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Ciube

La fattoria delle sorelle Mereus

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Commento : http://www.writersdream.org/forum/topic/24767-mare-buio-e-gabbiani/ 

 

Riprendo a postare nella sezione narrativa dopo molti mesi, spero di ricordarmi le regole :asd:   

Si tratta dell'incipit di qualcosa di più lungo che vorrei riprendere a scrivere, magarti i vostri commenti mi potrebbero incoraggiare a farlo. Ecco il testo.

 

Qui vi racconto di quando Rocco trovò per caso, sul venire della sera, la tomba del venditore di sogni nel fondo di un fienile abbandonato.

Era quello della fattoria delle sorelle Mereus, le due streghe che erano state cacciate da paese quarant’anni anni prima. Il bosco intorno aveva già inghiottito la casa e del fienile era rimasta miracolosamente in piedi soltanto la struttura in legno. Sporgeva nella radura dal folto della foresta come lo scheletro di un gigante inginocchiato, la trave di colmo del tetto spezzata in più punti e le altre però ancora al loro posto, e così ben saldate come vertebre a quel tronco lì in alto che sopra vi si contavano i nidi di tre allocchi.

Nessuno in paese si spingeva mai, per far legna, fino a quel margine. Lì infatti le piante erano più alte e rigogliose e il sottobosco, soprattutto, scricchiolava sotto i piedi per quanto era infoltito dai tanti rami secchi. Al vecchio Rocco non andava di lavorare d’ascia e per questo motivo da qualche tempo, sfidando la sorte e le superstizioni, aveva preso a frequentare il luogo maledetto. Ma lui non aveva mai avuto paura delle streghe e da giovane era stato fidanzato con Martina Mereus. Così sorrideva dei suoi paesani mentre raccoglieva, senza inutile fatica, tutta quella bella legna caduta a terra e già pronta per il camino.

Aveva  notato nel recinto delle mura  un ramo molto grosso che, precipitando dall’alto, si era frantumato in mille pezzi. Così penetrò all’interno delle rovine, passando sotto alle  travi del fienile senza neanche alzare gli occhi. Se erano restate lì fino ad allora, lui non le avrebbe certo disturbate. 

I ciocchi del ramo frantumato erano spessi e della lunghezza giusta per essere caricati sul mulo, solo con quelli avrebbe potuto completare il carico. Così si mise a raccoglierli un po’ per volta per accatastarli nella radura e al terzo viaggio inciampò nella pietra. Cadde a terra che aveva la legna fra le braccia, così non riuscì a ripararsi il viso e si graffiò a una guancia. Imprecò  tamponandosi il sangue con il fazzoletto, al tatto pareva trattarsi di una semplice escoriazione ma il legno era marcio e sporco, intriso di chissà quali schifezze. Quello sgraffio aveva bisogno di essere  disinfettato al più presto.

Rocco stette lì a pensarci un attimo se andare via subito, poi pensò che almeno poteva completare di accatastare la legna, così quando sarebbe tornato col mulo avrebbe dovuto soltanto caricarla. Nel raccoglierla da terra notò l’angolo della pietra che lo aveva fatto inciampare, era squadrata  e il fatto lo incuriosì, così con il piede scostò il terreno che la ricopriva.

 

Era una lapide

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Ciao Ciube, vedrò di fare un commento adeguato. 

 

 

le due streghe che erano state cacciate da paese quarant’anni anni prima

Ehm... non so se erro io, ma avrei visto meglio "dal" quindi se questo non è n refuso tralascia e prosegui.

 

 

la trave di colmo del tetto spezzata in più punti e le altre però ancora al loro posto

Uhm... se la trave di colmo è spezzata in più punti è molto probabile che la struttura ceda, quindi, a parere personale una trave spezzata in più punti ha scarse probabilità di mantenere intatta una struttura del genere. forse modificherei la scena. (ma questa è un'opinione)

 

 

a raccoglierli un po’ per volta per accatastarli nella radura e al terzo viaggio inciampò nella pietra

La "E" stona un po' forse avrei detto "nella radura ma, al terzo viaggio inciampò nella pietra" che ne dici?

 

Okay, altri non ne noto. Bada bene, quelle che ti ho segnalato sono solo opinioni quindi come tali devi essere tu a decidere se sono utili o meno. La storia è molto carina e vorrei leggere di più (ma ovviamente per ora non è possibile) ma comunque sia è una bella storia. Ottimo lavoro Ciube, a presto.

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la trave di colmo del tetto spezzata in più punti e le altre però ancora al loro posto, e così ben saldate come vertebre a quel tronco lì in alto che sopra vi si contavano i nidi di tre allocchi.

 

L'allocco è un rapace notturno che non costruisce nidi. In genere utilizza le cavità di alberi e rovine. La localizzazione dei nidi è precisa ma come si capisce che si tratta di un nido d'allocco. O lo vedi o capisci, dal guano, che lì c'è un nido. Non andrei sullo specifico. Difficile vedere un allocco, così come tutti i rapaci notturni, li senti, per esempio è facile sentire il verso della civetta, la puoi anche avvistare ma non davanti al suo nido. Questa almeno è la mia esperienza.

Così sorrideva dei suoi paesani mentre raccoglieva, senza inutile fatica, tutta quella bella legna caduta a terra e già pronta per il camino.

 

Il vecchio Rocco mi sembra un tipo esperto non come la sottoscritta. Vivo da poco in una casa in montagna, alle spalle c'è uno stupendo bosco di pini neri. Ho una stufa a legna e mi piace passeggiare. Mi sono detta: intanto che passeggio raccolgo un po' di legna. Nella stufa fa fumo e non dura niente. Ho chiesto a chi più esperto di me e mi è stato risposto che c'è tutta una tecnica per la legna da ardere. Si deve mettere a stagionare per non so più quanto tempo. Qui fanno così. La tagliano, o la raccolgono, poi la lasciano e dopo tot tempo la utilizzano come combustibile.

Aveva  notato nel recinto delle mura  un ramo molto grosso che, precipitando dall’alto, si era frantumato in mille pezzi.

 

Ecco: è capitato anche a me. E sai perché si era frantumato? Perché era marcio e quindi combustibile da quattro soldi. Bada bene: sono un'ignorante in materia e ti parlo per sentito dire e per esperienza fatta in questi pochi mesi.

Rocco stette lì a pensarci un attimo se andare via subito, poi pensò che almeno poteva completare di accatastare la legna, così quando sarebbe tornato col mulo avrebbe dovuto soltanto caricarla.

 

Ripetizione facilmente evitabile.

 

L'incipit incuriosisce. Parli di bosco, di lapidi e di venditori di sogni e avrei continuato la lettura. Bentornato Ciube. Sono felice di poter leggere qualcosa di tuo.

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Grazie a soldato e a Sissi. A Sissi dico di non fidsrsi dei saggi di paese, la legna marcia è adattissisima da ardere se è asciutta ( e se non lo è basta posteggiarla un paio di giorni nella cesta accanto al camino. Dove abito io c'è un bosco, interno al comprensorio, di querce, sugheri e allori. Un bosco maltenuto per dire la verità, con moltissimi fra tronchi e rami lasciati cadere ( o peggio, abbattuti e poi lasciati lì dalla squadra di manutenzione del consorzio). Bene, in questo vado ad approvvigionarmi ( insieme a Eugenia: una bellissima romantica passeggiata, a parte il pericolo dei conghiali, numerosissimi :D  ) da una vita e la legna marcia brucia nel camino che è una bellezza (nel raccoglierla basta valutare il peso: se è ultgraleggera andrà che è una meraviglia), soprattutto l'alloro e il sughero che sono privi di nodi ( al punto che sto conservando molti tronchetti per lavorarli e farci qualcosa che magari posso vendere, ma a me serve soprattutto per tenere la testa occupata e lontana dai cattivi pensieri, comunque guarda qui per esempio https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10206101176754667&set=pb.1420067432.-2207520000.1424289388.&type=3&theater

Grazie per i suggerimenti e i consigli, sempre graditissimi. Sono un po' arrugginito ma ho voglia di riprendere a scrivere e so che tutti voi mi aiuterete.

Vi abbraccio tutti  :love:

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Ciao Ciube, di nuovo bentornato :) in questo periodo non ho molto tempo, ma ci tenevo a scriverti un parere per cui, a gusto personale, ti evidenzio i punti in cui apporterei delle modifiche.

 

Qui vi racconto di quando Rocco trovò per caso, sul venire della sera, la tomba del venditore di sogni nel fondo di un fienile abbandonato.

 

Questa frase (seppur contiene un certo fascino) la taglierei: una ragione su tutte è che sveli all’inizio ciò che è bene conservi un filo di mistero.

 

Quindi modificherei l’inizio:

C’era un mistero nella…

Era quello della ... fattoria delle sorelle Mereus, le due streghe che erano state cacciate da paese quarant’anni anni prima.

 

Sporgeva nella radura dal folto della foresta come lo scheletro di un gigante inginocchiato, la trave di colmo del tetto spezzata in più punti, e le altre però ancora al loro posto, e così ben saldate come vertebre a quel tronco lì in alto che sopra vi si contavano i nidi di tre allocchi.

L’inizio è molto musicale, la parte finale non convince. La modificherei in qualcosa del genere:

"Sporgeva nella radura dal folto della foresta come lo scheletro di un gigante inginocchiato, la trave di colmo del tetto spezzata in più punti, le altre salde come vertebre intorno al tronco, sopra vi si contavano i nidi di tre allocchi."

 

E un incipit che desta curiosità, scritto con la leggerezza di una bella favola, promette avventura e poesia nella descrizione. Io ti consiglierei vivamente di rimetterci le mani, perché il tono incanta e fa venire voglia di continuare la lettura.

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Inizio promettente. Mi dici cosa troverà Rocco e poi mi porti a spasso per il bosco a parlare di legna e nidi di allocco e, io che leggo, sento crescere la curiosità.

La scrittura è piacevole e corretta e si legge senza grossi inciampi.

 

 

Era quello della fattoria delle sorelle Mereus, le due streghe che erano state cacciate da paese quarant’anni anni prima.

dal paese

 

Sporgeva nella radura dal folto della foresta come lo scheletro di un gigante inginocchiato, la trave di colmo del tetto spezzata in più punti e le altre però ancora al loro posto, e così ben saldate come vertebre a quel tronco lì in alto che sopra vi si contavano i nidi di tre allocchi.

modificherei

Sporgeva nella radura dal folto della foresta come lo scheletro di un gigante inginocchiato; la trave di colmo del tetto era spezzata in più punti mentre le altre erano ancora al loro posto e ben saldate come vertebre (direi forse costole) a quel tronco lì in alto che sopra vi si contavano i nidi di tre allocchi.

Nessuno in paese si spingeva mai, per far legna, fino a quel margine. Lì infatti le piante erano più alte e rigogliose e il sottobosco, soprattutto, scricchiolava sotto i piedi per quanto era infoltito dai tanti rami secchi.

Si capisce quello che vuoi dire ma da come hai scritto:

- non è escluso che ci si possa spingere fino al margine per altre attività che non abbiano collegamento con la legna;

- se introduci la seconda frase con infatti dai una giustificazione della prima, invece i paesani non vanno a far legna nonostante la presenza di legna di buona qualità.

 

Aveva  notato nel recinto delle mura  un ramo molto grosso che, precipitando dall’alto, si era frantumato in mille pezzi.

frantumato in mille pezzi mi ha suggerito un'immagine di pezzi molto piccoli, troppo per poter essere utilizzati per il fuoco (magari ho interpretato in questo modo solo io...)


Rocco stette lì a pensarci un attimo se andare via subito,

 

Nel raccoglierla da terra notò l’angolo della pietra che lo aveva fatto inciampare, userei i due punti era squadrata  e il fatto lo incuriosì,

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Ciao wyjkz31, grazie per il commento e i consigli. Replico ad alcuni tuoi rilievi.
Un grosso ramo secco che precipita al suolo non può polverizzarsi. Si frantumerà in tanti pezzi la cui dimensione e lunghezza sarà comunque proporzionata a quelle del ramo da cui provengono.

Il termine “infatti” da me introdotto nella frase “Lì infatti le piante erano più alte e rigogliose e il sottobosco, soprattutto, scricchiolava sotto i piedi per quanto era infoltito dai tanti rami secchi” serve per sottolineare l’effetto del mancato sfruttamento di quella zona di bosco da parte dei paesani.
Hai ragione per costole al posto di vertebre, mi pare più appropriato. Non condivido però la tua rielaborazione con “mentre etc.” che sminuisce la relazione di stretta dipendenza fra la trave di colmo e le secondarie. Rileggendomi, avrei piuttosto corretto ( e lo farò) il tratto “spezzata in più punti” sostituendo spezzata con incrinata, più verosimile (se un ramo è spezzato cade e non può reggere alcunché).

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Mi ha incuriosito il titolo, il cognome delle sorelle streghe, se togli la esse, è un cognome sardo.

Si respira una sana aria di campagna in questo racconto, io la campagna la conosco, pur non essendo un contadino  di mestiere i miei lo erano e sempre, nel tempo libero, faccio lavori in campagna e nell’orto e nel giardino e lì voglio tornare. È un testo dove le  scene si vedono, si sentono, si intuiscono quasi di vita vissuta, non per sentito dire. Tu sai  veramente come si raccoglie la legna, non solo in senso letterario.

Mi piace l’atmosfera del bosco e della casa abbandonata che fu delle due streghe. Streghe che, pare di intuire, non dovevano essere troppo cattive, forse due donne che avevano una pessima fama ed emarginate, come spesso accade.

Tanto è vero che il protagonista in gioventù era fidanzato con una di loro.

Molto bella, precisa e vivida la descrizione del bosco e dei movimenti esperti di Rocco, la sua furbizia, la sua superiorità sulle credenze dei paesani, delle quali se la ride tranquillamente.

Interessante, molto pittorica la descrizione della casa cadente, mi ha ricordato l’interno di case diroccate che a volte ho visto, abbandonate nella campagna e sempre suggestive, specie al tramonto.

Un mondo ambientato nella natura, nelle rovine, sembra di respirarlo l’odore del bosco e si è compartecipi della caduta di Rocco che inciampa su una pietra. Che poi è una lapide addirittura e qui la storia si fa intrigante, viene voglia di saperne di più su questa sepoltura.

Mi ha ricordato certi racconti di Buzzati e alcune scene di due suoi romanzi: “Il segreto del bosco vecchio” e “Barnabo delle montagne”.

Se questo è l’incipit di qualcosa di più sostanzioso a parere mio è interessante. Un’ambientazione semplice e naturale ma dove, nel passato,  erano nate storie meravigliose e appassionanti. Niente a che fare con la roba che si scrive oggi.  Il mio consiglio è di completare quello che hai in mente. Il tuo stile è  asciutto,  ponderato. Ogni parola, ogni gesto ha un senso. Cosa difficile da trovare  e da saper rappresentare nella scrittura.

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