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T.Chiara

[MI 62] Komm, Süsser Tod

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commento

 

Prompt di mezzogiorno: Komm, Süsser Tod

 

Danzava, sotto lo sguardo dell’intera platea.

Era il secondo atto e lei, “l'étoile”, la stella, stava dando vita ad un’incredibile Giselle: sullo sfondo, le luci cupe e la scenografia ben curata risaltavano la perfezione del momento.

Il vestito che indossava – dall’ampia gonna bianca in tulle al bustino impreziosito di cristalli e ricami -  ad ogni movimento di Giselle  brillava nel punto giusto, o creava un drappeggio degno di essere immortalato in ogni quadro.

Su quel palco, con i biondi capelli raccolti in un’elegante crocchia e la corona di fiori ad adornarle la testa, era perfetta.

Adrian, dalla prima fila, guardava ammirato la moglie: non era mai stato un grande appassionato di opere teatrali o del balletto classico, ma si era ritrovato più volte a fare ricerche, a leggere libri sull’argomento e a partecipare, come osservatore esterno, alle prove generali.

Amare una donna come Claudia, viverla, avere il privilegio di svegliarsi con lei ogni mattina, lo aveva reso una persona diversa: i desideri, gli interessi e il lavoro di Claudia erano diventati anche per lui una priorità.

Vederla lì, sul palco, ad esprimere la sua tecnica acquisita con sudore, lacrime e  ore infinite di prove, lo rendeva orgoglioso.

La fine dell’ultimo atto fu un qualcosa di così  memorabile che tutto il pubblico in platea, senza aspettare il consueto calo del sipario, esplose: quando Giselle si adagiò nella propria tomba, con il principe affranto accanto a lei, distrutto dal dolore, tutto il pubblico si alzò in piedi a battere le mani e lanciare fiori, acclamando Giselle.

Adrian fu uno degli ultimi, a smettere di battere le mani.

 

Lo spettacolo terminò a mezzanotte inoltrata.

Adrian si alzò di fretta dalla sua poltrona, e si diresse nel back stage: aveva voglia di stringere Claudia, di baciarla, di farle capire quanto l’aveva amata come Giselle.

Solitamente Adrian l’aspettava in auto, per darle il tempo di struccarsi e tornare ad essere lei. Ma quella sera, voleva Claudia. E voleva Giselle.

Salutò, nella sua corsa, delle persone a caso del corpo di ballo, senza fermarsi.

Arrivato alla porta del camerino di Claudia, pensò bene di entrare per farle una sorpresa. Ma quello che vide, una volta aperta la porta, lo spiazzò così tanto da rendergli quasi difficoltoso parlare: lei era ancora vestita da Giselle, con tanto di scarpette: le sue mani, le sue gambe, erano avvinghiate alla schiena di Erik, il primo ballerino.

Lei era seduta sulla toilette, i suoi trucchi erano sparsi a terra e delle ciocche di capelli le si erano selvaggiamente districate dalla crocchia a causa di quello che senza ombra di dubbio era l’amplesso più animalesco ed orribile su cui Adrian avesse mai posato gli occhi.

Ci volle qualche secondo, prima che lei si rendesse conto che, oltre le spalle del suo amante, suo marito la stava fissando.

Adrian era sotto shock: l’unica cosa che la sua mente riuscì ad elaborare fu:  “il Principe affranto si scopa mia moglie”.

Ma era troppo scosso, e quel pensiero rimase nella sua testa.

Claudia, con occhi spaventati e colpevoli lo fissava, così sconvolta da non riuscire neppure ad avvertire Erik di fermarsi, il quale, del tutto ignaro, continuava a morderla, stringerla e possederla.

Adrian, finalmente, riuscì a parlare.

-Ti aspetto in auto. – disse, lapidario.

-Adrian…

-Non metterci molto, Giulia ci aspetta a casa. -

 

Il viaggio in macchina fu quasi surreale: Adrian guidava, cercando di non pensare alla scena orribile alla quale aveva assistito; Claudia, colpevole, guardava fuori dal finestrino, incapace di giustificarsi, riflettendo su cosa dire.

-Adrian…

-Metto un po’ di musica, ti dispiace?- La interruppe lui, allungando una mano verso l’autoradio.

Lei lo fermò.

-Adrian! Devi ascoltarmi, va bene?

-No, non va bene. Cristo, NON VA BENE! – Adrian fermò la macchina in mezzo alla strada; la loro casa, con la loro splendida bambina, era a poco meno di dieci minuti di distanza.

L’idea di sua figlia lo calmò quel tanto da permettergli di prendere fiato e spostare l’auto dalla carreggiata.

Si parcheggiò sotto un castagno, ed accese le quattro frecce.

-Non mi sono fermato qui per ascoltarti, – Disse, - ma solo perché non vorrei che oltre ad una madre troia, Giulia si ritrovasse con un padre menomato a causa di un incidente evitabile.

-Hai ragione a darmi della troia. Non volevo tu vedessi quello che...

-Da quanto tempo va avanti? – Domandò Adrian, senza lasciarla finire di parlare. – E non dirmi, non ti azzardare a dire, che questa è stata l’unica volta. Vi ho visti, voi... Cristo, se penso a tutte le volte che ho dato un passaggio a quello stronzo!

Claudia lo guardò: l’unica volta che l’aveva visto così sconvolto era stato al funerale di suo padre, quattro anni prima. Ed in quel momento decise di essere sincera; perché, anche se lei stessa faticava a capire come, lo amava. Lo amava così tanto da farla stare male.

-Io ed Erik stiamo assieme, Adrian.

-Da quanto tempo va avanti?

-Sono quasi due anni.

Adrian incassò il colpo.

-Caso strano, da quanto è diventato il primo ballerino, giusto?

-Si.

-La grande “Ètoile” non può permettersi di stare con un uomo come me, così da meno!- disse Adrian, mortificato e deluso. -Tu non meriti una figlia e un misero contabile come marito, tu meriti il meglio! –

-Ti sbagli! Non sai quanto ti sbagli! Io ti amo...

-E Giulia?

-È stata un errore. Lo sai tu, e lo so io. – confessò lei. Se quello doveva essere il momento della verità, allora tanto valeva essere sinceri fino in fondo. - Era troppo presto. Se non... se non mi fossi fermata, a quest’ora sarei da tutt’altra parte! Per amore tuo, ho deciso di rallentare. Ma ora…

Ad Adrian tremavano le mani. Prese un gran respiro, ed appoggiò la testa sul volante.

-Senti. Lasciamo Giulia fuori da questa discussione. Lei non... Sei tu, Cristo! Sei tu, mi fai schifo Claudia. Tua figlia ti ama. IO TI AMO! E a te...

-A me non basta. No. È vero. Con voi io mi sento in trappola, Adrian. Ed Erik ha ragione: merito di volare.

-Che razza di stronzo. E quanto sei stupida, Claudia! Avevi tutto, tutto! Ora non riesco neanche a guardarti. Mi fai vomitare.

-Adrian. Io ti amo, lo sai?

-Cosa...

-Aspetta! Sono sincera! Perché dovrei mentire, ora che sai tutto? Avrei potuto farlo fin da subito ed inventarmi una storia. Credimi. -

Adrian alzò la testa dal volante, e si girò verso di lei.

La guardò negli occhi, studiandone l’espressione: cercò di imprimersi nella mente ogni sfumatura, ogni pagliuzza dorata presente nelle sue iridi.

Sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto sua moglie.

-Mi ami si... ma non abbastanza. Non credo serva dirlo, ma è finita, Claudia.

-Già.

-Avrò cura di Giulia. – Disse, senza un preciso motivo

-So che lo farai. Manderò qualcuno a prendere le mie cose. -

Adrian aspettò che la moglie scendesse dall’auto, poi ripartì, verso casa.

Accese l’autoradio, e, ancora sotto shock, lasciò che la musica gli riempisse il cuore e la testa:

“it all returns to nothing, it all comes

tumbling down, tumbling down”

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la stella, stava dando vita ad un’incredibile Giselle

Non è sbagliato, ma sarebbe preferibile utilizzare la congiunzione eufonica solo questa incontra la stessa vocale.

 

 

Su quel palco, con i biondi capelli raccolti in un’elegante crocchia e la corona di fiori ad adornarle la testa, era perfetta.

Noto che prediligi andare a capo al termine di ogni periodo: dovresti richiedere a Ink il copyright. ;-)

 

 

tutto il pubblico si alzò in piedi a battere le mani e lanciare fiori, acclamando Giselle.

Ma Giselle non è il personaggio protagonista? Non ho capito se il pubblico acclama il personaggio o la interprete.

 

 

lo spiazzò così tanto da rendergli quasi difficoltoso parlare: lei era ancora vestita da Giselle, con tanto di scarpette: le sue mani, le sue gambe, erano avvinghiate alla schiena di Erik

Non mi convince il doppio utilizzo dei due punti in uno stesso periodo.

 

 

Adrian era sotto shock: l’unica cosa che la sua mente riuscì ad elaborare fu:  “il Principe affranto si scopa mia moglie”.

Non mi sembra l'immagine di uno shock.

 

 

-Io ed Erik stiamo assieme, Adrian.

"stiamo assieme" mi sembra una forzatura: forse sarebbe stato più appropriato "abbiamo una relazione".

 

 

da quanto è diventato il primo ballerino, giusto?

Volevi dire "da quando (...)"?

 

 

Si

Sì.

 

 

-E Giulia?

E il ballerino?

 

 

Sei tu, mi fai schifo Claudia. Tua figlia ti ama. IO TI AMO!

La ama o le fa schifo? Credo che i due sentimenti siano incompatibili. Io le avrei fatto dire: "Io ti amavo fino a poco fa."

 

 

Adrian. Io ti amo, lo sai?

Sì... ma il ballerino?

 

 

-Avrò cura di Giulia. – Disse, senza un preciso motivo

Uhm... e lei rinuncia così alla bambina? Non mi convince.

 

Nella discussione tra i due protagonisti c'é un convitato di pietra di cui non si disquisisce mai a fondo: l'altro. Dal momento che lei ha una relazione con il ballerino, che dura da due anni, ci sarà stata una spinta, una ragione forte per arrivare a tanto, ma di questo lei non ne accenna. Questo lo vedo come un limite nella caratterizzazione del personaggio e della trama, perché il suo tradimento, considerata la durata e la prossimità (sono colleghi) dei due, non mi sembra un banale flirt, ma qualcosa di più radicato.

Lo stile è molto particolare, e come accennavo prima, senz'altro involontariamente, riecheggia un po' quello di Ink. Ma lo stile di tutti noi può essere comunque soggetto a evoluzioni e talvolta anche involuzioni... a meno che si dica: "squadra che vince, non si cambia" (cit. Trapattoni).

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Grazie Chinotto per aver speso tempo nel commentare il mio scritto.

Che dire, non conosco questo "Ink", ma evidentemente abbiamo uno stile simile  :saltello:  

Cercherò sul forum qualche suo scritto, anche perché in genere non faccio mai caso ai nomi degli utenti e sono così smemorata che ci sta anche che io abbia già letto qualcosa di suo e non me ne ricordi  :asd:

 

In quanto alle tue perplessità, sono tutte dovute dal fatto che evidentemente non sono riuscita a caratterizzare Claudia come volevo, il che è un grandissimo buco nella storia, visto che le decisioni prese da lei e l'evoluzione del rapporto con suo marito si basano proprio sul suo carattere da prima donna. :nein:

 

Cercherò di prestare più attenzione agli errori da te segnalati, in futuro! 

Grazie ancora!  :ohh:

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Cara Chiara, eccoti alcune note sul testo:

 

  • ad ogni movimento di Giselle brillava nel punto giusto, o creava un drappeggio degno di essere immortalato in ogni quadro --> semplificherei un pò questo periodo, dalla spiegazione un pò troppo macchinosa
  • acclamando Giselle --> consiglio un più semplice 'acclamandola', per non ripetere il nome
  • Salutò [...] senza fermarsi --> risciverei questo periodo cercando di evitare il numero di incise: rallentano abbastanza la lettura e in questo punto non mi sembra strettamente necessario.
  • scosso, e quel pensiero --> via la virgola
  • Si parcheggiò --> via il 'si'

Un racconto interesante sotto molto punti di vista, nonostante la trama molto semplice che richiama una storia molto nota. Lui, lei e l'altro. In mezzo il palcoscenico della danza classica. Ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il tuo sforzo di voler entrare dentro la testa dei protagonisti, scoprendo un po' della vita sentimentale di entrambi. Interessante inoltre per il richiamo dotto dell'opera Giselle.

Devo segnalarti purtroppo uno stile non sempre fluido e duna punteggiatura un po' sofferta, soprattutto per quello che riguarda l'uso delle virgole.

 

Nel complesso trovo il racconto piacevole anche se non molto originale. Ti faccio comunque i miei complimenti per questo tuo secondo MI che rivela una notevole capacità creativa.

A rileggerci!

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Danzava, sotto lo sguardo dell’intera platea.

Sei sicura che la virgola sia indispensabile?

 

Il vestito che indossava – dall’ampia gonna bianca in tulle al bustino impreziosito di cristalli e ricami -  ad ogni movimento di Giselle  brillava nel punto giusto

Perché i trattini? Non potevi semplicemente racchiudere l'inciso tra due virgole?

 

Per quanto concerne invece l'andare a capo alla fine di ogni periodo è una scelta stilistica della quale non si dovrebbe abusare, perché ci priva della possibilità di sottolineare la forza di una determinata frase: se tutti periodi sono importanti, alla fine nessuno lo è più.
                                                                                        ***

Classica storia di "lui, lei e l'altro", che tu però hai raccontato in modo scorrevole e ben leggibile.
Ci sono alcune cose però che non mi quadrano.
Ballerina e ballerino hanno una tresca ormai da due anni, lo confessa lei alla fine, ma ancora non riescono a resistere alla tentazione di una sveltina sul tavolino? La loro passione è sempre così intensa? Sono felice per loro, un po' meno per il marito.
Marito il quale, bisogna dargliene atto, ha un atteggiamento molto "british": "ti aspetto in macchina", dice, non "gli spacco la faccia", oppure "brutti bastardi", oppure ancora "sei una sgualdrina".
A questo punto, british per british, suonava meglio un bel "continuate pure tranquilli, io vado a casa a cambiare le serrature"; ma a questo punto  non ci sarebbe più spazio per il surreale dialogo successivo, lo ammetto.
Tornando al camerino, ma... Sapendo che in platea c'era il coniuge... Chiuderlo a chiave, no eh? 
D'accordo: il gusto del brivido, la paura e insieme la voglia di essere scoperti. Ci può stare.
Torniamo su un registro serio.
E' del tutto plausibile amare una persona per le sue doti morali e allo stesso tempo essere innamorati di un'altra, magari perché ci attrae fisicamente: la letteratura, ma anche la vita reale, è zeppa di casi del genere. Chi vive una situazione di questo tipo, però, è tormentato da dubbi, angosce e sensi di colpa: uno stato d'animo troppo complesso per essere esaurito in un racconto, è vero; ma tu proprio non ce ne fai arrivare nemmeno un pochino.
Poco credibile il finale. Una madre non si separerebbe mai da una figlia così facilmente, nemmeno se invece di un adulterio ne avesse commessi dieci.
Comunque, lo ripeto: scrivi bene, anche se i tuoi dialoghi mi sembrano più adatti alla sceneggiatura di una fiction americana che a un racconto, dove l'approfondimento psicologico dei personaggi è spesso un po', diciamo,"trascuratino". 




 

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Chiara non ti ho mai letto fino ad ora, ma wow!

 

Hai uno stile scorrevolissimo a mio parere, l'ho letto d'un fiato e quando succede è sempre una bella cosa :) Penso che uno degli obbiettivi per uno scrittore è far entrare il lettore nella storia, fargli vivere le emozioni sulla pelle come se lui stesso fosse il protagonista. E ci sei riuscita.

Mi sono immedesimato totalmente nella parte di lui, in alcuni dialoghi avrei voluto urlare addosso alla donna assieme a lui e incitarlo a digliene di più. Hai gestito bene la parte post-scoperta del tradimento, lui ha tentato di restare calmo finché ci è riuscito e poi è scoppiato.

Ti dirò, i dialoghi di lei mi facevano sempre più incavolare, era cosciente di quello che faceva e parlava in modo troppo calmo, come se ormai fosse finita da un pezzo per lei e che aspettasse che finalmente quel giorno arrivasse per levarsi dalle palle il marito che non amava. Davvero doloroso.

sei stata molto brava, l'ho apprezzato molto sebbene questo genere di racconti non mi amo alla follia (sono più da fantasy :D ) ma complimenti vivissimi.

Vorrei dirti dell'altro ma penso che ripeterei quello che ti ho detto sopra quindi mi fermo qui, ti segnalo una cosa piccola e poi ti saluto. A rileggerti volentieri :la:

 

 

Adrian si alzò di fretta dalla sua poltrona, e si diresse nel back stage

 Penso che vada scritto attaccato: backstage  :umhh:

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Ciao, piacere "Ink" :D Ho letto poco sopra ciò che ha scritto chinotto e ti devo confessare che mi sembra di aver letto una cosa scritta da me :D Quindi il giudizio non può che essere positivo: scrivi in maniera diretta, senza fronzoli, se due "stanno scopando in modo animalesco" lo dici senza giri e non scrivi "eccoli che fanno l'amore con foga e ardore". Poi, usandoli, adoro i periodi secchi perché danno un singolo elemento alla volta al lettore e permettono una lettura schematica e una maggiore facilità nel seguire la storia. Ovviamente questo non significa che bisogna scrivere così perché il lettore è stupido, ma una bella storia scritta in maniera semplice diventa fruibile in modo molto più immediato :)

La storia non è originale nella trama, ma lo è nello svolgimento. Non ci fai il giro di parole sul romanticismo e tutta quella serie di cose che nascono dopo nella testa delle persone. A trova B che fa sesso con C e A si incazza con B. Punto. C'è la ragazzina sullo sfondo, certo, ma hai scritto in maniera diretta il primo impatto che ha A alla visione sconcertante di un qualcosa che non immaginava nemmeno. La freddezza di B è un altro punto a tuo favore, perché chi arriva a tradire per due anni non lo fa per sport, ma lo fa con coscienza e pondera le conseguenze ogni giorno. Ottima verosimiglianza di un testo che ho molto apprezzato!

A rileggerti, Chiara ;)

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P.S.: ho apprezzato un testo simile allo stile in cui scrivo io, perché scrivo ciò che vorrei leggere, non perché pecco di vanità e autocompiacimento, altrimenti il mio commento passa come la lezione del maestro all'allieva e io non sono maestro nemmeno di un sasso :D Semplicemente scriviamo in modo simile! Ciao ;)

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Il triangolo amoroso è un classico così come l'étoile. La storia si dipana perciò in modo abbastanza prevedibile, tuttavia direi che l'ho letta volentieri e ho apprezzato la "durezza" della protagonista che antepone i propri desideri a tutto il resto: da questo punto di vista mi sembra molto ben riuscito.

Però fatico un po' a inquadrare il personaggio di Chiara. 

Lei ama suo marito ma lo lascia perché le "tarpa le ali" e fin qui mi sta bene. Invece ha una relazione con Erik perché hanno le stesse ambizioni e si sente valorizzata da lui, e anche in questo caso mi sta bene, ma lo ama? Chiara non lo dice, ma mi sembra strana una relazione che dura da quasi due anni senza amore. Se per Chiara una relazione soddisfacente non ha niente a che vedere con l'amore ed assomiglia di più a un rapporto d'affari (condito dal sesso), e mi pare che sia in linea con il personaggio, avrei gradito qualche parola in più per spiegarlo, per metterlo in evidenza.

 

Qualche cosetta da lisciare nella scrittura, che credo ti abbiano già segnalato, ma complessivamente mi sembra chiara e corretta. 

 

 

 

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Che dire, ringrazio tutti sia per i complimenti che per gli ottimi consigli!

 

Il personaggio di Claudia è, forse, un personaggio che avrebbe avuto bisogno di qualche parola in più per essere spiegato. 

Claudia è semplicemente una donna sociopatica. È egoista, e crede che il marito e la figlia le abbiano "tarpato le ali" e rubato del gran tempo. 

Ama Erik, ma nel modo in cui una donna come lei può amare: cioè non abbastanza.

Vive per amare sé stessa. Dopotutto, è “la stella”

Il resto è solo un contorno, una cornice, che alle volte le sta bene e alle volte no. 

Per questo, la decisione di lasciare la figlia non l'ha turbata poi così tanto: non vedeva l'ora che il suo matrimonio finisse, per potersi lasciare alle spalle quei legami che lei viveva come “ancore”.

 

Però, come detto in precedenza, se l'autore del testo deve spiegare i comportamenti dei propri personaggi vuol dire che "qualquadra non cosa" :P 

Farò tesoro delle vostre perplessità e cercherò di migliorare il mio stile di scrittura!

 

PS: Ink, ho appena letto un tuo racconto. Ora capisco cosa intendeva dire Chinotto ahahahaha!

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ciao chiara! è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e sono rimasto piacevolmente sorpreso.

la storia è molto bella. carica di emozioni che arrivano dritte al lettore.

mi è piaciuta particolarmente la contrapposizione tra l'amore dell'uomo e il tradimento della moglie  (forse perchè la storia mi ricorda un mio brutto periodo). mi piace il tuo stile e il modo che hai nel delineare i personaggi. 

i dialoghi sono ben fatti (anche se io avrei messo un po' di pathos in più), sono rimasto sorpreso nel constatare che l'uomo non dava di matto (e lo invidio).

la lettura risulta scorrevole, non ci sono fronzoli e, come dice ink, vai dritta al punto.

insomma, complimenti vivissimi; ai miei occhi hai fatto un ottimo esordio.

PS la canzone non mi piace particolarmente, ma se l'immagino nel contesto dell'uomo distrutto che guida verso casa cambia tutto.

complimenti ancora

 

IlConteDiMontecristo 

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Che dire, ringrazio tutti sia per i complimenti che per gli ottimi consigli!
 
Il personaggio di Claudia è, forse, un personaggio che avrebbe avuto bisogno di qualche parola in più per essere spiegato. 
Claudia è semplicemente una donna sociopatica. È egoista, e crede che il marito e la figlia le abbiano "tarpato le ali" e rubato del gran tempo. 
Ama Erik, ma nel modo in cui una donna come lei può amare: cioè non abbastanza.
Vive per amare sé stessa. Dopotutto, è “la stella”
Il resto è solo un contorno, una cornice, che alle volte le sta bene e alle volte no. 
Per questo, la decisione di lasciare la figlia non l'ha turbata poi così tanto: non vedeva l'ora che il suo matrimonio finisse, per potersi lasciare alle spalle quei legami che lei viveva come “ancore”.
 
Però, come detto in precedenza, se l'autore del testo deve spiegare i comportamenti dei propri personaggi vuol dire che "qualquadra non cosa" :P
Farò tesoro delle vostre perplessità e cercherò di migliorare il mio stile di scrittura!
 
PS: Ink, ho appena letto un tuo racconto. Ora capisco cosa intendeva dire Chinotto ahahahaha!

 

A me hai dato quell'impressione infatti, che ormai non importasse nulla della sua famiglia, quindi da parte mia ci sei riuscita, rinnovo i miei complimenti :D 

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Bravissima Chiara. 

Bella storia, semplice, pacata, senza colpi di scena eclatanti, ma ricca di emozioni e con personaggi ben delineati. 

Il mio genere preferito, diciamolo.

Mi è piaciuto tutto; la freddezza di lei, il suo egoistico modo di vivere, ama il marito, ma lo tradisce, adora la figlia, ma la vive come un ostacolo e non fa una piega perdendola. 

Ho apprezzato anche la reazione di lui davanti al tradimento, non so se sia realistica o no, a me si tapperebbe la vena e partirei con brutte parole e probabilmente anche una reazione più violenta, ma ammetto che davanti a determinate cose ci sono molti modi diversi di reagire e questo, perlomeno, non è il più scontato.

Propongo un  minuto  di silenzio per il povero ballerino, nonché amante, che scompare dalla scena e non se lo fila più nessuno.

Che altro dire... bravissima!

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Ottima prova, brava davvero.

 

Solo ti consiglio di abituarti a soluzioni narrative meno "forzate" di
 

Sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto sua moglie.

-Mi ami si... ma non abbastanza. Non credo serva dirlo, ma è finita, Claudia.

-Già.

-Avrò cura di Giulia. – Disse, senza un preciso motivo

-So che lo farai. Manderò qualcuno a prendere le mie cose. -

Falle capire magari certe cose... ed eviterei di parlare anche solo di striscio del discorso dell'affidamento della figlia :)

un saluto

 

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Ciao Chiara!
E' la prima volta che ti leggo e dal punto di vista stilistico e di fluidità non sei niente male. Evito di fare le pulci al racconto perché non ci sono molte altre segnalazioni da fare oltre a quelle già postate.
Per ragioni di gusti personali, i contenuti del racconto (intendo la trama) non è nelle mie corde, e come ti hanno fatto notare in alcuni punti è un poco forzato.
Tutto sommato, però, ti rileggerei senza alcun dubbio, magari su un tema diverso!

P.S.
Bella scelta riguardo la canzone  :thumbup:

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