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Il Rabbino

Contrattazioni per una boccetta di Autan

Post raccomandati

http://www.writersdream.org/forum/topic/25571-licona/

 

Guardami -

non ora,

ho movenze da maniglia in ferro

negli occhi,

li abbasso per aprirmi

li alzo per chiudermi.

Hai mai contemplato il mistero della toppa

non-luogo d’attrazione pulviscolare

miracolo dell’astral shift in aria viziata

che si sfa da spazio chiuso a spazio chiuso?

Come un’antica parola

che passi da bocca a bocca

tra la serratura di personalissime labbra -

Dio umido e screpolato

Dio burrocacao

ne hai un po’? -

Vedi

sono anch’io un’unica toppa

per amore di zanzara,

vivo nelle pause pranzo

di spilliformi appetiti,

sdraiato su un’edizione scolastica di me stesso,

e anche a guardarmi l’epidermide

sono tutto un buco di trama

nell’ordito pruriginoso

dell’attuale raccontarmi -

a furia di marcire

nei vuoti della cute

vedi

sono anch’io un’unica toppa

attraverso cui ruffi polverosi di secoli

centellinandosi

precipitano.

 

Com’è difficile essere secolari

in un mondo

franato

 

-----------------------------------------------------------------

Nb. L'astral shift è il processo di abbandono del proprio corpo per riversarsi in un'altra forma, mutando posizione e composizione dello spirito (misticismi) o prendendo possesso di un altro corpo su un piano astrale (sciamanesimi).

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Shalom.

Benvenuto da sta parte.

 

Bel momento di lettura. Interessante.

 

Ci giri alla larga ma questa poesia mi pare una constatazione forte del livello umanoide che attraversiamo, dettata da una vittima dello zanzaresco pungiglione malefico…. Che vita di merda! :asd:

 

Titolo particolare, confesso che non è nelle mie corde.

Non amo molto le virgole a fine rigo.

 

Mi piacerebbe approfondire i percorsi mentali che portano a tali associazioni di idee/immagini, io mi tengo le mie interpretazioni, approfitterò e leggerò le tue, se vorrai.

 

Mi piacciono le velature che dipingono una scena e ne manifestano altre, più profonde.

Ma mi piace che la prima “mano” sia chiara, quasi di immediata comprensione, pur lasciando basiti per l’evidente “profondità/doppio senso”. Poi, se c’è un rabbino in sala capirà da “rabbino”, leggerà tutti i livelli. Se c’è un mortale invece leggerà e capirà solo la prima mano. Apprezzerà le immagini, la musicalità e basta: da mortale. Qui forse esageri nel “non far comprendere la prima mano”. Si passa direttamente al senso simbolico. (mi sono capito da solo?)

Come se non te ne fregasse di parlare coi “mortali. In buona sostanza forse manca un frammentino di estetica ( il luccichino che la renderebbe "per tutti.)

 

Lo stile, ebbene sì, mi piace.

Mi piace la sperimentazione, la modernità, la manifesta superiorità del secolo corrente che piscia in testa al vecchiume putrido. Il  che, anche se può sembrare ostico, in ogni caso da la misura dell’autore con il quale ci si confronta.

 Sottolineare se stessi a prescindere dall’ovvio e del conosciuto: una delle magie dell’arte. Distinguersi.

 

Certo, qui c’è anche il meccanismo mentale che mi piace: girarci largo.

i dico buco ma sto dicendo altro, ti dico abbasso/alzo gli occhi, ma velo qualcos’altro …questo mi sembra un modello che nel tempo, presente, passato e futuro, distingue chi sa e fa da chi interpreta e ripete.

 

Questa poesia credo vada letta nel modo stesso che detta l’autore. Anche la lettura “pesa”.

Ma per provare a calarsi nell’autore e assaporarne i percorsi credo che anche lo zuccherino sia importante. Quindi, applausi allo stile scevro da colonnati, barriere culturali e freni a mano, ma ben venga un minimo di ritmo.

Mi sembra complicatina nella lettura. Più che “sorprendente”, un pochino “rallentante”. Ogni tanto un battito può funzionare…anche nel 2015 anno domini…credo forse secondo me. :asd:

 

Bello il momento che hai creato. C’è simbologia a gogò ( si può dire gogò? :asd: ). Non condivido il pensiero(lo apprezzo e per molto tempo l’ho condiviso), io faccio parte di quelli che vedono il mondo “bello” perché “io” sono bello, il mondo è brutto quando io sono brutto.... Canto le “mie” salite o discese, che “casualmente” hanno a che fare con il mio circostante e la mia realtà.

È il mondo che è franato? O sono io a vestirmi da… “frana”?

Paradiso e inferno, come sai, si toccano…Ma questa è un'altra storia.

 

Mi è piaciuto il click che hai attivato(sicuramente in me) e il modus.

Più “poesia” condirebbe il tutto. Ove per poesia intendo “estetica”, sonorità, coinvolgimento. Ma è un gusto  personale, nulla più. Magari sono io ad essere troppo innamorato delle sonorità e dei contro tempi..

 

Complimenti.

Sarà interessante rileggerti al più presto…Shalom  :la:

Modificato da oiraM iD

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Innanzitutto grazie per gli apprezzamenti, sono molto contento.

Procediamo passo passo.

 

 

Titolo particolare, confesso che non è nelle mie corde.

Non amo molto le virgole a fine rigo.

 

Nemmeno io. Tuttavia, talvolta, mi servono per indicare un cambio di immagine, di argomento, di riflessione, di ritmo: sono gli stacchi della macchina da presa tra una scena e l'altra (laddove, ve ne accorgerete, altre poesie le giro tutte in pianosequenza; sì, il cinema mi ha influenzato moltissimo). La prima - dopo "non ora" - è lì per sbaglio, avrei dovuto toglierla ma mi sono dimenticato. Tutte le altre invece hanno senso: prova a rileggere la poesia in questo modo, facendo una pausa di senso e di immagine, tagliando il nastro nel montaggio e preparandoti per un'altra inquadratura, che è ovviamente legata alla precedente.

Mentre, se ve lo steste chiedendo, i trattini sono veri e propri inserimenti esterni nella ripresa: voci fuori campo, flash, digressioni, cambi di camera, di inquadratura, di angolazione, di colore e musica.

 

 

Mi piacciono le velature che dipingono una scena e ne manifestano altre, più profonde.

Ma mi piace che la prima “mano” sia chiara, quasi di immediata comprensione, pur lasciando basiti per l’evidente “profondità/doppio senso”. Poi, se c’è un rabbino in sala capirà da “rabbino”, leggerà tutti i livelli. Se c’è un mortale invece leggerà e capirà solo la prima mano. Apprezzerà le immagini, la musicalità e basta: da mortale. Qui forse esageri nel “non far comprendere la prima mano”. Si passa direttamente al senso simbolico. (mi sono capito da solo?)

Come se non te ne fregasse di parlare coi “mortali. In buona sostanza forse manca un frammentino di estetica ( il luccichino che la renderebbe "per tutti.)

 

Questo discorso è molto interessante, direi centrale. Hai colto un perno fondamentale della mia ternica poetica. Essa si muove su due piani: una fruizione "passiva", del lettore che assorbe e rielabora in sensazioni/concetti le immagini ricevute, e una fruizione "attiva", del lettore che, se vuole, può concorrere a dare i propri sensi al Senso generale della poesia. Entrambi i modi, passivo e attivo, sono necessari; ma la partecipazione attiva richiede un atto amore sconfinato, poiché la poesia non chiederà assolutamente nulla in cambio, e se il lettore ne uscirà comunque arricchito o uguale a prima dipenderà soltanto da lui - e questa è carità. La poesia esiste indipendentemente da tutto e si nutre di tutto, come ogni cosa creata sotto al sole, e come ogni cosa creata sotto al sole essa non chiede all’uomo di fare alcunché, di pensare, di amare, di interagire.

Finché qualcuno riceve il nucleo magmatico della poesia incandescente addosso, ne è colpito, se ne fa trasportare e lo apprezza, va bene comunque - fruizione passiva. Ma se si vuole interagire con la poesia si deve essere pronti a trovarsi di fronte a qualcosa che potenzialmente non ha senso. Un singolo verso può non avere un senso immediato, ma tutti i versi assieme concorrono alla costruzione di un Senso universale, una parabola che parte dall'uomo e arriva ai cieli, o viceversa. Ma qui si divaga in argomenti molto complessi che sarò ben felice di approfondire in futuro.

Quello che dici tu dunque è contraddittorio. Se affermi che "mi piace che la prima “mano” sia chiara, quasi di immediata comprensione, pur lasciando basiti per l’evidente “profondità/doppio senso”, allora il mio primo  obiettivo è raggiunto, la fruizione passiva è avvenuta. Come puoi affermare poco dopo che non me ne frega nulla di parlare ai mortali? L'ho appena fatto. Il senso poi c'è, per chi vuole esplorarlo; io gli do gli strumenti, lui può averli, se non li ha rimarrà al grado di fruizione passiva. Ma va bene lo stesso, la poesia è arrivata comunque.

E' un po' la disputa che idealmente si potrebbe creare tra Ungaretti e Montale: il primo come tecnica versale e abilità immaginifica è di netto inferiore al secondo, ma decisamente più chiaro nel senso; Montale è molto più suggestivo e raffinato (nel senso di raffinazione di materiale grezzo, non nel senso di elegante) nel creare immagini, dunque attira di più, ma parimenti è oscuro come pochi. Sfido chiunque a prendere una qualsiasi poesia del Montale (prima della "poesia in pigiama") e a capirla al volo. Il processo, se vogliamo, è simile: fruizione passiva (suggestione delle immagini) - fruizione attiva (costruzione di un senso; quello che ho aggiunto io è l'interazione tra lettore e poeta, che non è monoliticamente imposto al fruitore, ma un uomo come gli altri, con sensibilità più acuta, che prende per mano i propri fratelli e insieme costruisce una grande parabola umana verso Dio).

Dunque sì, la mia poesia è per tutti, tecnicamente, nelle modalità evidenziate.

 

 

Mi piace la sperimentazione, la modernità, la manifesta superiorità del secolo corrente che piscia in testa al vecchiume putrido.

 

Anche a me, molto, ma attenzione a non fare inutili falò. Viviamo in un'epoca post-atomica, nel grande fallout post-postmoderno, in cui tutto è stato distrutto e mandato all'aria, senza più punti di riferimento. Occorre costruire allora: e non si costruisce mai da zero, ma sempre da qualcosa di preesistente.

 

 

Questa poesia credo vada letta nel modo stesso che detta l’autore. Anche la lettura “pesa”.

Ma per provare a calarsi nell’autore e assaporarne i percorsi credo che anche lo zuccherino sia importante. Quindi, applausi allo stile scevro da colonnati, barriere culturali e freni a mano, ma ben venga un minimo di ritmo.

Mi sembra complicatina nella lettura. Più che “sorprendente”, un pochino “rallentante”. Ogni tanto un battito può funzionare…anche nel 2015 anno domini…credo forse secondo me.

 

Questo è un puro caso. Ci sono altre poesie molto più ritmate. Prendo atto della mancanza parziale di questo elemento - anche se a me, e a molti altri, non è sembrato -. Grazie per l'osservazione.

C'è da dire che questa poesia è atipica, per i miei """""standard""""". E dico standard così perché in realtà non ne ho: ho dei punti fermi, dei perni, attorno a cui un vorticare derviscio di soluzioni ruotano estatiche. Questa è una sola. Altre vi saranno proposte. Quel cardine fondamentale è: bruciare e rinascere costantemente. Come Gesù in croce che muore e risorge, come il Buddha che va ucciso ogni volta che s'incontra per strada. Bisogna distruggersi per rinascere...

 

 

Bello il momento che hai creato. C’è simbologia a gogò ( si può dire gogò? :asd: ). Non condivido il pensiero(lo apprezzo e per molto tempo l’ho condiviso), io faccio parte di quelli che vedono il mondo “bello” perché “io” sono bello, il mondo è brutto quando io sono brutto.... Canto le “mie” salite o discese, che “casualmente” hanno a che fare con il mio circostante e la mia realtà.

È il mondo che è franato? O sono io a vestirmi da… “frana”?

Paradiso e inferno, come sai, si toccano…Ma questa è un'altra storia.

 

... come bisogna peccare profondamente per poter ricevere la grazia. Che gioia c'è in un perdono senza la colpa commessa? Il mistico percepisce il valore del corpo prima ancora di quello dell'anima, di cui il corpo è condizione fondamentale e imprescindibile. Il mistico comprende che il peccato è condizione fondamentale e imprescindibile della grazia. Il mistico unisce inferno e paradiso, se mai esistano, in un'unica esistenza.

Per questo credo tu abbia mal interpretato la mia poesia, soprattutto nella chiusa. Il finale non è espressione di una volontà avulsa dal mondo - io sono la frana. Esprime sì la difficoltà di farsi mistico in un mondo secolare, di essere verticali in un mondo che ti vuole franato a terra orizzontale, di essere se stessi nonostante tutto, ma parimenti il tentativo non rimane tale e la spugna non viene gettata nella polvere. Lo sbaglio di molti religiosi, molti poeti e artisti è soprattutto lo sbaglio dei mistici: pensare di non aver nulla a che spartire col mondo perché se ne è al di sopra. Il mistico deve abbracciare il mondo, deve penetrarlo e farsi penetrare da esso: da questa operazione, sicuramente dolorosa, consegue un noumenico dolore esistenziale, che è fenomenicamente corporeo (il dolore di Giobbe cui non riesce a dare spiegazione - si esplica nelle paighe che gli ricoprono il corpo, ma è un dolore universale a cui tutto l'uomo partecipa ed è sottoposto -).

 

Grazie ancora, mi hai dato un'ottima occasione per raccontarmi un po'.

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probabilmente ci siamo capiti a metà. :asd:  Dei due momenti che indichi(passivo/attivo), e che condivido, nella tua poesia a mio parere manca proprio il primo, il livello semplice, la prima mano. Infatti, come dicevo, qui mi pare (mancando quel pizzico di estetica) un pensiero diretto esclusivamente ad un pubblico di “rabbini”.

 

Nel finale leggo:… Com’è difficile essere secolari

                                                          in un mondo

                                                                  franato

 

Ci sono due personaggi: l’autore, secolare, e il mondo, franato. Ergo, invece, secondo me/io credo che i due in realtà siano uno. Non c’è un mondo e non c’è l’autore….chi esiste in verticale è lo stesso che vive in orizzontale… Chissà.

 

 

Concludo dicendo che in definitiva adoro le tematiche che tu stesso ami, tant’è che mi capirai meglio se definisco la tua poesia immersa in Binah e condita da Hod, ma un pochino carente di Netzach…

 

 

Ti ripeto i miei complimenti, felice di aver trovato chi parla addirittura più di me.

La tua risposta mi porterebbe ad andare OT e sarebbe molto interessante condividere e conversare sulle nostre opinioni.

Sarà bello ritrovarci in giro o addirittura ritagliarci uno spazio in “agorà” per chiacchierare più approfonditamente delle cosette che ci affascinano (si può dire approfonditamente?...) :asd:

 

Shalom Rabbino.

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probabilmente ci siamo capiti a metà. :asd:  Dei due momenti che indichi(passivo/attivo), e che condivido, nella tua poesia a mio parere manca proprio il primo, il livello semplice, la prima mano. Infatti, come dicevo, qui mi pare (mancando quel pizzico di estetica) un pensiero diretto esclusivamente ad un pubblico di “rabbini”.

 

Allora non posso che registrare l'impressione e basta. E' un tuo parere personale, e come tale preziosissimo, perché di pareri personali riguardo questa poesia ne ho ricevuti parecchi, ma non come il tuo. Ti ringrazio.

 

 

Ci sono due personaggi: l’autore, secolare, e il mondo, franato. Ergo, invece, secondo me/io credo che i due in realtà siano uno. Non c’è un mondo e non c’è l’autore….chi esiste in verticale è lo stesso che vive in orizzontale… Chissà.

 

Probabilmente sì, ci siamo capiti male.

Io sono a metà tra la tua interpretazione e un'altra, che si avvicina concettualmente alla natura binaria di Cristo. Credo anch'io che non ci sia un mondo e non ci sia un autore (la illaha ill-Allah, non c'è altra realtà al di fuori di Dio), e che essi siano la stessa cosa; altrimenti non scriverei: l'uomo si nutre del mondo come l'affamato del pane, e il mondo nutre spontaneamente l'uomo come il pane l'affamato. Accade talvolta che l'uomo non sappia, non riesca, o non voglia, nutrirsi: allora sopraggiunge il poeta, nuovo Cristo che sfama i bisognosi, nuovo Francesco che porta il pane nei lebbrosari. Figura cristologica del poeta. E il tutto avviene all'interno della creazione; ma qui giunge il nodo: io credo in una creazione appunto, generata dalla sostanza di Dio, che dunque partecipa di esso e al contempo ne è staccata. Così l'uomo col mondo: partecipa di esso, ma ne è staccato, conserva una propria individualità (altrimenti non ci riferiremmo agli uomini come a individui). Come Cristo che partecipa dell'essenza divina e al tempo stesso ne ha una propria, umana, ed entrambe si influenzano a vicenda, come acqua e vino in un vaso, così l'uomo e il mondo: l'uomo partecipa della creazione, ne fa parte integrante e ne condivide l'essenza, ma al tempo stesso conserva la propria umanità distaccata da essa. Naturale dunque che questi miei versi suonino da un lato panici (le zanzare sono il medium per farmi buco attraverso cui il mondo e i secoli mi scivolano dentro) e dall'altro anacoretici. Si supera la contraddizione abbracciando la contraddizione.

Così non dico (e non lo dirò mai, perché definire è limitare) "io sono tale e il mondo è tale, dunque diverso da me"; l'unica cosa che posso fare è registrare geometrie, inversioni, parallelismi, chimiche e retoriche universali. Ecco il senso del verticale-orizzontale. chi è veramente verticale e chi orizzontale? Io do la mia visione, ma tu apporti la tua: i due pezzi opposti tra loro combaciano, e tutto si fa perfetto.

La ricompensa annichilisce la lotta. Dio è  perfetto.

 

Io ringrazio te, davvero. Sono contento di trovare ogni tanto persone come te.

La Chokhmah ti guidi. Shalom a te.

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Ciao Rabbi,

Shalom a te. Non ho il tempo né la lucidità per una critica analitica, ma ti lascio il mio sincero apprezzamento. Davvero, mi ispira. Mi piace dal titolo alla chiusa.

A rileggerti, Rabbi.

 

Carla Barbara

Modificato da Carla Barbara

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