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Shiki

[Sfida 71] X-cyborg

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Allora, spero di essere rimasta nel tema della sfida e di non aver partorito una schifezza.
7000 caratteri sono davvero pochi...
Io ne ho scritti 6636 ma in meno di 400 caratteri non potevo aggiungere niente di concreto.
 
Ho controllato e ricontrollato. 
Adesso lo lascio a voi ^^
 
Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/23215-premonizione-nakamoto/
 
 
 

X-cyborg




Alexia era l'ultima della sua specie e stava morendo.
Osservava la finestra aperta. Non riusciva a vedere il cielo ma solo palazzi altissimi. Poteva sentire i suoni della città: un chiasso a cui ormai aveva fatto l'abitudine.
Sdraiata nel letto, sotto le coperte pesanti, aveva comunque freddo ma si limitò a coprirsi fino al mento. Voleva udire e odorare la vita per cui aveva lottato.
La sua attenzione si spostò lentamente sulla esile figura che stava accanto alla finestra, con lo sguardo perso chissà dove. Quella era la creatura per cui aveva resistito così tanto. Sua figlia, la sua eredità.
Voleva chiamarla, chiederle a cosa pensava; anzi, avrebbe voluto leggerle la mente perché sapeva che in parte le avrebbe mentito. Sapeva benissimo che, da anni, lei le mentiva ma non provava alcun rancore. Non più.

Alice osservava il via vai notturno della città che non dormiva mai. Davanti a lei, tra gli enormi palazzi, si stagliava l'Obelisco che bucava il cielo denso. Risultava impossibile scrutarne la vetta.
Le piaceva osservarlo. La moltitudine di luci che lo costellavano la ipnotizzava mentre restava incuriosita dalla vita che vi pulsava dentro.
Fin da quando poteva ricordare aveva cominciato a farsi molte domande. Erano talmente tante e scomode che raramente trovavano una risposta soddisfacente, ma quella situazione durò per un arco di tempo limitato. A un certo punto Alice cominciò a procurarsi le risposte da sola e quindi smise di chiedere.
L'unica cosa di cui si pentiva in quel momento era di non essere stata del tutto sincera con sua madre. Ovviamente quest'ultima aveva sempre intuito qualcosa; il suo ideale era morto nei secoli e la figlia non ne avrebbe seguito le orme. Seguire i morti non serviva a nulla ma, comunque, le dispiaceva.
Il padre era stato il primo a morire, quando era molto piccola. A malapena ne ricordava il suono della voce. Poi, intorno al suo decimo compleanno, il prossimo fu suo fratello minore.
Probabilmente in quel momento Alice smise di chiedere e cominciò ad agire.

Alexia, così come Alice, era la discendente dei membri di un Ordine nato circa duecento anni prima, quando gli Obelischi comparvero sulla terra. Da quel momento, se si voleva sopravvivere, bisognava perdere la propria umanità e concludere l'esistenza come dei cyborg.
Nessuno era obbligato veramente a compiere tale atto ma ben presto la gente si rese conto che l'aria era diventata irrespirabile: uno strano gas usciva dagli Obelischi e il Governo Mondiale, in accordo con quella strana identità, cominciò a implementare nella gente tecnologie nuove e all'avanguardia, che garantivano una vita lunga e in salute.
Questa promessa si rilevò mantenuta: i cyborg vivevano davvero una vita nel migliore dei modi e priva di malattie, ma c'era un costo. Le persone, da esseri umani, si trasformarono in macchine, che alimentavano gli Obelischi e perdevano ogni libertà. La vita, già dura, divenne un vero e proprio regime.
L'iniziale resistenza umana composta dall'Ordine fu facile da schiacciare. Non disponevano delle tecnologie necessarie e l'aria fetida contribuì a decimarli nei secoli.
I pochi discendenti rimasti persero di vista il vero obbiettivo e trasformarono l'ossessione di restare umani in una sorta di religione. Alcuni continuarono in segreto gli studi iniziati dopo la sconfitta, finalizzati a poter utilizzare le tecnologie del Governo contro gli Obelischi. Però, in questo modo, si andava palesemente contro le radici fondamentali dell'Ordine: se qualcuno fosse riuscito a usare quegli impianti sarebbe comunque diventato un cyborg. Quindi, coloro che perseguivano quegli studi, oltre a essere visti come pazzi, vennero additati come degli eretici.
Nel corso degli anni gli umani diminuirono a vista d'occhio; molti morivano senza lasciare eredi e solo un bambino su quattro raggiungeva l'età adulta. Altri, per paura della morte, decisero di diventare cyborg: preferivano sacrificare la loro libertà, pur di vivere.
Quando nacque Alice una delle due famiglie rimaste si vendette al Governo e loro divennero ufficialmente gli ultimi umani sulla terra.

La più grande sfortuna di Alexia fu d'innamorarsi di un eretico. Suo marito, fin d'adolescente, aveva raccolto innumerevoli documenti, anche antichi, e compiuto altrettanti esperimenti.
Passava tutto il giorno chiuso nella sua piccola stanza, tentando di far funzionare gli impianti disattivati di cui era entrato in possesso. Morì senza riuscire a ottenere nessun risultato.
Alexia chiuse la stanza. Amava suo marito, nonostante tutto, e quelle quattro mura erano state la sua vita; lei non aveva il diritto d'intaccare nulla.
Poi, quando ad andarsene fu il suo secondo figlio, di appena sette anni, la stanza venne di nuovo aperta. Alice, a soli dieci anni, vi si chiuse dentro, con l'intendo di inseguire il sogno del padre.

Alice ricordava ancora nitidamente il viso magro del fratello farsi pallido mentre il sangue gli usciva dalla bocca, insieme a spasmi e tosse incessante. L'immagine del rosso cremisi che aveva cominciato ad allargarsi sul pavimento era ben impressa nella sua mente.
E adesso sua madre, sdraiata nel letto di morte, la guardava mentre ogni tanto dava un colpo di tosse secca e pesante. Il sangue macchiava un fazzoletto fradicio.
Avrebbe voluto dire tante cose ma le parole non uscivano, quindi si avvicinò a lei e si limitò a scusarsi. Alexia sorrise, senza nessun rancore.
Alice non era più umana da tempo. S'era innestata da sola gli impianti di suo padre a soli quattordici anni. In qualche modo era riuscita dove suo padre aveva fallito. Aveva dato un senso a quell'eredità.
La rabbia e la delusione provate allora s'erano spente da tempo. Adesso era soltanto orgogliosa.
L'Ordine era morto duecento anni prima e Alexia aveva continuato a credere in qualcosa d'impossibile. Alice aveva visto oltre, come suo padre e gli eretici prima di loro.
Poco prima di morire ringraziò il cielo per aver incontrato quell'uomo e, osservando sua figlia, disse con un sussurro: «Perdonami se non sarò presente al tuo diciottesimo compleanno.»

Alexia morì.
Smise di respirare e gli occhi, ormai vuoti, rimasero a fissare il volto asciutto di Alice.
L'ultima umana aveva dato alla luce la prima X-cyborg, coloro che disponevano del libero arbitrio.
La fine di un'Era ne comporta sempre l'inizio di un'altra.
Alice aveva scovato l'ultimo tassello, quello che suo padre aveva mancato.
Il profondo integralismo della madre l'aveva spesso ostacolata. A volte s'erano anche odiate. Il contrasto era stato insormontabile. Ma, al momento della fine, il loro amore aveva sostituito gli anni perduti.
Alice pianse, imprimendo bene nella mente il volto orgoglioso di Alexia.

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La sua attenzione si spostò lentamente sulla esile figura -> metterei "sull'esile" ma so che a molti l'elisione non piace. :)

Sapeva benissimo che, da anni, lei le mentiva -> terrei solo uno dei due.

il prossimo fu suo fratello -> credo sia più corretto "il successivo".

 in accordo con quella strana identità -> forse starebbe meglio "entità".

aveva raccolto innumerevoli documenti, anche antichi, -> taglierei.

 

La prima cosa che ho pensato leggendo è stata d'aver sbagliato completamente il genere narrativo. Per "fantastico" avevo inteso "fantasy" e mi è preso un colpo. Spero quindi che il mio racconto vada bene lo stesso o, in alternativa, che l'arbitro sia clemente. Non ho mai imparato i generi letterari.  :asd: 

La tua interpretazione del tema mi è piaciuta: una fine che rappresenta un nuovo inizio, il passaggio del testimone da madre a figlia. 

Hai rappresentato uno scenario apocalittico molto inquietante, dove apparentemente non c'è imposizione o costrizione ma di fatto la scelta di restare umani comporta una morte prematura e dolorosa. In questo panorama si collocano due tipi di resistenza: una che combatte e una che non cede, incarnate nelle figure dei due genitori. Da questo matrimonio nasce Alice, che restituisce alla razza umana la possibilità di scegliere, facendo tesoro dell'eredità della madre e di quella del padre ma trovando, al tempo stesso, una strada diversa e "sua". Possiamo vederla come una metafora del rapporto tra genitori e figli, oltre che sociale e politica. Il vecchio che lascia spazio al nuovo, il nuovo che crea e costruisce là dove qualcun altro aveva tentato di costringere e distruggere.

Non era facile rappresentare tutto questo in pochi caratteri ma sappiamo benissimo a chi dare la colpa.  :mazza: 

Anch'io ho avuto le mie difficoltà nel rendere un tema simile in poco spazio. "L'ultimo della propria specie" presupponeva una storia pregressa che in qualche modo andava inserita nel racconto, e in 7000 caratteri non era facile raccontare questa storia e descrivere, al contempo, un'ambientazione fantastica.

Mi è piaciuto molto l'uso che hai fatto dell'elemento dell'Obelisco, mettendolo al centro del racconto e facendone quasi un personaggio. 

Brava!  :la: 

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Ciao! Grazie mille per il commento.

Mi fa piacere che hai apprezzato e in più hai colto i messaggi che volevo trasmettere e questa cosa mi rende felice, visto che ho avuto non poche difficoltà a scrivere il racconto. Come hai detto tu solo 7000 caratteri erano pochissimi per parlare di un tema simile... xD

E sì, sappiamo bene a chi dare la colpa...  :omicida:

Adesso, appena posso, passerò subito a commentare il tuo ^^

 

PS: Il genere fantastico è molto vasto e può comprendere la fantascienza, il fantasy, l'urban fantasy, ecc. ;)

Quindi non hai sbagliato genere! :)

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Mi piace il fantastico e anche l'argomento è di mio gusto perciò mi sono divertita a leggere i vostri racconti.

 

L'idea mi è piaciuta e la storia è articolata e ben comprensibile.

 

Ci sono però davvero tante spiegazioni che, se da un lato sono indispensabili per far capire storia e ambientazione, dall'altro sono un pochino pesanti da leggere.

Il problema, a mio parere, è che la storia che hai ideato non si può comprimere in 7000 battute, te ne servirebbero almeno tre volte tante per dare respiro agli avvenimenti...

L'alternativa sarebbe ristrutturare il racconto dando solo degli accenni sul mondo che hai ideato per dare maggiore velocità alla narrazione (e sperare che chi legge capisca...).

 

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Ciao :)

 

Capisco e ti do ragione. Sono brava a ideare trame vaste per racconti che devono essere corti. xD

La mia idea era di presentare il bivio tra uno scenario passato, presente e il possibile futuro, ma comunque 7000 caratteri erano strettissimi.

Mettere meno dettagli è impossibile. L'alternativa sarebbe di riscrivere il racconto e ampliarlo perché con solo accenni è impossibile far capire qualcosa a chi legge  :asd:

 

Infatti in realtà il tutto fa parte di qualcosa di molto più ampio... avrei voluto descrivere e raccontare molte più cose ma...  :perchè:

Ma alla fine sono contenta di essere riuscita a mettere tutto l'indispensabile in così poco spazio, in modo almeno decente xD

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Scrivi bene, piccola Shiki, non ti sogni nemmeno di lasciare refusi o fili pendenti, ma nella tua trama così complessa io mi sono persa. Sicuramente è colpa mia, questo genere che tu padroneggi con disinvoltura non mi è familiare. Pensa che sono dovuta tornare spesso sui miei passi per essere sicura di aver capito. Comunque chapeau anche a te, come a Elphie e che la palma incoroni il miglior pezzo...

Buon WE.

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Ciao! ^^

Grazie mille per essere passata.

questo genere che tu padroneggi con disinvoltura

Non so, non credo di farlo, visto che di questo genere ho scritto molto poco. Comunque grazie :D

E non ti preoccupare, mi rendo conto che nel racconto le informazioni sono tante e qualcuno può far fatica a starci dietro visto che bisogna sempre rimanere bene concentrati... e mi dispiace, mi sarebbe piaciuto allargare di più ma i caratteri erano pochi e ormai avevo avuto questa idea. Pazienza ^^

A rileggerci!

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Letto.

 

Sapeva benissimo che, da anni, lei le mentiva ma non provava alcun rancore. Non più.

 

 

Taglierei.

 

 Davanti a lei, tra gli enormi palazzi, si stagliava l'Obelisco che bucava il cielo denso

 

 

Di cosa?  :asd:

 

L'unica cosa di cui si pentiva in quel momento era di non essere stata sincera del tutto con sua madre

 

 

Eviterei la forma negativa

 

era di aver mentito a sua madre.

 

Seguire i morti non serviva a nulla ma, comunque, le dispiaceva.

 

 

Taglierei.

 

1)Probabilmente in quel momento Alice smise di chiedere e 2)cominciò ad agire.

 

 

 

 

 


1)Taglierei: l'incertezza è vietata  :la:

2) Agì/ si mosse.


Nessuno era obbligato veramente a compiere tale atto 
Però, in questo modo, si andava palesemente contro le radici fondamentali dell'Ordine

 

 

 

 

Taglierei.

 

Morì senza riuscire a ottenere nessun risultato.
 

 

 

 

Morì inutilmente - un avverbio ogni tanto :asd: -

 

Come ha detto Wy - che saluto - i caratteri erano troppo pochi per sviluppare un racconto per caratterizzare un Mondo fantastico e una storia senza essere didascalici, ma sia tu che Elphie ci siete riuscite. Apprezzabile il doppio POV e le descrizione storiche sparse in modo quasi sempre azzeccato nel testo. Snellirei certe parti evitando di girarci attorno - come quelle che ho segnalato - ma per il resto nulla da criticare.

 

Alla prossima ^^.

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Ciao! ^^

Grazie mille per il commento e i consigli... ne terrò conto.

A rileggerci :D

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Qualche piccola nota:

 

avrebbe voluto leggerle la mente perché sapeva che in parte le avrebbe mentito. Sapeva benissimo che, da anni, lei le mentiva ma non provava alcun rancore.

"sapere" e "mentire" si ripetono troppo ravvicinati e in più si aggiunge anche la parola "mente" che ha troppa assonanza; usa qualche sinonimo

 

con sua madre

la; evita quando puoi i possessivi che non sono necessari

 

il prossimo fu suo fratello minore.
"prossimo" ha un significato futuro e, come tale, può essere usato solo al presente; in questo caso la narrazione è al passato, quindi sei tenuta a usare "successivo"

 

Probabilmente in quel momento Alice

il POV qui è incentrato su Alice: lei sa quando ha iniziato ad agire.  La formula dubitativa sarebbe giustificata solo nel caso fosse un pensiero della madre

 

come dei cyborg

la preposizione è superflua e appesantisce

 

in accordo con quella strana identità,

l'espressione non mi è chiara: quale identità?  Non credo tu ti riferisca agli obelischi perché hai detto che sono numerosi e quindi dovresti usare il plurale; tuttavia non trovo altre identità (forse entità?).  Ti suggerisco di chiarire meglio il concetto o, in alternativa, di sopprimere l'intero inciso: il brano scorre benissimo anche senza

 

si rilevò

fu o venne sono più scorrevoli

 

Non disponevano delle tecnologie necessarie e l'aria fetida contribuì a decimarli nei secoli

il soggetto sottinteso è l'Ordine; se vuoi mantenere la struttura plurale dovrai esplicitare "i suoi componenti (o adepti)"

 

se qualcuno fosse riuscito a usare quegli impianti sarebbe comunque diventato un cyborg. Quindi, coloro che perseguivano quegli studi, oltre a essere visti come pazzi, vennero additati come degli eretici.
questo è già il paragrafo più denso di informazioni, cercherei al tuo posto di snellire la struttura ed evitare le ripetizioni.  Ti propongo:

... chi fosse riuscito a usare gli impianti sarebbe comunque diventato un cyborg, per cui quelli che proseguirono gli studi furono ritenuti pazzi e additati come eretici.  Vedi tu se può andare...

 

Amava suo marito

il

ad andarsene fu il suo secondo figlio

era riuscita dove suo padre

il

osservando sua figlia

la

 

Alexia morì.  Smise di respirare e gli occhi

 

la prima X-cyborg, coloro che disponevano del libero arbitrio.

"la prima" è singolare; scriverei:  la prima degli X-cyborg  oppure  la prima X-cyborg, la razza che disponeva
 

La chiusa è un po' troppo raccontata e risulta fredda.  Fa vedere che le tiene la mano e mostra quella lacrima che scende invece di dire "pianse", per dare maggiore empatia al personaggio e rendere più efficace il finale.

 

Un buon racconto, che risulta forse troppo compresso nello spazio esiguo che vi avevo assegnato.  Dato il numero ristretto di caratteri a disposizione le informazioni, pur necessarie, in qualche punto risultano sovrabbondanti e tolgono pathos alla narrazione.  Forse saresti potuta partire dalla scena finale, con la figlia che tiene la mano della madre, e raccontare la vicenda a flashback, sfruttando solo il POV di Alice.  Ho l'impressione che in questo modo, suggerendo gli eventi tramite flusso di pensieri della protagonista, saresti riuscita a dare più vivacità ed emozione al narrato.  Eventualmente facci un pensiero nel caso tu lo riprenda senza più vincoli di caratteri. 

Rimane comunque un'idea forte, quella di una protagonista che ha saputo trovare un compromesso fra posizioni inconciliabili e, pure nei contrasti, ha saputo conservare il rapporto con la madre.  In questo conflitto madre-figlia il racconto assume poi un significato universale che va oltre il racconto di fantascienza.   

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Grazie Marcello per il commento, come al solito, approfondito.

Terrò conto di tutti i consigli ma solo una cosa è importante che resti com'è... il punto di vista deve essere di tutte e due, madre e figlia, visto che sono entrambe protagoniste e volevo far emergere la loro personalità contrastante.

Quindi se lo riscrivo manterrò questo formato.

Ma in realtà questo racconto fa parte di qualcosa più grande, ma che al momento non è pronto di uscire fuori dalla mia testa xD

Ho sbagliato a scegliere questa trama per il racconto della sfida, ma ormai avevo in testa questo e se mi fossi messa a cercare qualcos'altro non sarei riuscita a terminare la sfida.

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Se conti di sviluppare l'idea in un progetto più ampio tutto ha senso.  Per un raccontino di settemila caratteri era troppo ambiziosa, come quella della tua rivale del resto. Entrambi i racconti soffrivano di una ristrettezza di spazio.  Ma credo che dobbiate essere contente perchè le vostre idee sono piaciute a tutti indistintamente e quella era la cosa fondamentale.  A questo punto non avete altro da fare che lavorarci su per dare respiro ai vostri racconti.

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