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Mal'chik.

E poi tornò.

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Il bambino, in silenzio, aprì la sdraio pieghevole e la mise lì, sul terrazzo.
Lei, com'era prevedibile, non si mosse.
Una pausa.
Tranquillità assoluta, tranquillità assoluta, tranquillità assoluta.
Il bambino ammirò il sole estivo, crudele, instancabile, che prendeva a pugni coi suoi raggi qualsiasi cosa incontrasse. 
Gli piaceva, lo attraeva.
Case bianche come gesso si illuminavano d'un incandescenza terribile, luccicavano, silenziose, urlando la disperazione che una pietra, ferma da secoli, può urlare.
Grida immobili, nessuno sentiva il loro desiderio di vita.
Il bambino, un po', era una pietra.
La sdraio pieghevole, ferma, non aveva opinioni al riguardo. Nessuno si aspettava che ne avesse.
Il bambino sentì un moto di pietà verso quella cosa inetta ed allungò un braccio verso la sua tela sgualcita come a volerla accarezzare. Mentre la sua manina pallida usciva dall'ombra proiettata dalla tenda da sole e si avvicinava cautamente al legno tarmato della sedia raggi luminosi presero a pugni i suoi ditini bianchi e ossuti intimando loro con tutta la violenza di cui erano capaci di tornare a nascondersi all'ombra, perchè a quell'ora del giorno loro non scaldavano, loro picchiavano.
Quando il sole picchia le manine pallide devono rimanere nascoste.
Silenzio, una brezza leggera sospirò sulla schiena sudata del piccolo, silenziosa, muta.
Il bambino fece un passo avanti verso la sdraio, poi un altro, poi un altro ancora.
Il sole, indignato, sputò il suo alito di fuoco sul bambino. Uniforme, bollente.
Faceva molto caldo, proprio come il bambino aveva previsto.
Si sedette, silenzioso come una rivoluzione.
Poi vennero i venti freschi, poi freddi, grigi e blu.
Poi le piogge solcarono il suo viso, leggere e sottili gocce come aghi, pesanti e sofferte gocce come lacrime.
La neve, blanda e stanca, si sciolse al calore della pelle.
Timido, bianco, malaticcio, neonato, il sole riapparve insieme ai fiori. 
Il bambino non lo temeva più, e allungò verso di lui la sua manina pallida, come a volerlo accarezzare.
Il sole, domato, con riluttanza, accettò la carezza.
 

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Il brano è privo del relativo commento e quindi sono costretto a chiudere la discussione.

Ti invito a rileggere la partre del regolamento che attiene alle norme da seguire per la pubblicazione di un testo, specificatamente dal punto 2.11 in poi.

Quando avrai regolarizzato la situazione contatta un membro qualsisi dello staff per ottenere la riapertura della discussione. 

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Discussione riaperta: l'utente aveva dimenticato di segnalare il link al commento che aveva fatto nei tempi corretti.

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Letto.

 

Ottimo racconto, ho apprezzato molto le descrizioni. Alcuni appunti:

 

Silenzio, una brezza leggera sospirò sulla schiena sudata del piccolo, silenziosa, muta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per risaltarlo maggiormente, proverei con

 

Silenzio.
una brezza leggera sospirò sulla schiena sudata del piccolo, silenziosa, muta.

 

 

 

Gli piaceva, lo attraeva.

 

Taglierei uno dei due, o al limite sceglierei un verbo più "forte".Gli piaceva, lo attraeva.

 

 

Mentre la sua manina pallida usciva dall'ombra proiettata dalla tenda da sole e si avvicinava cautamente al legno tarmato della sedia raggi luminosi presero a pugni i suoi ditini bianchi e ossuti intimando loro con tutta la violenza di cui erano capaci di tornare a nascondersi all'ombra, Refuso=perchè a quell'ora del giorno loro non scaldavano, loro picchiavano.

 

 

Questa frase l'ho letta in apnea  :asd:

 

Mentre la sua manina pallida usciva dall'ombra proiettata dalla tenda da sole e si avvicinava cautamente al legno tarmato della sedia, raggi luminosi presero a pugni i suoi ditini bianchi e ossuti intimandogli con tutta la violenza di cui erano capaci, di tornare a nascondersi all'ombra...

 

 

Alla prossima ^^.

 

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Grazie Pennuto! Ti ringrazio, innanzitutto, per aver definito questo mio viaggio mentale un racconto: mi ha fatto capire che non aveva un senso soltanto nella mia testa ma che poteva essere anche compreso dagli altri.

Il fatto che tu l'abbia addirittura definito ottimo, poi, è una conquista insperata.

 

I tuoi accorgimenti funzionano tutti, staccare quel "Silenzio" dal resto della frase è una vera miglioria al racconto.

L'ultima frase che mi hai segnalato (quella dell'apnea, per intenderci) è pietosa... se avessi riletto con un po' di attenzione in più ieri notte me ne sarei di certo accorto.

 

Grazie davvero!

A presto :)

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Leggere questo frammento e le sue ottime descrizioni ha suscitato in me non poca emozione e nostalgia dei tempi andati quando anche io sfidavo il sole estivo a ogni ora con la mia pelle bianca armato di crema solare alta protezione.

Non ci sono parti in particolare che mi sono piaciuti, tutto il frammento è emozionante, anche se devo dire che mi ha commosso il finale, il ragazzino che affronta tutte le altre intemperie per poi ritrovarsi in primavera di nuovo col sole che accetta la sua carezza anche se con riluttanza perché significava sconfitta.

Molto Bello.

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Anche secondo me ha un suo senso. 

Ti segnalo un paio di cose, ma, come sempre, mi limito a fare appunti in base a quello che è il mio gusto personale.

 

 

 

Nessuno si aspettava che ne avesse.

La parte che precede è molto bella. Mi ha ricordato un po' "per sempre lassù" di d.f.wallace, non so perché. Io toglierei però il pezzo che ti ho riportato: per me è di troppo, anche se è ironico.

 

 

 

Il bambino sentì un moto di pietà verso quella cosa inetta ed allungò un braccio verso la sua tela sgualcita come a volerla accarezzare. 

Per come vedo io le cose, la prima parte del periodo è brutta, la seconda bellissima :D Sai perché? Perché nella prima non mostri, ma spieghi le sensazioni del bambino: le spiegazioni sono noiose, cit. Invece, quando scrivi "allungò un bracco ecc", mi fai già capire lo stato d'animo del bimbo! Non so se mi spiego.e l'immagine è potente.

 

 

silenzioso come una rivoluzione

 

bella :)

 

Ultima cosa: mmm, non mi convincono molto nemmeno i due Poi, Poi, con cui inizi le frasi verso la fine, ma sono sempre gusti.

 

In generale il racconto è divertente, bello, perché riesci a scrivere con gli occhi del bambino. 

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Buone le  descrizioni di questo racconto. Si legge la tua voglia di non essere banale. E ci sei riuscito.

Ci sono diverse frasi davvero riuscite.

Ecco, è una bella scena, mi è piaciuta.

La punteggiatura però fa singhiozzare il pezzo. Qui, ad esempio:

Case bianche come gesso si illuminavano d'un incandescenza terribile, luccicavano, silenziose, urlando la disperazione che una pietra, ferma da secoli, può urlare.

Poi contrapponi, invece, frasi molto lunghe, che c'è da restarci senza fiato, come questa:

 Mentre la sua manina pallida usciva dall'ombra proiettata dalla tenda da sole e si avvicinava cautamente al legno tarmato della sedia raggi luminosi presero a pugni i suoi ditini bianchi e ossuti intimando loro con tutta la violenza di cui erano capaci di tornare a nascondersi all'ombra, perchè a quell'ora del giorno loro non scaldavano, loro picchiavano

Il bambino, un po', era di pietra. Questa frase, invece, non la trovo azzeccata. Con qualcosa tipo: anche il bambino era di pietra, o sembrava di pietra, forse saresti stato più incisivo. Nel senso, o sei di pietra o non lo sei, per come la vedo io, come dire, o sei incinta o non lo sei.

Anche silenzioso come la rivoluzione. Guarda, mi è piaciuta davvero molto, ma la rivoluzione io la immagino caotica, non silenziosa. Sarà che penso alla Francia, poi alla Russia: sangue, urla e tutta quella roba lì.

Silenzio, una brezza leggera sospirò sulla schiena sudata del piccolo, silenziosa, muta.

In questa frase non mi piace la ripetizione silenziosa.

C'è molta immobilità e silenzio in questo racconto anche se non lo specifichi troppo e non lo ripeti troppo. ecco, se devo dire ci sono molte ripetizioni per essere così breve, come il sole che picchia. Cjhe alla fine è un po' un cliché.  

Ma davvero, mi piace il tuo modo di usare le parole.

Credo che questo pezzi rientri tra gli esercizi di stile.

Alla prossima

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