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Ospite Claudio Piras Moreno

Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

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A me continua a sembrare qui si stia vendendo caro il pane...

 

Io studio lettere, mi occupo di realizzazione e montaggio video per aziende, faccio la maschera a teatro; questo non per dire #sonounapersonamoltooccupataeguardaunpo'trovopureiltempodirispondere", ci mancherebbe di sciorinare i propri impegni per dimostrarsi irriducibilmente capaci - nonotante le avversità - di provarla questa emersione..

 

Ma che ti devo dire, il mio non è affatto il punto di vista di un "sognatore irriducibile", anzi, io sono un metodico e un parnassiano, detesto il pressapochismo e penso alla scrittura come ad una disciplina più che come una ispirazione fugace - e in quanto disciplina, soggetta a peggioramenti se trascurata.

 

Detto ciò, you got yours and i got mine...

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Se vi mettete a scrivere un "Dialogo sull'emergente" stile Seneca ve ne uscite che è una bellezza.

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 mi è costato solo un viaggio di un'oretta fino al circolone di Legnano...

Sei venuto dalle mie parti e non mi ha detto nulla? Il mitico circolone di Legnano? 

Beh, vicinanze a parte, sono del tutto d'accordo con te. Possiamo aver scritto la più bella opera del mondo, ma se nessuno ne viene messo al corrente, è come se non avessimo scritto nulla... A meno che non siamo fermamente convinti dell'esistenza di una vita ultraterrena e confidiamo di goderci una notorietà postuma.

Una piccola casa editrice potrà fare ben poco per promuoverci, questo è pacifico. Quindi, come dico sempre a tutti, una volta pubblicati le vostre fatiche sono appena al principio: dovete darvi da fare il più possibile in prima persona, oppure pagare qualcuno che lo faccia al posto vostro, pena il rischio dell'anonimato quasi totale.

Oggi la rete offre opportunità fino a ieri impensabili, spesso a costo zero o quasi zero, per chi si impegna seriamente a sfruttarle.

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Ospite Mirtillasmile

Posso dire una cosa? Qui si parla tanto d'ostracismo del sistema ma perché non ci poniamo una semplice domanda: il nostro lavoro e' effettivamente un capolavoro come noi pensiamo? Quello che scriviamo ci sembra superlativo ma noi non possediamo gli ' strumenti del mestiere ' per capire se questo corrisponde alla realtà. Da storica dell'arte vi posso dire che ci sono persone che si dilettano con i pennelli convinti di essere i nuovi Picasso o monet e io vi posso garantire che i loro lavoro sono delle autentiche croste.

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Guardalo nella frase, applicalo al gioco del calcio, e il destino non c'entra molto con la concezione "Sacchiana" di "Bus de cul".

 

È una mescolatura di astuzia, rimbalzi, furbizia, genio, arte dell'arrangiarsi, provincialismo, scelte imbroccate per grazia del signore, rapidità di esecuzione, propriocezione, istinto, intuizione e va là che vai bene alla spera in Dio! 

Tutto, tranne che "destino" che s'è preso molto nomi dall'alba dei tempi, ma forse tu lo confondi con la fortuna (che non è il "bus de cu")

 

 

 

Posso dire una cosa? Qui si parla tanto d'ostracismo del sistema ma perché non ci poniamo una semplice domanda: il nostro lavoro e' effettivamente un capolavoro come noi pensiamo? Quello che scriviamo ci sembra superlativo ma noi non possediamo gli ' strumenti del mestiere ' per capire se questo corrisponde alla realtà. Da storica dell'arte vi posso dire che ci sono persone che si dilettano con i pennelli convinti di essere i nuovi Picasso o monet e io vi posso garantire che i loro lavoro sono delle autentiche croste.

 

 

Penso la discriminante principale non sia tanto la qualità oggettiva del componimento (la sovrabbondanza che dicevo prima, sono convinto infici la mente dei critici, già di per sè categoria detestabile :D ) (No tu sei storica dell'arte, tu puoi).

Certo, alle volte ci si trova davanti a gente straconvinta del proprio lavoro che però a bucarli ci rimane un sacchettino di plastica... Ma quelli non li considero, sono i le cose brutte.

 

 

Se vi mettete a scrivere un "Dialogo sull'emergente" stile Seneca ve ne uscite che è una bellezza.

 

 

Ci stiamo lavorando... O quello, o un'opera buffa in tre atti alla lirica "S'io muoio, tu vivi, ma s'io vivo..."

 

 

@Alexmusic, ti dirò di più, aprivo un concerto... Mi mancava la rete dei Blues Brothers... Eh, dai, per quello a emergere si fa fatica: o il country o una bottigliata! :D

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Ospite Mirtillasmile

Sinceramente trovo tutta questa polemica un po' ridicola perché al nostro attuale livello credo che dovremmo concentrarci di più sulla nobile arte della scrittura, godere della libertà di scrivere ciò che più ci piace e godere di poter avere una speranza tramite gli invii on line gratuiti. Tutta questa ansia la trovo eccessiva e un po' fuori luogo. Naturalmente questo e un mio pensiero e tutti sono liberi di stressarsi o di scrivere liberamente quanto vogliono

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Esperienze come quella di Claudio dispiacciono, e molto, tuttavia dare la colpa al "sistema", se hai più di sedici anni, lascia un po' il tempo che trova (il "sistema", se c'è, esiste perché noi lo alimentiamo).
Secondo me bisognerebbe distingue da una parte la scrittura, e dall'altra la pubblicazione. Se non si ha pazienza e si nutrono aspettative irrealistiche, pubblicando ci si può scottare, è chiaro. È vero che fare lo scrittore non vuol dire lavorare in miniera, ma richiede in primo luogo tempo, una risorsa preziosa. Sta a ognuno valutare i suoi obiettivi e le sue risorse, quello che credo non debba venir mai meno è la passione per la scrittura e, perché no, anche per quello strano mondo che ci gira intorno, se affrontato nel modo giusto.

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Ospite Mirtillasmile

Esperienze come quella di Claudio dispiacciono, e molto, tuttavia dare la colpa al "sistema", se hai più di sedici anni, lascia un po' il tempo che trova (il "sistema", se c'è, esiste perché noi lo alimentiamo).

Secondo me bisognerebbe distingue da una parte la scrittura, e dall'altra la pubblicazione. Se non si ha pazienza e si nutrono aspettative irrealistiche, pubblicando ci si può scottare, è chiaro. È vero che fare lo scrittore non vuol dire lavorare in miniera, ma richiede in primo luogo tempo, una risorsa preziosa. Sta a ognuno valutare i suoi obiettivi e le sue risorse, quello che credo non debba venir mai meno è la passione per la scrittura e, perché no, anche per quello strano mondo che ci gira intorno, se affrontato nel modo giusto.

concordo in pieno! ????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

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Tutta questa ansia la trovo eccessiva e un po' fuori luogo

 

Sto cercando di dirlo da tipo... Una settimana...

 

 

E lo ribadisco, tutto quello che è INTORNO alla pubblicazione - se c'è ovviamento un sostegno - lo trovo molto più un divertimento che un peso!

 

"Concentrarci sulla nobile arte della scrittura"

La scrittura non è un'arte nobile, ha ragione Sanguineti, la scrittura è ARTIGIANATO, e cosa spinge un artigiano a fare una sedia? Il desiderio di farla come dice lui, che tutte le altre sedie son belle, ma non sono come lui pensa che debbano essere, e quindi spacca legna, cesella, avvita, incolla, rispacca e così via!

Se poi altri si vogliono sedere, prego, non sono io che devo fabbricarne altre...

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Ospite Mirtillasmile

Ciao Nicephore, con l espressione 'arte della scrittura' non volevo dare una definizione di scrittura perché questa non è la discussione adatta, qui si parla di un piccolo che vuole emergere, però il discorso e molto interessante e potremmo aprirne un'altra e confrontarci. Quello che intendevo dire per rispondere all amico che ha aperto la discussione e che le possibilità che un 'piccolo' emerga sono quasi pari allo zero dove un terzo la responsabilità e del sistema: ce che fanno finta di accettare proposte dagli esordienti, irraggiungibilità degli editori, se si escludono le fiere, secondo me, e qui mi rode parecchio, precedenza agli espedienti stranieri. Per due terzo invece la responsabilità e nosta perché non siamo in grado di essere obbiettivi sulle nostre reali capacità.

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[...]

A parte ciò, ritengo che in un mercato con tantissima domanda e poca offerta come quello dell'editoria, ottenere dei risultati sia un bel casino. La disponibilità economica e i contatti alla fine ti garantiscono delle scorciatoie, ma quello che alla fine serve è comunque tanto duro lavoro, dell'autore o insieme all'editore/agente/mentore etc.

 

Direi che è esattamente il contrario: tantissima OFFERTA e poca DOMANDA. Sicuramente un lapsus.

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Per come la vedo io, la cosa peggiore che si possa fare è sentirsi vittima di un sistema. Magari i problemi sono altri, forse il tuo romanzo non è abbastanza buono, forse il grosso agente letterario ha sbagliato, forse l'errore è stato fatto dall'unico giornalista che ti ha considerato e non da tutti quelli che non ti hanno degnato di una risposta.

 

Il sistema non può essere marcio quando ti ignora e funzionante se e quando ottieni dei riscontri. Questo atteggiamento così orientato al risultato non è produttivo, ma solo frustrante.

 

Ma poi, se il sistema è così brutto e cattivo non capisco perché disperarsi se, da quello stesso sistema, non arriva un riconoscimento.

 

Il mondo non sarebbe più "generoso" più "giusto", più "umano" e più "sincero" se tu (un qualsiasi "tu" ipotetico) avessi successo. È comodo pensarla così, ma è una visione completamente egocentrica del problema.

 

Oltretutto, e qui chiudo, è pieno di autori e aspiranti tali che fanno stalking quotidiano a personalità di spicco del mondo dell'editoria, che si scambiano recensioni a vicenda, che cercano di crearsi una rete di relazioni potenzialmente utili e che ambientano i propri romanzi al Pigneto nella speranza che qualcuno li noti. Restano al palo anche loro, non solo gli asociali squattrinati.

 

Un consiglio, per quello che vale: scrivi un romanzo migliore del precedente e non preoccuparti di cose che, in ogni caso, non puoi controllare.

Ramble il mio caso io l'ho riportato come esempio perché lo conosco bene. Infatti tralasciamo la questione sulla qualità del mio romanzo, anzi, ipotizziamo come dici tu che il mio romanzo faccia proprio schifo, ma ciò non toglie che un bibliotecario se uno dona alla biblioteca una copia del suo libro è tenuto ad averne cura e catalogarlo. [...]

 

Ma non è così che funziona, non è il bibliotecario a decidere se catalogare o meno un libro "donato", deve prima avere l'approvazione della direzione/controllo, o di chi comunque ne è a capo. Solo i libri acquistati direttamente dalla biblioteca possono essere catalogati, gli altri devono ricevere l'approvazione "dall'alto". Può darsi che i blibliotecari in questione non l'abbiamìno nemmeno richiesta e che abbiano direttamente cestinato le copie, ma questo non credo sia possibile appurarlo.

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Secondo me. l'approccio alla scrittura, ovviamente, varia da persona a persona. Ma la speranza e il sogno dell'agognato successo è qualcosa che penso appartiene a chiunque abbia messo due frasi insieme. Il mondo purtroppo non è fatto per i sognatori, o meglio, solo pochi sognatori riescono a realizzarsi.

L'importanza della scrittura può anche trovare ragione nella sua sede ultima, cioè la lettura. È ovvio che più persone leggono, più il nostro ego ipertrofico si alimenta. (chiunque scrive vuole essere letto, non nascondiamoci dietro un dito)

Ma poi c'è lo scontro con la realtà, le case editrici valevoli per farsi notare sono poche, quelle per sfondare ancora meno. Aldilà della capacità dello scrittore/qualità del libro, qui entrano in gioco fattori che non ci appartengono, che vanno dalle conoscenze alla botta di cu.. Per questo, a mio avviso, è inutile struggersi per ciò che esula la scrittura nel suo senso più pieno.

Io scrivo e mi diverto davvero, ormai è più una necessità che un hobby: mi rilasso e lascio scorrere i pensieri dopo una lunga e stancante giornata lavorativa. Ho spedito a poche case editrici e mi piace sognare, è vero, ma qualsiasi esito non deve compromettere la semplicità dei momenti di scrittura.

 

Apprezziamo ciò che già abbiamo, il volerci migliorare leggendo, confrontandoci. La passione. Se poi questa muta in qualcosa di concreto ben venga. Altrimenti, ci siamo divertiti comunque.

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Ospite Dolcenera

Ho letto la discussione e volevo intervenire dicendo qualcosa di intelligente, ma non credo ci sia molto di intelligente da dire. Non esistono massime né regole, principalmente devi avere il talento (non ci provo nemmeno a dare una definizione di talento, prendete il termine con le pinze e metteteci intorno tutte le virgolette possibili) o la fortuna di avere qualcuno che crede in te, qualcuno che sia importante nel mondo dell'editoria come un agente o un editore o una figura di mezzo. Nel caso tu abbia davvero talento secondo me prima o poi la strada per uscire la trovi, almeno una figura che riconosce quel talento ci dovrà essere; nel caso il tuo talento non sia così sfacciato, o che non sia proprio presente, devi aver la fortuna di trovare chi ti apprezza o - più probabile - creda tu possa avere riscontro sul mercato.

Purtroppo sarebbe bello uno scontro titanico tra bene e male, tra scrittore brillante e poveraccio e realtà dura e crudele, la verità è che spesso è solo casualità, impegno e voglia di crederci dopo duemila porte sbattute in faccia e beccarsi anche la duemila e uno.

 

Detto ciò ho trovato un po' crudele l'accanirsi sul post di una persona che evidentemente sta vivendo un momento di crisi, a volte sfogandosi si esagera, non sappiamo perché Claudio sia crollato; io avevo letto altri suoi messaggi in cui invece appoggiava la stessa visione di chi adesso gli è andato contro.

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Ospite Mirtillasmile

@dolcenera nessuno si è accanito contro Claudio, lui ha posto una domanda e il forum ha risposto. Personalmente se mi dovessi trovare nella sua stessa situazione preferirei il conforto di persone sincere che dicono quello che pensano no di pietismo.

Riguardo alle tue cose intelligenti io, e qualche altro amico del forum, abbiamo semplicemente detto che per il nostro stato attuale e' più opportuno concentrarci sulla scrittura e non sulla pubblicazione. Vedere il nostro libro sullo scaffale e' il sogno di tutto quelli che scrivo qui ma siamo anche persone adulte che non dovrebbero perdersi in deliri infantili.

Quindi approffiattiamo dell'invio on line che non ci costa nella e continuiamo a intenventare storie!

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Ospite Dolcenera

sì, ma la domanda del topic non è "Il vostro stato attuale si focalizza sulla scrittura o sulla pubblicazione?", la domanda è "Può un piccolo emergere?", la mia personale risposta è che un piccolo possa emergere se trova una figura editoriale che crede in lui per ragioni o commerciali o di valore letterario. Trovare questa persona è, sempre secondo me, un confluire di casualità e impegno da parte dell'autore. Rispondo alla domanda del topic, non alle risposte al topic

 

Per quel che riguarda Claudio, non credo di rispondere con pietismo al suo sfogo, ma solo con sensibilità. Qualche tempo fa ricordo che un altro vecchio utente del forum, Ciube se non sbaglio, aveva scritto uno sfogo simile e io ne ero rimasta colpita perché si evinceva un amore per la scrittura e un grande sconforto; tra l'altro - a differenza di Claudio - avevo già letto dei racconti di Ciube e l'avevo trovato davvero bravo quindi mi era dispiaciuto doppiamente che si sentisse in quel modo, così come mi dispiace che si senta così Claudio. Detto questo, Yattaman ha esposto in maniera diretta e coincisa quello che pensa, direi che scriverlo una volta rende l'idea e non c'è bisogno di protrarre il discorso sull' "infantilismo" di Claudio per tutto il topic, i giudizi di valore sull'autore del topic si possono lasciare da parte a mio avviso: se non si ritiene l'argomento degno di nota, si può non rispondere; se si vuole rispondere, è corretto concentrarsi sulla domanda del topic.

Modificato da Dolcenera

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Ospite Mirtillasmile

Infatti @dolcenera infatti. Le mie risposte sono state del tutto pertinenti alla domanda perché io, e qualcun' altro nel forum, abbiamo che è più importante scrivere che no affannarsi a pubblicare perché bisogna guardare in faccia alla realtà: se non hai agganci, se non sei nel giro, se non conosci nessuno solo inviando on line un manoscritto fai pochissima strada. Certo può accadere e per questo tutti tentiamo con l'invio ma poi deve finire li.

Il mio non è un rimprovero a Claudio ma un consiglio amichevole a tutti quei sognatori conviti che pianti un soldi e il giorno dopo avrei l'albero dei soldi.

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Ospite

Ci sarebbero troppe cose da dire su quest'argomento... Limitandoci alla sola domanda: "Può un piccolo emergere?" La risposta, secondo me, è sì! Qui riporto un articolo sui vari lavori (spesso malpagati) che hanno fatto i grandi scrittori prima di arrivare a ottenere i risultati sperati:
Che lavoro facevano i grandi scrittori prima di diventare famosi

Occorrono grandi motivazioni (questa parola nasce dalla somma di motivo + azione ed è il motivo che ci spinge all'azione, la quale nasce dalla necessità di soddisfare un bisogno). Va da sè che più l'obiettivo prefissato è grande più questo può essere fonte di frustazioni. Io non chiedo nulla, voglio solo scrivere e la sola privazione di questa necessità potrebbe dispiacermi. Il resto non mi interessa, desidero solo il rispetto della persona e che le attenzioni siano riservate solo ai miei testi.

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[...]

A parte ciò, ritengo che in un mercato con tantissima domanda e poca offerta come quello dell'editoria, ottenere dei risultati sia un bel casino. La disponibilità economica e i contatti alla fine ti garantiscono delle scorciatoie, ma quello che alla fine serve è comunque tanto duro lavoro, dell'autore o insieme all'editore/agente/mentore etc.

 

Direi che è esattamente il contrario: tantissima OFFERTA e poca DOMANDA. Sicuramente un lapsus.

Ehm, sì, era un lapsus :D

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