Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

villegas

Agenzie: quanto è difficile farsi prendere "realmente" in considerazione?

Post raccomandati

Apro un topic un po' provocatorio ma più che altro mi interessa condividere delle riflessioni con voi, specie dopo aver letto molti vostri interventi in questa sezione del forum.

Conosco molti di voi, mi considero uno "storico" utente e, finchè ho avuto tempo e modo, mi sono prodigato non solo per me stesso ma, nel mio piccolo, anche per gli altri, rimanendo sempre disponibile per consigli o qualunque tipo di informazione. Ma a un certo punto pensavo di aver esaurito la mia funzione qui dentro, e non certo perchè io abbia già pubblicato. In ogni caso, può essere vero, se si arriva a pubblicare relativamente presto, poi magari certe questioni vengono lasciate da parte. Io, nella fattispecie, non mi ero mai davvero interessato al fenomeno delle agenzie letterarie, non avendone mai contattata una che sia una, al momento di inviare il mio primo manoscritto. Come molti di voi, avevo un'idea piuttosto romantica della figura dell'agente letterario, visto come colui che investe parte del suo tempo e del suo fiuto a scovare talenti da piazzare presso la grande editoria. Con un contratto ottenuto presto, seppur con una casa editrice piccola, non mi sono posto proprio il problema, facendone anzi anche una questione "etica", se vogliamo, nel senso che contattare un agente, quando in teoria io ho un diritto di prelazione sulle mie opere future con la mia casa editrice, non mi sembrava un passo corretto da fare nei confronti di chi da subito ha creduto in me.

Arrivati però col tempo ad aver conseguito un minimo di esperienza sul campo, anche in altri ambiti che non il pubblicare (scrivo per due riviste nazionali, vari siti, e mi occupo anche di correzione bozze e editing, essendo a contatto con alcune c.e.), la voglia di provare a fare il famoso salto di qualità mi è venuta, ma non tanto per diventare chissà che, quanto soprattutto per capire a che punto sono del mio percorso, visto che a brevissimo verrà pubblicato il mio terzo libro (un saggio "socio-musicale": il mio progetto sinora più ambizioso), a cui ne seguirà poco dopo un quarto, in pratica il suo volume "gemello". L'idea però che le agenzie, anche quelle più serie, facciano un'enorme fatica a considerare i giovani autori,mi pare sempre più prendere campo in me, anche leggendo tanti vostri tentativi. Mi sembra che la maggior parte di esse sia interessata al lavoro - comunque importante, non dico di no - di editing, o comunque tutto ciò che concerne l'area dei cosiddetti servizi editoriali, e che addirittura alcune di queste mirino poi a diventare case editrici a loro volta. E' davvero utopistico che, anche chi abbia già pubblicato, inviando un romanzo appunto edito a una agenzia "x" non possa in qualche modo suscitare attenzione tale da "guadagnarsi" una rappresentanza sulle opere future? A me sembra proprio sia così!

Modificato da villegas

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

É vero, c'è confusione tra agenti intesi come rappresentanti - coloro che si preoccupano di procurare "ingaggi" agli artisti - e agenti nel senso di membri di agenzie di servizi. Coloro che, nel caso di scrittori, forniscono editing o revisioni varie, curano copertine, risolvono problemi legali e quant'altro possa risultare utile a un autore.

Io credo sia molto importante distinguere tra le due cose e a fare molta attenzione quando è l'agente stesso a confonderle.

Perché, come ho scritto da qualche altra parte, c'è un conflitto di interessi in campo: l'agente inteso come rappresentante ha interesse a essere molto selettivo. Deve acquistare credibilità presso le case editrici e può farlo solo presentando prodotti sempre di buona qualità.

Viceversa un'agenzia di servizi lavora sulla quantità. Più testi prende in carico più guadagna. Dopodiché sottopone alle case editrici solo alcuni dei suoi testi. Se ha davvero contatti con case editrici.

E chi ha pagato pensando di essere rappresentato spesso neemmeno sa che il suo libro, riveduto e corretto, viene dimenticato nell'archivio del suo presunto agente.

Personalmente non ho mai pensato di ricorrere a un agente. Semmai lo facessi però cercherei un rappresentante. Perché l'editing, la scheda di valutazione e la correzione di bozze devono tassativamente essere a carico della Casa Editrice. Che, se seria, vorrà comunque effettuarli lei.

A meno che non si intenda autoprodursi, nel qual caso sì, tutte queste cose servono.

Modificato da Nanni

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

la penso esattamente come te Nanni ma mi pare siano molto più gli agenti che forniscono servizi, più di coloro che in effetti fanno vero scouting, specie se il "nome" dell'autore in questione non è così spendibile. Mi piacerebbe ci fosse un'inversione di tendenza ma la vedo dura

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In questa stessa sezione c'è un topic sull'agenzia letteraria "ideale", aperto da me  l'anno scorso e ripreso di recente, che discute più o meno gli stessi problemi. Ne ricordo altri su argomenti affini, come il rapporto (in genere svantaggioso per l'autore), tra i diversi servizi: valutazione, editing, rappresentanza, scouting.

Ripeto qui  quel che un po' tutti sappiamo. Alcuni (pochi) agenti affermati in verità leggono (guardano) gratis i testi di chi vorrebbe essere rappresentato presso gli editori- il best seller dopo tutto può spuntar fuori inopinato!- ma la maggioranza chiede una tassa di lettura, compila una scheda spesso non egregia  e magari induce al pagamento di un editing il povero esordiente. Il quale ben difficilmente pubblicherà per questa via.

La giustificazione è l'impossibilità di sopravvivere con  il 10% dei diritti d'autore, e trovarne uno da centinaia di migliaia di copie capita "ogni morte di papa". Ovvia la considerazione di senso contrario: remunerato dal costo dei servizi pagati dall'autore, l'impegno a cercargli davvero un editore sarà piuttosto blando.

Per quanto mi riguarda, un agente serio lo cerco da un po': proporsi e in genere trattare con gli editori (per la prima pubblicazione  ho fatto da sola) mi sembra una fatica in più.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In questa stessa sezione c'è un topic sull'agenzia letteraria "ideale", aperto da me  l'anno scorso e ripreso di recente, che discute più o meno gli stessi problemi. Ne ricordo altri su argomenti affini, come il rapporto (in genere svantaggioso per l'autore), tra i diversi servizi: valutazione, editing, rappresentanza, scouting.

Ripeto qui  quel che un po' tutti sappiamo. Alcuni (pochi) agenti affermati in verità leggono (guardano) gratis i testi di chi vorrebbe essere rappresentato presso gli editori- il best seller dopo tutto può spuntar fuori inopinato!- ma la maggioranza chiede una tassa di lettura, compila una scheda spesso non egregia  e magari induce al pagamento di un editing il povero esordiente. Il quale ben difficilmente pubblicherà per questa via.

La giustificazione è l'impossibilità di sopravvivere con  il 10% dei diritti d'autore, e trovarne uno da centinaia di migliaia di copie capita "ogni morte di papa". Ovvia la considerazione di senso contrario: remunerato dal costo dei servizi pagati dall'autore, l'impegno a cercargli davvero un editore sarà piuttosto blando.

Per quanto mi riguarda, un agente serio lo cerco da un po': proporsi e in genere trattare con gli editori (per la prima pubblicazione  ho fatto da sola) mi sembra una fatica in più.

sì, sefora, avevo letto la precedente discussione. Io ho un contratto con la casa editrice che ha la prelazione sulle mie opere future. Difatti io ho sempre proposto i miei nuovi manoscritti a loro, non ho mai pensato di agire diversamente (proprio per la faccenda della prelazione). A breve appunto usciranno ben due pubblicazioni nelle quali credo molto. Ma il concetto è sempre quello: non ambisco a diventare un best seller, sono realistico, ma mi auspicherei una maggior diffusione dell'opera, nonostante gli sforzi del mio editore. Io faccio da sempre la mia parte ma il discorso della promozione è altrettanto significativo a mio avviso, e credo faccia la differenza nell'ambito delle medie-piccole realtà editoriali. Ma qui chiudo, altrmenti si andrebbe off topic

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A mio avviso, pochi si sono accorti di un fenomeno relativamente recente. Gli editori, anche i big, hanno sostituito la figura dell'agente, onerosa e spesso inaffidabile, con un sistema gratuito e più efficente: il web. Monitorando l'autopubblicazione e la mezza dozzina di piattaforme di qualità hanno la possibilità di far fare l'enorme lavoro di scrematura alla rete, scegliendo l'emergente tra gli emersi.

Naturalmente la scelta non poggerà solo sul criterio della qualità, ma su quello della commerciabilità del testo.

Tutto questo avviene in silenzio, per ovvi motivi, ma sarà sempre più la tendenza futura: puntare su autori già rodati e che abbiano già dato prova della capacità di incontrare il gradimento dei lettori e su testi che non richiedano un editig pesante, costoso in tempo e denaro.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

mah, gogol, non ne sono convinto appieno. Sicuramente ciò che dici ha fondamento, e in fondo conosciamo diversi nomi di autori partiti dal self publishing e poi finiti dritti a Mondadori o quant'altro ma... a differenza tua credo sia un fenomeno effimero, paragonabile, con meccanismi differenti ovviamente, al meccanismo dei talent

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

mah, gogol, non ne sono convinto appieno. Sicuramente ciò che dici ha fondamento, e in fondo conosciamo diversi nomi di autori partiti dal self publishing e poi finiti dritti a Mondadori o quant'altro ma... a differenza tua credo sia un fenomeno effimero, paragonabile, con meccanismi differenti ovviamente, al meccanismo dei talent

Immaginavo lo scetticismo, ma ho un bel filmato del Salone del Libro in cui un autore amico, oltre 10.000 copie con una big, afferma quanto riportato sopra. Per le piccole non ci sono problemi, visto che diversi editori non hanno problemi a dichiararlo apertamente, e qui basta il risvolto di copertina del mio libro.

Un chiarimento: mi riferivo anche al self, ma soprattutto a testi inseriti in siti vetrina che hanno raggiunto una certa fama...

Il tutto fuor di polemica, ovviamente!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Perché dovremmo dubitare di quello che ha spiegato Gogol?

 

Tutte le grandi aziende sono lungi dall'essere creative. Hanno i mezzi per comprare quello che è già pronto e integrarlo nelle loro linee produttive. Sono efficienti e profittevoli più per pura economia di scala e per posizione dominante che per fiuto e abilità imprenditoriale.

L'editoria non sfugge di certo a questa legge.

Perché dovrebbero dannarsi a spendere per far leggere la marea di manoscritti che sicuramente ricevono, quando hanno un mezzo pratico e sicuro per far centro con quasi totale sicurezza?

L'autopubblicazione è un cammino difficile e selettivo, almeno per arrivare ad attrarre numeri elevati di lettori. Direttamente o indirettamente le opere di qualità inferiore vengono segregate e dimenticate. 

Quando un'opera autopubblicata ha successo e i giudizi dei lettori lo confermano, l'editore può andare a colpo sicuro, quasi come se comprasse i diritti di traduzione di un bestseller. 

Perché dovrebbe fare altrimenti? Gli costa meno, non deve affidarsi ad una scheda di valutazione o al giudizio di un numero ristretto di specialisti, ma allo spontaneo gesto degli innumerevoli lettori che hanno già acquistato l'opera.

Corrono un solo rischio: che qualcuno arrivi prima di loro. Questo però succede anche per i manoscritti inediti che languono per mesi o anni o per sempre fra i manoscritti inediti che hanno ricevuto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Perché dovremmo dubitare di quello che ha spiegato Gogol?

 

Tutte le grandi aziende sono lungi dall'essere creative. Hanno i mezzi per comprare quello che è già pronto e integrarlo nelle loro linee produttive. Sono efficienti e profittevoli più per pura economia di scala e per posizione dominante che per fiuto e abilità imprenditoriale.

L'editoria non sfugge di certo a questa legge.

Perché dovrebbero dannarsi a spendere per far leggere la marea di manoscritti che sicuramente ricevono, quando hanno un mezzo pratico e sicuro per far centro con quasi totale sicurezza?

L'autopubblicazione è un cammino difficile e selettivo, almeno per arrivare ad attrarre numeri elevati di lettori. Direttamente o indirettamente le opere di qualità inferiore vengono segregate e dimenticate. 

Quando un'opera autopubblicata ha successo e i giudizi dei lettori lo confermano, l'editore può andare a colpo sicuro, quasi come se comprasse i diritti di traduzione di un bestseller. 

Perché dovrebbe fare altrimenti? Gli costa meno, non deve affidarsi ad una scheda di valutazione o al giudizio di un numero ristretto di specialisti, ma allo spontaneo gesto degli innumerevoli lettori che hanno già acquistato l'opera.

Corrono un solo rischio: che qualcuno arrivi prima di loro. Questo però succede anche per i manoscritti inediti che languono per mesi o anni o per sempre fra i manoscritti inediti che hanno ricevuto.

- Caro Signor X, abbiamo letto il suo libro e siamo intenzionati a pubblicarlo...

- Grazie...

- Anzi, abbiamo letto altri suoi lavori e intendiamo puntare su di lei proprio come autore!

- Grazie... avete letto?

"Rimasi molto stupito, a parte il libro che gli avevo inviato, i miei lavori, al tempo, si potevano leggere solo sul sito Y"

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Vi propongo la mia esperienza come spunto di riflessione. Ho ricevuto svariate volte manoscritti da parte di agenzie letterarie. Vi dirò nulla che mi abbia particolarmente colpito, anzi la cosa che mi ha lasciato un'impressione negativa è che in un paio di casi i manoscritti avessero in comune gli stessi svarioni grammaticali (da lì a pensare che ci fosse sotto la mano, maldestra, dello stesso editor il passo è stato breve. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Girava in rete, nel '12 mi sembra, una lista di autori self che grossi editori avevano notato nel web, pubblicandoli. Gogol dice bene: gli editori tengono d'occhio, aggiungerei "anche", il web. Sarei curiosa di sapere con quali sistemi si orientano nel mare magnum, non credo seguendo le statistiche di Amazon! Immagino che, come per la scrematura dei manoscritti, sottopaghino esponenti del "proletariato culturale".

Per il momento é ragionevole supporre che continuino pure ad avere rapporti con le agenzie e a ricevere proposte. La crisi del settore li avrà resi ancora più restii a scelte coraggiose e la modestia dei testi l'aggrava: "un cane che ecc."

 

@Fabio. Non stupisce, la qualità degli addetti va peggiorando... Ricevuti in quanto lavori nell'editoria?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sottoscrivo l'aggiunta di un "anche", ma il futuro sarà sempre più "anche" per una semplice ragione: i pochi agenti validi, se a libro paga, costano e sono più adatti a trovare uno Sgorlon che un Giordano. Ma oggi un nuovo Sgorlon temo non farebbe i numeri che interessano agli editori.

Non seguo più molto il self, ma, scremato delle false recensioni e di altri puerili trucchetti, a un occhio esperto è in grado di fornire un buon numero di autori che hanno dimostrato di essere commerciabili ( e tengo per me le relative considerazioni in merito). Ho appena visto passare un'autrice da Amazon a Sperlig, un'amica, blogger di vecchia data, a una buona CE, e non dimentichiamoci della Premoli... ovviamente, stimo chi ha detto "dimentichiamocela!".

Poi, In realtà, facevo riferimento a un altro fenomeno: i siti dove gli autori si mettono alla prova saranno una decina al massimo e si è ormai creato un sistema di vasi comunicanti dove i migliori sono presenti in diversi di questi. Per un editore piccolo, medio o grande, non è difficile notare quali autori possono essere interessanti e iniziare a seguire i loro scritti e le reazioni di un potenziale pubblico.

Questa stessa discussione contiene un elemento divertentissimo, ma non lo rivelerò nemmeno sotto tortura :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

lungi da me fare polemica, assolutamente, non sono il tipo e, se rileggete i miei interventi, non v'è dubbio alcuno su questo. Partivo da una considerazione diversa dalla vostra, probabilmente vedo ancora come isolati quei casi di autori (alcuni li ho conosciuti anch'io) che sono passati dal self alla (grossa) editoria. Io, non avendo letto questi romanzi, non mi permetto di giudicare ma, a quanto pare, il criterio base su cui si poggiano le major o chi per esse, è legato alla visibilità su amazon e similia.. Per questo ritengo non sia, a lungo termine, una soluzione. I trend cambiano continuamente e da alcune esperienze lette qui, penso ad esempio al caso della Sperling & Kupfer, mi sembra che gli editori cerchino di omologare la proposta, fino a esaurirsi dell'argomento

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Figurati, nessun problema, ma provo a riepilogare:

1. avete un buon libro che possa interessare un pubblico molto ampio e volete una big: puntate sul self, difficile, ma numerosi casi ci dicono, non impossibile.

2. avete un buon libro che però, per tema o qualità, è adatto a un pubblico più ristretto, e siete interessati a una buona piccola o media: puntate a mettervi in evidenza nelle vetrine web di maggior qualità e vi verranno a cercare.

3. da evitare: invio a raffica alle case editrici o agenzie letterarie

questo a mio parere... che però non è un mero parere, ma il frutto di esperienze mie e di molte altre persone.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

sì, sì gogol ma il tuo discorso fila benissimo ed è tutto chiaro. Sono buoni consigli indubbiamente

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

2. avete un buon libro che però, per tema o qualità, è adatto a un pubblico più ristretto, e siete interessati a una buona piccola o media: puntate a mettervi in evidenza nelle vetrine web di maggior qualità e vi verranno a cercare.

Sarebbe il mio caso...Non sono molto addentro: quali "vetrine" privilegiare?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

2. avete un buon libro che però, per tema o qualità, è adatto a un pubblico più ristretto, e siete interessati a una buona piccola o media: puntate a mettervi in evidenza nelle vetrine web di maggior qualità e vi verranno a cercare.

Sarebbe il mio caso...Non sono molto addentro: quali "vetrine" privilegiare?

Visto che anche WD a suo modo è una vetrina, per correttezza, penso sia giusto non fare nomi che potrebbero essere in concorrenza e ti rispondo in privato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Da nuova del forum, sto spulciando in giro per rendermi conto della realta' che mi circonda. Mi sono imbattuta in questo thread.

 

Volevo innanzitutto dire una cosa: sembra tanto che i grossi editori e i medi/piccoli conosciuti dormano sempre, ma in realta' quelli sono sempre svegli. Vi posso assicurare che se un esordiente o uno scrittore X ha del potenziale commerciale (attenzione: non parlo di qualita', di Pirandello, di arte e del futuro dell'uomo bensi' di 50,60,70 sfumature di quel che e'), qualcuno lo scova subito. Matematico. Ci vuole fortuna e mediocrita' e uno stile di scrittura corretto ma semplice.

 

La storia non deve essere trita e ritrita, bensi' banale a sufficienza per essere venduta facilmente ai media e alle librerie. Se vi chiamate Antonio Camilleri, le librerie ordineranno un fracco di copie del vostro libro (perche' si confondono) che pero' si trasformeranno in resi a fine anno-cosa che l'editore non vuole. L'ufficio marketing (generalmente non composto da geni) vuole ottenere il massimo risultato con una minima spesa e ha bisogno di specchietti per le allodole, che convincano i giornalisti a recensire un libro piuttosto che un altro.

 

Per quanto riguarda coloro che hanno gia' pubblicato, se avete pubblicato con Piemme, sicuramente un agente lo trovate. Cioe', io sono agente. E so perfettamente quali sono gli editori che contano e con cui ho rapporti e quelli che invece hanno distribuzione irrilevante (e fama non avere libri di grande qualita') e non contano. Un agente rararemente prende in considerazione coloro che non sono stati pubblicati con editori che contano (alcuni agenti lo fanno, come Otago..ogni tanto riescono pure a far fare il salto di qualita' a qualcuno, pero'...). E solitamente appena esce un autore che potrebbe contare si fiondano in 200. Esempio: Stefano Trucco di Masterpiece. All'episodio 2 gli ho scritto, all'episodio 3 mi ha risposto che finche' non finiva il programma non poteva parlare con agenti. A fine programma aveva la fila. E non ha neanche vinto. Il fatto che poi lui dichiarasse che nessun agente l'aveva mai filato, questa per me e' una balla. Bastava leggere 2 pagine per capire che era vendibile. E parlando con altri editori, mi hanno confermato che in tanti tifavano per Trucco perche' era il migliore. Per cui: sara' anche stato uno che per motivi oscuri non era stato avvistato per tempo, ma non appena ha avuto un minimo di visibilita'..zack!

 

Inoltre, al momento in Italia ci sono veramente pochi scrittori per cui un agente di foreign rights si sprecherebbe. Quelli grossi sono monopolizzati da agenzie colosso che lavorano con Mondadori e RCS; quelli di qualita' letteraria hanno comunque degli agenti...non resta molto. Io, facendo principalmente foreign rights, non vedo nessun italiano senza agente e con potenziale all'estero (cioe', ne avrei un paio in mente ma gli editori non li mollano-uno tra tutti, il defunto Luciano Bianciardi).

 

Per concludere: ci sono tre tipi di scrittori. 1) scrittori best-seller: gran mediocri ma che vendono (la Avallone &co); i finti intellettuali (Baricco, la Agus etc); quelli di fatto veramente bravi che hanno avuto la fortuna di emergere (Ammaniti, Erri de Luca, Camilleri: le mosche bianche, i miraggi, il sogno degli agenti). 2) quelli veramente interessanti ma sfortunati e incompresi, che finiscono con i consueti editori buoni di nicchia (Marcos Y Marcos, Elliot, Nutrimenti etc)  3) quelli del limbo che sono quelli che pubblicano con case editrici semi-sconosciute a distribuzione zero. La categoria 1 e' benedetta; la 2, ci sono agenti Don Chisciotte che ci perdono tempo (io sarei una cosi, per esempio). La categoria 3 resta per sempre nel limbo, ad eccezione di rarissimi casi di gente che e' finita nella categoria sbagliata. Spulciare nella categoria 3 e' un lavoro che nessuno vuol fare. Da qui nascono le agenzie di servizi editoriali, i corsi di scrittura creativa e quant'altro.

 

La triste verita' e' che gli scrittori vengono presi in considerazione quando ne vale la pena. Ripeto: ci sono i casi di quelli che proprio sono dei geni incompresi, e di quelli che hanno proprio sfiga. Ma sono casi.

 

Scusate per la lunghissima & tediosa risposta.

 

  • Mi piace 9

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sarah, la tua testimonianza è stata molto interessante, direi illuminante. Io ad oggi non ho mai consultato un agente, sto facendo il mio percorso. Essendo un po' noto negli ambienti giornalistici dove opero, sto ottenendo un po' di visibilità con i miei lavori (specie l'ultimo, un saggio musicale), con recensioni su riviste nazionali e siti di settore ma il tutto è a carico mio. Nel senso che i contatti con le redazioni li ho alimentati io. Mi rendo conto che finire in terza fascia rischia di farti rimanere un incompiuto per sempre, già entrare nel novero degli editori di nicchia che hai citato sarebbe un buon passo. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Be', cara Sarah Argosy, ti si può anche perdonare la lunghezza, direi... Il tuo report, da verificare in quanto ad attendibilità, è molto interessante. Grazie. Rimane aperta una domanda: al giovane (si fa per dire) esordiente, cosa resta da fare oggi? Mi spiego meglio: a) cercare una casa editrice e finire ignorato in una di quelle piccole; b) cercare un agente e finire ignorato perché non ancora vendibile o bisognoso di troppe "attenzioni" per diventarlo; c) auto-pubblicarsi e sperare di essere notato? Altre alternative per mettersi in mostra? Come fate, ad esempio, a fiutarne uno? Suggerimenti?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Allora, io sono una grande fan del self-publishing. Grandissima. Per me e' il futuro ed e' il sacro graal degli scrittori. Basta con la dittatura di editori e agenti, e via con il parere del pubblico. Il mercado editoriale e' fossilizzato: io leggo interviste ad editori che fanno i Candido ("tutto va bene nel migliore dei mondi") ma poi quando li incontro in fiera sono li depressi che si lamentano perche' in gabbia: costretti a frustate dai loro capi a comprare solamente libri che sulla carta potrebbero vendere (e poi spesso non accade). Ho vissuto a lungo all'estero e posso dire che molti dei grandi successi di editori come Orion in UK o anche di alcune imprint Random House, sono autori che avevano raggiunto non so quante vendite autopubblicandosi su Amazon. Il problema dell'Italia e' che i lettori qui preferiscono il cartaceo, per cui finche' le cose non cambiano, sara' dura che il self-publishing prenda piede.

 

La visibilita': eh, invece che offrire servizi editoriali/di editing o spillare soldi con corsi inutili, qualcuno dovrebbe iniziare, come fanno in USA, a offrire servizi di ufficio stampa. Inoltre, so di editori in Italia che tengono d'occhio i blog (di fatto conosco un'autrice il cui libro e' nato da un blog). Inoltre, come gia' detto, sembra che agenti e editori dormano ma in realta' quelli sono vigili: attendono di trovare chi li arricchisce. Buttano un occhio ai manoscritti che arrivano in redazione (o lo stagista butta un occhio); vedono le mail; sanno tutto del concorso per giovani esordienti belli e con nomi facili di Badia Polesine (RO). Per il resto, piu' uno ha contatti, piu' e' appetibile.

 

Per quello che vedo io e che notano anche altri piccoli agenti: gli editori grossi comprano SOLO  da agenti grossi. Qualche volta c'e' spazio per agenti piccoli o medi me e' una lotta costante per essere credibili. Io mi occupo solo di literary fiction. Immaginate dover vendere Dostoevskij a uno che vuole Baricco. Questo per dire che, a mio parere, quando uno e' veramente bravo non lo vuole nessuno perche' gli editori sono convinti che i tre cani in Italia che leggono non siano in grado di apprezzare della letteratura decente: preferiscono perdere tempo e cercare di conquistare il pubblico dei non lettori con pornazzi illeggibili che vendono mezzo milione di copie in 4 mesi (dopo di che basta perche' sono tutti tornati a fare pilates al Virgin e non hanno tempo per leggere).

 

La tua domanda: come si fa ad essere fiutati? Eh, come si fa a diventare Katy Perry? Anni e anni di canzoni cantate al proprio cane, finche' un giorno non arriva la botta di sedere di incontrare uno che conta che decide di vestirti da sex symbol e urlare al mondo che hai un talento infinito. Il tuo cane finisce in canile e tu inizi a dare concerti in playback. Ne vale la pena? Per molti si. Cosa ha lei di diverso dagli altri? Niente. Ma proprio niente. Passiamo la vita a sperare di trovarci al posto giusto al momento giusto e con la persona che conta. Oppure quando uno e' proprio sfigato, muore di tumore e diventa un fenomeno mondiale (povero Larsson). Ha senso?

 

Anche gli editori quando pubblicano non sanno se il libro avra' successo o no. E' tutto fatto a caso. Adesso tutti vogliono romanzi erotici. Tre anni fa tutti con quelli storici. Due anni fa volevano i poliziali stile nordico. E'un mondo tristissimo.

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Cantare al proprio cane non è poi così male, dai. Io, ad esempio, scrivo per quei quattro cani che leggono il mio blog (si fa per dire), e la cosa mi dà una certa soddisfazione.

 

Che l'editoria brancoli nel buio, sembrava chiaro a tutti. Tuttavia, nel tuo discorso, noto delle incongruenze. Dici che stanno tutti lì, con gli occhi aperti, leggono perfino i blog, però poi dici che i grossi comprano solo da grosse agenzie... non è una contraddizione?

 

A parte avere un blog, accumulare contatti e partecipare a concorsi (cercando di vincerli), cos'altro dovrebbe fare un esordiente? Aspettare la botta di culo ululando alla luna? Sarebbe questa la soluzione? Una domanda: come mai ti sei spostata dal mercato spagnolo? E... visto che hai vissuto all'estero molti anni, all'estero si legge davvero più che in Italia?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi permetto di intervenire perché tempo fa in altre discussioni espressi, sotto forma di ragionamento da profano, il medesimo quadro delineato ora da Sarah. Il fatto che il mio ragionamento si attagli e sia confermato dagli ultimi due post di Sarah mi pare molto importante: ciò che dice lei deriva dalla sua esperienza professionale, ciò che dicevo io a suo tempo deriva 'solo' da un monologo teorico. Ciò vuol dire che il quadro presentato qui non solo è reale, ma anche coerente da un punto di vista teorico.

Premesso questo, penso che Salvatore abbia travisato un paio di punti. Do un'aggiustatina, se posso.

 

Cantare al proprio cane non è poi così male, dai. Io, ad esempio, scrivo per quei quattro cani che leggono il mio blog (si fa per dire), e la cosa mi dà una certa soddisfazione.

 

Legittimo. Dipende da ciò che si desidera: c'è chi fa il giardiniere per hobby nel cortile di casa e chi fa il giardiniere professionista a Versailles. Nessuno dei due si può biasimare. La risposta di Sarah però mi pareva piuttosto diretta al giardiniere dilettante casalingo che vorrebbe diventare un giardiniere professionista di una grande villa. Ci sono tanti autori anche qui nel WD che si 'accontentano', cioè che sono contenti, soddisfatti dell'essere pubblicati con una CE medio-piccola, magari tramite un agente medio-piccolo, con il loro (spesso bel) libro stampato free, anche se poco distribuito e pubblicizzato. L'intervento di Sarah non penso sia rivolto a queste persone.

 

Che l'editoria brancoli nel buio, sembrava chiaro a tutti. Tuttavia, nel tuo discorso, noto delle incongruenze. Dici che stanno tutti lì, con gli occhi aperti, leggono perfino i blog, però poi dici che i grossi comprano solo da grosse agenzie... non è una contraddizione?

 

Nessuna contraddizione, se rileggi con calma vedi che il testo è piuttosto chiaro (a me capita sempre di leggere di fretta al pc, non so te :asd: ). Sarah ha detto che, in quanto a canali, le CE e le agenzie guardano tutto: blog, amazon, concorsi, agenzie, manoscritti inviati. Non ha detto che comprano 'solo' da grosse agenzie in fatto di canali da cui trarre un'opera da pubblicare. Ha detto che comprano 'solo' da grosse agenzie in rispetto all'insieme 'agenzie': cioè, nello specifico canale 'agenzie', le big guardano solo alle grosse agenzie. E il tutto mi pare perfettamente sensato: si è sempre alla caccia del prossimo successo del momento, no? Allora non si può escludere nessun canale, e tuttavia è inutile rivolgersi alle agenzie più piccole. Anche questo era un ragionamento che già avevo fatto per mio conto e trovo qui confermato dall'esperienza di Sarah. :)

 

Sul resto lascio la parola a Sarah. :)

 

Allora, io sono una grande fan del self-publishing. Grandissima. Per me e' il futuro ed e' il sacro graal degli scrittori. Basta con la dittatura di editori e agenti, e via con il parere del pubblico.

 

Se posso, era così anche nel passato: l'editoria come la conosciamo è un'invenzione relativamente recente. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Il primo periodo era ironico... Ma, detto questo, in pratica stai dicendo che la signora invita a non rivolgersi alle piccole agenzie, quindi a se stessa, perché tanto le grandi CE, o guardano i blog (concorsi, self-publishing, ecc.) da sole in cerca dell'esordiente dalle uova d'oro, oppure comprano da grandi agenzie? E questa, scusa, non è una contraddizione?

 

Comunque non me la vedo Mondadori che sbircia silenziosa i blog di perfetti sconosciuti... Con le centinaia di migliai di manoscritti che gli arrivano ogni mese, non credo nemmeno che riescano a smaltire il cumulo. Sbaglio? Lo spero...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il primo periodo era ironico... Ma, detto questo, in pratica stai dicendo che la signora invita a non rivolgersi alle piccole agenzie, quindi a se stessa, perché tanto le grandi CE, o guardano i blog (concorsi, self-publishing, ecc.) da sole in cerca dell'esordiente dalle uova d'oro, oppure comprano da grandi agenzie? E questa, scusa, non è una contraddizione?

 

Penso che si chiami onestà: parlare contro i propri interessi non è contraddirsi. E poi non so se in questo caso si possa parlare di 'piccola agenzia'. Ma sarà Sarah a definirsi, se vuole.

 

Comunque non me la vedo Mondadori che sbircia silenziosa i blog di perfetti sconosciuti... Con le centinaia di migliai di manoscritti che gli arrivano ogni mese, non credo nemmeno che riescano a smaltire il cumulo. Sbaglio? Lo spero...

 

Perfetti sconosciuti magari no. Ma blog particolarmente attivi con decine e centinaia di visite al giorno sì, perché no? E non facciamoci ingannare dal problema dei manoscritti: non sono il canale principale da cui attingere perché, semplicemente, sarebbe cercare un ago in un pagliaio. Ogni tanto leggono qualcosa, magari su segnalazione di qualcuno, magari per star certi che non gli sia sfuggito il prossimo 50 sfumature e ti rispondono. A tal proposito, richiamo l'attenzione su una discussione su una big nella sezione CE (mi pare si trattasse della Feltrinelli) che, tutto a un tratto, ha risposto (negativamente), tra gli altri, anche ad alcuni nostri utenti: magari erano rimasti a corto di idee e si erano messi a spulciare tra i manoscritti. In ogni caso, è chiaro che non è il loro canale principale: troppo tempo e risorse da impiegare quando non c'è certezza di risultato. Meglio indagare per altre vie (agenzie, concorsi, blog) per trovare subito subito lo scrittore o il manoscritto commerciabile. E' molto più sensata come cosa, da un punto di vista imprenditoriale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Alexander, scusa se te lo chiedo, ma tu sei solito rispondere in veste di altri? Ripeto, mi scuso, però credo che ad alcune questioni debba rispondere direttamente l'interessata, che sicuramente non avrà a male la curiosità di un utente del forum.

 

Per quanto riguarda Mondadori, io non c'ho mai lavorato e l'idea che mi sono fatto sul destino dei manoscritti è soggettiva e non poggia su basi certe. Solo un'idea insomma. Tu, invece, c'hai lavorato?

 

Inoltre affermare che la lettura dei manoscritti non è il canale principale, detto da te è solo una curiosità simpatica, diciamo pittoresca, se invece a rispondere fosse una casa editrice, la considererei grave. Sai perché? Perché, a parte Mondadori, le CE sui loro siti, come strumento per contattarli e proporsi, indicano proprio l'invio, elettronico o cartaceo, dei manoscritti. Quindi, stando alle informazioni ufficiali, quello DEVE essere considerato il canale ufficiale. Ne andrebbe della seriatà della casa editrice stessa. Che poi, nei fatti, possa anche non essere così, succede solo perché siamo in Italia. Non servirebbe uno scenziato per scrivere sul sito: se inviate i manoscritti sappiate che ogni tanto li leggiamo, ma principalmente scegliamo gli autori pescandoli dal web... Sarebbe poco serio, ma, parlando appunto di onestà, molto trasparente. Ti pare? :)

 

Non adirarti, eh? Non sono polemico, anche se lo posso sembrare, solo molto curioso. ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Che l'editoria brancoli nel buio, sembrava chiaro a tutti. Tuttavia, nel tuo discorso, noto delle incongruenze. Dici che stanno tutti lì, con gli occhi aperti, leggono perfino i blog, però poi dici che i grossi comprano solo da grosse agenzie... non è una contraddizione?

 

Ecco, do la colpa allo stato febbrile. Intendevo che non c'e' molto spazio per i piccoli/medi agenti poiche' i grossi editori comprano solamente dai grandi oppure scovano loro robe in maniera fortuita, spulciando tra i blog piu' letti, spesso per suggerimento di amici o persone di cui si fidano. Tra i "tutti"  di cui parlo ci sono anche i medi editori con dignita', i quali cercano direttamente autori senza passare per gli agenti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alexander, scusa se te lo chiedo, ma tu sei solito rispondere in veste di altri? Ripeto, mi scuso, però credo che ad alcune questioni debba rispondere direttamente l'interessata, che sicuramente non avrà a male la curiosità di un utente del forum.

 

Hai ragione, sono stato impiccione, chiedo venia.  :asd:

 

Per quanto riguarda Mondadori, io non c'ho mai lavorato e l'idea che mi sono fatto sul destino dei manoscritti è soggettiva e non poggia su basi certe. Solo un'idea insomma. Tu, invece, c'hai lavorato?

 

No. Andavo solo a logica: non ho prove certe, ovviamente. :)

 

Inoltre affermare che la lettura dei manoscritti non è il canale principale, detto da te è solo una curiosità simpatica, diciamo pittoresca, se invece a rispondere fosse una casa editrice, la considererei grave. Sai perché? Perché, a parte Mondadori, le CE sui loro siti, come strumento per contattarli e proporsi, indicano proprio l'invio, elettronico o cartaceo, dei manoscritti. Quindi, stando alle informazioni ufficiali, quello DEVE essere considerato il canale ufficiale. Ne andrebbe della seriatà della casa editrice stessa. Che poi, nei fatti, possa anche non essere così, succede solo perché siamo in Italia. Non servirebbe uno scenziato per scrivere sul sito: se inviate i manoscritti sappiate che ogni tanto li leggiamo, ma principalmente scegliamo gli autori pescandoli dal web... Sarebbe poco serio, ma, parlando appunto di onestà, molto trasparente. Ti pare? :)

 

Serietà e trasparenza non sempre vanno d'accordo con la pragmaticità o con gli affari: a volte sì, a volte no. E gli editori sono imprenditori, non ONLUS umanitarie. Ma rimane il dubbio, in quanto non sono del mestiere e non ho prove certe da portare, ovviamente.

Che ci sto a fare a discutere qui quindi? Niente, avevo un momento libero e son venuto a dire la mia. Ma penso che Sarah saprà essere più esaustiva (e affidabile) di me. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×