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Il Rabbino

Allucinazione

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Che sorriso stupido che hai stasera

come quello che il vecchio ebreo di via d’Alviano darebbe di botto davanti allo smatitare di passi  castrati se l’ubriachezza fosse un colpo di gomma

e piove sulla sua Torah liquorosa e sui sette sorsi della Menorah

Le poche sinestesie del cielo si fanno colabrodi saporiti

per i pochi cretini che ancora aspettano la cena dietro le cancellate rare dei tuoi abbracci che vaporano tra grate promesse di ferro

Quel giorno la tua bocca mi prese per mano in un italiano stentato

e noi ondulando all’ombra ricurva delle cose che muoiono

aspettammo la tempesta per poter scaricare la nostra salata poesia tra le dita l’un l’altro prima che la discarica ci rompesse buttandoci giù per una scala blues in 4/4

Ma non mi dire ti prego che il temporale è una vecchia storia di amanti infedeli

è l’orgasmo annoiato che ci si concede quando il lampeggiare di fusa scosciate troneggia nella coda dell’occhio

è lo sputo di disgusto in fondo a una birra acida gettata a sciogliere la corsa corrosa dei fiumi

quando ancora erano uno sgomitante appuntamento di carcasse che raffreddano i colori di un’alba passata fuori a dimenticarsi della notte

 

Ed io sono un ebete che si scopre a danzare sui filacci delle sciarpe in pieno Agosto

e sfilo dall’armadio un verdeggiare antico di parole impiccate a cordoni francescani

ma infine strizzando un’umida lingua tra le dita per non averne il succo

mi accartoccio per terra quasi a sgranare la lunga cronaca del cemento nocciolo per nocciolo

pensando che a tutto questo sia più interessante

il mio amore per le cose che lentamente sbiancano e muoiono

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Ciao Rabbino.

Partiamo dal presupposto che io NON sono poeta e che di poesia ci capisco poco anche se ho l'arroganza di scriverne alcune di tanto in tanto. Quindi prendi le mie considerazione come delle semplici opinioni del tutto personali e completamente soggettive e probabilmente opinabili.

Ho letto questa tua "poesia" e l'ho trovata interessante, ma trovo che non abbia una grossa componente lirica, ma assomigli di più a una prosa poetica.

Le immagini che hai dipinto sono molto suggestive, ma i versi sono un po' troppo lunghi e descrittivi che mi riportano alla prosa.

Il lessico è molto ricercato e particolare che denota una padronanza di forma e linguaggio notevoli.

Spero di non aver urtato la tua sensibilità con il mio commento e spero di rileggerti presto.

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Shalom Rabbino.

 

Se vogliamo usare dei tecnicismi concordo sulla “prosa poetica”, degna di uno scrittore dell’800 francese. Vedi l’uso smodato di aggettivi. Però, al contrario, trovo virtuosismi  tempi classici e sentimenti intimi che la vestono della giusta dose di “liricità”. Anzi, c’è una valanga di intimità…e che finale!

 

Alcune delle cosette di cui abbiamo chiacchierato le rivedo in questa tua poesia. Formule espressive (belle, per carità) ma un pochino pesantine, anzianotte. Mamma mia quanti aggettivi!

Bellissima la lettura. Nessuna variazione. Nessun alto e basso. Linearità. Il tono inizia greve, continua greve e finisce…greve. Ottimo. Ma io intendo altro per “nuove sonorità”.

Le parole usate: eccentriche. Selettive. Come già notavo in un mio precedente intervento.

Così credo proprio che tu faccia selezione di pubblico. Anche questo è legale ed è sempre stato un vezzo di molti. Ma oggi funziona in maniera diversa. Oggi vinci se scrivi in un blog tuo e ti leggono in tanti. Ma i blog li leggono i “tutti” a cui dovresti trasmettere i tuoi messaggi. Quindi devi aprire le porte! Devi far passare tutti.

Mica sarai uno di quelli: “sono uno scrittore perché l’editore piccolo e laborioso e bla..bla…bla”! Ma dai! A meno che tu non abbia tanti parenti pronti a “leggerti” :asd: …Ma non credo tu lo sia.

 

All’inizio ho pensato ti rivolgessi a dio, poi, dopo la caduta dalla scala e il tuo dare spiegazioni sul “temporale” ho deviato il mio pensiero. Non si danno spiegazioni a dio, ho pensato... Dai forse spiegazioni a dio? O alla tua “anima”?...naaa. Almeno non lo farebbe chi ha un certo tipo di concetto di "Dio".(io magari sono meno casto :asd: , ma tu mi sembri abbastanza preso da "Dio") 

Quindi, chi è il tuo interlocutore? Chi ti ha preso  per mano con la bocca? Con le dita di chi, l’un l’altro, hai scaricato la poesia?

 

In alcune parti mi sembri un po’ ridondante. (ma sarà solo una mia impressione, dovuta agli aggettivi e all’uso di alcuni periodi “articolati”) Alcuni “versi” credo siano falsati dal mio piccolo monitor, immagino che alcuni siano più lunghi. Apprezzo la  mancanza di punteggiatura, forse un pochino esasperata. Io qualche punto l'avrei messo.

 

Alla fine ti dipingi come un “cantore” antico e francescano, che però…tace. Si accartoccia sul “cemento”…

Mi piace l’immagine che hai proiettato. Mi piace notare che lo stesso autore definisce: parole antiche e impiccate ai cordoni francescani… questa parte mi suggerisce quasi la consapevolezza dell’autore sulla natura generale della sua danzaun verdeggiare antico di parole impiccate a cordoni francescani…niente niente che alla fine mi dai ragione? :asd:

 

Noto autocommiserazione.  Come se l’autore fosse l’ultimo innamorato di un inverno passato, mentre tutt’intorno c’è solo estate...Ma era bello sto fantomatico periodo delle sciarpe? :asd:

 

 

Miei gusti personali, e basta:

 

i passi castrati  Torah liquorosa  colabrodi saporiti  cancellate rare  italiano stentato  ombra ricurva   salata poesia  l’orgasmo annoiato   fusa scosciate

birra acida   corsa corrosa    sgomitante appuntamento   umida lingua   

lunga cronaca

Servono tutti (gli aggettivi)?

 

Io mi sono goduto la lettura. Potrei provare a sgranare altri momenti della poesia ma attendo il tuo contributo, di certo stimolante, per meglio scoprirla. Mi è piaciuto leggerla e rileggerla.

 

 

Bel momento. Introspezione. Auto analisi. La precedente, pur riservata ad un pubblico di “rabbini” (come questa) nello stile era più in linea con il mio modo di interpretare la poesia. Qui, di certo, c’è più estetica.

 

 

È sempre bello passare dalle tue parti. Complimenti.  :la:

Modificato da oiraM iD

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@Mari

Ti ringrazio per aver letto e commentato.

 

 

Ho letto questa tua "poesia" e l'ho trovata interessante, ma trovo che non abbia una grossa componente lirica, ma assomigli di più a una prosa poetica.

Le immagini che hai dipinto sono molto suggestive, ma i versi sono un po' troppo lunghi e descrittivi che mi riportano alla prosa.

 

Comprendo l'osservazione, a questo punto entra in gioco la mia personale concezione di verso, il limite tra prosa e poesia, che negli ultimi decenni s'è fatto sempre più sottile a colpi di sperimentazioni appiattimento dei generi in un unico contenitore.

Brevemente, una poesia per essere definita tale deve avere 2 caratteristiche fondamentali e una opzionale: verso-immagine, densità, musica. Concependo il verso come il limite fisico nello spazio di un foglio in cui un'immagine (nucleo formativo di una poesia) si concentra, è naturale che la mia idea di verso sia abbastanza flessibile. Ecco il perché di queste oscillazioni così vistose tra versi brevi e versi lunghi (e lunghissimi, ma non ne ho ancora postati; questi rientrano nei lunghi): le immagini, a seconda di come si sviluppano e di cosa recano in sé, richiedono necessariamente spazi versali differenti. Il verso dunque si slega definitivamente dalla carta e vive prima di tutto da sé, e si impossessa dello spazio creando parole al ritmo del proprio respiro, affannato, disteso, spezzato o profondo che sia. La seconda caratteristica è la densità (o intensività). La prosa ha come caratteristica l'essere orizzontale, essendo di natura prettamente comunicativo-descrittiva, e dunque è distensiva. La poesia invece ha come caratteristica fondamentale la densità, cioè la capacità di condensare un maximum di senso in un minimum di spazio e parole, risolvendosi nel suo elemento di base, l'immagine. In questo si ritrova il senso dell'"andare in verticale" di cui parlava correttamente Montale: una volta esaurita un'immagine, un concetto, si va a capo, in una rete sempre più densa e fitta all'interno dell'uomo e del mistero. Ma la descrittività non è necessariamente un elemento escluso dalla poesia; una poesia può tranquillamente fare della descrizione il proprio elemento fondante (del resto, la bella Attrazione gravocale pubblicata qualche giorno fa è una storiella raccontata, ed è piaciuta molto). Non importa di quale elemento si nutra dunque una poesia - tutto, potenzialmente, è poesia -, le due cratteristiche fondamentali devono essere densità e verso-immagine. L'ultimo punto è opzionale: la musica contribuisce in maniera significativa, ma non essenziale, alla costruzione di una poesia. In fondo molti poeti hanno ripudiato quasi completamente ogni parvenza di musicalità in senso classico, affidandosi comunque a una cesellatura formale non trascurabile.

Questo sproloquio da sé dovrebbe fugare ogni dubbio riguardo alla mia concezione tecnica di poesia, e sul perché questa sia effettivamente una poesia e non prosa.

 

@Mario

Grazie anche a te, mi fa sempre piacere leggere tuoi commenti.

 

 

Così credo proprio che tu faccia selezione di pubblico. Anche questo è legale ed è sempre stato un vezzo di molti. Ma oggi funziona in maniera diversa. Oggi vinci se scrivi in un blog tuo e ti leggono in tanti. Ma i blog li leggono i “tutti” a cui dovresti trasmettere i tuoi messaggi. Quindi devi aprire le porte! Devi far passare tutti.

Mica sarai uno di quelli: “sono uno scrittore perché l’editore piccolo e laborioso e bla..bla…bla”! Ma dai! A meno che tu non abbia tanti parenti pronti a “leggerti” :asd: …Ma non credo tu lo sia.

 

E se ti dicessi invece che non c'è niente da capire in questa poesia? Che sono solo suggestioni, che ogni immagine non vuol dire nient'altro che quello che ti presenta davanti agli occhi?

Lascia perdere il pubblico di rabbini, la selezione e il messaggio. Le sensazioni ti sono arrivate chiare, o confuse (in senso buono), le emozioni le hai provate, le immagini le hai viste e ti hanno causato qualche reazione interiore? Benissimo, obiettivo raggiunto: ho potenzialmente parlato a tutti. Dico potenzialmente perché qui siete solo in due ad avermi commentato (più svariati altri al di fuori): e le impressioni sono state sempre le stesse.

Il senso sotto c'è, ed è anche abbastanza evidente a mio parere: io dialogo con Dio ma ne esco sconfitto, in una cornice di tempesta emotiva (la frequente trasfigurazione di Dio in una donna) e reale, e sotto i lampanti effetti di un'allucinazione alcolica. Tutto qui.

Non do spiegazioni a Dio, è lui che le dà a me col suo parlare di bufera. Io ci dialogo soltanto, gli porgo domande e ne traggo riflessioni. Il tu è come già detto Dio, nascosto dietro una trasfigurazione femminile.

 

 

Alla fine ti dipingi come un “cantore” antico e francescano, che però…tace. Si accartoccia sul “cemento”…

Mi piace l’immagine che hai proiettato. Mi piace notare che lo stesso autore definisce: parole antiche e impiccate ai cordoni francescani… questa parte mi suggerisce quasi la consapevolezza dell’autore sulla natura generale della sua danzaun verdeggiare antico di parole impiccate a cordoni francescani…niente niente che alla fine mi dai ragione?

 

Nein, anche qui sei fuori strada. Sono solo io che mi rendo conto della vanità delle mie parole nell'impari lotta dialogata con Dio. E soprattutto NIENTE autocommiserazione. E' un atteggiamento che odio nel profondo, scade nell'accidia. Piangersi addosso con la testa fra le ginocchia è il modo migliore per morire anzitempo, per appassire in vita e trascorrere grigi il dono più grande che si possa ricevere.

Quello che testimonio io è, come nella Contrattazione (hai notato che c'è sempre un dialogo, una contrattazione verbale di qualche tipo, nelle mie poesie?), il riconoscimento di un limite. Che però non è limitante, ma semplicemente riconosciuto: lo vedo e non mi limita, so quello di cui sono capace con le abilità che Dio mi ha dato, e con esse, e ben chiara la concezione di limite umano, faccio faville a non finire. Il limite non è una prigione, è una nuova base di partenza per una consapevvolezza più profonda di se stessi e del mondo. Ecco perché parli, correttamente, di autoanalisi.

 

Grazie ancora, per apprezzamenti, critiche e in generale la possibilità di chiarirmi su punti fondamentali.

Shalom.

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Leggendola velocemente, senza sforzarmi  troppo a legare i significati distanti delle singole parole, ho avuto una piacevole sensazione di smarrimento, di flusso più o meno libero delle parole (cioé quello che prometteva il titolo, bella scoperta :D  ).

Credo sia stata composta di getto, per associazioni  spontanee e poco consce ("cena... cretini", per esempio). Quale che sia stato il metodo, il risultato è di gran lunga migliore di quello del tuo testo precedente, il quale secondo me un certo effetto di stordimento lo provocava, ma spiacevole e dovuto alla sua eccessiva (lievemente astrusa?) cerebralità (io comunque non sono una cima :D  )

Le immagini che mi sono piaciute sono quelle degli ultimi tre versi (a partire dallo "strizzamento"); le altre sono così sinestetiche e complesse che rimane l'effetto di, letteralmente, inimmaginabilità e smarrimento.

Sottoscrivo pienamente la tua teoria di poesia.

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non mi piace, ma è una questione di gusto suppongo:

 

darebbe di botto

 

quel "l'un l'altro" non mi è chiaro, forse è colpa mia, intendevi dire "fra le dita dell'uno e dell'altro, fra le nostra dita? o forse è solo articolata in modo troppo complesso e poco chiaro, forse due virgole, o forse qualcosa che completi come ad esempio "l'un l'altro ci guardammo prima che la discarica.." 

 

aspettammo la tempesta per poter scaricare la nostra salata poesia tra le dita l’un l’altro prima che la discarica ci rompesse buttandoci giù per una scala blues in 4/4 

 

per il resto, lettura interessante.

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