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Phabyosh

Arma Infero - Il Mastro di Forgia - di Carta Fabio

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Grazie a Marco C. Ferrari, amico e ammiratore, lo zodion ha preso vita. Non pensavo potesse mai succedere. Sono commosso!
#ArmaInfero #romanzo #fantascienza #libridifantascienza #zodion

 

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«Leggendomi ci si sforza, e tanto: per immaginare, per capire. Chi riesce a superare l’iniziale avversione, so per certo che resterà avvinto a questa maniera desueta di leggere. Per il resto ci sono i fumetti e… Fabio Volo». 

 

Immersivita.it - INTERVISTA

 

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"Fabio Carta ci racconta un’epopea con uno stile linguistico articolato e forbito. Sicuramente “Il mastro di Forgia” è un libro molto ben scritto, anche se si allontana notevolmente dal mio genere di lettura non posso non riconoscerne i pregi stilistici e linguistici". 

 

INCANTALIBRI - recensione Arma Infero

 

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"Le parole hanno un peso e una forza: quelle che Carta sceglie sono auliche e maestose, e tra storia e fantasy tesse con finezza una narrazione che lascia appagati e sospesi, desiderosi di immergersi ancora in questo mondo altro ma così tragicamente realistico. Da leggere". 

 

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Direttamente da "Faccialibro" 

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Cari verbanauti, eccomi finalmente alla recensione di questo libro. Appassionati di fantascienza o anche solo simpatizzanti, fatevi sotto. 😉

 

ARMA INFERO 1 - Il Mastro Di Forgia

  di Fabio Carta.

 

Allora…premetto che per arrivare a scrivere questa recensione ho dovuto leggere bene tutto il primo volume della quadrilogia (sì, sono quattro libri). Ho avuto bisogno di tempo per diversi motivi. 

“Il mastro di forgia” è denso e lo è a 360gradi: sul piano strutturale, su quello tematico, sul lessico leggermente e volutamente arcaico. E anche sul numero delle pagine. Una bella botta da 1000 e passa pagine. 

 

Bene, sarò breve, ma partiamo dall’inizio. Di cosa parla?

In un remotissimo futuro l’umanità ha lasciato la Terra dopo averne esaurito le risorse. Il pianeta dove si svolge l’azione è Muareb. Un pianeta dalle pessime condizioni climatiche dove gli umani si sono insediati dando fondo a tutta la loro ingegnosità per trarre il maggior vantaggio da una situazione drammaticamente ostile. Tecniche e scienze, però, nel corso dei millenni si sono affievolite nella memoria dei pronipoti dei terrestri, tanto da aver dimenticato anche il pianeta natale. 

I protagonisti principali sono Lakon, un alieno schiavo, e Karan il maniscalco. 

 

Karan è anziano quando racconta ciò che accadde su Muareb e di come il suo amico e aiutante, e in seguito mastro di forgia, Lakon riuscì a ottenere la libertà per poi assurgere al ruolo di leader. Questo primo libro di Arma Infero racconta l’inizio della loro amicizia e delle avventure che inizieranno a vivere insieme.

 

Detta così sembra una classica storia che miscela fantasy, fantascienza e un tocco di medioevo nel tono dell’ambientazione. Beh, sì e no. Possiamo ritrovare anche qui, ovviamente, la traccia del “viaggio dell’eroe”, ma quel che contraddistingue Carta da altri esordienti ed emergenti è la ferrea volontà di non lasciare niente al caso, di non permettere alla trama di avere salti incomprensibili, di raccontare e disegnare e mostrare e spiegare il più possibile di un mondo ignoto e di una società lontana, oltre che di una umanità futura a cui noi, di certo, non vorremmo aspirare.

 

“Il mastro di forgia”, dicevo, è un libro difficile, non per tutti. Innanzitutto non è fantascienza per ragazzi o per chi cerca la space opera ad ampio respiro. È un romanzo che in alcuni momenti, proprio per la estrema densità di dettagli e di dialoghi spessi, e lunghe riflessioni del protagonista Karan, in aggiunta a spiegazioni tecniche di non immediata assimilazione, risulta faticoso. Una delle cose che ho apprezzato meno sono state le lunghe descrizioni degli zodion, i veicoli “tecnoviventi” usati dalle colonie; interessanti, ma troppo lunghe e minuziose. Io sono esente da nozioni di meccanica e mi son trovato un po’ perso. 

Al di là di questo, cioè dei difetti che ho riscontrato (ci sarebbero anche diversi refusi sparsi per il testo, ma a Fabio mi sento di scontargliela questa), il libro c’è. Assolutamente. 

Non è un romanzo da spiaggia o da seratina leggera per non pensare troppo. Il primo volume di Arma Infero è un concentrato di struttura che richiede attenzione e impegno, che ti lascia il desiderio di scoprire cosa succederà ai protagonisti e a Muareb. 

C’è tecnica, ma c’è cavalleria, c’è onore e ricerca di riscatto. Ci sono personaggi che è possibile visualizzare, soprattutto Karan, e un intero mondo da assaporare passo passo. 

 

Il paragone che mi viene d’istinto è con Dune, di Frank Herbert, anche se la massiccia dose di spiegazioni tecniche mi fa venire in mente il Poul Anderson di Tau Zero. Ma si tratta di indicazioni del tutto personali, perché a mio avviso quello che colpisce di questa storia è che c’è personalità. E non è una cosa da poco nell’odierno panorama letterario in generale e della fantascienza in particolare.

 

In sintesi: sì, mi è piaciuto e leggerò anche gli altri. 

 

Bravo Fabio.

 

(Rolando)

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