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Tina Crawford

Lager

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COMMENTO: http://www.writersdream.org/forum/topic/23498-il-dubbio-12/?p=409758

 

 

LAGER:

 

Cos’è stato?

No. È solo il camion che ha preso un’altra buca. Io e le mie compagne ci soffermiamo a guardare cosa avviene fuori, grazie a delle fessure che lasciano passare una fievole luce. Non vedo più i prati dove un tempo correvamo; sono sostituiti da canali artificiali e pozzi.

Il terreno si fa improvvisamente liscio, la vettura prosegue senza turbolenze e man a mano noto che il paesaggio cambia. Adesso il verde delle colline è nascosto da case grigie. Ci sono persone che coltivano a valle la terra. Non fanno caso al nostro passaggio: probabilmente vedranno gli stessi camion passargli davanti ogni giorno.

Cerco di mettere a fuoco, facendomi bastare quella piccola fessura che mi è stata concessa, ma tutto accade troppo velocemente perché io possa vedere ogni singola cosa. Siamo troppo veloci. Scappiamo da non si sa quale cosa. Intravedo i colori che sbiadiscono e il sole delle cinque che pian piano scende verso le montagne.

Qualcuno alle mie spalle mi chiama. Così distolgo lo sguardo da fuori e mi volto verso le mie compagne. Non c’è bisogno di parole per esprimere la paura che abbiamo. Alcune di noi abbassano lo sguardo, incapaci di sostenerlo. Sappiamo dove ci stanno portando. Altre, prima di noi, ci sono state. E non sono più tornate. Probabilmente saremo assegnate a un nuovo padrone.

Sì, deve essere assolutamente così. Altrimenti non ci avrebbero messo un’etichetta all’orecchio, no? Servono per differenziarci: io sono io, tu sei tu. Quindi io sono diversa da te. Ho un compito diverso dal tuo e quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata. Funzionava così alla vecchia casa.

Mi è dispiaciuto non vedere il nostro padrone prima della partenza, ma ho sentito dire da qualcuno che si era rintanato a piangere. Non dovrebbe essere triste. Sicuramente potrà venirci a trovare e portarci quei fantastici panelli di cui andiamo ghiotte tutte quante.

Ecco.

Il grosso carro si ferma di nuovo. Sentiamo un rumore secco, probabilmente la chiusura della portiera, e pochi istanti dopo ci invade una potente luce. I miei polmoni si riempiono di aria pulita.

L’uomo che ha aperto lo sportello ci fa scendere una alla volta, stando attento a farci rispettare la fila.

Ora è il mio turno. Vengo imbracata e scendo dalla vettura.

“Avanti bella, muoviti” dice lui, dandomi due colpetti sulla schiena. Così mi do una mossa, e vengo posizionata dietro la numero cinque.

Ci portano dentro una di quelle case grigie, l’interno è spettrale quanto rovinato. Attraversiamo un lungo corridoio e poi ci dividono. La numero cinque va a destra, io tento di seguirla ma un altro uomo mi ferma e mi studia da capo a fondo: “No, questa va al reparto latte”.

Non so cosa significhi. Mi conducono al corridoio di sinistra e poco dopo mi rinchiudono in una stanza con altre compagne di lavoro. Solo che queste non le ho mai viste in vita mia. Noto i loro occhi, stanchi e supplichevoli, i loro muggiti che chiedono aiuto, le loro mammelle ingrossate e piene di ghiandole. Indietreggio fino a che non tocco l’asse di legno che delimita la nostra prigione.

Così questa è la mia fine, la nostra fine. Mi affaccio fra le due assi di legno e faccio quello che fanno tutte le centinaia di altre mucche di questo posto: mangio e piango il mio destino.

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Ho visto il tuo profilo e considerando la tua giovane età non posso che farti i complimenti per lo stile, nonostante il tema su cui scrivi sia, diciamo, "abusato"... però la cosa che mi ha fatto sorridere è che mi hai riportato indietro di tanti anni, ne avrò avuti 15 o 16... il mio primo tentativo di "racconto" era tipo questo tuo ma con protagonista uno... scarafaggio! (e finiva malissimo... ricordo solo l'ultima frase: "all'alba lo scarafaggio venne schiacciato dall'Uomo" ahahaha)

E ti assicuro che era scritto moooooooooooooooooooolto peggio di così, che già padroneggi una penna scorrevole e piacevole da leggere.

Quindi... hai tutto il mio incoraggiamento! :)

Grazie mille, apprezzo davvero tanto il tuo giudizio! :)

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Ciao Tina :flower: ,

ho letto con piacere questo raccontino, lo ammetto. Nonostante io non digerisca tanto il genere (parlo di animali pensanti-parlanti) la scrittura è buona, corretta, anche se leggermente frammentata nel ritmo. Intendo suggerirti di alternare più spesso le frasi secche e brevi a qualche periodo di respiro più ampio, così da dosare il ritmo della lettura e renderla più scorrevole. Rischi altrimenti l'odioso effetto telegrafo, meglio conosciuto come "lista della spesa". 

Ho notato poi alcune ingenuità, come il finale telefonato e la sorpresa (intendiamoci, io non so se cercavi un effetto sorpresa, lo presumo e basta) che non è riuscita alla perfezione, visto che già a metà racconto avevo capito dove saresti andata a parare. 

Un'altra ingenuità è data dal linguaggio adottato dalla mucca e dalla sua logica. Ora, dare voce a un animale è una cosa estremamente difficile, umanizzarli troppo è una trappola diabolica. Tu hai giocato sul filo del rasoio, delle volte la mucca ha coscienza di sé e della sua situazione, delle altre non sa dove va e perché, dando così vita a delle incongruenze, tipo: sa cosa è un camion e non sa cosa voglia dire "reparto latte". Mi spiego, o la umanizzi totalmente o la mucchizzi in tutta la sua animale ingenuità. 

Un altro appunto, me lo concederai spero, è per il titolo. Io non amo chi vuol giocare troppo col lettore. Insomma, io inizio un racconto che si intitola "Lager", che inizia con quella che pare una deportazione, e poi invece si parla di mucche. Non so, un po' mi sono sentito preso in giro. Io, almeno il titolo, lo cambierei.

Ti lascio due pulci, ma giusto due, visto che il testo è davvero ben scritto:

Cos’è stato?

No. È solo il camion che ha preso un’altra buca.

 

 

La risposta: no, a questa domanda non mi pare pertinente. Lo sarebbe stato nel caso la domanda fosse stata, che so: è stato un colpo di fucile? è stato un terremoto? In questo caso potresti scrivere: Cosa è stato? Niente, solo il camion che eccetera... 

 

Scappiamo da non si sa quale cosa.

 

Sappiamo dove ci stanno portando. Altre, prima di noi, ci sono state.

 

 

Mmm, perché prima la mucca è convinta di scappare se invece è certa della sua destinazione?

Ho un compito diverso dal tuo e quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata.

 

 

La virgola va tolta, oppure è corretto anche così: ho un compito diverso dal tuo e, quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata. 

 

A rileggerti  :indicare:

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Ciao Tina :flower: ,

ho letto con piacere questo raccontino, lo ammetto. Nonostante io non digerisca tanto il genere (parlo di animali pensanti-parlanti) la scrittura è buona, corretta, anche se leggermente frammentata nel ritmo. Intendo suggerirti di alternare più spesso le frasi secche e brevi a qualche periodo di respiro più ampio, così da dosare il ritmo della lettura e renderla più scorrevole. Rischi altrimenti l'odioso effetto telegrafo, meglio conosciuto come "lista della spesa". 

Ho notato poi alcune ingenuità, come il finale telefonato e la sorpresa (intendiamoci, io non so se cercavi un effetto sorpresa, lo presumo e basta) che non è riuscita alla perfezione, visto che già a metà racconto avevo capito dove saresti andata a parare. 

Un'altra ingenuità è data dal linguaggio adottato dalla mucca e dalla sua logica. Ora, dare voce a un animale è una cosa estremamente difficile, umanizzarli troppo è una trappola diabolica. Tu hai giocato sul filo del rasoio, delle volte la mucca ha coscienza di sé e della sua situazione, delle altre non sa dove va e perché, dando così vita a delle incongruenze, tipo: sa cosa è un camion e non sa cosa voglia dire "reparto latte". Mi spiego, o la umanizzi totalmente o la mucchizzi in tutta la sua animale ingenuità. 

Un altro appunto, me lo concederai spero, è per il titolo. Io non amo chi vuol giocare troppo col lettore. Insomma, io inizio un racconto che si intitola "Lager", che inizia con quella che pare una deportazione, e poi invece si parla di mucche. Non so, un po' mi sono sentito preso in giro. Io, almeno il titolo, lo cambierei.

Ti lascio due pulci, ma giusto due, visto che il testo è davvero ben scritto:

Cos’è stato?

No. È solo il camion che ha preso un’altra buca.

 

 

La risposta: no, a questa domanda non mi pare pertinente. Lo sarebbe stato nel caso la domanda fosse stata, che so: è stato un colpo di fucile? è stato un terremoto? In questo caso potresti scrivere: Cosa è stato? Niente, solo il camion che eccetera... 

 

Scappiamo da non si sa quale cosa.

 

Sappiamo dove ci stanno portando. Altre, prima di noi, ci sono state.

 

 

Mmm, perché prima la mucca è convinta di scappare se invece è certa della sua destinazione?

Ho un compito diverso dal tuo e quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata.

 

 

La virgola va tolta, oppure è corretto anche così: ho un compito diverso dal tuo e, quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata. 

 

A rileggerti  :indicare:

Ciao Tiferet :)

Accetto le tue osservazioni: per una 'matricola' come me sono consigli preziosi! Per quanto riguarda il titolo, però, penso tu non abbia ben compreso il senso che volevo dargli.. ti spiego: si parla spesso di violenza umana e c'è chi, a volte, scredita sempre quella inflitta agli animali. Ora, tralasciando il fatto che sono animalista, il messaggio era quello di far immedesimare voi lettori nella protagonista (che a primo impatto può sembra una deportata ebrea, una clandestina, oppure una prostituta sfruttata).. nel momento in cui ogni lettore avesse provato la minima emozione, il mio obiettivo era proprio quello di lasciarli senza parole, della serie: "Sì, sono una mucca, non un essere umano. Anche quello che state facendo a me è un crimine".

Riguardo l'alternanza di 'logica e non logica' dell'animale hai assolutamente ragione: mi sono impicciata più e più volte, ma non essendomi cimentata mai in un racconto simile ho voluto osare :)

Apprezzo di cuore la tua sincerità, davvero. Alla prossima :P

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Mi permetto di consigliarti piccole varianti per aumentare l'effetto sorpresa.

Altrimenti non ci avrebbero messo un’etichetta all’orecchio, no?

 

Non parlare di orecchio. Scrivi semplicemente un'etichetta. Con "orecchio" dai un indizio e sfumi l'effetto sorpresa.

La numero cinque va a destra, io tento di seguirla ma un altro uomo mi ferma e mi studia da capo a fondo: “No, questa va al reparto latte”.

 

Anche qui non specificherei "reparto latte". L'uomo può semplicemente dire: "No, lei va a sinistra". Scrivendo "reparto latte" stai già dicendo al lettore che la protagonista è una mucca.

Noto i loro occhi, stanchi e supplichevoli, i loro muggiti che chiedono aiuto, le loro mammelle ingrossate e piene di ghiandole.

 

Continua a tenere alta la curiosità del lettore e non parlare di "muggiti". Esempio: Noto i loro occhi stanchi e supplichevoli, sento le loro grida d'aiuto e osservo le loro mammelle ingrossate e piene di ghiandole. L'ultimo indizio lo puoi anche lasciare, non è netto come "muggiti".

 

Aggiungo delle riflessioni da animalista convinta qual sono.

Non vedo più i prati dove un tempo correvamo; sono sostituiti da canali artificiali e pozzi.

 

Ci sono mucche che non sanno proprio cosa voglia dire "prato" e "correre".

Mi è dispiaciuto non vedere il nostro padrone prima della partenza, ma ho sentito dire da qualcuno che si era rintanato a piangere.

 

Vorrei tanto crederci e magari ci saranno pure allevatori fatti in questa maniera. Io non ne ho mai conosciuti.

 

Il tuo racconto mi ha ricordato "Un'eterna Treblinka". Credo tu l'abbia letto. Se non l'hai fatto, non lo leggere: è di una tristezza infinita.

Se calibri meglio il punto di vista della mucca, così come ti è già stato consigliato, ne viene fuori un buon racconto.

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Un racconto molto duro e agghiacciante. Nelle prime righe mi sono immaginata delle donne ebree sottratte per andare  in quei lager dove avvenivano gli stermigni. Il finale per me lascia campo "libero", a me da due opzioni: le ragazze vengono costrette a rimanene incita prostituendosi oppure vengono sottratte con il latte nelle mammelle per assetare qualcuno.

 

Poi perchè proprio  un'etichetta sull'orecchio? a parte che suona malissimo , puoi mettere un tatuaggio su una parte del collo.

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Mi permetto di consigliarti piccole varianti per aumentare l'effetto sorpresa.

Altrimenti non ci avrebbero messo un’etichetta all’orecchio, no?

 

Non parlare di orecchio. Scrivi semplicemente un'etichetta. Con "orecchio" dai un indizio e sfumi l'effetto sorpresa.

La numero cinque va a destra, io tento di seguirla ma un altro uomo mi ferma e mi studia da capo a fondo: “No, questa va al reparto latte”.

 

Anche qui non specificherei "reparto latte". L'uomo può semplicemente dire: "No, lei va a sinistra". Scrivendo "reparto latte" stai già dicendo al lettore che la protagonista è una mucca.

Noto i loro occhi, stanchi e supplichevoli, i loro muggiti che chiedono aiuto, le loro mammelle ingrossate e piene di ghiandole.

 

Continua a tenere alta la curiosità del lettore e non parlare di "muggiti". Esempio: Noto i loro occhi stanchi e supplichevoli, sento le loro grida d'aiuto e osservo le loro mammelle ingrossate e piene di ghiandole. L'ultimo indizio lo puoi anche lasciare, non è netto come "muggiti".

 

Aggiungo delle riflessioni da animalista convinta qual sono.

Non vedo più i prati dove un tempo correvamo; sono sostituiti da canali artificiali e pozzi.

 

Ci sono mucche che non sanno proprio cosa voglia dire "prato" e "correre".

Mi è dispiaciuto non vedere il nostro padrone prima della partenza, ma ho sentito dire da qualcuno che si era rintanato a piangere.

 

Vorrei tanto crederci e magari ci saranno pure allevatori fatti in questa maniera. Io non ne ho mai conosciuti.

 

Il tuo racconto mi ha ricordato "Un'eterna Treblinka". Credo tu l'abbia letto. Se non l'hai fatto, non lo leggere: è di una tristezza infinita.

Se calibri meglio il punto di vista della mucca, così come ti è già stato consigliato, ne viene fuori un buon racconto.

Ciao Sissi! :)

No, non l'ho mai letto questo racconto, però mi hai messo un po' di curiosità (anche se, da come già mi hai anticipato, sarà abbastanza deprimente)! Ad ogni modo, condivido a pieno TUTTO quello che hai detto: ho un po' bruciato l'effetto sorpresa, devo dargli qualche ritocco.. grazie veramente :D

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Un racconto molto duro e agghiacciante. Nelle prime righe mi sono immaginata delle donne ebree sottratte per andare  in quei lager dove avvenivano gli stermigni. Il finale per me lascia campo "libero", a me da due opzioni: le ragazze vengono costrette a rimanene incita prostituendosi oppure vengono sottratte con il latte nelle mammelle per assetare qualcuno.

 

Poi perchè proprio  un'etichetta sull'orecchio? a parte che suona malissimo , puoi mettere un tatuaggio su una parte del collo.

Floriana, misà che non hai proprio capito i personaggi del racconto...

sono mucche, non donne! L'effetto era quello di lasciar basiti i lettori nel leggere che alla fine erano degli animali a subire quelle cose.. ma poi al finale ho proprio scritto "mucche"...

Per quanto riguarda l'etichetta all'orecchio, il problema risale proprio al soggetto: sono animali, appunto, non persone  :blush:  Ti consiglio di rileggerlo, forse adesso avrai più chiara la cosa :)

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Molto bello davvero,non posso aggiungere altro dato che gli altri mi hanno già tolto le parole di bocca,comunque complimenti davvero,continua cosí.

Grazie Soldato, confido nel tuo giudizio ;)

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Devo ammetterlo: Scrivi molto bene! Le scene mi sono arrivate tutte: Ambientazione che passa dai verdi prati alle grigie case, la paura delle ragazze che vengono portate via dal loro vecchio padrone, la speranza di rivederlo, magari un giorno. Bello, scorrevole, ben dettagliato e scritto.

Complimenti ;)

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Devo ammetterlo: Scrivi molto bene! Le scene mi sono arrivate tutte: Ambientazione che passa dai verdi prati alle grigie case, la paura delle ragazze che vengono portate via dal loro vecchio padrone, la speranza di rivederlo, magari un giorno. Bello, scorrevole, ben dettagliato e scritto.

Complimenti ;)

Grazie Mattia :D :D

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Ciao Tina...
ti segnalo alcune cose che ho notato, o che personalemtne modificherei.

Cos’è stato?
No. È solo il camion che ha preso un’altra buca.
Sostituirei "No" con "Niente"
 
Altrimenti non ci avrebbero messo un’etichetta all’orecchio, no?
Qui ti bruci subito l'effetto sorpresa... :)
 
Servono per differenziarci: io sono io, tu sei tu. Quindi io sono diversa da te. Ho un compito diverso dal tuo e quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata
Sposterei il punto per dividere le due frasi, dato che nella prima parte sottolinei un concetto, e nella seconda un altro.
Una cosa tipo:
"Servono per differenziarci: io sono io, tu sei tu. Quindi io sono diversa da te e ho un compito diverso dal tuo. Quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata."
 
“Avanti bella, muoviti” dice lui, dandomi due colpetti sulla schiena. Così mi do una mossa, e vengo posizionata dietro la numero cinque.
Sostituirei "muoviti" oppure "mossa", troppo vicini e simili
 
Personalmente avrei lasciato la scoperta delle "mucche" sul finale, dato che sia dal titolo che dalle prime righe, uno si aspetta chiaramente tutt'altro argomento... ma è solo un mio gusto di stile di scrittura.
Nel complesso, vista anche la tua giovane età, non posso che farti i miei complimenti e incitarti a continuare su questa strada...
avessi iniziato io così giovane!!! ;)
 
A rileggerci

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Ciao Tina...
ti segnalo alcune cose che ho notato, o che personalemtne modificherei.
Cos’è stato?
No. È solo il camion che ha preso un’altra buca.
Sostituirei "No" con "Niente"
 
Altrimenti non ci avrebbero messo un’etichetta all’orecchio, no?
Qui ti bruci subito l'effetto sorpresa... :)
 
Servono per differenziarci: io sono io, tu sei tu. Quindi io sono diversa da te. Ho un compito diverso dal tuo e quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata
Sposterei il punto per dividere le due frasi, dato che nella prima parte sottolinei un concetto, e nella seconda un altro.
Una cosa tipo:
"Servono per differenziarci: io sono io, tu sei tu. Quindi io sono diversa da te e ho un compito diverso dal tuo. Quando avrò lavorato come si deve, sarò premiata."
 
“Avanti bella, muoviti” dice lui, dandomi due colpetti sulla schiena. Così mi do una mossa, e vengo posizionata dietro la numero cinque.
Sostituirei "muoviti" oppure "mossa", troppo vicini e simili
 
Personalmente avrei lasciato la scoperta delle "mucche" sul finale, dato che sia dal titolo che dalle prime righe, uno si aspetta chiaramente tutt'altro argomento... ma è solo un mio gusto di stile di scrittura.
Nel complesso, vista anche la tua giovane età, non posso che farti i miei complimenti e incitarti a continuare su questa strada...
avessi iniziato io così giovane!!! ;)
 
A rileggerci

 

Ehi Hieronymus :)

Grazie di essere passato e grazie di avermi fatto notare alcune accortezze! A rileggerci :)

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