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Giselle

Rileggere il proprio libro già pubblicato e trovarlo orribile

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Esperienza traumatica.

Per la prima volta dopo due anni dalla pubblicazione, riprendo in mano il mio romanzo d'esordio, lo apro, inizio a leggere... e i primi due o tre capitoli sono orribili. Poi migliora, grazie al cielo, e mi ci ritrovo e mi ci riconosco, ma i primi sono proprio stucchevoli. Chissà quanti lettori ho perso per colpa loro. Come ho fatto a scriverli? Come ho fatto a pubblicarli? Come ha fatto il libro a ottenere comunque tante recensioni positive?

Insomma, carrellate di questi pensieri.

 

Vi è mai capitato? Cosa fare in questi casi?

Io mi sono messa a riscrivere quel disgraziato incipit, anche solo come esercizio, e ora sono molto più soddisfatta, ma mi rendo conto che ormai è andata.

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Ospite ender

E' capitato pure a me, sia con un breve saggio (prima pubblicazione in assoluto) sia col primo romanzo.

Ma rileggermi a distanza di tempo è stato un trauma!

Pensieri del tipo "Ma sono proprio io che ho scritto questa roba?" non spariscono con l'autoassolvimento per inesperienza o ingenuità.

Nel tuo caso hai ricevuto recensioni positive, nel mio (e forse per benevolenza dei pochi lettori) nessuna.

Magari è stato un bene!

 

Cosa fare in questi casi? Siccome "cosa fatta capo ha" ne prendo atto, pur senza disconoscere la paternità dell'obbrobrio e giurando solennemente che non scriverò più schifezze simili! 

 

Ciao

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ciao Agave... beh, orribile potrebbe sembrare eccessivo come aggettivo, però credo che ognuno di noi, seppur soddisfatto del proprio lavoro, avesse la possibilità di riscriverlo, cambierebbe qualcosa. Mi rendo conto che avrei potuto osare di più nel mio primo romanzo. All'epoca fu una scelta quasi consapevole quella di non strafare, preferendo concentrami sulla trama che di per sè era già piuttosto complessa per un'opera prima.

Se sono contento di come sono riuscito a tenere pienamente legate le tante vicende, dall'altra sicuramente mi sarei soffermato maggiormente sull'interiorità dei singoli personaggi, avrei voluto sviscerare di più le loro emozioni, condividerle col lettore. Invece troppe volte ho lasciato intendere certi sentimenti che stavano provando, senza addentrarmi troppo sui risvolti psicologici di ognuno (maledetti quei libroni a sfondo psicologico che un po' mi avevano stancato all'epoca in cui lo scrissi). Temevo di appesantire il tutto e invece probabilmente l'intero testo ne sarebbe uscito rafforzato. Ma forse parlo così perchè nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata e ho acquisito anche più esperienza, per così dire. Riconosco in toto la mia storia, il mio libro ma molto semplicemente riconosco come fosse inevitabilmente acerbo. Credo che la stessa cosa possa valere per alcuni punti del tuo romanzo d'esordio, ma non certo che fosse orribile

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Ospite Joy

Mi succede puntualmente con tutto ciò che scrivo. Quando termino un testo non mi appartiene più, diventa altro. Ho una mente camaleontica, in continuo fermento, mutevole, lunatica; non posso riconoscermi in un testo che ho scritto tempo fa perché quella persona di fatto, non esiste più.

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E non sei contenta? Queste si chiamano crescita e autocritica, sono segnali positivissimi e incoraggianti. Capisco il rammarico e lo comprendo, però se parliamo di un romanzo d'esordio, ci può stare. Cosa sarebbe successo se l'avessi trovato sempre meraviglioso? Che avresti riscritto altre cento volte qualcosa di ugualmente brutto, se non peggio, e chissà se i recensori sarebbero stati altrettanto benevoli! Guarda il lato positivo, la prossima volta scriverai meglio, è l'unica cosa che conta, alla fine.

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Ospite AmandaPitto

Io odio profondamente tutto quello che scrivo, come lo scrivo e l'impatto che ha sugli altri. Il mio stile è insopportabile, e penso che sia una sensazione comune a molti scrittori. Il libro d'esordio è per me la tragedia...

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Been there! :eyebleed:

Il mio romanzo d'esordio l'ho scritto quando avevo 15 anni, il che è già indicativo di quanto possa sembrare lontanissimo da me adesso che ne ho 28, di anni.

In realtà lo sentivo distante e non mio già in fase di editing, perché è molto diverso da quello che scrivevo di solito in quegli anni, stilisticamente parlando.

La verità è che l'ho pubblicato non per me stessa, ma principalmente per i miei, perché volevo renderli fieri (fallendo miseramente, ma questa è un'altra storia! :emh: ), infatti ho vissuto malissimo, PER ANNI, un'esperienza che invece poteva essere positiva.

L'ho rifiutato e nascosto per moltissimo tempo, ma adesso riesco a sfogliarlo e a sorridere. Non mi piace per niente, è acerbo, infantile, ma non mi fa più arrabbiare o inorridire, perché E' NORMALE che sia acerbo e infantile, l'ha scritto una 15enne, in fondo! :P

 

Credo che sia come guardare delle vecchie foto e sentirsi in imbarazzo per com'eravamo vestiti o per un taglio di capelli ridicolo.

Il punto è che all'epoca ci sentivamo fighi con quei vestiti e quelle acconciature, perché erano giuste per quel momento, per quel contesto, per quel preciso angolo di vita.

Inutile vergognarsene ora, o rinnegarlo.

Basta andare avanti. :)

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