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Suni

La sensualità del cuore nudo

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Commento

 

 

Dove sta scritto che il cuore

è meno impudico e sensuale della carne?

Quando mi spoglio delle timidezze,

e come coscia dalla gonna spostata ad arte

lascio intravedere un lembo d’animo,

d’io grezzo,

di discinto sentimento

mi sento più nuda, più ardita che alla sera

quando lascio cadere i vestiti a terra

e sono solo pelle e forme e polpa.

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Niente male, Suni, niente male.

Dieci versi "nudi", ma scritti con fermezza e coraggio.

Le parole che hai utilizzato sono semplici, le immagini fruibili e immediate, ma tutto si tiene bene insieme, ogni parola è al suo posto.

Non è facile servirsi d'una cifra espressiva simile, senza scadere nel banale risciacquato o nel basso retorico comune.

Apprezzo in questo caso anche la scelta e l'uso che fai del verso libero, spezzato molto bene secondo cesure corrette e a effetto.

Molto bene, d'ora in poi ti terrò d'occhio :D

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Hey Suni,

mi piacciono le entrate in pompa magna. E quale entrata migliore di una poesia un ciccinino dissacrante? Sì sì dissacrante perché descrivere in questo modo il cuore lo spoglia di quel ruolo sacro e aulico e ampolloso che ha spesso ricoperto... perché poi? Bah! Il cuore è di una crudeltà clamorosa. E' un maledetto sadico. Ma c'è dell'altro. Alla fine lasci comunque intendere la differenza tra cuore (anima) e corpo ponendo il primo sopra il secondo. Non mi trovi d'accordo ma non ti starò a tediare con la mia visione materiale delle cose.

 

Vabbè dai, veniamo alla parte analitica.

Usi il verso libero, non mi piace. Detesto il verso libero. Sì sì hai scelto le parole con cura, foneticamente si accostano ma è un maledettissimo verso libero e per quanto curato non sarà mai melodico come un settenario o un endecasillabo (possibilmente con linguaggio moderno e non aulico e ampolloso). Sarebbe curioso capire perché usi il verso libero. Ti piace proprio il verso libero oppure non hai la benché minima idea di come costruire un verso degno di questo nome (a livello melodico intendo)?

 

Invece il significante è da bava alla bocca (e non per idrofobia). Meraviglioso. Mi piacciono le parole utilizzate, le adoro! Lessico costruito, scelto con cura, parole inserite con minuzioso lavoro come quello di un mosaico. Quanto hai impiegato a scriverla? Minuti, il tempo di tirarla giù? Ore? Giorni. Dai, fammi capire come sei!

 

Ti terrò d'occhio anch'io, spero!

 

P.S.: carina la gatta, sembra la mia Giallona :D

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Niente male, Suni, niente male.

Dieci versi "nudi", ma scritti con fermezza e coraggio.

Le parole che hai utilizzato sono semplici, le immagini fruibili e immediate, ma tutto si tiene bene insieme, ogni parola è al suo posto.

Non è facile servirsi d'una cifra espressiva simile, senza scadere nel banale risciacquato o nel basso retorico comune.

Apprezzo in questo caso anche la scelta e l'uso che fai del verso libero, spezzato molto bene secondo cesure corrette e a effetto.

Molto bene, d'ora in poi ti terrò d'occhio :D

Ti ringrazio Lilithor!

Ero molto combattuta sul condividere o meno questa poesia e in generale una qualunque.

Butto giù pensieri (ecco, non mi riesce neanche di chiamarle poesie!) d'istinto, di cuore e di pancia. Poi, più che rileggere, ascolto e correggo le "note stonate".

Lo faccio da sempre ma solo negli ultimi anni mi sono dedicata alla cura, all'analisi di quanto trasferivo su carta.

Scriverne per me è sempre stato mero sfogo, dar voce a ciò che provo quando si fa ingombrante.

Dunque, per quanto mi diletti in questo senso da tanto tempo, solo recentemente ho dato un nome a questa passione e ho sentito il bisogno di migliorarmi. Soprattutto di imparare!

Questa tediosissima premessa era solo per dovere di cronaca ma il succo è che, titubante com'ero (e sono), mi ha fatto sinceramente felice il tuo apprezzamento.

A volte quando scrivo, vedo. Altre, provo. In questo caso è stato un mix e dunque non potrei essere più contenta del tuo"Le parole che hai utilizzato sono semplici, le immagini fruibili e immediate".

In sostanza: grazie.

Credo e spero ci confronteremo di nuovo!

Un abbraccio 

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Ma figùrati, cara Suni (tra l'altro, ho letto anche il tuo racconto, e forse lo commenterò).

Non c'è bisogno di premesse (almeno con me), basta il coraggio della schiettezza.

Hai fatto bene a postare la tua poesia (che rivela una certa maturità intellettuale e una consapevolezza proficua del mezzo linguistico, soprattutto mi dice che la "pancia" c'entra, ma è gestita molto sapientemente dalla "testa").

Non sono un tipo "dolce di sale", come si dice, ma difendo con il bazooka spianato l'onestà intellettuale.

Ah, non sono neanche un falso modesto. Dunque, all'occorrenza, d'ora in poi con me potrai sentirti libera di vantarti (più o meno scherzosamente / elegantemente) dei tuoi sudati meriti o dei tuoi traguardi personali (ogni tanto, bisogna pur farlo) :D 

Sicuramente, avremo modo di confrontarci ancora.

Un caro saluto.

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Hey Suni,

mi piacciono le entrate in pompa magna. E quale entrata migliore di una poesia un ciccinino dissacrante? Sì sì dissacrante perché descrivere in questo modo il cuore lo spoglia di quel ruolo sacro e aulico e ampolloso che ha spesso ricoperto... perché poi? Bah! Il cuore è di una crudeltà clamorosa. E' un maledetto sadico. Ma c'è dell'altro. Alla fine lasci comunque intendere la differenza tra cuore (anima) e corpo ponendo il primo sopra il secondo. Non mi trovi d'accordo ma non ti starò a tediare con la mia visione materiale delle cose.

 

Ah beh, per come la vedo io se da una parte il cuore è celebrato, venerato, a volte direi sopravvalutato, io penso che sotto sotto lo si sminuisca parecchio.

I sentimenti non sono solo sacralità, bellezza e cuoricini ma anche malizia, trasgressione, impudicizia e rivelazione. E poi che c'è di più poliedrico e misterioso del sentire? Il corpo in confronto, per me, diventa di una noia bestiale.

Grazie del "ciccinino dissacrante", l'ho gradito!

 

Vabbè dai, veniamo alla parte analitica.

Usi il verso libero, non mi piace. Detesto il verso libero. Sì sì hai scelto le parole con cura, foneticamente si accostano ma è un maledettissimo verso libero e per quanto curato non sarà mai melodico come un settenario o un endecasillabo (possibilmente con linguaggio moderno e non aulico e ampolloso). Sarebbe curioso capire perché usi il verso libero. Ti piace proprio il verso libero oppure non hai la benché minima idea di come costruire un verso degno di questo nome (a livello melodico intendo)?

 

Se ignoro a pie' pari e mi rannicchio nell'angolo a vergognarmi un po'?  

Vuoi sapere (dai che già la sai!) la verità sulla scelta del verso libero? Ebbene si: sono un'inetta!

Per dirla con parole tue, non ho la (quasi) benché minima idea di come costruire un verso degno di questo nome (lacrime e sangue).

In realtà la teoria la conosco, è ad applicarla che stento.

Sai quante volte ho tentato di debellare il famoso verso libero? UNA.

​Dopodiché m'è venuta l'ansia, mi sono sentita del tutto incapace e pigra come sono non ho più tentato. Anche perché sinceramente, nella mia testa dovermi "forzare" di seguire la metrica è porre un limite al mio sfogo. Perché per me di questo si tratta.

E mi dico: perché trasformare una mia risorsa mentale utile, in una fatica?

Ecco, mi odio quando lo penso ma... lo penso.

Sappi comunque che mi detesto per questa convinzione ottusa e "comoda" e mi piacerebbe tanto imparare. Almeno trovare il giusto input per tentare.

Consigli? (a parte: farlo)

 

Invece il significante è da bava alla bocca (e non per idrofobia). Meraviglioso. Mi piacciono le parole utilizzate, le adoro! Lessico costruito, scelto con cura, parole inserite con minuzioso lavoro come quello di un mosaico. Quanto hai impiegato a scriverla? Minuti, il tempo di tirarla giù? Ore? Giorni. Dai, fammi capire come sei!

 

Comporre questi versi si è rivelato diverso dal solito. Di norma la carta è immediatamente successiva alla testa, ma stavolta no.

Ho acchiappato al volo un pensiero, l'ho sviscerato, me lo sono cantato (si, quasi cantato) in testa e poi l'ho buttato giù. L'ho lasciato decantare (lo faccio spesso o rischio di gettare ogni volta tutto al fuoco) e il giorno dopo era chiaro cosa stonasse, cosa filasse, quali termini s'incastrassero a livello di logica ma soprattutto di, passami il termine, musica.

Ho composto e scomposto, giocato con le parole e i pensieri. Fatto questo l'ho osservato dall'esterno e spezzato a seconda dell'emozione.

Accidenti come mi spiego male, spero comunque di aver reso l'idea del percorso intrapreso per scriverla.

Come dicevo a Lilithor da appena qualche anno affino, perfeziono, cerco (a volte molto a lungo) i termini giusti, quelli che rendono meglio tenendo il ritmo.

Da bava alla bocca sono alcuni tuoi componimenti. Ieri ne ho letti diversi e che dire? Unisci il dono del saper accostare parole, le giuste parole, con la conoscenza e il buon utilizzo della materia. Complimenti sinceri!

E grazie per le belle parole che senz'altro mi infondono... speranza! Vorrei imparare e migliorare. Dunque di nuovo: consigli? 

 

 

Ti terrò d'occhio anch'io, spero!

 

Senz'altro ne avrai modo e ne sarò felice!

 

P.S.: carina la gatta, sembra la mia Giallona :D

 

Si tratta di un ometto. Feroce, permaloso ma in effetti piuttosto belloccio  : Love 2 : 

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Ospite

Ecco, se posso permettermi parto da qui:

Anche perché sinceramente, nella mia testa dovermi "forzare" di seguire la metrica è porre un limite al mio sfogo.

"Ingabbiare" il sentimento in un "tentativo di metrica" assolutamente no. Libero sfogo in versi liberi, quindi, a mio parere. ;)

Però ha ragione Arcadia: il ritmo e la musicalità non sono prescindibili in poesia, a meno di rare eccezioni. La loro presenza o assenza fa la differenza fra vera poesia e puro sfogo dell'anima (ancorché molto ben riuscito).

Non ho molto da aggiungere al parere di Arcadia riguardo il significante e, dato che sono molto meno allergico di lui al verso libero, ti dirò che questo tuo lavoro mi è molto piaciuto.

L'ultimo verso è davvero potente.

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Ma figùrati, cara Suni (tra l'altro, ho letto anche il tuo racconto, e forse lo commenterò).

Non c'è bisogno di premesse (almeno con me), basta il coraggio della schiettezza.

Hai fatto bene a postare la tua poesia (che rivela una certa maturità intellettuale e una consapevolezza proficua del mezzo linguistico, soprattutto mi dice che la "pancia" c'entra, ma è gestita molto sapientemente dalla "testa").

Non sono un tipo "dolce di sale", come si dice, ma difendo con il bazooka spianato l'onestà intellettuale.

Ah, non sono neanche un falso modesto. Dunque, all'occorrenza, d'ora in poi con me potrai sentirti libera di vantarti (più o meno scherzosamente / elegantemente) dei tuoi sudati meriti o dei tuoi traguardi personali (ogni tanto, bisogna pur farlo) :D

Sicuramente, avremo modo di confrontarci ancora.

Un caro saluto.

Caro Lilithor,

mi piaci! Non ci sto provando eh, solo apprezzo come ragioni.

Sappi che mi prodigo spesso in premesse, che giammai (mai dire mai, però) mi leggerai vantarmi e che sono piuttosto... disarmata! Nel senso che applico la sincerità anche contro il mio stesso interesse (che omettere non è mentire, eppure io manco zitta riesco a stare).

Postare la poesia è stata un po' una sfida (solo la parola mi fa stare male!) e sono lieta di averlo fatto. Come pure di potermi confrontare con voi. Suona banale? Di sicuro, ma lo penso sul serio e fortemente.

Non mancherò di leggere i tuoi lavori, non so' se li commenterò tutti (in questa sezione non me la sento) ma di certo, a mia volta, ti osserverò a distanza. Sono certa che sarà interessante!

Un caro saluto a te.

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Ecco, se posso permettermi parto da qui:

Anche perché sinceramente, nella mia testa dovermi "forzare" di seguire la metrica è porre un limite al mio sfogo.

"Ingabbiare" il sentimento in un "tentativo di metrica" assolutamente no. Libero sfogo in versi liberi, quindi, a mio parere. ;)

Però ha ragione Arcadia: il ritmo e la musicalità non sono prescindibili in poesia, a meno di rare eccezioni. La loro presenza o assenza fa la differenza fra vera poesia e puro sfogo dell'anima (ancorché molto ben riuscito).

Non ho molto da aggiungere al parere di Arcadia riguardo il significante e, dato che sono molto meno allergico di lui al verso libero, ti dirò che questo tuo lavoro mi è molto piaciuto.

L'ultimo verso è davvero potente.

Sai che c'è? Secondo me, a volte, si corre il rischio di fare il passo più lungo della gamba. E con obiettività estrema ti dico che non so' se sarei in grado di conciliare in modo "sano" la metrica e il mio sentire.

Quindi, come mi fai notare (e hai centrato il punto!), temendo di non saper gestire questo tipo di approccio - IL tipo. Quello "giusto", lo so' - mi risparmio l'impresa. O almeno finora così ho fatto a parte un fugace, imbarazzante e deludente tentativo.

Tra l'altro sono una persona che tende a demoralizzarsi facilmente e che temo non si voglia abbastanza bene da darsi fiducia, ragion per cui rischierei seriamente di guastare un canale di sfogo per me necessario.

Arcadia ha più che ragione e ti dirò di più, come ho scritto a Lilithor "... non mi riesce neanche di chiamarle poesie!", le mie. 

"Sfogo dell'anima" mi piace e calza e il tuo gradimento per questo, di sfogo, mi rende felice.

Grazie per la tua sensibilità e le parole che mi hai regalato.

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Se ignoro a pie' pari e mi rannicchio nell'angolo a vergognarmi un po'?  

Vuoi sapere (dai che già la sai!) la verità sulla scelta del verso libero? Ebbene si: sono un'inetta!

Per dirla con parole tue, non ho la (quasi) benché minima idea di come costruire un verso degno di questo nome (lacrime e sangue).

In realtà la teoria la conosco, è ad applicarla che stento.

Sai quante volte ho tentato di debellare il famoso verso libero? UNA.

​Dopodiché m'è venuta l'ansia, mi sono sentita del tutto incapace e pigra come sono non ho più tentato. Anche perché sinceramente, nella mia testa dovermi "forzare" di seguire la metrica è porre un limite al mio sfogo. Perché per me di questo si tratta.

E mi dico: perché trasformare una mia risorsa mentale utile, in una fatica?

Ecco, mi odio quando lo penso ma... lo penso.

Sappi comunque che mi detesto per questa convinzione ottusa e "comoda" e mi piacerebbe tanto imparare. Almeno trovare il giusto input per tentare.

Consigli? (a parte: farlo)

 

Quando muovevo i primi passi con la metrica impiegavo molto tempo ad "azzeccare" il tempo e gli accenti e spesso toppavo alla grande. Assolutamente normale ma non deve demotivarti dal cominciare. Lao Tse ha detto: "Anche il viaggio più lungo comincia con un piccolo passo" e ti assicuro che imparare la metrica non è poi un viaggio così lungo. Sulla metrica ci sono state - anche in questo forum - numerose diatribe (molto costruttive). A mio avviso spesso si commette l'errore di accostare la metrica all'arcaico. Nulla di più sbagliato. Secondo me la metrica non è altro che la piena consapevolezza della musicalità della propria lingua. 

Vabbè tutto 'sto pippone per dirti che se e quando inizierai sarà un po' ostico ma pian piano ti verrà naturale. Consigli, dici? Leggi, leggi e ancora leggi tante poesie in metrica... e accosta il tutto con un buon testo (il Beltrami, ad esempio).

 

Comporre questi versi si è rivelato diverso dal solito. Di norma la carta è immediatamente successiva alla testa, ma stavolta no.

Ho acchiappato al volo un pensiero, l'ho sviscerato, me lo sono cantato (si, quasi cantato) in testa e poi l'ho buttato giù. L'ho lasciato decantare (lo faccio spesso o rischio di gettare ogni volta tutto al fuoco) e il giorno dopo era chiaro cosa stonasse, cosa filasse, quali termini s'incastrassero a livello di logica ma soprattutto di, passami il termine, musica.

Ho composto e scomposto, giocato con le parole e i pensieri. Fatto questo l'ho osservato dall'esterno e spezzato a seconda dell'emozione.

Si vede che è elaborato ed è un bene. In questo paese, che ormai definisco paese di "poeti" ma non di lettori di poesia, si tende a confondere la Poesia con il diario del cuore. Certo, un diario un po' più affascinante ma la Poesia non è un mero sfogo, è molto di più. E' una chimera e il Poeta è Bellerofonte. Ma qui la storia cambia, a volte Bellerofonte vince, a volte perde - vi ho anticipato il mio prossimo tatuaggio :P

Ha ragione queffe, spesso si leggono sfoghi non poesie - e non parlo di metrica. Qui ho visto molta poesia, sicuramente iniziata da uno sfogo ma quest'ultimo è stato elaborato, sezionato e misurato pezzo per pezzo e da quel caos è venuta fuori La sensualità del cuore nudo. Non lo trovi miracoloso?

 

Da bava alla bocca sono alcuni tuoi componimenti. Ieri ne ho letti diversi e che dire? Unisci il dono del saper accostare parole, le giuste parole, con la conoscenza e il buon utilizzo della materia. Complimenti sinceri!

 

E se ti dicessi che a me molte (quasi tutte) non piacciono affatto? Non più perlomeno. L'istante è passato e le ho lasciate andare. Ma ti ringrazio :)

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Chissà che il famoso input per tentare di nuovo di addomesticare la metrica non lo troverò proprio nei tuoi suggerimenti!

Vorrei tentare e tenterò. Tenendo presente che non sarà una passeggiata ma, con un po' di pazienza, se non altro potrei ottenere un bel "pastrocchio musicale"!

Non che mi senta un'artista (proprio no no no) ma il saper trasformare, modellare quello che nasce come mero sfogo o fugace pensiero in un incastro consapevole di parole e immagini, lo definisco arte, otre che meraviglioso. Se anche solo vagamente e in minima parte mi sono avvicinata a questo, beh, è bellissimo.

Ti capisco quando dici che le tue poesie col tempo smettono di piacerti. A me i miei PENSIERINI, a rileggerli mi danno proprio la nausea! Forse i sentimenti invecchiano sciupando anche le parole? Per quanto mi riguarda si, ma capita quasi solo coi miei scritti.

Ti invito però, nonostante il "lasciar andare", a tenere presente il valore obiettivo che una poesia curata e consapevole come la tua, mantiene a prescindere dagli istanti!

Un abbraccio e grazie ancora. Spero di condividere presto con voi i miei esperimenti!

Saluti a Giallona!

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Cara Suni,

innanzitutto ben trovata e grazie per aver condiviso qui il tuo componimento. Essendo la prima volta che leggo una tua poesia, ti chiedo scusa in anticipo se andrò (forse) troppo nel dettaglio, ma trovo giusto analizzare in modo accurato il primo poema che leggo di un autore.

La poesia mi ha colpito già dal titolo. Forse per l'accostamento di termini che di solito (appunto) sono relegati ad aree morali diverse: da una parte il cuore che nell'abusato luogo comune del romanticismo spiccio vediamo raffigurato come un palloncino rosso ( :love: ) e dall'altra la sensualità e la nudità, che invece identificano qualcosa di fortemente fisico e carnale. Attorno a questo contrasto si articola tutta la tua poesia, esprimendo in modo molto raffinato questo concetto.

Ma procediamo per gradi:

Dove sta scritto che il cuore

è meno impudico e sensuale della carne?

La poesia comincia con una domanda, volutamente provocatoria (quel 'dove sta scritto' che suona un po' come un contro ribattere) che in un solo momento sviluppa il tema del componimento, spiega il titolo e la tesi dell'autore. In questo colpo fulmineo ho apprezzato molto l'immediatezza del tuo modo di scrivere. Arriva dritto al lettore senza troppi giri o artifici letterali.

Quando mi spoglio delle timidezze,

e come coscia dalla gonna spostata ad arte

lascio intravedere un lembo d’animo,

d’io grezzo,

di discinto sentimento

Squisitamente sensuale e provocatorio. Continuando la linea dell'introduzione, i versi continuano a giocare sul contrasto (voluto) fra temi morali diametralmente opposti, in questo caso l'idea della timidezza che cozza con quella dello spogliarsi (che invece dovrebbe richiamare l'impudicizia). Bellissima similitudine fra la coscia che sporge dalla gonna e la parte intima del poeta che sguscia fuori. Ottieni molto più che coinvolgere l'attenzione del lettore: lo porti esattamente dove vuoi arrivare. Ovvero a dimostrare che l'anima (dunque il cuore) sa essere bramoso e carnale come il resto del corpo. La ripetizione dei tre complementi (di.. di... di...) ha la funzione di rimarcare questo aspetto. ora, personalmente trovo la triplice ripetizione complementare molto difficile da usare, senza commettere il rischio di banalizzarla. Tu te la sei cavata introducendo degli aggettivi 'particolari' che sviano l'attenzione dal termine effettivamente richiamato (animo, io e sentimento). Brava, tuttavia alleggeribile.

mi sento più nuda, più ardita che alla sera

quando lascio cadere i vestiti a terra

e sono solo pelle e forme e polpa

Bellissima conclusione. Il sentimento che predomina questo ultimo passaggio è chiaramente quello del coraggio misto al pudore, un sentimento intrigante che ha l'effetto di coinvolgere maggiormente il lettore. Soprattutto quel 'più nuda' che forza notevolmente l'immaginazione. L'aggettivo 'nuda' difatti non dovrebbe essere ragionevolmente assoluto? Cosa può essere 'più nudo' del normale non indossare vesti? Esattamente come spieghi: il lasciare scoprire il proprio animo. Ecco allora spiegato tutto il senso della poesia: il vero ardire (quindi l'osare, il bramare qualcosa oltre la mera carne) sta proprio nel mostrare l'interno, sotto l'ulteriore vestito della carne. Il cuore quindi non è più un mero oggetto da cartolina, ma diventa qualcosa di vivo, brutale e impudico.

In sintesi: una poesia assolutamente efficace, provocante e diretta. Apprezzabile l'uso di versi sciolti e un uso della lingua semplice, ma con qualche studiato termine tecnico. Condivido appieno la profondità del pensiero sotteso. Un ottimo componimento. Da rileggere.

A rileggerci :la:

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Ciao Nerio,

anche se con un po' di ritardo ci tengo a ringraziarti per l'accurato commento, lieta che abbia apprezzato la poesia e ragionato così profondamente sul suo significato.

Inutile commentare a mia volta quanto hai scritto perché ogni tua osservazione è esatta, ogni messaggio interpretato perfettamente; dal titolo, all'accostamento di termini e aggettivi solitamente non abbinabili, alla voglia di esprimere sì, sensualità e provocazione, ma allo stesso tempo timidezza. Il tutto finalizzato ad un'esaltazione dell'interiorità, della capacità di seduzione dell'animo profondo, da denudare come il come il corpo.

Insomma, le tue riflessioni corrispondono totalmente al mio intento.

Di nuovo grazie e a presto  :thumbup:

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Ospite Oppili Filippo

Commento

 

 

Dove sta scritto che il cuore

è meno impudico e sensuale della carne?

Quando mi spoglio delle timidezze,

e come coscia dalla gonna spostata ad arte

lascio intravedere un lembo d’animo,

d’io grezzo,

di discinto sentimento

mi sento più nuda, più ardita che alla sera

quando lascio cadere i vestiti a terra

e sono solo pelle e forme e polpa.

 

Non leggo quanto detto prima dagli altri per non farmi influenzare. Spero di non dire cose già dette o meglio, nel caso accada , forse, avrò visto bene.

Apprezzo quando da te scritto nel quale sento anche un buon ritmo e musicalità. Mi stona solo il finale con la parola "polpa" che , solo personalmente, collego ai pomodori e non alla carne. Se mi fosse permesso esprimere una opzione da me vista piacevole azzarderei un "e sono solo pelle e forme e poco penso" che riprende "sentimento" e gli si oppone lasciando l'idea dell'abbandonarsi del corpo.

 

Se sempre mi è pemesso, vedo quanto scritto una bella introduzione a qualcosa che possa raccontare il sentimento di quanto sognato e bramato.

 

ma è solo una sensazione.

 

un saluto. 

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Ciao! A me è piaciuto molto il "pensiero" che hai "buttato giù", per dirla come hai scritto tu pochi commenti fa. Non ne so niente di poesia e quindi non so quanto peso tu possa darmi, ma ti dico che ho apprezzato non solo il contenuto, che condivido al 100%, ma anche la forma, fiera e decisa, che ti sei sentita di utilizzare.

Sono curiosa di leggere qualche altro tuo "pensiero"!

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Ciao! A me è piaciuto molto il "pensiero" che hai "buttato giù", per dirla come hai scritto tu pochi commenti fa. Non ne so niente di poesia e quindi non so quanto peso tu possa darmi, ma ti dico che ho apprezzato non solo il contenuto, che condivido al 100%, ma anche la forma, fiera e decisa, che ti sei sentita di utilizzare.

Sono curiosa di leggere qualche altro tuo "pensiero"!

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Ciao a te, e grazie mille per le tue parole.

Inutile dire che mi fa piacere il tuo apprezzamento e sono contenta di aver rispecchiato un pensiero condiviso.

Li chiamo "pensieri" e non poesie, perché non mi sento all'altezza di definirli tali, ma qualunque sia la parola giusta, restano un pezzo di me e un regalo - più o meno gradito - da condividere nella speranza di emozionare.

In questo momento mi sto dedicando perlopiù alla scrittura narrativa, ma sono certa non mancherà occasione di condividere altro materiale più o meno... poetico  ;) 

Di nuovo grazie! 

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Ciao Suni!

Questo non vuole essere un commento tradizionale, ma solo un complimento. Non sono in grado di commentare le poesie, e tanti commenti utilissimi ti sono già stati fatti.

Volevo solo dire che la poesia mi è piaciuta tantissimo; è espressiva, dolce ma decisa allo stesso tempo grazie all'uso sapiente del verso libero (che non amo, ma tu mi hai fatto apprezzare) e dell'a capo.

Ammetto di essere un po' invidiosa. Scriverò una poesia ogni dieci anni ma mi piacerebbe essere in grado di scriverne così.

Ancora complimenti, poesia davvero bella.

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Ti ringrazio Fading, mi fa davvero piacere il tuo apprezzamento!

E non è il caso di essere invidiosa, credimi, che ogni tanto partorisco della roba improponibile! Poi ogni tanto mi dice bene e sforno qualcosina di decente.

Personalmente succede quando l'emozione va di pari passo con la necessità di sentire la penna tra le mani (poesie ne scrivo solo su carta, mai al pc) e, naturalmente, con un'atmosfera conciliante, serena.

Ancora grazie, davvero!

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