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Pee Gee Daniel

"Lo scommettitore" di Pee Gee Daniel

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Il neolaureato Giulio Sterna attende un figlio dalla propria compagna e si ritrova così, in piena crisi, alla disperata ricerca di un impiego. Dopo varie avventure all'interno delle agenzie interinali colleziona una serie di lavori precari dai relativi risvolti farseschi. Deluso dal mondo del lavoro, sta per mollare, quando viene infine convocato come assistant-manager in un'agenzia di scommesse e slot-machine, appartenente alla catena Hermes Play. Da qui si dipana la storia di una filiale aperta in un luogo ormai saturo di centri-scommesse, che perciò sin dall'inizio si mantiene in un'ansiogena incertezza tra entrate e vincite, tra chiusura e tirare a campare.

Un romanzo eminentemente comico che, attraverso l'ampia disamina delle condizioni lavorative odierne, tenta una critica alla società moderna il più possibile spassosa e ridanciana.

 

Titolo: Lo scommettitore

Autore: Pee Gee Daniel

Editore: Leucotea

Prezzo: €13,9

ISBN: 9788899067045

N. pagine: 183

Disponibile in libreria, cartolibrerie, booksellers on line, oltreché qui: http://www.ebay.it/itm/Macerie-/121414493196?pt=IT_Libri_Romanzi_Narrativa&hash=item1c44de240c

 

Le prime pagine del libro:

 

 Avviene così nella vita. Sempre! Anni su anni di placido e abitudinario trantran, senza un checché di rimarchevole o anche solo vagamente memorabile e poi, tutto d’un colpo, PAM-PA-RA-PA-RA-PA-PÀM! Accade tutto insieme. Un’infinita, sfinente caterva di eventi che si susseguono, e talora si sovrappongono, sino a levarti il fiato. Proprio come se per tutto quel periodo di menosa tranquillità gli avvenimenti si fossero arrestati, per eccessivo ingombro, allo strozzo dell’imbuto fatale, per poi invece, a un dato punto, una volta giunti al colmo della turatura, sgorgare impetuosi e defluire giù tutti in coro per il collo del recipiente. Alzi la mano chi gli va diversamente!

È proprio in siffatti passaggi esistenziali che si tende a recedere verso le più stolide forme di superstizione e ti viene da dar retta e ragione a quella schiatta di imbroglioni e buggeratori patentati – tra ciane, astrologhi, preti e profetonzoli vari – che sproloquiano su congiunture astrali, momenti topici, prove di fede e via discorrendo.

Ebbene, così andò a me pure (Giulio Sterna, piacere, mi presento), che dopo una lunga epoca di beato fancazzismo e pasciuto scialo mi ritrovai, alla malparata, a fronteggiare un fottuto bailamme di situazioni affatto nuove e conturbanti.

Si dava in pratica il caso che stessi lì lì per diventare padre. Improvvisamente! Il che taglia corto su tutta un’interminabile serie di noli (tra i quali l’obbligo di riscuotere quanto prima un titolo di laurea tirato per le lunghe ormai da troppi anni, rintracciare una calda dimora dentro cui sfagiolare e far crescere con tutti i crismi il nascituro e, soprattutto, alzare soldi a sufficienza per realizzare quanto precedentemente elencato), che qui tuttavia taceremo, onde arrivare quanto più svelti si riesca al punto della questione.

Forse è superfluo aggiungere che il cosiddetto lieto evento mi colse del tutto impreparato. Il quadro della situazione attuale si risolveva infatti come segue: mio figlio andava formandosi suggendo avidamente muchi e alimenti dall’interno della mia compagna, la quale a sua volta si appoggiava a me per ogni bisogno contingente. Io poi, preso alle strette, per trovare di che finanziare la mia nuova famigliola non potevo che rivolgermi ai miei genitori che, da parte loro, per raggiunti limiti di età, si affidavano ormai da anni alla Previdenza Sociale Nazionale: tutti assieme configurando in tal modo un penoso sistema parassitario, a forma di grappolo.

Volendo fuori chiamarmi da un tale circolo vizioso, eccomi dunque immergermi sino al collo in quel lutulento mare magnum in cui consiste il mondo del lavoro d’oggidì e – ancora peggio! – lo snervante preambolo della ricerca infaticabile di esso.

Non nego che non mi dispiacerebbe indugiare per un po’ in leziose digressioni filologiche circa l’origine della parola lavoro, che deriva dal latino labor, che significa in realtà fatica, e su come, per giunta, nei più svariati contesti regionali della nostra beneamata penisola lavoro venga detto qui travàji, là travagghiàri, etc etc, come a indicare, cioè, la somiglianza che l’attività lavorativa assume rispetto ai travagli appunto, ovvero alle doglianze psicofisiche che peggio di tute infieriscono a spese dell’organismo e sullo spirito umani. I napoletani poi, più onesti di tutti gli altri, per tradurre il verbo lavorare dicono faticà!

Ma purtroppo mi manca il tempo per questo genere di disquisizioni etimologiche – che, del resto, ben metterebbero in guardia il lettore sulla pur sottaciuta, ma però comune, consapevolezza riguardo all’innaturale patimento e all’antivitalistica rinunzia che ci si autoimpone collocandosi in un qualsivoglia mestiere. Mi urge, ora come ora, mettervi al corrente quanto ai titanici sforzi posti in atto da parte mia per assicurarmi uno straccio di occupazione e mi vedo perciò costretto ad accantonare per il momento più nobili ragionamenti, ripromettendomi di ritornarci semmai sopra in altra sede, e ad uso di una differente tipologia di pubblico.

Dunque, dicevamo: dovendo io giocoforza convenire sia con i marxisti che con i teorici liberisti sull’unico argomento che veda concordare questi due contrapposti branchi di cagnacci sciolti, sta a dire la necessità etico-antropologica del lavoro (che per me si traduceva poi in una meno nobilitante corsa affannosa a un qualunque salario disponibile), mi misi da subito a caccia.

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Recensione di LO SCOMMETTITORE, Leucotea Edizioni su Il Piccolo - Alessandria di oggi, pg.17

«La critica sociale filtrata attraverso l’umorismo corrosivo  di chi ha provato sulla propria pelle cosa sia il mondo del lavoro nell’Italia di oggi. ‘Lo scommettitore’ (Edizioni Leucotea, 183 pagine, 13,90 euro) è la nuova prova di Luigi Straneo (nome d’arte, Pee Gee Daniel), originario di Torino ma residente ad Alessandria, che dimostra ormai di avere raggiunto una maturità espressiva ben definita. Attraverso la deformazione volutamente grottesca, sa mettere con lucidità  alla berlina un determinato ambiente: nei precedenti lavori, aveva preso di mira il mondo giovanile e la politica, ora tocca al lavoro. A seconda dei casi, sa declinare il  taglio espressionista verso toni violenti alla ‘American Psicho’ o sull’umorismo. È quest’ultimo il modulo scelto per ‘Lo scommettitore’, in cui il sarcasmo è già evidente nella citazione della celebre frase dell’ex ministro Fornero, che invita i giovani a non essere ‘choosy’  nella scelta del lavoro. Protagonista del libro è Giulio Sterna, neolaureato che deve cercare a tutti i costi un’occupazione perché la sua compagna è incinta. Ma è tempo di crisi, non c’è scampo per i giovani. Giulio passa così da una disavventura all’altra, tra agenzie interinali e lavori precari. Quando, dopo tante delusioni, sembra ormai rassegnato alla sconfitta, trova una occasione inaspettata come assistent - manager in un’agenzia di scommesse e slot - machine della catena Hermes Play. I problemi però non finiscono così per Giulio. La sua filiale,  trovandosi in una zona satura di centri scommesse, deve fin dall’inizio dibattersi affannosamente tra entrate e vincite.  L’aspetto farsesco è sempre predominante, ma forse Pee Gee Daniel ha ragione: di fronte al panorama del  lavoro in Italia, l’unica strategia di sopravvivenza è l’umorismo.  A.B.» 


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Ho il piacere di annunciarvi che giovedì 18 settembre sarò ospite della bella trasmissione "Parole leggére" in onda dalle 10 alle 10.30 su Radio Voce Spazio per presentare il mio nuovo romanzo LO SCOMMETTITORE,Leucotea Edizioni. Ne reciterà alcuni brani il conduttore Gianni Pasino con la sua consueta vis comica. 
La frequenza radio è FM 93,800 per Alessandria e provincia. Per il resto del creato è disponibile lo streaming sul sito http://www.radiovocespazio.it/cliccando su "ascolta la diretta", oppure dal profilo fb di RVS

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Angelo Gasparini recensisce LO SCOMMETTITORE,Leucotea Edizioni su Patria Letteratura:
<<Il romanzo Lo scommettitore è un testo di matrice prevalentemente comica, l’andamento è per lo più brillante e la lettura risulta di grande godibilità. Pee Gee Daniel si serve dell’elemento comico per indurci a riflettere sulla gravità delle ardue condizioni in cui versa il mondo del lavoro al giorno d’oggi, con particolare riferimento alla sfera giovanile. Tra un episodio e l’altro, il lettore da un lato si ritroverà a ridere di vero cuore, interrompendo simultaneamente la lettura, mentre dall’altro lato, terminato il riso, si tufferà in una riflessione più attenta e profonda.>>
http://www.patrialetteratura.com/scommettitore-pee-gee-daniel/

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Erman Petrescu recensisce LO SCOMMETTITORE, Leucotea Edizioni sulla Rivista Paper Street: 
<<L’autore di questo godibile romanzo è capace di farci ridere, sorridere e anche disgustarci dei nostri eroi. Possiamo leggere Lo scommettitore come una sorta di manuale per i nostri tempi di crisi, al fine di stendere un velo di disinganno su ciò che realmente siamo in tempi di necessità.>>
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/4904-Lo_scommettitore_-_Pee_Gee_Daniel.html

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Maria Dore recensisce Lo scommettitore - di Pee Gee Daniel, Leucotea Edizioni su Indigo Mag: <<Immaginiamo, con qualche presunzione, che la nostra civiltà sopravviva a se stessa e che tra qualche centinaio di anni a un lettore non identificato capiti tra le mani il libro di  Pierluigi Straneo, in arte Pee Gee Daniel, “Lo scommettitore”. Troverebbe il resoconto abbastanza realistico di un’epoca disgraziata, raccontata dalla voce di un giovane come molti, dotato di istruzione medio – alta, costretto allo svolgimento di mansioni che nulla hanno a che vedere col suo livello di preparazione e con la dignità della sua materia grigia, diviso tra telefonate per i centralini ribattezzati call center dalla lingua manageriale del terzo millennio, e buste paga che, quando ci sono, mortificano mente e anima e fanno comprendere che l’espressione “l’importante alla fine è lavorare” è vera solo a metà.>> Poi, a un certo punto sostiene che strafaccio, ma va bene lo stesso...


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Ivan Campedelli recensisce LO SCOMMETTITORE, Leucotea Edizioni suRivista Unaspecie:
<<Le vicende narrate vengono distorte da una voce quasi surreale, che deforma la realtà con il suo linguaggio arzigogolato, dal sapore quasi burocratico, e la sua ironia mordace, ma nonostante ciò, la vita di Giulio Sterna, in fondo, non pare tanto diversa dalla nostra. E qui sta il gioco di Pee Gee Daniel: l’autore de Lo scommettitore si rivolge a un lettore che pare distante, quasi estraneo alla vita precaria di cui racconta, e gioca su questa distanza, che in realtà non c’è, tutta la vis comica del suo romanzo>>.

http://www.rivistaunaspecie.com/2015/01/09/recensione-scommettitore-pee-gee-dabiel/

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Alessandra Peluso recensisce Lo scommettitore - di Pee Gee Daniel​, Leucotea Edizioni​ su Affaritaliani.it​: <<Sembrano le novelle di Pirandello, nelle quali si ride, ci si appassiona e affeziona a personaggi goffi e bizzarri, risa che nascondono però la cruda verità, la solitudine, il dramma. È un bel romanzo quello di Pee Gee Daniel, autobiografico chissà, che insegna a resistere, a tener duro, non mollare, persino in situazioni incresciose>>


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Roberto Paravagna parla di Lo scommettitore - di Pee Gee Daniel​, Leucotea Edizioni​ alla trasmissione di Alberto Gaffi Carta Vetrata​, in onda su Radio Città Futura​ di Roma. Se ve lo foste persi eccovelo youtubizzato fresco fresco!


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A seguito della comunicazione ufficiale da parte del Salone Internazionale del Libro​ di Torino, posso confermarvi che lunedì 18 maggio ci sarò anch'io per presentarvi LO SCOMMETTITORE​, Edizioni Leucotea​ prima al corner della casa editrice (verso le 16) e poi (alle 18.30) durante una presentazione collettiva di alcuni autori Leucotea che si terrà presso lo Spazio Incontri.

Ci si vede lì, allora?


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