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Alice Bassi

Panico a fine stesura

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Bene. Forse esistono altre conversazioni simili, anche se con le mie ricerche non le ho trovate, nel qual caso chiedo anticipatamente venia.

Ma comunque.

Panico.

Totale.

Ho scritto il primo libro, sono nella fase "Siae-Concorso letterario-OMMIODDIOOMMIODDIOOMMIODDIO".

Ho paura di qualunque cosa. QUALUNQUE.

E se va bene?

E se va male?

E se non farò successo?

E se ne farò e mi scrittureranno e quindi dovrò sfornare libri a comando mentre a me ci vuole del tempo e della concentrazione, contando che faccio anche orari di lavoro assurdi?

E se quello che scrivo e come lo scrivo non coincide con ciò che vuole il pubblico?

E se cercando di scrivere ciò che vuole il pubblico non riuscissi più a scrivere come desidero io (cosa che si sta verificando)?

Scrivo da quando avevo 6 anni e diventare scrittrice è tutto ciò che ho. Forse carico di troppe aspettative e troppe responsabilità un'azione che dovrebbe essere spontanea, spensierata e allegra, mentre ora che si sta solidificando in una possibilità concreta sono nel panico. 

Per esempio, ho iniziato a documentarmi per un nuovo romanzo. Peccato che sia totalmente in panico anche per quello.

E se non riuscissi a scriverlo? 

E se il genere e i personaggi che ho scelto non riuscissi a farli amalgamare bene (è una trama molto particolare che mescola il poliziesco con il drammatico e il soprannaturale, un po' alla "Ai confini della realtà")?

Come faccio a tornare a scrivere con puro piacere, divertendomi e godendomi il viaggio?

Perché tutto mi sembra così allucinante, algido, schematico, segmentato, senza alcuna passione, perché non riesco più a immergermi in una storia completamente?

C'è da dire che ho enormi e preoccupanti problemi di salute e che la mia vita fa davvero ohibò quindi ho tante cose spiacevoli alle quali pensare, ma PERCHE' ACCIDENTI NON SCRIVO E BASTA?!?

Ditemi che è capitato anche a voi. Vi prego. Ditemi che questa sensazione di ansia e terrore costanti ha almeno una volta nella vostra carriera soppiantato la genuina spensieratezza di scrivere, quella sensazione che tanto tutto andrà bene, che sei in gamba, la pura speranza e l'aspettativa di gioia che è insita nella prospettiva della pubblicazione.

Panico.

Da alcune settimane, ormai.

Oh, mon dieu.

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Sono pienamente d'accordo a metà con te (ricalcando la battuta di quel calciatore che, anni fa, dichiarava di essere 'pienamente d'accordo a metà con il mister'. Ommioddio, mi ha sempre fatto sganasciare dalle risate e solo adesso, al ricordo, sto rotolando dal ridere davanti alla tastiera XD)

Non mi preoccupo di quello che scriverò; tanto, non posso farci niente, la scrittura mi canta dentro le vene ogni giorno, a questo punto non credo che potrei fermarmi nemmeno se lo volessi.

Ma mi preoccupo assai per quello che verrà. Ho tante aspettative sulla mia scrittura; voglio che vada bene, voglio poter comunicare con un pubblico, voglio che siano in tanti a leggermi. Ma anch'io mi faccio mille domande. E se qualcuno mi criticasse con tanta ferocia da strapparmi via la pelle di dosso? E se, invece, il mio romanzo non lo leggesse nessuno? E se fosse un successo strepitoso e, con il lavoro faticoso che faccio e i miei ritmi di vita più che frenetici, non avessi abbastanza presenza mentale da riuscire a promuoverlo al meglio? E se mi trovassi davanti al pubblico in una presentazione e non riuscissi a spiccicare parola, o, al contrario, attaccassi a parlare a ruota libera senza riuscire a frenarmi?

Come vedi, non sei da sola :)

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Questi sono i momenti in cui ringrazio di essere di sesso maschile!

Scherzo ovviamente. Cerca di vederla così: tutto quelle ansie sono legittime. Ma pur legittime non produrranno risultati.

Hai fatto il fatidico invio? Per un po' cerca di dimenticarti di quella storia. Dedicati ad altre o a nessuna.

Poi un giorno, magari...

Forza!

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Guarda, l'ansia e il panico sono inutili per un semplice motivo: scrivere non è un'impresa in cui è possibile fallire. Si può abbandonare per propria volontà, ma fallire no.

 

Come diceva Bukowski, non ricordo dove, i rifiuti non fanno che rendere più forte e determinato lo scrittore. Moltissimi di quelli che vengono celebrati come maestri della letteratura sono stati presi a pesci in faccia per metà o anche per tutta la vita, acquistando solo fama postuma (ad esempio Kafka, uno dei miei preferiti).

 

L'importante non è che gli altri credano che tu abbia talento, ma che lo creda tu. Poi è soltanto questione di continuare a scrivere e proporre le proprie cose, senza mai demordere. Questo nessuno potrà mai impedirti di farlo.

 

Il bello della scrittura è che non è un'impresa dove devi investire denaro (per questo non può fallire) ma solo tempo e solo quello che decidi tu. Per questo non vedo alcun motivo di esserne angosciati. 

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Ciao Alice, abbiamo avuto una conversazione simile quando hai terminato il romanzo. Mi spiace davvero che tu abbia problemi di salute, probabilmente incrementano l'ansia. Ho visto dal profilo che sei giovane, ma non appena maggiorenne  come avevo pensato. Ti ho scelta come amica e in questa veste volentieri  offro conforto.

Non per dirti che c'impanichiamo tutti, quanto per invitarti alla  ragionevolezza.

Della sorte dello scrittore (cui nessuno è obbligato) fanno parte tentativi ed errori, insuccessi ecc. Talvolta,  soddisfazioni piccole e grandi.

E  una certa "freddezza" ritengo debba caratterizzare l'autore. Per gestire se stesso e soprattutto per oggettivare, trattandoli con "sapienza" letteraria,  i contenuti emotivi di cui si occupa.

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Intanto vi ringrazio tutti per i consigli e il sostegno, davvero :)

 

Il fatto è che sono sempre stata "un'adolescente" mentalmente, credendo che ce l'avrei fatta sicuramente, che il mio talento (lo dico perché obiettivamente penso di averne, poi chiaramente saranno i lettori a giudicarlo) non sarebbe passato inosservato eccetera... un po' come i bambini, che si credono immortali.

Quando poi ho dovuto iniziare a canalizzare tutte quelle energie in un percorso strutturato in via del concorso, della SIAE, della pubblicazione, è stato un po' come prendere tutta quella spensierata creatività e obbligarla a fare determinate cose, o vestirla di un'armatura troppo stretta. E' ciò che desidero, non penso sia un'armatura da dover togliere, penso solo di dovermi abituare a portarla fino a renderla comoda e confortevole.

E' solo che ho appena finito un romanzo sul quale ho scommesso tutto e per il quale ho lavorato, prima per documentarmi e poi per scriverlo, per circa 4 anni. Ora sono qui, alle prese con un nuovo romanzo e con tutti i miei problemi, devo fare anche una risonanza al cervello per escludere un brutto male... insomma, ho davvero tanti problemi e sono paralizzata dal terrore per tante piccole e grandi cose. La scrittura è qualcosa che mi ha sempre condotta altrove, mi ci sono sempre immersa completamente, invece in questo momento riesco solo a pensare a cosa vuole il pubblico invece che a quello che voglio io.

Ho molte idee per il nuovo romanzo, ma è un genere a me totalmente estraneo e ho timore di non riuscire a scriverlo. Allora penso alle alternative, a come altro potrei strutturarlo: mi vengono alcune buone idee, ma non so se potrebbero portare a un romanzo così come lo intendo io. Il punto è che non so se prima è meglio che io abbia una struttura in mente o se prima dovrei scrivere e basta e magari la struttura emergerà da sé. E' solo che le due tipologie di romanzo che ho in mente sono diametralmente opposte e mi scoccia magari scriverne metà per poi rendermi conto che sarebbe stato più convincente seguire l'altra traccia e dover ripartire da capo. Non lo so, non riesco a decidermi.

Fino a qualche settimana fa avevo una grande fiducia nella mia scrittura, mi ci abbandonavo come in una danza viscerale e tribale, selvaggia, che mi trascinava via; adesso invece sento solo fredde impostazioni e non riesco a uscirne fuori. Mi dico: scrivi solo ciò che ti va, ma continuo a pensare al romanzo e tutto ciò che scrivo mi sembrano cacchette di coniglio, duri proiettili rinsecchiti invece che la fluida ispirazione dalla quale mi sono sempre lasciata trasportare.

Avete qualche consiglio pratico per recuperare la concentrazione e abbandonarsi senza rete di salvataggio a ciò che desidero scrivere?

Forse devo solo lasciare che l'ispirazione mi colpisca... una giornata passata senza scrivere o documentarmi per il nuovo romanzo è per me una giornata da buttare, scrivere è la mia vita, è tutto ciò che amo e dato che è così e che io ho sempre - fin da bambina - identificato la mia felicità con ciò che faccio invece che con ciò che sono, il fatto di non riuscire a scrivere come vorrei nelle ultime settimane mi riempie di orrore e frustrazione.

Penso che nella vita di ogni scrittore ci siano vari momenti di questo tipo, vorrei solo che passasse :(

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Ascolta musica. Va' fuori di casa, cammina in mezzo alla natura fino a quando non ti sei perfino scordata che c'era qualcosa che ti preoccupava. Concentrati sui tuoi sensi, sull'olfatto, sul tatto, sulle sensazioni che provi e solo su quelle. Guarda per una giornata intera il tuo film preferito, finché non conosci a memoria ogni fotogramma; e nel farlo, se è un film drammatico, piangi, piangi, piangi ripulendo per bene la tua anima da cima a fondo. Leggi un romanzo di un Autore Immortale (Shakespeare, Omero, o chi preferisci): lascia che ogni sua parola ti spalanchi davanti agli occhi nuovi panorami di scrittura, da esplorare a tuo piacimento.

Ci sono tanti modi per ritrovare il contatto con la vena creativa che c'è dentro di te; basta solo avere pazienza, perché quando ci si sente persi ci vuole un po' di tempo per imboccare di nuovo la direzione giusta.

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Grazie dal profondo del cuore per i due ultimi commenti, mi hanno davvero migliorato la giornata.

Fra l'altro un paio di ore fa ho avuto una mezza idea per la strada alternativa da far imboccare al romanzo... vediamo come si svilupperà. Voglio lasciare che parli da sola, voglio farla decantare e maturare. Fra le due idee ce n'è una che mi entusiasma scrivere e l'altra che è invece generata dal mio desiderio di scrivere qualcosa che piace al pubblico (anche la prima idea, comunque, può piacere) e so perfettamente che finché mi intesterò con la seconda non riuscirò mai a buttare fuori ciò che voglio. Fra il cuore e la testa penso che debba vincere il cuore, in casi come questi. Per citare il mio scrittore preferito, S. King, "è la storia, non colui che la racconta".

Grazie ancora, spero di risollevarmi quanto prima :)

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Forse altri ti consiglieranno di 'scrivere con la ragione', e comporre solo testi che potrebbero soddisfare un pubblico. Io no. Sento più nelle mie corde dirti che devi 'scrivere con il cuore'. Capita anche a me: quando scrivo qualcosa che mi dà soddisfazione nel profondo, la differenza si sente. E' tutta un'altra musica :)

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Apprezzo il richiamo a  "scrivere con il cuore" di cui dice l' amica Sygrid. E cerco di spiegarmi meglio. Se l'autore  non provasse/capisse i sentimenti, avrebbe poco da scrivere (anche la saggistica richiede empatia per i temi trattati!); per farlo in maniera valida deve però essere capace di  porseli per così dire davanti, trasformandoli in "oggetti" narrativi. Altrimenti ne verrebbero fuori altre cose: sfoghi personali, lettere agli amici,  private invettive. Che talvolta, magari postumi, diventano "letterari", ma solo quando  è davvero famoso...

A sostegno scomoderò Croce, tanto per partire da lontano.  Parla dell'addio di Ettore e Andromaca nell'Eneide, riassumo a memoria. Lui è affranto, sa di morire nello scontro con Achille, ama la moglie ecc. lei piange disperata con il figlio in braccio, ma tutto ciò Virgilio, osservatore non coinvolto e tecnicamente abile, esprime in versi perfetti e armoniosi. "Freddo" lui, non certo i versi!

Modificato da sefora
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Mi piace molto il tuo intervento, Sefora ^^

E mi fa pensare a un tema su cui sto riflettendo da qualche tempo. Fino a che punto può permettersi di essere empatico, uno scrittore? Deve esserlo, se vuole sapere di cosa parla ed emozionare il lettore che si ritrova una sua storia tra le mani. Ma al tempo stesso, nella vita deve imparare anche a essere distaccato: per saper reggere l'assalto delle inevitabili critiche che accompagnano una certa notorietà, per avere il coraggio di mettersi a nudo davanti al lettore (quando narri le vicende dei tuoi personaggi, in fondo, scrivi anche un po' di te stesso, no?) per mantenere il dominio della mente impedendo alle paure di sopraffarlo. Mi pare che non sia una vita facile, come probabilmente quella di ogni genere di artista che deve essere creativo e razionale al tempo stesso.

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Grazie dal profondo del cuore per i due ultimi commenti, mi hanno davvero migliorato la giornata.

Fra l'altro un paio di ore fa ho avuto una mezza idea per la strada alternativa da far imboccare al romanzo... vediamo come si svilupperà. Voglio lasciare che parli da sola, voglio farla decantare e maturare. Fra le due idee ce n'è una che mi entusiasma scrivere e l'altra che è invece generata dal mio desiderio di scrivere qualcosa che piace al pubblico (anche la prima idea, comunque, può piacere) e so perfettamente che finché mi intesterò con la seconda non riuscirò mai a buttare fuori ciò che voglio. Fra il cuore e la testa penso che debba vincere il cuore, in casi come questi. Per citare il mio scrittore preferito, S. King, "è la storia, non colui che la racconta".

Grazie ancora, spero di risollevarmi quanto prima :)

 

Dai dai, forza! Ricordati che il tuo scrittore preferito (che è anche il mio) per tanto tempo non riuscì a dare il lustro che voleva alla storia che più amava, e tutto questo nonostante la fama che già aveva!

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Grazie, ragazzi... oggi pomeriggio stampo definitivamente il manoscritto del primo romanzo da inviare alla SIAE... ci ho lavorato per anni e ogni volta che lo vedo vorrei sempre togliere una congiunzione o riscrivere una frase, ma chi l'ha letto in anteprima l'ha molto apprezzato, quindi devo mettermi in testa di smetterla di fare così... con un atteggiamento simile non finirò mai il romanzo, non smetterò mai di riscriverlo in eterno, un po' come il personaggio dello scrittore ne "La Peste" di Camus. Devo... lasciarlo andare. Non può essere tutto perfetto. Non sarà MAI tutto perfetto. E poi, forse la casa editrice se avrà dubbi mi permetterà di editare qualche piccola sfumatura... mamma mia, spero che anche voi abbiate le mie stesse fisime mentali -_- Alice, svegliaaaaaaaa!!!

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scusa, sono al lavoro e non posso scrivere in merito al post come vorrei... unica cosa: che c'entra in tutto questo la SIAE? Io ho pubblicato 3 libri con case editrici free e mai mi sono posto un problema del genere, nemmeno in fase di invio manoscritti

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Ho inviato il manoscritto alla SIAE perché volevo tutelare i miei diritti d'autore, so perfettamente che secondo molti è sufficiente autoinviarsi in raccomandata il manoscritto eccetera ma mi sono sentita più serena a fare così. Se la casa editrice fiuterà un buon affare leggendo il mio manoscritto mi pubblicherà anche se è tutelato, non penso che tutti gli autori che hanno pubblicato libri non avessero alcun diritto d'autore sull'opera :) so che molti di voi la pensano diversamente, ma io mi sento più tranquilla così, al limite se mi faranno storie posso sempre ritirarlo ma non mi va di sapere che chiunque potrebbe rivendicarne la paternità dopo tutti gli anni che ho impiegato a scriverlo.

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Ho inviato il manoscritto alla SIAE perché volevo tutelare i miei diritti d'autore, so perfettamente che secondo molti è sufficiente autoinviarsi in raccomandata il manoscritto eccetera ma mi sono sentita più serena a fare così. Se la casa editrice fiuterà un buon affare leggendo il mio manoscritto mi pubblicherà anche se è tutelato, non penso che tutti gli autori che hanno pubblicato libri non avessero alcun diritto d'autore sull'opera :) so che molti di voi la pensano diversamente, ma io mi sento più tranquilla così, al limite se mi faranno storie posso sempre ritirarlo ma non mi va di sapere che chiunque potrebbe rivendicarne la paternità dopo tutti gli anni che ho impiegato a scriverlo.

ah, ok, capito... non voglio passare per quello esperto o arrivato, per carità, ma mi ero totalmente dimenticato che all'epoca del mio primo invio, mi erano sorti dubbi simili. Alla fine, aver firmato con una casa editrice mi ha fugato i dubbi e tolto ogni problema, perchè poi questa cosa non sorge più. Non hai sbagliato allora, scusa la domanda che può esserti sembrata impertinente :-) In bocca al lupo 

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No no, ci mancherebbe! E' che ho talmente tante ansie e dubbi... ogni volta che salta fuori la SIAE tutti corrono a dirmi che basta spedirsi il manoscritto, ma ho controllato centinaia di libri italiani che ho in casa e su più di metà c'è il bollino SIAE, anche di esordienti, quindi penso che non sarà un problema :) quando (speriamo che accada!) sarò più esperta, magari per aver pubblicato almeno un romanzo, affronterò il tutto con ancor più serenità ma per il momento mi sento tranquilla così e in fondo non penso che una casa editrice non pubblicherebbe un buon romanzo, se lo ritiene tale, solo perché è registrato in SIAE, cosa anzi che dovrebbe far intuire le intenzioni serie dello scrittore che si è sbattuto e ha speso un mucchio di soldi per tutelare un'opera in cui crede tantissimo! Ciao e in bocca al lupo per tutto!

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No no, ci mancherebbe! E' che ho talmente tante ansie e dubbi... ogni volta che salta fuori la SIAE tutti corrono a dirmi che basta spedirsi il manoscritto, ma ho controllato centinaia di libri italiani che ho in casa e su più di metà c'è il bollino SIAE, anche di esordienti, quindi penso che non sarà un problema :) quando (speriamo che accada!) sarò più esperta, magari per aver pubblicato almeno un romanzo, affronterò il tutto con ancor più serenità ma per il momento mi sento tranquilla così e in fondo non penso che una casa editrice non pubblicherebbe un buon romanzo, se lo ritiene tale, solo perché è registrato in SIAE, cosa anzi che dovrebbe far intuire le intenzioni serie dello scrittore che si è sbattuto e ha speso un mucchio di soldi per tutelare un'opera in cui crede tantissimo! Ciao e in bocca al lupo per tutto!

sì, ma forse c'è un po' di confusione al riguardo... Anche i miei libri sono tutelati. E poi c'è il codice ISBN a certificare l'opera. Comunque hai fatto bene, di certo non sarai danneggiata in alcun modo 

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Magari quando (speriamo!) mi offriranno un contratto editoriale il codice ISBN sarà a quel punto sufficiente a tutelare l'opera e i miei diritti d'autore, probabilmente molte cose mi saranno ancora più chiare a quel punto. Speriamo vada tutto per il meglio, grazie per i consigli e il sostegno :) buona serata!

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