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simone_piazzesi

All'estero pagano anche le riviste... di fantascienza!

Post raccomandati

Segnalo questo bel post di Troccoli con una riflessione sul diverso orizzonte editoriale fra l'italia e l'estero, dove non solo non chiedono soldi agli esordienti, ma li pagano anche per scrivere

1- racconti (non sia mai che in italia tal forma venga presa in considerazione...)

2- di fantascienza (genere cmq di nicchia)

3- pagando a riga o a parola!!!

Viene da essere smaliziati e chiedersi: ma come fanno a offrire certe cose? Forse che negli altri paesi c'è anche gente che legge? ....

http://letturefantascienzaedintorni.blogspot.com/2010/05/la-sottile-linea-di-confine.html

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Ho letto l'articolo anche se non sono un'appasionata del genere fantascientifico.

Però il discorso è piú generale e il mio pensiero si può riassumere nelle stesse parole di Troccoli:

Con una chiarezza tanto banale da risultare sfacciata a chi si muove nel panorama nostrano, la redazione della rivista Asimov’s si rivolge all’esordiente (e non solo a lei/lui, a dire il vero) e l'incoraggia a scrivere, promettendo un equo riconoscimento economico del lavoro. Con tanto di tabella dei prezzi. Una tabella che, correttamente, tratta tutti gli autori alla stessa maniera.

In altre parole, se scrivi bene, compro il tuo pezzo e lo pubblico.

Semplice utopia. Fantascienza, appunto.

Il contesto, in Italia, è infatti ben diverso. I punti di riferimento in tal senso sono assenti, per non dire che dalle nostre parti vige invece un capovolgimento completo dei termini. La nostra disassuefazione a una simile possibilità è talmente spinta che ci sembra di leggere nel testo di sopra qualcosa di irreale, alieno, impensabile.

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Ospite Lem Mac Lem

Ehm... mi dispiace sfatare il mito dell'estero meritocratico e democratico, ma anche fuori dall'Italia ci sono editori e agenzie spennapolli e la vanity press è più prospera che mai.

Chiaro che le riviste SERIE pagano i racconti che comprano, ma questo succede anche qui. Semmai, siccome l'Italia è un paese piccolo (e spesso ce lo dimentichiamo) è fisiologico che una o due riviste letterarie di nicchie bastino a saturare il mercato. In USA puoi mandare il tuo racconto a cinquanta riviste, qui ne hai al massimo un paio, poi basta, devi rassegnarti, il tuo racconto non interessa, punto.

Ma la differenza sostanziale, quale sarebbe?

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succede anche qui? ma se non ti pagano nemmeno se scrivi articoli di giornalismo, figurati i racconti!! siamo 60 milioni, e non ci sono solo due rivista di nicchia, è proprio che ci manca la cultura del "mestiere" di scrivere. A me la differenza pare abissale...

che ci siano eap anche all'estero è un altro discorso, però se voglio trovo anche chi remunera l'attività di scrivere, in italia pare di chiedere chissà cosa...

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Io non lo so se ci sono riviste che 'comprano' racconti, per ora ho conosciuto solo raccolte antologiche dove agli autori non viene data neppure una copia omaggio! :evil:

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Ospite

Che qui per la scrittura,( ma direi per l'arte in genere) siamo in tutt'altro mondo non è certo una novità.

Il problema è un retaggio culturale che va sempre di più verso il decadimento, l'EAP contribuisce solo a favorire il decadimento, da una parte facendo credere a chiunque che può diventare scrittore, con conseguente abbassamento del valore stesso della figura dello scrittore. Dall'altra invadendo il mercato con spazzatura di vario genere, allo scopo di deviare verso letture commerciali legate al merchandising (libri di vampiri + film + magliette + calendari + gadget di vario tipo, etc...)

Per assurdo, se si vendessero più libri miei, il livello culturale sarebbe maggiore (son modesto, che ci volete fare? :mrgreen: ), ma poi chi ci andrebbe in giro con la spilletta con la mia faccia? ;)

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Ospite Lem Mac Lem
Io non lo so se ci sono riviste che 'comprano' racconti, per ora ho conosciuto solo raccolte antologiche dove agli autori non viene data neppure una copia omaggio! :evil:

WMI paga i racconti che pubblica. Urania paga i racconti che pubblica - e i romanzi, va da sè.

Sono pochi, pochissimi (ce ne saranno un'altra manciata, adesso non mi sovvengono), di sicuro non ci si può vivere, il mercato è di nicchia, inutile girarci attorno. Il problema è che 'nicchia' in Italia vuol dire tremila copie, in USA sono trecentomila. Questione di proporzioni. Basta dire sempre che l'Italia fa schifo, quando nella stragrande maggioranza dei casi a fare schifo sono le cose che arrivano agli editori!

Per la fantascienza, poi, i lettori sono davvero le dita di una mano monca, ma non me ne lamenterei.

Se la Meyer, invece di inventarsi i vampiri glitter, avesse tirato giù l'UFO con il fascinoso venusiano, adesso sarebbero gli appassionati di fantascienza a piangere (mentre così sono io :x ). Nicchia non vuol dire male, anzi ;)

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McLem, trovami una tabella di compensi come quella di Asimov's, allora, e pubblicacela qui, grazie.

In caso contrario, non è che l'Italia faccia schifo, è che manca una cultura autoriale. Manca l'idea dello scrittore professionista. E se non manca, è rara come grano nel miglio.

Il problema della diluizione della qualità degli scritti esiste ovunque, anche all'estero. Ma esiste la tendenza tutta anglosassone e poco latina all'adozione degli STANDARD, persino nel campo della scrittura di genere.

Inoltre qui parliamo di una rivista, non di un'antologia, né di un romanzo.

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Ospite Lem Mac Lem

Aha. Quindi il problema è che rode non prendere un sacco di soldi per 20mila caratteri.

Le riviste che pagano gli autori ci sono. Gli scrittori professionisti ci sono (sì, campano dei romanzi. Anche all'estero campano dei romanzi. I racconti non sono fonte di reddito per nessuno). Sono meno di quelli che gli aspiranti scrittori vorrebbero? Embè?

Ho conosciuto gente schifata perchè Playboy era disposto a comprare (comprare, cioè pagare, cioè dare soldi) il racconto da loro scritto. No, solo riviste letterarie, solo Alta Cultura, sia mai degradarsi. Che all'estero gli scrittori pubblichino spesso e volentieri per pamphlet porno o poco più è un dettaglio che spesso viene dimenticato.

Evidentemente in Italia non manca la cultura autoriale, manca la gente che sa scrivere. Non è questione di diluizione, è questione che proprio manca il concetto di storia, di saper narrare, di saper coinvolgere, di far venir voglia a qualcuno di pagare per comprare quello che si scrive. Se proprio si vuol prendere a esempio il mondo anglosassone per qualcosa, che lo si prenda per il sapere cos'è una storia, cioè una storia, cioè non un pretesto per parlare 200 pagine (o 20, visto che di racconto si parla) del proprio ombelico e del proprio inguine.

Smettere di dare la colpa agli altri e chiedersi, ogni tanto, se il problema siano proprio gli scrittori, che magari non sono questi geni che pensano (tranne pochissime eccezioni, infatti loro di scrittura ci vivono, se vogliono), sarebbe già un bell'inizio.

Mi sono veramente stufata di leggere che la colpa è sempre degli altri. No, se non ci sono riviste piene zeppe di bei racconti, è perchè non si saprebbe come riempirle, quelle riviste. Se un imprenditore pensa di avere per le mani qualcosa di bello, lo impacchetta e lo vende, ci sono poche certezze al mondo, questa è una.

E già così, già nel mercato piccolo e asfittico che è quello italiano, c'è tanta di quell'immondizia da intasare tutte le discariche d'europa. Alle perle nascoste ho smesso di credere da tanto, tocca proprio pensare che la media del talento italiano sia quella che c'è in libreria, e che se le riviste di racconti (che pagano) scarseggiano, è perchè scarseggia la materia prima.

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Già, e se avessi letto tutto quel che il pezzo dice, avresti anche notato che quello che citi come causa unica o comunque primaria, la bassa qualità degli scritti, è citata in quanto tale, fra le altre. Ti sei stufata di leggere che è colpa degli altri? Be', non so dove tu lo abbia letto, ma non al link riportato da Simone.

Ma a quanto pare, a te interessa individuare la causa del problema, e hai già un'idea preconfezionata a pennello.

Magari la situazione fosse così semplice come la dipingi tu.

Manca la gente che sa scrivere? Vero, e parimenti manca la volontà di cercarla; in altre parole, mancano gli imprenditori che quel "qualcosa di bello" sappiano cercarlo. Più facile tradurre lo straniero. Più facile pubblicare l'immondizia. Costa meno una buona campagna che una buona selezione.

L'imprenditoria è ricerca prima che commercio. Ma non in Italia.

Sì, c'è tanta immondizia, certamente. Anche fra gli autori. Così come fra gli imprenditori, e fra i lettori.

Diciamo pure che in Italia manca tutto, e facciamo prima. Ah, no, tu hai scritto sopra che ti sei stancata di leggere che l'Italia fa schifo. Insomma secondo te il basso livello degli scrittori è la ragione principale.

Non condivido.

Il "problema" non è non prendere "un sacco di soldi" (450 dollari, un sacco di soldi? In Burundi, forse) per 20mila caratteri, ma per 20mila BUONI caratteri.

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Evidentemente in Italia non manca la cultura autoriale, manca la gente che sa scrivere.

Questo lo penso anche io però è pure vero che se uno sa cercare, qualcosa di decente si trova!

Manca la gente che sa scrivere? Vero, e parimenti manca la volontà di cercarla; in altre parole, mancano gli imprenditori che quel "qualcosa di bello" sappiano cercarlo. Più facile tradurre lo straniero. Più facile pubblicare l'immondizia. Costa meno una buona campagna che una buona selezione.

E io aggiungo che ormai con la scusa delle antologie di autori esordienti, moltissimi editori riempiono il catalogo di volumi che autofinanziano gli stessi autori scrivendo i racconti prima e acquistando il libro dopo. Vogliamo dire che è un buon metodo per migliorarsi e per capire se davvero quello che scriviamo può avere spessore letterario però, quello che non mi torna, è che spesso si rimane a vita autori esordienti in antologie sconosciute che acquista chi le ha scritte. Forse è perché non so scrivere ma allora perché selezionano i miei racconti per le suddette antologie?

Chiaramente il mio punto di vista è molto limitato dato che mi sono gettata nel campo da poco tempo, però è pur sempre un modo di vedere la realtà editoriale!

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moltissimi editori riempiono il catalogo di volumi che autofinanziano gli stessi autori scrivendo i racconti prima e acquistando il libro dopo

... il che altro non è se editoria a pagamento con contributo suddiviso fra i vari autori. Ma il problema vero è che anche nelle antologie in cui questo meccanismo perverso non sia messo in atto, ovvero antologie di tutto rispetto (e qui torno a parlare del genere che conosco di più) e pubblicate da testate di primissimo livello, la migliore occasione possibile per i cosiddetti esordienti (che tali rimangono a vita, come Filomena dice giustamente) è rappresentata dalla cessione del racconto (a volte con, a volte senza i diritti) a titolo gratuito.

E con ciò non biasimo simili editori (mentre biasimo quelli che obbligano ad acquistare almeno una copia e incoraggio gli autori che credano in sé a non accettare il ricatto), i quali spesso, fra l'altro, forniscono in cambio un certo numero di copie omaggio che è pur sempre un (piccolo) riconoscimento.

Se persino quello che riteniamo un buon editore, che non sia a pagamento, è costretto a muoversi così, allora c'è qualcosa che non funziona, e mi dispiace, ma siamo ad anni luce da quello che propone una rivista come Asimov's.

E ancora una volta, le cause sono molteplici: è l'intero sistema che non funziona, prigioniero del circolo vizioso che si instaura fra acquirenti (pochi), autori (livellati) ed editori (passivi). Un circolo infinito, difficile da spezzare.

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Forse vado un po' OT ma questa discussione mi porta a condividere una riflessione con voi.

Ultimamente, diciamo da un anno a questa parte, non ho più comprato un solo libro di una major, né un solo libro di autore altisonante; per scelta mi sono orientata esclusivamente sulle piccole e medie case editrici non a pagamento che pubblicano esordienti.

Sono rimasta sconvolta dal livello mediocre, per usare un eufemismo, dei testi di esordienti pubblicati da editori non a pagamento, e questa cosa mi ha portata spesso a riflettere su diversi aspetti della questione.

Dando per scontato che un editore non a pagamento pubblica un'opera perché crede nelle sue potenzialità, altrimenti sarebbe un masochista, mi sono resa tristemente conto che oggi un editore non a pagamento non sceglie un buon testo per pubblicarlo e per investire su esso, sceglie quello che reputa il meno peggio. Ora, a prescindere da quali siano i criteri con cui questo "meno peggio" viene identificato (e personalmente credo che il principale sia la commerciabilità dell'opera, altrimenti non me lo spiego) questa cosa è di una tristezza infinita. Perché a questo punto mi viene da pensare che sia vero che il livello dei testi che quotidianamente intasano le caselle di posta degli editori è basso, molto basso, e che l'appiattimento totale della qualità porta gli stessi editori a farsi piacere cose che in realtà fanno schifo. Come dire dopo un anno che mangi tutti i giorni merda alla fine la trovi appetitosa, mentre un'ottima lasagna ti sembra insipida.

Onestamente mi viene da piangere se penso che oggi, in questa situazione, quasi sicuramente un Elsa Morante o un Primo Levi non riuscirebbero a emergere. E' triste. Molto molto triste.

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Non mi pare OT.

Il problema è reale. Ma per citare un paio di esempi, ho appena letto il romanzo di un non-esordiente straniero (tradotto e pubblicato in Italia), di un piccolo editore; un giallo umoristico; un romanzo pessimo. E molti romanzi tradotti sono pessimi. Soprattutto nella FS. Qui mi pare che la responsabilità non sia dell'autore (italiano).

Allora, fermo restando che il livello degli esordienti italiani è quel che è (come ovunque, a mio parere), e riconoscendo questa come con-causa, a me pare troppo comodo liquidare tutto dicendo che è "vero che il livello dei testi che quotidianamente intasano le caselle di posta degli editori è basso, molto basso, e che l'appiattimento totale della qualità porta gli stessi editori a farsi piacere cose che in realtà fanno schifo."

Partendo da questo dato di realtà, ovvero il "livello mediocre, per usare un eufemismo, dei testi di esordienti pubblicati da editori non a pagamento", è legittimo sospettare la bassa qualità media degli autori e parimenti la bassa qualità media degli editori (anche di quelli non a pagamento). Lo ripeto, una buona campagna costa meno (e soprattutto rende di più e subito) rispetto a una buona selezione. E poi c'è la bassa qualità media dei lettori.

Insomma, continuo a ripetere che il problema ha mole cause, ed è troppo comodo liquidarlo tirando in ballo quella più evidente. L'autore è un anello (per quanto importante) di una catena complessa.

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Sono rimasta sconvolta dal livello mediocre, per usare un eufemismo, dei testi di esordienti pubblicati da editori non a pagamento, e questa cosa mi ha portata spesso a riflettere su diversi aspetti della questione.

Mi permetto anche io una piccola riflessione, proprio perché anche io ho letto un po' di libri di esordienti di case editrici piccole.

La mia riflessione non è così drammatica come quella di Nayan, ma considerate anche che io sono a una decina di libri di esordienti, lei molti di più. Però anche io mi accorgo del livello mediocre. Secondo me, quasi (quasi è doveroso) tutti i testi avrebbero avuto bisogno di almeno un'altra rilettura. Non è solo questione di errori (che onestamente sono pochissimi) ma proprio di spessore.

Nel leggere certe opere, soprattutto certe parti (magari un racconto o un paio di capitoli) l'impressione è quella di leggere una bozza, un'idea buona e scritta discretamente, che poi prenderà la vera forma definitiva degna del libro.

Quindi o non c'è stato un lavoro profondo (nè dell'autore nè dell'editore) o c'è stato e quindi siamo partiti da un livello ancora più basso.

Secondo me, molti scrittori sono penalizzati dalla fretta. Molti definiscono (l'ho letto spesso anche qui) romanzo uno scritto di 50 o 60 cartelle: sarà un racconto, magari anche meraviglioso, ma è una cosa diversa. O le raccolte di racconti, che a volte si scrivono di più solo perché sono più veloci dei romanzi (malattia questa che colpisce tanti poeti secondo me) e poi spediscono subito. Poi, la società ti spinge a un successo da giovane, cosa che può (può) essere in contrasto con l'arte; ma quanti di noi a 35 anni diciamo "Eh, non ho ancora pubblicato" o cose simili?

I meccanismi degli editori invece non so spiegarli, perché non li conosco. Evito di dire cose sbagliate.

In conclusione, manca la cultura del lavoro di qualità. Eppure, con la crisi, dovrebbe essere l'unica cosa che paga, ma in pochi seguono questa teoria.

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Volevo fare anche un commento sull'argomento del topic.

Oggi i giornali hanno una priorità: pagare poco i corrispondenti. Tra i motivi, le redazioni piene di professionisti assunti con contratti intoccabili pagati troppo per come vanno le cose oggi, viste anche le nuove tecnologie. Poi, naturalmente, l'idea che meno spendo meglio è.

Ma, lo sanno tutti, se vuoi pagare poco risparmi sulla qualità. I giornalisti di alcuni quotidiani minori sono pagati 5, 7, magari 10 euro ad articolo. Anche lorde. Significa che per mantenersi dovrebbe scrivere 100 articoli al mese per guadagnare 1000 euro (a volte lordi). Come pensate di poter avere la qualità a questi ritmi?. Non l'avete.

Così vedo giornali che si appoggiano a studenti o comunque a principianti (magari promettenti ma inesperti); quelli bravi appena trovano altro fuggono, così si resta con gli scarti. Il quotidiano va fatto, tutti i giorni, quindi metti in pagina il ‘meno peggio’ che trovi. E via così.

Aggiungiamo che la crisi fa paura ai deboli e rende furbi i forti, così i primi accettano ogni condizione 'se no cosa trovo' e i secondi se ne approfittano 'tanto dove vuoi andare'.

Poi possiamo parlare di coscienza di classe e dignità professionale e ricerca della qualità... ma mi fermo qui.

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Non mi pare OT.

Il problema è reale. Ma per citare un paio di esempi, ho appena letto il romanzo di un non-esordiente straniero (tradotto e pubblicato in Italia), di un piccolo editore; un giallo umoristico; un romanzo pessimo. E molti romanzi tradotti sono pessimi. Soprattutto nella FS. Qui mi pare che la responsabilità non sia dell'autore (italiano).

Allora, fermo restando che il livello degli esordienti italiani è quel che è (come ovunque, a mio parere), e riconoscendo questa come con-causa, a me pare troppo comodo liquidare tutto dicendo che è "vero che il livello dei testi che quotidianamente intasano le caselle di posta degli editori è basso, molto basso, e che l'appiattimento totale della qualità porta gli stessi editori a farsi piacere cose che in realtà fanno schifo."

Partendo da questo dato di realtà, ovvero il "livello mediocre, per usare un eufemismo, dei testi di esordienti pubblicati da editori non a pagamento", è legittimo sospettare la bassa qualità media degli autori e parimenti la bassa qualità media degli editori (anche di quelli non a pagamento). Lo ripeto, una buona campagna costa meno (e soprattutto rende di più e subito) rispetto a una buona selezione. E poi c'è la bassa qualità media dei lettori.

Insomma, continuo a ripetere che il problema ha mole cause, ed è troppo comodo liquidarlo tirando in ballo quella più evidente. L'autore è un anello (per quanto importante) di una catena complessa.

Io sono d'accordo te sul fatto che sia un circolo vizioso e che ci siano molte concause, ma credo anche che l'autore sia il principale responsabile di questa situazione triste e preoccupante.

Se ci fosse meno presunzione e maggiore spirito critico da parte dei nuovi geni della scrittura, probabilmente non si sarebbe arrivati a questa situazione.

Io mi sono scocciata di sentire sempre le solite scuse, sul sistema sociomediatico che appiattisce le coscienze e ci rende tutti uguali e di conseguenza quello che si vende è solo quello che il sistema ti permette di vendere, nel bene e nel male, Saviano incluso.

So che può sembrare antipatico, ma io mi ritengo molto superiore alla media della gente che conosco; io un libro di Saviano non lo compro, perché non ci vuole l'eroe moderno per farmi capire che a Napoli e dintorni esiste un solo Stato che si chiama Camorra. Io lo so già. E lo so da tempo.

Allo stesso modo un film tratto da un libro di Dan Brown o della Meyer non lo vado a vedere perché so che non mi arricchirebbe, e se avessi un figlio non gli permetterei di spendere soldi per andare al cinema a vedere l'ultimo film tratto da un libro di Moccia. Non me ne frega proprio niente che ne parli tutto il mondo o che ci siano orde di adolescenti assatanati che lo osannano. Ho un cervello, lo uso, e costringerei mio figlio a usarlo come ha fatto mia madre con me.

Un ventenne medio che manda la propria opera a un editore nel peggiore dei casi è cresciuto con il mito di un qualunque Moccia o di una qualunque Meyer, nel migliore dei casi di una qualunque Rowling o di un qualunque Brown. Quante persone conosci di vent'anni o poco più (perché è questa l'età media di un esordiente, io a 31 anni mi sento già vecchia per essere considerata una "giovane autrice") che in vita loro abbiano letto qualche romanzo degno di tale nome? Se sei fortunato ti senti rispondere che forse hanno letto qualche classico ai tempi di scuola.

Noi che frequentiamo il WD siamo una minoranza... tant'è che molte delle persone in questo forum non hanno mai pubblicato nulla, né hanno la pretesa di farlo.

Questo per dire che alle spalle degli autori emergenti c'è una cultura di lettore estremamente bassa, che tratta tematiche estremamente povere in modo estremamente semplicistico. E la colpa non è né del sistema né degli editori. La colpa è di tutti coloro che preferiscono tenere il cervello spento credendo che essere un bravo scrittore significhi essere come Moccia piuttosto che andare oltre il proprio naso e chiedersi chi sia stato Orwell o Conrad. Non si può sempre giustificare tutto... abbiamo un cervello, diamine, siamo esseri senzienti e in teoria pensanti. Accendiamolo, e facciamoci un minimo di autocritica ogni tanto.

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Nayan io concordo con te pienamente, su tutto, ventenni compresi (anzi soprattutto sulla questione dell'età), Dan Brown pure, Saviano anche.

Però... ma perché pubblicano i libri? Io non lo capisco, davvero. Soprattutto, quando parliamo di editori minori. Mondadori sa che vende con i vari Moccia e Fabio Volo, ok... ma il piccolo editore? Come può vendere se pubblica qualcosa di 'scarso', in qualsiasi modo si voglia intendere questo aggettivo?

Non è meglio pubblicare 8 libri invece che 10, ma migliori? Il rapporto economico non è comunque paritario (guadagno meno a fronte di un minor investimento)?.

Davvero non lo so, magari sto sbagliando.

in generale si dovrebbe pubblicare meno roba, poco ma sicuro. E, come ho già detto, tenere più in considerazione l'età: se non si è Leopardi, due raccolte di poesie a 21 anni sono un'assurdità. Se non si è Hemingway, il romanzo di un 21 anni è acerbo (non brutto, non mediocre, acerbo; ovvero, lavorandoci sopra diventa un'opera matura).

Qui, a mio avviso, la colpa è da dividere fra più pretendenti.

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Ospite Lem Mac Lem
Già, e se avessi letto tutto quel che il pezzo dice, avresti anche notato che quello che citi come causa unica o comunque primaria, la bassa qualità degli scritti, è citata in quanto tale, fra le altre. Ti sei stufata di leggere che è colpa degli altri? Be', non so dove tu lo abbia letto, ma non al link riportato da Simone.

Eppure dovresti sapere dove l'ho letto, visto che rispondevo a te.

Taglio tutto il pezzo dove ribadisci la parte che mi ha stufato leggere.

Il "problema" non è non prendere "un sacco di soldi" (450 dollari, un sacco di soldi? In Burundi, forse) per 20mila caratteri, ma per 20mila BUONI caratteri.

Con tre racconti a 450 dollari, metti insieme uno stipendio. Se ti stizzisce di non poter campare con tre/quattro racconti al mese, in Italia, non so che farci.

Si torna a bomba: le riviste che pagano (anche la fantascienza) in Italia ci sono. Il mercato è più piccolo di quello USA, quindi no, non ci si vive con quello che ti pagano, se decidono che il tuo racconto merita, tocca proprio scrivere per passione e non per soldi. Prima di pensare ai soldi per i 20mila buona caratteri, è il caso di preoccuparsi di scriverli.

Il lesso è duro, ma è lesso.

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Però... ma perché pubblicano i libri? Io non lo capisco, davvero. Soprattutto, quando parliamo di editori minori. Mondadori sa che vende con i vari Moccia e Fabio Volo, ok... ma il piccolo editore? Come può vendere se pubblica qualcosa di 'scarso', in qualsiasi modo si voglia intendere questo aggettivo?

Non è meglio pubblicare 8 libri invece che 10, ma migliori? Il rapporto economico non è comunque paritario (guadagno meno a fronte di un minor investimento)?.

Davvero non lo so, magari sto sbagliando.

Non lo so. E' quello che mi sono sempre chiesta anche io, tant'è che i piccoli editori o rimangono estremamente piccoli, o hanno vita breve, o alla fine si piegano alla politica del doppio binario o a pagamento. Purtroppo mi sono dovuta svegliare dall'illusione che piccolo editore non a pagamento sia sinonimo di qualità.

E credimi, non lo so. Non lo so perché anche i piccoli pubblicano opere mediocri, per questo ho iniziato a pensare di essere io il problema, forse sono una lettrice troppo pretenziosa, troppo selettiva, o forse semplicemente gli editori scelgono cosa pubblicare in base a un rapporto commerciabilità/qualità e decidono per il meno peggio; certo che se il meno peggio è quello che ho letto io, c'è davvero da piangere.

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Torno un attimo sull'argomento tariffe praticate da Azimov's, e copio-incollo dal link indicato da Simone:

"Il pagamento avviene all’accettazione, e gli esordienti percepiscono 6,0 centesimi a parola fino a un totale di 6.500 parole, 5,0 centesimi a parola per storie più lunghe di 12.500 parole e 450 dollari per racconti di lunghezza intermedia. Siamo raramente interessati a racconti che superino le 20.000 parole e a storie a episodi. Riconosciamo inoltre un dollaro a riga per la poesia, che non deve superare le 40 righe."

Il pagamento si riferisce non ai caratteri, come finora hanno inteso alcuni di noi, ma alle PAROLE. E il discorso è molto diverso.

Un racconto di 20.000 caratteri è formato da circa 3.250 parole; per arrivare alle 6.500 parole bisognerà scrivere una storia di 40.000 caratteri (circa una ventina di pagine), che verrà pagata dalla Azimov's 390 dollari (circa 300 euro) probabilmente lordi, sui quali l'autore dovrà quindi pagare le tasse (in misura che ignoro).

Un racconto di 12.500 parole verrà pagato 625 dollari (circa 480 euro) e sarà formato da una cinquantina di cartelle standard.Tale compenso verà poi decurtato (ripeto, presumibilmente) dal fisco.

Ogni poesia frutterà al massimo 40 dollari (forse lordi).

:lol:

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Se ti stizzisce di non poter campare con tre/quattro racconti al mese, in Italia, non so che farci.

Come diciamo a Roma, maddeché? Forse "non mi sono spiegato". Quel che fa la rivista Asimov's è lodevole e ammirevole. In Italia? Secondo maddeché. In Italia non esiste.

Eppure dovresti sapere dove l'ho letto, visto che rispondevo a te.

Mai ho detto, né penso, che gli autori (sedicenti, appunto, in molti, troppi casi) non abbiano le loro responsabilità. Ma non sempre sono i soli...

Taglio tutto il pezzo dove ribadisci la parte che mi ha stufato leggere.

Ti basta poco per stufarti...

Prima di pensare ai soldi per i 20mila buona caratteri, è il caso di preoccuparsi di scriverli.

La scoperta dell'acqua calda.

Rimane il fatto che in Italia tutto ciò è raro. Hai citato WMI nel tuo primo post. Prendiamo la loro ultima pubblicazione, i 365 racconti erotici ecc. ecc. Operazione che, lo sottolineo, trovo ammirevole sotto certi aspetti, ma per la quale non mi risulta che gli autori (non un paio che conosco io almeno, magari altri più noti sì?) abbiano preso un centesimo. Eppure, quante copie verranno vendute? Vogliamo dire che con 365 autori, e siamo conservativi, almeno 3650 copie verranno comprate da amici e parenti? E poi ci sono anche nomi noti che aumentano le chance di successo, per carità.

Vogliamo parlare di riviste blasonate (che pure apprezzo), che nulla han dato a diversi autori di mia conoscenza per i loro (buoni, caspita) racconti?

O addirittura dei piccoli editori di genere che per pubblicare alcuni buoni romanzi sono "costretti" a far pagare un contributo invece agli esordienti? (Quelli che, per intenderci, in questo Blog vengono definiti "a doppio binario"), determinando necessariamente dei dubbi (fino ad evidenza contraria, si capisce) persino sulla qualità degli autori non paganti?

Ma ancora, a scanso di equivoci, mi preme sottolineare che non li biasimo (anche se a mio modo di vedere fra gli utlimi due esempi che ho citato c'è una gran differenza), perché la situazione è quella che tutti conosciamo.

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Ospite Lem Mac Lem

Come diciamo a Roma, maddeché? Forse "non mi sono spiegato". Quel che fa la rivista Asimov's è lodevole e ammirevole. In Italia? Secondo maddeché. In Italia non esiste.

Non esistono quelle cifre, sono d'accordo.

Mai ho detto, né penso, che gli autori (sedicenti, appunto, in molti, troppi casi) non abbiano le loro responsabilità. Ma non sempre sono i soli...

Il problema è che l'unica responsabilità direttamente imputabile a uno scrittore è non saper scrivere una storia degna. Tutto il resto esula.

Rimane il fatto che in Italia tutto ciò è raro. Hai citato WMI nel tuo primo post.

Ho citato anche Urania (ok ok, non è proprio una rivista, è da edicola, ma non la definirei 'rivista'), e Playboy, ma rimaniamo sulla WMI (la rivista). I racconti li paga. Poco, ma li paga.

L'antologia di cui parli, come mi hai fatto notare in precedenza, non c'entra con il post, in quanto antologia e non rivista.

Ma ancora, a scanso di equivoci, mi preme sottolineare che non li biasimo (anche se a mio modo di vedere fra gli utlimi due esempi che ho citato c'è una gran differenza), perché la situazione è quella che tutti conosciamo.

Oh, pensa che io invece auspico eccome che gli scrittori vengano pagati :lol:

E' solo che sono veramente stufa di leggere Tizio Caio e Sempronio che ululano contro i Perfidi Editori che li sfruttano, salvo poi bussare supplici proprio alle loro porte, coi calzoni abbassati, le mutande calate e già piegati di 90°, così fanno prima. Per la serie: dignità, portami via...

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é il primo messaggio che scrivo in questo forum e spero di non sbagliare sezione o post..

Seguivo un pò la discussione e volevo sapere, se era possibile, se conoscevate riviste (non solo letterarie) che pubblicano racconti, va bene anche non a pagamento.

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Ospite

Toh guarda o.o ho visto ora la discussione XD e pensare che ieri ho spedito il mio primo racconto a questa rivista xD vi farò sapere cosa mi rispondono o.o

Anche a me piacerebbe sapere se c'è davvero qualche rivista italiana che paga per i racconti (e quale xD), quando fai fatica a arrivare a fine mese ti accontenti anche delle briciole...

Sul discorso che gli italiani non sanno scrivere non sono proprio così d'accordo, ho letto molti esordienti ultimamente e ho trovato anche roba buona, anche se è vero si trova anche un sacco di roba scadente... e certe volte non mi spiego neanch'io su che base e con che criteri vengono scelti i titoli da pubblicare.

Ogni volta che vedo un libro di un esordiente che parla di paranoie mentali, storie di narrativa né carne né pesce e con tratti autobiografici fuggo a gambe levate :? e mi chiedo dove sono finite le storie, quelle vere che ti trasportano in un altro mondo... sarà che io prediligo la narrativa di genere, soprattutto il fantastico.

La cosa peggiore è che tutto quanto sà di già letto, ho perso il conto di quanti libri su vampiri e lupi mannari sono usciti nell'ultimo periodo... non se ne può più... che fine ha fatto la fantasia? ç_ç

Possibile che tutti quanti scrivano solo spinti dalle mode del momento?

O quello o raccontare la loro vita che non interessa a nessuno...

Le antologie poi sono una cosa penosa... la maggior parte fatte solo per illudere gli autori e fare cassa, gli arrivano un centinaio di raccontini, si scelgono quelli meno schifosi e via l'antologia è fatta, questo sì che è triste .-.

Se invece iniziassero a pagare gli autori magari avrebbero lo stimolo a pubblicare cose di qualità e a puntare sulla vendita a terzi e non sugli acquisti degli amici e parenti... ma purtroppo al momento sono mere illusioni *sigh*

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Che le antologie siano penose, be' dipende. Guardati quelle del RiLL, visto che ami il fantastico. Non si prende una lira ma il livello è molto elevato.

In merito alle riviste, parola di S. Sosio, Robot paga i racconti pubblicati. Quanto? Non saprei.

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Ospite

ho avuto risposta dalla rivista (ottimo segno di professionalità u.u) non hanno accettato il racconto ma comunque vi posto il testo della mail nel caso possa interessare o.o

Dear XXX,

Thank you very much for letting us see "ZZZ" We appreciate your taking the time to send it in for our consideration. Although it does not suit the needs of the magazine at this time, we wish you luck with placing it elsewhere.

Please excuse this form letter. The volume of work has unfortunately made it impossible for us to respond to each submission individually, much as we’d like to do so.

Don't worry about the Italian publication/web posting. It's only a problem when stories have previously been published in English.

Sincerely,

Sheila Williams, Editor

Asimov’s Science Fiction

www.asimovs.com

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Sono passati cinque anni dall'ultimo post, ma è una discussione interessante e vorrei sapere se in tutto questo tempo è cambiato qualcosa. Nuove riviste che pagano gli scrittori? Esperienze? :rolleyes: :rolleyes:

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