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Nietzsche

A quante CE avete inviato?

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Buongiorno.

Scusate la domanda farlocca, che farà sorridere molti di voi, ma che faccio comunque.

Voi, sì proprio voi in prima persona, a quante case editrici avete mandato il vostro manoscritto?

non intendo "quali" e con quali criteri le abbiate scelte, ma la quantità.

30? 100? 

e, sempre per vostra esperienza personale, quante vi hanno risposto proponendovi la pubblicazione?

2 su 100? 

zero su 50?

grazie mille a chi vorrà rispondere.

 

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Io ho mandato il mio romanzo a parecchi editori. Di quelli grandi non mi ha risposto neanche uno; dei piccoli, tre mi hanno risposto positivamente e ne ho scelto uno. E' presto per dire se ho fatto bene, ma l'inizio non è promettente. Il fatto è che i big, come Einaudi, Rizzoli e compagnia bella, non filano nemmeno di striscio gli esordienti, a meno che il lavoro non venga presentato da qualcuno.

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il mio unico racconto pubblicato a una sola (Gainsworth)

un altro racconto a tre e ho collezionato due rifiuti per ora

il mio romanzo a 4 agenti e due editori, dagli agenti tutte risposte negative, dagli editori sono in attesa.

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Io onestamente a tutte quelle che ho trovato, escluse quelle a pagamento, quelle specialistiche e quelle davvero scalcagnate. Una sessantina, credo. Per ora ho rifiutato due proposte e sto valutando una terza, anche se sono sempre più attratto dal self-publishing (più del 10% di diritti non ti offre nessuno, quindi guadagni di più con un ebook a 3 euro autopubblicato che su un romanzo edito su carta a 12 euro).

 

Secondo me non è una buona idea fare una selezione, nemmeno sulla base del genere: le case editrici non sono strutture secolari e immutabili, anche se non hanno una collana col genere del tuo romanzo, non è detto che se gli interessi non ne inaugurino una ad hoc.

 

Insomma è come quando cerchi lavoro, se scrivi solo alle tue 2/3 aziende preferite resterai a casa tutta la vita. Inoltre il lavoro degli editori è anche selezionare i manoscritti, se non gli interessa il tuo lo vedono subito dalla sinossi e gli rubi solo pochi minuti, mica crei intasamenti come dicono alcuni.

 

Più che altro è importante gestire bene i tempi, cioè spedire prima alle case editrici più grandi o dove ritieni di avere più possibilità, e solo dopo alle "seconde scelte".

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Secondo me non è una buona idea fare una selezione, nemmeno sulla base del genere: le case editrici non sono strutture secolari e immutabili, anche se non hanno una collana col genere del tuo romanzo, non è detto che se gli interessi non ne inaugurino una ad hoc.

 

Non è che sparare a casaccio nel mucchio aumenti le possibilità

Oggi, magari, non ti frega niente che la Pinco Palla edizioni non pubblichi il tuo genere e gli ammolli il tuo tomo, domani potresti essere tu a cambiare genere e ritrovarti, senza saperlo, con la Pinco Palla Edizioni che nemmeno ti prende in cosiderazione visto che nei suoi archivi ti ha già segnato come "rompiscatole" che spedisce tomi a casaccio

:o

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Non so, mi sembra una preoccupazione un po' eccessiva... secondo me le case editrici "sane" (cioè quelle che non campano solo sulle copie vendute ad amici e parenti) appunto ragionano come aziende: tu gli presenti il tuo prodotto, se loro (per motivi che a te possono anche sfuggire) lo trovano vendibile te lo distribuiscono altrimenti no, al netto di tutte le altre considerazioni di carattere editoriale e culturale. Se invece ora ti scartano ma ti ripresenti anni dopo con un altro manoscritto che ritengano aver buone potenzialità, non mi sembra un ragionamento da buon imprenditore quello del "rompiscatole".

 

Che poi io non lo vedo come sparare a casaccio nel mucchio: l'importante è cercare di comunicare bene le qualità del tuo lavoro e potrebbe anche darsi che a investire seriamente su di te sia anche l'ultima casa editrice che avresti preso in considerazione facendo una selezione "oculata".

 

Del resto la concorrenza tra aspiranti scrittori è spietata, quindi o cerchi di bussare a tutte le porte possibili o difficilmente imbrocchi la casa editrice giusta fra poche (che magari è davvero quella giusta per il tuo libro, ma ha già completato il catalogo per l'anno o decide di non pubblicarti per mille altre possibili ragioni).

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Non so, mi sembra una preoccupazione un po' eccessiva... secondo me le case editrici "sane" (cioè quelle che non campano solo sulle copie vendute ad amici e parenti) appunto ragionano come aziende: tu gli presenti il tuo prodotto, se loro (per motivi che a te possono anche sfuggire) lo trovano vendibile te lo distribuiscono altrimenti no, al netto di tutte le altre considerazioni di carattere editoriale e culturale. Se invece ora ti scartano ma ti ripresenti anni dopo con un altro manoscritto che ritengano aver buone potenzialità, non mi sembra un ragionamento da buon imprenditore quello del "rompiscatole".

 

Beh Kindred, quello che dici in linea teorica in parte è corretto. Però devi anche tener conto di un fatto implicito nella tua stessa ipotesi: tu evidenzi, giustissimamente, l'importanza per l'autore comunque di porsi nei confronti dell'editore come un potenziale buon investimento sia per adesso, sia per un eventuale futuro. Questo è pacifico.

 

Però proprio per questo motivo, devi fare attenzione a chi ti proponi: nel momento in cui ti proponi, esempio sciocco, con un romanzo fantasy che vuoi pubblicare anche in e-book ad un editore che non pubblica genere fantasy e non pubblica in formato digitale, tu passi per una persona che, come diceva Tagliacarte, semplicemente invia manoscritti a manetta a chiunque.

L'editore si chiede allora: "Perché questa persona ha inviato il manoscritto a me? Non ha visto la nostra linea editoriale? Non sa che cosa pubblichiamo? Non conosce la nostra CE? E se non ci conosce, che ci invia a fare il suo manoscritto? Non sa che non siamo interessati a queste cose? Perché deve farmi perdere tempo quando ho già un centinaio di altri manoscritti che attendono di essere visionati e che davvero possono interessarmi?" Conclusione dell'editore: Pinco Pallino è una persona poco seria, non sa quello che vuole, non ha idea di come funzionano le cose e quindi è meglio stargli alla larga. E il romanzo di Pinco Pallino viene cestinato.  :asd:

 

Un altro fatto di cui devi tener conto è che gli editori sono esseri umani: non sempre fanno le cose nella maniera migliore, non sempre prendono le decisioni giuste e non sempre il loro punto di vista coincide con quello che tu pensi possa essere il loro punto di vista. E questo non lo dico io, ma un esperto di ceramica dell'età del bronzo con esperienza più che ventennale che si è reso conto di come l'essere umano spesso faccia delle stupid... delle cose poco logiche (nella fattispecie, utilizzare una certa qualità di vasi inferiore ad un'altra, ma più bella di quest'ultima).  :asd:

 

Che poi io non lo vedo come sparare a casaccio nel mucchio: l'importante è cercare di comunicare bene le qualità del tuo lavoro e potrebbe anche darsi che a investire seriamente su di te sia anche l'ultima casa editrice che avresti preso in considerazione facendo una selezione "oculata".

 

Anche per questo, vedi sopra.

Più in particolare: devi valutare tutti i pro e i contro di una scelta del genere; perché, partendo da "potrebbe anche darsi che a investire seriamente su di te sia anche l'ultima casa editrice che avresti preso in considerazione facendo una selezione "oculata"", possiamo arrivare a dire che in realtà facendo così si fa affidamento su un eventuale colpo di fortuna. Ma le probabilità sono davvero a nostro favore? Oppure, come detto sopra e nonostante le nostre buone intenzioni, facciamo più danno che altro?

Il legittimo e naturale desiderio di pubblicare non dovrebbe offuscare il nostro giudizio, penso: dobbiamo avere fiducia che la nostra opera, se davvero meritevole di pubblicazione, riceverà offerte (free) e troverà un editore. Come questa fiducia ci impedisce di buttarci sull'EAP e spesso trattiene molti anche dall'avventurarsi nell'autopubblicazione, così pure dovrebbe trattenerci dalla ricerca di un improbabilissimo colpo di buona sorte.

Se l'obiettivo è farsi conoscere, per quello ci sono altri mezzi, come, ad esempio, i concorsi: penso che l'editore di cui sopra sarebbe rimasto più positivamente impressionato se Pinco Pallino gli avesse inviato un'opera pertinente alla sua linea editoriale e un bel curriculum pieno di concorsi vinti (o con buoni piazzamenti) invece che un'opera a casaccio e nulla più.

 

Del resto la concorrenza tra aspiranti scrittori è spietata, quindi o cerchi di bussare a tutte le porte possibili o difficilmente imbrocchi la casa editrice giusta fra poche (che magari è davvero quella giusta per il tuo libro, ma ha già completato il catalogo per l'anno o decide di non pubblicarti per mille altre possibili ragioni).

 

Già questo può essere un discorso diverso rispetto a quello che facevi sopra. Innanzitutto, definiamo la "scelta oculata" di cui parlavano gli altri utenti, cioè in base a che cosa si scelgono le CE a cui inviare: innanzitutto, come detto, devono essere CE che trattano editorialmente il tipo e genere di opera che intendiamo proporgli, cioè che siano, almeno potenzialmente, interessate alla nostra opera; inoltre, devono essere CE che riteniamo soddisfare i nostri bisogni e richieste in fatto di cura della pubblicazione (editing, illustrazioni e quant'altro), distribuzione e promozione. Già in questo modo, a seconda dell'opera e del livello delle richieste di servizi dell'autore, si tagliano tantissime CE con cui in ogni caso 1) non potevamo pubblicare perché l'opera non era adatta a loro; o 2) non saremmo stati felici di pubblicare perché i contratti e/o i servizi che ci proponevano erano inferiori alle nostre richieste.

 

Detto questo, allora possiamo giustificare il discorso che fai qui dividendolo da quello che facevi sopra: un conto è, cioè, inviare manoscritti a chiunque senza alcuna discriminazione, un conto è inviare manoscritti sì a tanti editori, ma comunque scelti con cura.

 

Le due cose in effetti, cioè lo scegliere con cura e l'inviare a tanti editori, non sono necessariamente in contraddizione: anzi, così davvero si fa ciò su cui giustamente punti, cioè aumentare le nostre possibilità di successo. Se leggi bene infatti, Tagliacarte non era d'accordo sull'inviare 'a casaccio', non sull'inviare 'a tanti' (poi magari Tagliacarte mi correggerà, se ho travisato e, nel qual caso, me ne scuso anticipatamente).

E io sono del medesimo avviso: inviare a casaccio non serve a niente, anzi, fa peggio; da quel che mi pare però da questo nostro ragionamento, nulla ci sconsiglia di inviare anche a 20-30 editori pur sempre "scelti oculatamente".

Il problema semmai è pratico: dopo una scelta oculata che segua i criteri sopra descritti (e magari anche altri che ora non mi sovvengono in mente), non capita spesso che rimangano così tanti editori a cui inviare.  :asd:

 

Del resto la concorrenza tra aspiranti scrittori è spietata, quindi o cerchi di bussare a tutte le porte possibili o difficilmente imbrocchi la casa editrice giusta fra poche (che magari è davvero quella giusta per il tuo libro, ma ha già completato il catalogo per l'anno o decide di non pubblicarti per mille altre possibili ragioni).

 

Guarda, forse detta così è un po' semplificata la questione.

Innanzitutto, ma forse è solo una mia impressione personale, non penso che dobbiamo parlare di 'concorrenza spietata' come se fossimo tutti rivali per un qualche posto da qualche parte. Semplicemente, qualcuno viene pubblicato e qualcun altro no. E c'è solo da augurarsi che questo avvenga seguendo un qualche criterio qualitativo e che quindi vengano escluse dalla pubblicazione tutte quelle opere che non ne sono 'degne'. Insomma, non sempre è solo colpa della sfortuna o del fatto che 200 altre persone hanno inviato il proprio manoscritto se veniamo rifiutati: una delle mille altre ragioni per cui un editore può rifiutarci è proprio che la nostra opera non è pronta, non è adatta o non è abbastanza buona per essere pubblicata.

Come detto sopra, bisogna essere fiduciosi nel sistema (che brutta parola, ma è tardi e non mi viene di meglio, perdonami) che se la nostra opera davvero vale qualcosa, troverà il suo editore anche e soprattutto dopo una scelta attenta da parte nostra delle CE a cui inviare (che comunque possono essere parecchie anche dopo una scelta attenta, come pure detto sopra).

 

Che poi, se proprio vogliamo tirare in mezzo la sfortuna (o in certi casi particolari, come nel caso di un romanzo difficilmente inquadrabile in alcun genere, cioè difficilmente proponibile al pubblico e che quindi molto probabilmente verrà rifiutato da chiunque), dobbiamo tener presente che oggi il digitale ci offre grandissime possibilità riguardo all'autopubblicazione.

Qualcuno considera l'autopubblicarsi un'ammettere la sconfitta; per quanto mi riguarda, si tratta di una scelta legittima e rispettabile, specie di questi tempi in cui davvero il digitale offre un sacco di nuove (mica tanto nuove, ma questo è un altro discorso) opportunità. Se però davvero riteniamo l'autopubblicazione una sconfitta, nulla ci vieta di continuare a proporre le nostre opere, ad impegnarci, esercitarci e migliorarci e a non mollare l'osso finché finalmente qualcuno non ci farà un'offerta.

La tenacia insomma, più che l'invio a casaccio, penso sia davvero la risposta.

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Secondo me bisogna anche essere realisti: a parte le grandi (mondadori & Co.) che hanno un catalogo generalista perché possono permetterselo, le medie e le piccole tendono a concentrarsi su un ventaglio più o meno ristretto di generi, in parte per scelte programmatiche, in parte perché semplicemente non hanno risorse per fare altrimenti.

Per quanto il nostro testo sia ottimo, una casa editrice che non tratta quel genere non lo pubblicherà perché significherebbe disperdere le forze in un segmento in cui non è presente e in cui avra possibilità di successo commerciale praticamente nulle.

Un romanzo pubblicato con una piccola già fatica a raggiungere un bacino di lettori consistente, figuriamoci un romanzo pubblicato da una piccola che tratta solitamente un genere diverso.

Uno dei rifiuti che ho ricevuto per un racconto è stato motivato proprio da questo, la C.E. mi ha fatto i complimenti per come era scritto, ma mi ha anche detto che non l'avrebbe pubblicato perché era un genere che non trattano, giustamente loro non se la sentivano di imbarcarsi in qualcosa che era al di fuori delle loro corde.

Da notare anche che generi diversi richiedono anche sensibilità diverse riguardo a editing, copertina, e altro. Un editor specializzato in racconti realistici difficilmente farà un buon lavoro con un fantasy, semplicemente perché conosce poco la materia.

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Ti spiego meglio. Il fatto che la mia lista sia piuttosto corta è dettata da tre fattori:

1) Genere. No, nessun editore apre una collana apposta per te.

2) Pubblicazione cartacea (possibilmente affiancata da ebook), quindi tutte le CE solo digitali le ho dovute scartare a priori, e ce ne sono alcune valide.

3) Distribuzione, che è l'anello dolente del 99% delle piccole CE, alcune meritevoli, ma per me non ha senso pubblicare un libro che nessuno troverà in libreria.

Alle opzioni 2 e 3 preferisco autopubblicarmi.

 

Più che altro è importante gestire bene i tempi, cioè spedire prima alle case editrici più grandi o dove ritieni di avere più possibilità, e solo dopo alle "seconde scelte".

 

Condivido questo modus, dare 6-12 mesi di anticipo alle Big ha totalmente senso.

 

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In effetti su molti invii mi sono anche pentito, perché dopo averci ragionato attentamente sono giunto alla conclusione che, nel 2014, autopubblicarsi sia una scelta più saggia che pubblicare con una piccola casa editrice free (una proposta delle quali infatti ho già rifiutato. Pure una di una media, ma lì per un discorso di contenuti di cui ho già parlato in un altro topic).

 

Rispetto per chi lo fa, ma in entrambi i casi della promozione poi devi occupartene tu e probabilmente con un ebook self a 3 euro vendi di più che con cartaceo/ebook della casa editrice, solitamente a prezzi folli tipo 10 euro per ebook e 18 per cartaceo. Ma chi li compra di un esordiente oltre a parenti e conoscenze (che comunque comprerebbero lo stesso anche l'autopubblicato, felici di spendere meno)? In libreria soltanto con una big ti darebbero fiducia.

 

Inoltre tutte le case editrici ti chiedono di cedere i diritti per molti anni, così se il libro va male resta bloccato e non puoi nemmeno cercare di riproporlo da te... invece con l'autopubblicazione se vendi molto poi hai anche la possibilità di farti notare da una casa editrice big, se non vendi puoi ritirarlo dagli store, modificarlo, studiare una strategia diversa (es. cambiando titolo e copertina).

 

Non so, ormai mi sembra quasi più vanity press accettare un contratto free con una piccola che autopubblicare (lasciamo perdere le eap che per me quella non è neanche editoria). Hai il contentino del nome di un editore sul libro ma poi, con le possibilità della distribuzione digitale e on demand di oggi, solo svantaggi... faccio un esempio: i soldi che spenderesti in benzina per andare a fare una presentazione della casa editrice a 100 km di distanza con 4 gatti e 4 copie vendute, se li investi come self in facebook ads poi magari di copie ne vendi 40.

 

ps ovviamente parlo di autopubblicazione curata e professionale in tutti gli aspetti

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In effetti su molti invii mi sono anche pentito, perché dopo averci ragionato attentamente sono giunto alla conclusione che, nel 2014, autopubblicarsi sia una scelta più saggia che pubblicare con una piccola casa editrice free

 

Più che saggio/meno saggio, direi che comunque, mentre dieci anni fa autopubblicarsi era una brutta storia, oggi abbiamo molti più mezzi e servizi che ci permettono di farlo: seppur ci costa comunque (in tempo, fatica e magari anche in denaro) editare, formattare, distribuire e promuovere decentemente un e-book, i social, forum, blog e piattaforme di distribuzione varie ci permettono di aumentare spropositatamente le nostre possibilità: non siamo più limitati dallo spazio fisico e, al contempo, gli spazi per la promozione e i mezzi per farsi conoscere anche solo come autore sono aumentati considerevolmente. Oggi insomma autopubblicarci ci dà potenzialità (e quindi risultati) considerevolmente migliori rispetto a dieci anni fa.

Se convenga poi autopubblicarsi o pubblicare con una piccola CE, non lo so: questo penso ce lo debba dire chi ha più esperienza di noi e penso pure dipenda molto da ciò a cui uno punta. 

 

Ma comunque facciamo attenzione che qui andiamo OT.

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ecco, un altro problema.

ho capito leggendovi che autopubblicarsi farebbe guadagnare una percentuale molto più alta, ok.

ma, e questo è il punto, se decido di affidarmi a una CE, e voglia Iddio che una di loro mi voglia pubblicare, io do per scontato che la promozione e la distribuzione la facciano LORO.

perché se devo promuovermi da sola, tramite conoscenti, social network, giri in tutte le librerie della provincia, a che cacchio mi serve una CE che, dopo tutto lo sbatti che mi son fatta, mi darà una percentuale irrisoria sulle vendite?

se così fosse, tutti si autopubblicherebbero. no?

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io comunque scrivo quella che qui ho letto chiamarsi narrativa mainstream.

nessun genere.

quindi diciamo che non devo restringere il campo nella ricerca di CE e infatti personalmente sto mandando il manoscritto a tutte quelle che ho trovato nel vostro elenco free (tutte, escluse quelle che pubblicano libri di genere, ovviamente, ma sono molte di meno.)

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A nessuna.

Motivo: non lo reputo un sistema efficace.

scusa, mi hai incuriosito.

qual è un metodo efficace, a tuo avviso?

L'ho consigliato diverse volte, e posso dire con una punta d'orgoglio, non che i pochi che mi hanno dato retta sono stati pubblicati, ma che i pochi che oltre a darmi retta avevano i numeri, sono stati pubblicati.

E questa è una piccola soddisfazione perché mi gratifica che un autore che merita abbia la soddisfazione di stringere il suo libro tra le mani.

Il come, se ti interessa, te lo dico in privato...

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ma, e questo è il punto, se decido di affidarmi a una CE, e voglia Iddio che una di loro mi voglia pubblicare, io do per scontato che la promozione e la distribuzione la facciano LORO.

 

Se ne parlava in altri thread che appunto uno dei problemi con tante piccole CE (non tutte, non parlo mai per assoluti) è che mancano di una buona rete di distribuzione e/o dei mezzi per una promozione efficace. Però, come ho già detto, quando si selezionano le CE a cui inviare, si dovrebbe anche selezionare in base alla qualità dei servizi (anche, ma non solo) di promozione e distribuzione che offrono: è anche per questo che nella sezione apposita raccogliamo le esperienze degli utenti riguardo a tutte le CE, altrimenti non avrebbe senso.

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Infatti io (nb non per andare ancora OT, ma per rispondere a Nietzsche) mi sono letto i topic delle varie case editrici e a livello di promozione sembra esserci molto malcontento.

 

Poi, visto che per uno scrittore è controproducente parlare male della propria casa editrice anche se quest'ultima lo meriterebbe, anche i giudizi positivi in gran parte mi sembrano poco convinti: tanta "soddisfazione per l'entusiasmo e l'impegno" ma dati concreti pochi. Al massimo si legge della presentazione senza rimborso delle spese di trasporto dove uno ha venduto 8 libri, del microstand alla tal fiera, della segnalazione sul blog che recensisce comunque anche gli autopubblicati, eccetera.

 

Però appunto, di operazioni promozionali "toste" di piccole case editrici free che giustifichino davvero il fatto che si tengono il 90% su ogni copia venduta non ne ho ancora lette, o forse mi sono sfuggite non so. E con "toste" intendo qualcosa che non sia alla portata dell'autore self con un po' di ingegno, tempo e voglia di mettersi in gioco.

 

Certo, la scoperta dell'acqua calda è che la pubblicità (compresi eventi, stand, presentazioni in librerie di grande richiamo) costa soldi e solo le case editrici big hanno budget adeguati, però allora si torna al punto di partenza: che senso ha puntare su una casa editrice che sai già che non ha molto da investire sui proprio autori?

 

ps. ovviamente il peggio del peggio sono le EAP e chi si rivolge a loro. Cavolo, se hai 2000 euro a disposizione da investire nel tuo libro, invece di fartelo stampare e basta (perché di quello si tratta) autopubblicati e i 2000 investili in promozione mirata (come quella ragazza che aveva fatto proiettare il booktrailer del suo libro nei cinema dove facevano Twilight), no? Mi sembra che tutti vogliano fare gli scrittori e pure gli editori, ma un vero spirito imprenditoriale sia molto raro sia negli uni che negli altri...

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Rimane il fatto che, se ti pubblica una casa editrice free, significa che qualcuno professionalmente preparato ha letto e valutato positivamente la tua opera, al punto di investirci qualcosa, mentre, se ti autopubblichi, per il lettore non esiste  garanzia che il tuo libro non sia un'assoluta porcheria.

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Rimane il fatto che, se ti pubblica una casa editrice free, significa che qualcuno professionalmente preparato ha letto e valutato positivamente la tua opera, al punto di investirci qualcosa, mentre, se ti autopubblichi, per il lettore non esiste  garanzia che il tuo libro non sia un'assoluta porcheria.

 

Mah, non sono d'accordo: gli autori self più seri che vedo in giro si sbattono molto per raccogliere recensioni di utenti e blog, quindi un'idea sulla decenza o meno del libro te la fai con facilità, non compri alla cieca. Viceversa, di molti libri pubblicati con piccole case editrici free non trovi neanche mezza opinione in giro (perché magari l'autore pensa che faccia tutto la casa editrice per la promozione e poi si ritrova poco o nulla presente sul web).

 

Inoltre gli autopubblicati decenti li distingui agevolmente da quelli scandalosi, anche solo dalla copertina, dalla sinossi e dal sito/blog del libro, più l'estratto gratuito per editing e impaginazione: la "selezione naturale" del web compensa benissimo l'assenza di quella editoriale a monte...

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Rimane il fatto che, se ti pubblica una casa editrice free, significa che qualcuno professionalmente preparato ha letto e valutato positivamente la tua opera, al punto di investirci qualcosa, mentre, se ti autopubblichi, per il lettore non esiste  garanzia che il tuo libro non sia un'assoluta porcheria.

 

Mah, non sono d'accordo: gli autori self più seri che vedo in giro si sbattono molto per raccogliere recensioni di utenti e blog, quindi un'idea sulla decenza o meno del libro te la fai con facilità, non compri alla cieca. Viceversa, di molti libri pubblicati con piccole case editrici free non trovi neanche mezza opinione in giro (perché magari l'autore pensa che faccia tutto la casa editrice per la promozione e poi si ritrova poco o nulla presente sul web).

 

Inoltre gli autopubblicati decenti li distingui agevolmente da quelli scandalosi, anche solo dalla copertina, dalla sinossi e dal sito/blog del libro, più l'estratto gratuito per editing e impaginazione: la "selezione naturale" del web compensa benissimo l'assenza di quella editoriale a monte...

 

Non sono per niente convinta di questa cosa.

Ho visto testi autopubblicati con copertine eccellenti, privi di errori e con buona impaginazione che avrei buttato comunque dalla finestra. Li ho letti anche dalle case editrici eh, insomma: non c'è molta differenza, imho, se non che in Italia considerano veramente scrittori quelli che hanno prodotto libri di carta e sono stati selezionati da qualcuno di competente.

Parliamo degli addetti.

L'unico vero motivo per cui mi sono dannata inutilmente l'anima per partecipare a Feltrinelli Zoom è che, per una volta, avrei voluto lavorare con un vero editor. Non un editor improvvisato pagato a noccioline, non un mio carissimo amico espertissimo del genere che scrivo e onesto che non ha idea di come funzioni il mercato editoriale, un vero editor. Senza doverlo pagare di tasca mia, chiaramente.

Mi spiace, ma io non avrò mai la certezza di scrivere qualcosa di decente finché non me lo dirà qualcuno di professione. Poi magari mi autopubblico, mi nota una grande casa editrice (beh, ad altri è successo no?) e a quel punto avrò comunque le mie conferme.

Ma se mi autopubblico e basta, mi comprano quei venti gatti persuasi da recensioni entusiastiche sul web che valgono come il due di picche (quando leggo le recensioni sollecitate dagli scrittori mi viene sempre un po' da sorridere. I/Le blogger sono molto carini/e ad accontentare gli scrittori che scrivono loro, ma raramente ho letto una recensione che mettesse in luce anche punti deboli. Ecco la differenza tra una recensione che arriva spontanea e una che invece richiedi tu: la prima è sincera perché non ci sono tornaconti, la seconda è un compromesso per evitare persecuzioni da parte dell'ego degli scrittori esordienti).

 

Per il resto, io ho selezionato tredici case editrici.

Se non scrivessi fantasy e fantascienza sicuramente sarebbero state di più, ma nell'ambito di chi mi pubblicherebbe (big comprese, quindi cinque case editrici vanno scartate perché la probabilità è dello 0,1%) ho fatto la cernita che ritenevo opportuna. Perché?

Perché voglio fare della scrittura un mestiere. Magari non di cui vivere, certo, ma che mi dia indietro tutto l'impegno che ci metto anche io. Tutti gira che ti rigira un editore lo troviamo, piccolo o medio, digitale o cartaceo che sia. E sinceramente non ho nulla contro chi batte tutte le piste ed è soddisfattissimo di andare a fare le presentazioni nelle trattorie e nei palazzetti dello sport della propria città, ma non fa per me.

 

Suonerà presuntuoso, ma tanto ormai sono sulla china: non mi interessa finire nel mare degli autopubblicati aspettando che cali un amo dall'alto, così come non mi va di finire in quello di chi ha accettato il compromesso di una piccola CE per fare curriculum.

Ho impiegato anni a scrivere la mia prima opera (e se vado avanti così ce ne vorranno altri, visto che non è ancora terminata), ho rispetto del mio tempo, del mio impegno, dello studio, della documentazione che ci ho messo. Di tutti i libri che ho letto per imparare (non parlo di manuali, ma di testi di altri scrittori di genere), di tutto quello che ho fatto per poi regalarlo a qualcuno a quaranta centesimi solo per dire "sono una scrittrice".

Magari il mio testo non interessa davvero a nessuno, nessuna CE, nessun lettore.

Ma preferisco un destino anonimo a quello del "Ho pubblicato con Nonna Rospa Editore" perché tanto le conseguenze sono più o meno le stesse.

Per questo ho escluso le CE che non hanno distribuzione e devi chiamare tu o mandare qualcuno in libreria a chiedere alle casse. Per questo ho escluso le CE che non vanno alle fiere che mi interessano, che non curano le copertine sbattendoci delle immagini poco rifinite e un testo in font Bleeding Cowboys che sembra uscito dal blog di una ragazzina, per questo ho escluso le case editrici che non hanno pubblicato neanche un testo che ho letto (leggo molto) o che non ho mai visto in una libreria fosse una girando per l'Italia, Mondadori e Feltrinelli delle stazioni comprese.

 

Ho valutato con estrema cura come mi aspetto che loro valuteranno con estrema cura il mio lavoro.

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Rimane il fatto che, se ti pubblica una casa editrice free, significa che qualcuno professionalmente preparato ha letto e valutato positivamente la tua opera, al punto di investirci qualcosa, mentre, se ti autopubblichi, per il lettore non esiste  garanzia che il tuo libro non sia un'assoluta porcheria.

non avevo pensato a questo, ma in effetti potrei essere d'accordo.

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Le big non filano di striscio gli esordienti. Ci ho provato anni fa e ci ho riprovato di recente, ma è un dato di fatto (a meno che non ti presentino i soliti noti). E' pur vero che le piccole CE presentano molti inconvenienti (pochi mezzi e poca o nulla distribuzione), ma l'alternativa è autopubblicarsi o non pubblicare per niente.

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Sì ma il mondo non si divide tra BIG e CE appena nate.

C'è anche la via di mezzo, ovvero quelle case editrici ben distribuite, che ti fanno promozione anche senza essere la Mondadori.

Ho sempre l'alternativa di IoScrittore per l'anno prossimo in ogni caso, visto che la BIG a cui punto io è piuttosto specifica.

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Mah, per quanto mi riguarda per esempio LaCorte Editore. Non credo si possa definire una BIG, eppure quest'anno porta i suoi libri al Lucca Comics&Games 2014, ha buone copertine e autori in scuderia che comunque ho sentito nominare.

I suoi libri di tanto in tanto in libreria li ho visti (in numero esiguo. Ma c'erano).

Questo per fare un esempio.

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Penso che abbiate appena dimostrato da soli quello che ho detto nella pagina precedente:

Se convenga poi autopubblicarsi o pubblicare con una piccola CE, non lo so: questo penso ce lo debba dire chi ha più esperienza di noi e penso pure dipenda molto da ciò a cui uno punta.

 

Sono molto impressionato poi dal punto di vista di Steamdoll, e ciò che dice mi suscita profondo rispetto. No, non esagero: Steamdoll riflette esattamente ciò che avevo in mente, cioè un aspirante esordiente che sa esattamente quello che vuole ed è deciso con tenacia a non prendere altre vie rispetto a quelle cui interessa. Poi, tutti con motivi diversi, c'è chi con la medesima tenacia cura la propria autopubblicazione, chi con la medesima tenacia si sbatte per aiutare la propria piccola CE con distribuzione e promozione, chi con la medesima tenacia (è il caso di Steamdoll) punta (e qui finalmente rientriamo IT) ad un certo tipo di CE accuratamente selezionate in base a certi "standard minimi" da lei stabiliti.

 

Sarebbe anche da cercare di capire pure come farsi prendere da una Big, perché qua pare che nessuno lo sappia con chiarezza, ma siamo già dannatamente OT, quindi, per piacere, non rispondetemi su questo punto.  :asd: 

 

Visto che Steamdoll ha (re)introdotto l'argomento, cerchiamo di soffermarci non tanto sulla scelta autopubblicazione/CE, ma sui criteri secondo cui selezionare le CE cui inviare.

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