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Nietzsche

A quante CE avete inviato?

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Nel caso delle 50 sfumature di grigio, ho letto, è un'opera nata come fan fiction di Twilight e la prima grossa, grossissima base di lettori interessati l'autrice l'ha trovata lì.

 

E' chiaro che come self (ma non solo) se fai pubblicità al tuo libro solo tra i tuoi contatti facebook non vai da nessuna parte. Devi trovare persone interessate al tuo libro, non a te.

 

Certo non è un lavoro semplice (infatti gli autori self di successo sono pochissimi), ma con la giusta consapevolezza e intraprendenza non credo sia un'impresa impossibile. E' un'impresa, appunto, devi studiare bene come e a chi vendere. E ovviamente come dice Aria devi avere qualcosa di vendibile su larga scala, che so con un romanzo di fantascienza magari ti crei una buona nicchia di appassionati ma difficilmente "fai il botto" in Italia.

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In effetti nel valutare un libro sono molto più utili e oneste le recensioni degli utenti sugli store, cioè di gente non pagata per farle ma che anzi ha sborsato dei soldi per il libro. Lì di sicuro se ha fatto schifo lo dicono senza problemi.

 

 

Quelle vere. Perché su Amazon girano tanti recensori fasulli in un senso e nell'altro.

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Non ho mai provato con un agente perché qualcosa sono riuscito a pubblicarla.

Ho pubblicato delle poesie con Nulla Die, Matisklo. Un racconto con David and Matthaus, un romanzo con Arduino Sacco. Con Amazon pubblico una Fanzine. Un racconto con ilmiolibro.it.

I risultati sempre gli stessi, mediocri.

Ora esce questo romanzo con questa case editrice in cui credo molto e credo che sarà l'ultima occasione per l'Italia. Poi proverò solo all'estero come già sto facendo.

Traduzione, invio.

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Ecco, ad esempio per le poesie il self fatto in un certo modo mi sembra una grandissima opportunità.

 

Personalmente non ne leggo né scrivo, ma poniamo il caso di un poeta autopubblicato che si apre un canale youtube postando regolarmente dei reading. Se riesce ad essere interessante, emozionante e divertente, secondo me può arrivare a vendere anche più che con una casa editrice big (che poi ne pubblicano di poesia? Boh).

 

Per la narrativa già è più difficile, anche se puoi comunque parlare di argomenti attinenti il tuo libro (es facendo videorecensioni di film e libri dello stesso genere). Ci sono youtubers anche piuttosto amatoriali che hanno migliaia di followers, ma quanti scrittori ci pensano a questa opportunità, invece della solita presentazione in libreria con quattro gatti?

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in particolare vi chiedo:

siete, o siete stati, disposti a inviare un gran numero di cartecei alle CE?

a me la stampa più spedizione verrebbe a costare un bel pò, quindi mi chiedo se ne vale la pena.

per ora pensavo di mandare il cartaceo solo alle big che lo richiedono.

voi?

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quindi sperling&kupfer, adelphi, piemme, sellerio (per dire le prime big trovate che vogliono solo cartaceo) non le hai considerate?

questo perché reputi che prendano in considerazione solo manoscritti segnalati da agenzie?

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in particolare vi chiedo:

siete, o siete stati, disposti a inviare un gran numero di cartecei alle CE?

a me la stampa più spedizione verrebbe a costare un bel pò, quindi mi chiedo se ne vale la pena.

per ora pensavo di mandare il cartaceo solo alle big che lo richiedono.

voi?

 

Io feci solo invii per e-mail. L'unica CE che rispose volle poi il cartaceo.

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in particolare vi chiedo:

siete, o siete stati, disposti a inviare un gran numero di cartecei alle CE?

a me la stampa più spedizione verrebbe a costare un bel pò, quindi mi chiedo se ne vale la pena.

per ora pensavo di mandare il cartaceo solo alle big che lo richiedono.

voi?

Tra quelle che pubblicano fantastico, solo le BIG richiedono ancora il cartaceo, ormai.

O quasi.

Quindi non dovrò neanche pormi il problema.

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Adesso ci sono anche delle big che leggono le e-mail, ma c'è comunque poca speranza che rispondano. In effetti ho mandato quasi soltanto a medie e piccole.

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in particolare vi chiedo:

siete, o siete stati, disposti a inviare un gran numero di cartecei alle CE?

a me la stampa più spedizione verrebbe a costare un bel pò, quindi mi chiedo se ne vale la pena.

per ora pensavo di mandare il cartaceo solo alle big che lo richiedono.

voi?

Solo alle big. Un micoeditore che chiede il cartaceo non ha senso. Ne avevo uno in lista, depennato per quel motivo.

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Posso confermare che Einaudi e Mondadori chiedono il file via e-mail. Ho visto che altri (come Guanda e Longanesi) non accettano manoscritti, ma rimandano gli aspiranti scrittori al concorso IoScrittore

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Io avevo fatto una quindicina di copie in una fotocopisteria universitaria a prezzi stracciati, con semplice rilegatura a spirale, e spedito solo per posta ordinaria. Così la spesa, a meno che non hai un tomo di 800 pagine, è piuttosto contenuta.

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Ah, naturalmente copie cartacee spedite solo alle big. Alle piccole-medie non ha senso e anche a quelle che le richiedono ho spedito lo stesso solo per email.

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perfetto, avete dissipato il mio dubbio riguardo al cartaceo spedito a medie\piccole CE: non si fa!

che poi, anche per le big, ci penserò su, ma al massimo lo manderò a 4\5, non di più.

per ora ho spedito via mail a una cinquantina di CE (tanto il mio romanzo è il cosiddetto mainstream di 200 pagine), ne mando ancora un pò.

poi passo alle agenzie letterarie serie.

infine partecipo a qualche concorso.

solo allora manderò il cartaceo alle big.

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Secondo me sarebbe meglio utilizzare una strategia al contrario... Prima alle big, che in caso rispondano ci mettono un annetto. Poi, dopo qualche mese alle medie che impiegano più o meno sei mesi a rispondere. A seguire le piccole. Chiunque legga molto ha un quadro generale del valore delle varie case editrici: distribuzione, cura del libro, etc... Poi ci sono quelle proprio piccole di cui magari non si sa niente, ma è comunque possibile fare delle ricerche. Io parecchie le ho escluse guardando le copertine, altre leggendo uno dei libri pubblicati.

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Ci sono delle piccole che lavorano molto bene, si impegnano e prendono a cuore la buona riuscita dei libri e degli autori (nei limiti del loro possibile). Per un esordiente senza appoggi penso siano l'unica porta d'ingresso.

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Ospite Valpur

Quattro o cinque big (di cui solo Fanucci chiede il cartaceo), una dozzina di medio-piccole e ad oggi due proposte, una rifiutata e una che sto valutando (ma che temo sarà un no).
Purtroppo la distribuzione è uno scoglio spesso insormontabile.

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per quel che mi riguarda la mancanza di promozione è \ sarebbe la cosa peggiore in assoluto, visto che sono convinta che un libro  mediocre molto pubblicizzato venderà più di un ottimo libro poco pubblicizzato.

in pratica a me interessa (quasi) solo la promozione.

e a quanto ho capito la fanno in pochissimi, leggi: solo le big.

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Ospite Valpur

No, questo non è vero: ci sono molte piccole CE che puntano tanto sulla promozione, ovviamente con i mezzi che hanno. Li vedi spessissimo alle fiere con il loro stand, organizzano blog tour, giveaway... per fortuna ci sono.
Il mio problema principale è però proprio la distribuzione: non me la sento di pubblicare con chi non mette il mio volume nemmeno sui principali store online.

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Per la promozione può fare molto anche l'autore. Per quanto riguarda la distribuzione on-line, non pensavo ci fossero problemi. E' più difficile la distribuzione nelle librerie.

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Solito discorso: o sei una big che ha dei budget fare pubblicità al libro su stampa, tv, radio, eventi seri, affissioni eccetera, o sei una piccola che fa solo promozione a costo zero online, segnalazioni, piccole presentazioni e altre operazioni che con un po' di buona volontà fanno benissimo anche tutti gli autori autopubblicati (e magari anche con più successo e convinzione).

 

Per questo sono sempre più dubbioso sull'utilità stessa della microeditoria vs. il self, si prendono il 90% dei diritti d'autore e anni di esclusiva ma sostanzialmente quali vantaggi ti offrono in termini commerciali in cambio (escluso - magari ma non sempre - editing e copertina un po' più curate)?

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la pubblicazione con un editore è comunque sempre una garanzia che il tuo lavoro è stato valutato e giudicato pubblicabile. Io, per esempio, non mi fido a comprare un libro autopubblicato, dopo aver letto le assegnazioni di IoScrittore per tre anni e un paio libri, editi da Albatros, comprati per sbaglio al Salone del Libro di Torino.

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vabbeh  che un professionista abbia letto, editato, valutato positivamente e pubblicato il tuo libro ha molto più valore del self.

questo mi sembra lapalissiano.

purtroppo non mi sento molto portata per operazioni di marketing, sennò avrei studiato economia invece che filosofia, e conterei molto sulla promozione fatta dall'editore.

anche perchè sennò la sua funzione sarebbe davvero riduttiva.

se fai l'editore, devi promuovere chi pubblichi.

altrimenti scavi la fossa all'autore e, in primis, a te stesso.

io la vedo così.

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la pubblicazione con un editore è comunque sempre una garanzia che il tuo lavoro è stato valutato e giudicato pubblicabile. Io, per esempio, non mi fido a comprare un libro autopubblicato, dopo aver letto le assegnazioni di IoScrittore per tre anni e un paio libri, editi da Albatros, comprati per sbaglio al Salone del Libro di Torino.

Quelli non sono self, sono scribacchini pubblicati con una EAP. Un vero self si fa editare e cura la sua pubblicazione. Lascia stare quel ciarpame, assieme al ciarpame pubblicato da editori che l'hanno "valutato e giudicato pubblicabile" MA VENDIBILE. Sempre ciarpame è.

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No, infatti, gli editori a pagamento non li considero, so che sono disposti a pubblicare qualsiasi cosa. Per quanto riguarda il self, rimango convinta che ognuno di noi è un po' troppo indulgente verso quello che scrive (ripeto, l'esperienza di IoScrittore mi ha segnata).

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la pubblicazione con un editore è comunque sempre una garanzia che il tuo lavoro è stato valutato e giudicato pubblicabile. Io, per esempio, non mi fido a comprare un libro autopubblicato, dopo aver letto le assegnazioni di IoScrittore per tre anni e un paio libri, editi da Albatros, comprati per sbaglio al Salone del Libro di Torino.

Quelli non sono self, sono scribacchini pubblicati con una EAP. Un vero self si fa editare e cura la sua pubblicazione. Lascia stare quel ciarpame, assieme al ciarpame pubblicato da editori che l'hanno "valutato e giudicato pubblicabile" MA VENDIBILE. Sempre ciarpame è.

 

non ho capito perchè chiamare ciarpare un'opera giudicata pubblicabile ma vendibile.

se vende, tanto, molto meglio. 

e che un editore tenga d'occhio ciò che ritiene vendibile è sacrosanto. io la penso così. non ho afferrato il concetto da te espresso.

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non ho capito perchè chiamare ciarpare un'opera giudicata pubblicabile ma vendibile.

se vende, tanto, molto meglio. 

e che un editore tenga d'occhio ciò che ritiene vendibile è sacrosanto. io la penso così. non ho afferrato il concetto da te espresso.

 

Perché d libri così (chiamali con l'appellativo che più ti piace) ce ne sono tanti in libreria, e non sono solo pubblicati da Albatros. Quello era il mio punto, in risposta ad Arya.

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io mi riferivo a CE free, non a pagamento.

un editore è un imprenditore, lavora per guadagnare, quindi giustamente si rivolge a opere che ritiene vendibili al pubblico, sperando che sia il più vasto possibile.

non gliene faccio una colpa, né capisco perché qualcuno dovrebbe.

se poi ho scritto un mattone per me stesso, certo, tanto vale autopubblicarmi e, magari, non vendere mezza copia. l'importante è che della non fruibilità e, di conseguenza, non vendibilità del mio testo, io sia consapevole, che io sia abbastanza intellettualmente onesto da riconoscerlo.

ma questo, mi rendo conto, è ot e concerne i motivi e i fini per cui ciascuno scrive.

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Boh, io ad esempio ho trovato il sito di questa piccola casa editriche che dichiara le vendite:

 

http://www.0111edizioni.spruz.com/situazione-vendite.htm

 

E alla fine per ogni pubblicazione tranne rarissimi casi non sono molte di più (in ogni caso meno) di quelle evidentemente vendute tra amici e parenti. Non ho idea se questo rispecchi i volumi di vendita di tutte le piccole, ma se questa in media è la situazione mi pento davvero di aver spedito anche alle piccole case editrici.

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