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Mojo_Soul

Poesia contemporanea

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Apro questo thread con l'intento di parlare della poesia contemporanea, ovvero la nostra, quella di cui noi "aspiranti e non poeti" facciamo parte; già di per sè la poesia gira poco, figuriamoci quella contemporanea, eppure mi sembra inopportuno scrivere senza sapere come scrivono le persone attorno a me, dove è andata a finire la poesia? Con questo intendo dire quali sono le ultime tendenze di stile, di contenuto, di qualsiasi cosa che graviti attorno alla poesia? Inoltre, i poeti contemporanei sono delle figure mitiche che si aggirano nell'ombra con la speranza di essere letti da qualche cultore per lo meno tra dieci anni o più, oppure sono "reali"? Vagando un po' per il web ho trovato ben poco: tanti nomi, poche poesie (ovviamente tralasciando forum/blog anonimi). Insomma, poche risposte.

Confido nel vostro sapere, con la speranza che questo thread diventi non solo un'accozzaglia di links e nomi, ma anche di opinioni e critiche. :)

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ammetto di non essere un lettore di poesia, però la tua questione è interessante, vediamo se qualcuno risponderà...

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Io credo che la poesia sia sempre stata e sarà, purtroppo, un genere di nicchia, a meno che non venga trasformata in musica, e di esempi ce ne sono davvero tantissimi anche nel panorama dei cantautori italiani e per fortuna, aggiungerei. Questo accade perché da una parte c'è la convinzione, secondo me, tra i più che la Poesia non sia di facile comprensione o immediata; di conseguenza, anche gli aspiranti poeti fanno fatica a farsi strada, a meno che non colleghino quanto scrivono alla musica o all'arte. Ma quello della difficoltà di capirla è un mito da sfatare, se penso ai grandi poeti a noi più vicini (come Neruda, Tagore, Pavese, Quasimodo, Hikmet solo alcuni esempi) che esprimono temi sull'amore, sulla vita e sull'uomo che arrivano per la loro semplicità di espressione e sono sempre attuali. D'altra parte, nel paradosso, c'è la convinzione, sempre secondo me, che sia semplice scrivere una poesia, buttando frasi qua e là e questo ovviamente va a svantaggio di coloro che dicono cose sensate, cercando di non essere scontati e banali, e pongono attenzione alla forma, alle parole e alla musicalità dei versi stessi. Quindi va da sé che il valore della stessa venga meno anche tra le nostre e nuove generazioni. 

Spero di aver risposto almeno in parte alle tue domande. :) 

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Concordo pienamente con te, la poesia oggi è considerata come un qualcosa o eccessivamente romantico (l'immagine del poeta innamorato penso sia universale) o eccessivamente "intellettualoide" e oscura, ovvero si passa da un estremo all'altro (nel senso che o è vista come una cosa banale oppure incomprensibile), tuttavia dobbiamo anche ammettere che l'essere un genere di nicchia non è un fattore totalmente negativo. Ad esempio la musica, ormai è diventata un bene di massa e la qualità ne ha risentito parecchio, la poesia in questo senso è una delle poche cose che si salvano (anche tra i vari generi letterari, Fabio Volo probabilmente non avrebbe fortuna tra i lettori medi di poesia - e meno male aggiungerei), meno quantità ma più qualità. Il problema è che non si è creato un "ambiente poetico", i lettori e gli scrittori non si incontrano, non si parlano e non si confrontano più. Nonostante l'aiuto di internet, io personalmente trovo esiguo il dialogo tra poeti di oggi. Mi vengono in mente la Beat Generation o le avanguardie storiche, le "correnti letterarie". Lungi da me l'idea di incartellare gli autori, ognuno ha diritto al proprio spazio, soprattutto oggi che prevale l'individualismo e il relativismo in ogni campo, ognuno deve essere libero di scrivere come gli pare, però penso che sarebbe molto edificante un confronto critico. Capisco anche che parlare tramite internet sia molto diverso che parlare a voce, tuttavia sarebbe bello se non ci limitassimo a postare le nostre poesie, leggerle, dire "mi piace questo mentre quello no", ma a mettere su un dialogo vero e proprio (personalmente amo i commenti "Io avrei fatto così..." o "potresti spiegare meglio questo...").

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E' vero, il fatto che sia un genere di nicchia può portare i suoi vantaggi, come il mantenersi a certi livelli.

La cosa che mi lascia perplessa è non solo, come dici tu, la mancanza di un ambiente poetico, ma anche la sensazione che oggi persino gli ''scrittori'' se ne avvicinino ben poco, mentre magari in passato lo scrittore era anche poeta e viceversa. Quasi come se fossero due parallele che non si incontrano mai, quando non è così, secondo me. Ci dovrebbe essere maggior dialogo ed hai ragione sulle modalità, anche se credo che bisognerebbe cercare, quando si fa una critica per migliorare, di mettersi nei panni di chi ha scritto e questo è un processo difficilissimo da farsi, in qualunque campo.

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Questo credo che sia dovuto proprio alla commercialità di un bene di cui parlavamo prima, mi ricorda un po' il cinema ormai diviso tra film d'autore o impegnato e i film di massa: La Grande Bellezza di Sorrentino (che ha vinto numerosi premi all'estero, in Italia è quasi di nicchia) e l'ultimo film di Checco Zalone sono un ottimo e attuale esempio. La poesia è vista come qualcosa di impegnativo, nell'accezione negativa del termine, la narrativa/altri generi popolari sono accolti dalla gente come un qualcosa adatto a tutti, che intrattiene.

Riguardo alle critiche, concordo con te, però trovo che se uno si mette troppo dal punto di vista dell'autore tutto diventa lecito, mentre se si pongono domande pungenti (anche se ci si trova d'accordo) l'autore è costretto a fare un percorso a ritroso che, oltre a spiegare con maggior chiaezza la poesia, porta l'autore a prendere coscienza del suo componimento e a fare una fatica che magari da solo non avrebbe fatto, ma che ripagherà molto se fatta a dovere. Almeno, così è come la penso io. :)

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Tempo fa mi ero imbattuta nel Festival Internazionale di Poesia di Genova, di cui, mi pare nella veste di Presidente, è Claudio Pozzani.

Informandomi ho letto tra l'altro che è un autore italiano tradotto all'Estero e mi pare traduttore lui stesso di poeti stranieri.

 

http://www.pozzani.org/libri/index.html

 

Ad ogni modo è relativamente giovane e le sue produzioni che ho visto non sono certo classiche, mi pareva anche sperimentali; ma non lo dico da intenditrice.

 

Ad ogni modo mi pareva spaziasse e avesse una cultura a 360 gradi sulla poesia, per farmi dunque un' idea del panorama, abbastanza sconosciuto, dei giorni nostri, andai alla sezione libri, dove in basso trovi diverse sue recensioni a colleghi che ti offrono informazioni anche generali su questo mondo editoriale.

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Non c'è poesia senza metrica. Che vi piaccia o no è così.

Perché lo scrivo? Perché mi interrogo spesso sul declino della poesia nel nostro secolo. La verità è che gli italiani sono un popolo di aspiranti poeti ma non di lettori di poesia. E dico aspiranti poeti perché - salvo rarissimi casi per i quali è un dono innato, i geni - la poesia si studia, si impara e poi si scrive.

La poesia nasce con la musica nell'antichità... e questo sodalizio è la sua essenza più profonda. Per questo motivo ribadisco che non può esistere poesia senza metrica poiché è proprio la metrica che da musicalità ai versi. Di fatto garantisco che la maggior parte di aspiranti poeti considera il verso nel senso opposto di quello che è realmente. In altri termini invece di andare a capo perché è finito il verso (endecasillabo, settenario, quinario...), il verso è finito perché si va a capo. Nessuno obbliga a scrivere poesie, nessuno punta una pistola alla tempia per farlo, nessun dottore lo ordina ma se si fa lo si fa fatto bene altrimenti non è poesia bensì prosa, magari creativa, appassionante, piena di pathos ma prosa. Che poi non capisco perché molti ragazzi riescono ad imparare la metrica classica (molto più complessa) e si rifiutano di mettere mano su quella italiana che è dannatamente semplice. "Oddio no, la metrica... troppo difficile!" Assurdo, per fare un settenario devi solo essere accorto di far cadere l'accento sulla sesta sillaba. Troppo difficile? Non scherziamo!

E non lasciatevi ingannare da quei poetuncoli da due soldi che vi dicono che la metrica non è più utilizzata dai grandi. Nel novecento, al contrario, sono stati tentati molti esperimenti di rinnovamento della metrica ma alla fine della fiera, quella conosciuta da sempre è rimasta sempre la migliori e questi esperimenti sono miseramente falliti.

 

Mattina

M'illumino d'immenso

(E' un settenario)

 

Odora al vento dell'addio la sera

fredda in amore dalla luce morta...

(Sono endecasillabi in 4-8-10 --> Alfonso Gatto)

 

E' tempo di levarsi su, di vivere

puramente. Ecco vola negli specchi

un sorriso, sui vetri aperti un brivido,

torna un suono a confondere gli orecchi.

(Sono endecasillabi in 6-10 --> Mario Luzi)

 

Saba, Gatto, Luzi... scrivono in metrica, e sono contemporanei.

 

Perché mi accanisco così con la metrica? Perché amo la poesia, quella vera, quella che manca oggi più che mai. Il resto non so cosa sia ma non è poesia, è qualcos'altro. Qualcos'altro che per pigrizia e ignoranza ci vuole essere spacciato per poesia.

 

Che ne pensate? Siete d'accordo? Io ho lanciato così di getto la mia :)

  • Grazie 2

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Sono sostanzialmente daccordo, però credo che non sia così semplice. Metrica non vuol dire semplicemente contare le sillabe, ma anche riuiscire a dare un ritmo a quello che si scrive. Cito per esempio:

Solo qualche parola,

solo una notizia sul rovescio del conto

sbagliato dal padrone.

Forse è tardi, può darsi che la ruota

giri troppo in fretta perchè resti qualcosa

Questo è Raboni. Leggendo il ritmo si avverte, credo che sia qualcosa relativo alla distanza che separa ciascun accento forte dall'altro. Personalmente faccio un po' di fatica ad analizzare la struttura di questo tipo di verso, eppure avverto benissimo che c'è.

Piuttosto quello che trovo insopportabile nella poesia dilettantesca è l'uso delle rime. Non tanto perché sia contrario alle rime, quanto perché c'è un sacco di gente che le utilizza non in sostegno della metrica ma in alternativa a questa.

Com'era nuovo nel sole Monteverde vecchio

Con la mano, ferito, mi facevo specchio

Per guardare intorno viali e strade in salita

Vivi di gente nuova nella sua vecchia vita

Come vedi Pasolini usa sia una metrica non basata sui versi più comuni che le rime. Anche piuttosto sfacciate.

Invece spesso si leggono poesie (questi pseudo versi li ho scritti io)di questo tipo

La città, nella notte caldissima di piena estate

era piena di gente che mangiava patate.

Si annunciava un temporale

e già verso ovest si sentivano parlare

i divoratori delle stelle

che sceglievano quelle più belle

Ecco, credo sia questa la cosa che molti non riescono a capire. Questi non sono versi. E non per il contenuto volutamente atroce, ma perché mancano di metrica.

Pur avendo le rime.

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Uhm, non esattamente un incubo.

E in effetti esiste già una discussione sulla poesia ai giorni nostri in Biblioteca. Unisco.

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Ringrazio per la risposta. La rima di fatto è un abbellimento (quando fatta bene, altrimenti il risultato è negativo) ma certamente non è obbligatoria e soprattutto non c'entra nulla con la metrica. Leopardi, ad esempio, non amava i sonetti per la loro struttura troppo rigida ed infatti ne ha scritti pochissimi eppure parliamo di Leopardi.

La mia sensazione (atroce) è che ormai la poesia si sia ridotta a questo: Ho un'emozione (sensazione), mi sento esplodere, prendo foglio e penna, scrivo delle belle parole (anche orecchiabili), ho creato una poesia. La poesia è diventata a buon mercato, alla portata di tutti coloro che abbiano delle emozioni e sappiano scrivere in modo discreto (la prosa). Non è così, per creare una poesia ci vogliono ore. Addirittura per comporre qualche sonetto ho impiegato giorni (e nemmeno mi sono riusciti benissimo).

La poesia è molto più impegnativa di quello che si vuole far credere.

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Spesso ho avuto la tua stessa impressione: ho visto la poesia venire affrontata con troppa leggerezza, come dici tu, semplicemente affilando belle parole e andando a capo di tanto in tanto.

 

Però devo farti un po' di annotazioni anche un filino pignole.

 

La poesia nasce con la musica nell'antichità... e questo sodalizio è la sua essenza più profonda. Per questo motivo ribadisco che non può esistere poesia senza metrica poiché è proprio la metrica che da musicalità ai versi

 

Parti dall'argomento storico, ma ti si potrebbe (giustamente) che oggi la poesia non è più legata (solo) alla musica e non viene più necessariamente declamata ad alta voce: è cambiata la performance (anzi, è sparita) e quindi sono cambiate le necessità; o meglio, non c'è più la necessità di un metro rigido, ma si può ricorrere tranquillamente al verso libero. In effetti, come ha detto anche Nanni, si può dare un ritmo anche col verso libero.

 

La rima di fatto è un abbellimento

 

Questione di gusti: gli antichi la evitavano come la peste, perché la trovavano cacofonica.

 

Non è così, per creare una poesia ci vogliono ore. Addirittura per comporre qualche sonetto ho impiegato giorni (e nemmeno mi sono riusciti benissimo).

 

Dipende da ciò che vuoi ottenere. Se hai alte aspirazioni (per non dire pretese), allora farai pure come Petrarca e Tasso (due a caso), maniacali nelle loro composizioni e revisioni, ma la poesia può essere anche improvvisata. Gli antichi improvvisavano parecchio in certe occasioni (ad esempio nei simposi, spesso associando la poesia, ad esempio, al gioco del cottabo). Ad esempio, e se ti dicessi che Omero al 90% è improvvisazione?

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come ha detto anche Nanni, si può dare un ritmo anche col verso libero

 

 

Vero, ma come mi è stato sempre insegnato: prima impara le regole, poi infrangile. Altrimenti si pecca di arroganza. Scrivere direttamente in versi liberi (senza conoscere la metrica) mi sembra un voler fare poesia a buon mercato. Non dico di non scrivere in versi liberi, dico però che per fare dei versi liberi degni di questo nome bisogna prima conoscere la metrica, perché vedrai che, una volta conosciuta la metrica, anche i versi liberi vengono molto più musicali. Alla fine, abitui l'orecchio alla musicalità. La verità è che troppe persone vogliono solo scrivere pseudopoesie senza impegnarsi a studiare ciò che c'è dietro.

 

Questione di gusti: gli antichi la evitavano come la peste, perché la trovavano cacofonica.

 

 

Infatti ribadisco che non è obbligatoria ed è un abbellimento se fatta bene altrimenti si ottiene l'effetto opposto e diventa, come giustamente dici, cacofonica o una filastrocca.

 

Se hai alte aspirazioni (per non dire pretese), allora farai pure come Petrarca e Tasso (due a caso), maniacali nelle loro composizioni e revisioni, ma la poesia può essere anche improvvisata.

 

Ma certo, ed è tra le più belle ma torniamo al discorso di prima. Prima di improvvisarla devi conoscerla bene. E' come essere un regista alle prime armi e voler girare qualcosa della portata di Titanic. Come pensi che venga fuori? Poi ci sono i geni ma questo è un altro discorso

 

e se ti dicessi che Omero al 90% è improvvisazione?

 

E se ti dicessi che forse Omero non è mai esistito ma le sue opere sono una rilegatura di più autori? Ma la questione omerica è tutta un'altra storia :D :D :D

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E se ti dicessi che forse Omero non è mai esistito ma le sue opere sono una rilegatura di più autori? Ma la questione omerica è tutta un'altra storia :D :D :D

 

Questa è un po' una semplificazione. Ma sì, la questione omerica è un'altra storia. In ogni caso, la poesia epica greca nell'alto arcaismo (e, con ogni probabilità, anche nell'età del bronzo) era al 90% improvvisazione, e ciononostante i poeti erano in grado di improvvisare componimenti tanto lunghi quanto belli. Certo, anche se ora non mi metto a esporli perché andrei troppo OT, avevano i loro 'trucchetti', ma pur sempre di improvvisazione si trattava. Era peraltro una necessità, non adoperando la scrittura.

Oggi, tornando IT, il processo è inverso: il pezzo viene prima scritto e poi (forse) declamato. Sarebbe forse interessante, più che arrovellarsi tre giorni su un sonetto, provare a comporre versi improvvisando e a voce.

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Sarebbe forse interessante, più che arrovellarsi tre giorni su un sonetto, provare a comporre versi improvvisando e a voce.

 

 

Punti di vista. Io trovo interessanti tutte e due le cose ma sono assolutamente certo che senza una buona conoscenza di metrica le improvvisazioni farebbero più ridere che altro, sempre geni esclusi. Ad ogni modo come idea è bella, parteciperei anche subito :)

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Buongiorno a tutti. Capisco bene che questa conversazione e' ormai vecchia di anni, ma io l'ho letta con interesse solo questa mattina :-)

Ringrazio tutti per i vostri punti di vista e mi permetto di aggiungere un link ad una pagina che ho trovato molto utile in riferimento a quanto discusso qui.

 

http://www.accademia-alfieri.it/pagine/metrica.htm

 

Buona giornata

  • Grazie 1

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come ho già antipaticamente detto, la poesia non deve essere prosa che ogni tanto va a capo, ma deve avere ritmo, musicalità, metrica.  

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Il 20/3/2015 alle 14:21, Arcadia ha scritto:

prima impara le regole, poi infrangile

 

Questa antica quanto breve discussione risulta ora attualissima grazie all'iniziativa di Anglares, alla quale di certo anche @Piovasco sarà interessato. Peccato che @Arcadia sia lontano dal forum da qualche mese: sicuramente apprezzerebbe.



Il 29/10/2019 alle 08:13, Anglares ha scritto:

Anche io credo che il futuro della poesia sia oltre i classici vincoli metrici. Però conoscerli permette di affermarlo con più autorevolezza. Cercheremo di dare degli strumenti di aiuto per chi scrive poesie in officina, in modo da rafforzare la scrittura di tutti.  E senza la minima intenzione di modificare lo stile di nessuno.

(Ho tratto dalla discussione Ars poetica - Laboratorio compositivo.)

 

Nel Regolamento dell'iniziativa Ars poetica Anglares aggiunge: "Oggi la poesia è libera da regole formali, eppure siamo responsabili di questa libertà. Si può scrivere con versi liberi o sciolti, ma conoscere quelle regole da cui ci affranchiamo rende ogni nostra parola poetica più consapevole".

 

Molto utili anche le pagine di metrica segnalate sopra da @Luca Ferrarini. La discussione qui presente contiene un intervento di Nanni, bello da leggere. Concludo con la domanda che si pone chi ha creato il post:

Il 23/11/2013 alle 17:04, Mojo_Soul ha scritto:

dove è andata a finire la poesia? (...) quali sono le ultime tendenze di stile, di contenuto, di qualsiasi cosa che graviti attorno alla poesia? 

e approfitto per salutare @millika.

  • Grazie 1

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Il 16/11/2019 alle 18:36, Ippolita2018 ha scritto:

approfitto per salutare @millika.

Ciao @Ippolita2018, purtroppo ultimamente la vita mi assorbe molto, ma ti ringrazio per aver sempre un piccolo pensiero per me. 😘

 

 

  • Grazie 1

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Mi trovo in sintonia con la tesi di @Arcadia (probabilmente a causa degli studi umanistici universitari). Tuttavia salvo la versificazione libera, che si muove parallelamente alla poesia metrica. Secondo me, sono la faccia oppposta della stessa medaglia.

  • Mi piace 1

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Vi offro il mio punto di vista da profano che non aveva mai letto una poesia dall'inizio alla fine se più lunga di una quartina, e quando l'ha letta non l'ha capita. Un profano che legge, parla e scrive italiano solo come seconda lingua e non aveva idea di dieresi, diuresi, aferesi e qualsiasi altro tipo di -resi di cui chiacchierate.

Ovviamente sono le mie opinioni personali e il mio solo punto di vista di cui non fregherà niente a nessuno. Vi va? No? Ok :si: 

Quando leggo una poesia, l'ultima cosa che mi interessa è sapere se è stata scritta in settenari, endecasillabi o pentametri giambici. Non mi fa alcuna differenza. Li ho studiati perché volevo capire di che si parlava e ho iniziato a studiare la poesia in tutte le sue componenti (metrica, forma, ritmo, suono, figure retoriche ecc.)... e dopo qualche mese di studio meticoloso, ho deciso che non me ne frega niente del lato tecnico: non è quello che mi interessa in una poesia, né come lettore né come scrittore di poesie. Non ha alcuna utilità per il fine che la poesia, secondo me, ha. Almeno oggi.

È interessante conoscerla, e soprattutto contestualizzarla al periodo storico in cui è stata ideata ed utilizzata su larga scala, ma io davvero non credo che abbia tutta l'importanza che, canonicamente, le si attribuisce. Un'importanza storica, senza dubbio, e molto forte. Ma pensare che il "classico" sia meglio a prescindere è un problema di forma mentis molto italiano, e lo vedo riflettersi ogni giorno in tanti aspetti sociali che limitano moltissimo lo sviluppo personale e di "specie" italiana. Non ultima la poesia.

Bene: che cos'è la poesia per me? Una forma di comunicazione. Qualcuno qui ha detto che è nata con la musica: mi va benissimo. È una forma di espressione che ha delle regole che per me non dovrebbero focalizzarsi sulla tecnica, ma sulle sonorità, sui sensi attraverso i quali decodifichiamo tale forma espressiva. Da quest'ottica, una tecnica vale l'altra, e la poesia "libera" non è meno utile o meno efficace della poesia "ingabbiata", se mi passate il termine.

Credo, al contrario, che si sia data una struttura alla poesia nei secoli, per canonizzarla e renderla di più facile fruibilità. Ad un certo tipo di processo canonizzante corrispondono diversi fattori: storico-culturali, ambientali, linguistici, di senso e di contenuto. Ma di base, qualsiasi forma comunicativa è un atto di ribellione, una volontà d'espressione, e la poesia dovrebbe essere la forma comunicativa più forte e diretta che esista, per sua natura sintetica, ricorsiva e semiotica. Per lo meno, tra le forme scritte. Perché poi non dimentichiamo che, per la maggior parte della storia umana, la poesia era fatta per essere declamata, non letta. Era quindi una forma di segno che ausiliava la voce, e quindi portava con sé tutto il bagaglio di limiti e potenzialità che questa impostazione comporta.

Oggi, trovo che la poesia sia una forma d'espressione molto meno sonora e molto più visiva di un tempo, il che riflette i nostri tempi e il nostro sviluppo di specie verso un mondo fatto prettamente di immagini. La paragonerei all'arte dei murales, dello street writing. Chi fa poesia, oggi, non lo fa certo pensando di restare nei secoli dei secoli amen. E credo che, come forma di espressione oggi da considerasi "alternativa" e post-moderna, ingabbiarla in canoni classici o addirittura ritenere che quelli siano gli unici validi, sia debilitante. E per me anche un po' triste.


Tutto qua. Vorrei dire molto altro ma già ho scritto un bel pippone :si: 

Modificato da Ton
  • Mi piace 1

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