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Quando un romanzo si confonde con la realtà

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Ospite

Spesso capita, in alcuni romanzi che hanno un'impronta "moderna" e sono alla ricerca di un certo "realismo", di scontrarsi con delle realtà che possono sentirsi lese.

Qui un esempio:

http://www.gazzetta.it/Sportlife/Cinema/03-07-2014/scarlett-johansson-vince-causa-contro-scrittore-francese-801119114115.shtml

Ho sempre pensato che un romanzo è fantasia e ci si avvale di una formuletta sempre utile:

"Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale e ecc.".

Certo non possiamo accusare un personaggio di fantasia di aver parlato male di tutto quello che gira intorno alle modelle, però si tenta di rivalersi nella figura più corporea dell'autore. Mi sembrano delle motivazioni pretestuose e prive di qualsi voglia fondamento. Ricordo il titolo di un libro in cui si palesava chiaramente l'uccisione di un nostro ex presidente consiglio, per lui forse vigeva la regola: "Nel bene o nel male, purchè se ne parli" e mi sembra sia pasato tutto in sordina. Voi che ne pensate? È possibile fantasticare su fatti reali senza che nessuno abbia niente a pretendere?

E vorrei sentire più di un parere sul caso proposto...

Grazie a tutti, il topic vuole incentrasi sull'evento proposto e in generale sugli argomenti correlati alla vicenda.

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Ospite Lem Mac Lem

Questo tizio ha sfruttato l'immagine dell'attrice per attirare lettori, senza essere autorizzato a farlo (magari c'era perfino la solita dicitura 'ogni somiglianza con persone esistenti è puramente casuale', il danno e la beffa). Giustissima la condanna. Se avesse voluto soltanto essere 'realista', avrebbe potuto tranquillamente inventarsi un'attrice famosa e lavorare su quello. Oppure, se proprio aveva questo bisogno assoluto della Johansson, chiederle l'autorizzazione a utilizzare la sua immagine, visto che venderla è proprio il suo lavoro. Se gliela rubano, ci sta che voglia rivalersi.

Se si vuole fantasticare su fatti reali, liberissimi. Se si vuole lucrarci sopra, il discorso cambia.

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Ospite

Se si vuole fantasticare su fatti reali, liberissimi. Se si vuole lucrarci sopra, il discorso cambia.

Sì, non farei fatica a darti ragione, però... C'è sempre un "però" che non ci permette mai di chiudere frettolosamente un capitolo, perché ogni decisione crea "strani" precedenti e per questo poi occorre chiarire meglio le cose. Riporto un caso analogo, molto attuale, che coinvolge il campo della musica, i cui testi possono essere assimilabili a delle storie, se vogliamo, di fantasia.

http://www.today.it/media/avvocati-contro-ligabue-canzone-il-muro-del-suono.html

L'impatto di una canzone, forse, può essere diverso da un libro, quindi pensiamo di ritrovare la frase incriminata in un romanzo, l'argomento di nostro interesse. Ora, se un nostro personaggio attacca una determinata "categoria", non credo sia possibile andare dietro alle parole di un "personaggio immaginario". Però può succedere che non si riconosca più la fantasia dalla realtà, che una "menzogna" scritta in un romanzo possa davvero sovvertire il reale valore delle cose. Ricordo tutti i libri che sono usciti per sconfessare "le fantasie letterarie" di Dan Brown. Si può veramente attaccare o attaccarsi a un romanzo? Possiamo criticare la storia, ma da qui a credere che possa sovvertire il reale svolgimento dei fatti, mi sembra un'esagerazione. Certo esistono dei libri "pericolosi", ma possono essere non letti e in alcuni casi censurati, ma il problema in questo caso sembra diverso.

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Ospite Strix

Fai sembrare la cosa molto comoda: dal momento che è una storia, non devo essere ritenuto responsabile di quello che vi ficco dentro, anche se lesivo di persone realmente esistenti (discorso generico).
E per quale motivo dovrebbe essere così, di grazia?
Un conto è se all'interno della storia, che so, un protagonista ascolta una notizia vera al telegiornale, che parla di un politico esistente (starà solo riportando un fatto di cronaca), un conto è se uno scrittore prende un'attrice famosa e dona le sue fattezze a un suo personaggio e non lo fa in maniera discreta, ma dichiarandolo spudoratamente (vedi il caso in questione).
Che l'attrice interessata si incavoli è assolutamente legittimo, è chiaro che si è trattato di una scelta (molto leggera) da parte dell'autore, che non c'era nessuna stringente necessità (inserimento della vicenda in un dato contesto di cronaca), ma solo un semplice fattore di furberia (e scarsa fantasia, oserei aggiungere).

Insomma, c'è modo e modo di citare un personaggio realmente esistente, se lo fai in maniera poco congrua e lesiva, è giusto che ne paghi le conseguenze, nascondersi dietro al paravento del "è solo una storia di fantasia" è quasi al livello dei bambini che ammazzano i gatti a sassate e poi dicono "ma noi stavamo solo giocando". Molto comodo.

Se un serial killer, in un libro, è patito di un gruppo musicale veramente esistente, difficilmente i membri del gruppo si lamenteranno, se in un libro si scrive che la protagonista, immaginaria fan di un dato gruppo, viene stuprata dal frontman, realmente esistente, del gruppo in questione, la querela è più che lecita.

Non mi pare poi così difficile.
L'essere creativi non esime dal rispettare le leggi e i diritti altrui. Se un decide di sbattersene, vuoi per calcolo, vuoi sperando che nessuno se ne accorga, e poi è chiamato a renderne conto, ha poco da lamentarsi.

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Ospite Lynnet Blumstein
Ho sempre pensato che un romanzo è fantasia e ci si avvale di una formuletta sempre utile: "Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale e ecc.". 

 

In realtà io sapevo che questa frase era valida solo se fossero coincidenze: del tipo, io in un romanzo scrivo di Bertrando Milelli, ne scrivo di tutti i colori e poi salta fuori che esiste sul serio e mi denuncia. Ovvio che io non ho colpe, non potevo sapere dell'esistenza di questo tizio.

Ma qui è diverso, è stata una scelta voluta e secondo me l'attrice ha fatto bene a denunciare.

 

La storia su Ligabue è diversa, è un'associazione di persone che ha protestato per una frase presumibilmente incriminata, e dato che non sono esperta in questo campo non mi esprimo.

 

Poi dici anche sulla realtà.

Beh, quella secondo me sta alla serietà dell'autore più che alla legge.

Nel senso che utilizzare un'ambientazione poco coerente, con falle, problemi, falsità e altro probabilmente non ti renderà perseguibile penalmente, ma nemmeno un bravo scrittore. Però anche in questo caso la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri.

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Ospite Lem Mac Lem

Ma io non capisco, Nuwanda, perché insisti con questa cosa che i diritti altrui si possono ledere per creare la propria opera. Non si può fare, punto.

Ci sono delle leggi a tutela dell'immagine e della proprietà intellettuale delle opere, nonché dello sfruttamento economico a esse correlato. Se violi (generico) queste leggi, vieni sanzionato. Se non le violi, è tutto a posto.

Non mi sembra tanto difficile da capire.

La Joanhsson sarà ricca e famosa, con mezzo mondo che sa i fatti suoi, ma ha tutto il diritto di decidere a chi vendere la sua immagine pubblica. Si tratta di qualcosa che non si può prendere e sfruttare per il proprio lucro personale. Non si può, non si fa, e se lo fai e ti beccano, vieni condannato, perché hai danneggiato un'altra persona.

Se uno scrittore ha bisogno di violare i diritti altrui per comporre la propria opera, o paga gli aventi diritto, o rinuncia a comporre la propria opera. Punto.

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Ospite

Inizio dicendo che esiste una sostanziale differenza tra:

Nuwanda, perché insisti con questa cosa che i diritti altrui si possono ledere per creare la propria opera.

E Quanto da me scritto:

Spesso capita... di scontrarsi con delle realtà che possono sentirsi lese

Onestamente non vedo da parte mia (non essendo autore, dopo tutto, di nessun libro che abbia una simile pretesa) come voglia ledere i diritti altrui. Ho fatto cenno a delle "possibilità" insite in ogni autore, mi discosterei da tirare in causa una singola persona e mi focalizzerei, invece, maggiormente sulla questione. Ognuno è libero di esprimere una propria opinione e resta salvo il diritto di critica, così come sancito dalla nostra costituzione:

http://it.m.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_critica_(diritto_italiano)

Non ne farei una questione personale.

Il romanzo in cui viene citata la modella famosa, trova un maggior approfondimento in questo articolo:

http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacolo/11648949/Scarlett-Johansson-vince-la-causa-contro.html

Riporto dei punti salienti:

"Il romanzo 'La premiere chose qu'on regarde' ('La prima cosa che si guarda') racconta di una modella fracese la cui vita e' influenzata dal fatto di essere indentica alla Johansson.

Nel romanzo, uno dei personaggi principali ha inoltre una relazione con una figura che assomiglia molto all'attore canadese Ryan Gosling, ex marito della Johansson".

Non ho in mano le carte processuali per esprimere un parere maggiormente approfondito, ma come per un altro libro, già menzionato nel mio post, mi trovo d'accordo con questo articolo:

http://www.giuseppecaruso.net/rec-unita.html

Nel particolare:

"Prima premessa, onde evitare equivoci: noi siamo in assoluto contro ogni forma di violenza. Siamo, come ci ha spiegato Maurizio Baggiani nel suo ultimo romanzo, per le «battaglie» e contro le «guerre». Ogni forma di violenza è da condannare senza distinguo, da qualunque parte provenga. Detto questo, siamo abbastanza adulti e abbastanza vaccinati da saper distinguere tra »letteratura» e «vita». E comunque la censura non ci piace;".

Il finale dell'articolo è ancora più esemplificativo. Sì, esistono opinioni differenti.

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Ospite Strix

Sì, va bene, ma per quale motivo ti poni il problema?
Per quale motivo ci tieni tanto a che si dica "Sì, cavoli, è un romanzo e ognuno scrive quello che vuole, perché non si possono tarpare le ali a un creativo"?
Ti si è detto che non si può fare, che è un reato, che frega poco che sia un'opera di fantasia, se io mi metto a disegnare la mia vicina di casa come una rettiliana e poi vendo le tavole, ho voglia a dire "Ma è un'opera del mio ingegno e di fanyasia, bisogna tenerne conto, mica è la realtà!", lei mi denuncia e ha solo che ragione a farlo.
 

L'essere creativi non fornisce una patente speciale per ledere i diritti altrui e le leggi, tutte quelle storie dell'artista maledetto, la provocazione e bla bla, sono solo la copertina patinata di chi non ha sostanza e, spogliato di quello, è solo una scatola vuota, e ha alle spalle qualche sponsor potente, che gli permetta di pagare un avvocato.
 

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Ospite Lem Mac Lem

Il finale dell'articolo è ancora più esemplificativo. Sì, esistono opinioni differenti.

 

Le opinioni sono la merce più a buon mercato che esista, è vero.

Per questo esiste la legge, che è unica e univoca, e delle opinioni dei singoli, fondamentalmente, se ne sbatte. Non si può prendere qualcosa che appartiene ad altri e usarlo per i propri scopi, senza avere il consenso del proprietario.

Chi grida alla censura per questo, tipicamente, lo fa soltanto perché gli è stato impedito di fare come voleva, e cerca di nascondere il fatto di essere, per la legge (e non per le opinioni degli articolisti di Internet) un ladro.

La censura è un'altra cosa.

Ed ecco un'altra opinione a buon mercato: credo che esistano poche categorie umane più spregevoli di ladri e plagiatori, e che sul fondo, nella feccia, ci siano quelli che, dopo essere stati scoperti e (giustamente) sanzionati, si mettono a offendere la memoria delle VERE vittime della censura, soltanto per spostare l'attenzione dall'illecito che hanno commesso e fare sembrare che la colpa non sia loro.

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Io non penso che alla fin fine sia così difficile scrivere prendendo come modello un personaggio famoso ma modificare i tratti fisici e la storia al fine di tutelarlo. Perché devo per forza fare nomi e cognomi? Se lo faccio è solo per pubblicità non di certo per creatività. Se fossi realmente creativo riuscirei a trarre ispirazione da qualcuno senza la necessità di dire chi sia.

La persona citata in giudizio ha sbagliato, non poteva usare il nome dell'attrice e ora deve pagare, discutere sul "giusto o sbagliato" di una legge può essere anche formativo ma il presupposto è sempre che se c'è una legge va rispettata.

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Sì, va bene, ma per quale motivo ti poni il problema?

 

Ecco, è esattamente la domanda che anch'io mi pongo. 

Esistono delle leggi e persone e istituzioni preposte a farle rispettare.  Di cosa dovremmo discutere noi?  Non credo sia compito nostro e che qualcuno possa sentirsi censurato per questo.

E quanto al romanzo di Caruso a cui fai riferimento nel topic ti posso garantire da ex-libraio che non passò per nulla in sordina come dici tu.  Il partito a cui quel presidente apparteneva cercò di farlo ritirare dalle librerie ma non vi riuscì perché il romanzo - che  io  ho letto - in realtà non conteneva nulla di diffamatorio, ma aveva solo un titolo scelto ad arte per suscitare curiosità.  E difatti ne vendetti tante copie a persone che speravano di trovarvi scritte cose che in realtà non c'erano.  Nel caso puoi ottenere altri ragguagli  qui.

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Ospite

Nel pieno diritto di critica è giusto che ognuno esprima le proprie opinioni.

Perché devo per forza fare nomi e cognomi?

Se non si potesse parlare di nomi o eventi reali, allora sì che parleremo di censura e il libro sull'ex presidente del consiglio non ha leso nessun diritto.

Quando esisteva una censura più forte, in quel caso, come scrive Gongola, lo scrittore doveva omettere di usare nomi reali. Un esempio può essere "La fattoria degli animali" di Orwell, un'allegoria del totalitarismo sovietico.

se io mi metto a disegnare la mia vicina di casa come una rettiliana e poi vendo le tavole, ho voglia a dire "Ma è un'opera del mio ingegno e di fanyasia, bisogna tenerne conto, mica è la realtà!", lei mi denuncia e ha solo che ragione a farlo.

Cito wikipedia: http://it.m.wikipedia.org/wiki/La_fattoria_degli_animali

"Nell'articolo La libertà di stampa, a commento del libro, Orwell afferma di aver spedito il manoscritto a vari editori e di aver ricevuto risposte negative perché l'opera «avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto di aver scelto come classe dominante i maiali» e insiste sui vari tentativi fatti anche dalla critica e dagli intellettuali in generale, per spingere il pubblico a non acquistare il libro".

Penso, nel pieno diritto e dovere, di qualsivoglia intellettuale, che si debba essere liberi di professare la propria opinione. Naturalmente sono contrario al plagio e ai ladri, aggiungo che sono in prima linea nella difesa dei diritti e doveri dei cittadini, il mio lavoro mira a questo. Quindi, nel pieno rispetto delle leggi, restano salve tali considerazioni, per tutti gli altri casi esistono i tribunali. Forse non si era capito, ma a scanso di equivoci, la mia opinione rientra nei termini di legge, gli scrittori condannati o assolti, sono un corollario delle mie argomentazioni e in nessun modo fanno parte della mia tesi "Il romanzo non è la realtà".

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Riguardo a quel che accadde ad Orwell, gli editori hanno pieno diritto di non pubblicare un'opera se non vogliono ripercussioni, io non la chiamo censura la chiamo visione aziendale (sennò tutti gli editori sarebbero obbligati a pubblicare tutto quello che gli viene presentato). 

 

Nel caso che hai portato come esempio il giudice ha deciso che ciò che era stato scritto poteva in qualche modo ledere la figura dell'attrice perché dichiarava il falso... qui non si tratta di libertà di opinione ma di falso.

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Ospite

@Marcello

Ho letto adesso il tuo commento.

Di cosa dovremmo discutere noi?

Trovo che sia sempre opportuno interrogarsi su tutto quello che ci succede intorno. Personalmente, trovo sempre assurdo, come linea di principio generale, attaccarsi a un romanzo, per di più, come anche da te scritto, a un romanzo che "in realtà non conteneva nulla di diffamatorio". Questi sono i casi ai quali mi riferisco. Il termine "sordina", si riferiva all'aspetto processuale, che non credo esista.

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Ospite

Nel caso che hai portato come esempio il giudice ha deciso che ciò che era stato scritto poteva in qualche modo ledere la figura dell'attrice perché dichiarava il falso... qui non si tratta di libertà di opinione ma di falso.

Una sacrosanta linea di confine, non per niente l'ho riportata. Però, utile a far suonare "il campanello d'allarme" che intende salvaguardare, invece, quelli che sono i diritti fermo restando i doveri. L'articolo serve a portare una riflessione, un corollario sulla questione.

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Ospite Lem Mac Lem

A parte che non ho capito perché continui a ribadire che ognuno ha diritto a esprimere la propria opinione, ma vediamo di capirci: Orwell parla per metafore, e anche abbastanza trasparenti. L'autore di quel libro su Berlsusconi, evidentemente, non ha violato nessuna legge italiana. Nel caso della Johansson, nessuno ha detto allo scrittore che non doveva scrivere quello che ha scritto, lo hanno sanzionato (in maniera peraltro molto blanda, fatto da non sottovalutare) perché lui ha leso il diritto di qualcun altro, facendo una cosa che lui non poteva fare.

La censura è una cosa come questa, e non ha niente a che vedere con la violazione del diritto d'autore, sono su pianeti completamente diversi.

Se quello che vuoi è discutere su quanto sia giusta l'attuale legge a tutela dei diritti d'autore, liberissimo. Ma, cortesemente, cerca di avere rispetto per chi è stato davvero vittima di censura, perché banalizzare una cosa atroce come l'essere stati torturati e ammazzati, paragonandola a una rissa giuridica tra privati, significa soltanto praticare una reductio ad absurdum per darsi ragione a ogni costo.

Pensi che la tutela del diritto d'autore sia troppo restrittiva e limiti la creatività degli autori? Okay, è tuo diritto pensarlo. Ma non è censura.

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OT: grazie per il link, Lem!  Non conoscevo né il personaggio, né l'episodio... :nein:  fine OT.

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Ospite Lem Mac Lem

L'Eternauta è uno dei più bei fumetti di sempre, consiglio caldamente la lettura. Averlo ideato è il motivo per cui lo hanno ammazzato con tutta la famiglia, del resto. E' un'opera bella, coinvolgente, profetica. Piacerebbe, a questi scrittorucoli in cerca del loro quarto d'ora di celebrità, potersi ammantare della nobiltà di un artista disposto a morire per i suoi ideali.

Questi qui, non appena la persona che danneggiano - e non il governo, la censura viene effettuata dal governo, non da privati cittadini - si rivolge alla questura, cominciano subito a starnazzare per avere ancora più notorietà e visibilità (chiaro segno di censura, insomma, quale artista censurato non schizza subito nella top ten dei best seller?), e se salta fuori che hanno torto loro, cominciano il piagnisteo.

E certo, è la legge a essere ingiusta e a censurarli. Ovvio. Ha dato torto a loro e li ha costretti ad aprire il portafogli :asd:

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Ospite

Rispetto tutte le opinioni, ma dove ho scritto una simile cosa:

Ma, cortesemente, cerca di avere rispetto per chi è stato davvero vittima di censura

Credo che "un romanzo non sia la realtà", questa va appresa e vissuta basandosi su fonti diverse e sviluppando un pensiero proprio, sempre nel rispetto di tutti quelli che combattono per i propri diritti e doveri, elemento imprescindibile.

Vengo all'altro punto.

una rissa giuridica tra privati

Discutiamo di un fatto pubblico, diffuso dai giornali, non è l'unico e non credo lo sarà.

La censura e il diritto d'autore sono argomenti che non ho approfondito, il titolo del topic è "Quando un romanzo si confonde con la realtà" da qui sviluppare delle riflessioni a riguardo. Penso che le persone, all'interno dei loro diritti e doveri, sono liberi di esprimere le proprie idee. Mi sembra un concetto molto aperto e non restrittivo, però spesso occorre "difendersi" ugualmente.

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Ospite Lem Mac Lem

Stai parlando del niente. "Quando un romanzo si confonde con la realtà" non vuol dire niente, perché un romanzo è un'opera di finzione, non c'è nessuna realtà in esso, e non può confondersi proprio con niente, a meno di essere dei disagiati mentali che credono che la fiction sia vita vera.

Gli scrittori che ficcano elementi appartenenti a persone reali nei loro romanzi (e si tratta proprio di questo: prendere cose che appartengono ad altri e usarle per la propria opera, non c'è nessuna confusione tra romanzo e realtà, è un'operazione che si chiama, a seconda che sia legale o meno 'ispirazione autorizzata' o 'plagio'), che sia la loro immagine, la loro storia, le loro scoperte o il prodotto del loro intelletto, o hanno il diritto di farlo o non ce l'hanno. Se ce l'hanno, nessun problema. Se non ce l'hanno, si beccano una denuncia. Prendere la faccia, il nome e la vita di una persona che con la faccia ci lavora, e a usarla per guadagnarci sopra, per la legge, è una cosa che non si può fare.

Per inciso, che la causa fosse tra privati cittadini non significa che è segreta, significa proprio che è tra privati cittadini. A meno che una delle due parti non parli a nome dello Stato, rimane una rissa giuridica tra privati.

Continuare a ripetere che sei libero di esprimere le tue idee è ridontante. Lo stai facendo, no?

Nessuno ha capito *cosa* tu stia esprimendo, ma lo stai facendo.

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Ospite

Può succedere che qualcuno possa prendere per vero un romanzo, vedi le polemiche intorno a Dan Brown che ipotizò una relazione tra Cristo e la Maddalena, identificandola poi anche nel quadro del "Cenacolo". Il confine tra finzione è realtà non è lo stesso per tutti.

La mia opinione è che un romanzo non può essere confuso con la realtà, una verità alla fine, mi sembra, anche da te riconosciuta. La discussione non si basa sul niente, anzi vuole esplorare questo sottile confine tra "finzione" e "realtà". Per me un romanzo, scritto nel pieno rispetto della legge, che contenga personaggi veri o fittizi, resta comunque "finzione" e guarda che la cosa non è poi così semplice per tutti i lettori.

Modificato da Nuwanda

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Ospite Lem Mac Lem

Le polemiche (polemiche? Ottimo marketing, se mai :fuma: ) ci furono perché Dan Brown non si era inventato niente, ha soltanto preso per buoni alcuni vangeli apocrifi, nei quali il Cristo è sposato, ha figli, ha anche un sacco di fratelli. È roba in giro da quei duemila anni o giù di lì.

Ti lascio a esplorare il sottile confine, rimango nel mondo dei semplici che lo vedono bello grosso, cinto da mura di filo spinato, con sentinelle armate a ogni torretta.

E ottimi avvocati a ributtare indietro chi cerca di valicarlo sperando di arricchirsi.

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Può succedere che qualcuno possa prendere per vero un romanzo, vedi le polemiche intorno a Dan Brown che ipotizò una relazione tra Cristo e la Maddalena, identificandola poi anche nel quadro del "Cenacolo". Il confine tra finzione è realtà non è lo stesso per tutti.

Non prenderei questo caso come esempio perché si tratta di teorie reali messe in un contesto fittizio. Nessuno ha preso gli eventi accaduti nel romanzo per veri, ma solo la teoria, reale, che ci stava dietro.

È come se io scrivessi un libro in cui Tizio Qualunque, pilota di aerei rimane invischiato nel complotto delle scie chimiche e riesce a distruggerlo. Nessuno prenderebbe per vera la parte che riguarda le avventure di Tizio Qualunque, ma in molti considererebbero vera la parte che riguarda le scie chimiche perché è una teoria già esistente nel mondo reale, non un'invenzione di pura fantasia. Oddio, le scie chimiche sono un'invenzione di pura fantasia, ma non mia, ed è una teoria che gira e c'è chi ci crede. 

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Ospite

Ti lascio a esplorare il sottile confine, rimango nel mondo dei semplici che lo vedono bello grosso, cinto da mura di filo spinato, con sentinelle armate a ogni torretta.

Ok ;-) Rispondo quindi a 9talete9.

Non prenderei questo caso come esempio perché si tratta di teorie reali messe in un contesto fittizio

Questa è la dimostrazione che questo limite può essere superato facilmente. Personalmente non credo che nel "Cenacolo" sia raffigurata la Maddalena insieme al Cristo, non lo dico io ma fior fior di critici.

Nessuno ha preso gli eventi accaduti nel romanzo per veri, ma solo la teoria, reale, che ci stava dietro.

Se volessi diffondere "teorie reali" di certo non lo farei in un romanzo.

le scie chimiche sono un'invenzione di pura fantasia, ma non mia, ed è una teoria che gira e c'è chi ci crede.

Ecco, il punto è creare qualcosa di verosimile e quando si trova un fatto o un evento controverso, un romanzo di certo non è la soluzione. Se uno scrittore in un romanzo diffonde "la sua verità" sulla scie chimiche, che io ci creda oppure no, il suo resta un testo privo di valore scientifico. Questo è importante.

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 Questa è la dimostrazione che questo limite può essere superato facilmente. Personalmente non credo che nel "Cenacolo" sia raffigurata la Maddalena insieme al Cristo, non lo dico io ma fior fior di critici.

Ma c'è chi ci crede, e la teoria che c'è dietro non è un'invenzione di Dan Brown. In questo caso ha sapientemente usato un elemento reale per costruire un lavoro di finzione, ma non lo considererei un superare il limite, ma un classico esempio di prendere esempio dalla realtà per creare della finzione.

Per ulteriore chiarezza spiego che quando definisco una teoria reale non intendo che sia giusta, ma semplicemente che esiste nella realtà. La teoria della Terra piatta, per esempio, è indubbiamente reale nonostante sia falsa.

 

Se volessi diffondere "teorie reali" di certo non lo farei in un romanzo.

Neanch'io, ma se volessi scrivere un thriller potrei usare teorie reali come elemento della trama, è una cosa che si fa e funzione.

 

 

 

    
    Ecco, il punto è creare qualcosa di verosimile e quando si trova un fatto o un evento controverso, un romanzo di certo non è la soluzione. Se uno scrittore in un romanzo diffonde "la sua verità" sulla scie chimiche, che io ci creda oppure no, il suo resta un testo privo di valore scientifico. Questo è importante.

 

Ovviamente rimane privo di valore scientifico, come qualunque altro testo senza un'adeguata bibliografia basata su articoli peer reviewed. Il punto secondo me è che usando teorie reali non si confonde la finzione con la realtà, è come ambientare un romanzo a Firenze e dire che il presidente del consiglio è Renzi, credo che nessuno, dati questi elementi reali, pensi che anche tutta la mia storia lo sia.  

Modificato da 9talete9
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Ospite Strix

 

se io mi metto a disegnare la mia vicina di casa come una rettiliana e poi vendo le tavole, ho voglia a dire "Ma è un'opera del mio ingegno e di fanyasia, bisogna tenerne conto, mica è la realtà!", lei mi denuncia e ha solo che ragione a farlo.

Cito wikipedia: http://it.m.wikipedia.org/wiki/La_fattoria_degli_animali

 

E la citi a sproposito, perché quello di cui ho parlato io (sfruttare l'immagine di una persona realmente esistente, in maniera potenzialmente lesiva, a scopi commerciali) non ha nulla a che spartire con la più che legittima critica sociale di Orwell.

Fai una bella cosa e lasciale perdere, le citazioni di Wikipedia, perché invece di ottenere ragione fai più la figura di quello che si arrampica sul proverbiale specchio.

Lo scrittore e l'artista NON possono ledere i diritti altrui e usare l'immagine di un'attrice famosa (nel caso specifico) per vendere più copie NON fa parte del diritto di cronaca.

Chi non vuole capirlo o ha seri problemi a relazionarsi con il mondo o è in mala fede. (propendo più per la seconda ipotesi).

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Ospite

Fai una bella cosa e lasciale perdere

Non lo so perchè ti concedono di offendere così liberamente un utente, ma non mi abbasso a simili insinuazioni. Non parlo di ledere i diritti di nessuno e la mala fede, altra offesa, non esiste. Ho specificato più volte:

"Penso che le persone, all'interno dei loro diritti e doveri, sono liberi di esprimere le proprie idee".

La citazione di wikipedia non dovevi leggerla tutta, infatti, ho avuto premura di riportare la parte che comprendeva il punto da te proposto. Breve riepilogo:

La tua frase:

se io mi metto a disegnare la mia vicina di casa come una rettiliana e poi vendo le tavole

La citazione che proponevo, se vogliamo in una versione ancora più ridotta, è questa:

«avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto di aver scelto come classe dominante i maiali»

Invece che dei rettili Orwell ha usato dei maiali. Attenzione, Orwell non io. Sai in alcuni esempi sembra che lo scrittore in questione, preso a infrangere le leggi, sia sempre io.

Ripensando al post di Gongola e a quello di 9talete9, che trovo molto interessanti, propongo due esempi inventati, anche qui lo scrittore non sono io.

Storia n.1

Personaggio (fittizio) ha un incidente con una Fiat Punto (reale).

Presidente della Fiat cita in causa lo scrittore affermando che le sue macchine sono le più sicure al mondo. Può succedere (non analizzo gli aspetti giuridici della questione che vanno dibattuti all'interno di un tribunale) quindi che la storia cambi prima ancora di essere pubblicata. Personaggio (fittizio) ha un incidente con una macchina (fittizia) oppure Personaggio (fittizio) ha un incidente perché distratto da una bella donna e va a sbattere con la sua Fiat Punto. Per me anche il primo caso è solo fantasia, so benissimo che le Fiat sono le migliori macchine, però anche in un mondo non reale tutto deve funzionare come in quello reale. Ritorno al titolo del topic "Quando un romanzo si confonde con la realtà".

Storia n.2

Personaggio (fittizio) ammazza un avvocato corrotto.

Un avvocato, grande lettore dello scrittore, si sente offeso e lo denuncia affermando che gli avvocati invece sono integerrimi. Che si possa fare o meno, lo scrittore cambia la storia.

Personaggio ( fittizio) ammazza un disoccupato (una delle categorie meno protette), diversamente Personaggio (fittizio) si auto condanna per un delitto non commesso facendosi arrestare (come previsto originariamente nella trama della storia).

I "problemi" , se vogliamo, possono nascere anche con le storie più innocue.

Modificato da Nuwanda

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Intervengo, forse a sproposito, per una precisazione. Episodi come quelli che citi sono realmente avvenuti, ma non basta che una singola fiat - o un singolo avvocato - vengano accusati di misfatti o sia messa in dubbio la loro funzionalità, bisogna che, in qualche modo, sia coinvolta l'intera categoria.

Per esempio se uno scrittore scrive in un romanzo che alcuni modelli di fiat sono difettosi e, alle alte velocità, i bulloni delle ruote tendono a svitarsi, la fiat potrà fargli causa e chiedergli un risarcimento.

Non posso dire di esserne sicuro ma credo che il risarcimento debba essere però proporzionato al danno. In altre parole se lo scritto è pubblicato in una fanzine uscita in venticinque copie, anche se la fiat ne è casualmente venuta a conoscenza non avrà nessun interesse a farmi causa, perché non rientrerà mai nelle spese processuali.

Magari mi farò mandare una lettera minacciosa da un suo avvocato. Tanto non gli costa niente o quasi.

Se invece stiamo parlandoo di un best seller che vende un milione di copie le cose andranno in modo diverso.

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Ospite Strix

In che modo, chiedendoti di smetterla di tirare in mezzo wikipedia ogni tre per due, ti avrei offeso?

Se devi quotare, vedi di farlo correttamente, per lo meno.

 

Non è in questo modo, lagnandoti, che otterrai ragione in un contesto dove non ne hai assolutamente.
In nessun caso, a meno che non si abbia una specifica autorizzazione o non si rientri nel diritto di cronaca (cosa che di certo, in questo caso, non si riscontra), si ha il diritto di sfruttare l'immagine altrui o appropriarsi di altrui diritti.

 

La tua citazione di Wikipedia, come ho già detto, non era in alcun modo attinente al caso in questione e wikipedia tutto è fuorché una fonte attendibile.

Potrei andare li e modificare un articolo per far figurare che le sirene esistono, questo però non le renderebbe più reali.

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Ospite

@Strix il tuo è un atteggiamento polemico che non intendo controbattere, chiudo ripetendo, se possibile fino alla noia, che mi riferisco " alle persone, all'interno dei loro diritti e doveri, liberi di esprimere le proprie idee" le quali non intendono ledere in nessun modo nessuno. Wikipedia sarà poco attendibile, ma il libro di Orwell tratta davvero di animali e "le figure", a queste punto, ognuno ha facoltà di intrepetrarle come meglio crede.

La ragione la lascio ad altri, preferirei discutere e ottenere un pacifico scambio di idee per una crescita che non abbia discriminazioni di sorta.

@Nanni

Apprezzo molto il tuo intervento e hai tracciato, dal tuo punto di vista, quel sottile file che può esistere tra realtà e finzione. Io generalmente non dò credito a un romanzo per l'acquisto di un auto, però qualche lettore potrebbe pensarla diversamente.

Sempre secondo te, in un romanzo se un ladro ruba un quadro al Louvre e il museo cita lo scrittore affermando che il suo sistema di sicurezza è infallibile, vedi delle "interferenze" tra fantasia e realtà e fino a che punto può spingersi l'autore? Naturalmente per esserci un furto qualcosa non ha funzionato.

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