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Denise

La Scuola Holden di Baricco

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Ci avete mai pensato? Qualcuno ha fatto il test?

Io mi sono iscritta e ho un mese di tempo per prepararmi il più possibile. Qualche consiglio? :)

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"Secondo te, per la letteratura italiana ha fatto più danni il Gruppo 63 o la Scuola Holden?"

 

Questa è la domanda che, nel 2013, poneva Christian Raimo sulle pagine di Mimima&Moralia, in un articolo sul Premio Strega. L'articolo lo puoi trovare qui.

Dove la critica rivolta a quelo che produce una Scuola Holden può riassumersi così: "Sono autori che hanno sviluppato un’abilità eccezionale, raffinata quanto astuta, nel costruire una narrazione, ma che hanno dimenticato che la letteratura è un luogo di metafore, di simboli, di esperienze di vita sepolte dentro allegorie, di mondi che non smettono mai di rivelare sensi segreti."

 

In pratica la critica è: la scuola holden ti insegna tanta tecnica ma nulla a ché vedere con la letteratura.

Vero che essere scrittori oggi non vuol dire per forza fare letteratura e la scuola Holden fornisce gli strumenti per scrivere e, magari, essere pubblicati.

 

Nel tempo ho sviluppato un'idiosincrasia del tutto personale verso scuole come la Holden e preferisco più l'approccio di Giulio Mozzi (visto che tu o qualcun altro lo aveva citato in altro thread) con la sua scuola di scrittura dove la parola "creativa" non appare sbandierata e nell'arco di un anno lui ti insegna e segue nello sviluppo di un progetto (libro) su cui ti valuta in fase di ammissione.

 

La mia impressione del tutto personale è che spesso quel "creativa" invece di dare modo alla fantasia di svilupparsi si riduce nell'incanalare tutto verso la banalità di luoghi comuni fatti di "contrasto". Dove  contrasto è, ad esempio, vedere la storia dei tre porcelli, o di cappuccetto rosso, narrata dal punto di vista del lupo. Nel momento in cui ti formano, e ti chiedono, di sviluppare questa capacità "creativa" si finisce con l'avere un risultato finale di opere tutte uguali, perfettamente omologate nel tentativo di proporre questa visione di contrasto, che è sempre identica a se stessa.

In pratica si ritrova un po' quell'approccio intellettuale - tipico di certi classi radical chic - che fa del pensiero "contro" un must da applicare a qualsiasi fatto della cronaca politica o sociale.

Cioé l'interpretazione avviene a priori, e l'anima e la ragione diventano accessori di scarso uso.

 

Questo è un mio feeling e non ho esperienze dirette con la scuola Holden, solo quello che ho visto e letto, quindi prendi queste righe come tali.

Modificato da Tagliacarte
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Ospite AmandaPitto

Per me scrivere è mostrare l'anima attraverso le parole, non si può insegnare qualcosa che non si vede. Se dovessi scegliere di fare un corso, anch'io opterei per Mozzi, ma generalmente non lo reputo indispensabile.

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Sì, nove anni fa ci ho provato.

Ma immagino nel frattempo i metodi di selezione siano un po' cambiati.

Ad esempio a quei tempi c'era un limite di età per partecipare alle selezioni. Non ne sono sicuro ma mi sembra che quel limite sia stato tolto.

Non mi presero.

Anche se conservo un ricordo piacevole di quella giornata.

Modificato da Eudes

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Non conosco la Holden di persona, ma conosco molto bene una persona che ci studia.

Le selezioni sono piuttosto dure mi dicono, tanto che, a quel che so, l'anno scorso non riempirono neanche tutti i posti disponibili, rigettando centinaia di candidati perché non idonei.

Sempre nel corrente anno scolastico poi (da quel che so è una cosa relativamente recente e non so se e come cambierà già dall'anno prossimo), come saprai, c'è un sistema di college: ogni studente a inizio anno, dopo un mesetto di lezioni introduttive e di prove, viene smistato dalla didattica in uno dei corsi. Ci sono corsi sul cinema, sul giornalismo et cetera, ma al 99,99% dei casi la gente in realtà si iscrive per andare a Scrivere, che è il college diretto da Baricco in persona e in cui quindi si studia, ovviamente, la scrittura. I numeri per college sono limitatissimi però (siamo sulle ventine-trentine a college): puoi immaginare la competizione che c'è a inizio anno per andare a Scrivere, con tutte le scenate e i pavoneggiamenti del caso. Quando poi lo smistamento è fatto, quelli di Scrivere vengono praticamente emarginati e additati come i saputelli della scuola (si arrivano addirittura agli insulti random nei corridoi e ad accusarli di essersi 'comprati' il posto). Anche in Scrivere stesso poi, la maggior parte degli studenti si riduce a una fiera delle vanità e una gara di estroversione (e di lecchinaggio) per farsi notare dai docenti e da Baricco in primis (visto che spesso fa lezione lui di persona), con l'obiettivo, ovvio, di accaparrarsi per la fine dei due anni contatti con la Feltrinelli o con qualche altra big e un contratto per il proprio libro.

Insomma, per certi versi è un ambiente alquanto competitivo e stressante. Da quel poco che mi è stato riferito sulle lezioni poi, l'idea che ne ho avuto è che si tratti di una scuola di 'potenziamento' per chi in realtà sappia già scrivere più che decentemente (e questa impressione si rafforza se ripensiamo alle durissime selezioni in ogni fase). In questo senso quindi, c'è molta tecnica, e non solo strettamente legata alla scrittura, ma anche ad altri campi come il giornalismo o il cinema (e di fatto, Scrivere risulta un po' essere il college più utile perché, facendo un po' di tutto e venendo a contatto con professionisti di vari settori, dà più contatti e apre più porte). Come già accennato, inoltre, questa scuola in generale permette di farsi una rete di quei contatti che, in un'altra discussione, avevamo riconosciuto come indispensabili per avere un qualche successo come scrittori (anche se la retta non è certo un'obolo :asd: ).

 

Riguardo ai consigli.

Come ti ho già detto, se non mostri di avere un certo potenziale già sviluppato, non ti prendono, quindi io direi che non è un concetto di 'prepararsi' o di studiare per passare le selezioni. L'unica cosa che puoi fare è fare tutte le prove e gli esercizi richiesti in questa e (te lo auguro) nelle fasi successive al meglio delle tue capacità.

Secondo, ripeto, le selezioni sono molto dure, quindi (scusa il gioco di parole) non te la prendere se non ti prendono: è un po' come fare domanda a Oxford, if you know what I mean:asd:

 

Su quello che dicevano gli altri, se sia meglio o no il corso di Mozzi, non ti so dire, non sapendone nulla (del corso, quando invece Mozzi comunque mi pare persona preparata e capace, anche se un po' burbera). Come sempre, dipende da quello che uno cerca.

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Chiaro che bisogna già avere del potenziale, e tanto anche, ma mi chiedevo se potessi fare qualcosa di utile in questo mese di tempo. Cosa secondo voi potrei fare di utile, fosse esercitarmi a scrivere articoli di giornale (c'è anche un college di giornalismo), studiare la struttura di una sceneggiatura et simili.

 

Il limite di età è trent'anni.

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La mia è una curiosità, ma si paga per entrare e poi ti fanno anche un test o ti fanno un test e poi ti dicono "bravo, passa alla cassa"?

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Ho letto  un po' di gente che proviene dalla Holden: trovo la loro scrittura decisamente omologata. E, in tutta franchezza, non apprezzo le opere di  Baricco;  tendo a considerarlo più che altro uno sceneggiatore, dotato di notevole abilità imprenditoriale.

Se non sbaglio, il numero di allievi per anno  è  passato da 30 a 150 :indicare: ,  un po' troppi per mantenere il profilo elitario.

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@Sonia: Nove anni fa, quando ho partecipato io alle selezioni, era tutto abbastanza informale.

Mi è arrivata una newsletter in cui veniva spiegata la procedura per candidarsi.

 

Consisteva nel mandar loro fotocopia dei documenti e fare una presentazione di sé stessi lunga non più di una cartella.

Dopodiché mi è arrivata la conferma via email, con indicata la data in cui avrei effettuato il test d'ingresso. Infatti, a quei tempi, facevano le selezioni a scaglioni con non più di una decina di candidati al giorno. Si raccomandava anche di scegliere un oggetto (o se volevamo un libro) che ci era particolarmente caro e qualcosa da mangiare tipico della nostra terra.

 

Il giorno in cui mi sono presentato io eravamo sette ma, come detto, era tutto abbastanza informale. Le prove sono state di tre tipo:

1)Una riunione collettiva, in cui ci si presentava e ogni candidato spiegava davanti a tutti l'oggetto scelto e i motivi che ti avevano portato a sceglierlo

2) Un questionario vero e proprio, una quindicina di domande (senza crocette, le cose dovevi saperle di tuo). Più l'aggiunta di una sorta di prova di scrittura in cui dovevi scrivere un micro-racconto partendo dal loro incipit.

Non ricordo il tempo esatto in cui bisognava completare il questionario ma non era molto: tipo mezz'ora o quaranta minuti al massimo.

 

Quindi abbiamo mangiato tutti insieme con i prodotti che avevamo portato.

3)Terza prova:  colloquio individuale, simile a quelli da lavoro, con uno dei selezionatori. Spiegavi perché volevi iscriverti e cosa speravi di ottenere dal corso.

 

Un mese dopo mi è arrivato le lettera in cui mi si comunicava che non ero passato. Guardando tra gli iscritti di quell'anno mi risulta che, del giorno in cui ho fatto il test io, non era stato ammesso nessuno.

 

@Denise: non so se conosci i fascicoli di "Saper scrivere" della Scuola Holden che uscivano insieme a riviste e quotidiani alcuni anni fa. Essendo in parte ispirati all'esperienza dei docenti fatta col corso, se hai modo di procurarteli dagli un'occhiata. Così ti fai un'idea di ciò che potrebbe aspettarti. In effetti sono pieni di esercizi il cui scopo è acquisire maggior padronanza delle varie tecniche di scrittura, più le solite spiegazioni tipiche dei manuali dello stesso tipo.

 

Penso che, in un mese di tempo, più di questo tu non possa fare.

Modificato da Eudes

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Ospite Joy

Non conosco la scuola Holden, ho invece partecipato a un corso della scuola Omero di Roma (in più ne ho fatto uno online, un altro para-universitario e vari corsi di scrittura autobiografica organizzati a livello locale).

Quello che posso dirvi, secondo la mia esperienza, è che un buon manuale di scrittura e frequentare questo forum dove la critica è costruttiva può darvi dei buoni risultati al pari dei corsi che ho frequentato.

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Da una parte c'è la possibilità di apprendere, dall'altra la possibilità di lavorare, in un futuro, nell'ambito di ciò che vuoi fare davvero. Un manuale non può darti questo.

Non penso sia nemmeno questione di apprezzare o meno la scrittura di Baricco. Si tratta di una scuola che, secondo me, oltre a dare determinate competenze, apre anche delle porte.

Sonia, il test costa 9 euro e, chiaramente, prima fai il test e poi, se lo passi, entri nella scuola o ottobre. Il test di quest'anno prevede sei prove da sostenere nell'arco di una giornata, un test per ogni college. Inoltre, un colloquio in inglese di quindici minuti. Non si dice altro.

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Eudes, grazie per aver condiviso la tua esperienza. I fascicoli Saper scrivere della Holden li conosco ma, purtroppo, io ho acquistato i volumi di IoScrivo e Scrivere, altri corsi, e quello della Holden proprio mi manca. Non credo in un mese di riuscire a reperirlo :(

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@Denise: ma quindi tu devi ancora sostenere il test (che da quanto ho capito è ormai molto diverso da quella che è stata la mia esperienza, dove non c'erano i nove euro da pagare, gli ammessi erano una trentina l'anno, le prove solo tre e non prevedevano l'inglese)?

 

Io pensavo fossi già stata ammessa alle lezioni.

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Si in effetti forse il mio primo messaggio non era chiaro.

Mi sono iscritta al test. Se fossi stata ammessa non chiederei come prepararmi, è una scuola fatta per imparare :)

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Ho letto  un po' di gente che proviene dalla Holden: trovo la loro scrittura decisamente omologata.

 

Io non ho letto molto, ma devo segnalare che non sei la prima che sento dire una cosa del genere.

 

Se non sbaglio, il numero di allievi per anno  è  passato da 30 a 150 :indicare: ,  un po' troppi per mantenere il profilo elitario.

 

Sì, ma perché hanno aperto i nuovi college, prima c'era solo Scrivere e tuttora a Scrivere, che, come ho detto, è considerato dagli studenti stessi quattro spanne sopra gli altri, ci sono una trentina di persone al massimo (senza contare che Baricco in persona se li coccola parecchio)...

 

Cosa secondo voi potrei fare di utile, fosse esercitarmi a scrivere articoli di giornale (c'è anche un college di giornalismo), studiare la struttura di una sceneggiatura et simili.

 

Mmmh, io ti direi di puntare su quello che sai fare meglio: non penso che si possa in un mese diventare bravi come quelli che certe cose le fanno da anni.

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Le prove sono una per ogni college quindi provo comunque a esercitarmi su tutto. Quello che sceglierei io sarebbe quello tenuto da Baricco. Ho già comprato il corso segnalato da Eudes, punterò su quello, sperando mi arrivi in tempi brevi

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Ciao, avevo sentito parlare qualche volta della scuola Holden, ma non ho mai pensato di iscrivermi, semplicemente perché non sarebbe compatibile col percorso di formazione che sto seguendo. Oltre a questo, non conosco davvero Baricco, quindi il suo nome per me non ha effetto trainante.

 

Per chi ha paura del fattore omologante: ho evitato con la massima cura per moltissimo tempo i manuali di scrittura, perché avevo paura, appunto, che mi imponessero uno stile. In seguito ho iniziato a leggerli. Adesso credo che l'unico modo sano di usarli sia accettare quello che insegnano come uno strumento, ma di non come verità definitiva. Ogni brugola ha la sua chiave. La gran parte dei manuali di scrittura di narrazione, per esempio, seguono uno schema molto semplificato, preso di peso dalle fiabe più semplici e adeguato a prodotti culturali come la narrativa hollywoodiana. E' vero, è un tipo di narrazione soddisfacente, ma non è l'unico, né il migliore, né, necessariamente, il più adeguato ad un libro.

Lo stesso per tutto il resto: basta prendere un argomento come quella delle d eufoniche, per accorgersi del numero di opinioni diverse.

 

In realtà, però, considero le opinioni in sé poco significative. Più interessanti sono due cose: quello che sta prima e quello che sta dopo.

 

Quello che sta prima sono i pensieri che portano a generare un'opinione. Questi li si può sapere o dalla ricerca o, se l'autore è vivo, da lui stesso. Da questo punto di vista, la scuola è insuperabile. Consente un rapporto diretto (anche se, immagino, da subordinato). Soprattutto, principi magari esposti in forma apparentemente assiomatica attraverso i media possono essere discussi in maniera più ampia e scoperti adattabili.

 

Quello che sta dopo è l'opera completa. Se l'opera è buona, si può imparare da come quell'opinione stilistica è stata integrata nell'opera. Penso che siamo tutti d'accordo sul fatto che saper scrivere bene leggendo niente sia praticamente impossibile. La lettura di un'opera consente di capire quanto siano validi i principi stilistici sulla cui base è stata scritta. Sappiamo anche che l'opera letteraria, nella sua composizione, è di una complessità inestricabile, e deve fare i conti con principi sia estetici che etici, al tempo stesso tentando di esprimere esattamente quello che vuole descrivere, non all'autore, ma al pubblico. In mezzo a queste variabili, è possibile che un'idea stilistica, perfetta nel vuoto, finisca per fare più male che bene (del tipo, cercare di far ridere a tutti i costi può banalizzare il contenuto o non far ridere affatto.)

 

Conoscere i pensieri di gente esperta vuol dire poter confrontare le opere (non solo le loro) con essi. Vuol dire avere una chiave di lettura aggiuntiva per interpretare e, soprattutto, per trovare modalità espressive adeguate.

 

Però è fondamentale che gli insegnanti spieghino, appunto, i propri pensieri, e non solo le proprie opinioni. Se non è così, bisogna avere il coraggio di chiedere, ovviamente con umiltà e con un occhio all'orologio.

 

Credo che occorra impedirsi con tutte le proprie forze di sviluppare uno stile omologato, perché non è il proprio. Ogni scrittore ha un'esperienza esistenziale diversa. Credo che tutti i grandi abbiano pescato da essa, a parte forse Salgari e pochi altri. Se ogni esperienza è diversa, è necessario uno stile diverso per raccontarla.

 

Devo dire che rileggere questa risposta mi fa venire il dubbio che non sia così comprensibile, ma pazienza, ci si prova  :)

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Io non credo che i manuali o le scuole di scrittura possano creare uno stile omologato. Credo che se uno scrittore ha una propria voce, lezioni e manuali possono solo perfezionarla e fargliela usare nel modo migliore.

Io a diciotto anni ho scritto il primo romanzo (mai pubblicato, malgrado i tentativi delle case editrici a pagamento). I manuali che ho letto in seguito mi hanno fatto capire dove sbagliavo. Due regole su tutte mi sono state molto utili:

- dialoghi veri, con toni diversi per ogni personaggio;

- mostrare senza dire, quindi più scene e meno spiegazioni.

Questi concetti non hanno cambiato la mia voce, le hanno solo dato un metodo.

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Oddio, Denise, adesso mi sento molto in colpa.

Anche perché io avevo inteso "cosa pensate mi aspetti durante le lezioni" e non "come posso prepararmi al test".

 

Ma visto che è a quello che sei interessata, provo a spiegarti più nel dettaglio la mia esperienza, fermo restando che è comunque di 9 anni fa e nel frattempo potrebbe essere cambiato tutto.

 

Come dicevo, per iscriversi al test bisognava mandare fotocopia dei documenti e allegarvi  una presentazione di sé stessi di al massimo una cartella.

Dopodiché la scuola mandava per email la conferma della candidatura, chiedendo di portare, il giorno della selezione, un oggetto (se volevi anche un libro) e cibo tradizionale della regione in cui abiti.

 

Se non ricordo male, ho il test d'ammissione a metà settembre, 16 o 17 o giù di lì.

Le lezioni sarebbero cominciate il 23 ottobre.

 

Bisognerebbe presentarsi a ore 9. Sette candidati arrivano in orario, tre non si presentano. Ad arrivare in ritardo, ad ore 11, è il selezionatore. Nelle due ore che ci farà attendere, conosciamo la direttrice e chiacchieriamo tra noi.

 

Alle 11 il Tizio arriva. Entriamo in una specie di sala riunioni.

Da una parte del tavolo c'è la direttrice e due uomini, il Tizio arrivato in ritardo e un'altro.

Dalla parte opposta noi sette candidati.

Ci fanno presentare a voce, chiedendoci di spiegarci che oggetto avevamo scelto e perché.

Scopro che si sono persi la lettera di presentazione e che solo la direttrice, che se ne ricordava, l'aveva letta. Ne ho comunque una copia con me, e i due uomini la leggono quanto toccherà a me presentarmi davanti a tutti. Io anziché l'oggetto avrei portato un libro, peccato l'abbia lasciato in macchina. Tra l'altro sono timido per natura, insomma la mia non è stata quella che si suol dire una prestazione da ricordare.

 

Mentre ricordo una ragazza, l'unica del gruppo, che aveva portato una pietra dicendo che era "un pezzo della sua terra" e facendo tra l'altro una sorta di monologo che apprezzai.

Più o meno l'unica del gruppo che non mostrò timori reverenziali davanti agli altri. Ma del resto, come ci spiegò, recitava a teatro e scriveva le sceneggiature.

Insomma, recitò la sua parte e, a mio avviso, la recitò bene.

 

Una volta che ci fummo presentati tutti noi si presentarono loro, mostrandoci più o meno tutta la scuola: biblioteca, classi ecc.

 

Quindi ci fecero fare un test vero e proprio. Come detto precedentemente, il tempo per completare il test era piuttosto esiguo, tipo mezz'ora o quaranta minuti al massimo. Non c'erano crocette, quindi non potevi rispondere per esclusione, le risposte bisognava saperle.

Ai tempi esisteva solo il wap, quindi non era neanche facile scopiazzarle online dal cellulare. Senza contare che, essendo solo sette, eravamo facilmente controllabili.

Comprendeva:

 

a) Esercizi di logica cretina. Tipo "La madre della sorella di mia zia è..."

b) Domande di cultura generale del tipo "Il 1861 è l'anno..." o "La seconda guerra di Indipendenza fu combattuta tra..."

c) Si chiedeva la definizione alcuni vocaboli. In sé non erano chissà che tipo di paroloni, solo termini poco consueti nel linguaggio comune. Tipo "iconoclasta", "tauromachia", "asindeto".

Erano una decina di parola circa e almeno della metà non sapevo il significato. In quei casi ho provato, come letto in una rubrica dedicata ai giochi letterari pochi giorni prima, a cavarmela con definizioni pseudo-ironiche. Tipo "Tauro-machia: capacità di predire il futuro leggendo le macchie del toro" o idiozie di questo genere.

Ho pensato che, perso per perso, tanto valesse mostrare fantasia. Ma non saprei quanto il tentativo sia stato apprezzato. Anche se uno dei valutatori, spiegata la questione mi disse "ma sì, fatto bene" ma chissà con quale convinzione

d) Domande di letteratura. Tipo "Scrivere almeno un'opera dei seguenti autori: ecc."

Gli autori erano autori noti, ma del tipo più noti agli appassionati di letteratura, piuttosto che al grande pubblico. Tipo: Nievo, De Roberto, Wharton, Lawrence

Questo forse è uno dei pochi esercizi con cui credo di essermela cavata.

Oppure "Scrivere almeno due opere dei seguenti autori" e seguivano autori di cui è famosissima solo un'opera, tipo Boccaccio (che cavolo ha scritto oltre il Decamerone?)

 

Nell'ultima parte del test c'era l'unico esercizio davvero letterario.

Tre incipit (non li ricordo ma ricordo che erano atipici) e cinque righe vuote per completare ognuno di essi. Bisognava ricavarne un raccontino breve ma completo. 

Si poteva scrivere in corsivo, purché in maniera leggibile.

 

Considerando che il due terzo del tempo  se ne andava per rispondere agli altri quesiti, il tempo per l'ultimo esercizio era davvero ristretto. Più o meno si finiva per scrivere la prima cosa che venisse in mente.

 

Quindi abbiamo pranzato con i prodotti tipici che avevamo portato, più qualcosina gentilmente offerto dalla scuola. I selezionatori pranzarono con noi, parlando del più e del meno, di letteratura e del giorno che decidemmo di iscriverci al test.

Dissi che uno dei motivi che mi spinsero a farlo era che un illustre sconosciuto del mio paese, dopo essere stato loro allievo, aveva pubblicato per la Fazi, un libro scritto durante il corso. Mi chiesero chi fosse. Glielo dissi. Se ne ricordavano, del resto aveva lasciato la Holden appena l'anno prima.

 

Ma il Tizio, quello ritardatario, a quel punto disse "Guarda, che rimanga tra noi, ma quel libro è una grandissima cagata. Per carità, lui è un bravissimo ragazzo, dovessero chiedermelo al di fuori di qua del libro parlerò sempre bene, mi fa piacere per lui aver trovato un editore importante, anche il suo successo contribuisce al prestigio della scuola, ma diciamocelo: è un libro sbagliato. L'idea di base è carina ma la storia non funziona, non funziona nella struttura, non funziona nella risoluzione, ci sono diversi errori, il linguaggio non è impeccabile e neanche le battute fanno poi tanto ridere".

 

La faccenda mi stupi alquanto. Pensai "ma visto che ha scritto il manoscritto durante gli anni di corso, dirgliele allora queste cose? che magari faceva anche in tempo a migliorarlo? Una scuola non dovrebbe aiutarti a scrivere libri belli piuttosto che aiutarti a pubblicare quel che capita, senza tra l'altro, neanche crederci troppo?"

 

Dopo il pranzo ci sono stati i colloqui individuali. Mentre aspettiamo il nostro turno noi candidati chiacchieriamo tra noi parlando di ciò che ci piace scrivere. Oltre me e la ragazza che recitava a teatro c'era un ragazzo, l'unico che si presentò in giacca e cravatta, di quelli che della letteratura hanno una sorta di alta concezione, simpatico ma molto impostato nei modi. Gli feci leggere alcune dei dattiloscritto che avevo portato con me e rise. La cosa mi fece piacere. Pensai "bene, almeno qualcuno li ha letti e persino graditi"

Poi c'era un tizio che parlava meno di me (e non pensavo potessero esisterne) ma un po' costretto a spiegarci di cosa gli piacesse scrivere, scoprimmo che aveva la passione per le sceneggiature di cortometraggi. 

Degli altri candidati non ricordo più o meno nulla.

 

Quindi fu il mio turno per il colloqui individuale.

Mi chiese cosa pensassi di quello che avevo visto, se avevo qualcosa da aggiungere, se mi aspettavo qualcosa di diverso.

Gli dissi che mi aspettavo più esercizi di tipo "letterario" tipo quello degli incipit mentre non mi spiegavo perché proprio quello, visto che avevamo passato l'intera giornata alla Holden, avevamo dovuto svolgerlo in pochissimi minuti. Così era chiaro se ne sarebbero avvantaggiati coloro che fossero in grado di trovare idee in fretta o affrontare la scrittura in condizioni di criticità. Ma chi ha bisogno di calma e pazienza per dare il suo meglio non ci sarebbe riuscito. Visto che era tutto molto informare, immagino per spingerci a restare sereni e cercare di dare del nostro meglio mi chiedevo perché, visto che eravamo pochi e tempo ce n'era, non si era tentato di fare lo stesso anche con l'unico esercizio in cui avremmo potuto mostrare la nostra scrittura. 

Poi aggiunsi che pensavo fosse strano non si fosse parlato di nostri progetti scrittevoli, dei racconti che avevamo scritto e del tipo di storie che avremmo voluto affrontare. Nella mia ingenuità pensavo che parte della valutazione avrebbe riguardato soprattutto queste cose.

Il selezionatore mi disse "possiamo farlo adesso".

Lo facemmo. Io avevo una sorta di fascicolo con tutto ciò che avevo scritto fino ad allora: poesie, racconti brevi, divertissement e un tentativo di romanzo. 

Raccontai il contenuto ma non ebbi il coraggio di leggerne qualche pezzo davanti a lui (mentre altri lo fecero). Quindi mi chiese come intendessi muovermi nel caso venissi selezionato, visto che il corso era un impegno che mi avrebbe tenuto a Torino per almeno due anni e se, anziché i corsi annuali, non fossi interessato ai corsi brevi che si facevano a quei tempi. Risposi di no, non ero interessato ai corsi brevi e spiegai le mie ragioni.

Finiti i colloqui ci salutammo.

 

Sono entrato alla Holden alle 9.00 ne sono uscito poco prima delle 17.00

Sapevo non sarei stato selezionato: le mie non sono state prove da ricordare e infatti dubito se ne ricordino.

 

Un mese dopo mi arriva una lettera, probabilmente di circostanza ma gentile nell'impostazione, che mi conferma che non ce l'avevo fatta, che l'esclusione non era voleva essere un giudizio in merito alle mie capacità ma anzi mi invitavano a continuare a perseguire i miei obiettivi.

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Se l'impostazione del test fosse ancora dello stesso tipo, i fascicoli ti servirebbero a poco.

Sarebbero più efficaci:

 

una certa spigliatezza per presentare sé stessi e le proprie capacità nel migliore dei modi; cultura medio-alta per rispondere ai test (in sé non particolarmente difficili, ma penso che una cultura semplicemente "media", quale la mia, non basti a ricordarsi certe domande);

la capacità di trovare idee (e scriverle in modo efficace) in fretta

 

Ecco, forse l'ultimo punto è l'unico su cui puoi davvero allenarti.

Fermo restando che non so cosa sia cambiato in nove anni, ma mi piacerebbe scoprirlo.

Perciò quando farai il test torna qui e raccontaci come sarà andata.

 

In groppa al riccio!

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Grazie mille! Non ti sentire in colpa, l'idea di prendere il corso è comunque buona :)

 

Allora quest'anno per accedere al test è sufficiente inviare i propri dati tramite un modulo online e prenotare la data. Ce ne sono due al mese. Non c'è da fare altro.

 

Bisogna presentarsi alle dieci di mattina e il test, formato da sei prove, finirà alle cinque, con un'ora libera per pranzare. Non dicono nient'altro. Deduco che non sia necessario portare qualcosa di particolare.

 

Io caratterialmente sono abbastanza estroversa, nel senso che mi piace intervenire in un gruppo e dire la mia, anche se comunque sarò molto agitata. Soprattutto perché, appunto, non so cosa aspettarmi. Io credo che i test cambino ogni anno proprio per evitare, giustamente, "soffiate" :)

Comunque grazie per aver condiviso la tua esperienza.

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Aggiorno il thread per condividere la mia felicità anche con voi: ho passato tutti e sei i test, quindi posso scegliere io a quale iscrivermi!   :saltello:

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Tanti complimenti! Se punti a scrivere narrativa, Scrivere ;) A meno che tu non abbia interessi nella sceneggiatura o in altri ambiti.

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quindi posso scegliere io a quale iscrivermi!    :saltello:

 

In che senso? Perché fino all'anno scorso gli ammessi potevano esprimere due preferenze sul college a cui iscriversi, ma erano sempre Baricco e la didattica a decidere. E, sinceramente, mi pare strano che un'istituto così prestigioso lasci ora questa libertà ai nuovi alunni: altrimenti praticamente tutti si iscriverebbero a Scrivere e sarebbe impossibile fare lezione e seguire tutti in maniera appropriata.

 

Mi consigliate di iscrivermi ovviamente al College Scrivere?

 

Io penso sia una scelta quasi obbligatoria: innanzitutto, la Holden nasce come scuola di scrittura, quindi certamente Scrivere è il college migliore. Inoltre, da quello che mi raccontano, Scrivere, a differenza degli altri college, non si concentra in maniera esclusiva sulla narrativa, ma dà strumenti (e contatti) anche in altri campi, come la sceneggiatura, il giornalismo et cetera. E' più completo degli altri, e vale comunque la pena provare ad entrarci, qualunque cosa uno voglia poi davvero fare.

Se, come l'hanno scorso, puoi dare più di una preferenza, puoi sempre mettere nell'altra un altro college che eventualmente possa interessarti.

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