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Marcello

La vita e la morte scorrono a Slussen rivisitato 1/2

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mmh, inizio "classico", sono curiosa di vedere come prosegue

 

non è che aspetti luglio 2015 per postare il seguito, vero?

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mmh, inizio "classico", sono curiosa di vedere come prosegue

 

non è che aspetti luglio 2015 per postare il seguito, vero?

donna di poca fede, l'ho già fatto! :asd:

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Qui lascerò solo alcune note, il commento vero e proprio lo farò nel post della seconda parte.

Qui lo sguardo può spaziare fra i pinnacoli delle chiese e la facciata austera del Palazzo Reale fino a posarsi sui mattoni rossi del Municipio che domina l'intera baia con la sua torre.

E acqua ovunque, sotto i piloni del ponte, di fronte a me, alle mie spalle.

Non mi convince del tutto, a dirti la verità.

Quella "E" di congiunzione ad aprire il breve periodo che sposta lo sguardo del lettore sull'acqua (assieme al suo, dico quello della voce narrante) non ci sta benissimo. Ti dirò che preferivo la forma che aveva il tuo racconto originale.

Però il breve periodo, da solo, ha la sua importanza perché unisce più compiutamente il presente al ricordo.

Quindi mi permetterei di suggerirti:

 

Qui lo sguardo può spaziare fra i pinnacoli delle chiese e la facciata austera del Palazzo Reale fino a posarsi sui mattoni rossi del Municipio che domina l'intera baia con la sua torre.

Qui è acqua ovunque, sotto i piloni del ponte, di fronte a me, alle mie spalle.

"L'acqua che scorre sotto di noi ..."

 

Quel "Qui", ripetuto quasi in forma di anafora, serve per traslare il "qui" (spaziale ma anche temporale sottinteso) allo stesso luogo di tanti anni prima. Ed eliminerei l'interlinea vuota (sai che sono quasi un maniaco dei dettagli tipografici. Cioé: ho le mie idee, condivisibili o no che siano. Ma scrivi talmente bene che bisogna proprio che tu faccia a meno degli "aiuti" tipografici).

Un "qui" che segue lo sguardo che prima spazia poi è calamitato dall'acqua, da un preciso punto nell'acqua.

La vigilia di Natale eravamo qui, abbracciati sul ponte, ricordi Sabine?

Oh, Dio, come vorrei tu potessi farlo davvero! Mi hai abbandonato troppo presto.

Preferirei: Oh, Dio, come vorrei potessimo farlo ancora.

Lunedì ci sarà la sentenza. Kjell si professa innocente e io vorrei credergli, amore, ma è tutto contro di lui.

Preferirei: Ma tutto è contro di lui.

Però è proprio una piccolezza.

Resisto alla tentazione di voltarmi e continuo a fissare l'acqua, ma non riesco più a scorgere il viso di Sabine.

Bello: la malinconica magia si è spezzata. E se prima lui le parlava in discorso diretto ora lei è diventata terza persona. Molto significativo.

La sua voce metallica mi graffia come la lama di un bisturi.

Mmh: la similitudine non mi convince. Il bisturi incide, non graffia.

Perché non:

La sua voce metallica è tagliente come la lama di un bisturi.

?

Poi sputa nell'acqua e io stupidamente mi chiedo se sarà il mare o il lago ad accogliere la sua saliva.

Questo è un dettaglio che trovo molto bello, nella sua rudezza: la magia del ricordo è interrotta ma il ricordo è in lui e affiora facendogli percepire in quel tratto d'acqua "il confine" fra il mare e il lago, che gli aveva mostrato Sabine.

Lui è distante dal ricordo, tanto da sentirsi stupido a pensare una cosa come quella in quel preciso momento. Molto realistico.

E' la casa della Valgberg, un'attrice famosa. L'amante di mio figlio.

L'unico punto nel quale rischi l'infodump perché una volta detto il nome, nei suoi pensieri è sottinteso che si tratta di un'attrice famosa e segue automaticamente il fatto che è l'amante di Kjell.

Forse invertendo la sequenza rappresenteresti più realisticamente il pensiero del protagonista:

È la casa di un'attrice famosa. La Valgberg, l'amante di mio figlio.

 

Ok, direi che non ho altro, passo alla seconda parte.

 

 

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Grazie, mi sei di grande aiuto come sempre, ma qui anche più del solito perché vai a toccare nel commento i punti che più ho manipolato, segno che non convincevano nemmeno me.  In particolare quel "graffia", una variazione del momento in cui postavo, sbagliata giustamente come mi fai notare.

 

Resisto alla tentazione di voltarmi e continuo a fissare l'acqua, ma non riesco più a scorgere il viso di Sabine.

Bello: la malinconica magia si è spezzata. E se prima lui le parlava in discorso diretto ora lei è diventata terza persona. Molto significativo.

 

Grazie, è uno dei passi a cui sono più affezionato.  E qui sta anche il significato dell'interlinea: nella versione originale qualcuno mi aveva segnalato come errore il cambio di persona.  Avevo risposto infatti che la situazione era cambiata: prima parlava con lei che vedeva riflessa nell'acqua e successivamente in terza persona perché l'arrivo del tipo ha interrotto il ricordo.  L'interlinea c'erà già nella versione originale e pur tuttavia... Per quello sono un po' perplesso, temo che a toglierla altri ancora considerino un errore quel cambio. 

Grazie anche per il particolare della saliva, l'aggiunta che prediligo fra tutte quelle che ho fatto.

 

E' la casa della Valgberg, un'attrice famosa. L'amante di mio figlio.

Ecco, qui siamo al punto dolente.  Questa frase l'ho modificata sei o sette volte, cercando di sfoltirla all'osso.  Nel pezzo originale la pronunciava il tipo e suonava molto più infodump.  Qui l'ho tagliata e l'ho fatta dire a Widén, speravo che così filasse e invece no.  D'altronde quell'informazione è necessaria... ci studierò ancora su. 

 

Grazie davvero di cuore.

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Ospite Bradipi

 

“L'acqua che scorre sotto di noi non è tutta uguale, sai?”

questo ricorda Eraclito, è voluto?

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“L'acqua che scorre sotto di noi non è tutta uguale, sai?”

questo ricorda Eraclito, è voluto?

 

"tutto scorre"... troppo buono per averlo pensato... no, i ricordi della terza liceo sono molto lontani!

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Sento dei passi sul ponte, chi può mai essere a quest'ora?

 

 

La farei più netta senza "chi può mai essere a quest'ora?"

“Non è una buona idea, sa?”. La sua voce metallica mi graffia come la lama di un bisturi.

“La prego, mi lasci perdere”.

 

 

Io non gli farei rispondere nulla. Ok, lui sta pensando di farla finita, sente dei passi, è infastidito ma una reazione più plausibile sarebbe voltarsi e guardarlo con sospetto. Quel “La prego, mi lasci perdere” la vedo una reazione un po’ forzata.

Si distingue la sagoma di un uomo di colore in cima a una scala, in procinto di fare irruzione da una finestra al secondo piano.

 

 

Questa scena non riesco a immaginarla. In rete ho visto anche i palazzi di Stoccolma, tante volte un secondo piano fosse più basso rispetto al nostro. Parli di una scala, io immagino una scala appoggiata sul muro. Ma fino al secondo piano che tipo di scala ha usato? Un secondo piano è alto circa sette metri. Non lo so, forse esistono scale del tipo leggero che arrivano così in alto o forse intendevi mostrare un tipo d’immagine differente che non ho capito. Non credo scala interna, parli di una finestra. Forse scala antincendio. Insomma non mi è chiara.

Passo a quello che ho maggiormente apprezzato.

“Se ritorni a dicembre ti basterà un'occhiata per capire – continuò con quel sorriso che le accendeva il volto – quello è il lago Mälaren e questo invece il Mar Baltico. D'inverno alla tua sinistra ci sarà solo una distesa di ghiaccio”.

 

Poi sputa nell'acqua e io stupidamente mi chiedo se sarà il mare o il lago ad accogliere la sua saliva.

 

Concordo con queffe: è il dettaglio più bello e suggestivo.

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E' come avevi inteso tu, Sissi: una scala appoggiata all'esterno.  Sinceramente non ho pensato all'altezza della scala, mi sembra però di averne notato e non mi pareva fosse una cosa così strana.  Ma effettivamente... oh, be', se i problemi fossero tutti questi!  Che sia un primo o un secondo piano non riveste alcuna importanza nella storia: abbasso la stanza di un piano e sono a posto :asd: .

Mi avevi spaventato: pensavo a un clamoroso buco nella trama, questa è una variante architettonica che mi costa poca fatica!

 

Per le altre due note alla fine dei commenti provo a rileggere a voce alta e vedo come mi piace di più...

 

Grazie di cuore!

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Non è tanto l'altezza quanto il peso. E' stato l'uomo di colore a sgozzare la donna. Diciamo che aveva un complice che lo aiutava a trasportare la scala ma perché non sale sopra con il compare? In camera sono in due: lei e il figlio del protagonista. Perché salirci da solo? Per me se metti un primo piano ti togli dai casini.

Mi avevi spaventato: pensavo a un clamoroso buco nella trama

 

In un racconto breve scritto da un giallista come te? Il morto sapevo già che c'era, il buco era meno probabile. ;)

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Non è tanto l'altezza quanto il peso. E' stato l'uomo di colore a sgozzare la donna. Diciamo che aveva un complice che lo aiutava a trasportare la scala ma perché non sale sopra con il compare? In camera sono in due: lei e il figlio del protagonista. Perché salirci da solo? Per me se metti un primo piano ti togli dai casini.

Mi avevi spaventato: pensavo a un clamoroso buco nella trama

 

In un racconto breve scritto da un giallista come te? Il morto sapevo già che c'era, il buco era meno probabile. ;)

Grazie, ma nella prima versione il buco c'era: la data stampata sulla foto che non sapevo si potesse modificare.  E per "tappare" il buco ho dovuto lavorarci su parecchio, come scoprirai nella seconda parte. 

Quanto al primo piano, già deciso che sarà così, senza discussioni: thanks!

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Premesso che non ho la presunzione di insegnarti nulla, considero i tuoi scritti tra i migliori del forum e mi piacerebbe molto (un giorno) poter avvicinarmi del 50% alla maestria che ti contraddistingue. Prendi quel che segue come divagazioni personali.

 

Per un attimo credo che lo sconosciuto abbia dato ascolto alla mia raccomandazione muta.

 

…alla mia muta raccomandazione (quel muta finale non mi convince)

 

Come un grottesco burattino tirato da fili invisibili.

 

Ho l’impressione che questa frase sia poco naturale, quasi fosse la rappresentazione di espressioni ben congeniate che nulla aggiungono al racconto: disturba il clima di autenticità che hai creato.

 

Sempre con quel ghigno dipinto in volto, infila una mano all'interno del soprabito e ne estrae una stampa al computer, l'ingrandimento di una foto.

 

Sempre con quel ghigno … prima volta che parli del ghigno, rivedrei.

Come fai a dire che la foto è ingrandita? Toglierei.

 

Si distingue la sagoma di un uomo di colore in cima a una scala, in procinto di fare irruzione da una finestra al secondo piano.

 

In procinto di fare irruzione? La scena è palese ma è il lettore a trarre le conclusioni, eviterei di farlo al posto suo

Lui si divincola. Quella che ora ha in viso non è più una smorfia, ma una risata oscena.

Oscena, come tutto in lui è osceno.

 

Ultima frase non mi piace. Sarebbe meglio un “Tutto in lui è osceno” – così, secco.

 

Questo racconto mi era sfuggito, passeggerò con più frequenza nei racconti a capitoli :asd:

Ho letto gli altri commenti dopo aver scritto il mio per evitare di ripetermi, per cui tra tagli vari è rimasto questo. :la:

 

Mi è piaciuto molto il ritmo, tiene desta l’attenzione senza mai calar di tensione. Ottime le descrizioni, il flusso dei pensieri del protagonista che non sono mai confusi rendendo chiara la sintesi tra passato e presente. Belli i personaggi che appaiono molto reali. Per il momento mi fermo qui, vado a leggere la seconda parte

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Premesso che non ho la presunzione di insegnarti nulla, considero i tuoi scritti tra i migliori del forum e mi piacerebbe molto (un giorno) poter avvicinarmi del 50% alla maestria che ti contraddistingue

 

.

Basta il caffè pagato fino a Natale per sdebitarmi? :asd:

 

Grazie mille per la considerazione esagerata e per le tue note, di cui terrò certamente conto. 

Ho già provveduto a una prima modifica del testo in base ai commenti ricevuti fin qui che più mi hanno convinto e altre ancora ne farò se vi saranno nuovi commenti.  Sicuramente toglierò la frase relativa al burattino, un'aggiunta dell'ultimo momento prima di pubblicare: hai ragione, stona.

Sono perplesso solo a proposito dell'irruzione: ho immaginato la scena con il tipo in piedi sull'ultimo piolo della scala che si appresta a scavalcare il davanzale della finestra.  Una scena solo da osservare, non da interpretare: probabilmente però non l'ho descritta bene; vedrò alla fine come modificare al meglio la frase perché non dia l'impressione che il lettore stia traendo delle conclusioni di suo.

Grazie mille per ora, passo anch'io alla seconda parte.

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Francys, on 11 Aug 2014 - 13:53, said:snapback.png

Quote

Premesso che non ho la presunzione di insegnarti nulla, considero i tuoi scritti tra i migliori del forum e mi piacerebbe molto (un giorno) poter avvicinarmi del 50% alla maestria che ti contraddistingue

 

.

Basta il caffè pagato fino a Natale per sdebitarmi? :asd:

uhm... dici che basta? :asd:

 

 

 

Sono perplesso solo a proposito dell'irruzione: ho immaginato la scena con il tipo in piedi sull'ultimo piolo della scala che si appresta a scavalcare il davanzale della finestra.  Una scena solo da osservare, non da interpretare: probabilmente però non l'ho descritta bene; vedrò alla fine come modificare al meglio la frase perché non dia l'impressione che il lettore stia traendo delle conclusioni di suo.

 

Non mi sono spiegata (sorry).

Widén osserva la foto ma quello che segue è pura narrazione non un suo pensiero:

Si distingue la sagoma di un uomo di colore in cima a una scala, in procinto di fare irruzione da una finestra al secondo piano.

 

Dare per scontato che l'uomo stia facendo irruzione mi sembra stonato, almeno detto così. Basandosi sulla visione di una foto come si può dire con assoluta certezza? Diverso sarebbe se l'uomo viene fotografato nell'atto (già avanzato) di entrare dalla finestra cosa di cui non ho immediata evidenza. Forse però dovresti tener conto che solo a me ha dato questa impressione, se gli altri non hanno avuto la stessa sensazione il problema potrei essere io :la:

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Hai ragione, ma dal momento che c'è corrispondenza con l'orario dell'omicidio ho dato la cosa per scontata... rifletterò anche su questo...

 

 

*Ho capito, anche la brioche...*

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*Ho capito, anche la brioche...*

facciamo un tramezzino... adoro il salato :asd:

 

ma guarda: anch'io!

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