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*Fabriziog

Il protagonista è uno scrittore molto famoso...

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... uno di quelli che vendono migliaia di copie, tradotto anche all'estero. I suoi romanzi escono all'incirca ogni 5 anni e ho ipotizzato che fra un romanzo all'altro lavori per la sua casa editrice come editor.

 

Le domande sono:

  • Posso ipotizzare una collaborazione non troppo impegnativa, tipo un romanzo al mese, due al massimo, perché il protagonista non vuole distrarsi troppo dal suo lavoro?
  • Posso interrompere la collaborazione quando sta lavorando ai suoi romanzi?

Se la vostra obiezione fosse questa: perché lavorare quando ha una montagna di soldi, la risposta è: perché non vuole rimanere senza niente da fare.

Avevo pensato ad una rubrica per un settimanale, ma l'ho giudicata troppo impegnativa quando è impegnato con i romanzi. Non vuole distrarsi quando scrive.

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Ospite Lem Mac Lem

Se è molto famoso e tradotto anche all'estero, non ha neppure bisogno di un secondo lavoro. Lavorare come editor non saprei, gli scrittori di successo di solito editano i loro testi e stop.

Ma una collaborazione con un giornale non gli porterebbe via molto tempo, nemmeno mentre sta scrivendo un nuovo romanzo: considera che potrebbe benissimo accumulare gli articoli, in modo da averne una bella scorta, e non lasciare scoperta la pagina della sua rubrica. Se non è una pagina di attualità è fattibilissimo, anzi, lo fanno in molti, proprio per gestirsi i tempi al meglio.

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Conosco uno scrittore di "medio/sufficiente(?)" successo che talvolta legge ed edita manoscritti altrui. Lavora anche come consulente e sceneggiatore. Uno notissimo non  lo vedrei editor free lance, semmai in rapporti con un grosso editore,

Calvino per es. ha lavorato a lungo con Einaudi (ufficio stampa, selezione manoscritti, consulente esterno) e collaborato con vari giornali.

La rubrica suggerita da Lem va benissimo. Saviano ha una pagina fissa (l'antitaliano) sul settimanale l' Espresso.

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Quando l'ho pensata mi è venuto in mente proprio Calvino. E adesso avevo visto da Conchita De Gregorio uno scrittore, di cui non ricordo il nome, che collaborava con Garzanti.

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