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fantasywings8

Celata in un velo d'oscurità

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Tuoni e fulmini scuotevano il cielo di quella notte piovosa di Marzo.

Max fu svegliato di soprassalto da un potente rombo di tuono. Nonostante volesse con tutte le sue forze riaddormentarsi, il temporale glielo impediva, così decise di alzarsi e recarsi in bagno.

Nonostante avesse dodici anni, non aveva timore a restare a casa da solo di notte a causa della reperibilità dei suoi genitori, entrambi medici nell'ospedale della città. Quella era una delle sere in cui furono chiamati d'urgenza per fare un turno di notte. Il maltempo stava causando non pochi problemi alla gente. 

La casa non era grande, ed era abitudine tenere sempre una luce accesa  in modo da raggiungere di notte il bagno facilmente. Uscito dal bagno, un violento tuono scosse quelle quatro mura e la corrente elettrica decise di scappare altrove facendo cadere sulla casa un velo di oscurità, forse spaventata dal temporale. A tentoni Max riuscì a prendere la torcia a led nello sgabuzzino, quella si che illuminava bene! Di solito quando la luce viene a mancare era indice che stava per accadere qualcosa di poco piacevole, almeno nei film e telefilm. Improvvisamente un brivido percorse la sua schiena, perchè udì come un lieve rumore di passi provenire dalle stanze adiacenti. Max si voltò di scatto scansionando la zona con la luce della torcia. No, forse se lo era immaginato, suggestionato da quella situazione: il temporale, l'essere da solo in casa, e la luce venuta a mancare. Tornò nella sua stanza, ma lo sentì di nuovo, passi, leggeri, quasi impercettibili, provenire dal salotto.

Tornò indietro, dirigendosi lentamente verso il salotto, chiedendo con una flebile voce tremolante se c'era qualcuno, nessuno rispose.

Perlustrò il salotto, e non trovò nulla, finché non guardò alle sue spalle, in direzione della finestra, una voce lontana cercava di gridare tendendo una mano verso di lui: "Aiutami"... Corse via senza alcuna esitazione. Si chiuse in camera come se questo potesse fermare quello che aveva visto, non poteva essere vero, quelle cose non esistono, continuava a ripetere da sotto le coperte con la torcia sempre più stretta tra le mani... Ora era alla sua porta, continuava a chiedere aiuto con quella lugubre voce flebile che sembrava sempre più lontana ma ancora percepibile, Max si tappò le orecchie con le mani e gridò con quanta più voce riuscì a tirar fuori: "Vai viaaa". 

Una bambina dall'abito bianco, dai capelli neri, gli occhi vuoti e dal viso deforme avvolta in un velo di oscurità, non era più lì. Max non poteva credere a ciò. Continuò a ripetersi per ore che fu solo un incubo...

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Ci sono parecchie cose che non vanno in questo frammento.  Te ne segnalo qualcuna:

 

rombo di tuono

eviterei; probabilmente tu sei molto giovane e non lo sai, ma questo era il soprannome di Gigi Riva - uno che i goal li faceva sul serio senza perdersi in chiacchiere - e da allora questa espressione è legata a lui in maniera indissolubile 

 

Nonostante volesse

Nonostante avesse dodici anni

benché, sebbene, quantunque, malgrado, anche se, per quanto:  ci sono tanti sinonimi ed espressioni equivalenti, evita ripetizioni così ravvicinate

 

recarsi in bagno

in modo da raggiungere di notte il bagno

Uscito dal bagno

troppe ripetizioni in cinque righe

 

La casa non era grande, ed era abitudine tenere sempre una luce accesa  in modo da raggiungere di notte il bagno facilmente

che casa è: non esistono gli interruttori?  Una luce sempre accesa, una torcia a led pronta nello sgabuzzino... o è una famiglia di paranoici...

 

quando la luce viene a mancare era indice

errore nella correlazione dei tempi

 

un brivido percorse la sua schiena

evita i possessivi inutili, la schiena non può essere di nessun altro

 

passi, leggeri, quasi impercettibili, provenire dal salotto. Tornò indietro, dirigendosi lentamente verso il salotto, chiedendo con una flebile voce tremolante se c'era qualcuno, nessuno rispose.  Perlustrò il salotto

Ancora troppe ripetizioni, o usi dei sinonimi o modifichi la struttura della frase

 

una voce lontana cercava di gridare tendendo una mano verso di lui:

espressione poco felice: le voci non hanno mani

 

con quella lugubre voce flebile

fatico ad associare i due aggettivi alla stessa voce

 

Continuò a ripetersi per ore che fu solo un incubo

ancora una correlazione di tempi che non va: continuò... che era stato...

 

 

Perdonami, ma devo essere sincero: trovo la scrittura ancora molto acerba. 

Lo stile narrativo è piatto e troppo "raccontato", frasi come:

 

Nonostante avesse dodici anni, non aveva timore a restare a casa da solo di notte a causa della reperibilità dei suoi genitori, entrambi medici nell'ospedale della città. Quella era una delle sere in cui furono chiamati d'urgenza per fare un turno di notte. Il maltempo stava causando non pochi problemi alla gente

 

sono troppo monotone e annoiano il lettore:  Devi cercare di vivacizzare la narrazione e coinvolgere di più il lettore, provo a farti un esempio di come potresti renderla:

 

A dodici anni un ragazzino non dovrebbe trovarsi da solo in una notte come quella.  Per Max tuttavia non era una novità: con i genitori entrambi medici dell'ospedale poteva succedere.

Niente di che come puoi notare, ma ho dato le stesse informazoni al lettore senza spiegare tutto per punto e per segno.  Che il maltempo causi problemi non c'è bisogno di ricordarlo: stai descrivendo un violento temporale durante il quale viene a mancare la corrente elettrica, il lettore ci arriva da solo a comprendere che ci siano difficoltà per gli abitanti.

 

In più il linguaggio è povero e poco accurato: troppe ripetizioni.  Tieni sempre un dizionario dei sinonimi al tuo fianco quando scrivi e cerca di trovare i sostantivi e gli aggettivi che più rispondono alla situazione che intendi descrivere.

Da ultimo ci sono improprietà sintattiche nella correlazione dei tempi: da evitare assolutamente.

Insomma, non vorrei averti spaventato ma c'è molto lavoro da fare.  Cerca di leggere tanto e sforzati di rendere la narrazione più vivace e meno raccontata.

 

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Ospite

Mah, di sicuro è una scrittura giovanile, ma non credo che il problema siano le piccolezze tecniche come i classici: "usa pochi aggettivi, pochi avverbi, pochi verbi di sensazione e percezione, evita i possessivi pleonastici..." E altri consigli di questo tipo. È più una questione di "voce" e di gestione delle informazioni. È naturale che tu lo abbia riletto senza trovare errori: non è quello il problema, anche se si può sempre migliorare.

Ora ti dò due consigli che, se riuscirai ad applicare, sono sicuro ti daranno subito immense soddisfazioni, facendoti fare passi da gigante.

PRIMO: ricorda sempre che il saggio espone idee in modo diretto, la narrazione rielabora le idee tramite eventi o pensieri di un personaggio.

Ci sono idee che esponi in modo diretto nel tuo testo. Tipo qui: "nonostante avesse dodici anni, non aveva timore a restare a casa da solo". Non è necessario dirlo: mostralo girare tranquillo per casa, ed è evidente da sé che non ha paura.

SECONDO: cerca di scrivere con la voce del personaggio.

Ecco, qui va bene: "A tentoni Max riuscì a prendere la torcia a led nello sgabuzzino, quella si che illuminava bene!". Teoricamente tutta la narrazione doveva essere fatta così, ma tu invece sei spesso passato al narratore onnisciente (tipo, appunto, quando dici che non aveva paura di stare da solo). La gestione del pov può essere difficile, per questo io ti consiglio di narrare in prima persona. Dicono che è più difficile, in prima, rendere credibile la vicenda narrata, e la terza pare più facilmente fruibile senza quel "io" che crea distanza col lettore, ma secondo me la prima è migliore e anche più facile da gestire. Poi, per carità, se proprio non ti piace continua in terza.

Ti dico cosa apprezzo del tuo testo: sei rapido e leggero come un classico. Prendi la frase citata nel secondo,consiglio: dici che prende la torcia a led, e via, non ti perdi a descrivere il percorso per arrivare allo sgabuzzino, non ti perdi a farlo tastare ogni minimo oggetto, vai dritto al punto. È vero che si consiglia di descrivere il momento dagli occhi del personaggio, ma fin troppo spesso questa narrazione "in tempo reale" porta a scene letargiche. Non devi perdere questa gestione sintetica degli eventi.

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Ospite
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