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Ospite

Come le ragazze di quindici anni. Come i soldati di vent’anni.

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Ospite

Commento

 

Lei ha 15 anni. E se ne sta lì, a terra, singhiozzando.

Con il vestitino bianco strappato e le ginocchia sbucciate. I polsi legati, stretti tra loro sopra la testa bionda, ben saldi al termosifone della sua stanza, la stanza in cui è cresciuta nella piccola casa a un solo piano, vicino al fiume. La guerra le ha portato via tante cose. La scuola, le amiche, gli amici. Suo padre, morto sul fronte un anno fa. Il suo fidanzatino, richiamato come riservista da qualche settimana. La guerra le ha portato via tante cose, sì. Ma non la sua innocenza. Non ancora almeno.

Lui ha 20 anni. E se ne sta lì, sul letto, fumando una sigaretta.

Con gli anfibi sporchi di fango e la divisa macchiata dal sangue di chissà quale nemico. Guarda attento la stanza di quella ragazzina, soffermandosi ora su questo ora su quell’altro particolare. I mobili colorati. Le foto appese al muro. Le bottiglie d’acqua piene a metà da cui spuntano fiori profumati. La guerra lo ha portato via da tante cose. Un lavoro tra i boschi, le serate spensierate con gli amici, la sua famiglia. Una ragazza che amava e di cui ricorda ancora il nome, ma di cui a fatica ricorda il viso.

 

I soldati in ritirata erano arrivati all’alba e avevano preso il villaggio sul fiume, indifeso, senza troppe difficoltà. Avevano fatto saltare il ponte, passaggio forzato per l’esercito nemico, su cui avevano già diverse ore di vantaggio. Poi avevano rastrellato tutte le case e legato ogni donna, ogni ragazza, ogni bambina che avevano trovato. In modo che non potessero scappare. I pochi uomini rimasti, i bambini e gli anziani li avevano portati tutti in Chiesa. Li avevano riuniti lì, in ginocchio, davanti a un Dio che quel giorno sembrava essersi scordato di loro.

 

Lei ha 15 anni. E ascolta con occhi sbarrati le urla delle donne e delle bambine del villaggio che sente lontane oltre la finestra aperta. Aperta su un cielo troppo azzurro e limpido. Ascolta con occhi sbarrati le urla di sua madre che sente  vicine oltre la porta chiusa. Chiusa su pensieri troppo neri e sporchi. Sua madre, che quella mattina l’aveva stretta forte a se e le aveva detto con voce dolce e sicura:

- Non preoccuparti. Andrà tutto bene.

Le sembra di avvertire ancora il suo odore che sa di buono, e se chiude gli occhi può sentire ancora il calore del suo seno. E il suo cuore battere forte, mentre le ripete:

 - Non preoccuparti. Andrà tutto bene.

Lui ha 20 anni. E ascolta con orecchie distratte le risate dei soldati della sua compagnia che sente lontane oltre la finestra aperta. Aperta su un cielo troppo azzurro e limpido. Ascolta con orecchie distratte le risate del suo compagno d’armi anziano che sente vicine oltre la porta chiusa. Chiusa su pensieri troppo neri e sporchi. Il suo compagno d’armi anziano, che quella mattina l’aveva guardato dritto negli occhi e gli aveva detto con voce ferma e sicura:

- Non preoccuparti. Andrà tutto bene.

Gli sembra di vedere ancora il suo coltello recidere con gesto secco la gola di uomo che aveva provato a fuggire dalla Chiesa, e se chiude gli occhi può sentire ancora l’odore di quel sangue caldo che si era pulito sui pantaloni della divisa, mentre gli ripete:

- Non preoccuparti. Andrà tutto bene.

 

Il Capitano gli aveva dato due ore. Due ore per stuprare ogni donna, ogni ragazza, ogni bambina.

- Andate, aveva detto, e godetevi il vostro premio. Il vostro premio meritato. Entrate in ogni casa e non abbiate pietà. I loro uomini non ne hanno avuta per le nostre donne.

Qualcuno gli chiese se dovessero ucciderle, dopo. Il Capitano aveva allargato le braccia, dicendo ai suoi soldati di fare come ritenevano più opportuno. Lui stesso ancora non sapeva se giustiziare gli uomini, i bambini  e gli anziani radunati nella Chiesa. Ci avrebbe pensato dopo. Dopo aver stuprato una ragazza, la più bella del villaggio, che aveva reclamato per se.

 

Lei ha 15 anni. Lui ha 20 anni.

Lei ora lo guarda terrorizzata, immaginando cosa le farà. Lui ora guarda il soffitto, mentre finisce la sua sigaretta.

È entrato nella sua casa col suo compagno d’armi anziano, quello con cui formava una coppia. Le coppie più solide in tempi di guerra. Quest’ultimo le ha preferito sua madre, ancora una bellissima donna. Lei l’ha giudicata troppo acerba.

- Magari è anche vergine… lascio a te l’onore. Semmai dopo ce le passiamo…

Aveva detto ridendo al ragazzo.

Che ora ha finito la sua sigaretta e si alza dal letto. Si affaccia alla finestra e rimane qualche secondo a guardare il fiume, che a quella casa passa vicinissimo. Scorre lento. Tranquillo. Apparentemente incurante delle sofferenze degli uomini.

Il giovane soldato sorride e si mette a girare per la stanza con aria stanca. Apre e richiude cassetti e mobili. Quando spalanca le ante dell’armadio rimane stupito dai tanti vestitini che vede appesi. Lo lascia aperto, si inginocchia davanti alla ragazzina e le prende il mento con una mano. La sente tremare. Non riesce neanche a urlare per quanto è impaurita.

- Sono tuoi quei vestiti?

 Le chiede il soldato. Lei risponde di sì con un cenno del capo.

- Sono tanti vestiti.

Le dice, poi si alza e si mette davanti all’armadio, sfiorandoli con le mani.

- Non ricordavo neanche si potessero avere così tanti vestiti. I soldati hanno solo una divisa. Sempre la stessa divisa.

Torna in ginocchio, davanti a lei. Ha un coltello in mano, ora. Lei piange. Piange e singhiozza. Lui passa la lama sulle sue cosce. E le dice:

- Tu ti alzi al mattino… ti immagino… ti vedo. Ti alzi, apri il tuo armadio e scegli un vestito. Puoi indossare un vestito diverso ogni giorno. Ma la tua anima è sempre la stessa.

La lama sale. Sul pube. Sulla pancia. Sui petto. Lei non sente quasi più nulla se non la voce del soldato. Non sente quasi più le urla delle donne oltre la finestra.

- Io invece mi alzo con addosso sempre la stessa divisa. Questa divisa. Ma posso indossare un’anima diversa ogni giorno, sai?

La lama sale. Sui seni. Sul collo. Sul viso. Lei ora non sente più nulla se non la voce del soldato. Non sente più le urla di sua madre oltre la porta.

- Quando uccidi un uomo senza pietà… un ragazzo come te magari… quando vedi la sua vita scorrere via… Che anima indossi, quel giorno? E quando stupri una donna? Che anima è, quella?

Il coltello le accarezza le guance. Le labbra. Le palpebre. Il cuore nel petto le sta esplodendo. Dalla gola solo un urlo soffocato. Un urlo muto e silenzioso.

- Ma oggi ho scelto un’anima bianca. Bianca e azzurra. Bianca come il tuo vestito… azzurra come il cielo. O come il fiume. Sai nuotare?

Lei fa sì con la testa. Ha gli occhi appannati dalle lacrime. La lama sale. Le sfiora i polsi, poi recide la corda, liberandola. Il soldato la prende tra le braccia e l’aiuta a scavalcare la finestra.

- Corri al fiume. Corri senza voltarti e attraversalo nuotando più veloce che puoi. Di là sarai al sicuro.

Le dice.

E lei corre. Corre senza voltarsi e si getta nel fiume. E nuota. Nuota più forte che può verso la riva opposta.

E lui la guarda.

La guarda e pensa a chi ogni mattino si alza e deve decidere che vestito indossare.

Come le ragazze. Le ragazze di quindici anni.

La guarda e pensa a chi ogni mattino si alza e deve decidere che anima indossare.

Come i soldati. I soldati di vent’anni. 

Modificato da Ospite

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Letto.

 

ben saldi al termosifone della sua stanza, la stanza in cui è cresciuta

 

Taglierei: in questo si ha una maggior effetto a causa del frapporsi della stessa parola.

 

 Lei ha 15 anni. E ascolta con occhi sbarrati le urla delle donne e delle bambine del villaggio che sente lontane oltre la finestra aperta.

 

Potresti anche mettere le urla e le imprecazioni che sente, ma forse perderebbero l'impatto narrativo.

 

- Magari è anche vergine… lascio a te l’onore. Semmai dopo ce le passiamo…

 

Aveva detto ridendo al ragazzo.

 

Un mio amico dice che il gerundio è cacofonico ed impreciso, perché è difficile capire quando o in che modo viene fatta una certa azione.  Siccome indica la contemporaneità, lui usa un esempio del genere " al diavolo! disse bevendo"... come fa a parlare se beve? 

 

Appena ho letto il titolo già avevo capito il tipo di racconto, ed ammetto che quasi non volevo leggerlo  :asd:.

Alt, non per te - che sei coolissimo - ma perché certe cose mi fanno un po' impressione e preferisco evitarle.

Come pochissimi qui - insieme ad Inc - hai la capacità di essere rapido negli eventi, cioè di condensare passato e azione in pochissime righe senza sembrare frettoloso e riuscendo a caratterizzare i personaggi, cosa che mi stupisce. 

Il pezzo in questione non ha la tragedia della ragazza e nemmeno il lieto fine, anche lo stile sembra quasi essere sospeso tra l'entrare nello splatter e un narratore distaccato, cosa molto particolare.

 

Spero di aver limitato il numero di cazzate dette.

 

Alla prossima ^^.

 

 

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Apro subito con una segnalazione ortografica: “l’aveva stretta forte a se”, con un “se” orfano del proprio accento. Lo stesso succede in “che aveva reclamato per se”, alla fine del secondo inciso in corsivo. Sempre in quel paragrafo c’è anche un problema di consecutio, col passato remoto di “Qualcuno gli chiese se dovessero ucciderle” in mezzo a una narrazione condotta al trapassato prossimo.
Sempre per continuare a fare il puntiglioso sulla forma, si potrebbero potare diversi aggettivi possessivi di terza persona, che sono usati con una certa prodigalità nel corso della narrazione, anche in passaggi dove sono superflui (sua compagnia, suo compagno d’armi, suoi soldati, sua sigaretta, e così via). Anche qualche dichiarativo nei discorsi diretti potrebbe essere omesso, dove è chiaro chi sia a parlare, come in:
 

- Sono tuoi quei vestiti?
Le chiede il soldato. Lei risponde di sì con un cenno del capo.
- Sono tanti vestiti.
Le dice, poi si alza e si mette davanti all’armadio, sfiorandoli con le mani.

 


Che funzionerebbe benissimo anche come

- Sono tuoi quei vestiti?
Le chiede. Lei risponde di sì con un cenno del capo.
- Sono tanti vestiti.
Il soldato si alza e si mette davanti all’armadio, sfiorandoli con le mani.

 


D’altra parte, anch’io tendo sempre ad aggiungere una buona dose di parole superflue, quando scrivo, per cui non sono proprio la persona più indicata per farlo notare nei testi altrui.
Per il resto, il parallelo tra i due personaggi è fin troppo evidente, fino alla ripetizione di intere sequenze narrative, con la persona invertita. Strategia che funziona in un testo breve come questo, anche se a tratti suona un poco artificiosa. Bel racconto, in ogni caso.
Confesso che avrei trovato più divertente un finale in cui il soldato le spara alla schiena, quando la ragazza è quasi fuggita, per poi sorridere alla telecamera e commentare con uno «Anima bianca. Che burlone che sono», ma questo è un altro paio di maniche.

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Suo padre, morto sul fronte un anno fa.

Io metterei "...morto sul fronte un anno addietro" oppure "...l'anno prima".

 

L'ho letto e mi è piaciuto. Tensione palpabile in tutte le azioni del carnefice che ogni reazione della vittima aiuta a tener viva.

 

 

 

- Andate, aveva detto, e godetevi il vostro premio. Il vostro premio meritato. 

Io suggerirei di spendere due righe per citare un loro atto di coraggio. Qualcosa che motivi il "premio". 

Questo per calare ancora di più il lettore nel clima bellico.

"...per aver coperto i vostri compagni in ritirata e per aver fatto cac**e sangue a quei figli di pu**ana!" Una cosa del genere, magari più dettagliata.

Poi aggiungerei qualche scena di razzia, tipo un soldato che svuota la dispensa gettando ciò che non interessa loro a terra, cose così, da sfondo in un certo senso.

 

NB: son solo idee, non dico che per forza migliorerebbero il tuo testo, è solo un'opinione personale.

Magari per lo scopo che ti prefiggi il testo è perfetto come l'hai steso tu e le mie "aggiunte" non farebbero altro che appesantirlo.

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Felice l'intervento sia stato apprezzato!

Anche io gradisco molto i suggerimenti, ma a volte temo, nel darli, di mancare di sensibilità e di non vedere cosa effettivamente volesse esprimere l'autore con talune parole o costruzioni, piuttosto che altre.

Spero di leggere ancora qualcosa di tuo.

 

A presto. :)

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:love: Ciao Bango, :love:

 

I polsi legati, stretti tra loro sopra la testa bionda, non è meglio senza??

 

soffermandosi ora su questo ora su quell’altro particolare. Frase che non convince

 

I loro uomini non ne hanno avuta per le nostre donne. Questa frase mi fa un po' perdere il filo, non capisco che vuol dire

 

Che ora ha finito la sua sigaretta e si alza dal letto. Si affaccia alla finestra e rimane qualche secondo a guardare il fiume, che a quella casa passa vicinissimo. Scorre lento.

Meglio scrivere così: Che ora ha finito la sua sigaretta, si alza dal letto. Si affaccia alla finestra e rimane qualche secondo a guardare il fiume, passa vicinissimo. Scorre lento.

 

Quando uccidi un uomo senza pietà… un ragazzo come te magari… quando vedi la sua vita scorrere via… non ho capito chi dice questo. Se il ragazzo o la bambina

 

CONCLUSIONI: Caro bango sono rimasta sconcertata per questo brano. Molto duro e angosciante. Mi domando se anche “chi scrive” è così...Non è il primo brano che leggo ad essere così crudo. Il lessico è semplice ed è scorrevole. È inutile dire che il colpo di scena mi piace. Ti devo fare i complimenti perchè mentre leggevo vedevo chiaro.

 

Un bacio FLO :saltello: :saltello:

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Detesto leggere storie di guerra, lo detesto così tanto che le leggo sempre perché vanno lette. Ogni volta che ripenso a "vittime di guerra" di B. De Palma mi viene un groppo in gola.

 

Trama: è un flash, una situazione un episodio, è ben costruito. credo che starebbe bene anche in un contesto più ampio. Romanzo - racconto lungo, vedi tu.

 

Stile: descrittivo e dettagliato... a volte un po' troppo, è bene anche lasciare immaginare.

 

Personaggi: ottima riuscita di entrambi, forse prevale un poco più lui nel contesto.

 

Commento finale: sono cose che ci hanno raccontato in molti (asce di guerra, venuto al mondo, sono i primi che mi vengono in mente), in questo forse pecchi un poco di originalità. Ma l'immagine la dai bene. 

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Ospite

La prima parte del racconto si muove in una simmetria estrema, che ho trovato quasi maniacale e che per questo motivo immagino non come puro esercizio di stile ma come significante di un qualcosa che però, alla fine, non ho colto.

La dualità bene/male (che comunque pervade il racconto ed è rappresentata in modo efficace) non mi pare giustifichi una costruzione di questo tipo.

Del resto, senza voler andare per forza sul filosofico, "simmetria" non è "contrapposizione" pertanto questa possibile interpretazione non mi convince.

Alla fine, come dicevo, ci ho rinunciato e mi "accontento" di vederla come scelta stilistica. In tal caso però la retorica è eccessiva e io non ne esco soddisfatto (dico da lettore, eh!).

Perché - sì - il racconto è bello e scritto bene ma se io (lettore) avessi potuto trovare un senso profondo per quella specularità, lo avrei trovato assolutamente perfetto.

Ad esempio: se alla percezione della ragazza si fosse affacciata l'idea che il suo fidanzatino, oppure suo padre, oppure i suoi amici potevano essere stati quel soldato di vent'anni dalla parte opposta, con una madre e una figlia da violentare come trofeo e avessi, per immagini, rappresentato l'orrore di quella rivelazione, allora sì. E se a quel ragazzo di vent'anni fosse balenato il dubbio che sua madre e la sua fidanzata e tutte le donne del suo paese, in quello stesso istante, potevano essere preda del nemico che lui e isuoi compagni, in quel momento, stanno violando nei suoi affetti più cari, ecco che la simmetria sarebbe stata di sostanza, oltre che di "architettura". Avresti evocato il fantasma che, in altri ambiti e con grande efficacia qualcuno ha definito "gli alieni siamo noi". Noi siamo i carnefici e le vittime e i nostri nemici sono come noi. L'anima indossata in quel momento da quel soldatino non sarebbe più stata una scelta ma un'imposizione violenta. Sarebbe stata la rivelazione dell'orrore della guerra che colpisce (con simmetria... maniacale) tutte le parti in causa, e non consente di compensare gli orrori subiti con quelli inferti. Paradossalmente avresti rotto in quel modo la simmetria: lui nel finale non può più scegliere che anima indossare ma l'orrore gli imporrà una e una sola anima. Poi, in quest'ottica, per me, un finale aperto che lasci al lettore scegliere se quell'anima sarà nera di cieca vendetta per il dubbio che un nemico gli stia violentando la fidanzata in quello stesso momento o bianca di rifiuto, da quel momento in poi, dell'orrore della guerra, sarebbe l'ideale.

 

Mi sono forse spinto un po' troppo nel campo delle mie aspettative però non potevo fare a meno di rendertene partecipe.

 

Il racconto rimane comunque, anche nella forma che gli hai dato tu, un ottimo racconto.

 

A rileggerti.

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E' il mio primo commento.
Non so se sarà adeguato, quindi, prendilo per quello che è.
Il racconto mi è piaciuto, ha ritmo, non spicca per originalità ma nemmeno è scontato.
Diciamo che quel coltello aveva le stesse possibilità di squarciare carne o di concedere vita e quindi il finale arriva come una liberazione. Già, in tutti i sensi.
Nonostante la presentazione del soldato lui sembra essersi ormai dimenticato dalla vita, della normalità, salvo il rigurgito di umanità che lo spinge alla decisione finale.
Bello, a me è piaciuto.
P.s. io correture allo stile non le faccio, perchè lo stile è stile ed è personale. Spero di non contravvenire a qualche regola.

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...

P.s. io correture allo stile non le faccio, perchè lo stile è stile ed è personale. Spero di non contravvenire a qualche regola.

grande, condivido il tuo punto di vista.

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