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Supertramp

Ascoltando i Queen

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/23324-lennesimo-incubo/

 

Il gatto sta morendo.

È sdraiato nella sua cesta con lo sguardo vuoto e perso verso un punto indefinito. La testa è lasciata cadere, a peso morto, su una zampina. Respira a fatica.

Ha appena avuto una crisi epilettica, o almeno, così mi è sembrato: non sono un esperto, ma un paio di volte ho assistito ad un essere umano in preda a convulsioni epilettiche e quelle del mio gatto sembravano davvero tanto simili.

Sta male da giorni, ormai. Non si sa che malattia abbia, ma conta poco alla sua veneranda età di quindici anni: le aspettative di vita sono di qualche giorno, secondo me più di qualche ora non va avanti. Un liquido trasparente scivola giù da un occhio e sembra una lacrima. Sembra piangere, soffrendo; e sembra soffrire, piangendo. Abbiamo deciso che, tra poco, il veterinario gli fermerà il cuore. È brutto, ne sono consapevole, almeno smette di soffrire.

Lo guardo, in piedi, con una tristezza che mi attanaglia le membra. Non riesco a rendermi conto che morirà, di lì a poco, che dopo quindici anni passati insieme, lui se ne andrà. E se ne andrà per sempre.

L’odore di fogna è insopportabile: arriva da lui e dalla sua bocca. Mi entra nelle narici ed è nauseabondo. L’ennesimo segno di sofferenza.

Miagola. Il suono arriva distintamente al mio orecchio, ma in quell’agonia è un lamento. Un lamento e una richiesta di aiuto, dal profondo del suo cuore.

Mi siedo a gambe incrociate davanti alla cesta e appoggio con delicatezza una mano su di lui per donargli una carezza, una delle ultime. È scheletrico, è magro, sembra non avere più muscolatura e più pelle addosso. Respira con affanno, sento la sua cassa toracica gonfiarsi irregolarmente, a tratti, sotto il palmo della mia mano, mentre la muovo, continuamente, su e giù per fargli sentire quel calore che tra poco abbandonerà il suo corpo.

Mentre sono lì, mentre lo guardo, la gola mi si stringe in un nodo difficile da sopportare. Le lacrime arrivano fino agli occhi, mi ostruiscono la visuale, ma non voglio piangere. Deglutisco a fatica, cercando di pensare ad altro, con estrema difficoltà. È quasi un conato di vomito, quello che sale successivamente dallo stomaco. Lo trattengo, a forza, e attendo qualche secondo prima di spalancare la bocca e inspirare aria, più volte e a fondo, per permettermi di non vomitare. Di non piangere e di non vomitare.

Passo la manica della mia felpa sugli occhi, ad asciugare quel velo di lacrime: così, lo posso vedere bene e chiaramente. Continuo ad accarezzarlo, mentre lo guardo vivere e sopravvivere a fatica.

Inspiro a fondo, prima di avvicinarmi al suo orecchio e sussurrargli di lasciarsi andare, di non combattere, che è inutile, e di addormentarsi.

Gli dico che anche se non mi capisce, io sono lì con lui, in quel momento. Sono con lui e non lo lascio, nei suoi ultimi passi. Glielo sussurro piano, con dolcezza e delicatezza, come un consiglio, un invito a non farsi più del male.

In sottofondo, alla radio, parte una canzone: Love of my life dei Queen. È un colpo allo stomaco, per me e per lui. La mia mano si stringe, appena, sulla sua poca pelle. Mi mordo il labbro inferiore, per non piangere, per sentire il dolore che mi distrae da quella visione raccapricciante e da quella musica accogliente.

Non vuole andarsene, o forse non riesce.

 

L’abbiamo portato dal veterinario, alla fine. Ci è arrivato vivo. Siamo nella piccola sala d’attesa, e guardo fuori dal vetro le macchine passare, in una calda giornata d’autunno in cui il sole esalta e vivacizza i colori caldi delle foglie cadute. Una giornata così allegra agli occhi è così triste all’anima.

Sorrido appena, pieno di tristezza e malinconia.

Mi volto verso la porta gialla dell’ambulatorio che si apre. Ne esce una ragazza, con un cane: ci passa affianco e se ne va. È ora di entrare, non c’è più niente da fare.

Varcata quella porta so già che, da lì, non ci uscirà più.

 

Io gli ho già detto addio. Siamo morti entrambi ascoltando la canzone dei Queen.

In testa non ho altro che una frase che per sempre ormai mi ricondurrà a lui, con la triste memoria: «When I grow older, I will be there at your side to remind you how I still love you».

Io so che lui non muore in un triste e spoglio ambulatorio veterinario, io so che mi ha sentito vicino e che quel momento è solo nostro e nessuno ce lo porterà via.

Io so che lui è morto ascoltando i Queen.

 

 

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Prima qualche appunto

convulsioni epilettiche

Trovo che sia superfluo specificarlo, anche perché le convulsione epilettiche non è che differiscano alla vista da quelle, per esempio, febbrili.

 

È brutto, ne sono consapevole, almeno smette di soffrire

Metterei un ma dopo consapevole o spezzerei con un punto.

più muscolatura e più pelle addosso

Trovo il secondo più superfluo, la lettura scorre meglio senza.

Passo la manica della mia felpa sugli occhi

Possessivo inutile, si capisce lo stesso che la felpa è del protagonista.

ci passa affianco

Trovo che il le, in questo caso, sia meglio del ci

per sempre ormai mi

Ormai lo metterei come inciso.

 

Tolto questo l'ho trovato un bel testo, le emozioni del protagonista sono ben chiare ed è facile provare empatia nei suoi confronti, anche perché è una situazione che purtroppo abbiamo vissuto in molti. Un racconto triste che racconta dell'amore di un uomo per il suo gatto non può non piacermi. Lo stile e il tono si accompagnano bene alla tematica e la trama, per quanto semplice e banale, non penalizza il racconto che gira invece intorno alle emozioni. Ho apprezzato.

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Ciao Supertramp, questo racconto mi fa ricordare tanto il mio stile, c'è una gran voglia di comunicare qualcosa a qualuno. Il tuo racconto è molto equilibrato:  stai molto attento a descrivere lo stato d'animo di un animale e di un uomo in un modo chiaro ma soprattutto con distacco. Ho qualche dubbi sulla punteggiatura, non usi mai i : o il ; io li avrei utilizzati per marcare di più alcune frasi. La fine mi pare troppo scontata rispetto al titolo , potevi approffondire di più il discorso dei queen . Per ultima cosa... che significa : con lo sguardo vuoto? non è meglio dire con lo sguardo perso nel vuoto?

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Mi ero connesso alla ricerca di un brano da commentate per poter postare un frammento scritto ieri.. 




Non sarà questo il caso.. Che vuole rimanere un omaggio a questo scritto, per il tipo di argomento trattato e per il tipo di reazione suscitata in questo umile lettore.. 




 




Che dire?? 




Leggo Queen nel titolo, e non posso che fermarmi a leggere.. 




Non quoterò niente né ti segnalerò eventuali refusi o errori.. 




Mi fermo a commentare solo per dirti la mia visione della scrittura, e anche della musica.. 




Non mi importa quanto un racconto o una canzone possa essere scritto bene o in maniera tecnicamente perfetta.. Deve semplicemente arrivarti al cuore e darti delle emozioni.. 




Dato che sono passato molto vicino alla situazione che hai descritto, con la differenza che erano 13 anni e non 15.. E dato che i Queen sono il primo gruppo che mi ha portato ad avvicinarmi alla musica, ascoltata e suonata.. Il tuo racconto ha fatto proprio questo.. 




Mi ha portato tante emozioni e tanti ricordi..  




Per cui voglio dirti semplicemente.. Grazie.. 


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