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m.q.s.

Niente più di così

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http://www.writersdream.org/forum/topic/22162-e-poi-torn%C3%B2/

Il ragazzo con la valigetta indicò un punto nel cielo.

«Vorrei provare come si sta lassù, un giorno».

La ragazza si riparò gli occhi con la mano e fissò il cielo. Le nuvole si stavano aprendo e dallo squarcio di azzurro filtrava un cilindro di luce. La ragazza pensò a un buco di infinita profondità. Distolse lo sguardo.

«Alle volte non ti riesco a capire», disse.

Il ragazzo abbassò la testa e si incamminò verso la panchina di legno nel mezzo del vialone pedonale. Lei lo seguì.

Si sedettero e restarono in silenzio. Aveva piovuto e l’aria vibrava davanti ai loro occhi.

Il ragazzo inspirò con il naso gonfiando il petto e sospirò. «Più tardi potremmo prendere un gelato».

«È che... non lo so. Hai voglia di gelato?».

«Alla gelateria siciliana preparano una nocciola molto buona».

«Lo sai che a me piace solo il gelato al limone».

«Lo so».

Il ragazzo si grattò la guancia. «Ma a volte è bello anche cambiare».

Il cielo si stava schiarendo. Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole. Tirò su con il naso.

La ragazza posò la testa sulla spalla del giovane e lui non disse niente. Strinse la maniglia della valigia.

«Mamma ha telefonato?».

«No. Proverò a farlo io, più tardi, ma...».

«Secondo te sta bene?».

La ragazza drizzò la schiena e si lisciò la gonna con le mani.

«È da un sacco di tempo che me lo chiedo».

«E hai trovato una risposta?».

«Come pensi che possa sentirsi?».

Tossì, coprendosi la bocca con il pugno. «Lei è come noi, adesso».

Il ragazzo distese le gambe e si concentrò su un bidone poco distante e su tre coppette di gelato abbandonate, impilate una sull’altra.

«Forse avremmo potuto chiederle di venire con noi, giusto per farla distrarre. Che ne so, magari stando all'aria aperta...», disse.

«Non sarebbe mai venuta. La conosci».

Nelle coppette non c’era traccia di gelato. Il ragazzo pensò che la pioggia dovesse aver lavato via ogni cosa.

Sospirò e disse: «Papà non sarà dimesso prima della prossima settimana».

La ragazza chiuse gli occhi e chinò la testa prima a destra e poi a sinistra.

«Io lo odio», disse.

«Non ti credo».

«Forse hai ragione. Ma se fosse vero? Se lo odiassi? Se avessi pregato perché non ce la facesse, l’altra notte?» Abbassò gli occhi. «E quel ragazzo che era con lui?».

Il fratello non disse niente. Staccò gli occhi dal bidone e dalle coppette vuote. Mollò l'impugnatura della valigetta e accarezzò il viso della sorella.

«Andiamo a mangiare un gelato», disse. Afferrò la valigetta, si alzò e si incamminò, ma la ragazza rimase seduta, le mani strette sul bordo della panchina.

«Che c'è adesso?».

«Che tieni dentro la valigetta?».

«Niente di importante. Cose di lavoro».

Lei lo guardò. «E il lavoro? Ti rende felice? Sei felice in quel posto? Mi parlavi sempre di quanto sarebbe stato bello finire gli studi e iniziare una nuova vita».

«Il lavoro è ok».

«Ma non ne sei innamorato». La ragazza prese a fissare il fratello e lui si portò la mano con cui non stringeva la valigia davanti agli occhi, come se il sole fosse così forte da costringerlo a proteggerli.

«Immagino che la risposta sia no: non ne sono innamorato. Forse è così che vanno le cose, dopotutto. Forse si tratta di accontentarsi».

La ragazza si alzò, si spolverò la gonna e raggiunse il fratello. Gli passo un braccio sul collo e insieme si incamminarono.

«Quel tipo, il ragazzo che era nella macchina con il papà. Tu lo conoscevi?», chiese lei.

«No».

«Lui ce la farà?».

«Credo di sì. Lui e papà ce la faranno».

«E la mamma?».

«La mamma, già».

Modificato da Nja J.S.F.

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Sì, il gioco è quello e a me piace. Il narratore che sparisce e la storia che emerge pian piano attraverso poche parole fra i personaggi.

Come se ci fosse solo una macchina da presa che riprende la scena, mostrandola così com'è.

C'è poco da dire, o piace o non piace.

Già tu hai detto "fratello e sorella" e tecnicamente questo è un intervento del narratore, io avevo capito che erano fratelli quando gli hai fatto dire:

«Mamma ha telefonato?».

«No. Proverò a farlo io, più tardi, ma...».

In effetti una macchina da presa non ci può dire se due personaggi sono fratelli, lo deve far dire a loro. Ma sono estremizzazioni, mi rendo conto.

In questo genere di racconti l'empatia deve nascere nel lettore senza passare attraverso l'emozione dell'autore, che per definizione rimane totalmente nascosto.

È un compito arduo e il rischio, in assenza di immagini come accade nelle sceneggiature, è di rimanere poco coinvolti. Come ti dicevo nell'altro mio breve commento, tutto sta a trovare un equilibrio che sia in grado di emozionare e coinvolgere allo stesso modo il lettore così come potrebbe fare un fiume di emotività espressa da un narratore più evidente.

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Ecco, questo era il racconto di cui ti accennavo ieri. Comunque hai ragione: Fratello e sorella è qualcosa che viene lasciato trapelare dal narratore, così come questo: 

 

 

"La ragazza pensò a un buco di infinita profondità"

e questo:
"
Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole."

perché sono pensieri. In effetti ero indeciso sul lasciarli o meno.

 

Poi è questione di gusti. A me non piace l'emotività a fiumi, eheheh.

Grazie per il passaggio :)

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A me non piace l'emotività a fiumi, eheheh.

E no, nemmeno a me, per questo apprezzo questi racconti. poi, come ho detto, è questione di gusti, c'è chi li ama che chi non li sopporta.

Quanto ai pensieri, credo che facciano parte del PdV appoggiato non del narratore.

Se rimaniamo nel paragone della macchina da presa, nulla vieta che questa ci faccia vedere i protagonisti che cuardano le nuvole mentre espongono i loro sentimenti e stati d,animo con qualche escamotage scenico.

Quando parlavo di equilibrio non intendevo riferirmi al tuo racconto, comunque, mi riferivo in genere a questo tipo di narrativa, che alcuni (mio marito per esempio) criticano per questo genere di distacco: tipo che ti racconto per una pagina di come faccio il polpettone per dirti quanto non sopporto mia suocera, per esempio. E questo equilibrio fra polpettone e insofferenza nei confronti della suocera, non sempre è facile da gestire.

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Ogni volta che leggo qualcosa di tuo colgo stili e registri differenti che testimoniano di una tua continua sperimentazione, ma una scrittura sempre piacevole e ordinata.

Qui ti indirizzi in certo qual modo verso quella che io chiamo narrativa criptica, dove cioè finisci di leggere e non è che tutto sia chiaro.  Personalmente è un genere che apprezzo meno di altri, ma il tuo stile rimane anche qui pulito e scorrevole.  Insomma, ancora non posso affermare di leggere un testo e comprendere automaticamente che è tuo, ma inizio a ravvisare degli elementi distintivi che rimangono anche quando cambi genere.

Qui ci sono alcuni elementi che volutamente nascondi al lettore: in primo luogo il significato della valigetta e il destino della madre, sottolineato una volta di più dalla chiusa.  Con tutto ciò, siccome sempre sostengo che una volta pubblicato un testo è il lettore a esserne padrone e non più l'autore, faccio mia la parte che più mi affascina del racconto, quella relativa alla coppetta di gelato.  

In questa frase:

«Ma a volte è bello anche cambiare».

io trovo il mio senso al racconto, che non necessariamente deve essere anche quello di chi lo ha scritto.  Cambiare, uscire dagli schemi, abbandonare le consuetudini per affrontare l'ignoto.  Un tema per certi versi universale che qui ritrovo nella proposta del ragazzo.  Del resto è lui quello che guarda il cielo e si pone domande, suo è il trasporto verso l'irrazionale, in contrasto con la sorella che è saldamente ancorata alle certezze.  

 

Ti segnalo per completezza quello che all'epoca in cui facevo il liceo era considerato un errore imperdonabile e che oggi è considerato accettabile da buona parte delle grammatiche, Crusca compresa.

 

Aveva piovuto

 

Odio dire "ai miei tempi", ma non posso esimermi dall'annotare che per me rimane come una martellata nei timpani.  I verbi che esprimono condizioni atmosferiche e meteorologiche sono impersonali e come tali dovrebbero sempre essere costruiti con l'ausiliare essere, perché una persona non può piovere, grandinare, albeggiare... "Ai miei tempi" portava dritto a un due se ti permettevi di scriverlo in un tema, oggi quasi tutti lo considerano corretto.  Io mi copro l'orecchio ferito e ne prendo atto.  :asd:

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@Cicciuzza: uh, ammetto di non essere poi così pratico di scrittura in terza persona. Mi è sempre venuto più naturale usare la prima, ma ogni tanto ci provo :) Quindi lo ammetto, non sono ferrato per parlare di pdv appoggiati ecc! :)

Eheh, se il polpettone fa venire in mente la suocera, facile fare il collegamento: "farei volentieri mia suocera a polpette". :)

 

@Marcello: oddio, ciò che dici mi riempie il cuore. Perché ho sempre paura di attingere troppo da stili altrui. Sapere che, in ogni caso, si intravede qualcosa di mio è molto molto bello. Ti ringrazio molto.

E grazie anche per la segnalazione. Ho cercato e mi sembrava corretto anche aveva piovuto, ma il tuo ragionamento è giusto. Pertanto, sarebbe più corretto "era piovuto". Me lo ricorderò, in futuro.

P.s. condivido: il testo reso pubblico si distacca dal suo autore. 

Buona serata!

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Letto.

 

Proprio oggi ho letto un paio dei quarantanove racconti e per questo ho avuto un déjà vu.  :asd:  Non ho appunti da farti, se non quello di usare questo stile con il contagocce: meglio mostrare le scene che parlarne e soprattutto sperimenta anche cose che non ti piacciono. 

 

Alla prossima.

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Non amo molto i discorsi diretti, ma in questo caso i dialoghi mi sono piaciuti.

A me sembra che il racconto sia chiarissimo, ossia è bello lasciare al lettore immaginare le "sfumature" di una storia. Io ho pensato che il padre avesse una storia con il tipo dell'incidente, potrei sbagliarmi, ma non importa.

"il ragazzo", "la ragazza": mi è piaciuta la scelta di non dare nomi ai personaggi, è un dettaglio che crea mistero.

 

in questo passaggio fai comprendere che i due si conoscono molto bene:

«Alla gelateria siciliana preparano una nocciola molto buona».

«Lo sai che a me piace solo il gelato al limone».

«Lo so».

 

"Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole."  ... mai immaginato il cielo in questo modo, ho sempre pensato che fossero le nuvole le cattive.

 

... gli "passò" un braccio.

 

bravo mqs

a rileggerci.

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Piacevole da leggere, ma ho faticato un po' a seguirlo.

Inizialmente avevo pensato che i due ragazzi fossero morti... però poi non mi quadrava tanto con la parte finale e sono tornata sulla terra; però mi resta un senso di distacco dalla realtà, forse è voluto come conseguenza del "ragazzo" trovato in macchina con il papà che ribalta la quotidianità dei due ragazzi.

 

due domande

- perché il corsivo in alcune parti?

- cosa volevi dire? Sì, chi legge è libero di interpretare, è bello lasciare che la fantasia del lettore ecc... però a me interessa quello che volevi dire tu, perché quello che capisco io lo so già.

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@Rewind. Ciao! Non credo di aver parlato delle cose, anzi! Qui è mostrare allo stato puro. O, meglio, mostro quello che è il fulcro del racconto. Che poi venga riferito il discorso del padre è un altro discorso, perché la storia parla dei fratelli e della loro reazione ;)

Alla prossima :)

 

@Ger. Esatto, quello è una delle interpretazioni. Ma il padre e il ragazzo potrebbero anche essere semplici colleghi :)

a leggerti!

 

@Wyjk: O.o Come hai fatto a pensare che i due ragazzi fossero morti?? 

il corsivo mi è scappato nel copia - incolla.

Volevo mostrare una reazione, ma è il lettore che interpreta. Un racconto deve porre domande, non fornire risposte, secondo me.

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@Wyjk: O.o Come hai fatto a pensare che i due ragazzi fossero morti?? 

il corsivo mi è scappato nel copia - incolla.

Volevo mostrare una reazione, ma è il lettore che interpreta. Un racconto deve porre domande, non fornire risposte, secondo me

 

.

E brava Wy: il corsivo! 

Mi ero scervellato a cercare di capirne il significato e poi avevo desistito, al punto che mi sono dimenticato di chiederne spiegazione nel commento.  E adesso scopro che era stato un banale errore di copia-incolla :nein:

Se vuoi che lo elimini, dimmelo m.q.s.!

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C'è qualcosa che non mi convince in questo racconto.

Questa frase:

«Ma a volte è bello anche cambiare».

Non la sfrutti. Perché? 

Se tu sfruttassi questa frase, allora daresti un senso al gelato, mi spiego? Che invece secondo me sta lì senza senso...

e poi c'è questa frase che mi resta oscura:

«Lei è come noi, adesso»

Non me la spiego.  Così come non mi spiego la valigetta... insomma, apri molte porte e non ne chiudi una. Non riesco a capire quale è il filo del racconto. Onestamente a me piace la tecnica. E molto. Ma qui ci sono delle assenze... dei buchi, in un certo senso. Se dai un significato ai buchi (non importa riempirli), allora il racconto fila. Solo un'opinione.  

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@Wyjk: O.o Come hai fatto a pensare che i due ragazzi fossero morti?? 

il corsivo mi è scappato nel copia - incolla.

Volevo mostrare una reazione, ma è il lettore che interpreta. Un racconto deve porre domande, non fornire risposte, secondo me.

È stata la mia risposta alle domande che poneva il tuo racconto... a cominciare dal fatto che ho cominciato a capire di cosa parlavi quando sono arrivata a metà.

Scherzo, ma non del tutto.. Ho notato anch'io le porte aperte che ha citato Sum e ho provato a interpretare la storia cercando di darci un senso: diciamo che per me gli indizzi che hai lasciato erano troppo pochi per seguirti dove volevi condurmi.

Ed è il motivo per cui ho chiesto spiegazioni;

è sempre il lettore ch interpreta, ma spero anche che chi scrive voglia dire qualcosa e non infili una serie di parole una dopo l'altra solo perchè hanno un bel suono (non è riferito al tuo racconto, è una considerazione generale).

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Ospite Njagan

Per prima cosa intervengo come moderatrice: mi sono presa la libertà di togliere il corsivo per facilitare la lettura di quelli che passeranno da qui dopo di me.

In effetti per fare modifiche ai testi aspettiamo le richieste da parte degli utenti ma ti confesso in tutta onestà che il tuo brano l'ho letto appena l'hai postato e l'avrei cambiato subito senza chiederti permesso, solo che andavo di fretta. Riesco a fermarmi solo adesso per un commento. (Comunque avrei tolto il corsivo e ti avrei avvertito con un messaggio :asd:)

- Fine intervento di libera moderazione -

- Inizio commento da lettrice -

Letto subito e apprezzato molto. Non ci ho ragionato molto sul corsivo. Mi ha fermato un attimo quando mi sono chiesta anche io se si trattasse di due fantasmi. In genere il corsivo è un cambiamento forte nella narrazione che se non indica un cambiamento di tempo, può essere anche interpretato come annullamento del tempo stesso, e dello spazio.

Ma il dubbio mi ha sfiorato giusto un attimo e questo perché sei stato chiaro in ciò che volevi rappresentare.

Ora ti dico come ho filtrato il tuo racconto, sperando che possa esserti utile.

Le nuvole si stavano aprendo e dallo squarcio di azzurro filtrava un cilindro di luce. La ragazza pensò a un buco di infinita profondità.

Non chiami per nome i personaggi, li indichi con semplicità. Mi dai anche delle importanti coordinate sul loro mondo interiore. Qui la ragazza vede lo squarcio nel cielo come un buco di infinita profondità. A parte la bellezza dell'immagine, mi immagino lei giovane, naso al cielo e aria sognante. Comprendo il suo turbamento. In quella "infinita profondità". Nel profondo si nasconde qualcosa di cui si ha paura di mostrare, di vedere.

Più avanti mi fai vedere attraverso gli occhi del ragazzo:

Il cielo si stava schiarendo. Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole.

Stesse sensazioni che ho avuto con la ragazza ma amplificate. Per lei era un "buco", per lui una "macchia". Mi dico che tutti e due sono turbati ma lui lo è di più. Tra l'altro fornisci un dettaglio importante: lui stringe la sua valigetta. Si sta aggrappando a qualcosa. Ma è un uomo. Deve fare la sua parte. Anche con sua sorella. Deve mostrarsi forte, e non lo è.

Si sedettero e restarono in silenzio. Aveva piovuto e l’aria vibrava davanti ai loro occhi.

Il ragazzo inspirò con il naso gonfiando il petto e sospirò. «Più tardi potremmo prendere un gelato».

A parte che "l'aria vibrava" mi è piaciuta molto e rende l'idea dell'aria rarefatta dopo la pioggia, magari in una calda giornata d'estate. Sì, mi dico sarà estate. O primavera. Prendono il gelato. E con questo fatto del gelato sei stato abile. Si collega egregiamente a uno sguardo di lui che sembra di sfuggita ma che mi dà un'altra indicazione importante:

Tossì, coprendosi la bocca con il pugno. «Lei è come noi, adesso».

Il ragazzo distese le gambe e si concentrò su un bidone poco distante e su tre coppette di gelato abbandonate, impilate una sull’altra.

Tre coppette di gelate impilate una sull'altra. Lui, la sorella e la mamma. Contenitori. Messi lì, abbandonati sul bidone dell'immondizia.

E ancora un altro dettaglio che mi conferma l'idea che ho del ragazzo: tossisce con la mano a pugno. Gesto educato, composto. Sì, lui è lì che sta recitando il suo ruolo di fratello maggiore, di uomo forte.

«Forse hai ragione. Ma se fosse vero? Se lo odiassi? Se avessi pregato perché non ce la facesse, l’altra notte?»

Sua sorella è vera. Manifesta la sua rabbia in un pensiero che è terribile ma è vero, non taciuto. Lei non sta recitando un ruolo. Ecco perché i suoi occhi vedono un "buco" nel cielo e non una "macchia carnivora" come gli occhi del fratello. Chi ha il coraggio di tirare fuori il nero che ha dentro è sempre il più forte. Chi lo tiene dentro tutt'al più sa indossare una maschera.

Abbassò gli occhi. «E quel ragazzo che era con lui?».

Il fratello non disse niente. Staccò gli occhi dal bidone e dalle coppette vuote. Mollò l'impugnatura della valigetta e accarezzò il viso della sorella.

Ed ecco che l'essere vero della ragazza scioglie anche lui che molla la valigetta, non vi si aggrappa più.

«Immagino che la risposta sia no: non ne sono innamorato. Forse è così che vanno le cose, dopotutto. Forse si tratta di accontentarsi».

Il lavoro come l'amore. Spesso si dice questo anche delle relazioni che vanno male: non ne sono innamorato, forse è così che vanno le cose, dopotutto si tratta di accontentarsi.

Ehi, ragazzo (tu autore) sei stato un grande! A questo punto ho già chiari i tuoi protagonisti: lui con le sue storie passate finite male per mancanza di decisone che vorrebbe cambiare

Il ragazzo si grattò la guancia. «Ma a volte è bello anche cambiare».

Questo lo dice a se stesso e non alla sorella.

Lei è chiara fin dall'inizio, ben tratteggiata ma non inquieta come il fratello che rimane più impresso per la sua finta forza, perché è sempre nei più deboli che rivediamo lo specchio delle nostre paure e debolezze.

«Credo di sì. Lui e papà ce la faranno».

«E la mamma?».

«La mamma, già».

Chiusa fantastica. In quel "già" tutta la loro comprensione e amarezza e impotenza di fronte alla rivelazione di un padre bugiardo e di un marito che ha tradito due volte.

Come ti dicevo, ho letto il tuo racconto poco dopo che l'hai postato e l'avevo trovato perfetto. L'ho riletto con piacere stasera perché mi sentivo in obbligo di lasciarti le mie impressioni: da esse potrai comprendere se hai fatto centro come autore oppure era altro che volevi far vedere al tuo lettore.

Trovo che qualunque genere tu decida di sperimentare l'essenzialità del tuo stile ti contraddistingua. E siccome ammiro molto l'essenzialità e la invidio alla grande perché a me proprio non riesce, ho trovato anche un errore:

Gli passo un braccio sul collo e insieme si incamminarono.

;)

A rileggerti. E complimenti :flower:

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@Marcello: Grazie mille, ho visto che ci ha già pensato Nja! Grazie lo stesso :)

 

@Sum: guarda, credo che abbia sinceramente ragione dal tuo punto di vista. Nel senso che esprimi la tua insoddisfazione in modo sincero. Ed è appunto la tua opinione, quindi la apprezzo. Come detto sopra, credo che un racconto possa piacere o non piacere, nel tuo caso rientriamo nella seconda eventualità :) Però credo che le porte aperte siano state chiuse, o comunque socchiuse, perché altrimenti altre persone non avrebbero potuto cogliere il senso del racconto, come invece hanno fatto!

Grazie comunque per gli spunti di riflessione. Alla prossima!

 

@Wjyk: Sì sì certo, ho capito cosa intendi. Però il racconto questo è, se poi non piace, me ne farò una ragione  :mazza:  (ahahah, scherzo ovviamente)

Ho sempre pensato che in un racconto, specie se breve, la cosa più importante sia lo stile, anche più della trama. Però è solo un mio parere.

 

@Nja: Prima di tutto: grazie per aver risolto la questione del corsivo. Non so come sia successo, ma è scappato :)

Venendo al tuo commento: hai azzeccato praticamente tutto. Ma tutto tutto, anche le immagini forse più deboli, come quella delle coppette di gelato, che sono appunto tre, come i due fratelli e la madre. O il dettaglio del cielo. Cioè, non sai quanto questa cosa mi faccia piacere!! :flower:

p.s. corro a correggere :D

grazie! :rockeggiare:

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Ospite Njagan

@ Wyjkz31, non so come interpretare il tuo messaggio. Mi auguro che non ti abbia dato fastidio qualcosa nel mio commento perché quando scrivo per un racconto bado solo a quello, non alle opinioni degli altri, e se lo faccio è per essere il più possibile oggettiva.

@m.q.s.: sono contenta di esserti stata utile e ti dirò che le immagini di cui parli, secondo me, non sono nemmeno tanto "deboli" ma vanno a inserirsi a un livello di lettura che va sotto il pelo dell'acqua: sono quei piccoli dettagli che si depositano nel fondo, mentre leggi, che aiutano a comprendere il testo, senza soffermarsi troppo sul significato delle parole. Almeno io la vedo così.

Hai fatto un buon lavoro :)

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@ Wyjkz31, non so come interpretare il tuo messaggio. Mi auguro che non ti abbia dato fastidio qualcosa nel mio commento perché quando scrivo per un racconto bado solo a quello, non alle opinioni degli altri, e se lo faccio è per essere il più possibile oggettiva)

tutt'altro, il tuo comento mi ha chiarito quello che non avevo capito di questo racconto (ho messo l'emoticon per evitare fraintendimenti): voleva essere un apprezzamento

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Ospite Njagan

Grazie Wyj, ti sono grata per il chiarimento. Ti ho chiesto solo perché a volte mi convinco che ciò che scrivo dà un'impressione errata di me quando l'unica cosa che mi interessa è la scrittura e migliorare io stessa.

Dovremmo mettere il sonoro qui nel forum, così avremmo l'intonazione a far comprendere meglio ;)

Scusate l'OT.

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Per prima cosa intervengo come moderatrice: mi sono presa la libertà di togliere il corsivo per facilitare la lettura di quelli che passeranno da qui dopo di me.

In effetti per fare modifiche ai testi aspettiamo le richieste da parte degli utenti ma ti confesso in tutta onestà che il tuo brano l'ho letto appena l'hai postato e l'avrei cambiato subito senza chiederti permesso, solo che andavo di fretta. Riesco a fermarmi solo adesso per un commento. (Comunque avrei tolto il corsivo e ti avrei avvertito con un messaggio :asd:)

- Fine intervento di libera moderazione -

- Inizio commento da lettrice -

Letto subito e apprezzato molto. Non ci ho ragionato molto sul corsivo. Mi ha fermato un attimo quando mi sono chiesta anche io se si trattasse di due fantasmi. In genere il corsivo è un cambiamento forte nella narrazione che se non indica un cambiamento di tempo, può essere anche interpretato come annullamento del tempo stesso, e dello spazio.

Ma il dubbio mi ha sfiorato giusto un attimo e questo perché sei stato chiaro in ciò che volevi rappresentare.

Ora ti dico come ho filtrato il tuo racconto, sperando che possa esserti utile.

 

Le nuvole si stavano aprendo e dallo squarcio di azzurro filtrava un cilindro di luce. La ragazza pensò a un buco di infinita profondità.

Non chiami per nome i personaggi, li indichi con semplicità. Mi dai anche delle importanti coordinate sul loro mondo interiore. Qui la ragazza vede lo squarcio nel cielo come un buco di infinita profondità. A parte la bellezza dell'immagine, mi immagino lei giovane, naso al cielo e aria sognante. Comprendo il suo turbamento. In quella "infinita profondità". Nel profondo si nasconde qualcosa di cui si ha paura di mostrare, di vedere.

Più avanti mi fai vedere attraverso gli occhi del ragazzo:

Il cielo si stava schiarendo. Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole.

Stesse sensazioni che ho avuto con la ragazza ma amplificate. Per lei era un "buco", per lui una "macchia". Mi dico che tutti e due sono turbati ma lui lo è di più. Tra l'altro fornisci un dettaglio importante: lui stringe la sua valigetta. Si sta aggrappando a qualcosa. Ma è un uomo. Deve fare la sua parte. Anche con sua sorella. Deve mostrarsi forte, e non lo è.

Si sedettero e restarono in silenzio. Aveva piovuto e l’aria vibrava davanti ai loro occhi.

Il ragazzo inspirò con il naso gonfiando il petto e sospirò. «Più tardi potremmo prendere un gelato».

A parte che "l'aria vibrava" mi è piaciuta molto e rende l'idea dell'aria rarefatta dopo la pioggia, magari in una calda giornata d'estate. Sì, mi dico sarà estate. O primavera. Prendono il gelato. E con questo fatto del gelato sei stato abile. Si collega egregiamente a uno sguardo di lui che sembra di sfuggita ma che mi dà un'altra indicazione importante:

Tossì, coprendosi la bocca con il pugno. «Lei è come noi, adesso».

Il ragazzo distese le gambe e si concentrò su un bidone poco distante e su tre coppette di gelato abbandonate, impilate una sull’altra.

Tre coppette di gelate impilate una sull'altra. Lui, la sorella e la mamma. Contenitori. Messi lì, abbandonati sul bidone dell'immondizia.

E ancora un altro dettaglio che mi conferma l'idea che ho del ragazzo: tossisce con la mano a pugno. Gesto educato, composto. Sì, lui è lì che sta recitando il suo ruolo di fratello maggiore, di uomo forte.

«Forse hai ragione. Ma se fosse vero? Se lo odiassi? Se avessi pregato perché non ce la facesse, l’altra notte?»

Sua sorella è vera. Manifesta la sua rabbia in un pensiero che è terribile ma è vero, non taciuto. Lei non sta recitando un ruolo. Ecco perché i suoi occhi vedono un "buco" nel cielo e non una "macchia carnivora" come gli occhi del fratello. Chi ha il coraggio di tirare fuori il nero che ha dentro è sempre il più forte. Chi lo tiene dentro tutt'al più sa indossare una maschera.

Abbassò gli occhi. «E quel ragazzo che era con lui?».

Il fratello non disse niente. Staccò gli occhi dal bidone e dalle coppette vuote. Mollò l'impugnatura della valigetta e accarezzò il viso della sorella.

Ed ecco che l'essere vero della ragazza scioglie anche lui che molla la valigetta, non vi si aggrappa più.

«Immagino che la risposta sia no: non ne sono innamorato. Forse è così che vanno le cose, dopotutto. Forse si tratta di accontentarsi».

Il lavoro come l'amore. Spesso si dice questo anche delle relazioni che vanno male: non ne sono innamorato, forse è così che vanno le cose, dopotutto si tratta di accontentarsi.

Ehi, ragazzo (tu autore) sei stato un grande! A questo punto ho già chiari i tuoi protagonisti: lui con le sue storie passate finite male per mancanza di decisone che vorrebbe cambiare

Il ragazzo si grattò la guancia. «Ma a volte è bello anche cambiare».

Questo lo dice a se stesso e non alla sorella.

Lei è chiara fin dall'inizio, ben tratteggiata ma non inquieta come il fratello che rimane più impresso per la sua finta forza, perché è sempre nei più deboli che rivediamo lo specchio delle nostre paure e debolezze.

«Credo di sì. Lui e papà ce la faranno».

«E la mamma?».

«La mamma, già».

Chiusa fantastica. In quel "già" tutta la loro comprensione e amarezza e impotenza di fronte alla rivelazione di un padre bugiardo e di un marito che ha tradito due volte.

Come ti dicevo, ho letto il tuo racconto poco dopo che l'hai postato e l'avevo trovato perfetto. L'ho riletto con piacere stasera perché mi sentivo in obbligo di lasciarti le mie impressioni: da esse potrai comprendere se hai fatto centro come autore oppure era altro che volevi far vedere al tuo lettore.

Trovo che qualunque genere tu decida di sperimentare l'essenzialità del tuo stile ti contraddistingua. E siccome ammiro molto l'essenzialità e la invidio alla grande perché a me proprio non riesce, ho trovato anche un errore:

Gli passo un braccio sul collo e insieme si incamminarono.

;)

A rileggerti. E complimenti :flower:

 

 

:blush:

 

Minchia.

 

Siete dei geni, entrambi.

 

Mi inchino.

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Ospite Dark

Ciao,

sarò breve.

Se da una parte ho trovato - opinione mia - un brano ( non un racconto ) adeguatamente strutturato da un lato scenico, dall'altra ho percepito la sua carenza lato contenuti. A livello stilistico il rapporto tema tono mi sembra coretto, ma le immagini, non tutte, mi son sembrate abusate e poco originali. Se dunque la struttura scenica gira, ci sono stacchi e altro, quello che non sento è proprio l'anima del racconto. Mi mancano motivazioni veramente valide. Ma io parlo per me. Ovvio. Le tre coppette, la valigetta, e tutto quanto sono ingranaggi che a mio avviso girano male per la fattura stessa che lo compone. Manca cioè un motore a prescindere, che inneschi non la domanda drammaturgica principale, ma quello che forse si chiama filo rosso. O che Carver chiama il sale del racconto. Carver lo leggi, è chiaro. Come forse ci sono altre contaminazioni. La tua voce, per me non è così originale nel suo insieme, anzi, noto la voglia forzata di distaccarsene, come un animale che si scrolli la pelliccia senza riuscire a sfilarsela. Mia impressioni. di primo acchito il racconto sembrerebbe girare. Quello che lo inceppa sono le diverse angolature con cui gli arnesi che lo compongono son stati gestiti. Mi son posto le stesse domande di Sum. E mi si è sciolto in mano, quel gelato, devo essere onesto. Pare effettivamente un BRANO fine a sé stesso. Ma la mia è un'opinione. Ovvio. Dal MIO punto di vista. Ingranaggi inseriti. Che scoppiano fuori dall'orologio. Se prendo mettiamo un Longines, gli ingranaggi dentro non scoppiettano, rollano, quasi, non li senti neppure, a momenti. Se lo apri - che sembra un Longines - e ti accorgi che le ghiere ci sono ma che son sconnesse nella gran parte e alcune sbecchettate, beh... non so. Posso diti bel brano, e ti farei un danno dal mio punto di vista. Posso incoraggiarti e lo faccio dicendoti cosa secondo me non va. Il BRANO, in sé, a una lettura a monitor, da web, gira. Ma se tu vuoi un racconto, lo devi leggere come racconto, non come BRANO. Come racconto, no, per me nono gira come dovrebbe. E sottolineo come dovrebbe. Per me, ovvio. Lo stile è buono, diciamo minimale? Parola che odio. Carver non era un minimalista, era un artista... sono gli altri che dicevano che era minimalista. E gli epigoni vari lo hanno imitato... Come brano, in ogni caso, ma lo reputo poco originale proprio nello stile che vuole imitare, e che imita nel tentativo di non farlo. Se mi spiego. Esserlo, minimale, richiede chirurgia. la chirurgia è millimetrica. Non grossolana. Il ritmo tuttavia è adeguato. La caratterizzazione è a mio avviso parziale ma sufficiente. La sospensione è innescata ma mal gestita. Rilasciata all'inizio, si dilegua come la bruma al mattino. Un buon Brano se preso a sé stante e come esercizio. Quindi bravo, da questo punto di vista. Se posso, consiglio due compresse al dì, di creatività e un paio di cucchiai di precisione. E lo proseguirei. Perché racconto potrebbe essere, per me, proprio perché, adesso, non lo è. ADESSO. Le motivazioni che mi hai dato, non sono sufficienti per dire che è un racconto. Ma ci son o le basi, è una porzione. E il lavoro che hai fatto denota un impegno che si percepisce. Son stato veloce, perdonami.

Se mi è piaciuto? Hai presente il gelato alla nocciola? Il colore, eccetera: è buono. Poi lo assaggi e più lo ingurgiti più diventa amaro? C'è qualcosa di avariato, in quella nocciola, non nel gelato in sé, ma nella nocciola che è stata sbriciolata.

Ecco. L'ho sentito così. E lì ti fermi, mentre lo mangi. E lui si scioglie. E tu stai a pensare «questo gelato c'ha qualcosa che non va... »

Ma io sono io. E non conto un cazzo.

:asdf:

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ciao, meno male che dovevi essere breve ;)

 

tralasciando altre cose, 

 

 

La tua voce, per me non è così originale nel suo insieme, anzi, noto la voglia forzata di distaccarsene, come un animale che si scrolli la pelliccia senza riuscire a sfilarsela

non ho capito questa frase (probabilmente sono deficiente)

 

 

 

 Come brano, in ogni caso, ma lo reputo poco originale proprio nello stile che vuole imitare, e che imita nel tentativo di non farlo. Se mi spiego.

non ho capito nemmeno cosa hai scritto qui :D

 

 

 

Esserlo, minimale, richiede chirurgia. la chirurgia è millimetrica. Non grossolana

qui invece ti stoppo. Non ti permetto. tu non sai quanto ci posso essere stato dietro, a questo brano.

 

Io accetto molto volentieri le critiche, siamo qui per questo. 

P.s. occhio alle virgole tra soggetto e verbo.

 

p.p.s ho capito il succo del tuo intervento, poi cazzeggio nel rispondere per farmi due risate, ma ho capito.

e come ho risposto al tuo compare di incomprensioni (Sum) via messaggio privato, se scrivessi come Carver, sarei Carver.

Purtroppo non ho abbastanza talento, è ovvio. Quello che posso fare è cercare di scrivere qualcosa di bello as good as i can.

 

grazie per esserti soffermato :)

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http://www.writersdream.org/forum/topic/22162-e-poi-torn%C3%B2/

Il ragazzo con la valigetta indicò un punto nel cielo.

«Vorrei provare come si sta lassù, un giorno».

La ragazza si riparò gli occhi con la mano e fissò il cielo. Le nuvole si stavano aprendo e dallo squarcio di azzurro filtrava un cilindro di luce. La ragazza pensò a un buco di infinita profondità. Distolse lo sguardo.

«Alle volte non ti riesco a capire», disse.

Il ragazzo abbassò la testa e si incamminò verso la panchina di legno nel mezzo del vialone pedonale. Lei lo seguì.

Si sedettero e restarono in silenzio. Aveva piovuto e l’aria vibrava davanti ai loro occhi.

Il ragazzo inspirò con il naso gonfiando il petto e sospirò. «Più tardi potremmo prendere un gelato».

«È che... non lo so. Hai voglia di gelato?».

«Alla gelateria siciliana preparano una nocciola molto buona».

«Lo sai che a me piace solo il gelato al limone».

«Lo so».

Il ragazzo si grattò la guancia. «Ma a volte è bello anche cambiare».

Il cielo si stava schiarendo. Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole. Tirò su con il naso.

La ragazza posò la testa sulla spalla del giovane e lui non disse niente. Strinse la maniglia della valigia.

«Mamma ha telefonato?».

«No. Proverò a farlo io, più tardi, ma...».

«Secondo te sta bene?».

La ragazza drizzò la schiena e si lisciò la gonna con le mani.

«È da un sacco di tempo che me lo chiedo».

«E hai trovato una risposta?».

«Come pensi che possa sentirsi?».

Tossì, coprendosi la bocca con il pugno. «Lei è come noi, adesso».

Il ragazzo distese le gambe e si concentrò su un bidone poco distante e su tre coppette di gelato abbandonate, impilate una sull’altra.

«Forse avremmo potuto chiederle di venire con noi, giusto per farla distrarre. Che ne so, magari stando all'aria aperta...», disse.

«Non sarebbe mai venuta. La conosci».

Nelle coppette non c’era traccia di gelato. Il ragazzo pensò che la pioggia dovesse aver lavato via ogni cosa.

Sospirò e disse: «Papà non sarà dimesso prima della prossima settimana».

La ragazza chiuse gli occhi e chinò la testa prima a destra e poi a sinistra.

«Io lo odio», disse.

«Non ti credo».

«Forse hai ragione. Ma se fosse vero? Se lo odiassi? Se avessi pregato perché non ce la facesse, l’altra notte?» Abbassò gli occhi. «E quel ragazzo che era con lui?».

Il fratello non disse niente. Staccò gli occhi dal bidone e dalle coppette vuote. Mollò l'impugnatura della valigetta e accarezzò il viso della sorella.

«Andiamo a mangiare un gelato», disse. Afferrò la valigetta, si alzò e si incamminò, ma la ragazza rimase seduta, le mani strette sul bordo della panchina.

«Che c'è adesso?».

«Che tieni dentro la valigetta?».

«Niente di importante. Cose di lavoro».

Lei lo guardò. «E il lavoro? Ti rende felice? Sei felice in quel posto? Mi parlavi sempre di quanto sarebbe stato bello finire gli studi e iniziare una nuova vita».

«Il lavoro è ok».

«Ma non ne sei innamorato». La ragazza prese a fissare il fratello e lui si portò la mano con cui non stringeva la valigia davanti agli occhi, come se il sole fosse così forte da costringerlo a proteggerli.

«Immagino che la risposta sia no: non ne sono innamorato. Forse è così che vanno le cose, dopotutto. Forse si tratta di accontentarsi».

La ragazza si alzò, si spolverò la gonna e raggiunse il fratello. Gli passo un braccio sul collo e insieme si incamminarono.

«Quel tipo, il ragazzo che era nella macchina con il papà. Tu lo conoscevi?», chiese lei.

«No».

«Lui ce la farà?».

«Credo di sì. Lui e papà ce la faranno».

«E la mamma?».

«La mamma, già».

Mi piace. Ha una sua...tensione interna, credo dovuta alla differenza tra i due e alla compostezza, reticente, del ragazzo. Mi piacciono i movimenti che fanno i personaggi. Forse potresti usarli più spesso in sostituzione dei dialoghi (es. lui tossisce, si copre la bocca con il pugno e basta, senza dire "lei è come noi adesso" che pure è una frase che mi piace). Potresti averne un impatto più forte. Perdonami ma non mi piace l'immagine delle tre coppette, troppo esplicativa. Da lettore mi aspetterei un seguito, dove il ragazzo si svela un pò...Ma forse a te interessa una visione più "orizzontale" della scena...Complimenti e alla prossima!

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