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refusi

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http://www.writersdream.org/forum/topic/25036-i-had-wings-once-and-they-were-strong/

 

 

Ciò che è mio,

è vostro.

Ciò che mi appartiene,

ciò che vi appartiene

è nostro.

Ma la mia gioia,

istante di felicità,

fiamma di un cerino acceso

nel buio

che all'improvviso un antro vuoto

illumina,

ve la potrò mai dare?

Malinconia,

per un giorno

che muore

sotto a un cielo grigio di pioggia

un fiore,

voi, lo potrete mai capire?
Negli occhi, di uno sguardo

la tenerezza
freddo brivido, tremore

che scorre

lungo l'intero corpo per arrivare

al cuore,

voi, lo riuscirete mai a provare?

E tanto, tanto amore

dentro,

tanta voglia di amare, amare tutti,

immenso,

immenso mare dove una sola

o tutte

vi si potranno bagnare.

Dentro di me

visioni,

cuccioli di cani, occhi di bimbi

in pianto,

bianchi e sinuosi fianchi, e dolci e sodi

seni

obesi ventri di donna, di tenerezza

colmi,

in un maestoso fiume d'amore

avvolti,

che ogni giorno e istante, insieme

nasce e muore,

vi potranno mai appartenere?

E la mia morte?

La mia morte

è mia,

non ve la posso dare.

 

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Ospite Cristiano Lachesi

Ciao Refusi,

se una parola ha bisogno del tempo per essere scelta, un urlo deve scegliere le parole e quindi dividerle per mostrare la disperazione che nasce dalla mancanza di un legame. Inizi con la malinconia della mancata comprensione e del tempo che ti sembra sfuggire e sparire dentro la tristezza. Quindi il manifestare le proprie qualità, parte di quelle incomprese, e quindi la solitudine come risultato. Il rimorso per una vita famigliare mancata e quindi la soluzione finale: la morte. Non noto disperazione, colgo la lucidità di una richiesta di aiuto. Forse di una parola che in questi giorni sembra mancare. Avessi un amico al telefono e sentissi da lui queste parole, lo lascerei in attesa, perché ogni viaggio ha questo inizio, e quindi gli direi che a quella fermata c’ero io il giorno prima ma non avevo letto il giornale e così non sapevo dello sciopero degli autobus. Lo venni a sapere verso sera, quando lo comprai per tenermi compagnia. Andai ai fatti di cronaca per sapere se qualcuno ce l’avesse fatta a prendere l’autobus, magari un autobus abusivo. Invece niente. Tutti vivi. Allora pensai di essere stato l’unico e mi venne rabbia. Una rabbia a pensare a quelle persone che in mattinata e per tutto il pomeriggio, erano passate dalla fermata e mi avevano guardato sorridendo. Ed io ho pensato che fossero tutti degli stronzi. Io lì alla fermata dell’autobus e loro a ridere. La mattina dopo, gli avrei detto, ero sceso presto e mi ero recato alla fermata dell’autobus, per essere il primo. Mi stavo per sedere allo stesso posto del giorno prima, ma alzata la testa vidi dietro il posto la pubblicità con la scritta < Quando mi siedo non devo concentrarmi.>  e sotto < lassistrong il lassativo che ti rende libero>. Rabbia? Stupore. Dubbio. Ipotesi. Sorriso. E, direi, di essermi sentito una merda ma con il sorriso. E chiuderei la linea dicendo: sei ancora lì? Ti credevo alla fermata dell'autobus.

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Potrei dire che non ho capito nulla della tua risposta, ma d'altronde io sono un po' naif,  poco acculturato, istintivo e uso le parole dello stomaco, non quelle del cervello (ammesso che tu sappia di cosa si tratti), comunque non necessito di uno psichiatra, non ancora per lo meno :D. Non riesco a cogliere in quanto hai scritto un commento positivo o negativo che sia, ma solo una maldestro tentativo di inquadrarmi come persona e mi sembra di cogliere, perdonami se sbaglio, un piccolo ma piccolo sentore di rivalsa. La storiella è comunque divertente, Immagino che tu non abbia più preso quell'autobus, o perlomeno non ti sia più seduto a quel posto o quanto meno non senza aver provveduto prima ad una corposa scorta di carta igienica. Ciussssss stammi bene :mazza:

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Ospite Cristiano Lachesi

Ciao Refusi, ci tengo apiegarmi altrimenti sembrerebbe che ti abbia preso di mira. Il giudizio non è positivo solo perchè non riconosco la tensione che meriterebbero delle parole che portino al pensiero finale. Quindi riconosco il fatto che non siano tue quelle emozioni di auto distruzione che invece ho avuto la possibilità di incontrare in due persone. E' tutto molto diverso. Qui il pensiero finale sembra una minaccia tanto per richiedere una attenzione finale. Ma forse era questa la tua attenzione, quindi quella di mostrare un malessere che viene estremizzato ma non ha volontà di compiersi in un gesto risolutivo. In questo caso la poesia mi piace. Il racconto è fatto per ironizzare sul fatto della soluzione finale a cui si è portati a pensare troppo spesso senza un valido motivo, come se rappresentasse una minaccia a se stessi.L'ironia ci può addolcire un argomento triste come quello di cui hai parlato. Non sono mai andato alla fermata dell'autobus ma ho visto della gente seduta.

Un saluto,

cristiano.

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Buonasera,

ho letto con vivo interesse la tua poesia.  Non è mia intenzione psicanalizzarti poiché non posseggo una laurea in medicina né credo sia possibile farlo leggendo un solo ed unico componimento. Mi ha colpito il tema della morte, a me molto caro.

E' il mio primo commento ad un'opera altrui quindi ti prego di essere gentile con me.

 

Il tuo componimento ricorda molto, a mio avviso, la canzone "Emozioni" di Lucio Battisti, perlomeno nel suo significato più ampio e questo è un pro e contro assieme. Pro poiché tocca il significato, tocca dentro; contro perché è qualcosa che è già stato, appunto, toccato ed in modo magistrale.

Non riesco a vedere alcun tipo di metrica nella tua poesia, la trovo musicale ma molti versi sono "faticosi" seppur non stonati (v. infra):

 

"Ma la mia gioia,

istante di felicità,

fiamma di un cerino acceso

nel buio

che all'improvviso un antro vuoto

illumina,

ve la potrò mai dare?"

 

Mi piace molto il crescendo che esplode in quello che sembra un flusso di coscienza di immagini ininterrotte e che potrebbero continuare all'infinito. E poi la Morte, come giusto epilogo di questa escalation.

 

Nel complesso mi è piaciuta ma mi permetto di consigliarti di studiare la metrica. Ti assicuro che quella italiana è bellissima. La poesia non è solo emozione, inchiostro e penna. La poesia è anche musica, per questo esiste la metrica.

 

Ti abbraccio

 

Arcadia

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Ciao Cristiano, sì ti sei spiegato, ma credo tu non lo abbia fatto bene, ancora con la psicanalisi, ancora ad associare il mio testo a fatti a te noti ma che nulla hanno a che vedere con il contenuto intrinseco dello scritto. Ti fa così paura la morte?(Credo che il problema sia tuo) La morte non è altro che la conseguenza logica, scontata e naturale della vita della quale dovresti prendere atto. Credo che questa tua paura ti abbia portato ad una falsa interpretazione dello scritto, non vi nessun carattere distruttivo, e quelle emozioni sono "assolutamente"  mie, ma nulla hanno a vedere con il suicidio, anzi se tu sapessi leggere fra le righe potresti renderti conto che si tratta di un inno all'individualità, all'affermazione del proprio io in un mondo dove tutti cercano l'appartenenza di gruppo, la morte sta proprio a significare questo, la singolarità di ogni individuo.

Non mi sembrava così difficile, ciao

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Ciao Arcadia, innanzi tutto grazie per la lettura e per il commento, Non ho nessuna voglie ne necessità di essere scortese con te ne con nessun altro, ma succede a volte che mi faccia prendere la mano di fronte a commento... lasem pert (voce dialettale. lasciamo perdere) e sinceramente devo dire che a me piace poco commentare gli scritti altrui, non mi sento delegato, portato, ne in grado di poter fare una critica, ma mi tocca. Detto

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ops ho pigiato sul tasto sbagliato ma d'altronde sono o n on dono refusi? Riprendo da dove avevo lasciato sempre che mi riesca di riprendere il filo del discorso. Dicevo..

 

Detto questo vorrei ringraziarti per aver associato il mio testo a Battisti/Mogol ed al brano Emozioni, uno dei miei preferiti ed apprezzati, l'averlo fatto mi lusinga, anche se devo dirti in tutta onestà che non mi era mai capitato di osservare la cosa. Non si tratta di una creazione nuova, ma di un ripescaggio fra i miei vecchi scritti, e ormai ho i capelli grigi da qualche hanno, e onestamente non saprei dirti se il testo risale a prima o dopo l'uscita delle canzone. Avevo la brutta abitudine di scrivere su foglietti di carta volanti e di gettare poi il tutto dentro a una cesta rimasta intonsa sino a qualche hanno fa, quando ho deciso, non avendo null'altro da fare, di mettere il tutto in ordine e di provare per la prima volta a rendere "pubblici" si fa per dire quegli scritti. Nota dolente "la metrica" temo tu abbia ragione, a volte anche io considero questo fatto ma sono un istintivo e sono troppo pigro per porvi rimedio. Nel caso specifico, non sto a dirti che la mancanza di metrica sia voluta espressamente, ma e venuta così, e decisamente non mi dispiace. La lettura a volte appare spezzata può presentare difficoltà se non si riesce a trovarne il ritmo(e giustamente trovo non sia facile) ma e come il percorso di un torrente, piccole pozze tranquille di pausa e poi velici e fuggevoli cascatelle. Il tutto sta nel saperle individuare. Grazie ancora mi ha fatto piacere leggerti, ciao

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