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Alexander91

Fernweh - Chiara Zanini [Comitato di Lettura]

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RECENSIONE A CURA DEL COMITATO DI LETTURA

 

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Titolo: Fernweh

 

Autore: Chiara Zanini

 

Editore: Nativi Digitali Edizioni

 

Genere: Fantascienza

 

Pagine: 240

 

Sinossi: Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un
baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.
Anno 2618: Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei “devianti”, i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor…
“Fernweh”, che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.

 

Contenuti: Fernweh è un romanzo poliedrico, multiforme, che sicuramente ha posto molte e interessanti sfide all’autrice. Innanzitutto, Fernweh è un romanzo multi-genere. Inizia come post-apocalittico, ma poi evolve in distopico per virare quindi verso la space opera.
Mi spiace invece dover deludere gli eventuali appassionati del genere, ma non ha nulla della fantascienza più hard: da una parte, ogni spiegazione riguardo alla catastrofe climatica e all’origine delle tecnologie di Murian (percepite come avveniristiche persino dalla Mirna del XXV secolo) è posticipata al finale, mentre tutte le problematiche relative ai viaggi spaziali vengono sì risolte, ma senza troppi dettagli e forse troppo frettolosamente. Tutto questo rende la sospensione dell’incredulità talvolta un po’ traballante.
Si tratta comunque scelte intenzionali: la Zanini, da una parte, ha i suoi buoni motivi per sollevare il velo soltanto alla fine e, dall’altra, se non spende troppe parole su certe tematiche è perché, nello stesso momento, vuol farne risaltare altre.
Quali? L’elenco è lungo e vario ed esalta la sensibilità dell’autrice nell’indagare l’uomo contemporaneo in tutta la sua incertezza.
Innanzitutto, l’alienazione. In Fernweh è totale. E questo non è, stavolta, un altrimenti ovvio effetto dell’ambientazione distopica sui personaggi. No: Jared e Eleanor (e Mirna prima di loro), non si sentono parte di Murian non solo a causa della sua società rigida e opprimente, ma anche e soprattutto perché già a priori di tutto questo è un luogo che non sentono come loro. Di fatto, l’ambientazione distopica, di cui la cupola è il simbolo onnipresente, non fa altro che evidenziare ed aumentare quest’alienazione.
Un altro tema importante in Fernweh è il rapporto col diverso. L’intento evidente di Chiara è fare del diverso fantascientifico (esseri umani con impianti, ibridi, androidi…) una metafora del diverso reale (persone “diverse” per disabilità, etnia, orientamento sessuale…). Ed è, a mio personalissimo avviso, una metafora ben riuscita.
C’è poi in Fernweh un terzo tema che, personalmente, ho molto a cuore: l’autorità. Da una parte, l’autorità dei Governanti: dittatoriale, sì, ma sottilmente instillata nelle persone dalle convenzioni sociali e dalla paura di essere relegati a Thanatos. Dall’altra, la dinamica società dei Devianti, in cui l’autorità non è di un intero sistema, ma è tutta nella leadership personale guadagnata dal singolo per le sue doti e il suo carisma. E’ sempre bello vedere un autore interrogarsi e descrivere i reali meccanismi del potere, fatti più di necessità materiali e meccanismi psicologici che di astratte istituzionalizzazioni.

 

Ambientazione e personaggi: l’ambientazione principale, la città di Murian, seppur semplice, è ben sfruttata e resa altrettanto bene nello stile dell’autrice. Si tratta di una vasta, grigia metropoli protetta interamente da una cupola nera. Nulla lì vi è di naturale: il cielo è nascosto dalla cupola, piante e animali sono estinti e i cittadini stessi si cibano di pillole per vivere. Dire che le tecnologie adoperate siano avveniristiche è un eufemismo: esse paiono tali anche alla Mirna del venticinquesimo secolo. Come già detto, nulla viene spiegato sull’origine di Murian e delle tecnologie se non alla fine.
Thanatos, il ghetto in cui vengono rinchiusi i Devianti, coloro che non si conformano alle leggi di Murian, fa ovviamente da controparte al resto di Murian: qui gli uomini vivono ancora in un ambiente post-apocalittico, tra le macerie della vecchia città su cui Murian è stata edificata, senza alcun accesso alle tecnologie di quest’ultima, conducendo una vita di stenti e di espedienti.
L’ambientazione è semplice ed efficace al tempo stesso: oltre a dare quel senso di prigionia, la scelta di un’ambientazione così ristretta ne ha sicuramente facilitato l’esposizione, così come la scelta di spiegare l’origine di Murian solo alla fine. Quest’ultima forse poteva venire esercitata un poco meglio, ad esempio, fornendo qua e là degli indizi che instillassero il sospetto nel lettore: in realtà, la rivelazione finale non è soltanto sorprendente, quanto e soprattutto inattesa, poiché non c’è nulla che faccia sospettare che ci possa essere alcunché da rivelare riguardo a Murian o al disastro climatico che ha sconvolto la Terra. L’unico indizio in tal senso pare essere la continua diffidenza di Mirna nei confronti della nuova realtà.
E qui veniamo ai personaggi, che forse sono l’unico punto un po’ debole (ma neanche troppo) del romanzo. Il primo problema è Mirna e la sua prima impressione su Murian: la diffidenza ansiosa ai limiti del panico che ha la (all’epoca) ragazza della città è inspiegabile. O meglio, è inspiegabile la sua particolarità: è l’unica dei profughi a tenere fin dal primo momento un atteggiamento diffidente e polemico nei confronti di Murian e delle sue autorità. Da una parte infatti, risulta incomprensibile perché una persona appena salvata da morte certa non accolga con gioia e speranza la nuova realtà (come pure fanno gli altri profughi); dall’altra, è altrettanto inspiegabile il perché solo Mirna, se mai qualcosa di sospetto o inquietante effettivamente ci sia, lo percepisca. Tutto questo, se da una parte serve all’autrice per trasmettere immediatamente al lettore l’idea che ‘qualcosa non quadra’ e instillare sin da subito il senso di oppressione e di inquietudine che Murian trasmette ai protagonisti della storia, dall’altra lì, in un primo momento, appare un pochino irrealistico, a meno che di non voler fare di Mirna (solo in quel capitolo, per giunta, perché altrove i suoi comportamenti paiono legittimi) una matta isterica. Forse una scelta migliore sarebbe stata un’introduzione più graduale di questo senso di oppressione e diffidenza, oppure anche far sì che i sospetti di Mirna fossero condivisi almeno da qualcun altro. D’altra parte è pure evidente come l’autrice voglia trasmettere anche il senso di isolamento di Mirna, e questa è una scelta comprensibile e legittima (oltre che gestita comunque in maniera efficace).
Un poco più problematici sono, in generale, i personaggi femminili del romanzo: detta in spiccioli, pare che l’unica cosa che queste donne (non solo Mirna ed Eleanor, ma in generale anche i personaggi femminili minori) sappiano fare è innamorarsi di un altro uomo. Detta un po’ meno in spiccioli, sono sempre oscurate sia nel carattere che nelle azioni da Jared o da altri personaggi maschili, arrivando così a contribuire davvero poco alla trama (e anche quando lo fanno, la loro azione è sempre in funzione di qualche altro personaggio maschile). Questo dispiace soprattutto nel caso di Eleanor per cui, in quanto gemella di Jared, ci si aspetterebbe che anche lei avesse un eguale peso nella storia. In realtà, dal punto di vista della narrazione, il fatto che siano gemelli (che potrebbe suggerire una loro eguale importanza anche ai fini della narrazione stessa), viene presto dimenticato: Eleanor pare davvero una sorella minore di Jared, il cui punto di vista domina quasi sempre e soprattutto in tutte le scene d’azione. A tratti (anzi, ben più che a tratti) si ha l’impressione che anche cancellando il personaggio di Eleanor con un colpo di spugna, la storia potrebbe comunque svolgersi senza intoppi. Questa forse è l’unica e più grossa pecca dell’opera.

 

Stile e forma: Lo stile è però un altro punto a favore della Zanini: al di là di qualche debolezza nei primissimi capitoli, la scrittura è chiara e liscia, spesso trasparente, riuscendo bene sia nelle scene più movimentate che in quelle più tranquille. In particolare, come si diceva, riesce a rendere molto bene l’ambientazione facendola letteralmente apparire davanti agli occhi. Sotto questo punto di vista, tenendo conto anche dell’attenzione e dell’importanza che dedico allo stile nella valutazione di un testo, mi trovo, personalmente, pienamente soddisfatto.
C’è qualche problema in più con la forma della trama. E’ chiaro infatti che si seguono più o meno le fasi del tipico Viaggio dell’Eroe, ma ciò non toglie, anzi provoca il fatto che il romanzo appaia a grandi tratti ‘spezzato’: si ha cioè l’impressione di leggere quattro storie quasi completamente discinte: una, quella di Mirna durante il cataclisma; la seconda, quella di Jared e Eleanor sotto la cupola; la terza, il viaggio nello spazio; la quarta, l’approdo e lo stabilirsi su un nuovo pianeta. Queste fasi di fatto si rifanno a generi narrativi diversi, come già detto: post apocalittico, distopico, space opera. Inizialmente ritenevo fosse quest’ultima la causa della cattiva impressione che avevo. In realtà, riflettendoci in un secondo momento, mi accorgo che il problema è stato forse la gestione dei tempi della prima e della terza fase. Queste due fasi cioè sono troppo lunghe, ovvero, risultano in un allentamento della narrazione e della tensione: la prima non ha nulla a che fare col resto della storia, ma si configura come un lungo Prologo; la terza invece disperde inutilmente tutto il climax che si era guadagnato fino a metà romanzo e si dilunga stancamente fino alla conclusione. Non vedo questo come un errore involontario dell’autrice: mi paiono invece evidenti le necessità narrative che hanno obbligato la Zanini in tal senso. Innanzitutto, nella prima fase, la necessità di mostrare gli effetti del cataclisma e soprattutto l’evoluzione del personaggio di Mirna per introdurre degnamente Murian come insperata (ma inquietante) salvezza. Una sorta di Telemachia insomma, una ‘Mirneia’. Nella terza invece, c’era pure la necessità di sviluppare (e sciogliere) molti nodi della trama. A tal riguardo, c’è da aggiungere che le varie sotto-trame e le varie tematiche di cui sopra si è parlato in realtà sono gestite un poco troppo a ‘comparti stagni’, senza troppo intreccio fra loro, ma forse anche questo è dovuto alla relativa facilità (e quindi alla scarsità degli scontri e alla pochezza delle sfide affrontate) con cui i nostri fanno quel che fanno, relativa facilità il cui perché, come accennavo, è spiegato nel finale (anche se lì per lì mi ha lasciato perplesso più di una volta). Non mi sento insomma di dare troppo peso a questo problema, anche perché è evidentemente legato a necessità narrative e non a una reale pecca dell’autrice. Anche perché poi, presa in generale, la storia comunque mi è piaciuta (e potrebbe quindi piacere a sua volta).

 

Giudizio finale e conclusioni: Complessivamente, Fernweh è un buon romanzo, che merita l’acquisto e la lettura. Tolte alcune piccole perplessità riguardo alla forma e alla gestione della trama e pur considerando la pecca della debolezza generale dei personaggi femminili, la Zanini ha comunque saputo narrare una piccola epopea dalla narrazione cristallina e caratterizzata da una gestione efficace dell’ambientazione, affrontando anche in maniera adeguata (almeno considerando la relativa brevità dell’opera) diverse tematiche importanti. In effetti, sono tanto incoraggiato da questo romanzo che, non solo procederò ad acquistarlo (e in questo senso, anche il prezzo è onesto), ma mi sento anche di incoraggiare a mia volta, nel mio piccolo, l’autrice: continua così, Chiara, e, soprattutto, osa un po’ di più, non solo coi personaggi femminili, ma, in generale, pensa 'più in grande'. Come ho detto, infatti, Fernweh è una piccola epopea: la prossima volta, secondo me, potresti anche tentare di più.

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Ecco, mi pareva di aver dimenticato qualcosa: l'ebook è anche ben formattato e quasi del tutto privo di refusi (mi pare di averne 'sgamato' uno solo in tutta l'opera, ma non ho segnato dove). E' evidente che anche l'editore ha fatto bene la sua parte.  :asd:

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Ecco, mi pareva di aver dimenticato qualcosa: l'ebook è anche ben formattato e quasi del tutto privo di refusi (mi pare di averne 'sgamato' uno solo in tutta l'opera, ma non ho segnato dove). E' evidente che anche l'editore ha fatto bene la sua parte.  :asd:

A onor del vero, buona parte del merito di ciò va all'autrice, che è stata davvero scrupolosa in fase di revisione!

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Questa recensione mi è piaciuta moltissimo.

Non soltanto perché parla di un romanzo che ho amato scrivere in toni, per quella che è la mia impressione, generalmente positivi, ma soprattutto perché mi dà ottimi spunti di riflessione e suggerimenti per migliorare in futuro. Senza contare che è sempre un piacere rileggere le proprie storie negli occhi degli altri :)

Sono contenta che Alexander abbia colto i diversi temi di fondo del romanzo e li abbia apprezzati: sono degli argomenti che mi stanno a cuore e scrivere un romanzo di fantascienza mi pareva un buon modo per parlarne. Ancora di più mi inorgoglisce il fatto che sia rimasto soddisfatto del modo in cui è descritta l'ambientazione; quando leggo un libro uno degli aspetti che mi colpiscono di più è la capacità dell'autore di rendere l'ambiente così realistico da dare l'impressione al lettore di 'essere proprio lì', aggirarsi per le strade, chiacchierare con i personaggi prendendo parte ai loro dialoghi. Se ci sono riuscita anch'io, almeno in parte, sono davvero felice.

Mi stupisce che il finale sia inaspettato (ma non sei il primo lettore a dirmelo): avevo l'impressione di aver disseminato qua e là diversi indizi *indica i sogni angosciosi di Jared e le apparizioni fantomatiche del padre*, forse avrei dovuto calcare di più la mano.

Nella scrittura, ho la curiosa tendenza a narrare le storie di tutti, anche quelle di personaggi che stanno un po' antipatici perfino a me che ne sono l'ideatrice; non mi ero resa conto che, in Fernweh, si tratta sempre di personaggi femminili. In realtà, in questo romanzo ho puntato tutto su un personaggio che non citi, il mio preferito dopo Jared: quello di Jen. Se, alla fin fine, non rimane particolarmente impresso vuol dire che dovrò lavorare per migliorare la mia relazione con i personaggi femminili.

Interessanti tutte le considerazioni aggiuntive, sulla tendenziale disomogeneità dell'opera e sulla mancata specificazione delle motivazioni che fanno di Mirna l'unica persona a non integrarsi a Murian con facilità. Mi danno da riflettere, ma mi sono comunque preziose per tentare di migliorare i miei prossimi scritti.

Alexander mi dice di 'continuare così'? Spero di essere sulla buona strada: il secondo romanzo è un fantasy che allo stato attuale consta di più di mille pagine: non una sola epopea, ma una multiepopea, direi :asd:

Grazie davvero, Alexander, per la recensione approfondita e di ottimo livello.

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Questa recensione mi è piaciuta moltissimo.

 

Oh beh, ne sono contento.  :asd:

 

Ancora di più mi inorgoglisce il fatto che sia rimasto soddisfatto del modo in cui è descritta l'ambientazione; quando leggo un libro uno degli aspetti che mi colpiscono di più è la capacità dell'autore di rendere l'ambiente così realistico da dare l'impressione al lettore di 'essere proprio lì', aggirarsi per le strade, chiacchierare con i personaggi prendendo parte ai loro dialoghi. Se ci sono riuscita anch'io, almeno in parte, sono davvero felice.

 

Sì sì, come ho detto, questo è un aspetto che mi ha colpito molto: onestamente in effetti non è che ci sia un granché da descrivere a Murian, ma comunque è sempre un'ottima cosa quando un autore riesce a provocare quell'epifania dell'ambientazione che mi ha provocato il tuo Fernweh. :)

 

Mi stupisce che il finale sia inaspettato (ma non sei il primo lettore a dirmelo): avevo l'impressione di aver disseminato qua e là diversi indizi *indica i sogni angosciosi di Jared e le apparizioni fantomatiche del padre*, forse avrei dovuto calcare di più la mano.

 

Sì, si capiva che quei sogni stessero lì apposta e che il padre dovesse avere un qualche senso, una qualche parte nella storia... Però davvero non lasciavano presagire il finale: forse erano un po' generici come indizi. Riguardo al finale però, posso chiederti se sei stata ispirata da Contact in qualche modo? Perché in effetti i sogni di Jared e anche l'aspetto di tu sai cosa nel finale mi richiamava un po' la scena clou di quel film, sì, insomma, quella dove lei incontra lui su quella 'spiaggia'. Mi incuriosiva sapere se c'era stata un'ispirazione, un riferimento voluto o se è solo una coincidenza e il mio cervello fa le bizze.  :asd:

 

In realtà, in questo romanzo ho puntato tutto su un personaggio che non citi, il mio preferito dopo Jared: quello di Jen.

 

Eh, un pochino l'ho notato, ma anche lì, Jen ha gli stessi problemi di tutti gli altri personaggi femminili: nelle scene d'azione è forte quanto vuoi, ma con Jared si scioglie come un ghiacciolo al Sole d'Agosto. A questo punto il fatto di averla resa anche 'tosta' in realtà la fa apparire più stereotipata che altro. :(

Però davvero, quella dei personaggi femminili è l'unica vera e propria pecca che ho notato, e si corregge con un nonnulla. :)

 

Alexander mi dice di 'continuare così'? Spero di essere sulla buona strada: il secondo romanzo è un fantasy che allo stato attuale consta di più di mille pagine: non una sola epopea, ma una multiepopea, direi :asd:

 

Ecco, vedo allora che non avevi bisogno del mio invito: già da questo romanzo si vedeva che la strada cui tendevi era quella. :)

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Nessun contatto con Contact :asd:

In realtà, l'ossatura della storia e, soprattutto, il suo finale, sono nati da un sogno molto complicato (e piuttosto angoscioso) che feci anni fa. Se sei curioso, te lo posso raccontare per MP :)

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