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Arcadia

Il Sabba

Post raccomandati

Solitudine

 

Danzano intorno al fuoco

i morti insieme ai vivi.

La fiamma è muta.

Sordi sciamani.

Visioni assai fugaci,

indistinte e plasmabili.

 

- Amarcord -

 

Essenze oscure,

negate al Mondo,

suppliche silenziose,

anancasmi ormai liberi.

 

L'Anima è gravida

di figli morti,

concepiti da stupri

atti dalla Speranza.

Su di me implacabile

mi scopava rabbiosa

per la sua impotenza.

E' sterile e incazzata.

 

Ora silenzio.

La fiamma è muta.

Sordi sciamani.

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Mumble mumble... Arcadia. Qui ci sarebbe molta carne... lo spiedo gira-gira-gira...

Rimugina l'occhio, il cuore, la mente... tutto naufragato tra le braccia di un inferno.

Da poco che sono iscritto qui, e ho potuto apprezzare il fatto che ci sai fare. Con i versi ti piace giocare e, devo dire, lo fai anche in modo abbastanza raffinato (detto da me, è un complimentone -- modestia a parte :D). A proposito della struttura, cosa mi dici? Sono tutti quinari e settenari (ti piace il verso breve, ho notato): ho pensato a qualche schema metrico giapponese (sovrapposto), tipo sul katauta o sul sedoka. Ma vienimi incontro, per favore, non voglio analizzar tutto da solo. In ogni caso, apprezzabile lo schema (mi piace trovarmi di fronte a qualcosa di organizzato, razionale, diciamo "con un suo perché").

Anzi è uno schema tenuto insieme abilmente dal qull' "- Amarcord -" (che, nell'insieme, mi fa pensare al corpo di una vespa...) che crea un disordine organizzato, bello a vedersi (tipo lancette dell'orologio leggermente divaricate, o gocce di salsa o fiori edùli sparsi "a caso" sul piatto ecc) e che apre una finestra su un altro mondo (Mondo) in una specie di risucchio del pensiero e del ricordo... prima di ritornare allo stato primevo di evocazione. Poi, guarda, sui contenuti ci sarebbe troppo da dire... a partire dallo scenario da tregenda (e a proposito del quale avrei potuto anche qui postare qualcosina...), o ancora da quegli "anancasmi"... (così tecnica parola) ..."ormai liberi" (che possono indurre a pensare a rituali ossessivo-compulsivi -- agiti/patiti -- di un "allora, quando..."), per non parlare della penultima strofe (così volutamente esplosiva e diretta). Nel complesso, non mi dispiace affatto il componimento, ma mi piacerebbe ragionarci meglio con te sopra. Unico appunto severo: quell' "E'" starebbe per "È"? In tal caso, cerca di evitarlo in futuro, stona troppo con l'attenzione che ami dedicare ai tuoi lavori. Complimenti, comunque, e buon proseguimento! :)

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Non mi intendo di poesia (in realtà non mi intendo di niente), ma la tua meritava di essere commentata.

L'ho trovata molto evocativa e armoniosa: fra l'altro - nella prima parte - mi ha ricordato un qualsiasi testo di Battiato. Trovo elegante la mescolanza fra quello che io ho percepito come nonsense e le parti che invece rimandano a concetti più materiali, più carnali. Il punto di arrivo è un melting pot non solo molto gradevole, ma anche estremamente intenso. 

Complimenti, mi è piaciuta molto.

 

A rileggerti!

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Thanks God! 

 

- Sei arrivata al Dottor Benaway? 'rn't ya?

 

Bella, è malefica, puzza di Tangeri, ma con una certa classy tutta "nostalgie de la boue".

Non mi addentro nella struttura, tu ci tieni, quelli sopra ci tengono, io non pontifico, mi adatto, più che altro a orecchio, a vedere che si erge molto bene - a parte quel "atti" che proprio proprio non digerisco, ma ci sono gli anancasmi, sono già felice così!

 

È più sixties di quello che vuol far vedere, è una poesia a tinte marroni e cremisi e ocra, è sciamanica, ma nel senso macabro del termine, ha quell'ossessione visionaria per le ombre e le frasi crude!

Quanto ti ha traviato pasto nudo?

Ecco, nella tua personale scalata alla modernità, sei diventata un'hippie! 

Ocio, David Bowie congelava il suo seme in frigorifero, viveva nell'ombra pieno di cocaina e pensava gli alieni lo volessero fecondare!

Elton John esclamerebbe un "oh my..."!

 

Detto ciò, molto molto bene!

I tecnicismi li lascio a chi modestamente sa! ;)

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Ciao Lilithor, freccetto e Nicephore,

innanzitutto grazie per aver speso del tempo per commentare "Il Sabba". Come sempre risponderò a ognuno in un unico lungo post onde evitare di floddare sul topic.

Ho apprezzato molto i vostri commenti ma non per le lodi (il mio ego ringrazia per quelle) ma perché quella che dimario ha definito "la mia virata dal petrarchese alla modernità" è stata possibile solo grazie a voi, la visione della casi tra antico (metrica) e nuovo l'ho percepita solo grazie a voi, soprattutto grazie a te, Nicephore. Ne "Il Sabba" c'è parte della tua volontà.

Bene, terminate le mie lodi a voi - quanto vorrei che i nostri discorsi fossero con del buon vino in mano a guardarci negli occhi - cerco di rispondere alle vostre curiosità. Partiamo da una premessa fondamentale: "Il Sabba" nasce da una visione onirica quindi non tutto è spiegabile razionalmente come meritereste. Tutta la poesia è ovviamente una metafora.

"I morti insieme ai vivi" sono le persone scomparse dalla mia vita e le persone presenti. La morte qui assume il valore di mera scomparsa presente nei bambini, è vista come allontanamento (definitivo). "Danzano intorno al fuoco" dove il fuoco sono io stesso, o la mia Anima ma "la fiamma è muta" e "sordi sciamani". È un rafforzamento per delineare la totale incomunicabilità fra me e loro ma non è un'incomunicabilità passiva in quanto quel "muta" va letto in chiave di silenziosa, che NON INTENDE parlare (comunque loro sono pure sordi quindi non cambierebbe nulla). Le "visioni assai fugaci/indistinte e plasmabili" vengono spiegate nell'unico verso senza metrica (non è un caso): - Amarcord - a delineare la sensazione di terrificante nostalgia dei "morti" e della malinconia generata dai "vivi". L'Amarcord, come intuisce Lilithor, unisce - e mi piace il paragone con la vespa - la seconda strofa dove si spiega appunto l'amarcord stesso come è vissuto dentro di me e sempre a me incatenato "negate al Mondo" e inspiegabile "essenze oscure" ma che comunque cerco di esternare con stratagemmi sottili e che non vengono comprese "suppliche silenziose"; gli "anancasmi ormai liberi" sono appunto l'epilogo: compulsioni sentimentali, basta violentarsi per cosa? Per nulla. E questa violenza è chiarita dalla strofa successiva - scritta in corsivo perché è la fiamma stessa (io) a parlare. Il cuore della visione onirica è proprio questa strofa: lo stupro che la Speranza attua nei confronti della mia Anima "gravida di figli morti": i figli della Speranza che puntualmente non nascono ma muoiono dentro di me. L'ho sognata così, la Speranza mentre mi violentata e generata in me emozioni e aspirazioni che quasi sempre non sono più venute alla luce. Ed io vorrei dirle al Mondo ma "Ora silenzio/La fiamma è muta/Sordi sciamani.

La struttura della poesia è in quinari e settenari e sì, amo i versi brevi. l'endecasillabo lo lascio alla pace e alla serenità ma il quinario, oh my quanto lo adoro, è sublime col suo incalzare. Il Katauta e il Sedoka si sposano bene con questa poesia (sono entrambi in 5-7-7) ma forse più il Sedoka che ha un carattere più intimo e personale e meno naturalistico (se il tregenda iniziale non può considerarsi naturalistico ovviamente).

Mi scuso per la logorrea ma tenevo a spiegare il più possibile questa poesia. spero di aver risposto a tutto.

P.s.: Nicephore, sí Burroughs mi ha illuminato. È stata la mia rivelazione, ti sono debitore. Le tue parole sono state per me una stella polare. Non so davvero come dimostrarti la mia gratitudine.

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Dimario, chi è costui?

 

 

Mario, fratello, chiamami Mario.

Noto con vivo piacere che spesso essere sinceri paga, pur “bay passati” :asd: .

 

Il tuo percorso mi convince sempre più. Rischi di piacermi se continui così.

Certo, non sono il sapiente che nomina personaggi “famosi” ogni cinque parole, perdonami, ma ostento prepotentemente miele quando noto che i miei “sproloqui” -nolente o dolente- generano un percorso.

 

 

Posso dire la mia? Ebbene sì, non condivido la mancanza di “controtempi”.

La trovo efficace, ma monotona nella lettura. Greve, senza tumulti. Scelta voluta, ne sono certo, ma (pur parlando di morte) forse le variazioni ritmiche sollecitano di più e meglio la lettura di una mente contemporanea, avvezza alla velocità e ai ritmi, oggi forsennati.

 

Visioni assai…non so, assai, ti piace?

-Amarcord-  senza lineette.

Virgole a fine verso. No!

Forse troppe virgole.

Mi piace la velatura che usi e che impone la riflessione, forse però troppo criptica e telegrafica.

 

Musicalità, o meglio: accompagnamento nella lettura o, come ben detto: orecchio, lo trovo complesso, poco ritmico, forse troppo impostato. Ma è una sciocchezza, non te ne curare, a me piace il movimento/ritmo, è solo un mio gusto personale. Ma magari può fare statistica per la tue ricerche.  (si può dire: ma magari:asd: ..)

 

Sarei curioso di leggerti, col tuo nuovo piglio, ma in movimento. Creando quelle spirali che caratterizzano il nostro “vivere”.

La vita è: movimento. Tutto è: ritmo. Battito. Pulsazioni. Elettricità.

Hai mai ascoltato il vento?

 

L’Acquario è arrivato, i Pesci sono affogati…

 

A rileggerti fratello e complimenti.  ;)

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Ciao Mario,

grazie per aver speso del tempo per commentare "Il Sabba". Ti ho citato nel mio commento precedente perchéhai descritto un fatto che è realmente successo e mi piace come l'hai descritto. La virata. Sono entusiasta che tu segua le mie poesie, anche solo per la curiosità di vedere questa virata dove mai andrà a finire... e ti anticipo che non lo so nemmeno io, è imprevedibile. In questo periodo si è aperto qualcosa dentro me e non è necessariamente meraviglioso, è più un tormento e sta influenzando anche la poesia. Lo lascio fare.

 

Il Sabba è volutamente monotono nella musicalità. Non c'è movimento in quella visione, è tutto fermo, è tutto statico, immobile. E' una fotografia o un breve filmato, nulla si muove. Non sono mai stato d'accordo con il movimento futurista dove si asserisce che la poesia sia velocità e movimento, loro erano coerenti con il loro periodo storico (ricco di chissà quale profumo di cambiamenti e innovazioni), io non mi ci ritrovo, io non lo vedo il movimento, non la vedo l'elettricità... non sempre perlomeno, raramente la vedo a dirla tutta. Forse sono anch'io figlio del mio periodo storico o forse sono io che spesso mi sento immobile per chissà quale tara mentale.

 

Assai mi piace, sì... lo uso relativamente spesso nelle mie poesie. Mi rendo conto che suoni un po' antico o comunque fuori luogo ma nella mia personale visione lo reputo più superlativo di molto, è una sfumatura che ogni tanto inserisco.

 

-Amarcord- con queste linee è decisamente voluto. E' l'interludio, la voce fuori campo. Il Rabbino può capire. E' anche la chiave se così si vuole tradurre. Le linee sottolineano questo. Sanguineti scriveva in parentesi quadre, concedete a me un paio di linee, vi supplico.

 

Le virgole a fine verso lo so che non le gradisci ma restano un retaggio classico, dei sonetti principalmente. Nel mio viaggio verso il futuro forse un giorno le eliminerò, forse quando distruggerò Struttura e i suoi limiti che ancora imperversano nella mia chimera di Poesia.

 

Allacciandomi al discorso precedente. La Poesia non la vedo come movimento. La vedo come la libertà interiore e spesso mi piace essere libero in un enorme deserto di sale. Io e il Nulla. A volte non chiedo altro.

 

The Age of Aquarius... io bramo l'Ofiuco.

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