Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

elphie

Evadere da un carcere

Post raccomandati

Non ho trovato una discussione già aperta su questo argomento, se c'è già mi scuso.

Sto provando a scrivere un racconto fuori concorso per l'EI, il prompt sul dipinto di Turner con il castello. La mia idea era che una costruzione simile, situata in un luogo del genere, fosse un manicomio criminale. Ho in mente un'ambientazione non recentissima, direi uno o due decenni fa, sud Italia. Si tratta di un posto abbastanza dimenticato da Dio che contiene circa duecento detenuti in condizioni pietose (mi sono ispirata alle inchieste sugli OPG di Aversa e di Barcellona Pozzo di Gotto).

Se uno dei miei personaggi volesse tentare d'evadere da un posto simile, come potrebbe fare? Avevo pensato alla classica cosa del rimuovere le sbarre da una finestra e calarsi di sotto, ma poi mi sono chiesta quanto fosse credibile. Davvero si riescono a rimuovere le sbarre da una finestra? E ammesso che ci si riesca, come si fa con la corda? Non credo sia facile reperirla in un luogo del genere... Insomma, mi pare più una fuga da fumetto comico che una roba plausibile, ma al momento non mi viene in mente altro.

Morale: qualcuno è pratico di evasioni da fortificazioni isolate sul mare? :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Leggiti il Conte di Montecristo :la:  

 

Però visto che ci vuole un po' avrei un paio di domande:

 

1- Ogni cella quanti detenuti contiene?

 

2- Età del protagonista?

 

3-Evade solo lui?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Leggiti il Conte di Montecristo :la:  

 

Da fare assolutamente a prescindere: ho delle lacune sui classici imperdonabili.

A parte questo, deduco dalle tue domande che hai l'occhio clinico: erano dettagli sui quali ancora non mi ero soffermata, essendomi arenata molto prima sulla fattibilità della cosa in generale.

Intanto avevo dimenticato di precisare che il racconto è in prima persona ma il narratore non prende parte all'evasione, vi assiste soltanto. Quindi non è necessario un quadro dettagliatissimo della dinamica, mi basta un'idea di massima.

Le stanze sono piuttosto affollate: direi una media di 7 detenuti per camera. Tentano l'evasione in due, uno è sulla quarantina, fisicamente esile ma comunque forte; l'altro è piú o meno coetaneo, piú basso e massiccio, rallentato nei movimenti.

Se serve posso spoilerare il finale, tanto il racconto è fuori concorso. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

Se serve posso spoilerare il finale, tanto il racconto è fuori concorso.  :) 

 

 

Non ci pensare nemmeno, dopo che gusto c'è? :li: 

Ho pensato a tre soluzioni:

 

1) Dei detenuti inscenano una rissa, guardie sono costrette a intervenire e i due se la filano tra la ressa generale.

 

2) Uno dei fuggitivi finge di avere una malattia infettiva e lo fanno uscire insieme al suo compagno di cella.

 

3) Classifica fuga con il tunnel sotterraneo

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie mille! :)

Opterei per la prima: mi evita il problema di documentarmi su malattie infettive e tubature :asd:

 

Mi resta da capire come pensano di sbrigarsela una volta fuori dalla cella... ci saranno altre guardie all'ingresso, porte chiuse tra una sezione e l'altra... Un sempreverde tuffo nel carrello dei panni sporchi? No eh?

Uff... Di solito non scrivo di cose che non conosco. :waaa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Proverei una relazione gay con il capo delle guardie, lo farei innamorare follemente e, quando il carceriere è cotto a puntino, chiederei di conoscere i suoi genitori per poi andare ad Amsterdam a sposarci.

Essendo ergastolano si renderebbe subito conto che attendere la fine della mia condanna sarebbe impossibile e quindi mi farebbe evadere travestendomi da guardia.

Una volta usciti si paleserebbe l'ardua scelta, cambiare il colore del libro da giallo a rosa oppure abbandonare il capo delle guardie.

Scusami se l'ho buttata in ridere, ma ho letto che sei una persona di spirito e non ho potuto resistere.

Scusami ancora.

Luca L.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In fatto di cacchiate sono invincibile!

Tornando serio fai evadere i tuoi protagonisti e libera il best seller che stai scrivendo.

In bocca al lupo!!!

Luca

 

PS: Se opti per l'evasione gay voglio una copia omaggio!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

C'è una serie tv che parla di evasione dal carcere: Prison Break. 

E poi prova con una biografia di Casanova: pure lui è evaso dal carcere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Evadono tutti a quanto pare... solo io non so come si fa! Grazie mille :D

 

Ho un parente che "evade" anche il fisco.

Chiedo come si fa e poi te lo dico? :asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se i tuoi sette detenuti in una cella sono in un manicomio criminale, qualcuno di loro avrà problemi mentali, deduco.

Ritengo improbabile che mettano un killer di bambini antropofago assieme a dei cleptomani o poveretti che si credono Napoleone o marziani. Bisognerebbe documentarsi se nei manicomi criminali vi siano celle singole (ci saranno sicuramente).

Ma anche se fossero sette persone sane di mente, è difficile che solo due evadano e gli altri cinque restino a guardare.

Vorranno scappare anche loro. Oppure uno si lascerà sfuggire qualcosa con detenuti di altre celle, nell'ora d'aria o alla mensa. In un carcere le voci girano, la voce del tentativo d'evasione sarebbe sulla bocca di tutti.

Le sbarre si possono limare con una lima per ferro, ma ci vogliono settimane per limare una sbarra a mano. Per nascondere il taglio, durante il giorno si usa tapparlo con cera mista alla limatura e polvere, per dare un colore uniforme alla sbarra, ma i secondini esaminano anche le sbarre di tanto in tanto, battendole con un corpo contundente.

L'assenza di funi non è un problema, si possono ricavare tagliando le lenzuola in sottili strisce e intrecciandole fra di loro, ma servono parecchie lenzuola per fabbricare una fune di una decina di metri, occorre rubarle dalla lavanderia. Poi nascondere la fune che si fabbrica magari dentro il materasso.

Operazioni semplici diventano molto complicate per evadere, ma la necessità aguzza l'ingegno.

Ci si può cospargere di peperoncino sul viso e tabacco sotto le ascelle per avere un viso paonazzo e coperto di chiazze e una temperatura che imita la febbre, per essere ricoverati in infermeria. Da lì dovrebbe essere più facile fuggire, ma anche l'infermeria è sorvegliata. Un manicomio criminale penso sia particolare, i detenuti sono appunto criminali con problemi mentali.

Ma a volte i pazzi sono più furbi dei "normali" e possono trovare ulteriori ispirazioni pur di ritornare a essere liberi.

Basta la disattenzione di una guardia, imboccare un corridoio "proibito", sottoposto a scarsa sorveglianza che porta alle cucine o al cortile dove avviene lo scarico rifiuti, buttarsi dentro un cassonetto dell'immondezza (ma il camion lo solleva e rovescia tutto nel trituratore...) buttarsi dentro il camion che porta le derrate alimentari...

Un ergastolano sardo molto famoso ai suoi tempi fuggì mentre lo trasferivano in un altro carcere gettandosi  in acqua dall'oblò di una nave, forse dal bagno, dopo essere riuscito a svitarlo. Era molto longilineo.

Le care vecchie evasioni del passato letterario purtroppo oggi non ci sono più.

Il buon Conte di Montecristo oggi sarebbe acciuffato subito, complici le carte di credito e i cellulari, nonchè le spese folli che farebbe tra auto,  donne e caviale nei migliori resort d'Italia, a trentamila euro al giorno.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie mille per la risposta articolata. :)

 

Il racconto vorrebbe ispirarsi all'inchiesta fatta dal SSN su alcuni Ospedali Psichiatrici Giudiziari (ex cosiddetti "manicomi criminali") in cui è emerso che circa un terzo dei detenuti non sia realmente pericoloso e potrebbe essere rimesso in libertà ed essere seguito territorialmente. Quindi c'è gente con problemi gravi ma anche gente finita dentro per ragioni che con la psichiatria hanno poco a che fare. Il punto è che basta essere dichiarati "non in grado di intendere e di volere" per essere ricoverati in un OPG e le perizie (soprattutto quelle risalenti a 20-30 anni fa) non sempre si sono dimostrate attendibili.

Ho idea perciò che ci sia un certo miscuglio di situazioni e gravità di patologia però sì, non pensavo a personaggi psicologicamente stabili. Uno lo vedevo un po' più sveglio ma antisociale, l'altro rallentato dai farmaci. 

Esiste la cella d'isolamento e contenzione per i casi gravi ma di norma questi posti hanno un grosso problema di spazio (e infatti questo è uno dei motivi per cui ne stanno chiedendo a gran voce la chiusura) quindi si parla anche di nove detenuti per stanza con meno di 2 mq a testa. 

Per essere ingegnosi e determinati lo sono: riescono a suicidarsi nonostante la sorveglianza impiccandosi ai lavandini o ingoiando pomelli svitati dai letti, il che è terrificante ma sicuramente denota capacità di perseguire un obiettivo. 

Grazie per tutte le dritte, cercherò di documentarmi meglio!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Le care vecchie evasioni del passato letterario purtroppo oggi non ci sono più.

Il buon Conte di Montecristo oggi sarebbe acciuffato subito, complici le carte di credito e i cellulari, nonchè le spese folli che farebbe tra auto,  donne e caviale nei migliori resort d'Italia, a trentamila euro al giorno.

 

 

Sigh ... ho quasi nostalgia dei bei vecchi tempi! :buhu:

E pensare che quando sono evaso io ho dovuto farmi una nuotata nel Tevere in compagnia di ratti e bidoni galleggianti, poi mi sono recato in pizzeria a mangiare una bella pizza ma mi hanno cacciato via a causa del cattivo odore che emanavo. Ho ripiegato su un panino con la porchetta ma quando mi sono avvicinato al bancone un cane randagio mi ha morso costringendomi a scappare in un vicoletto buio. Lì ho avuto la sfortuna di incappare in due clochard (ma a Roma si chiamano barboni, è inutile che la prendiamo alla larga) che hanno pensato gli volessi rubare il cartone per la notte e mi hanno preso a bastonate e sputi.

Proprio mentre uscivo dal vicolo è passato il camion della nettezza urbana e ci è voluta quasi mezz'ora per far capire ai netturbini che non facevo parte dell'indifferenziata ma che ero un essere umano, vivo e vegeto (si fa per dire).

Ho deciso quindi di lasciare la città ma alla stazione mi hanno afferrato quattro extracomunitari che festeggiavano il ramadam e mi hanno costretto a seguirli in un deposito dove hanno cercato di violentarmi: per mia fortuna due agenti della Polfer erano andati in quel deposito per fare pipì e al loro arrivo gli extracomunitari sono scappati lasciandomi mezzo nudo su un carro bestiame diretto in Norvegia.

Quando sono arrivato in Norvegia ... beh, questo ve lo racconto un'altra volta!

Ora che sono finalmente tornato in galera avrò molto tempo per raccontare le mie storie! :pedosguardo:  :^^:  :sornione:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bellissima!  :rotol:

Questo topic sta prendendo pieghe inaspettate... Inutile dire che ciò mi rende molto felice.  :saltello:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

È un topic datato ormai, ma avendo letto il memoir The Colditz Story di Pat Reid, dovevo assolutamente suggerirlo in caso a qualcuno dovesse servire. A quanto ne so non c'è la traduzione in italiano, ma per chi è interessato all'argomento dell'evasione e sa l'inglese questo è un must.

Oltre ad avere la virtù di essere una storia vera in epoca piuttosto recente (seconda guerra mondiale) rappresenta un saggio prodotto di competenza e talento in campo d'evasione.

L'ufficiale inglese Pat Reid racconta la sua prima prigionia in Germania in una delle tante carceri per ufficiali, un "test attitudinale" per i professionisti dell'evasione ci dice lui. Quei pochissimi ufficiali talentuosi che come lui riuscivano a evadere venivano in gran parte riacciuffati prima di poter fuggire dalla Germania. Allora i tedeschi portavano questi soggetti difficili castello di Colditz. 

Questo famoso carcere fortezza aveva tra le sue caratteristiche quello di trovarsi nel cuore della Germania, lontano da vie principali che permettessero uno spostamento rapido verso i confini, una struttura architettonica compatta facile da controllare, illuminazione a giorno durante le 24h in gran parte degli ambienti accessibili ai detenuti, e una popolazione di guardie numericamente superiore a quella dei prigionieri. Era il carcere più sicuro della storia, evadere da Colditz era un miraggio. Neanche il più sicuro dei penitenziari criminali avrebbe potuto reggere il confronto.

Il grandissimo errore commesso dai tedeschi però, ci racconta Reid, è che avevano concentrato in un solo posto gli evasori più incalliti di tutta l'Europa, quelli più talentuosi e che vantavano già almeno un'importante esperienza in campo di evasione. Senza contare che erano tutti ufficiali militari che con la loro capacità di strateghi ci campavano. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×