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*Fabriziog

Quando è il momento di smettere di inviare agli editori?

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So che Pennacchi ha inviato il suo primo romanzo (non mi ricordo quale) 55 volte, in periodi diversi, in alcuni casi cambiando persino il titolo.

Non so se riuscirei a resistere così a lungo. Di quanto tempo parliamo? 10 anni?

Di sicuro non lo butterei via, non lo auto pubblicherei per la soddisfazione di vederlo impaginato come si deve, ma lo terrei rilegato nella mia libreria.

Quanti rifiuti servono per capire che il libro non è all'altezza o non so scrivere? 

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Ospite Joy

So che Pennacchi ha inviato il suo primo romanzo (non mi ricordo quale) 55 volte, in periodi diversi, in alcuni casi cambiando persino il titolo.

 

Capperi! Pensavo di essere testarda ma vedo che c'è chi mi batte :asd:

In passato, quando ho inviato qualcosa agli editori, mi sono limitata a cinque o sei invii mirati. Oggi, visto che si può sfruttare la via telematica, i costi si riducono e se ne possono inviare molti di più. Mi fermerei a dieci/quindici però; di certo non 55!  : Eeek :

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Di sicuro non lo butterei via, non lo auto pubblicherei per la soddisfazione di vederlo impaginato come si deve, ma lo terrei rilegato nella mia libreria.

Quanti rifiuti servono per capire che il libro non è all'altezza o non so scrivere? 

 

Non ne bastano 1000 e ne basta uno.  :asd:

Mi spiego.

Un conto, Fabrizio, è la tua bravura e (di conseguenza) la qualità dell'opera, un conto è il pubblicarla.

In altri termini, i rifiuti che hai ricevuto possono non essere determinati dalla qualità dell'opera o dalla tua abilità come scrittore, ma da altri fattori.

Ad esempio, si può essere rifiutati perché, per quanto bravi, il catalogo dell'editore per quest'anno è pieno o perché ha trovato qualcuno più bravo di noi.

Altro esempio, magari il nostro romanzo è molto bello e noi siamo molto bravi, ma la nostra opera è troppo 'strana', difficilmente inquadrabile e pubblicizzabile: spessissimo gli editori rifiutano molte opere per questa ragione.

Questo per dire che, ripeto, puoi anche essere rifiutato da 1000 editori: non è detto (in teoria) che la tua opera faccia schifo e che tu debba rinunciare.

Quello di cui hai davvero bisogno è una valutazione critica dell'opera in questione e dei tuoi scritti in generale per capire 1) se la tua opera ha dei problemi e quali 2) se il tuo modo di scrivere ha dei problemi e quali.

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In altri termini, i rifiuti che hai ricevuto... 

 

 

In realtà, a parte quello dell'agenzia letteraria Thesis, altri non ne ho ancora ricevuti. Ho solo mandato la settimana scorsa una prima infornata a tutti gli editori che pubblicano narrativa con distributore nazionale.

Però, è un dubbio che ho da anni.

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In realtà, a parte quello dell'agenzia letteraria Thesis, altri non ne ho ancora ricevuti. Ho solo mandato la settimana scorsa una prima infornata a tutti gli editori che pubblicano narrativa con distributore nazionale.

Però, è un dubbio che ho da anni.

 

Ohibò, dal tuo topi presumevo che ne avessi già ricevuti alcuni. Spero di non portare sfiga allora.  :asd:

In ogni caso, non fasciarti la testa prima di rompertela: vediamo prima come va.

Riguardo al rifiuto della Thesis, ti hanno dato una motivazione in merito?

Modificato da Alexander91

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Tranquillo, nessuna sfiga. Più che altro volevo sapere come si muovono gli altri utenti, non avendo alcuna esperienza negli invii. Non ho ancora nemmeno inviato quelli cartacei, solo per e-mail. Per il momento voglio contenere i costi e avere un qualche giudizio sull'opera.

In quanto alla Thésis, mi hanno risposto in nemmeno 24 ore dicendo che non sono interessati.

In seguito ho letto nella discussione a loro dedicata che sono molto presi e non hanno tempo da perdere con gli esordienti.

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Quello di cui hai davvero bisogno è una valutazione critica dell'opera in questione e dei tuoi scritti in generale per capire 1) se la tua opera ha dei problemi e quali 2) se il tuo modo di scrivere ha dei problemi e quali.

 

 

Sono d'accordo.

Può essere controproducente inviare lettera presentazione + sinossi + eventuale copia digitale del libro senza un aiuto esterno.

In caso di rifiuto, nel migliore dei casi non si ricordano più di te. Nel peggiore, segnano la tua e-mail per dirottarla automaticamente nel cestino.

 

 

 

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Tranquillo, nessuna sfiga. Più che altro volevo sapere come si muovono gli altri utenti, non avendo alcuna esperienza negli invii. Non ho ancora nemmeno inviato quelli cartacei, solo per e-mail. Per il momento voglio contenere i costi e avere un qualche giudizio sull'opera.

In quanto alla Thésis, mi hanno risposto in nemmeno 24 ore dicendo che non sono interessati.

In seguito ho letto nella discussione a loro dedicata che sono molto presi e non hanno tempo da perdere con gli esordienti.

 

L'editore non giudica. Seleziona.

Capisco che vuoi contenere i costi, ma se ci tieni davvero tanto alla tua opera e se hai speso tanta fatica, tempo e pazienza, allora devi essere sicuro di renderla al meglio.

Ci sono persone che non solo  danno una scheda di valutazione di un'opera, fanno correzione bozze e curano l'editing del testo, ma si prodigano pure nel suggerire come preparare una buona lettera di presentazione e una sinossi efficace (oppure ci pensano direttamente loro a scrivere entrambe le cose).

Al limite fai leggere il tuo libro a dei beta-reader che non siano persone che conosci bene ma solo gente di internet e affidati a correzione bozze+editing amatoriali. Sempre meglio che non fare nulla.

 

Comunque, sempre nell'ottica di contenere i costi, potresti limitarti a inviare lettera di presentazione + sinossi senza la copia intera del romanzo.

Agli editori basta quello per trarre una prima impressione sulla persona che candida se stesso e la sua opera (a meno che non chiedano esplicitamente di allegare tutto il testo del libro fin dall'inizio).  Devono vedere una buona lettera di presentazione accompagnata da una sinossi ben scritta e dai contenuti interessanti, a quel punto c'è qualche probabilità di essere ricontattati (dipende naturalmente se in quel momento accettano nuovi manoscritti). 

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Dimenticavo. Le risposte degli editori più piccoli potrebbero arrivare in tempi relativamente rapidi (meno di un mese se si è fortunati). Gli editori medi e grandi potrebbero impiegarci molto di più, dai 3 mesi ai 6 mesi, a volte anche oltre.

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Beh, dopo un certo numero di rifiuti di editori ben scelti (rispetto target,  consistenza, catalogo ecc.), penso convenga far valutare il testo da un competente: a pagamento e che non faccia anche rappresentanza. Ameno si avrà un'idea non soggettiva del suo valore.

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Credo che la prima domanda da porsi sia: perché voglio pubblicare?

Se la risposta fosse: per la soddisfazione di trovare svariate copie del mio libro impilate in bella vista a mezzo metro dalla porta d'ingresso di una libreria Feltrinelli, beh...la vedo dura. I fattori da considerare sono a dir poco eterogenei, aleatori, e in ogni caso hanno ben poco a che fare con la qualità letteraria dell'opera che proponi, ammesso che esistano parametri obiettivi per poter parlare oggi di maggiore o minore qualità letteraria di un'opera. Comunque, tentar non nuoce.

Se invece l'obiettivo fosse pubblicare con una piccola o media casa editrice, che nella migliore delle ipotesi piazzerà un migliaio di unità vendute della nostra opera, allora credo valgano tutti i consigli che hanno già fornito alcuni membri del Sinedrio di WD  :asd: 

 

Rimane il fatto che, a mio parere, la migliore strada da percorrere oggi (se si punta a un bacino di lettori medio) sia l'autopubblicazione, che richiede però ingenti investimenti in termini di tempo e un minimo di capacità imprenditoriali (sempre che non si voglia fare dell'autopubblicazione un'attività a tempo perso, nel qual caso è meglio tornare a spedire manoscritti all'editore di turno, incrociando le dita :fuma: )

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Vedo che tutti rispondono sulle motivazioni e sulle aspettative, nonché sull'opportunità di far valutare (sacrosanto, la difficoltà maggiore per gli esordienti è avere un giudizio professionale il proprio romanzo, anche se i casi in cui il primo giudizio è stato ceffato completamente sono diversi: mi vengono in mente i Beatles e Pasternak).

Ma nessuno ha ancora risposto alla domanda, ad eccezione di @Alexander91.

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Vorresti cioè un numero? La quantificazione in astratto rischia di essere fuorviante. Il testo porebbe rientrare in un genere particolare, per cui se lo rifiutano i pochissimi editori dedicati è inutile insistere, oppure l'autore averlo inviato in modo non selettivo, come spesso avviene. Anche rivolgersi solo a case editrici, di solito big, che prendono in considerazione solo quelli proposti da agenti di fiducia può riuscire deludente.

Credo insomma che la domanda, scusami, non possa avere :nein: la risposta precisa che a quanto sembra ti aspettavi.

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@Fabrizio,

La domanda non ha risposta certa. Il numero di tentativi dipende da diverse variabili.

Dato l'universo, finito, delle case editrici italiane si sottrae quelle a pagamento (chi vuole può tenerle), quindi si levano quelle che chiaramente non sono interessate al genere (es. case editrici di arte che non pubblicano romanzi) e che non pubblicano esordienti, dopodiché si analizza il catalogo delle rimanenti per vedere quelle che sono in linea con il nostro scritto e si escludono tutte le altre (o si possono creare più liste in base a criteri di priorità).

A questo punto hai individuato un numero potenziale di case editrici a cui mandare il tuo scritto. Quante sono? 100? 1000? o solo una decina?

Evidentemente se sono solo una decina è a 10 che spedisci, tutti gli altri tentativi già sai che saranno buchi nell'acqua.

Se sono mille, invece, probabilmente sei stato troppo facilone nel processo di selezione e ti conviene ripartire dal via.

 

Alla fine sul numero di potenziali editori a cui inviare definisci ulteriori parametri, varie liste prioritarie ma a livello teorico potresti mandare a tutte le case editrici potenziali in linea con la pubblicazione di testi simili al tuo.

 

Però, se applichi tutti i passaggi scopri che il numero massimo di case editrici a cui poter inviare il tuo libro è una questione soggettiva e che qualsiasi risposta puntuale riceverai qui dentro non è comunque significativa per te ma è solo una mera curiosità statistica.

Modificato da Tagliacarte

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Vedo che tutti rispondono sulle motivazioni e sulle aspettative, nonché sull'opportunità di far valutare (sacrosanto, la difficoltà maggiore per gli esordienti è avere un giudizio professionale il proprio romanzo, anche se i casi in cui il primo giudizio è stato ceffato completamente sono diversi: mi vengono in mente i Beatles e Pasternak).

Ma nessuno ha ancora risposto alla domanda, ad eccezione di @Alexander91.

 

Ti rifiutano venti editori? A meno che una parte di essi ti dica che la sinossi non è interessante e che il primo capitolo del libro è malscritto, non potrai mai sapere le ragioni del rifiuto.

C'è una gran bella differenza tra l'essere rifiutati non conoscendo il valore che gli altri riconoscono al proprio romanzo e una respinta con la consapevolezza di aver scritto qualcosa di buono.

Ragion per cui la tua domanda non può avere una risposta.

 

E' come se un aspirante pasticcere preparasse una serie di torte tutte uguali per portarle alle migliori pasticcerie in attesa di essere ricontattato, senza però aver mai fatto assaggiare uno di questi dolci ad altre persone. Se le pasticcerie non lo  chiamano, è perchè la torta non è buona o perchè non sono interessati a ricontattarlo per n motivi? Non lo potrà mai sapere e continuerà a navigare nei dubbi.

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Io quoto Mr. Otter: per un'edizione in ebook ormai è ottimale l'autopubblicazione, anche per testare se il tuo lavoro piace o no e in quale misura.

 

Dopo un anno, raccolti dati di vendita e reazioni dei lettori, se incoraggianti, li spedisci agli editori insieme all'ebook per proporre un'eventuale edizione cartacea: mi sembra ben diverso che presentarsi con un manoscritto che, fosse pure un capolavoro, rappresenterebbe in ogni caso una scommessa al buio.

 

Vero è che bisogna darsi da fare, ma quello come in ogni altro ambito della vita.

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La risposta te la sei data citando Pennacchi che ha anche caricato moglie e manoscritti in macchina e se n'è andato a Milano a bussare alle porte... La mia è diversa, mai inviato il manoscritto...

Una regola non esiste.

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Ospite Njagan

Se vuoi una regola puoi fare una lista delle grandi CE che ti piacciono, ad es. 5.

Poi aggiungi quelle medie, diciamo 50.

Infine una manciata di piccole, e facciamo pure 100.

Quando avrai ottenuto 155 rifiuti allora avrai anche il numero che cercavi.

Quello che devi tener presente è in effetti la motivazione che ti spinge a scrivere. Come dicevano più su se scrivi per pubblicare allora i numeri di invii arrivano a cifre spropositate, basterà dare un'occhiata tra le nostre liste ma anche googlare: ricordo che l'anno scorso la stima delle CE in Italia superava i 7500. Quindi potrai dire dopo 7500 rifiuti che non sei riuscito a pubblicare.

Se scrivi perché ci credi, perché una vocina ti dice che hai qualcosa da comunicare e riesci a trasmetterlo, se il tuo obiettivo è quello di entrare nella schiera degli scrittori con umiltà e non perché coltivi sogni di grandezza... beh... forse non ti arrenderai mai.

Un libro che ti consiglio è ‘Il gran rifiuto. Storie di autori e di libri rifiutati dagli editori’, di Mario Baudino. Qui leggerai di come Virginia Wolf rifiutò l’Ulisse di Joyce perché opera “prolissa, torbida, pretenziosa e plebea”. Furono rifiutati grandissimi autori e con motivazioni da parte degli editori che sono da leggere attentamente perché, talvolta, hanno dell'assurdo. Ti cito solo alcuni dei miei autori preferiti e tu dovrai pensare ai libri che li hanno consacrati Scrittori perché proprio quelli sono stati rifiutati: G. Orwell, W. Golding, F. S. Fritzgerald, A. Christie, S. King, R. Bach, V. Nabokov, C. S. Lewis, J. Kerouac, R. M. Pirsig, W. Faulkner, J. Grisham, M. Proust, J. Haller, J. L. Borges, D. H. Lawrence, G. Stein, Y. Martel, Chinua Achebe, J. Hallen, K. Stocket...

Una lista lunga, insomma :fuma:

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E' come se un aspirante pasticcere...

 

 

La prima parte del tuo intervento la condivido, farsi valutare è fondamentale. Ma la seconda no, il paragone non è calzante. In quanto appassionato di pasticceria e avendo frequentato un corso tenuto dalla Provincia di Genova ti posso assicurare che un pasticcere dilettante, anche qualora preparasse solo per i familiari, è in grado di capire se fa delle schifezze o meno, perché a differenza di un romanzo (un racconto o una poesia, fai tu) assaggia sempre ciò che prepara ed è in grado di dire se ciò che è uscito dal forno è all'altezza. Poi, uno può dire che il dolce non gli piace, per mille motivi, ma tu che l'hai preparato sei in grado di dire che il dolce è venuto come doveva venire.

 

P.S. Scusate se non cito correttamente, ma la funzione non mi... funziona; e nemmeno il copia/taglia/incolla. È parecchio frustrante.

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Se vuoi una regola puoi fare una lista delle grandi CE che ti piacciono, ad es. 5. Poi aggiungi quelle medie, diciamo 50.

Infine una manciata di piccole, e facciamo pure 100

 

155 nominativi mi sembrano davvero tanti. Mi dà l'impressione di sparare nel mucchio. Sarà che sono stato particolarmente selettivo, per il momento ho inviato solo a CE con distributore nazionale e, ad esclusione di Einaudi e Mondadori che accettavano il manoscritto via mail, ho escluso le grandi, già 100 mi sembra un numerone, compresi quelli che fanno distribuzione regionale o non è specificato sono arrivato ad 80.

E questo grazie al forum, che mi ha dato una mano fondamentale, senza di esso starei ancora a cercare di fare un elenco prendendo i nominativi dalle classifiche dei libri più venduti, dai libri segnalati nelle riviste.

Pennacchi nei suoi invii contattò più volte gli stessi editori. Non credo che sparò nel mucchio.

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Njagan ti forniva la statistica :asd: dell'esistente! Va da sè che la scelta  è di norma molto  più contenuta e già 80 editori a me sembrano un'enormità. Se poi il testo viene inviato più o meno in contemporanea, nei successivi 4 /8 mesi rimane solo da attendere. Infatti si consiglia di scaglionare.

Quanto al non arrendersi, trovo  "maniacale" la sicurezza dell'autore - non suffragata da alcun riscontro- sulla bontà dell'opera. Dopo una decina di rifiuti (o silenzi negativi) riterrei necessaria, come già detto, una valutazione.

Leggo esordienti da anni e mi tocca purtroppo constatarlo di continuo: l'autore in genere si illude di essere buon giudice di se stesso.

Quanto all'autopubblicazione, che qualcuno suggerisce, presenta degli inconvenienti. Non fornisce vere indicazioni sul valore del  libro, che può non vendere per tante ragioni, oppure risalire  le classifiche grazie ad artifici noti; non tutti gli editori accettano :nein: testi già usciti nel web.

Modificato da sefora

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@sefora

 

Beh, l'unico "artificio" che mi verrebbe in mente per risalire le classifiche è far comprare il libro ad amici e parenti, ma questo varrebbe anche per quelli pubblicati da un editore (e se ti stampa solo 100 copie come mi aveva proposto uno, con gli ostacoli della distribuzione c'è pure il rischio che rimangano le uniche che vendi). E, di certo, la classifica di IBS non la scali così.

 

Inoltre, anche funzionasse, l'effetto si esaurirebbe in brevissimo tempo, quindi nessuno - a meno di essere un PR della Costa Azzurra con 10000 conoscenti - potrebbe farci affidamento per più di una settimana a dir tanto. Nel mio caso, a parte non essere un PR, a tutti gli amici e parenti che me l'hanno chiesto l'ho pure fatto leggere gratis prima di pubblicarlo, quindi non ho beneficiato neanche di questa microspinta iniziale...

 

L'unica alternativa truffaldina che vedo sarebbe diventare un hacker che manipola gli algoritmi di Amazon, ma anche lì mi mancano le conoscenze :)

 

Per quanto riguarda gli editori che non accettano testi già autoprodotti in ebook, la decisione è loro: c'è però da dire che i lettori in digitale solo in minima parte "cannibalizzano" quelli che leggono ancora in cartaceo, quindi se presenti dei buoni dati di vendita come autoprodotto, rischiano di perdere un buon affare. Al di là dei principi, saranno parecchi gli editori che si mangiano le mani di non aver messo sotto contratto per primi gli autori di successo che hanno iniziano dal self, no?

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I casi di autori che hanno ricevuto proposte da editori importanti dopo aver scalato la classifica di amazon come ebook in self-publishing sono ormai comune. Resta il fatto che, anche per questo motivo, non basta scrivere un bel libro per aver successo come auto-pubblicati, la conoscenza del web marketing e un certo investimento di tempo e/o denaro è necessaria. 

(vado un po' OT perché per ovvi motivi non saprei rispondere alla domanda iniziale :P comunque sì, non aspettatevi che l'editore vi mandi schede di lettura, se è bendisposto potrà darvi qualche opinione o indicazione in caso di rifiuto. Non perché sono bastardi, ma per impossibilità a rispondere in modo articolato a tutti.)

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I casi di autori che hanno ricevuto proposte da editori importanti dopo aver scalato la classifica di amazon come ebook in self-publishing sono ormai comune. Resta il fatto che, anche per questo motivo, non basta scrivere un bel libro per aver successo come auto-pubblicati, la conoscenza del web marketing e un certo investimento di tempo e/o denaro è necessaria. 

 

 

Esatto. Naturalmente, come è stato già detto, è importante - prima di procedere all'autopubblicazione - sottoporre il proprio lavoro all'esame di un editor esperto. Un autore esordiente, pur dotato di adeguata conoscenza delle tecniche narrative, difficilmente sarà in grado di valutare in modo obiettivo i pregi e i difetti di una propria opera. 

Nel mio caso il self-publishing ha generato in poco tempo risultati soddisfacenti. Certo, ho dovuto fare (e dovrò fare) un gran lavoro, ma credo di aver imboccato la strada giusta. A mio parere, non vale la pena  attendere un mare di tempo col solo probabile risultato di collezionare rifiuti da case editrici che, nella migliore delle ipotesi, nel caso di un esoridente, faticheranno a piazzare poche centinaia di copie (ovviamente non parlo di autori di punta seguiti da Mondadori e simili).  Ehm, forse sto andando OT :asd: ...ma forse all'autore del post può interessare anche questo punto di vista

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Non credo esista un numero preciso. Nessuno ti vieta di inviare copie del manoscritto a tutte le case editrici esistenti ma immagino, anzi, sono sicuro, che anche tu abbia seguito dei criteri. Io all'epoca del mio esordio feci una cernita, spedii il mio lavoro a una ventina di case editrici, privilegiando con sano realismo le realtà che ritenevo più affini a ciò che proponevo. Soprattutto piccole e medie e, per scelta mia, solo coloro che pubblicassero in cartaceo. Certo, anche alcune big, pur consapevole della difficoltà che avrei avuto anche solo a farmi leggere. Il timido riscontro positivo di un paio di queste mi è servito soprattutto da sprono e per darmi un po' di fiducia (ero comunque un pivello alle prime armi!) ma in fondo ci vidi giusto perchè poi le proposte concrete giunsero da alcuni editori di piccole dimensioni ma comunque seri, che rispondevano in pieno alle mie aspettative. Poi, con gli anni, i giudizi e le prospettive cambiano, ora sarei più indulgente nei confronti di chi prevede pubblicazioni solo in ebook (forse perchè io per primo, da lettore, mi sono "scoperto" avido consumatore di libri in formato digitale), perchè molti di questi editori sono in realtà in gamba e pieni di iniziativa. L'autopubblicazione credo invece non fosse proprio contemplata nella domanda. 

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Gli editori che propongono un contratto solo in ebook di regola lo fanno per minimizzare il rischio imprenditoriale (non che pubblicare un ebook non costi niente, soprattutto in termine di risorse umane, ma ovviamente meno di un libro stampato). 
Tuttavia, e sono consapevole di essere un po' di parte, nell'ottica di un mercato del digitale in crescita a un autore esordiente conviene forse più una buona distribuzione digitale piuttosto che una distribuzione approssimativa e carente in cartaceo.

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Un metro per valutare se hai scritto un'opera interessante è attendere la risposta della tua fidanzata e del manipolo fidato di amici.

Quando sono solidali nel dirti: "hai scritto una cosa carina", senza debordare in inutili lodi da best-sellerista, beh, allora c'è del buono...

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Infatti, sto valutando un paio di amici per farmi da beta reader. Sarò molto chiaro: «Non mi interessa che mi diciate che il libro è bello. Voglio sapere se sono riuscito in ciò che avevo in mente, la trama è fluida e ha una sua logica, ci sono pezzi da rivedere, passaggi poco chiari. Naturalmente, se il romanzo è bello, potete dirmelo. Anzi siete obbligati :asd:

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Mah, io agli amici non ho chiesto opinioni: entra in gioco il fattore che possono trovare il libro eccezionale solo perché ti conoscono e magari ci vedono dentro pezzi delle realtà che condividete. Diffido anche delle valutazioni "professionali" delle agenzie: dato che è nel loro interesse venderti servizi di revisione ed editing, ti diranno tutte "c'è del buono ma c'è anche da lavorarci un po', ecco quello che ti offriamo..." in modo più o meno standard.

 

Io finora ho raccolto qualche recensione di lettori su amazon e goodreads: ecco, in questo caso so che si tratta di sconosciuti che hanno acquistato il romanzo, quindi non hanno secondi fini o altri motivi per non essere sinceri. Per me solo il confronto con i lettori veri può darti fiducia o meno sulla validità dell'opera.

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