Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

elphie

[Sfida 71] Nessun domani

Post raccomandati

commento

 

C’è stato un tempo in cui avevamo in pugno il destino del mondo. Un tempo in cui scoprire di essere una figlia di Ateca significava un futuro lontano dalla massa, un vanto per qualsiasi famiglia.

Sto cercando di ricordarlo, ora che le mie mani sono legate dietro la schiena e le ginocchia nude battono sul selciato.

Cerco di ricordare il momento esatto in cui siamo diventate carne da macello.

Non mi viene in mente nulla.

Mi assale invece il ricordo della partenza per il Tempio. Avevo cinque anni. Continuavo a spostare il peso da un piede all’altro per paura che la nebbia mi afferrasse le caviglie come un fantasma.

«Erinor,» mi disse quella mattina mia madre «qualunque cosa accada, tu obbedirai a ciò che ti verrà ordinato.»

L’obbedienza era la prima qualità di una Sacerdotessa. E io, obbediente, lasciai la mia casa per la vita alla quale ero destinata.

 

Gli Oligarchi hanno ordinato di fare piazza pulita delle Sacerdotesse rimaste. Mun mi ha condotta in uno spazio nascosto sotto la bottega del calzolaio ed è fuggita nonostante le mie preghiere.

«Non c’è spazio per entrambe, me la caverò.» Mi ha baciato le mani, e il suo sguardo era ancora lo stesso di quando metteva a scaldare i vestiti accanto al camino perché non mi raffreddassi dopo il bagno. Un’infanzia passata a prenderci cura l’una dell’altra, in un luogo in cui nessuno aveva cura di noi.

È suo il volto che ora mi fissa con occhi vacui, un cadavere buttato in mezzo agli altri.

Mi hanno trovata dopo tre giorni trascorsi accucciata nel buio a sentire le urla dalla strada. Qualcuno deve aver fatto la spia. La nostra vita è diventata valuta corrente.

Ho sentito la porta della bottega schiantarsi contro la parete e le grida dei soldati. I loro passi sulle assi di legno, la polvere sulla mia testa. Un attimo dopo la botola era aperta e un ragazzo mi afferrava per la collottola, gettandomi ai piedi del comandante. Ho potuto vedere l’espressione atterrita del calzolaio un istante prima che lui gli aprisse la gola con il coltello.

Mi hanno spinta fuori. I vicoli erano invasi di vestiti e oggetti personali. Finestre infrante, porte sfondate… Mentre mi trascinavano verso la Piazza continuavo a inciampare sui corpi che nessuno s’era premurato di spostare. Poi sono scivolata sui capelli biondi di Diantha e sono finita a faccia in giù sul suo sangue.

Diantha, quella che il primo giorno continuava a piangere in braccio alla Savia, facendoci vergognare. Perché la seconda e più importante dote di una Sacerdotessa è l’autocontrollo. È questo il nostro potere, assieme alla magia che scorre in noi e che gli Oligarchi vogliono estirpare.

Folli.

 

Quando siamo arrivati, il sole stava tramontando sulla Piazza bianca dei corpi delle mie compagne. L’Obelisco, simbolo del potere oligarca, si stagliava stonato al centro di uno spazio secolare. Anche da lontano ho riconosciuto Talype in piedi davanti al monumento. Il suo profilo era netto e severo come la prima volta che l’ho vista.

Sul letto accanto al mio, una bambina che mi osservava con sguardo impassibile. Indossava la divisa grigia della prima classe e stava seduta a gambe incrociate.

La Savia la rimproverò: «Talype, riprendi la penitenza.»

Lei si voltò di scatto, tese le punte dei piedi e cominciò a muovere impercettibilmente le labbra. La sua bocca sillabava parole che nessuno poteva sentire, mentre gli occhi erano persi nel vuoto.

Il garzone entrò per aiutarci a disfare i bagagli. Il profilo di Talype immobile in quella posizione innaturale aveva qualcosa di inquietante.

«Che sta facendo?» gli chiesi.

Lui abbozzò un sorriso: «Impara a far sorgere il sole.»

 

Ecco chi siamo. Ecco cosa eravamo. Le figlie della Dea Ateca, responsabili del sorgere del sole e di ogni evento naturale che permette al mondo di funzionare.

Abbiamo trascorso l’infanzia e l’adolescenza a imparare una serie infinita di rituali, danze e canti da eseguire in modo puntuale e rigoroso ogni giorno della nostra vita, per tutta la nostra vita, pena la fine dell’esistenza. E se il bestiame si ammala, se il grano non cresce, se piove troppo o troppo poco, la colpa è di qualcuna di noi.

Abbiamo passato la nostra vita a tenere insieme il tessuto del mondo. A sentirci in colpa ogni volta che qualcosa va storto. Chi di noi aveva inclinato troppo il polso o non aveva teso abbastanza la gamba? Chi aveva cantato a voce troppo alta o troppo bassa?

C’era sempre qualcuna. Era per questo che accadevano tante disgrazie.

L’epidemia di tifo del terzo anno: la caduta di Giulitta durante la Decima Danza. L’inondazione del quarto: Violine che andava fuori tempo durante il Sesto Coro.

Era colpa nostra. Noi avevamo il potere far muovere gli astri, di far scorrere il tempo e crescere le piante. Noi danzavamo ogni giorno per far sorgere il sole.

Ma poi arrivarono loro. Gli uomini delle Terre Al di Là del Mare. E la persecuzione iniziò.

 

Gli Oligarchi dissero che il nostro potere era solo una superstizione che nessuno si azzardava a mettere alla prova, per timore che l’esistenza finisse davvero. Un modo che i Maestri Atecanti avevano escogitato per mantenere saldo il loro potere.

Tentarono di spodestare i Maestri, poi di screditarci, ma la gente si oppose. Le persone non volevano che smettessimo di danzare per far sorgere il sole. Avevano paura.

Poi un giorno vennero a prenderci. Cominciarono dalle Savie. All’inizio nessuno sapeva cosa accadeva. Le Savie partivano e non tornavano. Immonde divenne il nostro nuovo nome. Responsabili della diffusione della superstizione e detentrici illegittime di un potere che non ci spettava.

Fu facile. Fu molto facile. La prima qualità di una Sacerdotessa è l’obbedienza.

Quando piombarono nel primo Tempio nessuna oppose resistenza. Le concentrarono tutte nel cortile e le fucilarono. Pochi minuti dopo, cinquanta fra donne e bambine giacevano in un unico mucchio di carne.

Quando toccò al nostro, la notizia s’era già diffusa. Io e Mun portammo tutte nei boschi, ma non servì. Catturarono la maggior parte di noi e spinsero le altre verso la città.

Il loro sangue ora imbratta le strade.

Ho visto Talype in piedi davanti all’Obelisco, lo sguardo che sfidava quello del plotone d’esecuzione. Teneva le mani tese nella Terza Posizione, quella che mantiene l’equilibrio del sole al tramonto.

Un ordine secco. Spari. Talype si accascia al suolo, il suo sangue schizza sul monumento la cui ombra punta ora verso di me.

 

Mi fanno inginocchiare al suo posto. I miei occhi si alzano verso le canne dei fucili.

Sono l’ultima rimasta. Lo capisco dal sorriso di soddisfazione del comandante. Una parola e la nostra stirpe sparirà per sempre.

«Domani sarà il primo giorno di un nuovo mondo. Un mondo libero dalla superstizione!» Grida affinché tutti sentano. Poi mi guarda.

Lo fisso senza timore, il volto impassibile: «Non ci sarà nessun domani.»

Per un attimo un’ombra d’esitazione vela il suo sguardo.

Solleva il braccio e il plotone carica le armi.

Non chiudo gli occhi. La seconda qualità di una Sacerdotessa è l’autocontrollo.

Abbassa il braccio.

Fuoco.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Piaciuto. Una storia ben ambientata e che secondo me si presta a più di un'interpretazione.

La scrittura è scorrevole ed è riuscita a catturarmi tanto da  farmi provare un brividino di incertezza sul futuro della terra dopo l'uccisione dell'ultima sacerdotessa.

 

Una considerazione su come ha impostato il racconto.

Parti con la protagonista che, se ho ben capito, è inginocchiata nella piazza in attesa di essere uccisa. Il resto del racconto è il riepilogo della sua cattura alternato ai ricordi della sua vita come sacerdotessa e degli avvenimenti che hanno portato al massacro. Ci sono perciò due filoni distinti che vengono raccontanti sempre al passato. 

Secondo me, se avessi usato il presente per raccontare la cattura (partendo da quando Mun la nasconde) e il tragitto verso la piazza,  e il passato per tutto il resto, il racconto ne avrebbe guadagnato in chiarezza e anche come effetto.

 

«Non c’è spazio per entrambe, me la caverò.» Mi ha baciato le mani, e il suo sguardo era ancora lo stesso di quando metteva a scaldare i vestiti accanto al camino perché non mi raffreddassi dopo il bagno. Un’infanzia passata a prenderci cura l’una dell’altra, in un luogo in cui nessuno aveva cura di noi.

 

il mettere i vestiti a scaldare -  perchè non si raffreddasse - mi ha fatto pensare a un'adulta.

 


Un attimo dopo la botola era aperta e un ragazzo mi afferrava per la collottola,

non riesco a visualizzare: il ragazzo e la ragazza avranno all'incirca lo stesso peso, non mi sembra possibile

 

Mi hanno spinta fuori. I vicoli erano invasi di vestiti e oggetti personali. Finestre infrante, porte sfondate… Mentre mi trascinavano verso la Piazza continuavo a inciampare sui corpi che nessuno s’era premurato di spostare. Poi sono scivolata sui capelli biondi di Diantha e sono finita a faccia in giù sul suo sangue.

 

tutti questi corpi di sacerdotesse non sono troppi o sono anche delle persone che le hanno aiutate?



La Savia la rimproverò: «Talype, riprendi la penitenza.»

...

«Che sta facendo?» gli chiesi.

Lui abbozzò un sorriso: «Impara a far sorgere il sole.»

 

 

Perchè è una penitenza?

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Wy! Che piacere ritrovarti!

Grazie mille per il passaggio e il commento, mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto, ero molto incerta.

Sono da cel perciò non ho il quote, spero di riuscire ugualmente a rendere chiara la mia risposta cercando di andare per ordine.

 

Ero indecisa anch'io sui tempi verbali da usare. Avendo scelto il presente per il momento iniziale che in realtà, come tu hai ben capito, è quello finale, mi sono ritrovata col dubbio rispetto a come gestire il resto della narrazione. Ovviamente per i flash back sull'infanzia andava bene il passato remoto ma al momento di descrivere la fuga mi sono chiesta se, usando il presente come nell'atto finale, non si creasse confusione rispetto all'incipit. Anche perché per motivi di limite dei caratteri... (accidenti!) non sono riuscita a specificare il fatto che lei è in piazza all'inizio del racconto e che quindi, in pratica, stavo partendo dalla fine. Tra l'altro l'effetto con tutta la fuga al presente mi piaceva di più, impattava sicuramente meglio e faceva meno "raccontato".

Se mi dici che a tuo parere sta meglio partire col presente già dalla fuga e non fa confusione sistemo tutto in questo senso. 

 

Avevo inserito come inciso un "da bambine" per fugare questo dubbio... tagliato sempre per via del limite di caratteri. Sarà la prima cosa che aggiungerò!

 

Se il ragazzo diventasse un generico soldato avrebbe più senso? Non mi frega molto dell'età del soldato, volevo solo dare l'immagine di qualcuno che ti strattona violentemente prendendoti su dal basso verso l'alto.

 

I corpi erano anche delle persone che si erano opposte al nuovo regime ma hai ragione tu: non si capisce, va spiegato meglio.

 

Ho immaginato che la bambina avesse fatto qualcosa di sbagliato e fosse stata punita con esercizi supplementari. Volevo dare un'immagine fugace del rigore con cui erano state addestrate, visto che poi quella stessa bambina, da adulta, muore ligia al suo dovere fino all'ultimo. Però, di nuovo, sono d'accordo che non sia chiaro. 

 

Mi fa piacere che il racconto sia risultato sufficientemente ambiguo perché era proprio l'effetto che speravo di ottenere. Mi sono ispirata (moooolto alla lontana) a uno dei miei film preferiti: "Il labirinto del fauno", dove il regista sovrappone la favola fantasy a uno scenario di guerra civile. :)

 

Grazie ancora! :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Eccomi!

 

Il racconto mi è piaciuto molto. Hai rappresentato bene uno scenario fantasy interessante, con così poco spazio.

Alla fine, il dubbio sulla sorte del mondo, mette i brividi.

L'unica vera pecca è che a volte non sono tanto chiare certe scene... soprattutto per quanto riguarda il passato. Quando lei è legata in piazza, all'inizio, e il momento in cui viene catturata si capiscono bene. E' il passato, quando era bambina, a essere un po' incerto.

Più che cambiare i tempi verbali (questa è più una questione di stile, dipende da te) per me dovresti descrivere e far capire bene cose succede, mettendo più dettagli. Ma immagino quanto hai dovuto tagliare...  :asd:  quindi ti capisco ^^

 

Comunque è un'ottima prova.

Come sempre mi diverto a partecipare a queste sfide!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Immagini bene, l'originale era 9.000 caratteri circa e i tagli piú grossi sono andati tutti sui flashback. Rimpolperó sicuramente a sfida finita! ;)

Mi fa piacere che comunque ti sia piaciuto e concordo: è stato molto divertente! :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ero indecisa anch'io sui tempi verbali da usare. Avendo scelto il presente per il momento iniziale che in realtà, come tu hai ben capito, è quello finale, mi sono ritrovata col dubbio rispetto a come gestire il resto della narrazione. Ovviamente per i flash back sull'infanzia andava bene il passato remoto ma al momento di descrivere la fuga mi sono chiesta se, usando il presente come nell'atto finale, non si creasse confusione rispetto all'incipit. Anche perché per motivi di limite dei caratteri... (accidenti!) non sono riuscita a specificare il fatto che lei è in piazza all'inizio del racconto e che quindi, in pratica, stavo partendo dalla fine. Tra l'altro l'effetto con tutta la fuga al presente mi piaceva di più, impattava sicuramente meglio e faceva meno "raccontato".

Se mi dici che a tuo parere sta meglio partire col presente già dalla fuga e non fa confusione sistemo tutto in questo senso. 

 

L'idea che avevo era far partire il racconto con il momento in cui la protagonista si nasconde e quindi narrare la cattura e il tragitto verso la piazza tutto al presente. Se vuoi mantenere l'inizio con lei inginocchiata in piazza credo com'è scritto adesso vada bene.

 

Avevo inserito come inciso un "da bambine" per fugare questo dubbio... tagliato sempre per via del limite di caratteri. Sarà la prima cosa che aggiungerò!

è in perché non si raffreddasse che secondo me rimanda al comportamento di un adulto. una bambina mette i vestiti a scaldare perché l'amica non senta freddo (non so se riesco a spiegare la differenza che ci vedo io). comunque poi lo chiarisci con la frase successiva.

ciao

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ah sì ho capito! In realtà non fa molta differenza, posso iniziare anche dalla fuga e in questo modo il problema si risolve. Buona soluzione, grazie, non ci avevo pensato! :)

Sì, il comportamento è adulto in effetti, non so se sia credibile. Avevo pensato che Mun avesse 2-3 anni in piú e fosse una bimba sveglia. Cercheró di chiarire meglio il contesto. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao El.

Il tuo pezzo mi è piaciuto moltissimo. Hai reso vivide le scene, hai dato spessore ai protagonisti, anche ai minori. Un altro pregio non da poco sta nel far raccontare in prima persona: lei ha visto, lei c'era e mi dice esattamente come è andata.

In quanto alla faccenda dei verbi, mi si sono soffermata una volta soltanto, a metà racconto circa.... Brava El,hai dimostrato, ancora una volta di saper perfettamente quello che stai facendo, mentre reggi una pe ma tra le dita, un abbraccio,

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Ginevra,

grazie mille per il passaggio e il commento! Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto! :)

Alla prossima! :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ok, elphie: con questo racconto DEVI PARTECIPARE al contest di Wired per un racconto fantasy (quello di Lucca Comics per intenderci).

 

nel dettaglio: il racconto è un superbo quadro fantasy dove la magia e la realtà sembrano sospese in un equilibrio instabile. Che cosa è superstizione e che cosa invece è reale? Questa domanda mi ha afferrato e mi ha appassionato sempre di più, man mano che leggevo la storia.

 

Tra l'altro quest'ultima scorre benissimo sia al livello di narrazione (il plot di 'nascondersi-aspettare-catturata' è credibile e funziona alla grande) che al livello descrittivo (questo dettaglio non è da poco in un fantasy: bisogna affascinare con il profumo d'altrove senza soffocare con la mole dei dettagli).

 

Ho partecipato attentamente alle vicissitudini della protagonista come se fossero le mie. Il finale tronco è per-fet-to!

Il lettore NON DEVE avere risposta alla sua domanda sul cosa era reale.

 

Il messaggio contenuto in questa storia è altrettanto interessante, direi quasi sublime. Io ci ho letto una metafora cruda del potere che ha se stesso come sola motivazione alle proprie azioni. Gli oligarchi avrebbero avuto innumerevoli modi per fermare il culto, l'ultimo dei quali lo sterminio. Il fatto che abbiano optato per quest'ultimo la dice lunga sulla vera motivazione di chi comanda, ovvero quello di imporre la propria volontà a prescindere dal pretesto. Anche l'ideale di progresso e di lotta all'ignoranza, quando passa attraverso la coercizione, può essere un ideale abietto.

 

In questo senso la scelta di prendere una bambina come protagonista è azzeccatissima: rende bene l'intera drammaticità della vicenda.

 

Sullo stile niente da dire.

 

Brava. Brava. Brava.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Nerio! Ti ringrazio come sempre per questo tuo commento, invidio e ammiro molto la tua capacità interpretativa dei testi altrui, riesci ad arrivare al cuore dei racconti e a spiegarli con entusiasmo e semplicità. Nel mio caso, anche meglio di quanto io stessa saprei fare.

Grazie per la dritta, daró un'occhiata al regolamento del concorso, allora! :)

Hai preso confidenza col regolamento di Penna e Spada? A breve ti arriverà una sfida ;)

Grazie ancora e mi raccomando non sparire!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Letto.

 

Continuavo a spostare il peso da un piede all’altro 

 

 

Spostavo.

 

Gli Oligarchi hanno ordinato di fare piazza pulita delle Sacerdotesse rimaste. 

 

 

Cercherei di essere meno vago e rendere al lettore un'immagine ben definita:

 

Gli Oligarchi hanno ordinato di stuprare e sgozzare le Sacerdotesse rimaste.

 

Sul letto accanto al mio, una bambina che mi osservava con sguardo impassibile

 

 

 

Taglierei.

 

Le persone non volevano che smettessimo di danzare per far sorgere il sole. 

 

 

 

Taglierei: è una ripetizione di una frase precedente.

 

Ho visto Talype in piedi davanti all’Obelisco, lo sguardo che sfidava quello del plotone d’esecuzione

 

 

il.

 

Teneva le mani tese nella Terza Posizione, quella che mantiene l’equilibrio del sole al tramonto.

 

 

 

Proverei con

Teneva le mani tese nella Terza Posizione: l'equilibrio del sole al tramonto.

 

Un ordine secco. 

 

 

 

Mostrerei. Esempio orrendo

Fuoco!

 

Racconto che mi è piaciuto a metà: ottima l' ambientazione e la storia e buonissimo la prosa, discreta e poco esibizionista. Mi ha ricordato vagamente "Abel", ma non so, lo sento troppo limitato dal numero dei caratteri, manca un momento topico - escluso il finale - che mi emozioni, ecco non so come spiegarlo.

 

Alla prossima ^^.  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Rew! Grazie mille per essere passato! :)

 

 

 

Gli Oligarchi hanno ordinato di fare piazza pulita delle Sacerdotesse rimaste. 

 

 

Cercherei di essere meno vago e rendere al lettore un'immagine ben definita:

 

Gli Oligarchi hanno ordinato di stuprare e sgozzare le Sacerdotesse rimaste.

 

 

 

 

No ti prego, lo stupro no... Non ce la faccio proprio...  :asd:

 

 

 

 

Sul letto accanto al mio, una bambina che mi osservava con sguardo impassibile

 

 

 

Taglierei.

 

 

Dunque, il "che" non piaceva nemmeno a me. L'avevo lasciato perché avevo paura non si capisse che la bambina in questione era Talype, ma se mi dici che secondo te è chiaro lo levo.

 

 

 

 

Un ordine secco. 

 

 

 

Mostrerei. Esempio orrendo

Fuoco!

 

 

"Fuoco" era la battuta di chiusura e per questo ho preferito non usarla, ma ho capito cosa intendi e penso che tu abbia ragione.

 

Le altre segnalazioni le accetto in blocco e correggo, grazie! :)

 

Ti dirò, in realtà ho adattato al tema del racconto un'idea che avevo avuto tempo fa e su cui mi ero arenata. L'idea di base ("la danza che fa sorgere il sole") era per un romanzo fantasy che narrava la vita al Tempio della protagonista, dal momento della partenza da casa fino all'età adulta. Avevo scritto solo il primo capitolo e mezzo dopodiché mi ero bloccata, non avendo la minima idea di dove andare a parare e avendo il fortissimo sospetto che la storia sarebbe stata pallosissima. :asd:  

L'idea originaria quindi non c'entrava assolutamente nulla con il tema del racconto, anche se l'ho proposto io (avevo inizialmente avuto una mezza voglia di scrivere una storia sui draghi) ma poi mi è venuta voglia di provare a riadattare quell'idea lì. Quindi credo che l'impressione sul limite dei caratteri sia data dall'aver riciclato un capitolo e mezzo di romanzo (i flashback sull'infanzia erano presi da lì, il resto invece è nuovo e non c'entrava nulla con quel concept) e dall'aver dovuto tagliare un sacco, come mio solito.  :facepalm:

Sulla mancanza di un momento topico non saprei. Puntavo a una sensazione di orrore "freddo" diffusa e a uno stimolo dato dal finale aperto quindi forse sì, il momento "topico" non c'è perché per me era successivo alla fine del racconto. 

Non ho invece assolutamente idea del perché questo brano ti abbia ricordato "Abel" e ci sto pensando perché vorrei capire come mai. L'unica cosa che mi viene in mente è la voce narrante: prima persona femminile. L'unica altra cosa mia che hai letto con una prima persona femminile è quel racconto lì, per il resto da quando sono qui ho scritto solo in terza o in prima maschile. E se fosse così, questo confermerebbe l'impressione che ho di quando uso la prima femminile: che le mie voci narranti finiscono per assomigliarsi. Tra l'altro è anche il motivo per cui ho smesso di usarla, dopo averne abusato per anni. 

 

Grazie ancora, come sempre le tue indicazioni mi sono davvero utili! :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Qualche piccola nota:

 

Anche da lontano ho riconosciuto Talype in piedi davanti al monumento. Il suo profilo era netto e severo come la prima volta che l’ho vista.

Sul letto accanto al mio, una bambina che mi osservava con sguardo impassibile. Indossava la divisa grigia della prima classe e stava seduta a gambe incrociate.

 

Arrivato a questo punto ho dovuto rileggere più di una volta, per afferrare il senso esatto.  La costruzione del racconto è complessa e trovo che tu abbia fatto pochi sforzi per aiutare il lettore.  A ogni paragrafo introduci un personaggio nuovo da incasellare nella trama, ma quello che rischia di confondere è l'uso dei tempi.  Solo alla terza lettura credo di avere trovato la chiave d'interpretazione.  Non capivo come Sul letto accanto al mio, una bambina che mi osservava con sguardo impassibile si collegasse alla ragazza in piedi davanti al monumento.  Poi ho compreso (e spero di essere nel giusto) che le azioni non sono contemporanee.  Perché allora non distinguere i tempi della narrazione e usare il presente per descrivere gli avvenimenti più recenti?  Se la frase che precede fosse:  Anche da lontano riconosco Talype in piedi davanti al monumento. Il suo profilo è netto e severo come la prima volta che la vidi. tutto sarebbe evidente.  Poi, a creare ulteriore incertezza, si aggiunge la struttura sintattica, in cui la bambina a letto sembra essere un nuovo personaggio, mentre intuisco solo qualche riga dopo che si tratta invece di Talype.  Se proprio desideri mantenere al passato la narrazione di entrambe le vicende - scelta, a parer mio, poco felice - potresti almeno introdurre un avverbio di tempo a fare chiarezza, così ad esempio:

Allora era soltanto una bambina che mi osservava con sguardo impassibile...

Quell'"allora", rinforzato dal "soltanto", sarebbe stato sufficiente a svelare la non contemporaneità delle due azioni in maniera inequivocabile

 

«Che sta facendo?» gli chiesi

Il garzone è troppo lontano e d'acchito si è portati a pensare che Erinor si rivolga alla ragazza; solo il pronome maschile, e la successiva risposta, sgombrano il campo dai dubbi.  Dal momento poi che anche la posizione innaturale è rimasta staccata dalla descrizione dell'atteggiamento di Talype, trovo che faresti meglio a ribaltare la struttura dell'intera frase:  

La sua bocca sillabava parole che nessuno poteva sentire, mentre gli occhi erano persi nel vuoto.

Il profilo di Talype, immobile in quella posizione innaturale, aveva qualcosa di inquietante.

«Che sta facendo?» chiesi al garzone che ci aiutava a disfare i bagagli.

 

responsabili del sorgere del sole e di ogni evento naturale

superfluo, lo hai appena evidenziato

 

Tentarono di spodestare i Maestri, poi di screditarci

c'è un "poi" anche all'inizio della frase successiva; potresti semplficare con: ..spodestare i Maestri e di screditarci..

 

nessuno sapeva cosa accadeva

accadesse mi sembra preferibile, vista l'incertezza

 

Immonde divenne il nostro nuovo nome

appellativo forse sarebbe migliore

 

Ho visto Talype in piedi davanti all’Obelisco, lo sguardo che sfidava quello del plotone d’esecuzione.

basta un "il", tanto più che usi un dimostrativo anche un attimo dopo.  E perché non usare il presente in questa frase?

 

Sono l’ultima rimasta

superfluo

 

Una bella idea, quella di delineare un mondo in cui alle Sacerdotesse era attribuito il compito di presiedere agli eventi naturali e quindi, in buona sostanza, alla vita stessa delle persone.  Un mondo bruscamente rovesciato dall'avvento degli Oligarchi che tacciano il popolo di idolatrare la superstizione e si arrogano il diritto di sterminare le sacerdotesse per estirpare le false credenze.  Ritmo molto buono, a cui giova il racconto in prima persona, che riesce a stemperare le tante informazioni necessarie alla comprensione evitando il famigerato info-dump.  Una diversa scelta dei tempi verbali a mio parere avrebbe reso la narrazione ancora più efficace.  L'obelisco rimane un elemento un po' avulso dal contesto, sarebbe stato auspicabile che avesse avuto un impatto più significativo sulla trama. 

Buona prova, che con alcuni accorgimenti avrebbe potuto essere anche migliore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ciao Marcello, grazie per l'attenta analisi e i suggerimenti, credo che li accoglieró in blocco e provvederó alla correzione. :)

Il problema del tempo verbale mi è stato fatto notare anche da altri perció ho deciso di riscrivere usando solo presente e passato per dare maggiore chiarezza.

Grazie ancora!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Interessante racconto Elphie. L'incipit dove lei è inginocchiata con el mani legate, mentre pensa a quello che era, cattura subito. La storia è ben costruita, il cadavere di Mun in mezzo a gli altri è una scena forte, che da inizio alla scena di morte, dove le sacerdotesse vengono uccide dagli uomini al di là del mare. Traspare molto la situazione disperata che Elinor è costretta a vedere quando viene scoperta nella botola. Penso che ti sia documentata in qualche modo, perché le idee sembrano molto reali (non vorrei dire una cavolata :asd: ) Le sacerdotesse che imparano a far sorgere e tramontare il sole e a gestire gli eventi naturali con canti, danze e rituali e se sbagliavano qualcosa andava storto.

Poi la parte dove inizia la persecuzione, descritta in modo da sembrare facile per colpa della loro ubbidienza. Il finale è ben fatto,

le azioni danno il giusto tempo di pausa per far entrare nelle vesti del personaggio.

Un appunto personale:

(...) Anche da lontano ho riconosciuto Talype in piedi davanti al monumento. Il suo profilo era netto e severo come la prima volta che l’ho vista.

Sul letto accanto al mio, una bambina che mi osservava con sguardo impassibile. (...)

Personalmente le due parti le avrei preferite staccate, in modo di dare più palese il ricordo della ragazza.

Alla fine mi è piaciuto molto, ottimo modo ti passare le sensazioni e di descrivere le azioni e i fatti. Brava

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Matt, grazie mille per il tuo commento! :)

Confesso di aver già corretto e sistemato questo racconto seguendo i suggerimenti che mi erano stati dati, perciò ho cambiato qualcosina. Nella nuova versione, la scena inizia con la fuga e il cadavere di Mun compare solo alla fine, un attimo prima che Erinor venga fucilata. Per tutto il tempo lei spera ancora che ce l'abbia fatta ma poi la vede assieme agli altri corpi in piazza. Gli altri mi avevano fatto notare che il passaggio dalla narrazione al presente a quella al passato, più i flashback creavano troppa confusione e così ho sistemato. Speriamo di non aver fatto ancora più pasticci, a questo punto! ;)

Non mi sono documentata in alcun modo ma il racconto è stato riadattato dall'idea che avevo avuto per un romanzo, che non sono riuscita a finire, quindi era comunque frutto di una riflessione fatta in un tempo più lungo rispetto alla settimana della sfida.

Per le scene dello sterminio invece mi sono rifatta ai documentari sull'Olocausto, e di quelli sì, ne ho visti parecchi. :)

Sono felice che il racconto ti sia piaciuto! 

Grazie ancora!  :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Questa discussione è chiusa.

×