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1 ora fa, AnnaK ha scritto:

Devi sapere di esistere a prescindere, perché è così. Non sei gentile con te stesso se dai a una risposta automatica la possibilità di determinare la tua consistenza personale e letteraria. E' un mondo difficile e lo è anche per chi pubblica, a qualunque livello. Fatto salvo per chi diventa padrone di se stesso vendendo milioni di copie, ogni autore è fragile e dimenticabile. E comunque, anche nel caso di un grande successo, esempi eclatanti ci dicono che ciò non determina il valore di un autore. Su su...

Hai ragione. Ma credo di essermi espresso male, nel senso che adesso, dopo la tua osservazione di cui ti ringrazio, capisco cosa volevo dire. E cioè: una risposta precompilata mi dà la certezza che esistono davvero, le irraggiungibili case editrici e gli irraggiungibili agenti. Non sono una mia fantasia. Sono realtà.

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6 ore fa, AnnaK ha scritto:

Sì, questa può essere senz'altro una chiave di lettura.

Personalmente, ho considerato il termine requisito come sinonimo di qualità. Qualità necessarie per la Adelphi, una casa editrice di un certo livello intellettuale. E va benissimo questa asserzione, per carità! Però, questo solamente qualora venga letto e valutato davvero un lavoro. 

 

Capisco il tuo punto di vista, e in parte lo condivido anche. Però è pur sempre meglio sapere dopo appena un mese di non possedere i "requisiti" - qualunque cosa ciò significhi - che restare nel dubbio a tempo indeterminato. Anche se probabilmente nessuno si è preso la briga di leggere l'opera (ma non si può nemmeno escludere che ne abbia letti alcuni estratti) perlomeno ha dato una conferma di ricezione e una qualche risposta. In altri casi, non soltanto il silenzio implica che l'opera non abbia i requisiti, ma che l'autore non vale nemmeno il tempo e l'educazione di una risposta, seppur standardizzata e semi-automatica che sia. Perlomeno, la modalità scelta da Adelphi indica una certa efficienza nella gestione dei manoscritti. Che poi ci si voglia vedere più o meno garbo, è soggettivo.

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Comunque, se a qualcuno può interessare, il cantautore Manfredi (quello di "Ma chi ha detto che non c'è", sceneggiatore di Tex), che conosce personalmente una editor di Adelphi, mi ha detto che leggono sempre i manoscritti inviati.

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Anch'io trovo poco elegante il riferimento ai "requisiti" nella mail standard di risposta negativa, perché il tono pare supponentemente spregiativo. Più in generale, credo che le big, che possono mettere in moto apparati di valutazione non indifferenti (o almeno credo) dovrebbero evitare assolutamente la mail standard, che fa molto sciatto e burocratico, e le espone a critiche come queste (e altre), e magari trasforma gli scrittori respinti in lettori persi. Meglio due righe di motivazione specifica (quale il problema, se il manoscritto è stato davvero letto?) o un aureo silenzio. Ma è un punto di vista soggettivo.

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Il ‎01‎/‎09‎/‎2020 alle 00:08, Steve Warren ha scritto:

Anch'io trovo poco elegante il riferimento ai "requisiti" nella mail standard di risposta negativa, perché il tono pare supponentemente spregiativo. Più in generale, credo che le big, che possono mettere in moto apparati di valutazione non indifferenti (o almeno credo) dovrebbero evitare assolutamente la mail standard, che fa molto sciatto e burocratico, e le espone a critiche come queste (e altre), e magari trasforma gli scrittori respinti in lettori persi. Meglio due righe di motivazione specifica (quale il problema, se il manoscritto è stato davvero letto?) o un aureo silenzio. Ma è un punto di vista soggettivo.

Sarebbe una buona cosa, ma la vedo non praticabile. La maggior parte delle cosiddette "big" non legge le opere pervenute con invio spontaneo, anche se mantiene il sito aperto all'invio per mostrare di fare scouting: figurarsi se pensano di perdere tempo non solo a leggere i manoscritti, ma a stilare un rifiuto motivato (per il quale, appunto, dovrebbero aver prima letto il manoscritto).

Ben venga chi, come Adelphi, ti invia una mail, sia pure precompilata, di rifiuto esplicito, perché ti evita l'attesa di sei o più mesi per un rifiuto tacito.  

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Se io, sconosciutissimo sconosciuto, faccio un impudente tentativo per essere pubblicato nella stessa collana che ospita Milan Kundera, non posso prendermela se mi dicono che non ho i requisiti. Me la sono cercata. (E con io, intendo proprio io Marco Scaldini, non altri).

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Non ho letto tutto su questo argomento, ma vorrei chiedervi se conoscete almeno un nome di un autore della Adelphi, che è stato valutato secondo il metodo (invio manoscritti). 

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19 minuti fa, Annabel ha scritto:

se conoscete almeno un nome di un autore della Adelphi, che è stato valutato secondo il metodo (invio manoscritti). 


Anche io sarei curioso, ma secondo me in generale è difficile conoscere un autore Adelphi... dato che per l'85% pubblicano opere di autori deceduti! 

Temo che il loro metodo di selezione sia totalmente avulso dagli invii spontanei, e forse anche svincolato dalle agenzie. 
Con ogni probabilità, sono loro stessi ad andare a cercare gli autori che decidono di pubblicare, e non viceversa. 

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Ciao, mi aggiungo a questa discussione per chiedere a chi ha avuto l'impudenza di inviare alla stessa casa editrice di Milan Kundera :D (e Thomas Bernhard aggiungerei!), se hanno inviato il curriculum vitae come richiesto nel sito e se si, mi interessa sapere che tipo di esperienze hanno contemplato, immagino abbiate tralasciato esperienze professionali non propriamente pertinenti giusto?

Io sono del parere che, per quanto le possibilità siano nulle, valga la pena tentare. 

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7 minuti fa, La Anders ha scritto:

Ciao, mi aggiungo a questa discussione per chiedere a chi ha avuto l'impudenza di inviare alla stessa casa editrice di Milan Kundera :D (e Thomas Bernhard aggiungerei!), se hanno inviato il curriculum vitae come richiesto nel sito e se si, mi interessa sapere che tipo di esperienze hanno contemplato, immagino abbiate tralasciato esperienze professionali non propriamente pertinenti giusto?

Io sono del parere che, per quanto le possibilità siano nulle, valga la pena tentare. 


Personalmente ho inviato una normale nota biografica, proprio perché non mi piace mandare un CV "depurato" di cose poco pertinenti. 

Per il resto, dopo tre tentativi nel corso degli ultimi quattro anni... ti dirò che per me non vale la pena tentare. Non perché un esordiente non possa essere in teoria all'altezza di Alelphi, ma perché nella pratica loro criteri di selezione sono con ogni probabilità lontanissimi dalla nostra immaginazione, e mandare proposte spontanee è una totale perdita di tempo. Non ha molto senso mandare una proposta con lo stesso spirito di comprare un gratta e vinci, per garantirsi una probabilità su un milione di vincere un grosso premio. Si dirà che almeno in questo caso non si pagano due euro per il biglietto, ma invece no, anche il tempo per mandare una proposta è denaro. 

Ad ogni modo... in bocca al lupo. 

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7 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Personalmente ho inviato una normale nota biografica, proprio perché non mi piace mandare un CV "depurato" di cose poco pertinenti.

Mi sembra l'unica soluzione, anche perchè nel mio curriculum c'è poco da dire di pertinente, grazie per il suggerimento.

 

È vero, hai ragione, anche il tempo per mandare una proposta è denaro, ma perchè mercificare tutto? Non sono il desiderio e l'attesa più piacevoli del raggiungimento della meta?O_-. Sono convinta che le illusioni vadano preservate perchè rendono la vita sopportabile.

 

In bocca al lupo anche te per i tuoi sogni 

 

 

 

 

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9 minuti fa, La Anders ha scritto:

È vero, hai ragione, anche il tempo per mandare una proposta è denaro, ma perchè mercificare tutto? Non sono il desiderio e l'attesa più piacevoli del raggiungimento della meta?O_-. Sono convinta che le illusioni vadano preservate perchè rendono la vita sopportabile.


In parte la penso come te, ma è anche vero che gli sforzi dovrebbero essere finalizzati a un obiettivo raggiungibile, non a un obiettivo puramente utopico. Bisognerebbe inviare una proposta soltanto quando c'è una concreta possibilità che sia accettata, o quantomeno considerata, altrimenti l'illusione si converte facilmente in una delusione. Un certo tipo di rifiuti sistematici da parte di grosse CE come Adelphi purtroppo non aiutano a crescere come autore, anzi fanno perdere fiducia nei propri stessi sogni. Se vieni rifiutato perché la tua opera ha delle carenze (e magari vengono anche motivate) è un conto, e può essere d'aiuto. Ma se vieni rifiutato con una formula standard perché probabilmente nemmeno leggono l'opera, e perché a prescindere hanno tutt'altri criteri di selezione, questo non soltanto ti fa perdere tempo e fiducia nelle tue capacità, ma ti fa perdere anche fiducia nel sistema editoriale. 

Comunque, fai come se non ti avessi detto nulla... c'è sempre tempo per commettere eventuali errori ;)

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Il 19/9/2020 alle 14:26, Marco Scaldini ha scritto:

Se io, sconosciutissimo sconosciuto, faccio un impudente tentativo per essere pubblicato nella stessa collana che ospita Milan Kundera, non posso prendermela se mi dicono che non ho i requisiti. Me la sono cercata. (E con io, intendo proprio io Marco Scaldini, non altri).

Sai com'è, se fosse Milan Kundera in persona, alla sua veneranda età, a dover leggersi i manoscritti inviati dagli autori, magari esordienti, potrei anche essere d'accordo con te. Visto però che. 1) Nelle case editrici ci lavorano degli impiegati di medie intelligenza e capacità (idem per l'eventuale comitato di lettura, a meno che non mi dimostrino che il medesimo sia formato dalle reincarnazioni di Moravia, Ungaretti, Pasolini ecc.), 2) Adelphi ha pubblicato cose altissime e cose un po' meno alte, come tutte le big e com'è nella natura delle cose, 3) Non c'è scritto da nessuna parte che il tempo di un editore valga più di quello di un autore, anche aspirante... Bene farebbe Adelphi, se non interessata all'invio spontaneo di manoscritti, a comunicarlo ufficialmente (magari sul sito). In caso contrario, bene farebbe, ricevuti i manoscritti, a degnare glia utori di una comunicazione che super il limite fisico del copia-incolla. (Secondo me). 

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@Steve Warren Ciao Steve, leggo dal tuo profilo che sei anche redattore ma dagli apprezzamenti che esprimi sull'operato delle case editrici credo tu non lavori in una grande realtà. Riassumo qui quello che ho già espresso altrove e che mi proviene dalla diretta conoscenza della redazione di case editrici di grandi dimensioni, che ho bazzicato come traduttore e autore. Gli invii spontanei sono in genere trascurati, per più motivi: carenza di personale per i tagli dovuti alla crisi, scarsa o nulla propensione a rischiare con gli esordienti, sempre per la crisi di cui sopra, scarsissima fiducia nella possibilità di poter pescare qualcosa di buono nel mare magnum degli invii spontanei. Perché allora, ti chiedi giustamente, mantenere aperto quel canale? Non è che dobbiamo cercare una risposta logica a tutti i costi, le case editrici anche grandi presentano incongruenze e disfunzioni come tutte le aziende: magari il web designer ce lo ha messo perché ha chiesto alla persona sbagliata, magari prima volevano occuparsene e poi no ma ormai è rimasto lì, magari chissà che altro. Quello che è assurdo sperare è che ti forniscano una risposta dettagliata e personale, magari adducendo le motivazioni del rifiuto. Si ricade nel discorso di prima: credo che sia dagli anni sessanta  (cioè da dopo la crisi petrolifera del '73) che le case editrici abbiano tagliato la figura del lettore di manoscritti, prima tradizionale compito dell'ultimo arrivato in redazione. In genere c'è il silenzio, oppure una risposta precompilata. Per più motivi, non ultimo quello di un aneddoto che ho già riferito altrove e che ripeto qui: per un mio romanzo dovevo narrare per l'appunto un episodio di una serie di lettere di rifiuto spedite da una casa editrice; nella finzione romanzesca erano personalizzate ma, come mi disse la editor che mi seguiva, nella realtà non ci pensavano neppure. Nessuno è più suscettibile di uno scrittore nei riguardi della sua opera e dirgli chiaramente che è l'autore di una ciofeca li avrebbe esposti a spiacevoli e inutili contenziosi. La dimostrazione la trovi nel fatto che qualcuno si è adombrato solo per il fatto che gli hanno detto che non possedeva i requisiti...

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20 ore fa, Marco Scaldini ha scritto:

Gli invii spontanei sono in genere trascurati, per più motivi: carenza di personale per i tagli dovuti alla crisi, scarsa o nulla propensione a rischiare con gli esordienti, sempre per la crisi di cui sopra, scarsissima fiducia nella possibilità di poter pescare qualcosa di buono nel mare magnum degli invii spontanei. Perché allora, ti chiedi giustamente, mantenere aperto quel canale? Non è che dobbiamo cercare una risposta logica a tutti i costi


Sono d'accordo con te, anche se secondo me quel canale non è del tutto "illogico", ma serve a non precludersi: 1) Una eventuale proposta di traduzione, verso cui gli editori hanno spesso un atteggiamento molto diverso; 2) Una possibile proposta di saggistica, o meglio di opera filosofica, che nel caso di Adelphi potrebbe essere contemplata, anzi forse potrebbe essere l'unica possibilità su un milione di rientrare nelle loro collane. Secondo me, nel caso di Adelphi, è per la proposta spontanea di narrativa che non c'è proprio speranza.

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Penso che dopo aver messo il punto finale a un lavoro, sia obbligo andare sul sito Adelphi e mandargli tutto; così, fosse solo per scaramanzia o buon auspicio.

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1 ora fa, leonardo.sanzo ha scritto:

Penso che dopo aver messo il punto finale a un lavoro, sia obbligo andare sul sito Adelphi e mandargli tutto; così, fosse solo per scaramanzia o buon auspicio.

Io l'ho fatto :D 

 

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6 minuti fa, FranCorvo ha scritto:

Io l'ho fatto :D 

 

Che razza di sognatori saremmo altrimenti? Tienici aggiornati, non si sa mai :D

Hai ricevuto una mail di conferma ricezione? 

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4 minuti fa, La Anders ha scritto:

Che razza di sognatori saremmo altrimenti? Tienici aggiornati, non si sa mai :D

Hai ricevuto una mail di conferma ricezione? 

Ho già commentato tempo addietro.

Ho avuto poi risposta negativa (prevedibile) dopo un mesetto ma è stata una delle prime e volevo sognare un po'

 

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Sogniamo pure… anch'io sono fra questi, A forza di aspettare,

Il 2/6/2020 alle 17:08, Marcello ha scritto:

Se non ha smesso ora, Sellerio legge tutti, ma i tempi di risposta sono un po' lunghi: un paio d'anni nel mio caso. Allora richiedevano esclusivamente il manoscritto cartaceo e, unici che io sappia, lo restituivano a loro spese. Nessun dubbio che fosse stato consultato: lo si vedeva chiaramente.

Ho smesso di sognare pubblicando con altre Case Editrici.

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Inviando dati personali si arricchisce la banca dati di ogni ricevente. È altrettanto scorretto ridimensionare un aspirante scrittore con una mail standard senza aver visionato la sua opera. Milan Kundera non c'entra niente, è una questione di lavoro sia per chi scrive che per chi valuta. È meno serio chi ritiene mancante di requisiti un'opera senza averla letta che chi scrive la peggiore delle opere.

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Molti rispondono dicendo che non c'è compatibilità con la linea editoriale, Adelphi dice la stessa cosa a modo suo, la chiama assenza di requisiti .. per rientrarci in questa benedetta linea. Certo, se uno sapesse quali sono i requisiti sarebbe più facile digerire il rifiuto, per quanto cortese. Si può pensare, leggendo una risposta del genere data a una sinossi, che qualcuno ti è passato accanto e non ti ha guardato negli occhi e non ha potuto vedere se quello che c'era lo avrebbe affascinato, tutto perchè tu avevi un colbacco blu e quel giorno solo i berretti rossi si facevano vedere. Credo ci siano troppo berretti in giro, e chi ha una reputazione così blasonata leggendo velocemente non rischia di perdere troppo tempo e far entrare tanti manoscritti che non farebbero al caso suo, anche se così si toglie il piacere, credo, di scoprire quello che altri, per fortuna, un giorno o l'altro invece pubblicheranno perchè avranno letto qualcosa in più.

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Anche io mi aggiungo, nuovamente, al club dei "senza requisiti" :forzuto: 

Proposta inviata il 10 settembre, mail di risposta ricevuta oggi 12 ottobre.

 

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@MASSICISiamo di fronte a un equivoco. Il lavoro di un editore come Adelphi non è quello di leggere manoscritti, bensì di pubblicare libri. Come per tutte le grandi casi editrici, questi libri provengono in misura trascurabile dagli invii spontanei e, considerato che per Adelphi questa percentuale si attesta intorno allo zero virgola zero, se davvero il loro lavoro consistesse nel valutare gli invii spontanei sarebbero falliti da tempo. Invece...

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Il lavoro di un editore è pubblicare libri, ma prima di esserlo i libri degli autori italiani sono manoscritti. Il problema è capire come selezionarli, e i modi possono essere tanti(agenti, traduttori, altri scrittori, scuole di scrittura, premi letterari). Se gli invii spontanei sono considerati una perdita di tempo per i maggiori editori basterebbe essere chiari ( in fondo, molti a modo loro lo sono non rispondendo quasi a nessuno degli invii che ricevono). Nel caso di Adelphi però l'invio spontaneo mi sembra davvero molto poco realistico, vista la linea editoriale della casa editrice, gli autori che pubblicano con poco spazio per gli italiani viventi (quasi tutti presi da altre case editrici tranne tre o quattro casi). Il problema del sistema non è propriamente  Adelphi, ma il resto del panorama letterario(editori medi  ed agenzie che quasi hanno smesso di leggere).

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22 ore fa, Marco Scaldini ha scritto:

considerato che per Adelphi questa percentuale si attesta intorno allo zero virgola zero


Anzi... sei stato ottimista :D

Forse non tutti si rendono conto che il fatto che Adelphi abbia una mail per i manoscritti spontanei è realistico quanto il fatto che nel sito web della Casa Bianca c'è un form per "scrivi al Presidente". Ogni tre-quattro anni, fa notizia la storia di un bambino che, per qualche motivo molto particolare, ha ricevuto una risposta dal Presidente... ecco, le probabilità che si ottenga una risposta positiva (o forse anche solo una risposta non automatica) da Adelphi sono più o meno quelle. Anzi, in realtà molte meno. Il bambino ha molte più probabilità. 
 

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Il 13/10/2020 alle 19:28, Marco Scaldini ha scritto:

@MASSICISiamo di fronte a un equivoco. Il lavoro di un editore come Adelphi non è quello di leggere manoscritti, bensì di pubblicare libri. Come per tutte le grandi casi editrici, questi libri provengono in misura trascurabile dagli invii spontanei e, considerato che per Adelphi questa percentuale si attesta intorno allo zero virgola zero, se davvero il loro lavoro consistesse nel valutare gli invii spontanei sarebbero falliti da tempo. Invece...

L' equivoco lo vedi solo tu e ti lascio nella tua convinzionei. Agli altri sembra ben chiaro quello che succede realmente, una presa in giro.

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Il 7/10/2020 alle 22:30, MASSICI ha scritto:

Inviando dati personali si arricchisce la banca dati di ogni ricevente. È altrettanto scorretto ridimensionare un aspirante scrittore con una mail standard senza aver visionato la sua opera. Milan Kundera non c'entra niente, è una questione di lavoro sia per chi scrive che per chi valuta. È meno serio chi ritiene mancante di requisiti un'opera senza averla letta che chi scrive la peggiore delle opere.

 

Non sta scritto da nessuna parte che un editore debba per forza valutare con attenzione la tua opera solo perchè tu gliel'hai mandata. E' un'azienda privata e opera come ritiene più opportuno per il suo tornaconto. Ribaltando il concetto, direi che è molto poco serio far perdere tempo a un'azienda mandando un'opera che solo tu, nel tuo delirio di onnipotenza ritieni un capolavoro e magari è una schifezza. Ognuno ha i suoi criteri, se il loro criterio è di non considerare o di valutare superficialmente gli esordienti, sono affari loro. E se alla fine dell'anno il loro bilancio ride, di certo non si può accusarli di sbagliare. 

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Credo che sia poco utile continuare ad alimentare la questione risposta standard/risposta con valutazione, vi chiedo la cortesia di continuare in privato se intendete farlo.

Grazie per la collaborazione. :)

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