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chinotto

[MI62] Poster

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/25464-lost-in-the-supermarket/?p=444879.

Prompt di mezzogiorno.

Le citazioni della canzone sono in corsivo.

 

Seduto con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò. Sei lì che aspetti quello delle 7.30 chiuso dentro il tuo paltò. A osservarti da qualche passo appena, sembri una statua di cera. Solo i tuoi occhi si muovono: pigri. Poco più avanti, sulla tua destra, un tizio legge attento le istruzioni sul distributore del caffè, e un bambino tenuto per mano dalla giovane madre, addenta con voluttà un pasticcio fresco di crema. L’orologio contro il muro segna l’una e dieci da due anni in qua. Non sai se quelli dell’azienda dei trasporti hanno mai provato a rimetterlo in funzione, ma per un momento ti crogioli nell’idea che scandisca i minuti che trascorrono lungo il tuo tempo immobile.
Pensi alla tua esistenza e trovi che è stata breve; poi pensi ai tuoi sogni spezzati, a quello che avresti voluto essere e quello che invece sei stato. Ti senti piccolo, hai freddo e vorresti piangere, ma dai tuoi occhi non scende nulla: hai già consumato l’ultima lacrima e l’hai vista spegnersi sulle tue gote in un istante, come la fiammella di una candelina accarezzata da una goccia di pioggia. Non ricordi cosa avevi provato e perché avevi pianto. Ora vorresti solo cancellare ogni ricordo di te.
C’è silenzio tutto intorno, e ognuno sembra rintanarsi in se stesso come una lumaca nel suo guscio fragile. Non si sente ancora il rumore del treno in arrivo, e il nome di questa stazione è mezzo cancellato dall’umidità. Un poster, che qualcuno ha già scarabocchiato, dice: “Vieni in Tunisia”. E nella foto più sotto, c’è un mare di velluto e una palma che ondeggia al vento. L’osservi con intensità, tu che adoravi l’autunno e tu che sogni di fuggire via. Ma dentro di te sai che non puoi fuggire, che resterai imprigionato in questa stazione in questo tempo immobile, scandito da un orologio esanime appeso a un muro scrostato. Lotti contro te stesso e stringi i pugni, maledicendo il tuo destino; e più forte li stringi e più lontano vorresti andare. Lontano, lontano, ti basta che sia lontano. Ma la tua realtà è questa, e cominci a rendertene conto, anche se non vuoi accettarla ancora.
Uno spiraglio si apre: come un lampo che squarcia il buio, il silenzio si rompe all’improvviso. E da una radiolina accesa giungono le note di un’orchestra jazz. Finalmente decidi di alzarti dalla tua panchina e cerchi di captare da dove proviene la musica. Ti orienti inseguendola, e cammini come se stessi danzando. Ma la musica diventa via via più vaga e si scioglie in un brontolio di voci che sembrano diffuse da un altoparlante stonato.
In mezzo a tanta gente, perplesso, scegli di soffermarti di fronte a un vecchio con gli occhiali spessi un dito che cerca la risoluzione a un quiz, mentre due donne stanno parlando con le braccia piene di sacchetti dell’Upim. Le loro voci acute ti riscaldano l’anima, ma più ti avvicini e più queste diventano indistinte, finché le senti sciogliersi come chiazze di cirri nel cielo ventoso di montagna.
Desidereresti che il tuo treno arrivasse adesso, ma dentro di te hai sentore che forse non arriverà mai, e questa sensazione ti lascia spossato. Ti siedi sulla tua panchina, dove qualcuno ha abbandonato un giornale aperto sulla pagina dei film. Lo raccogli e con lo sguardo cerchi un cestino in cui gettarlo, ma poi scegli di sedertici sopra, e ti pare di tornare indietro alle domeniche pomeriggio di qualche tempo prima, quando ti sedevi con tuo padre sulle gradinate dello stadio.
Per un attimo pensi di andarti a sdraiare sulle traversine lasciandoti travolgere dal treno, ma scacci via subito quel pensiero con un brivido d’orrore. Pensi a questa stazione e ai suoi binari, che a guardarli di sfuggita, sembrano osservarti e osservare la vita tutto intorno, perché sui binari tanta vita è passata e quanta ne passerà ancora. C’è vita attorno a te, in fondo. E te ne persuadi, vedendo due ragazzi stretti stretti, che si fan promesse per l’eternità. La vita si accende attorno a te. E ora puoi udire distintamente un uomo che si lamenta ad alta voce del governo e della polizia. La sua voce è roca e sgradevole, ma è una voce viva; comprendi che è reale e tiri un sospiro di sollievo. Non volevi ammetterlo, ma per più di un attimo hai pensato di essere morto, e che tutto attorno fosse morto con te. Presto arriverà il tuo treno e ti porterà con sé. E tu intanto sogni, sempre sogni di fuggire via… e di andare lontano, lontano.
Il sogno è sempre stato il tuo balsamo segreto. Avverti di nuovo il pulsare del sangue sotto la tua pelle e la tua anima che si risveglia come gli alberi in primavera dopo il letargo dell’inverno. Vuoi parlare con qualcuno, ma non vuoi sprecare le tue parole. Vorresti parlare con una ragazza, con una di quelle che ti piacciono davvero: chissà che questa non venga via con te. La cerchi con lo sguardo che si libra a volo d’uccello lungo la stazione. La trovi: è più bella che nei tuoi sogni e non t’importa di cercarne una migliore. È elegante, delicata, flessuosa; ha un’aria educata. Ti alzi dalla tua panchina e dribbli con agilità le persone che si frappongono tra te e lei. La raggiungi, fino a pararti di fronte.
«Ciao» le dici sfoderando il tuo sorriso migliore. Ti senti solido e sicuro di te.
Lei non ti risponde e continua a guardare in direzione dei binari vuoti. Sembra non vederti, ma il suo profumo di vaniglia è reale, come reale è il suo viso color di perla.
«Ciao» le ripeti a voce leggermente più alta. «Posso chiederti…» Ma la tua voce ti si rintana nell’ugola, mentre la vedi voltarti le spalle.
Una donna a un paio di metri di distanza ha assistito alla scena e ti fissa con disprezzo. Tu le vorresti rispondere, ma non riesci a sorreggere il suo sguardo. Decidi di tornare dalla ragazza per domandarle scusa, ma intanto lei è scomparsa. Ti stringi nelle spalle e pensi alla tua vita troppo breve e a quello che sarà di te; ma poi scacci via anche questo pensiero. Non hai voglia di pensare. Hai più freddo di prima e non vedi l’ora che giunga il tuo treno, quello che ti porterà via lontano, anche se ancora non sai con precisione dove intendi andare.
Una voce nelle tue orecchie ti suggerisce che dovunque andrai, sarai solo come sei solo adesso. A te piace stare da solo, coi tuoi sogni e con le tue riflessioni, ma nella solitudine di questa stazione ti senti soffocare. Cerchi un volto che conosci tra la gente: mai come ora hai sentito il bisogno di parlare con qualcuno. Ma tutti ti sembrano volti anonimi, chiusi dentro se stessi in un silenzio ostile. Guardi per terra. Accanto alle tue scarpe consumate, si stende un cemento polveroso, quasi incolore, rotto qua e là da qualche mozzicone di sigaretta, che sembra abbandonato da un secolo. Vorresti andare lontano, il più lontano possibile; e in un tempo immobile stai seduto sopra la tua panchina fredda, mentre aspetti il tuo treno che non arriva ancora.


  Modificato da chinotto

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Questo credo sia il pezzo scritto nel modo migliore di quelli canzone ---> racconto, nel senso che tu la canzone l'hai presa proprio in blocco e l'hai messa in prosa. Il testo nella sua resa narrativa è invece un poco più lento, perché è costruito tutto sulle riflessioni del protagonista e ha un leggero sussulto solo nella parte in cui lui vede la ragazza e prova a parlarle, ma quella scompare subito. 

Il pregio è l'altissima qualità lessicale e la costruzione meravigliosa dei versi di Baglioni, fusi nella tua storia. Il difetto, se di difetto vogliamo parlare, è una certa introspettività spinta che dà una leggera piattezza al testo in fase centrale.

Peccato che il tuo testo sia stato penalizzato, perché è stata una cosa solo formale a impedirgli la completa aderenza al prompt. Io l'ho trovato davvero ben scritto.

Ciao chinotto :)

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Ciao Cinotto!

 

Ammetto che il testo è un po' lentino, dato che è quasi tutto composto dai pensieri e le sensazioni del protagonista, che hai amalgamato con il testo della canzone.

Facendo così sei stato un po' costretto a seguire quel corso, un po' in modo forzato (così mi è parso) ma non potevi fare altrimenti.

la scossa del racconto proviene, soltanto alla fine, dalla ragazza con cui cerca di parlare, quella scena da un'impennata al racconto.

Non prenderla come un commento totalmente negativo, dato che è un mio gusto personale, preferisco uno svolgimento più veloce e di "azione", come quando è apparsa la ragazza :)

 

Nulla da segnalarti riguardo refusi o altro, quindi a rileggerti ;)

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Personalmente trovo che questo pezzo sia, di quelli della traccia, quello che più mi ha "restituito" l'atmosfera della canzone.

A me è piaciuto molto, avrei evitato di inserire il testo della canzone in corsivo, per lasciarlo parte integrante del brano narrativo, ma credo che questo dipenda da aver male interpretato la boa :)

Ottima prova, a mio avviso.

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Un bel pezzo, non di facile lettura, che va assaporato con calma.

Un treno che dovrebbe arrivare ma non arriva, un protagonista che dovrebbe partire ma non parte e il dramma dell'incomunicabilità che emerge su tutto.  Un protagonista solo con i propri pensieri che fa un unico tentativo di allacciare un rapporto, anche solo fugace, e non vi riesce.  La ragazza nemmeno lo vede, il suo sguardo lo attraversa come se non esistesse.  C'è vita ora attorno a lui ma non lo riguarda: è un protagonista presente, ma in realtà assente.  Sogno, solitudine, incapacità di comunicare: argomenti stimolanti, ma non facili da portare in un racconto. 

A questo aggiungi due ulteriori dificoltà stilistiche: inserire il testo della canzone all'interno del narrato e la seconda persona.  Scomesse difficili, ma alla fine vinte a mio modo di vedere: il racconto non avrà forse un ritmo accattivante, ma la trama tiene e la sensazione di inquietudine e spaesamento che coglie il lettore vale di certo la lettura.

Il linguaggio è mai banale, come sempre nei tuoi racconti, e il registro medio-alto della scrittura ha pochi o nessun cedimento.

Personalmente non mi ha convinto "l'orologio esanime": è un aggettivo che non abbinerei a un oggetto, ma forse son gusti.  Se e quando rivedrai il racconto ti consiglierei di ritoccare almeno una di queste frasi:

i minuti che trascorrono lungo il tuo tempo immobile.

resterai imprigionato in questa stazione in questo tempo immobile,

e in un tempo immobile stai seduto sopra la tua panchina fredda

Capisco che l'espressione caratterizzi alla perfezione la sensazione che vuoi trasmettere, ma a me tre volte in settemila caratteri sembrano troppe.

Quello però su cui vorrei attirare la tua attenzione è la sovrabbondanza dei possessivi: escludendo i versi di Baglioni e quelli relativi alle altre persone, ho contato ventisette "tuo, tua, tuoi, tue".  Un'esagerazione, contando il fatto che non più di tre o quattro sono davvero necessari.  Ti consiglierei, in fase di revisione, di tagliare tutti gli altri: il racconto ne guadagnerebbe di sicuro in scorrevolezza.

E' comunque un buon lavoro, che si apprezza ancora meglio a una seconda o terza rilettura. 
 

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Curioso, è il primo scritto del MI che leggo con il testo della canzone amalgamato al racconto.

 

Come scelta stilistica non l'ho apprezzata molto, perché mi ha reso la lettura un po' più lenta.

Ma è proprio una questione  di gusti. 

Infatti, la seconda parte del racconto, in cui entra in scena la ragazza, l'ho trovata molto bella e ben costruita!

In generale, ho trovato il tuo scritto comunque piacevole

Complimenti!  :3:

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Ciao,

Il tuo testo mi ha davvero incuriosito e ne sono rimasta subito molto colpita, hai scelto una strada non facile e in quest'ottica devo farti i complimenti.

 

Poi però me lo sono riletto cercando di dimenticarmi della canzone, per valutarlo per quello che è. E qui mi ha convinto meno.

Per quanto la tua prosa sia eterea e misurata, il testo della canzone continua a rimanere distinto, secondo me la musica ha tutt'altra costruzione e non è possibile forzarla in qualcos'altro. 

Inoltre, togliendo le parti in corsivo il racconto (con qualche aggiustamento) funzionava altrettanto bene, senza perdere l'atmosfera della canzone che volevi trasmettere e ti avrebbe permesso anche un pochino più di libertà. Per cui mi sono chiesta come mai hai deciso di metterci la canzone. Mi è parso un virtuosismo. 

 

Per il resto non ho nulla da aggiungere a quel che è stato detto prima di me da persone molto più competenti. Io posso solo darti il mio parere personale.

Come ti dicevo all'inizio il racconto mi è davvero piaciuto, l'ho solo messo un pochino in discussione. ;)

 

Ciao

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Io mi discosto dai commenti fatti in precedenza. Trovo questo testo di un'intensità senza pari. Scritto con un lessico impeccabile, con una scelta accurata di termini e a volte anche poetica. Mi è piaciuto l'inserimento della canzone in questo modo e sono talmente scema, che quando arrivavano le parti in corsivo mi ritrovavo a canticchiarla (adoro questa canzone, faceva sognare anche me quando andavo a scuola in autobus e in metrò). L'ho trovato molto intenso: la solitudine, la voglia di farla finita e il senso di inutilità del protagonista le ho sentite in maniera palpabile.

Forse avrebbe reso di più in prima persona, ma credo che sia un mio limite.

Veramente un grande pezzo. Bravissimo Chinotto.

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Ma che bella interpretazione della traccia! 

L'atmosfera del racconto rispecchia bene quella della canzone e il linguaggio curato aiuta a rendere accattivante un brano piuttosto lento.

A mio gusto personale, avrei preferito che la prima parte (prima dell'incontro con la ragazza) fosse un pochino più asciutta, ma mi rendo conto che il dover inserire anche le strofe della canzone limita le possibilità di manovra.

 

Mi unisco al consiglio di Marcello di tagliare i possessivi 

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Ringrazio tutti per avermi letto e commentato. In particolare:

@Grazie Ink. Più che fare la versione in prosa della canzone, ho cercato di svilupparla. È una canzone molto descrittiva e introspettiva e mi era sembrato un ottimo spunto per il prompt di mezzogiorno. Non avevo fatto caso che la boa prevedesse la "diffusione sonora" dei versi: figurati, ero così assorbito nella stesura del testo che non ho neanche visto passare il metrò. :-)

@Grazie Matt. Inevitabilmente il racconto si stende lento, ma anche la canzone ha lo stesso andamento. Un esito più felice del tentativo di approccio alla ragazza sarebbe piaciuto anche a me, ma davvero lei non lo ha proprio visto. Magari, fuori dal testo ci ha riprovato, e se son rose, fioriranno. ;-)

@Grazie Bango. E mannaggia alla boa. ;-)

@Grazie Marcello. Hai ragione riguardo ai "tuo, tue, tua" compulsivi; almeno la metà erano pura ridondanza. Nel tuo commento hai centrato bene il significato che ho voluto dare al racconto. Aggiungo solo che ho immaginato un personaggio che camminasse sulla linea di mezzeria tra l'esistenza e l'invisibilità, in uno scenario di sciatta abulia, molto tipico degli anni Settanta, quando è stata scritta la canzone. Il protagonista vorrebbe davvero fuggire lontano dal grigiore della realtà/irrealtà in cui vive, ma gli manca la forza di volontà necessaria: ovvero quel treno che non arriva e che forse non arriverà mai.

@Grazie Chiara. Il testo della canzone fuso nel racconto era quello che avevo capito del prompt, cioé avevo capito male.

@Grazie Vanessa. Personalmente trovo che quella canzone sia un po' poesia e un po' prosa descrittiva già di per sé. Ho solo provato a svilupparla: qualunque sia stato il risultato.

@Grazie Mari. Anche a me rileggendo il racconto, veniva da canticchiare le parti in corsivo. E in effetti, non fosse stato perché credevo fosse richiesto dalla boa, avrei lasciato i versi in caratteri standard. Ho usato la seconda persona solo perché tale era l' "io cantante".

@Grazie wyjkz31. L'abuso del possessivo è una sindrome curabile e ho già iniziato il trattamento. ;-)

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Bella la scelta della seconda persona per amalgamare il tutto alla canzone (bella scelta anche quella).
Tutto un altro chinotto dal primo MI in cui ti ho letto, sia per stile che per qualità di scrittura. Se il racconto sul diavolo che non era diavolo mi aveva un poco deluso, questo fa l'opposto.

Anche io, amando l'azione (quantomeno un poco di pepe nel racconto) ritengo che la prima parte soffra un poco, e che possa essere migliorata. In generale scorre bene, anche se è un testo impegnativo.

Ricercato. Bravo.

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