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Metamorphose

Il blocco dello scrittore

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mi aggrappo alla questione studi universitari e studi di scuola superiore; secondo me, poco importa cosa se c'è una qualche concatenazione sul percorso. mi spiego meglio: io studio ingegneria, e se avessi fatto lo scientifico forse mi sarei trovato meglio (su questo non c'è dubbio); se però entra in campo la passione, tutto cambia. come dice giustamente @LiveALive "Però posso dire che io a Lettere, pur avendo fatto ragioneria, mi ci trovo di lusso?"

questo è perché quando si fa qualcosa che piace, non si prova fatica, si superano le difficoltà con più facilità, e nel caso degli studi si apprende più facilmente e in modo più "concreto". 

 

Per quanto riguarda la scrittura, credo siano due cose scollegate. come dice @sefora : "Conservo il mio scetticismo sulla laurea in lettere quale viatico per una buona scrittura. Gioverà, se ben gestita, alla "soddisfazione" dei tuoi interessi letterari. Ma non mancano autori famosi che facevano il chimico, il contabile, il marinaio e la casalinga." . Non posso che condividere queste frasi.

 

 Secondo il mio modesto parere, ci sono due uniche vie per imparare a scrivere: leggere e scrivere :)

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Direi che per la scrittura vale in misura maggiore quello che di fatto avviene anche con le altre professioni e carriere: a parte i corsi fortemente tecnici e "indirizzato", esperienza concreta, attitudine e volontà sono molto più rilevanti di un percorso di studi invece di un altro.

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Ospite AmandaMelling

Io ho fatto un paio di anni alle elementari e un anno intero di medie, dove, per pena, hanno deciso di mandarmi fuori raccomandandomi di trovare un lavoro dove utilizzare escclusivamente le mani, perché non avrei mai potuto sostenere le superiori. Eppure faccio la scrittrice. Per scrivere si legge, e si trasmuta l'esperienza di vita. Altrimenti, teoricamente, tutti i laaureati tramite tesi starebbero tecnicamente già producendo un libro. Peccato che essere scrittori è altra cosa, molto più complessa :)

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Ospite Andrea.Dee

Io sono stato anche musicista ed ero anche bravo visto le proposte che ho avuto, ora scrivo e ho firmato e a scuola ero considerato un cretino. Non uno che non si impegna se non da pochi professori illuminati, proprio uno scemo. Quello che ti posso dire ma che ti hanno già detto quì sopra è che il percorso di studi non c'entra niente con l'illuminazione personale, altrimenti con tutti i laureati che abbiamo dovremmo essere pieni di scrittori e artisti, invece io vedo una gran quantità di mediocri e poche persone sopra la norme che vivono pure male la propria esistenza perchè vivere nella mediocrità sapendo di valere di più è una cosa orribile.

La secondo cosa molto più importante che posso dirti perchè ho 10 anni più di te e una personalità più formata e complessa è un'altra. Quello che vali non lo sa nessuno, non lo sai tu pure se pensi d'essere bravo, non lo sanno gli altri e nessuno si deve permettere di svalutare. Se vuoi scrivere ti metti li e scrivi, poi proponi il tuo libro e se ottieni venti NO allora pazienza, altrimenti basta, hai risolto. Senza tante seghe mentali e senza ascoltare chi parla e poi all'attivo non ha niente.

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Commento anch'io, anche se ormai è già stato detto un po' di tutto. Per quanto riguarda la scelta universitaria, credo che non aver frequentato un liceo non sia un particolare ostacolo. Io ho fatto il linguistico e mi sono poi laureata in lingue, ma molti miei compagni provenivano da ambiti completamenti diversi e questo non rappresentò un problema. Una mia amica, invece, dopo essersi laureata in lingue ha conseguito una laurea scientifica (con tanto di 110 e lode). A mio avviso dipende da quanto uno è portato e motivato... e da quello che dici credo che lo sia :)

Per quanto riguarda la questione scrittura: non penso siano molte le persone che seguono una strada con la certezza assoluta che sia quella giusta per loro. Se senti che il tuo desiderio è quello di scrivere, scrivi e basta, senza farti troppi problemi. Con il tempo capirai se è "la tua cosa". Per ora fallo, traine piacere e cerca di migliorarti sempre di più.

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Però posso dire che io a Lettere, pur avendo fatto ragioneria, mi ci trovo di lusso? A ragioneria era uno sforzo continuo. A Lettere non studio letteralmente nulla, inizio a preparare gli esami il giorno dell'esame in treno, e fin'ora ho preso un 23 e poi tutti 30... è pure vero che di latino ho fatto un corso, e filosofia me la studiavo per conto mio. Non so come si insegni filosofia nei licei, ma mi ha fatto molto ridere trovare gente uscita dal classico che ne sapeva molto meno di me. Forse perché io almeno da autodidatta mi sono formato direttamente sui testi degli autori, e posso capire se magari uno non si ricorda Wittgenstein, ma trovare gente che non sa cos'è l'imperativo categorico vuol dire che davvero un mese dopo l'esame di stato si dimentica tutto.

Comunque io parlo come conoscenze necessarie per seguire i corsi. Per insegnare, altra storia: lì bisogna perfezionarsi.

 

No, aspetta. Sarò off topic, ma mi è caduto l'occhio e non potevo crederci. Che diavolo di università frequenti? In che ateneo?

Lo dico perché sono iscritta all'ultimo anno di Lettere a Pavia (quindi II anno del Corso magistrale) e lì altro che studiare il giorno stesso. Gli esami leggeri sono da 600-800 pagine più corso monografico; quelli pesanti da 1200-1300 pagine più corso monografico. Per non parlare degli esami di latino, che sono la causa per cui molti hanno mollato al primo anno della triennale.

Io ho la media del 29.5, ma per preparare esami del genere, ci sono volute 2/3 settimane per gli esami più semplici; fino a 3 mesi per quelli più impegnativi. E i miei compagni di corso che hanno la media come la mia ci hanno messo lo stesso tempo.

 

Quindi te lo chiedo di nuovo: come è possibile che prepari gli esami il giorno stesso? Hai la memoria fotografica tu, o è il tuo ateneo che è facile? Perché se è la seconda opzione, mi prendo una macchina del tempo e mi faccio qualche festa universitaria in più. :asd:

 

---

 

Per tornare in topic, ho letto in fretta i commenti e condivido il parere di chi ha espresso perplessità riguardo a Lettere per te, Ignite. Lettere è una facoltà molto gettonata (soprattutto perché in molti credono che sia facile - e a quanto pare in alcuni atenei è così), ma il lavoro poi è poco, e riescono a lavorare solo i migliori, i più fortunati, e a volte nemmeno quelli.

Quindi, se sei portato anche per le materie scientifiche, forse ti conviene puntare su una facoltà di quel tipo, che offre più prospettive poi.

 

La scrittura si può coltivare imparando a essere, innanzitutto, un attento lettore, e questo puoi impararlo anche al di fuori di un corso universitario.

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No, aspetta. Sarò off topic, ma mi è caduto l'occhio e non potevo crederci. Che diavolo di università frequenti? In che ateneo?

Lo dico perché sono iscritta all'ultimo anno di Lettere a Pavia (quindi II anno del Corso magistrale) e lì altro che studiare il giorno stesso. Gli esami leggeri sono da 600-800 pagine più corso monografico; quelli pesanti da 1200-1300 pagine più corso monografico. Per non parlare degli esami di latino, che sono la causa per cui molti hanno mollato al primo anno della triennale.

 

Ommidio anche io studio Lettere Moderne a Pavia!

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Comunque scusatemi, ho inviato il messaggio senza pensare, solo dopo aver inviato, mi sono fermata un attimo a riflettere, leggendo anche tutti i messaggi.

Questo argomento lo prendo un po' sul personale.

Durante il primo anno ho visto una decina di persone venire a Lettere dicendo che non volevano fare nulla, e che avevano scelto quella facoltà solo per avere una laurea in tasca. Non vi dico la bile che mi rodeva lo stomaco. 

Lettere forse non sarà Medicina, non sarà Ingegneria, ma è una università di tutto rispetto, difficile e impegnativa, o almeno questo posso dire per quella pavese, che è quella che frequento. Non conosco le altre, non le giudico.

Studio settimane, a volte mesi, per superare in maniera dignitosa esami come Filologia Romanza o Latino avanzato. 

 

Comunque sosterrò sempre che Lettere sia utile per una capacità scrittoria migliore, o anche solo per i testi che ti fa leggere, o per la cultura che ti offre. Forse sono romantica, forse sono idealista (sapendo di esserlo), ma sto imparando ogni giorno cose che amo, e rivendicherò sempre tutta la validità del mio studio. Banalmente, scrivendo un fantasy medievale adesso le mie conoscenze medievalistiche sono migliori, e non so se avessi frequentato Economia come volevano i miei genitori avrei avuto il tempo di informarmi e rendere le mie opere forse un poco più complete.

Scusatemi, ma la prendo sempre un po' sul personale, vivo circondata da amici che frequentano facoltà scientifiche che non fanno altro che sputarmi addosso il loro disprezzo. 

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Ospite Mirtillasmile

Ho pronto il mio secondo libro e sono in profonda crisi perchè non so se vale la pena di pubblicarlo: i piccoli editori, anche non a pagamento (come quello che ha pubblicato il mio primo) stampano qualche copia e poi abbandonano l'autore al suo destino. I grossi editori ignorano gli scrittori sconosciuti, e gli agenti seri fanno lo stesso. Il self publishing? Io per prima non mi fido a compare un libro che non sia stato giudicato almeno da un editor.

E allora? Tra un dubbio e l'altro e i traffici per promuovere il libro già pubblicato, ho perso tutto il piacere di scrivere e mi sono bloccata.

ciao Arya Stark ( il tuo avatar e fantastico) io penso che tutto dipenda da cosa si cerca nella scrittura. Se per te e' un bisogno primordiale che ti fa stare bene allora scrivi senza pensare alla pubblicazione. Se invece vuoi fare del tuo hobby il tuo lavoro allora affila le unghie e preparati a combattere e soprattutto a rialzarti

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Partecipando attivamente a questo forum e alle attività che propone - tipo i MI e i vari contest di racconti - ho imparato una cosa fondamentale:

Per combattere il blocco della scrittura...bisogna scrivere!

Lo so, sembra un'ovvietà e una sciocchezza, ma non lo è. Faccio un esempio: sono impegnato nella stesura di un romanzo e mi trovo in un punto morto. La pagina bianca mi fissa impietosa. Cosa faccio? Resto ore e ore a pensare cosa scrivere, a come far andare avanti la storia. Non ci riesco e mi blocco per giorni.

Poi partecipo ad un bel contest e scrivo un racconto in un tempo obbligatorio su un tema che mi viene imposto e che mi apre la mente su un mondo, un argomento, un personaggio che mai avrei immaginato...

Ecco, credo che la fantasia a volte vada stimolata. Non è di certo l'unico modo questo - io ad esempio quando mi blocco cerco l'ispirazione anche in un film, in storie di vita che leggo "random" sulla rete, su Wikipedia, passeggiando, ecc. - ma scrivere aiuta a scrivere.

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Buondì! Oggi è morto un Cavall-

No okay, niente sciocchezze. Non scrivo da un mese e mi sento a disagio. Oggi ho provato a buttare giù qualcosa ma il risultato che ne è uscito è stato obbrobrioso. Siccome non vorrei andare in panico, cosa che mi è *lievemente* difficile, come ne esco da questo stato di *termine che non ricordo*?

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Blocco dello scrittore? A me aiuta leggere, leggere molto e magari roba diversa da quella che leggo abitualmente. 

Può essere utile, soprattutto se le idee in testa le hai ma non riesci a metterle su carta.

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@Equus

Ci sono almeno cinque discussioni che citano nel titolo il blocco dello scrittore, più:

- un numero imprecisato di presentazioni di nuovi utenti in preda al blocco dello scrittore

- un numero imprecisato di discussioni che hanno per oggetto - anche se non nel titolo -  il blocco dello scrittore in tutte le sue varie sfaccettature

- una discussione sul blocco del non scrittore

- una discussione sul blocco del lettore

da ciò consegue che:

- il blocco dello scrittore è comune almeno quanto il raffreddore

- come per il raffreddore e l'influenza, pare che il decorso della malattia sia benigno e sia sufficiente armarsi di pazienza e aspettare che passi

- nell'attesa è consigliabile abbassare la febbre da blocco con abbondanti letture

- si tratta di un virus benemerito perché contribuisce a contenere il numero degli scrittori attivi che altrimenti sommergerebbero il globo terracqueo 

 

Mi sono permessa di fare dell'ironia (e anche dell'autoironia) :) 

 

Tornando seri.

Sarebbe meglio non aprire nuove discussioni su argomenti già ampiamente trattati, ma aggiungere il proprio post in coda

Mi associo al consiglio di Kuno: rilassati e leggi, vedrai che la voglia di scrivere torna da sola. 

 

 

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5 ore fa, wyjkz31 dice:

Ci sono almeno cinque discussioni che citano nel titolo il blocco dello scrittore.

Hai ragione, le ho unite tutte :D

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Non so se tutti voi avete presente cosa significa avere una musa ispiratrice da cui dalle conversazioni che intrattieni con tale persona, ne escono forse quelli che tu reputi i capolavori migliori? Ebbene il mio blocco dello scrittore lo ebbi proprio quando, a causa di un litigio, io e questa persona smettemmo di sentirci per circa due anni. Iniziai a chiedermi se scrivevo per mano dell'amore o se potevo reputarmi realmente una scrittrice; non riuscivo proprio a scrivere, anzi quando lui se ne andò iniziai a provare ripudio verso la scrittura e durante questi due anni ci fu il silenzio e vi dico che per me scrivere era vitale; era come una valvola di sfogo a questa mia vita fatta di strani avvenimenti e colpi di scena improvvisi. E' successo per caso a qualcun' altro di aver messo in dubbio il fatto di essere uno scrittore/scrittrice quando avevate perso la vostra musa ispiratrice (nel mio caso era un ragazzo)? Come avete affrontato il problema e per quanto è durato il silenzio? 

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Mah, soprattutto il blocco dello scrittore è una bufala romantica. Il segreto della scrittura è che per la maggior parte del tempo che si scrive, scrivere non ci piace e sarebbe preferibile essere altrove a fare cose piú facili.

 

Se scrivi solo quando ti va, e ti senti ispirato, son dolori. Pensi che io oggi abbia voglia di scrivere? Manco per idea. Mi sento nauseato al solo pensiero. Eppure prenderò le mie cuffie, mi isolerò dal mondo per qualche ora e butterò giù qualcosa. Almeno 2000 caratteri. 

 

Se devo aspetta' la musa ci divento vecchio decrepito.

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@JPK Dike mettiamo in chiaro che a me scrivere piace un casino e ho scritto prima e in un certo senso anche dopo aver incontrato questo ragazzo, anche se devo ammettere che la qualità di quello che scrivevo, a parer mio, era migliore quando c'era anche lui. Poi va beh che io ora scrivo solo tramite l'ispirazione e generalmente scrivo poesie o brevi racconti, all'inizio invece era una valvola di sfogo dove annotavo in un quadernino la mia giornata. 

La musa ispiratrice si può dire che è una ispirazione continua infatti da quello che discutevamo, trovavo sempre temi da affrontare nei miei scritti. 

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A nessuno capita di avere tutta la storia in testa e magari anche di esserne entusiasti della storia che si sta raccontando, ma fisicamente non si riesce a trasportarla su carta? Non nel senso non sapere come mettere giù le cose scritte, perché il filone di aventi e scene che è in testa è molto preciso, adoro inventare storie e raccontarle, quando poi mi ci metto parto spedita e scrivo a manetta senza intoppi, ma a volte vorrei che ci fosse un metodo molto più veloce e facile di portare le storie e idee dalla mia menta a word senza dover pigiare per ore tasti sulla tastiera. Quindi magari continuo a elaborare la storia nella mia testa, ma non riesco a toccare il pc. 

Sarò strana? ;):P

 

 

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@Jaquiline Bon per te che scrivere ti piace. Io ne facevo volentieri a meno.

 

@Jeky Imhof Perché la storia non basta. Servono i dettagli, e per quello è necessario imparare a osservare e scegliere solo e soltanto quelli giusti.

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