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Writer's Dream Staff

Edizioni e/o

Post raccomandati

1 ora fa, Pennywise dice:

Ringrazio lo staff di e/o, che è una ottima casa editrice (ho conosciuto e apprezzato chi ci collabora) e si dimostrano molto disponibili.

 

Per lavoro mi occupo anche di statistica e 2 selezionati di 8000 ricevuti non è rilevante, è equiparabile a zero.

Per quanto (come valutatore di manoscritti, nel mio piccolo) sia consapevole del livello medio basso del materiale che arriva, ritengo che su 8000 manoscritti ricevuti sia statisticamente sconcertante non averne trovato pressoché nessuno di vostro interesse.

Ma essendo questa la realtà (non ho motivo di dubitarne) la mia domanda è: chi ve lo fa fare? Avete mai fatto due conti di quanto vi costa questo immane lavoro di selezione che poi approda sempre (2 su 8000 è "sempre")  a un nulla di fatto?

Certo un giorno potrebbe capitarvi il nuovo Umberto Eco, ma, sempre a livello di statistica, quanto lo ritenete probabile? Tanto da giustificare un tale esercito di valutatori costantemente col pollice verso?

 

Grazie :)

Ciao Pennywise, ti ricordo che anche se le tue considerazioni sono "statistiche" i due autori che abbiamo trovato in questi anni non sono "zero". In effetti sono 1) persone vere con i loro desideri ecc e 2) autori che nel corso degli anni ci hanno dato grandi soddisfazioni editoriali. Direi quindi che ne è valsa la pena, almeno per noi. Se non avessimo considerato una ad una tutte queste proposte (non solo le mail di presentazione! ;) ) magari oggi Massimo Cuomo e Fabio Bartolomei avrebbero un altro editore. Per il resto stiamo tornando su discorsi già fatti, mi sembra. Spero di aver chiarito almeno alcune fra le vostre perplessità. Vi auguro una buona giornata!

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Cavolo, è veramente un peccato scoprire così, con un mese di ritardo, che e/o Edizioni non tratta il genere sentimentale. Mi spiace particolarmente perché avevo atteso speranzoso i sei mesi che mancavano all'apertura della finestra di invio e poi avevo inviato praticamente solo a loro, visto che era la Casa Editrice che, fra tutte quelle esaminate, mi era parsa più adatta alla mia insolita proposta.

Mea culpa, chiedo venia. Grazie comunque per il preziosissimo confronto.

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On 1/3/2017 at 13:28, eva f dice:

Ci è dispiaciuto apprendere delle vostre supposizioni sul nostro lavoro, soprattutto a fronte del grande impegno che ci siamo presi per assicurarci che tutti, ma proprio tutti, avessero la possibilità di essere letti, in una realtà che sappiamo  difficile per gli aspiranti scrittori.

 

@eva f e @Diego Vitali, prima di tutto grazie mille per i vostri interventi. Sono davvero molto contenta che abbiate deciso di intervenire. Avevo avuto un'impressione positiva sfogliando il vostro sito e mi è stata confermata... Editori che decidono di confrontarsi con il pubblico non si trovano tutti i giorni!

Purtroppo io credo che la situazione non sia solo “difficile per gli aspiranti scrittori”, ma drammatica per tutti quanti: per noi aspiranti scrittori, per voi editori e per il mondo dei libri in generale.

Sugli scaffali dei supermercati spuntano “best sellers” del momento, celebrati dai media (che subito iniziano a ingozzare con belle parole i lettori forti come si fa con le anatre per il foie gras) e premiati dalla critica con fior di premi come il Campiello e lo Strega.

Noi aspiranti scrittori portiamo a casa quei gioielli e innanzitutto scopriamo che l'autore è già giornalista o professore universitario o è stato collaboratore di case editrici o figlio di scrittori oppure “ringrazia il suo agente”... e poi, se non ci limitiamo a far scorrere gli occhi sulla pagina ma leggiamo il testo con un minimo di spirito critico, scopriamo che il libro è alla meglio appena passabile e alla peggio qualcosa che non meriterebbe nemmeno una menzione al concorso della pro loco del paese (e non per questioni di gusto o di stile: ci sono libri, non solo di esordienti ma anche di autori affermati, che hanno gravi problemi oggettivi di trama, di situazioni, di sviluppo di caratteri dei personaggi...).

Il primo pensiero che viene è: “Ma se questa ciofeca ha vinto il Campiello e il Premio Strega perché non può venire pubblicata anche la mia ciofeca?”.

Il secondo pensiero è: “Questo libro è pieno di assurdità, incongruenze... perché devo sbattermi tanto per scrivere qualcosa di buono quando basta roba di scarsa qualità per essere pubblicati e premiati?”.

Il terzo è: “Se questo è il massimo che offre il mercato significa che o viviamo davvero in un paese del tutto corrotto dove per raggiungere i risultati devi pagare oppure ho il diritto di considerarmi l'erede di Shakespeare!”.

Ecco perché voi editori ricevete tonnellate di manoscritti di scarsa qualità.

Noi aspiranti scrittori dopo un enorme tributo di tempo, fatica, lacrime e sangue decidiamo di inviare il nostro manoscritto e la prima cosa che troviamo sono porte sbattute in faccia o messaggi che suonano come avvertimenti per allontanare fastidiosi mendicanti. Quando finalmente troviamo una casa editrice che accetta le proposte, inviamo il nostro lavoro e poi arriva il buio... Buio di settimane e mesi in cui ci domandiamo “Piacerà al pubblico? Lo pubblicheranno?” per poi scivolare in più modesti “Dopo aver letto la sinossi vorranno almeno richiedere il manoscritto intero? Avranno aperto la mail?”; l'entusiasmo scema a poco a poco per lasciar posto allo sconforto.
Poi ecco il nuovo best seller in libreria. Per l'aspirante scrittore quello è il risultato di quei lunghi mesi di buio, l'autore di quel libro è il vincitore di quella strettissima selezione. Sorge la domanda: “Servono davvero sei mesi agli editori per sfornare cose del genere?”.
Ed ecco che la rabbia, il senso di ingiustizia, di impotenza, di frustrazione esplodono a fungo come una bomba atomica e, dopo qualche zoppicante tentativo con l'autopubblicazione, l'aspirante scrittore torna a proporre il proprio manoscritto con l'orgoglio ferito, l'espressione di chi ha ingoiato una cucchiaiata di olio di fegato di merluzzo e il pensiero: “come faccio ad aver fiducia in un editore che pubblica libri del genere? Con che faccia mi presento?”.

 

Il discorso che ho fatto non è diretto alla vostra casa editrice, ma vi coinvolge perché questa situazione coinvolge e danneggia tutti quanti, soprattutto gli autori, gli editori e i lettori che credono nel proprio lavoro e nella letteratura.

A voi editori feriscono le supposizioni sul vostro lavoro, i toni arroganti o sarcastici delle lettere di presentazione, a me scrittrice autopubblicata e lettrice dispiace vedere la letteratura agonizzante e schiacciata dalla narrativa di scarsa qualità, vedere lettori che si ingozzano di libri senza aver più la capacità di digerirli e gustarli, a me dispiace essere costretta a scartare a priori la narrativa contemporanea e preferire il prestito bibliotecario all'acquisto per il timore di trovarmi tra le mani grosse delusioni,...

 

Vorrei invitare tutti quanti (editori, scrittori e lettori) a non voltare la testa dall'altra parte quando si entra in contatto con un libro di scarsa qualità, a non liquidare la questione con frasi come “ognuno è libero di far quel che crede”, “questioni di gusti”, “io penso alle mie pubblicazioni”, ecc. Non limitatevi a coltivare l'orticello di casa, invitate il vicino a strappare le erbacce! 

 


Ho inviato la mail con la proposta per presentarvi il mio romanzo all'inizio di febbraio... incrocio le dita! :)
(E mi auguro che non venga - o che non sia già stato - scambiato per un rosa e per questo scartato a priori! :( )

 

 

P.S. Colgo l'occasione per chiedere se è possibile (e soprattutto come fare) contattarvi per suggerirvi alcuni titoli stranieri da tradurre... A chi mi devo rivolgere?

Grazie

 

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24 minuti fa, Origin753 dice:

 

@eva f e @Diego Vitali, prima di tutto grazie mille per i vostri interventi. Sono davvero molto contenta che abbiate deciso di intervenire. Avevo avuto un'impressione positiva sfogliando il vostro sito e mi è stata confermata... Editori che decidono di confrontarsi con il pubblico non si trovano tutti i giorni!

Purtroppo io credo che la situazione non sia solo “difficile per gli aspiranti scrittori”, ma drammatica per tutti quanti: per noi aspiranti scrittori, per voi editori e per il mondo dei libri in generale.

Sugli scaffali dei supermercati spuntano “best sellers” del momento, celebrati dai media (che subito iniziano a ingozzare con belle parole i lettori forti come si fa con le anatre per il foie gras) e premiati dalla critica con fior di premi come il Campiello e lo Strega.

Noi aspiranti scrittori portiamo a casa quei gioielli e innanzitutto scopriamo che l'autore è già giornalista o professore universitario o è stato collaboratore di case editrici o figlio di scrittori oppure “ringrazia il suo agente”... e poi, se non ci limitiamo a far scorrere gli occhi sulla pagina ma leggiamo il testo con un minimo di spirito critico, scopriamo che il libro è alla meglio appena passabile e alla peggio qualcosa che non meriterebbe nemmeno una menzione al concorso della pro loco del paese (e non per questioni di gusto o di stile: ci sono libri, non solo di esordienti ma anche di autori affermati, che hanno gravi problemi oggettivi di trama, di situazioni, di sviluppo di caratteri dei personaggi...).

Il primo pensiero che viene è: “Ma se questa ciofeca ha vinto il Campiello e il Premio Strega perché non può venire pubblicata anche la mia ciofeca?”.

Il secondo pensiero è: “Questo libro è pieno di assurdità, incongruenze... perché devo sbattermi tanto per scrivere qualcosa di buono quando basta roba di scarsa qualità per essere pubblicati e premiati?”.

Il terzo è: “Se questo è il massimo che offre il mercato significa che o viviamo davvero in un paese del tutto corrotto dove per raggiungere i risultati devi pagare oppure ho il diritto di considerarmi l'erede di Shakespeare!”.

 

Ecco perché ho fatto quella domanda sul come giudicassero libri pluripremiati di autori superaffermati... Lo dico senza alcuna vergogna: ci sono un paio di libri che hanno vinto lo strega (fra quelli che ho letto) che davvero potevano essere scritti da chiunque, e non esagero. Ma poi vedi l'autore che è un professore universitario, un collaboratore di qui, un collaboratore di là, uno che conosce quello, che conosce quell'altro...

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Ospite Alessandro Furlano

@eva f E' naturale che non era mia intenzione definire degli "zero" i due ottimi autori che avete trovato.

Credevo fosse chiaro il concetto che ho espresso, evidentemente non lo è. Per quello mi devo allenare a scrivere, per essere più chiaro.

Grazie lo stesso e buon lavoro.

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@Diego Vitali mi unisco al coro di elogi per la disponibilità dimostrata, sinceramente. Se  posso, vorrei invitare le case editrici maggiori a prestare più attenzione al genere commerciale e di intrattenimento di qualità prodotto da autori italiani. Cercare in casa il classico ago nel pagliaio, ovvero un capolavoro assoluto di narrativa, e pubblicare invece autori stranieri di valore medio mi sembra la tendenza del mercato. Tale comportamento preclude qualsiasi possibilità di trovare uno spazio per quegli autori dignitosi italiani che nulla avrebbero da invidiare ai mostri sacri americani, che, detto tra noi, a me tanto mostri non sembrano affatto.

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Ospite Mirtillasmile

@heightbox quest'osservazione l'ho fatta anche io e Diego ha risposto dicendo che la casa editrice è nata con quella filosofia, ossia orientata verso il mercato straniero.

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@Mirtillasmile avevo letto, avevo letto, ma il mio era un invito generico "alle case editrici maggiori" (magari qualcuno legge il post:asd:) e in ogni caso il semplice desiderio di esternare la speranza che, come ogni cosa nella vita, anche la visuale del programma editoriale della casa ediotrice e/o magari possa un domani tenere conto anche di noi poveri italiani illusi. Aggiungerei che se serve potrei spacciarmi anche come straniero senza problemi.:super:

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Ospite Mirtillasmile
5 minuti fa, heightbox dice:

spacciarmi anche come straniero senza problemi.:super:

Ci stanno pensando in molti. :asd:

 

16 ore fa, eva f dice:

magari oggi Massimo Cuomo e Fabio Bartolomei avrebbero un altro editore.

Loro due sono stati individuati tramite un invio spontaneo. Io non li conoscevo ma sono rimasta molto colpita da Cuomo, che leggerò al più presto, appena finisco i libri del mese. 

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Ospite

Ringrazio @Origin753per aver riaperto un caso ancora poco discusso. 

Per dare maggior risalto alle tue affermazioni, non facendole passare come lo sfogo di un aspirante scrittore che non trova la sua strada (sì, perché adesso la maggior parte delle tesi sollevate, vengono smontate attaccando la persona e non gli argomenti. Il riferimento non è a nessuno in particolare, ma è volto soltanto a evitare uno stereotipo) riporto l’articolo di un giornale nazionale, nemmeno tanto datato.

È la qualità dei libri il vero problema dell'editoria italiana

Dato che anche un altro argomento viene ripreso, ritorno a quel concetto di sobrietà richiesto dalla CE, che riporta a un tipo semplice e misurato. Questo induce a pensare che qui non si insegue più una “mente creativa”, quindi, non si ricercano scrittori. Riporto questo interessante articolo:

18 cose che distinguono un mente creativa dalle altre

Cita

Psicologicamente parlando i tipi di personalità creative sono difficile da definire, in gran parte perché sono complessi, paradossali e tendono ad evitare abitudini o di routine. Non è solo uno stereotipo quello che raffigura l'artista come un essere "tormentato" e "inafferrabile": gli artisti possono davvero essere definiti come delle persone complicate.

 

Questo vi sembra uno dallo stile sobrio?

Se ricercate la sobrietà… Adesso, mi spiego perché sono così pochi gli autori selezionati, anche se questi presentano buoni manoscritti.

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Ospite Mirtillasmile

@Nuwanda io non voglio fare l'avvocato del diavolo e nemmeno la ruffiana nei confronti della CE ( il mio lavoro è stato bocciato) ma anche noi dobbiamo essere obiettivi. Le Ce hanno la loro linea editoriale, io sono stata la prima a sparare a zero e quando non ho ottenuto risultati mi sono poste delle domande.

-il mio lavoro era scarso? Sviscerandolo con occhio da professoressa acida ho constatato che era un buon lavoro.

Allora cosa non aveva funzionato?

Ho visionato uno per uno i cataloghi delle CE dove avevo invitato e mi sono resa conto che avevo sbagliato io perché "la mia creatività", il mio stile, la mia tecnica, con quelle CE non c'entravano proprio nulla. Di alcune mi ero accorta che non avevo mai letto nulla, proprio perché i lavori proposti erano troppo lontani dal mio gusto. Nello specifico per l'E/O il mio romanzo rientrava in un genere (formazione) che loro non curano, perché come spiegato da Eva e Diego loro cercano una letteratura generale non di genere. Invito anche te a leggere l'analisi pubblicata da @eva f ( pagina 7) dove vengono spiegati i motivi che hanno spinto la CE a bocciare i restanti manoscritti ed a pubblicarne solo due. Tutti gli editori specificano che il gusto è soggettivo e quello che va bene per una CE può essere misero per un'altra e viceversa. 

Dalla mia piccola esperienza ho capito che bisogna mettere da parte l'entusiasmo, studiare attentamente i cataloghi e selezionare le CE, in questo modo gli editori non sono sovraccaricati di lavoro e non ci risparmiamo delle attese inutili.

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Vi pregherei di non spostare l'attenzione della discussione verso quello che le case editrici in genere cercano, inviano ai premi letterari, o propongono da esporre sugli scaffali; tantomeno sul concetto di creatività in senso lato. Qui si parla di E/O, delle sue politiche specifiche e delle sue modalità di valutazione e selezione degli autori. Vi chiedo di attenervi a questo o di aprire una discussione più ampia sulle case editrici in genere, che può comunque essere uno spunto interessante, ma fuori da questo topic. Grazie. :)

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Ospite

@ElleryQ

18 minuti fa, ElleryQ dice:

Qui si parla di E/O, delle sue politiche specifiche e delle sue modalità di valutazione e selezione degli autori.

 

Scusami, ma io mi riferisco proprio a quanto riportato qui da @eva f  (Pag. 8 se @Mirtillasmile vuole riferirsi a me).

 

Cita

In quell'intervista ho detto che mi aveva colpito la sobrietà della mail al confronto con tante altre dai toni diversi, a volte molto arroganti. Non credo ci sia bisogno di dire, però, che il libro non è stato scelto per la mail di presentazione. Giulia 1300 e altri miracoli è, per noi, un bellissimo libro, assolutamente riuscito come prima opera. Altre mail di presentazione di manoscritti buoni avevano una forma diversa.

 

Riguardo alla selezione degli autori, mi chiedo se un manoscritto è buono cosa gli ha poi impedito di giungere a una tanto sospirata pubblicazione?

La mail non era abbastanza sobria?

È possibile bocciare un manoscritto per una mail di presentazione che ha una "forma diversa"?

Il lettore legge la mail o il manoscritto?

Ci diano un esempio campione di mail, alla quale poi è possibile allegare il nostro manoscritto.

Grazie.

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Ospite Mirtillasmile

@ElleryQ io mi stavo riferendo a @Nuwanda che chiedeva spiegazioni a quanto detto da Eva. Stavamo commentando il post di Eva. 

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12 minuti fa, Nuwanda dice:

@ElleryQ

 

Scusami, ma io mi riferisco proprio a quanto riportato qui da @eva f  (Pag. 8 se @Mirtillasmile vuole riferirsi a me).

 

 

Riguardo alla selezione degli autori, mi chiedo se un manoscritto è buono cosa gli ha poi impedito di giungere a una tanto sospirata pubblicazione?

La mail non era abbastanza sobria?

È possibile bocciare un manoscritto per una mail di presentazione che ha una "forma diversa"?

Il lettore legge la mail o il manoscritto?

Ci diano un esempio campione di mail, alla quale poi è possibile allegare il nostro manoscritto.

Grazie.

 

Come ho già scritto mi sembra due o tre volte, la sobrietà della mail di uno fra i due autori acquisiti non ha nulla a che vedere con la scelta di pubblicarlo. Mi sembra una questione di lana caprina, sinceramente! Lo dico per l'ultima volta, io non mi fisserei su questo discorso della sobrietà della mail di presentazione, un messaggio asciutto e dai toni gentili può colpire naturalmente, ma certo non influisce più di tanto sulla valutazione finale. Se poi si vuole convincere che siamo in malafede, faccia pure :)

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1 ora fa, Mirtillasmile dice:

 

Ho visionato uno per uno i cataloghi delle CE dove avevo invitato e mi sono resa conto che avevo sbagliato io perché "la mia creatività", il mio stile, la mia tecnica, con quelle CE non c'entravano proprio nulla. Di alcune mi ero accorta che non avevo mai letto nulla, proprio perché i lavori proposti erano troppo lontani dal mio gusto. Nello specifico per l'E/O il mio romanzo rientrava in un genere (formazione) che loro non curano, perché come spiegato da Eva e Diego loro cercano una letteratura generale non di genere. Invito anche te a leggere l'analisi pubblicata da @eva f ( pagina 7) dove vengono spiegati i motivi che hanno spinto la CE a bocciare i restanti manoscritti ed a pubblicarne solo due. Tutti gli editori specificano che il gusto è soggettivo e quello che va bene per una CE può essere misero per un'altra e viceversa. 

Dalla mia piccola esperienza ho capito che bisogna mettere da parte l'entusiasmo, studiare attentamente i cataloghi e selezionare le CE, in questo modo gli editori non sono sovraccaricati di lavoro e non ci risparmiamo delle attese inutili.

Ecco, per non essere accusata di cercare di convincervi ad acquistare i nostri libri non l'avevo sottolineato, ma non c'è modo migliore di farsi un'idea sulla compatibilità con una casa editrice che leggendo i libri del suo catalogo. Non le schede su internet. I libri. Si può imparare davvero tanto ed evitare la frustrazione di attese a volte inutili. Anche perché essere pubblicati da un editore che non si stima, o nei quali gusti non ci ritroviamo, può essere una vera disgrazia. 

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Sarebbe ovvio acquistare qualche libro dalla casa editrice da cui si ambisce essere pubblicati... io suggerirei, appunto per questo e in ogni caso, di acquistare soprattutto autori italiani, visto che è questo principalmente il mercato di riferimento... a cui dobbiamo tendere. Se leggiamo autori stranieri, peraltro tradotti (senza voler togliere alcun merito ai traduttori italiani che sono bravissimi e a volte migliorano i libri tradotti) è meglio farlo per puro divertimento. Del resto se i lettori italiani leggessero prima autori italiani, nelle case editrici ci sarebbe più posto per gli italiani... 

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@Psyd Che vuoi fare, io sono ottimista. Sai cosa mi piacerebbe proporre a questo sito? Aprire una discussione su che libri e quanti vengono letti dagli aspiranti scrittori... Mi piacerebbe proprio sapere quanti leggono autori italiani, è un ottimo bagno di realtà. Io personalmente, leggo solo italiani e compro solo libri di autori italiani da qualche anno. Anche se devo confessare una cosa, avendo molto vissuto all'estero, leggo i libri inglesi in inglese e francesi in francese, che sono le altre due lingue che conosco molto bene. Ho parecchio da leggere, no (y)

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@fidi sì ma anche le ce sono esterofile, basti pensare a quanto pompano soprattutto gli autori di genere, in particolar modo nel campo del thriller dove adesso c'è una vera e propria valanga di scrittori svedesi. Ma questo perché gli italiani sono incapaci o perché straniero è figo?

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@Psyd Qui tocchi una vena dolente... e triste e hai perfettamente ragione, io adoro i generi, più che la narrativa diciamo letteraria che leggo raramente. Ho amici e amiche che insegnano alle superiori, e dicono che gli studenti non sanno neppure che esistono autori di genere (Thriller, gialli etc) italiani. Pensano siano tutti americani. Penso che forse abbia a che fare con il fatto che noi italiani in genere siamo molto esterofili in moltissime cose, vedi le auto, i film, i giocatori di calcio. Molto cinicamente credo che ci sia un forte motivo economico: Le case editrici comprano thriller e gialli stranieri a poco (salvo eccezioni) e li traducono ancora a meno, perché non essendo una lingua letteraria ma solo di servizio (salvo eccezioni), non serve un gran traduttore per tradurli o molto tempo. E poi, per loro intrinseca natura, questo genere di libri secondo me ha anche una forte vena avventurosa, esotica (in senso lato) e quindi si leggano per evadere, per vedere nuovi paesi che appunto conosce bene chi ci abita. E poi i generi sono sempre stati mal visti in Italia, meno oggi, ma nel passato non venivano neppure considerati libri. Almeno credo sia così. 

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7 ore fa, Nuwanda dice:

Riguardo alla selezione degli autori, mi chiedo se un manoscritto è buono cosa gli ha poi impedito di giungere a una tanto sospirata pubblicazione?


Hanno già risposto alla domanda... l'incompatibilità con le linee editoriali!
Provo a esplicitare un passaggio che forse è sfuggito:
Le più grandi CE, oppure quelle un po' più piccole che sono state inglobate in grandi gruppi, ormai sono "generaliste": pubblicano di tutto (quindi quando arriva la mail standard "siamo spiacenti ma il manoscritto non è adatto alle nostre linee editoriali" direi che possiamo ritenerlo un modo gentile per dire che lo considerano una ciofeca).
Le piccole, al contrario, di solito hanno un'identità molto forte. Dall'identità, dalla propria "missione" traggono la forza di sopravvivere, in tutti i sensi, sul mercato.
Qui si sta parlando di una CE "non generalista", indipendente, che si è auto-definita "medio-piccola" , ma che io definirei a tutti gli effetti "una media che conserva ancora l'impostazione e la mentalità da piccola casa editrice" e cioè una CE che cerca di espandersi sul mercato, ma allo stesso tempo non rinuncia ed è anzi fortemente radicata alla propria identità, al proprio gusto e alla propria "missione" originaria (spiegata nella loro home page del sito). Quindi anche quando un manoscritto è bello, non viene pubblicato se viene ritenuto incompatibile con la "missione". Questo forse può apparire un'assurdità o un sintomo di mentalità chiusa o una discriminazine ingiusta e insensata, ma non è così.
Prova a pensarla al rovescio: cosa faresti tu se avessi una casa editrice?
Io ci ho pensato spesso (ho pensato anche di aprirne una! :D ): pubblicherei libri che mi piacciono, libri che non vedo sugli scaffali, ma soprattutto libri compatibili con la mia "missione di vita". Ad esempio: io sono, per esperienze personali, fissata con l'introversione. Da lettrice scelgo i libri, sia di narrativa che di saggistica, che trattano quel tema, che esprimono le prospettive introverse; da autrice scrivo per promuovere la diffusione di alcuni importanti concetti. La mia "missione" è il motore di tutto, ciò che mi ha spinto e che mi spinge ad andare avanti anche quando mi sento scoraggiata, ciò che dà un senso ai miei scritti... (e che mi fa storcere la bocca quando mi arrendo a inviare il mio manoscritto a CE che non stimo :( ). Se fossi un editore e incontrassi un'altra persona con la mia stessa prospettiva darei il massimo perché credo in quello che promuovo; se dovessi promuovere un libro buono ma non di mio gusto o contro la mia missione non avrei la stessa spinta.
 

1 ora fa, fidi dice:

Sarebbe ovvio acquistare qualche libro dalla casa editrice da cui si ambisce essere pubblicati... io suggerirei, appunto per questo e in ogni caso, di acquistare soprattutto autori italiani, visto che è questo principalmente il mercato di riferimento... a cui dobbiamo tendere. Se leggiamo autori stranieri, peraltro tradotti (senza voler togliere alcun merito ai traduttori italiani che sono bravissimi e a volte migliorano i libri tradotti) è meglio farlo per puro divertimento. Del resto se i lettori italiani leggessero prima autori italiani, nelle case editrici ci sarebbe più posto per gli italiani... 

 

Io non sono d'accordo. Gli scrittori devono sviluppare una propria identità e non orientarsi in base al mercato (specie perché questo verte in condizioni distrastrose!).
Infatti molti editori (edizioni e/o compresa) lamentano la mancanza di "una voce" e credo intendano quella che io chiamo "un'identità". La costruzione di questa identità può comprendere narrativa o letteratura straniera: la fusione di culture, temi di altre letterature, modi di trattare temi, stili, modi di sentire, ecc... possono fondersi con la prospettiva italiana e dar luogo a connubi interessanti.
Penso ad esempio alle descrizioni della natura nei romanzi giapponesi... sensibilità, bellezza, delicatezza sono elementi assenti nei romanzi contemporanei occidentali. Non sarebbe male vedere qualche autore italiano ispirarsi alla sensibilità orientale.
Il problema è che gli autori contemporanei sembrano scrivere senza aver nulla da dire... il confronto con gli scrittori del passato (io leggo quasi solo autori stranieri e morti e sepolti da svariati anni) è impietoso.

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*Intervento di Staff*

 

Vi prego cortesemente di rientrare in argomento. In questo topic si dovrebbe parlare solo della casa editrice E/O. Vi ricordo anche che rispondere a un intervento di staff comporta ricevere un richiamo ufficiale. Potete tranquillamente proseguire, ma rivolgendo domande dirette agli editori o confrontandovi sulle vostre esperienze relative a questa casa editrice. Qualunque altra discussione generica, comunque ben accetta come momento di confronto, potete aprirla nella sezione "Varie ed Eventuali". Grazie.

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@Diego Vitali @eva f

 

Ciao,

aggiungo anche io i miei ringraziamenti personali per la disponibilità da voi dimostrata nel rispondere alle nostre domande.

Avrei una questione da porre (spero di non andare OT, se è così me ne scuso).

Ho visto che il genere thriller, giallo, noir è accettato da Voi (io sono un grande estimatore di Carlotto), ma quando ritenete che libri di tale genere siano accettabili dalla vostra casa editrice? Preferite un'ambientazione italiana o straniera?

Alla prossima.

 

Edison

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3 ore fa, Edison dice:

Preferite un'ambientazione italiana o straniera?

Bella domanda, @Edison. (Scusa se mi intrometto). Sarebbe bene che gli italiani scegliessero almeno personaggi italiani. Se poi decidono di viaggiare nessun problema, ma basta con i nomi stranieri in tutte le salse.

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4 ore fa, Edison dice:

@Diego Vitali

Ho visto che il genere thriller, giallo, noir è accettato da Voi (io sono un grande estimatore di Carlotto), ma quando ritenete che libri di tale genere siano accettabili dalla vostra casa editrice? Preferite un'ambientazione italiana o straniera?

@Edison I libri proposti per essere accettabili devono essere buoni, convincenti, appassionanti, scritti bene. In generale, un autore italiano che utilizza un'ambientazione straniera non sempre riesce a farlo in maniera convincente, ma ci sono anche valide eccezioni.

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@Diego Vitali intervengo volentieri perché l'argomento mi coinvolge direttamente. Mi chiedo perché tanti pregiudizi nei confronti di ambientazioni e personaggi stranieri quando le librerie sono strapiene di thriller ambientati in Svezia, Stati Uniti, Inghilterra. Mi chiedo quanti lettori medi siano in grado di comprendere se i luoghi siano effettivamente reali e ben rappresentati. Forse che qualcuno di voi sarebbe in grado di giudicare l'attendibilità di un autore nella descrizione dei sobborghi di Chicago? Mi risulta inoltre che moltissimi autori ambientino i loro romanzi in luoghi di fantasia. Mi tormenta il fatto che case editrici storcano il naso quando non si parla della provincia italiana, della bassa padania e quando i commissari (anzi "commissà" in puro stile romanesco o napoletano, a seconda dei casi, come ormai si sente ovunque) non sono imbranati, appassionati di gratta e vinci con il vizietto di messaggiare con lo "smartfon". Scusate se mi accaloro cari editori ma temo che i miei tre romanzi gialli subiscano un giudizio penalizzante a priori dal momento che il protagonista si chiama Alan e non Antonio. Credo che trama, originalità, scrittura e fruibilità del romanzo siano i soli punti determinanti su cui si dovrebbe basare il giudizio, ma temo che tra gli addetti del settore purtroppo non sia così. Perciò se e/o decidesse di inaugurare una serie con un bel detective americano in modo da intrattenere i villeggianti in spiaggia, sia chiaro che io mi propongo sin d'ora. :P

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Ospite

@heightbox Ci sono le valide eccezioni, in questo momento penso a Donato Carrisi o Giorgio Faletti, che hanno usato ambientazioni e nomi stranieri (il "valide" è rapportato al numero delle vendite). Nulla toglie che altri autori italiani possano percorrere le stesse strade, però, occorre sempre documentarsi, perchè se la storia può funzionare per i "lettori medi" che non conoscono i luoghi, potresti incappare in un lettore preparato che poi ti stana e il libro perde di credibilità agli occhi di tutti. Una delle tante regole in questo campo è: "scrivi quello che conosci".

Modificato da Nuwanda

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@Nuwanda concordo con l'obiezione però continuo a pensare che gli errori è più facile compierli nella stesura della trama, nelle descrizioni di dettagli tecnici, nelle tempistiche degli avvenimenti. Io quando leggo un Patterson o un Koontz non mi sento in grado di trovare errori di ambientazione (esisteranno i luoghi descritti?)perciò perché gli editori italiani dovrebbero storcere il naso se parlo della cittadina di Midflower, frutto della mia fantasia? Un romanzo in fondo non ci aiuta a viaggiare con l'immaginazione? Io proprio non riesco a scrivere di "Cicci" il mostro di Scandicci...O_-

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