Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite ire70

Cosa cercate in una poesia?

Post raccomandati

Ospite ire70

Cosa cercate in una poesia?

 

Ciao a tutti! Vorrei porre una domanda non-domanda (ma come sempre non so se sono nel posto giusto: perdonate la mia consueta "confusione", eventualmente "trasferitemi").

La poesia sembra essere sempre meno letta (almeno in Italia): resistono solo i classici.

Al di là di tutto il discorso sull'editoria  in crisi, sul fatto che c'è più gente che scrive di quella che legge, forse è anche un problema dei nuovi poeti: magari riescono a dare ai lettori solo una piccolissima parte di ciò che questi cercano (ma è solo un'ipotesi, non un'affermazione, personalmente continuo a leggere nuovi poeti molto interessanti).  Ma cosa cerchiamo noi lettori in una poesia?

Voi cercate l'immedesimazione in quello che leggete o vi basta  essere rapiti da un'emozione.

Cercate uno spunto per riflettere (oppure per sorridere) o siete disposti a leggere anche un pensiero riferito solo alla vita dell'autore (che magari lui solo può capire) purché ci sia un'evidente musicalità dei versi.

Vi piace analizzare il livello fonico-timbrico o cercate solo immagini potenti e non vi interessa la struttura del verso. Esigete la presenza di immagini retoriche  o preferite uno stile semplice e diretto.

O non cercate nulla e vi fate "prendere" di volta in volta da qualcosa di diverso.

Insomma, cosa vi fa dire  amo questo autore e quell' altro no (anche tra i classici intendo, non solo tra gli sconosciuti). Ovviamente non si arriverà mai a una risposta accettabile per tutti, non si riuscirà  mai a fare una gerarchia delle qualità irrinunciabili né esiste la risposta perfetta, ma  può essere interessante vedere un po' come la pensiamo qui, intanto.

Personalmente io ricerco immedesimazione e spunti di riflessione e prediligo un stile semplice e diretto, insomma preferisco il contenuto alla forma, poi se c'è anche la forma meglio!

Intanto ringrazio chi vorrà esprimere la sua idea. :-)

 

P.S. Sull' argomento ho trovato abbastanza eloquente questo articolo di Berardinelli http://www.corriere.it/cultura/11_luglio_14/berardinelli-manca-passione-poesia_d7e03dd8-ae23-11e0-9787-0699da0a075e.shtml

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

... scusate Paperino ha colpito ancora: ovviamente era uno stile e non un stile... no commente sull'impiastro che sono io...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bella domanda, Irene. ;)

Per quel che mi riguarda, non so dire con certezza cosa io cerchi nella Poesia perchè nel momento in cui mi fermo a pensare, ancora prima di leggere, sicuramente ho già perso l'incanto. Al contrario, però potrei dire ciò che ho trovato nelle poesie che mi piacciono e che mi colpiscono... immediatezza! Non mi importa come sono scritte, se in versi liberi o con una metrica precisa, se in rima o sciolti, se in linguaggio semplice, volgare o aulico, perchè ciò che finora, almeno per me, ha contato, analizzando un po' il denominatore comune, era appunto quella sensazione che ogni parola penetrasse fin sotto la pelle e vibrasse, potente, sin dentro l'anima. Può essere banale questo mio pensiero, ma mi è accaduto che arrivando fino all'ultimo verso di una poesia mi ritrovassi a dire ''Wow!'' E' una sorta di magia e questo è il potere, secondo me, della Poesia stessa quando in poche strofe, versi o parole vengono condensati un turbinio di sensazioni, emozioni e percezioni che arrivano, anche senza esser comprese razionalmente, come un fulmine.

Chiedo forse troppo?  :asd:

Modificato da millika

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

Ciao Millika, sì è vero: anche per me l'immediatezza è molto importante... se già devo rileggerla una volta (non per comprenderne il significato ma solo per  poter dire di essere stata "catturata") vuol dire che non è proprio arrivata.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Posso rispondere con un banale "emozioni e suoni"? Se poi mi si risponde che è quello che si può cercare anche nelle canzoni, non posso che confermare, anche se nella poesia voglio che a suonare siano le parole, non la musica.

Potrei aggiungere anche "idee e rime" ma, sebbene son cose molto gradite, non le ritengo indispensabili.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

... no, non è affatto banale, e poi in fondo molti testi di canzoni sono delle vere poesie. :-)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

"Bellezza è verità, verità è bellezza"


Per me poesia è tutto, e vorrei semplicemente che questo il poeta me lo rammentasse.


Per quanto riguarda, contenuto, forma, lunghezza, musicalità e via discorrendo, beh gli uomini non hanno il coraggio o il tempo di vivisezionare Dio, figuriamoci se si soffermano su uno scritto, sul lavoro che c'è dietro.


Il problema è l'universalità del messaggio. Sparano "fandonie" chi dice di scrivere solo per se stesso (faccio parte della categoria), lo scrittore deve sempre presupporre un lettore, ed è il lettore la chiave; essere criptici serve solo alle masturbazioni celebrali quotidiane, ma criptico si può essere anche parlando di ghiaccio in un deserto.


Per me tutta l'arte è artificio, rendere interessante ciò che non è interessante, rendere bello ciò che non è bello, rendere straordinario l'ordinario e dare nuova forma a qualcosa di vecchio. Chi si avvicina all'arte richiede all'artista questo sforzo, per lo più le persone sono demotivate, annoiate ed hanno bisogno di una nuova spinta per riprendere ciò che stavano facendo, quella che chiamano vita. Solo un filosofo potrebbe non apprezzare la poesia, solo un serio pensatore potrebbe ridere dello sforzo artistico, considerarlo puro intrattenimento e non avrebbe torto. 


Piacere al lettore formulando un proprio "originale" pensiero, questo è il lavoro poetico.


Ovviamente tutto il discorso è opinione personale, non mi sono ancora posto su di un pulpito a far la predica.


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

Concordo pienamente  con te sul discorso dell'universalità del messaggio: il poeta può scrivere per sé stesso nel senso che scrivere lo aiuta a capirsi, ma dovrebbe comunque sempre rivolgersi a un ipotetico lettore e quindi non presumere che questo lettore possa capire quello che lui solo può sapere; lo stesso per il linguaggio troppo criptico: penso che allontani il lettore e faccia erroneamente pensare che la poesia sia un'arte "per pochi", cosa che invece è assolutamente falsa, secondo me, perché la poesia colpisce in modo trasversale senza badare a ruoli o ranghi. Penso sia questa la sua forza, un po' come per la musica.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

Volevo riproporre questa domanda (dato che sono passati tre anni e quindi magari ci possono essere diversi punti di vista): quando leggete una poesia che cosa vi aspettate? O non vi aspettate nulla, leggete e basta? :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@IreneM Personalmente amo la poesia filosofica.  Non posso cercare solo sensazioni ed emozioni, cerco un contenuto, una verità, una riflessione sulla vita, sulla morte, sul tempo, sull'amore. Una riflessione che mi faccia realizzare qualcosa che non avevo mai realizzato, come uno strappo nel cielo di carta, direbbe Pirandello. È quello che mi è successo quando ho letto Leopardi, e da lettore di fantasy che ero sono diventato fervente amante della letteratura (possibilmente poesia ma non solo) di stampo filosofico. In assenza di riflessioni simili amo anche la poesia delle piccole cose (non me ne vogliate se ancora cito Pascoli, ma ho finito il liceo lo scorso anno, gli autori dell'Ottocento li ho ancora freschi nella memoria). Poesia delle piccole cose intesa come quella poesia che coglie i singoli momenti di tutti i giorni nella loro fragile individualità, e conferisce loro la straordinaria forza di un germoglio che resiste ad una tempesta, la sfida. Io penso che la vita di tutti noi, anche nel momento apparentemente più insignificante, sia una strenua protesta contro il Nulla che ci aspetta dopo la morte. Ebbene, una poesia per me deve restituire la forza di questi fragili momenti di vita, ed essere essa stessa uno di questi momenti, parte della protesta. Se a questi elementi aggiungiamo una parola potente, capace di far sentire sulla pelle, o come una morsa che stringe allo stomaco, queste riflessioni, per me ho trovato la poesia perfetta. Mi interessa poco la forma e le esperienze personali dell'autore mi interessano solo nella misura in cui, come dicevo, restituiscono la forza di un germoglio.

Ecco potrei risultare un po' pesantuccio e piuttosto difficile da accontentare, ma in realtà sono molto più elastico di quanto non sembri da questa sbrodolata. :asd:  Inoltre, Irene, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di riflettere e chiarire a me stesso il mio pensiero su questo argomento: erano giorni che proprio questa domanda gironzolava ancora irrisolta per la mia mente.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

Ciao @Alberto E. Long, grazie per la tua risposta! Anch'io amo trovare in una poesia lo spunto per una riflessione,  quello strappo che citavi. E, appunto, se oltre alla riflessione arriva la morsa e magari l'emozione è proprio il massimo. E sono d'accordo con te anche per quel che riguarda l'esperienza personale dell'autore (e un autore di poesia  secondo me non può non partire dalla sua personale esperienza): quel momento personale dovrebbe poter essere un veicolo verso esperienze che gli altri possano "riconoscere" in qualche modo. Mi vengono in mente per esempio le poesie d'amore (amore disperato, ovviamente!) di Julio Cortázar: sono decisamente personali ma emozionano in un modo incredibile, ma  si potrebbero fare un sacco di altri esempi. Comunque penso che questa domanda (come quella che chiede cosa sia la poesia) potrebbbe avere infinite risposte, anche una diversa per  ogni persona... ma intanto grazie mille per avere dato la tua! :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 minuti fa, IreneM ha detto:

 (e un autore di poesia  secondo me non può non partire dalla sua personale esperienza): quel momento personale dovrebbe poter essere un veicolo verso esperienze che gli altri possano "riconoscere" in qualche modo. 

Sono assolutamente d'accordo. Un altro esempio credo possa essere Montale. Le Occasioni suggeriscono questa idea già dal titolo: sono poesie scritte a partire da occasioni, situazioni ed esperienze vissute dal poeta, ma che sviluppano una riflessione universale. E in effetti nel mio piccolo è quello che cerco di fare anche io: scrivo poesie solo e soltanto quando per caso vedo da qualche parte qualcosa, o vivo un'esperienza che mi fa riflettere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

Beh, sì, Montale è veramente "universale", un grandissimo che ad ogni lettura mi colpisce letteralmente con nuovi spunti, anche perché nel frattempo la vita del lettore  ha 'sperimentato nuovi elementi in cui può riconoscersi.

11 minuti fa, Alberto E. Long ha detto:

E in effetti nel mio piccolo è quello che cerco di fare anche io: scrivo poesie solo e soltanto quando per caso vedo da qualche parte qualcosa, o vivo un'esperienza che mi fa riflettere.

(Io faccio come te: scrivo solo quando qualcosa mi fa riflettere, arrabbiare, piangere, emozionare, urlare...).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

 "Perché le persone hanno bisogno della poesia": 13 minuti interessanti in questo video sottotitolato in italiano 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite ire70

... mi accorgo solo ora che nel messaggio precedente non avevo inserito il link :facepalm: (lo copio ora anche se fuori tempo, fuori discussione, fuori...)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Salve a tutti. :)

 

Ho notato in questi giorni nella sezione poesia una tendenza a riflettere sul senso di questo tipo di scrittura. Commenti molto interessanti e componimenti di qualità hanno dato vivacità alla sezione.

Credo sia stimolante avere uno spazio di discussione dove confrontarsi e raccontare ciò che origina la propria necessità poetica. Dunque visto che c'è già questa discussione chiediamo ospitalità a @ire70 , so che ogni iniziativa che promuove la poesia la vede partecipe entusiasta.

Dunque taggo @Elisa Audino, @Mattia Alari, @Patrik per le interessanti questioni proposte nei commenti.

Poi @Ippolita2018, @Poeta Zaza e ovviamente @ire70, essendo tra le utenti più presenti in sezione.

Non si tratta ovviamente di arrivare a un senso univoco della poesia, ognuno ha le sue ragioni e le sue necessità. Ma già esprimere il proprio sentire è un momento di arricchimento.

Dunque entro nel merito per primo. Chi un po' mi conosce sa del mio interesse per la sperimentazione, per il Surrealismo, e l'importanza che ha per me il trasferire il più possibile un ruolo attivo al lettore. La scrittura è per me un innesco emotivo per mettere in comunicazione delle sensibilità. In questo non faccio grande differenza tra la prosa e la poesia, così come per gli altri linguaggi. Ad esempio ho trovato molto interessanti diverse osservazioni sulla necessità di cercare un ritmo che non sia metrico. Per molto tempo mi sono interessato soprattutto alla poesia in prosa e la questione metrica l'ho relegata a un residuo di una tradizione letteraria superata. Questo non vuol dire che non gli riconosca un valore, ma che oggi il ritmo è per me legato al senso. Dunque i versi sono segmenti di significato che rispondono al ritmo della loro assimilazione più che a un tempo musicale. Chiaramente è solo una delle linee di ricerca che possono guidare la scrittura. Vedo che diverse persone esprimono la libertà del verso associandola a un lavoro di sottrazione, asciugando il linguaggio nella ricerca dell'essenzialità.

C'è poi la questione del rapporto con la contemporaneità, tirato in ballo in qualche discussione, lì credo che sia importante la capacità di osservare, più che una posizione stilistica. Per me la forma segue, ma anche questa è solo la mia posizione.

Questa è qualche mia riflessione per iniziare. Se l'argomento vi interessa fatevi avanti. 

Modificato da Anglares
  • Grazie 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Interessante proposta di scambio di vedute :) bravi @Anglares e @ire70

 

Per la mia esperienza, la poesia è librare il proprio vissuto (riflessioni, gioie e dolori, emozioni, impressioni) verso l'alto, verso la purezza e chiarezza dell'etere.

Ma è anche "rivisitare" le mie emozioni e il mio vissuto: con un torrente di parole inondo, lavo il mio mondo con la poesia. 

Leggendo quella degli altri, e soprattutto quella dei grandi Poeti, sentire l'afflato del mio sentire con il loro. L'uomo è sempre lo stesso, nei millenni, nell'interiorità e nel sentire,

e il poeta è chi fa emergere un messaggio, un'emozione che"attraversa" ognuno di noi.

 

La forma e il ritmo:

scrivevo spesso in rima, alternata o baciata, sonetti e settenari, ottonari, endecasillabi eccetera, ora molto meno.

Riconosco che adesso sia superata e io stessa, se indulgo in forme libere, penso di scrivere una poesia migliore, in quanto non "forzo" la ricerca di un sinonimo solo per la rima

o l'assonanza. Spontaneamente, però, mi vengono i versi "giusti" come lunghezza, che non vuol dire uniformità, cadenza e ritmo. Ossia, leggendoli ad alta voce, hanno quel che io definisco la "carezza del ritmo".

Ed è quello che cerco nelle poesie degli altri.

Quello che non mi piace  è il pensiero in prosa, scritto andando a capo per farlo poesia. Se non c'è l'afflato poetico, può essere una efficace considerazione, ma non è poesia, è prosa.

 

Contenuto:

un pensiero che mi tocca il cuore, e può essere potente, violento, delicato, comico, profondo... ma che non sia mai banale. 

 

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Io non ho canoni. Ho delle preferenze teoriche ma sono contento di poter dire che nel caso della poesia non ho davvero precocetti e leggo tutto. Per amare poi pochissime cose.
Non imparo nulla a memoria. Non cito. Io preferisco raccogliere e mettere da parte in senso interiore. Prima o poi, ciò che ho messo nel mio spazio, tornerà da me se dovessi averne bisogno. Mi è capitato spesso con le letture e con la poesia in modo particolare. E' così che "ricordo". Ed è così che riesco persino a provare affetto, per certe parole.
Ma mi rendo conto che il mio atteggiamento verso la poesia, ma anche la letteratura in genere, è visto come glorisamente hobbistico e persino superficiale.
Non intendo attardarmi su tali considerazioni, che più di una volta sono state fatte su di me e i miei gusti, ma posso dire che un simile atteggiamento da parte di "esperti" del settore o "poeti", gente che lo scrive sulla carta d'identità e non scherzo, avrei smesso di leggere poesia anche solo per antipatia nei confronti di qualcosa che altrove (non in Italia) viene considerato un mondo molto più facile, aperto e popolare. Proprio di oggi un articolo che dice che in UK i giovani leggono moltissima poesia. E meno male!
In Italia è una faccenda colta, dove per "colto" si intende un certo tipo di personaggio sul quale, secoli fa, ha detto tutto Hazlitt (e cado consapevolmente nel suo tranello, nel citarlo).
Di recente, su una rivista che si occupa di poesia, a proposito di un libro che ha fatto molto scalpore più per la quiestione biografica della scrittrice che per altro (mi riferisco a "Dolore Minimo") ho letto una critica a questo testo che mi ha filosoficamente disturbato. Nel solito critichese stretto ed autoreferenziale (ed io con la critica ci lavoro, sebbene in un altro ramo) veniva fatto presente che tale raccolta aveva delle ingenuità date dalla giovane età della poetessa (cosa scontata) ed aveva certo giovato della pubblicità da lei avuta grazie all'atteggiamento assurdo nei suoi confronti da parte della PRO VITA (la poetessa è una ragazza trans e affronta il tema della sua transizione) ma ciò che dispiaceva rilevare nelle poesie di questa giovane promessa... era la mancanza di ciò che costoro hanno definito "educazione" al metro. Perizia tecnica in senso stretto. Insomma, quella serie di cose che rendono avvilenti e macchinose molte delle composizioni che purtroppo leggo in giro.
Io non ho nulla contro l'uso di metri rigidi o schemi compositivi tradizionali ma, di questi tempi, si volesse farne uso per scelta o inclinazione personale, si dovrebbe riuscire ad utilizzarli senza farli percepire. Il gusto per la parola è cambiato come è cambiata la lingua. Continuare ad insistere sulla necessità di "educare" i versi a certi schemi interni ed esterni, mi sembra anacronistico ed anche la spia di quanto la poesia sia diventata preda di una serie di terribili tromboni che spesso portano avanti più dei casi umani che dei poeti. Non parliamo poi dell'uso di termini aulici, oggi per me più lessico ironico che poetico!
Sono schietto: sono mediamente schifato da quello che leggo. Le riviste poi... scoraggianti anche in questo caso.
Per me, una poesia deve avere forza, non tecnica. Presenza. Le parole che la compongono possono anche avere un tono dolce, suadente, tenero. Ma deve prendermi. Sono un passionale che desidera il confronto emotivo ed intellettuale (perché una poesia è frutto di pensiero) e posso trovare attraente anche un cervellottico freddissimo lastrone di parole "chiuse", se risulta essere affascinante in qualcosa.
Non chiedo di essere picchiato dalle parole e la potenza espressiva non è solo delle lame o le punte. La poesia deve farmi immaginare, evocare qualcosa. Per questo non apprezzo neanche quegli sfoggi egocentrici nei quali i "poeti" parlano degli affari loro in modo così chiuso da risultare incomprensibili, in metafore che sembrano balletti scemi.
Neanche chiedo alla poesia una storia vera e propria. Non so cosa voglio, lo so quando lo trovo. Mi è capitato di apprezzare dei testi che si muovevano secondo scemi logici che definirei "laterali" rispetto a quelli che regolano la consuetudine e ciò nonostante mi sono stati comprensibili dentro.
Sono pronto ad innamorarmi della qualunque, insomma.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Scusate la quantità enorme di refusi del mio post. Io scrivo molto velocemente e correggo poco, sono un "refusista" convinto. Non sembra sia possibile modificare il commento (almeno io non ho capito come) e amen. A questo punto mi affido alla sopportazione del prossimo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bene, un inizio interessante. 

 

1 ora fa, Poeta Zaza ha detto:

Quello che non mi piace  è il pensiero in prosa, scritto andando a capo per farlo poesia. Se non c'è l'afflato poetico, può essere una efficace considerazione, ma non è poesia, è prosa.

Concordo. Spesso è qualcosa che mi mette a disagio, almeno quando assume connotati minimalisti e rischia di nascondere un'assenza di originalità.

 

@Mattia Alari  concordo su certa produzione letteraria, "professionale e esperta". Spesso trovo più interessanti dei testi imperfetti, dove c'è un'artigianalità della parola e si intuisce una maggiore aderenza a una urgenza poetica. Il linguaggio deve andare incontro alle persone, invece molta produzione sembra più interessata a inserirsi all'interno di tendenze stilistiche.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

@Anglares non so se segui delle riviste, io sì. Sono scoraggiato. Ho letto autori di belle speranze di Atelier, ad esempio. Sono rimasto agghiacciato.
Ma ho il medesimo problema con la prosa e le scelte correnti. A questo punto mi sto imponendo una riflessione sulla mia capacità di comprendere quando una cosa è "buona" o meno. A prescindere dai gusti io penso che le cose possano essere fatte bene o fatte male. Ecco, non posso dire che alcune cose non siano di mio gradimento...
Per me sono proprio pessime. E scusami la raffinatezza ma certa roba io la vedo davvero simile a seghe mentali che altro. Seghe mentali in versi "colti", molto spesso.
C'è però un'altra faccia della medaglia, quella prima citata. C'è gente che vomita brutta prosa mettendo solo "a capo". E' pieno.
Insieme a coloro che vomitano parole senza senso (davvero!) facendo finta di essere ermetici... ci sono questi e sono tantissimi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Credo di sapere cosa non cerco, ma non cosa cerco. La poesia è affare recente per me, l'ho letta negli anni, ma sempre con un po' di distrazione e, forse, non trovando la mia per molto tempo. L'ho spesso trovata pomposa e vecchia, intendiamoci magari apprezzavo i classici autori scolastici, ma ho letto tanto Ottocento e tanto Novecento quand'ero adolescente. Ora voglio gli autori contemporanei e voglio una lingua attuale, un vortice o la linearità più assoluta. L'altro giorno mi sono resa conto che per anni ho messo da parte la Letteratura americane (poesia inclusa), eppure i nuovi poeti, quelli affini a me, li ho trovati esattamente lì. Allora mi sono ricordata di un certo volume che avevo letto giovanissima, nel tentativo di finire i libri della mia biblioteca partendo dalla lettera A. Ero incappata nell'Antologia di Spoon River e ancora la ricordo, recentemente ho comprato l'edizione inglese. La poesia che mi piace forse arriva da quello stile.

  • Mi piace 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Mattia Alari recentemente ho provato a contattare la redazione di Poesia, proprio perché cercavo delle riviste, qualcosa che mi aiutasse ad avere uno sguardo attuale e niente di quel che leggevo lo era. Volevo provare con un paio di numeri e ne ho recuperato uno vecchio di anni nascosto nelle vecchie scartoffie, non mi è stato possibile, la risposta della redazione è stata un po' vaga e non mi hanno dato indicazioni facili e veloci. A onor del vero, rileggendo quel vecchio numero del 1996 o 97, l'ho trovato un po' vecchio per l'epoca, c'erano ancora molte cose classiche. Ma magari era un caso e semplicemente non ha una facile accessibilità per noi abitanti di paesi microscopici di montagna (se vado dal giornalaio a chiedere se me la procura, come minimo mi propone le figurine come alternativa).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

... Spoon River...! Francis Turner...
Ecco, il racconto è qualcosa che mi fa interessare alla poesia. Una storia. Molto spesso invece le forme vuote non raccontano che sbadigli. E per quella roba non ho tempo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Mattia Alari  no, non seguo riviste letterarie, ma credo che un'influenza decisiva nella comunicazione provenga dall'editoria. Nel bene e nel male.

La cultura è un bisogno, ma allo stesso tempo un mercato. Questo determina molte tendenze, ma rende possibile la circolazione di una quantità sterminata di materiale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie @Anglares per aver ripescato questa discussione!:flower: mi interessa tantissimo capire quello che le persone cercano in una poesia, o quello che intendono per poesia, e  mi la discussione si sta facendo gustosissima, grazie a tutti per i vostri interventi!

Io sono affezionata (ed è effettivamente questo che cerco quando leggo poesia) alla definizione che Giorgio Caproni dà del poeta: “Il poeta è un minatore: scava nella propria storia fino a trovare il fondo comune a molti”. Quindi io nella poesia cerco (e, quando provo a scrivere, mi piacerebbe riuscire a dare)  “compagnia” o come dice  Mattia

1 ora fa, Mattia Alari ha detto:

il confronto emotivo ed intellettuale (

 nel senso di ritrovarmi almeno in un verso delle poesie che leggo, poter dire… allora non sono la sola…; la poesia dovrebbe poi “scuotermi” creare piccole rivoluzioni dentro e fuori di me, rendere interessante anche ciò che solitamente non lo è, aprirmi nuovi punti di vista. Inoltre  a me interessa una poesia “onesta” (nel senso che Saba aveva dato al termine), ovvero l’autore deve rispondere di quello che scrive, deve metterci la faccia (e il cuore) senza far diventare scemi quelli che la devono leggere, quindi un no deciso  all'intimismo criptico che solo l'autore è in grado di decifrare (e che i critici fanno finta di decifrare). Per lo stile prediligo lo stile essenziale, schietto, colloquiale e mai aulico;  quanto al ritmo  mi trovo in quanto dicevi tu: non ricercare solo la pura musicalità, che però, se c’è, è sicuramente  graditissima. La lunghezza dei versi, l'andare a capo in quel determinato punto, gli spazi vuoti possono dare il giusto ritmo anche in assenza di una metrica classica. Mi piace insomma una poesia che non si sente "poesia" che, esteriormente, "non se la tira", per usare un'espressione decisamente  poco poetica, appunto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

@Elisa Audino il problema di queste riviste è che sono realtà chiuse ed autoreferenziali. Ho letto proprio ieri il contributo di una collaboratrice di Atelier che ha studi blasonatissimi ma... sono rimasto spiazzato. Niente. La gente non racconta niente. La crisi della storia è qualcosa di evidente in praticamente tutto, a mio parere.
Il conservatorismo formale poi...
Ha il contraltare in quella finta avanguardia che di trova sbattuta in faccia in certi luoghi. Insomma, ci sono dei bambini che giocano alla guerra, alla rivoluzione e pensano che fare i futuristi sia nuovo, anche solo esprimento idee politiche estreme in senso opposto.

@Anglares io trovo che la grandissima quantità di materiale che circola sia una jattura. Le cose valide sono soffocate da una slavina di porcate assurde che occupano spazio. E come le trovi, se uno su 100.000 vale qualcosa? Bisognerebbe porre un argine a quest'invasione anticulturale. Per altro, la gente non legge ma... scrive tantissimo. Purtroppo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Mattia Alari  il guaio è che un qualsiasi argine sarebbe elitario, il rischio è di silenziare chi la pensa diversamente. Ci siano pure le migliaia di voci, l'importante è trovare il proprio posto e riuscire a comunicare. Il problema inizia quando si vuole essere il centro di qualcosa.

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Mattia Alari credo anch'io, infatti sono ripartita dal basso, ho sfogliato le liste dei premi di poesia americani, ho letto qualcosa online, sono saltata da una citazione all'altra, ho comprato una buona antologia (West of your cities) in cui ho trovato un paio di autori che stanno sulle mie corde (tipo Heather Mc Cuck e Frank Bidart, anche se non giovanissimi) e ho azionato tutti i miei contatti statunitensi. Devo dire che, provando a fare la stessa cosa per gli autori italiani, non ho cavato un ragno dal buco, e dovrebbe essere più facile. Mi manca ancora il resto del mondo :( , mi piacerebbe uscire da quella cosa chiamata casualità dei ritrovamenti e sapere esattamente dove andare, come mi succede per i romanzi e i racconti.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

@Anglares, io sono perché ogni cosa sia il più possibile popolare ma si è arrivati addirittura alla pretesa di sostituire la cultura con la controcultura eventualmente apprezzata da una certa massa. Cose che una volta sarebbero state riconosciute a ragione come prodotto di ignoranza oggi hanno il loro spazio. E purtroppo le cose schifose sono molto superiori a quelle buone. Le cose buone così... spariscono.
Non so effettivamente come sarebbe possibile riuscire a creare argini a certo schifo, ma iniziare ad affermare che forse non tutti hanno il diritto di definire il proprio sfogo come Arte... sarebbe opportuno. La carica di crostaioli che si dicono pittori, che sventolano (come bandiera) l'idea che l'Arte non possa essere giudicata... è oscena. Così (anche peggio) in letteratura dove sempre più spesso basta che un soggettone di turno abbia disturbi mentali considerati valori aggiunti in Arte (egocentrismo malato, ad esempio) sia depresso, sfigato o in un momento della vita particolare... che ecco arrivare la carica dei poemi, romanzi, autobiografie giovanili o senili e qualunque altro tipo di scritto possibile e immaginabile. Sfogo di creativà in senso trash e interessante nell'ottica di considerare la marmaglia come un'entità capace di tali performance tragicomiche ma andiamo...! Trovare dignità in tutto ha riempito il mondo di gente che ha la presunzione di parlare su ciò che ignora, rivendicando persino la propria ottusa miopia come valore e spontaneità. Perché è del popolo!
E chi non è d'accordo è "radical chic". Inizia a sembrare una grande indifferenziata, il cassonetto radical chic.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×