare" con queste tue parole.

 

Avverto una sensazione di eterno movimento, che pare inizialmente insensibile ai continui "stop & go" dei singoli e che alla fine si tramuta (in maniera per me non intuibile) in una brusca, definitiva frenata.

 

Intendiamoci: sicuramente non sono una persona portata a leggere poesie e comprenderne i significati più reconditi (anzi, mi sento estremamente ignorante in tal senso); quindi, più che un commento, considera questo mio intervento come una richiesta d'aiuto! ;)

 

[Nota per i mod: chiedo venia se questo non è il modo atteso su WD di come commentare una poesia... sto solo cercando di comprendere se ne ho le capacità e, in caso positivo, vorrei imparare a poterlo fare con una certa assiduità, altrimenti mi ritiro in buon ordine.]

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Ospite Oppili Filippo

Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/26373-corpi-a-noleggio/

 

A day in the life

 

Arriva sempre un giorno nella vita,

ogni volta puntuale, a mezzanotte,

a spostare in avanti la frontiera

dei millenni bruciati dietro noi.

Tra un secondo non c’è ancora nessuno

è un deserto oramai un secondo fa;

legioni intere di uomini e spettri

avanzano a miliardi, in equilibrio

sulla linea del fuoco che separa

quello che è stato da quel che sarà.

Entrano a ogni istante nell’ignoto,

qualcuno cade, ma ne arriva un altro,

la marcia non si può mai arrestare

e ognuno spera che non tocchi a lui.

Non sanno quando, dove, chi, però

arriva sempre un giorno nella vita

per ognuno, puntuale, a mezzanotte.

 

Metto le mani avanti: stavolta la minestra non è venuta granché, qualcosa non ha funzionato, però qua e là qualche verso si salva, perciò mi dispiaceva buttar via tutto. Cercheremo di fare meglio alla prossima.

 

Una "poesia-fantasy" senza visione spazio-temporale. Sembra quasi una visione che mi ricorda qualche scena di film fantasy stile harry potter.

Quindi un componimento fantasy che visto sotto questa ottica potrebbe risultare interessante. Tuttavia nel genere fantasy la fase descrittiva deve essere preponderante e signifitiva. Qui, permettimi, anche sotto questo punto dovresti lavorarci, anche nella gestione delle singole parole. Per esempio:

"legioni intere di uomini e spettri/avanzano a miliardi, in equilibrio/sulla linea del fuoco che separa/quello che è stato da quel che sarà."

anche se fantasy è troppo fantasy , non lo riesco proprio ad immaginare ne sotto il verso numerico (avrei preferito una descrizione di una landa completamente coperta dagli spettri) ne sotto il verso delle immagini ( con il fuoco dai un elemento corporeo a ciò che dovrebbe essere e restare un elemento ignoto, la linea tra quello che è stato e quello che sarà).

 

Comunque devo ammettere che uno genere fantasy-poetry potrebbe essere interessante se elaborato anche sotto l'aspetto del ritmo ( cosa che anch'io inseguo senza arrivare a toccarlo).

 

Ti spronerei a rielaborare il tutto sotto la visione fantasy che forse per ora fa solo da spunto.

 

un saluto.

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Grazie per aver commentato, Ettore70 e Oppili Filippo, il commento a una poesia è sempre libero e appropriato, nel senso che ognuno ci vede qualcosa di suo, che non è detto sia meno calzante rispetto a quelle che erano le intenzioni dell’autore.

Aggiungo solo qualche riga su quello che voleva essere questa poesia riuscita non troppo bene. L’argomento è il Tempo, e due immagini che lo rappresentano. La prima, che credo abbia  ossessionato schiere di filosofi e scrittori, è l’impalpabilità del presente, visto come una linea infinitesima che si muove senza sosta tra due infiniti, uno che non esiste più, il passato, e uno che non esiste ancora, il futuro. La seconda è questa: si immagini di essere su un’altura e di osservare una grande pianura percorsa da un incendio; in un certo istante, una parte della pianura sarà bruciata, quella rimanente è ancora integra, e in mezzo c’è il fronte del fuoco che avanza, come una linea incandescente. La poesia voleva fondere insieme queste due immagini, parlare della linea di fuoco su cui tutti ci muoviamo, che trasforma continuamente il presente in passato, bruciando tutto quello che incontra al suo passaggio. Non è venuta bene per due motivi fondamentali: 1) parecchi versi non sono un granché, perché troppo scontati, senza efficacia; 2) la poesia non ha il ritmo giusto, la disposizione dei versi con accento sulla penultima e sull’ultima sillaba produce a tratti (lo si nota leggendola ad alta voce) un ritmo fastidioso da filastrocca, che ne guasterebbe l’insieme perfino se tutti i versi fossero irreprensibili.

Il tema è stimolante, ci si può riprovare, se qualcuno vuole cimentarsi può tranquillamente prendere in prestito qualche verso di questa, così almeno la si ricicla.

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Carissimo Massimopud,
finalmente arrivo a commentare questa bella poesia che hai scritto. Vedrò questa volta di annoiarti un pò di meno (ma neanche troppo poco, eh :asd: ) con i miei discorsi alla Marzullo, andando un pò più sulla sostanza.

 

Inizio già con il darti un consiglio spassionato sullo scrivere (poesia, ma più in generale qualunque cosa): lo scrittore è il dio del suo mondo. Punto.

Che scriva cose ottime o mediocri, non importa: lui scrive e da vita alle parole. Gli altri leggono e commentano, ma solo perché lui (e solo lui) ha scritto. Per queste ragioni l'atteggiamento davanti alle critiche o ai commenti, dovrebbe essere sempre e comunque di superiorità. Attenzione: non nel senso di essere altezzoso e arrogante, di trattare tutti dall'alto in basso. Superiorità nel senso di essere cosciente della propria capacità creativa, rispetto al lettore, sull'opera che ha letto. In altre parole: per quanto una critica sia spietata e distruttiva, tu avrai sempre il potere di migliorare e di superarti. Perciò si umile e attento alle critiche, ma non umiliarti mai per quello che scrivi. Gli dei non lo fanno :la:
Ok, probabilmente ti ho solo confuso le idee :facepalm:
Andiamo a commentare va...
 

Arriva sempre un giorno nella vita,
ogni volta puntuale, a mezzanotte,
a spostare in avanti la frontiera
dei millenni bruciati dietro noi.

 

Bellissimo incipit. La puntualità di un evento fatidico e cruciale entra nell'immaginazione del lettore come una bomba. A contornarlo ci metti parole definitive come 'frontiera' e 'millenni', che di per sè servono a dare un senso prepotente di grandezza e di lontananza. Due sono le cose che noto in primis: il modo nichilista con cui hai definito la storia/passato ('millenni bruciati dietro di noi' fa davvero "fine del mondo") e l'uso della 'mezzanotte' come termine di confronto fra fine di un giorno (un giorno termina alle 23:59 :asd:) e fine di un'esistenza . Mi sembra che questi due elementi abbiano il pregio di estremizzare il significato di elementi quotidiani (fine di un giorno, il passaggio del tempo), facendoli diventare simboli potenti di trasformazione.
Come inizio spacca: estremo e potente.
 

Tra un secondo non c’è ancora nessuno
è un deserto oramai un secondo fa;

 

Ecco, qui la lettura si è un pò inceppata. Tutto a causa di questi due periodi non separati da nessuna punteggiatura, nè congiunzione. La scelta era forse dovuta all'idea di rendere fulmineo il passaggio da un secondo (quello dove non c'è ANCORA nessuno) e il suo successivo (quello che è ORMAI un deserto). Passando da un capoverso all'altro si avverte questo abisso temporale fra il prima e il dopo. L'idea è efficace ed espressa con forza, ma la forma in qualche modo ne risente. Certo: trovare un giusto equilibrio fra forma chiara ed essenzialità del componimento è difficile...
 

legioni intere di uomini e spettri
avanzano a miliardi, in equilibrio
sulla linea del fuoco che separa
quello che è stato da quel che sarà.

 

Ed ecco che torniamo a visioni assolute ed estreme. In particolare l'uso di parole come 'legioni', 'miliardi', 'fuoco' e 'linea [...] che separa' (leggi di nuovo 'frontiera'). Nel complesso lo spettacolo è quasi infernale: ci sono le legioni, i miliardi di uomini e spettri, il fuoco e questa idea di passaggio a sbarramento. E pensare che stavi solo parlando della differenza fra quei due secondi!
Ancora una volta la parola d'ordine è 'estremizzare'. Nel complesso questo pezzo è molto forte, ma forse un pò troppo carico: l'attenzione del lettore viene un pò disorientata a causa di periodi molto lunghi, abbondanti di termini notevoli.
Non è che forse il tuo voler mettere le mani avanti derivava da questo passaggio? Comunque tu la vedi è la parte certamente più densa del componimento e forse per questo necessità di maggiore attenzione e cura nell'interpretazione.
 

Entrano a ogni istante nell’ignoto,
qualcuno cade, ma ne arriva un altro,
la marcia non si può mai arrestare
e ognuno spera che non tocchi a lui.

 

Altra visione superbamente infernale. Forse qui più che prima si fa evidente il senso del tormento e della dannazione. Continuando la descrizione del passaggio 'in equilibrio' (fra ciò che è stato e ciò che sarà), i protagonisti (spettri e uomini) entrano nella scena futura e procedono su di una linea sempre più pericolante. Qualcuno cade e sparisce, ma presto viene sostituito, perchè questo gioco all'eliminazione non 'non si può mai arrestare'. Quel 'mai' fa decisamente paura: leggendo meglio capisco infine che l'oggetto di questio gioco è proprio la sopravvivenza, l'idea di restare (ancora) attaccato alla vita. In sostanza ripeti e rinvigorisci l'idea (di prima) che il processo è distruttivo e imperituro. L'unica novità forte di questo passaggio è il senso della solitudine nell'ultima frase:"ognuno spera che non tocchi a lui". La disperazione dei protagonisti in un certo senso è proprio questa: il fatto di poter solo sperare che non tocchi a loro e non di poter semplicemente fermare il meccanismo di cui sono vittime. Onestamente questa parte rallenta un pò la lettura e disperde il pathos: avevi già reso benissimo il concetto fino alla parte prima, con pochissime parole/dettagli. Si salva solo (appunto) l'ultima frase.
Ciò non toglie che il componimento resta sempre 'forte' e coinvolgente.
 

Non sanno quando, dove, chi, però
arriva sempre un giorno nella vita
per ognuno, puntuale, a mezzanotte

 

Conclusione simile all'incipit, così che il poema risulti quasi un ciclo. La novità (interessante) è il cambio di soggetto che, se da principio era il poeta, adesso è diventato proprio quella legione di uomini. Questo 'trucco' fa si che il protagonista sia automaticamente ascritto nella lista delle vittime dell'esistenza. Come a dire 'anche io sono fra quei migliardi'.
La ciclicità in poesia ha anche lo scopo di trasmettere un senso di ritorno, di eterno ripetersi ma con l'acquisizione di una nuova coscienza. Ciò che mi piace di più in questo finale è il fatto che da un significato del tutto nuovo all'incipit della poesia: leggendola una seconda volta, il protagonista non sarà più lo stesso. Non sarà (per intenderci) un poeta altezzoso e superbo, che guarda la scena con distacco e alienazione, ma uno di quei migliardi che sa di dover combattere ogni secondo, rischiando di sparire.

In sintesi: forse un pò troppo verbosa, carica e strabordante di termini altisonanti, ma nel complesso un bel pezzo di poesia 'titanica'. Il messaggio vibra di una potenza drammatica, degna dello Sturm und Drang. Fossi in te rivedrei (ammesso che sia lecito chiedere ad un dio di rivedere la sua creatura :asd:) un pò i passaggi di mezzo, magari semplificando i periodi.
Pollice su!
A rileggerci

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Caro Nerio, grazie mille per il tuo commento, che è fin troppo generoso. Può darsi che io sia stato ipercritico verso questa poesia, in effetti autogiudicarsi è sempre estremamente difficile, a volte uno crede di aver scritto chissà cosa e invece non ha il minimo riscontro positivo dagli altri, altre volte succede il contrario. I motivi per cui la giudico non riuscita li spiegavo nella risposta a due commenti precedenti, e in effetti anche tu sei d’accordo nel ritenere che la parte centrale è un po’ troppo carica e altisonante e andrebbe quantomeno asciugata e ripulita, resa più essenziale. Concordo sul fatto che inizio e fine non sono male, aprendo e chiudendo il cerchio del motivo ispiratore. In realtà, come accade spesso (almeno a me), è da lì che sono partito, mi capita quasi sempre anche nei racconti: c’è uno spunto iniziale che ti mette in moto, poi pensi subito al finale, il problema dei problemi dello scrittore sta quasi sempre in come riempire/collegare quello che sta in mezzo tra inizio e fine, se uno ci riesce ha fatto tombola, il guaio è che a volte il sandwich non si farcisce bene (dopo la minestra, il sandwich, si capisce che sono da solo in città? Per fortuna da sabato prossimo è vacanza!)

Grazie ancora e a risentirci presto.

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A mio avviso questa non è poesia ma prosa.

 

Sono frasi compiute spezzate a cercare di emulare un verso, capita spesso a chi prova a scrivere in poesia.

 

Se si ricompongo le singole frasi, senza più lo spezzatino dei versi, si hanno frasi normali, di senso compiuto, come in un tema.

 

Questo è il problema.

 

Almeno a mio parere. Preferisco in questo caso essere schietto, spero si apprezzi.

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A mio avviso questa non è poesia ma prosa.

 

Sono frasi compiute spezzate a cercare di emulare un verso, capita spesso a chi prova a scrivere in poesia.

 

Se si ricompongo le singole frasi, senza più lo spezzatino dei versi, si hanno frasi normali, di senso compiuto, come in un tema.

 

Questo è il problema.

 

Almeno a mio parere. Preferisco in questo caso essere schietto, spero si apprezzi.

Ciao, Mariano, il tuo commento è pienamente legittimo, ci mancherebbe, anzi, in parte lo condivido. Casomai sono le motivazioni un po' deboli, a seguire il tuo ragionamento sembra che una frase per essere poetica, non debba avere senso compiuto. Non so, ad esempio, "Nel mezzo del cammin di nostra vita" non è un verso poetico perché si capisce cosa vuol dire? Comunque, riassumendo, io ci avevo messo minestra e sandwich, Mariano aggiunge lo spezzatino, ancora qualche commento e qui ci scappa una mangiata alla grande, forza, ragazzi, sul menù c'è ancora posto!

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Ciao massimopud!

Premesso che non me ne intendo e che non so quanto i miei commenti possano essere attendibili ti dico quello che penso.

Trovo particolarmente bello il verso iniziale, da cui immagino derivi il titolo della poesia, anche se in realtà non capiso perchè tu abbia deciso di scriverlo in inglese.

Per il resto trovo l'insieme apprezzabile, l'unica cosa che non mi convince molto è "a mezzanotte", mi sembra che suoni un po' come una forzatura, scritto per concludere un verso che altrimenti non sapevi come chiudere, però non so, forse per te aveva un particolare significato.

Poi penso che i versi, nonostante siano abbastanza lunghi, restino comunque i versi di una poesia: non sono d'accordo con chi ha commentato dicendo che hai fatto della prosa e non della poesia, innanzitutto perché i tuoi versi non mi suonano per niente come frasi spezzate, poi siccome penso che una poesia non è data esclusivamente dalla forma, ma dal contenuto, che deve avere una radice personale, e credo di poter definire la tua una poesia perchè mi fa pensare che questo "giorno nella vita" tu più o meno lo conosca, direttamente o per sentito dire.

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Ciao massimopud!

Premesso che non me ne intendo e che non so quanto i miei commenti possano essere attendibili ti dico quello che penso.

Trovo particolarmente bello il verso iniziale, da cui immagino derivi il titolo della poesia, anche se in realtà non capiso perchè tu abbia deciso di scriverlo in inglese.

Per il resto trovo l'insieme apprezzabile, l'unica cosa che non mi convince molto è "a mezzanotte", mi sembra che suoni un po' come una forzatura, scritto per concludere un verso che altrimenti non sapevi come chiudere, però non so, forse per te aveva un particolare significato.

Poi penso che i versi, nonostante siano abbastanza lunghi, restino comunque i versi di una poesia: non sono d'accordo con chi ha commentato dicendo che hai fatto della prosa e non della poesia, innanzitutto perché i tuoi versi non mi suonano per niente come frasi spezzate, poi siccome penso che una poesia non è data esclusivamente dalla forma, ma dal contenuto, che deve avere una radice personale, e credo di poter definire la tua una poesia perchè mi fa pensare che questo "giorno nella vita" tu più o meno lo conosca, direttamente o per sentito dire.

Eh, sì, il giorno nella vita lo conosciamo (e lo conosceremo) tutti; il titolo era una citazione, una delle più famose canzoni dei Beatles.

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"Entrano a ogni istante nell’ignoto,

qualcuno cade, ma ne arriva un altro"

 

Bellissima poesia, quel pezzo mi ha colpito più di tutti.

Da qui in poi mi è piaciuta di più rispetto all'inizio, ma comunque resta bella e scorrevole.

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Ciao massi, a me è piaciuta. Sono assolutamente d'accordo con te, l'inizio ed il finale sono, a mio modo di vedere più che buoni. Trovo degli inciampi e una costruzione un po' stentorea in alcuni passaggi centrali come dici tu.

 

 

 

 

Entrano a ogni instante nell'ignoto

qualcuno cade ma ne arriva un altro

la marcia non su può mai arrestare

e ognuno spera che non tocchi a lui.

 

 

Ecco secondo me sono questi versi, soprattutto il terzo e il quarto, fanno perdere allo scritto quella scorrevolezza e musicalità che si riscontra nell'inizio e nella parte finale, per essendo perfettamente coerenti con il resto sembrano un po' fuori posto.

Beh forse le minestra non ti è venuta bene ma che diresti di provare a dargli un aggiustatina? Si sa che a volte la ribollita è ottima.

Comunque non male ciao :)

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Premetto che questa è l'opinione di una non intenditrice, più che altro di una lettrice. Cercherò di essere il più oggettiva possibile.

La poesia non mi ha colpito particolarmente, mi è piaciuto molto il pezzo iniziale, diciamo fino a qui:

Arriva sempre un giorno nella vita,

ogni volta puntuale, a mezzanotte,

a spostare in avanti la frontiera

dei millenni bruciati dietro noi.

Tra un secondo non c’è ancora nessuno

è un deserto oramai un secondo fa;

Mi piace il concetto di un momento che arriverà e stravolgerà tutto, la speranza che c'è dietro l'intera poesia, dunque.

È un deserto oramai un secondo fa

In particolar modo, questa frase è proprio bella!

Però, se posso darti un consiglio più concreto, anche se non so se essendo in te accetterei un consiglio da me, forse al posto di

Arriva sempre un giorno nella vita

Avrei utilizzato "un momento"

"Arriva sempre un momento nella vita,

Ogni volta puntuale, a mezzanotte. "

La parte centrale non l'ho ben compresa ed è quella che modificherei. La fine invece

qualcuno cade, ma ne arriva un altro,

la marcia non si può mai arrestare

e ognuno spera che non tocchi a lui.

Non sanno quando, dove, chi, però

arriva sempre un giorno nella vita

per ognuno, puntuale, a mezzanotte.

È d'impatto e mi piace molto, ovviamente sostituierei ancora giorno con momento.

qualcuno cade, ma ne arriva un altro,

la marcia non si può mai arrestare

e ognuno spera che non tocchi a lui.

A mio parere, la parte migliore. A rileggerti :)

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Cari/e Refusi e Marzia, grazie dei vostri commenti. Ho già fatto ampia autocritica, per cui non mi dilungo (e poi difendere la creatura è sempre un po' ridicolo). Per ironia della sorte, la poesia che forse mi è venuta peggio tra quelle postate su WD è stata quella di gran lunga più letta e con più risposte. Se avete tempo e voglia, provate a leggere le altre, secondo me sono migliori (e magari anche qualcuno dei racconti a capitoli, ne approfitto spudoratamente).

P.S. Se l'ultima frase è pubblicità sleale, non se ne tenga conto.

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