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Nativi Digitali Edizioni

Crisi dell'editoria italiana: quali sono le soluzioni?

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Si parla un po' ovunque dell'editoria italiana che è in crisi costante, che tanti editori "storici" chiudono e altri sono costretti a ridimensionarsi, c'è chi dà la colpa alla congiuntura economica, chi all'ebook, chi ai lettori pigri, chi a internet, chi alla scuola...

 

Però, fintanto che sono solo parole con qualche numero percentuale qua e là, uno ci fa un caso fino a un certo punto...a me hanno invece davvero spaventato questi grafici:  per i sei principali gruppi editoriali italiani, il calo dal 2009 al 2013 va dal 40% al 17%. Certo, non ci sono dentro solo libri ma in certi casi anche riviste e quotidiani, ma restano dati shock. 

Ora, tutti stanno cercando di dare la colpa a internet, che ruberebbe il tempo dedicato alla lettura (Don De Lillo sul Corriere della Sera, ad esempio). Peccato che nei paesi dove l'uso di internet è molto più diffuso che in Italia questa crisi si avverta meno, soprattutto perché il fatturato che ha perso la carta è compensato dalla crescita del digitale, in Italia ancora troppo poco rilevante. 

Quali che siano le cause, cosa dovrebbero fare gli editori grandi, medi e piccoli, cartacei e digitale, per porre fine a questa crisi che ormai non sembra più congiunturale?

Non esiste una risposta facile, ovviamente, ma sarebbe carino sentire qualche idea e riflessione da parte vostra.

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Partendo dal fatto che troppe persone non comprano più carne e che queste troppe persone possono leggere gratis,

consiglierei di fare quello che si fa quando si vende poco,

e cioè quello di abbassare i prezzi del cartaceo (che in Italia affascina ancora molto) e migliorare la qualità.

 

Chiaramente altri aggiun geranno altre idee.

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Non essendo io un esperto di editoria non posso dare un parere qualificato, ma solo esprimere mie personali e disorganiche convinzioni, che so già non contribuiranno alla causa e me ne scuso.

È un dato di fatto, tristemente, che agli italiani non piace leggere.

A parte forse la Gazzetta dello Sport e pettegolezzi su attori, cantanti, barzellette oscene, vita, morte e miracoli di partecipanti ai grandi fratelli e talk show vari, le letture non vanno oltre.

Di chi è la colpa, nella patria di Dante e di Manzoni? (Provo quasi soggezione a citarli, nessuno li nomina più).

La colpa è della scuola, non come Istituzione, ma come supina incassatrice di leggi che a partire dalla fine degli anni Quaranta a oggi l’hanno sistematicamente, volutamente debellata, fino a fare uscire fior d’asini disinteressati, apatici  e ignoranti su tutto. La cosa è  fortemente voluta, ma qui si esulerebbe in altri discorsi.

La crisi dell’editoria dipende anche dal costo dei libri, mi riferisco al cartaceo.  Chi fabbrica dvd ad esempio, si mostra stupito e indignato che circolino copie pirata. Ma certamente. Finchè i dvd costeranno un occhio della testa sarà così. Se abbassassero i prezzi la gente comprerebbe di più gli originali.

Lo stesso non accade con i libri. La musica è un conto, leggere implica impegnare il cervello. Meglio il calcio o reality show.

La gente è stata educata in questo modo, ad adorare e comprare immondezza televisiva e così va bene a chi la vende.

I libri. C’è una sparuta minoranza che li ama per fortuna, ma sono troppo pochi. Vivo in una località balneare. Da anni vedo i turisti stranieri che vanno in spiaggia con dei libri, compresi i ragazzini. Cioè i ragazzini tedeschi, russi e francesi leggono libri sotto l’ombrellone e sotto il sole, mentre i nostri fanno giochi idioti  con racchette e pallone a suon di musica assordante. Certamente al mare ci si va per divertirsi, sacrosanto, ma queste discrepanze fra coetanei di diverse nazionalità fanno pensare.

La crisi dell’editoria è dovuta principalmente perché la maggior parte degli italiani sono fior d’asini incapaci d’intendere e di volere, fabbricati con criterio scientifico fin dalle elementari e poi anche dal prezzo dei libri. Ma chi ama i libri un sacrificio lo fa.

Certamente tutto costa. Non so come si potrebbe rimediare a questo. Non è possibile essere filantropi fino al punto di pubblicare libri a prezzi irrisori per invogliare la gente a comprarli.  Certamente la lettura  digitale facilita le cose, fa risparmiare enormemente, ma  nonostante questo è l’amore per la lettura che manca.

Dubito fortemente che si leggerebbero di più le opere di Simenon o Tolstoi a meno di un euro. Non importerebbe nulla a nessuno.

E poi: se a scrivere è un noto attore comico, un cantante o un calciatore, i loro libri (non sempre scritti da loro, perché talvolta, e dico talvolta, non sanno scrivere) si vendono a quintali. Se scrive un Tizio qualsiasi di belle speranze e passabili competenze, anche di argomenti interessanti (ma per quale pubblico, per quello plagiato dai media?) viene assolutamente ignorato.

È difficile, veramente molto difficile risalire la china, sotto tutti i punti di vista e di questi tempi poi. Sono molto pessimista.

Amo i libri, li ho sempre amati, nonostante abbia subito fin da bambino la derisione di chi li usava per fermare le porte che sbattevano o come appoggio per arrivare agli scaffali degli armadi alti.

Siamo in Italia, amo l’Italia, ma forse dalle mie parti circolavano  in proporzione più libri al tempo della dominazione spagnola.  

Ancora scusa per la digressione, più che altro un amaro sfogo.

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Unius: 1) "ma solo esprimere mie personali e disorganiche convinzioni"; 2) "La colpa è della scuola, non come Istituzione, ma come supina incassatrice di leggi"; 3) "La crisi dell’editoria dipende anche dal costo dei libri"; 4) "Ancora scusa per la digressione"

 

Quando parlo di qualità, parlo, anche, di questo.  :thumbup:

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Come non quotare chi mi ha preceduto, ma voglio essere tranchant: in un paese che ha avuto Bondi come ministro della cultura, vogliamo davvero discutere di queste cose...

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Aggiungo una piccolissima nota: libro 12 euro buona qualità, se l'autore rinuncia a i diritti e l'editore al proprio utile, sapete che il prezzo scende a 10 euro, e se il libro è venduto da F. o da M., negozio o web, l'editore rivede i suoi soldi dopo 270 gg. Non vedo grosse possibilità di calo, a meno di stampare sui rotoloni Regina ;)

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Gogol, anche io pensavo a queste cifre.

Per abbassarle non basta che autore ed editore siano meno avidi.

Tutta la filiera deve darsi una calmata.

Parlo di tipografie, distributori, librai.

Chiaramente il discorso si allunga, perchè il libraio ti dirà che ha troppe spese vive, il tipografo anche, idem il distributore.

E hanno ragione.

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Penso a due mercati del libro più grandi di quello italiano, quello tedesco e quello anglofono, e ho l'impressione che i prezzi siano più bassi.

 

Ma soprattutto ho l'impressione che la nostra produzione culturale sia rimasta indietro e che la nostra letteratura non riesca a mettersi al passo con quella americana, come la nostra poesia con quella in spagnolo. Può darsi che ci siano un sacco di motivi (mass media spazzatura, giornali ipocondriaci), ma il calo oggettivo della qualità non è negabile.

 

Idem per una televisione che dimentica i grandi. Nel 2008 Buzzati avrebbe compiuto i 100 anni, ma tutti se ne sono dimenticati. Ormai non si tratta più neanche di una politicizzazione (la Littizzetto è edita Mondadori), è proprio un aver ridotto al niente quello che si aveva. Ci sono pochi grandi mass media e, quando non producono direttamente spazzatura, non riescono ad uscire dal provincialismo.

 

Onestamente, secondo me, a meno che la nostra cultura non impari a guardare all'estero per recuperare dei fermenti nuovi, l'editoria non può che andare in malora. I supporti non contano nulla, se non si ha qualcosa da infilarci dentro.

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Gogol, anche io pensavo a queste cifre.

Per abbassarle non basta che autore ed editore siano meno avidi.

Tutta la filiera deve darsi una calmata.

Parlo di tipografie, distributori, librai.

Chiaramente il discorso si allunga, perchè il libraio ti dirà che ha troppe spese vive, il tipografo anche, idem il distributore.

E hanno ragione.

Temo che le cose stiano proprio così. Guarda, io mi sento in colpa quando mi rendo conto di dividermi le briciole a metà col mio editore, che, oltre a tutto il resto, si sciroppa quasi centomila chilometri l'anno per offrire una possibilità a me e agli altri:(

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La crisi dell’editoria è dovuta principalmente perché la maggior parte degli italiani sono fior d’asini incapaci d’intendere e di volere, fabbricati con criterio scientifico fin dalle elementari e poi anche dal prezzo dei libri. Ma chi ama i libri un sacrificio lo fa.

Questo è un ritratto perfetto di un paese in cui persino chi sceglie di scrivere si avvale del diritto di compiere refusi ed errori perché "non sono un editor, ci penserà lui".

Farò un discorso da Capitan Ovvio, ma la crisi dell'editoria si risolve secondo me dal basso. Ovvero: non comprando brutti libri.

Non seguendo le mode, assicurandosi prima che spendere non solo sedici euro, ma anche i due o tre di un ebook siano valsi la pena.

Se si continuerà a comprare libri messi sugli scaffali solamente per far numero, per tentare di cavalcare l'onda del fenomeno del momento, oppure pubblicati solo da Dio come e perché i risultati non cambieranno. Noi non possiamo cambiarla dall'alto, ma dal basso, esattamente come tentiamo (invano, lo so) di farlo con tutto il resto del nostro paese e con le elezioni.

Non si tratta di leggere di più. Si tratta di leggere meglio.

 

So bene che è un discorso che lascia il tempo che trova, visto che questo forum è frequentato praticamente solo da lettori più che forti, ma è l'unica vera soluzione che mi viene in mente. Continuate a comprarli i libri, ma comprate solamente quelli che meritano. Non c'è nulla di male nel leggere le anteprime, nel farseli prestare, nel cercare di capire sin da subito se un libro valga la pena o meno.

E non c'è nulla di male dopo un capitolo scritto male letto in libreria a dire "no, questo no".

Ce ne sono tanti, non c'è da fissarsi sui generi o sugli esordienti.

 

Infine, e con questo mi inimicherò tutto il forum, siate più sinceri e severi.

A volte vedo anche qui mille complimenti ma a me basta aprire il testo in questione per trovare refusi ed errori oggettivi. Tanto più tra di noi dovremmo essere molto severi, perché si presuppone che noi stessi abbiamo intenzione di migliorare quell'editoria con i nostri testi. Ho letto anche uno dei racconti per il concorso di Nativi Digitali. C'erano tre errori, nessuno che li abbia segnalati.

L'Italia non è un paese di persone con autocritica perché non c'è proprio la critica.

Non facciamo le pulci a noi stessi così come non le facciamo agli altri e: "beh, lui ha pubblicato con una grande CE, evidentemente..."

 

Evidentemente niente.

Giusto ieri leggevo la notizia della vincitrice di 20lines, già da tempo ho letto del vincitore di Masterpiece.

Questa è la cultura in Italia, una corsa ad ostacoli da abbattere a colpi di like. E, sempre senza prendermela con Nativi Digitali come ribadito nel topic apposito, questo genere di iniziative non sembrano incitare un miglioramento. Perché se segnali refusi ed errori allora "ti credi un editor", non una persona che abbia fatto le scuole dell'obbligo e si stupisca vivamente non di un errato congiuntivo, ma persino delle regole grammaticali di base che le nostre maestre segnavano con la penna rossa già quando avevamo sette anni.

 

Ammettiamolo.

Non è l'editoria il problema.

Il problema siamo noi.

Ed è lì che bisogna agire.

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Io mi faccio autocritica. Sono stata per anni quello che si definisce un lettore forte, uno da due anche tre libri a a settimana, dipende dai periodi, magari d'estate arrivavo a tre, ecco. Leggevo per lo più di sera, e non era una questione di tempo, come potete vedere sono del '56 negli anni scorsi avevo molto più da fare di oggi, ricordo giorni, mesi, in cui non avevo nemmeno il tempo di sedermi un attimo ma alla sera leggevo fino a notte fonda.

Tranne romanzi rosa a fantasy che proprio non erano nelle mie corde, ho letto di tutto, anche saggi, e quando non trovavo nulla che mi interessasse l'ancora di salvezza erano i gialli, lo svago per eccellenza.

Fino a quando mi sono sono arrivati computer e iPad. E piano piano, il tempo che passavo a leggere ho cominciato a passarlo su internet. Io non frequento social, e gli unici forum che frequento sono questo e un paio di cucina. FB pochissimo,

Ma gironzolo leggendo articoli, magari di politica, magari di sociologia, magari di cucina, o di vattelappesca cosa non lo so nemmeno io.

Però sono due e tre anni che leggo pochissimo.

A volte mi chiedo se sono diventata scema, o se, semplicemente, ho scoperto un nuovo strumento di comunicazione, posto che il libro è un mezzo e il digitale un altro.

Non so, questa la mia storia. Questa la storia di un lettore che "compra" di meno.

Forse, libri belli ne ho letti tanti, troppi. stupirmi è difficile, deludermi facile. Quindi lascio perdere. Può essere la disillusione dell'età.

Forse c'è una concausa fra la mancanza di stimoli letterari e l'avvento di internet, non ho una risposta.

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Grazie a tutti per le risposte!
 

 

La crisi dell’editoria è dovuta principalmente perché la maggior parte degli italiani sono fior d’asini incapaci d’intendere e di volere, fabbricati con criterio scientifico fin dalle elementari e poi anche dal prezzo dei libri. Ma chi ama i libri un sacrificio lo fa.

Questo è un ritratto perfetto di un paese in cui persino chi sceglie di scrivere si avvale del diritto di compiere refusi ed errori perché "non sono un editor, ci penserà lui".

Farò un discorso da Capitan Ovvio, ma la crisi dell'editoria si risolve secondo me dal basso. Ovvero: non comprando brutti libri.

Non seguendo le mode, assicurandosi prima che spendere non solo sedici euro, ma anche i due o tre di un ebook siano valsi la pena.

Se si continuerà a comprare libri messi sugli scaffali solamente per far numero, per tentare di cavalcare l'onda del fenomeno del momento, oppure pubblicati solo da Dio come e perché i risultati non cambieranno. Noi non possiamo cambiarla dall'alto, ma dal basso, esattamente come tentiamo (invano, lo so) di farlo con tutto il resto del nostro paese e con le elezioni.

Non si tratta di leggere di più. Si tratta di leggere meglio.

 

So bene che è un discorso che lascia il tempo che trova, visto che questo forum è frequentato praticamente solo da lettori più che forti, ma è l'unica vera soluzione che mi viene in mente. Continuate a comprarli i libri, ma comprate solamente quelli che meritano. Non c'è nulla di male nel leggere le anteprime, nel farseli prestare, nel cercare di capire sin da subito se un libro valga la pena o meno.

E non c'è nulla di male dopo un capitolo scritto male letto in libreria a dire "no, questo no".

Ce ne sono tanti, non c'è da fissarsi sui generi o sugli esordienti.

 

Infine, e con questo mi inimicherò tutto il forum, siate più sinceri e severi.

A volte vedo anche qui mille complimenti ma a me basta aprire il testo in questione per trovare refusi ed errori oggettivi. Tanto più tra di noi dovremmo essere molto severi, perché si presuppone che noi stessi abbiamo intenzione di migliorare quell'editoria con i nostri testi. Ho letto anche uno dei racconti per il concorso di Nativi Digitali. C'erano tre errori, nessuno che li abbia segnalati.

L'Italia non è un paese di persone con autocritica perché non c'è proprio la critica.

Non facciamo le pulci a noi stessi così come non le facciamo agli altri e: "beh, lui ha pubblicato con una grande CE, evidentemente..."

 

Evidentemente niente.

Giusto ieri leggevo la notizia della vincitrice di 20lines, già da tempo ho letto del vincitore di Masterpiece.

Questa è la cultura in Italia, una corsa ad ostacoli da abbattere a colpi di like. E, sempre senza prendermela con Nativi Digitali come ribadito nel topic apposito, questo genere di iniziative non sembrano incitare un miglioramento. Perché se segnali refusi ed errori allora "ti credi un editor", non una persona che abbia fatto le scuole dell'obbligo e si stupisca vivamente non di un errato congiuntivo, ma persino delle regole grammaticali di base che le nostre maestre segnavano con la penna rossa già quando avevamo sette anni.

 

Ammettiamolo.

Non è l'editoria il problema.

Il problema siamo noi.

Ed è lì che bisogna agire.

 

Nessun problema, "Storie d'Estate è stato concepito da noi come un modo per farci conoscere un po' e al contempo stimolare lo sviluppo di testi originali. A livello di "quantità" direi che sta andando alla grande, a livello di qualità ci sono alti e  bassi, ovviamente non è una modalità che può piacere a tutti (ps: noi non possiamo intervenire con commenti sui racconti del concorso. Al massimo, se è proprio una ciofeca o fuori tema chiediamo di rimuoverlo).

Comunque sono d'accordo che prima di dire "E' colpa di Tizio e Caio" sia doveroso fare autocritica. Anzi, io penso che sia proprio questo uno dei motivi che porta editori e protagonisti della scena culturale all'isolamento e quindi all'irrilevanza (come già accennato nel post iniziale: è colpa degli altri editori, della scuola, di internet, degli ebook, della Merkel... è un discorso che non vale solo per l'editoria, eh :P).

 

Io mi faccio autocritica. Sono stata per anni quello che si definisce un lettore forte, uno da due anche tre libri a a settimana, dipende dai periodi, magari d'estate arrivavo a tre, ecco. Leggevo per lo più di sera, e non era una questione di tempo, come potete vedere sono del '56 negli anni scorsi avevo molto più da fare di oggi, ricordo giorni, mesi, in cui non avevo nemmeno il tempo di sedermi un attimo ma alla sera leggevo fino a notte fonda.
Tranne romanzi rosa a fantasy che proprio non erano nelle mie corde, ho letto di tutto, anche saggi, e quando non trovavo nulla che mi interessasse l'ancora di salvezza erano i gialli, lo svago per eccellenza.
Fino a quando mi sono sono arrivati computer e iPad. E piano piano, il tempo che passavo a leggere ho cominciato a passarlo su internet. Io non frequento social, e gli unici forum che frequento sono questo e un paio di cucina. FB pochissimo,
Ma gironzolo leggendo articoli, magari di politica, magari di sociologia, magari di cucina, o di vattelappesca cosa non lo so nemmeno io.
Però sono due e tre anni che leggo pochissimo.
A volte mi chiedo se sono diventata scema, o se, semplicemente, ho scoperto un nuovo strumento di comunicazione, posto che il libro è un mezzo e il digitale un altro.
Non so, questa la mia storia. Questa la storia di un lettore che "compra" di meno.
Forse, libri belli ne ho letti tanti, troppi. stupirmi è difficile, deludermi facile. Quindi lascio perdere. Può essere la disillusione dell'età.
Forse c'è una concausa fra la mancanza di stimoli letterari e l'avvento di internet, non ho una risposta.

Ecco, il tuo caso avvallerebbe le tesi di chi dà la colpa di tutto a internet  :asd: 
Però, una riflessione: non stai leggendo meno in generale, stai leggendo meno libri, ma compensi con articoli e racconti e su internet.
E quindi, se la tendenza generale è questa, è il paradigma economico degli editori che deve cambiare.

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No, sto anche leggendo di meno.

Ma devo ammettere che sono diventata esigente. Un libro deve inchiodarmi. Deve farmi venire voglia di mollare tutto affamare la famiglia e farmi rimanere sola con lui.

Per dire. Quando leggevo Cecità, non mi sono accorta di essere arrivata in stazione, così ho telefonato a mio marito comunicandogli di rimanere a casa che il treno era in ritardo e se non fosse stato per un gentile signore seduto acanto a me, che ridendo mi ha detto -Ma signora guardi che siamo a Lingotto- io rimanevo sul treno.

Un libro per prendermi deve essere scorrevole e ben scritto, e ormai quasi tutti quelli che escono da buone CE lo sono, ci sono regole di scrittura alle quali qualsiasi editor di professione si attiene. Quindi deve essere facile da leggere, deve tenere conto del momento in cui siamo del fatto che i criteri di comunicazione sono diversi da un tempo, non può essere un pugno naso. Per intenderci, i gusti sono cambiati, e se devo raccontare un altro aneddoto, ricordo che da ragazza ho letto " La luna e i falò" nonché " è "il diavolo sulle colline" senza poter andare a dormire, ma quando la professoressa di italiano li diede ai miei figli, e io li ripresi in mano...mi ritrovarono addormentata sul lettino della spiaggia.

Ma un libro per prendermi, deve soprattutto avere un contenuto forte. Non importa che sia la trama avvincente o un senso letterario o un messaggio politico, o un significato sociale. Ma devo trovare un senso forte che l'autore mi vuole comunicare. Non devo pensare che scrive così, tanto per scrivere.

Libri che coniugano questi due elementi, ormai ne trovo pochi. Certo ne trovavo pochi anche un tempo e allora leggevo gialli e anche lì ne trovavo di ottimo livello. Ora, invece, mi svago su internet.

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Io sto leggendo di meno, punto e basta. Nel senso che non ho particolari giustificazioni: passo meno tempo a leggere e più tempo ad annoiarmi. Un po' ci vedo meno, questo va detto, e non mi riesce di trovare occhiali che risolvano il problema, ma il guaio è che spesso, quando leggo, rileggo libri già letti. Quindi potrei leggere libri nuovi, ma non mi va di farlo.

Sono più o meno della stessa generazione di Cicciuzza, un anno di più, il che potrebbe suggerire un'ulteriore interpretazione del problema. Dato che anch'io un tempo ero un lettore da due o tre libri a settimana, a volte di più.

Noi siamo i baby boomer, gli ultimi. Dal cinquantaasette/cinquantotto l'ondata dei figli del dopoguerra finisce. C'è un altro boom: quello economico. Si lavora di più e si fanno meno figli.

Forse abbiamo raggiunto l'età in cui si fa fatica a tenere il ritmo. Si ì diventati più esigenti, si è letto più o meno tutto quello che era essenziali. E non si è più in sintonia coi tempi moderni e col moderno concetto di letteratura.

Insomma, perdiamo colpi. E siamo tanti. Questo potrebbe essere sufficente a mettere in crisi il sitema. O comunque il suo contributo alla crisi lo dà.

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Io sto leggendo di meno, punto e basta. Nel senso che non ho particolari giustificazioni: passo meno tempo a leggere e più tempo ad annoiarmi. Un po' ci vedo meno, questo va detto, e non mi riesce di trovare occhiali che risolvano il problema, ma il guaio è che spesso, quando leggo, rileggo libri già letti. Quindi potrei leggere libri nuovi, ma non mi va di farlo.

Sono più o meno della stessa generazione di Cicciuzza, un anno di più, il che potrebbe suggerire un'ulteriore interpretazione del problema. Dato che anch'io un tempo ero un lettore da due o tre libri a settimana, a volte di più.

Noi siamo i baby boomer, gli ultimi. Dal cinquantaasette/cinquantotto l'ondata dei figli del dopoguerra finisce. C'è un altro boom: quello economico. Si lavora di più e si fanno meno figli.

Forse abbiamo raggiunto l'età in cui si fa fatica a tenere il ritmo. Si ì diventati più esigenti, si è letto più o meno tutto quello che era essenziali. E non si è più in sintonia coi tempi moderni e col moderno concetto di letteratura.

Insomma, perdiamo colpi. E siamo tanti. Questo potrebbe essere sufficente a mettere in crisi il sitema. O comunque il suo contributo alla crisi lo dà.

Gli anni sono quelli anche per me, e riesco a comprendere bene il disincanto che traspare dal tuo commento, ma sono convinto che si possano trovare ancora letture valide. La merce valida è sempre esistita ed esisterà sempre, ma è sempre meno nello scaffale più a portata di mano;)

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Le riflessioni di Nanni mi fanno venire in mente ulteriori considerazioni.

Credo che la nostra fosse una generazione di lettori forti perché allora leggere era la trasgressione del tempo. I cazziatoni che adesso (oh, proprio adesso, in tempo reale ho finito di farne uno a mia figlia che invece di studiare analisi stava su FB) io faccio a mia figlia perché sta su internet, mia madre me li faceva perché leggevo e non studiavo. E aveva ragione, invece di studiare, io leggevo. Uscivo anche con gli amici, ma leggevo, e molto tempo che avrei dovuto passare a studiare, lo passavo leggendo. Leggere era per me quello che adesso sono i social, immagino. Poi di quello che leggevo parlavo con gli amici, col moroso.

Ma era una trasgressione, e nessuno, dico NESSUNO si sognava di pregarmi di leggere né in casa e nemmeno fuori casa. E non è che a casa mia fosse una questione di mancanza di cultura, mia madre e mio padre erano tutti e due laureati, era che la lettura era vista come un passatempo, prima lo studio, poi lo svago.

Poi non so cosa è accaduto, ma la fra gli amici dei miei figli e i miei figli stessi, molti hanno cominciato a vedere la lettura come un dovere, e lì non ho risposte.

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Mai vissuta la lettura come una trasgressione, e siamo in una fascia di età molto vicina. Vero, invece, che non avevamo né pc, né internet né smartphone che ci succhiavano tutto il tempo a disposizione. Questo rendeva la lettura una cosa naturale, seppure - al contrario di oggi - noi astavamo soli a giocare per strada sin dai sette anni (se non prima) e si stava fuori 12 ore al giorno. Ma esistevano anche i giorni di pioggia, forse era allora che leggevamo.

Dopo, crescendo, erano gli anni del confronto e degli scontri e si leggeva Sartre, Fromm, Russel (quelli più ideologizzati approcciavano anche Marx, senza capirci un tubo, ma questa è altra storia) e si leggevano poesie. Era naturale e necessario se si voleva partecipare alle discussioni e al nostro tempo. Il dibattito era continuo, poco mancava che organizzassimo assemblea anche sul modo migliore di usare la carta igenica.

 

Venendo all'oggi, si, negli ultimissimi anni anch'io ho alti e bassi, ma a 40 libri annui ci arrivo comunque seppure per il mercato editoriale il calo per quel che mi riguarda è intorno al 30%. Vero, però, che mi sono spostato sugli e.book e questo, in termini di fatturato, per gli editori vuol dire, probabilmente, un - 90%. Davanti a una scelta vasta preferisco attingere all'offerta a 0,99 o 1,99 centesimi.

 

Io ho due figli, uno non può vedere i libri, gli viene l'roticaria e si avvicina. Lui sicuramente vede la lettura come un obbligo da evitare. L'altro, a volte, lo devo staccare con violenza dalle sue letture, spedirlo a calci a giocare per strada con gli amici o a studiare. E qui mi comporto come i genitori di cicciuzza, prima lo studio poi lo svago, sia pure la lettura. Certo è che se non gli avessi sequestrato il tablet nemmeno lui leggerebbe.

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Io sono nata un bel po' dopo di voi, non c'è stato un periodo della mia vita in cui leggevo di più di ora. Ho sempre letto in modo costante, pur studiando, lavorando, giocando ai videogame e quant'altro. Ovviamente non voglio negare i dati riportati e oh, probabilmente avrete ragione voi, però di gente che parla di libri in internet ne leggo tanta.

Che ne parla dopo averli letti, intendo. Che riporta brani, fa citazioni, si mette frasi nelle firme,

Come ogni volta che si parla di crisi in generale ho sempre l'impressione che la si faccia più grossa di quello che è.

Se sono aumentati costantemente i libri pubblicati ma i lettori sono rimasti quelli, o più probabilmente i vecchi lettori sono stati sostituiti da quelli nuovi, è normale che molti di più rimangano invenduti, credo.

Mi sento su un terreno paludoso perché io, con le mie frequentazioni, questa crisi culturale e di lettura non la vedo e mi ritrovo in una di quelle situazioni irreali in cui mi chiedo se vivo nella stessa realtà degli altri.

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Essendo giornalista, tocco con mano ogni giorno la crisi dell'editoria. Però, badate bene, c'è una enorme distinzione tra crisi della carta stampata (giornali, riviste e simili) con quella del libro che vivono due vite economiche completamente distinte e non possono essere minimamente paragonate. Hanno leggi (un es. su tutto è quello dei contributi ministeriali che vanno ai quotidiani ma non a quello del libro) completamente agli antipodi. Quindi Nativi Digitali quando parlate di quel grafico, vi assicuro che (purtroppo per me) è soltanto relativo alla carta stampata, ovvero quotidiani e riviste. Soffermiamoci su quella dei libri.

Siete sicuri che ci sia la crisi del libro? Che alle case editrici non convenga l'andazzo che hanno?

Un annetto fa incappai un interessante articolo sull'argomento perché dovevo farne uno a mia volta in seguito alla chiusura di una libreria storica della mia città, che alla fine associai non al costo eccessivo degli affitti dei locali (sono solo un tassello del problema) ma alle dinamiche legate al costo del libro che in Italia è troppo elevato. A sopperire a queste dinamiche ci sono stati degli interventi legislativi (la legge Levi introdotta nel 2006, arrivata troppo tardi secondo me) che in ogni caso non riescono a colmare un gap ormai stridente. Tenete presente poi che il mercato editoria (libri) è in mano a 5 grandi gruppi: Mondadori, Rcs, Giunti, Feltrinelli e GeMauriSpagnol (ognuno dei quali al suo interno racchiude altre case editrici, ma la casa madre per intenderci è sempre la stessa) e la restante fetta (circa il 30%) da piccoli medi editori. Il problema vero sorge con la distribuzione. Mondadori, Rcs e Giunti hanno la loro distribuzione, GeMS ha Messaggerie e Fetrinelli ha Pde. Cosa comporta? Comporta che io gruppo editoriale produco, stampo e distribuisco i miei libri inevitabilmente a prezzo favorevole, perché bypasso la legge sull'iva, perché posso vendermi il libro al 40% e nei miei store al 25%. Quindi, ci guadagno e ci speculo, mettendo a rischio i piccoli e medi editori che vengono da me per far distribuire i loro libri e che se mi girano, posso pure un pochino mobbizzare, tipo far arrivare prima le mie copie, e con calma le loro.
E noi lettori?

Noi lettori favoriamo di sconti spesso iperbolici nelle grandi catene a loro volta aperti, gestiti e coordinati da uno dei grandi gruppi editoriali, a scapito delle piccole librerie che loro quegli sconti non li possono approntare per legge. Quindi: noi lettori saremo favoriti nell'acquisto di libri spinti da talune case editrici ingolositi dal prezzo che non sempre corrisponde a qualità o a quei titoli di best seller che ormai abbiamo tutti negli scaffali che sono lì a ingolfare gli spazi espositivi in prima linea (tipo Siddharta, ci siamo capiti) a scapito di scrittori esordienti, magari eccellenti, ma con poco glamour.

Con il tempo, il lettore vero a volte deluso da acquisti buoni solo il portafogli, deciderà di affezionarsi a uno scrittore e comprerà sempre le sue opere (vedi Camilleri). Appena un 5% rischierà di spendere 20 euro per uno scrittore di cui non sai niente e di cui non scrive una riga la stampa (ed eccoci a un altro nodo: i gruppi editoriali hanno anche quotidiani e riviste dove pubblicalo recensioni). Questo implica che gli esordienti rappresentano solo una percentuale minuscola all'interno di un gruppo editoriale (3-4 autori pubblicai all'anno) , meglio se selezionati dalle agenzie perché gli favoriscono un lavoro di comprensione di due elementi: talento e continuità (connesso alla velocità di scrittura). perché non fa piace per loro puntare su uno scrittore che per scrivere ci impiega dieci anni. è poco conveniente.

E' un po' come per il cibo: se la mia salsa al pomodoro vende bene, perché dovrei coprire che so il 40% del mercato con una salsa alle olive? Ne coprirò inizialmente il 2-3% poi se va bene negli anni (tanti anni) aumenterò la percentuale. Solo che nel frattempo il consumatore si sarà scocciato di mangiare sempre salsa al pomodoro. perché a guidarci è la diversità, la possibilità di scegliere.

Le librerie alla fine ci proprinano sempre la stessa pappina e trovare qualcosa di saporito è cosa rara. Io mi affido alla piccola libreria per i miei acquisti. Ho un amico libraio che mi consiglia, che legge, che mi mette da parte volumi che secondo lui devo leggere e mi guarda male se mi vede tra le mani uno pessimo. Questo perché spendo davvero tanto in libri, perché la lettura è la mia vita e senza non riesco a stare. per me l'acquisto va curato come un investimento. non mi piace avere tra le mani un libro brutto che non riesco a farmi piacere. Io però sono mosca bianca. gli altri leggeranno Moccia e Volo (mi scuso con chi li apprezza, ma gli preferisco Murakami, Richler o Roth). Ma mi rendo conto che non riescano a farlo tutti e nemmeno forse ne hanno voglia. La gente guarda la classifica o la sezione "Consigliati da noi (se se )" e compra quelli.

I gruppi editoriali non vivono una crisi nera. E' grigiolina. Per ora è ancora un gioco a loro vantaggio, ma se non cambiano tattica nella vendita, nel giro di 20 anni avranno solo vecchi best seller su cui reggere le entrate. Se non tornano a scoprire talenti, rinsecchiranno.

Per chi c'è crisi? Per i piccoli e medi editori. Loro sì che soffrono tanto.

E poi per noi scrittori che ambiamo a trovare un posto al sole. Fatichiamo non poco per farci pubblicare, perché per i gruppi editoriali non rappresentiamo entrate economiche. Potremmo avere più fortunata con la piccola o media CE, che però di esordienti ne stampa anche solo uno all'anno.

Spero di non avervi tediato troppo e di non essere stata troppo OT

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Io sono nata un bel po' dopo di voi, non c'è stato un periodo della mia vita in cui leggevo di più di ora. Ho sempre letto in modo costante, pur studiando, lavorando, giocando ai videogame e quant'altro. Ovviamente non voglio negare i dati riportati e oh, probabilmente avrete ragione voi, però di gente che parla di libri in internet ne leggo tanta.

Che ne parla dopo averli letti, intendo. Che riporta brani, fa citazioni, si mette frasi nelle firme,

Come ogni volta che si parla di crisi in generale ho sempre l'impressione che la si faccia più grossa di quello che è.

Se sono aumentati costantemente i libri pubblicati ma i lettori sono rimasti quelli, o più probabilmente i vecchi lettori sono stati sostituiti da quelli nuovi, è normale che molti di più rimangano invenduti, credo.

Mi sento su un terreno paludoso perché io, con le mie frequentazioni, questa crisi culturale e di lettura non la vedo e mi ritrovo in una di quelle situazioni irreali in cui mi chiedo se vivo nella stessa realtà degli altri.

C'è molto di vero nel tuo ultimo paragrafo. Mi stupisco spesso anch'io dell'attenzione mostrata da molti verso autori che non sono negli autogrill di fianco ai gratta e vinci... ma se fosse l'eccezione, peraltro splendida, che non inficia la regola...

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Ospite Strix

Per quel che riguarda internet, io posso dire che, per me almeno, la tendenza è inversa. Da quando ho internet leggo di più, perché acquistare libri è diventato più facile (soprattutto da quando ho il lettore ebook) ed è anche più facile reperire notizie sui libri o ottenere consigli (anzi, spesso devo chiedere agli amici di smettere di consigliarmi libri, perché devo smaltire "la pila").

Certo, leggo anche molti articoli, saggi e altro, direttamente in rete, ma una volta leggevo riviste e quotidiani cartacei.
Per me il problema più grande è il prezzo.
Ricordo quando, da ragazzina, c'erano i libri a 1000 o 3000 lire, andavo in edicola e facevo scorta. 
Se volevo leggere un libro "recente" aspettavo che uscisse in versione economica, mentre ora i brossurati costano spesso quanto un cartonato con sovracoperta, quindi ho smesso di comprare cartaceo (ci sono anche altre ragioni, ma il prezzo è una delle principali).

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Ma era una trasgressione, e nessuno, dico NESSUNO si sognava di pregarmi di leggere né in casa e nemmeno fuori casa. E non è che a casa mia fosse una questione di mancanza di cultura, mia madre e mio padre erano tutti e due laureati, era che la lettura era vista come un passatempo, prima lo studio, poi lo svago.

Poi non so cosa è accaduto, ma la fra gli amici dei miei figli e i miei figli stessi, molti hanno cominciato a vedere la lettura come un dovere, e lì non ho risposte.

La questione generazionale è meno banale di quello che può sembrare: è purtroppo verissimo che per buona parte della mia generazione (classe '86) i libri sono stati percepiti come un'imposizione dalla scuola o in certi casi dai genitori. Anche se per fortuna di coetanei lettori, sia "forti" che occasionali, ne conosco tanti, di solito più donne che uomini. 

In teoria la generazione immediatamente successiva alla mia è anche "migliore", avendo  avuto Harry Potter e ora i vari Hunger Games, Shadowhunter etc, però i dati nielsen che testimoniavano il forte calo di lettori italiani dal 2011 al 2013 indicavano la fascia 15-19 come quella che ha "perso" di più, e per me è un bruttissimo segnale.

 

 

 

Venendo all'oggi, si, negli ultimissimi anni anch'io ho alti e bassi, ma a 40 libri annui ci arrivo comunque seppure per il mercato editoriale il calo per quel che mi riguarda è intorno al 30%. Vero, però, che mi sono spostato sugli e.book e questo, in termini di fatturato, per gli editori vuol dire, probabilmente, un - 90%. Davanti a una scelta vasta preferisco attingere all'offerta a 0,99 o 1,99 centesimi.

 

 

Se posso consolarti, il ricavo netto di un editore da un ebook a 1.99€ non è così diverso da quello di un cartaceo a 12/15€, considerato che ci sono molti costi fissi e variabili in meno :P

 

 

Io sono nata un bel po' dopo di voi, non c'è stato un periodo della mia vita in cui leggevo di più di ora. Ho sempre letto in modo costante, pur studiando, lavorando, giocando ai videogame e quant'altro. Ovviamente non voglio negare i dati riportati e oh, probabilmente avrete ragione voi, però di gente che parla di libri in internet ne leggo tanta.

Che ne parla dopo averli letti, intendo. Che riporta brani, fa citazioni, si mette frasi nelle firme,

Come ogni volta che si parla di crisi in generale ho sempre l'impressione che la si faccia più grossa di quello che è.

Se sono aumentati costantemente i libri pubblicati ma i lettori sono rimasti quelli, o più probabilmente i vecchi lettori sono stati sostituiti da quelli nuovi, è normale che molti di più rimangano invenduti, credo.

Mi sento su un terreno paludoso perché io, con le mie frequentazioni, questa crisi culturale e di lettura non la vedo e mi ritrovo in una di quelle situazioni irreali in cui mi chiedo se vivo nella stessa realtà degli altri.

E' vero, su internet si parla molto di libri e di lettura, il che dimostra tra l'altro che un "medium" non esclude l'altro, anzi, si possono integrare bene. D'altro canto il calo netto e progressivo delle vendite di libri in Italia purtroppo è un dato di fatto. 

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Io sto analizzando il settore "vendita" per alcuni progetti personali (che qualcuno ha colto in alcuni miei post :asd:) e ho l'impressione che mentre rispetto al passato vi è un calo delle vendite (dal 2011 al 2013 c'è stata una perdita non indifferente) allo stesso tempo però dire che all'editoria non entrano soldi (come ho visto fare sul web) non è assolutamente vero. Le librerie di franchising sono sempre piene di gente e le file alle casse sono sempre snervanti.

E' come se ci fossero due mercati diversi e non dipende troppo dall'editoria secondo me perché il libro comprato a centinaia di copie da una parte non viene nemmeno guardato dall'altra magari... secondo me dipende anche dal luogo in cui i libri vengono venduti.

Inoltre il mercato del libro è sempre stato molto meno commerciale di tanti altri settori... semplicemente ogni epoca ha avuto le sue mode. Io ho anche sentito un collega dire "ma che tristezza regalare un libro per natale"... ma poi ho anche visto un altro collega rispondergli a tono.

Boh perché tutta sta crisi da lettrice non la avverto?

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Io sto analizzando il settore "vendita" per alcuni progetti personali (che qualcuno ha colto in alcuni miei post :asd:) e ho l'impressione che mentre rispetto al passato vi è un calo delle vendite (dal 2011 al 2013 c'è stata una perdita non indifferente) allo stesso tempo però dire che all'editoria non entrano soldi (come ho visto fare sul web) non è assolutamente vero. Le librerie di franchising sono sempre piene di gente e le file alle casse sono sempre snervanti.

E' come se ci fossero due mercati diversi e non dipende troppo dall'editoria secondo me perché il libro comprato a centinaia di copie da una parte non viene nemmeno guardato dall'altra magari... secondo me dipende anche dal luogo in cui i libri vengono venduti.

Inoltre il mercato del libro è sempre stato molto meno commerciale di tanti altri settori... semplicemente ogni epoca ha avuto le sue mode. Io ho anche sentito un collega dire "ma che tristezza regalare un libro per natale"... ma poi ho anche visto un altro collega rispondergli a tono.

Boh perché tutta sta crisi da lettrice non la avverto?

Sì, in effetti la parola "crisi" non descrive bene il fenomeno in corso, perché di solito è usata per indicare un periodo critico ma limitato nel tempo. "Declino" forse sarebbe più indicativo (e vale anche per l'economia, purtroppo), anche se può essere giudicato troppo pessimistico :P "Transizione" forse mette d'accordo tutti: ci sono vari cambiamenti in corso nello stesso periodo e nessuno sa bene che direzione prendere, o se vale davvero la pena di cambiare. 

 

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Essendo giornalista, tocco con mano ogni giorno la crisi dell'editoria. Però, badate bene, c'è una enorme distinzione tra crisi della carta stampata (giornali, riviste e simili) con quella del libro che vivono due vite economiche completamente distinte e non possono essere minimamente paragonate. Hanno leggi (un es. su tutto è quello dei contributi ministeriali che vanno ai quotidiani ma non a quello del libro) completamente agli antipodi. Quindi Nativi Digitali quando parlate di quel grafico, vi assicuro che (purtroppo per me) è soltanto relativo alla carta stampata, ovvero quotidiani e riviste. Soffermiamoci su quella dei libri.

Siete sicuri che ci sia la crisi del libro? Che alle case editrici non convenga l'andazzo che hanno?

Un annetto fa incappai un interessante articolo sull'argomento perché dovevo farne uno a mia volta in seguito alla chiusura di una libreria storica della mia città, che alla fine associai non al costo eccessivo degli affitti dei locali (sono solo un tassello del problema) ma alle dinamiche legate al costo del libro che in Italia è troppo elevato. A sopperire a queste dinamiche ci sono stati degli interventi legislativi (la legge Levi introdotta nel 2006, arrivata troppo tardi secondo me) che in ogni caso non riescono a colmare un gap ormai stridente. Tenete presente poi che il mercato editoria (libri) è in mano a 5 grandi gruppi: Mondadori, Rcs, Giunti, Feltrinelli e GeMauriSpagnol (ognuno dei quali al suo interno racchiude altre case editrici, ma la casa madre per intenderci è sempre la stessa) e la restante fetta (circa il 30%) da piccoli medi editori. Il problema vero sorge con la distribuzione. Mondadori, Rcs e Giunti hanno la loro distribuzione, GeMS ha Messaggerie e Fetrinelli ha Pde. Cosa comporta? Comporta che io gruppo editoriale produco, stampo e distribuisco i miei libri inevitabilmente a prezzo favorevole, perché bypasso la legge sull'iva, perché posso vendermi il libro al 40% e nei miei store al 25%. Quindi, ci guadagno e ci speculo, mettendo a rischio i piccoli e medi editori che vengono da me per far distribuire i loro libri e che se mi girano, posso pure un pochino mobbizzare, tipo far arrivare prima le mie copie, e con calma le loro.

E noi lettori?

Noi lettori favoriamo di sconti spesso iperbolici nelle grandi catene a loro volta aperti, gestiti e coordinati da uno dei grandi gruppi editoriali, a scapito delle piccole librerie che loro quegli sconti non li possono approntare per legge. Quindi: noi lettori saremo favoriti nell'acquisto di libri spinti da talune case editrici ingolositi dal prezzo che non sempre corrisponde a qualità o a quei titoli di best seller che ormai abbiamo tutti negli scaffali che sono lì a ingolfare gli spazi espositivi in prima linea (tipo Siddharta, ci siamo capiti) a scapito di scrittori esordienti, magari eccellenti, ma con poco glamour.

Con il tempo, il lettore vero a volte deluso da acquisti buoni solo il portafogli, deciderà di affezionarsi a uno scrittore e comprerà sempre le sue opere (vedi Camilleri). Appena un 5% rischierà di spendere 20 euro per uno scrittore di cui non sai niente e di cui non scrive una riga la stampa (ed eccoci a un altro nodo: i gruppi editoriali hanno anche quotidiani e riviste dove pubblicalo recensioni). Questo implica che gli esordienti rappresentano solo una percentuale minuscola all'interno di un gruppo editoriale (3-4 autori pubblicai all'anno) , meglio se selezionati dalle agenzie perché gli favoriscono un lavoro di comprensione di due elementi: talento e continuità (connesso alla velocità di scrittura). perché non fa piace per loro puntare su uno scrittore che per scrivere ci impiega dieci anni. è poco conveniente.

E' un po' come per il cibo: se la mia salsa al pomodoro vende bene, perché dovrei coprire che so il 40% del mercato con una salsa alle olive? Ne coprirò inizialmente il 2-3% poi se va bene negli anni (tanti anni) aumenterò la percentuale. Solo che nel frattempo il consumatore si sarà scocciato di mangiare sempre salsa al pomodoro. perché a guidarci è la diversità, la possibilità di scegliere.

Le librerie alla fine ci proprinano sempre la stessa pappina e trovare qualcosa di saporito è cosa rara. Io mi affido alla piccola libreria per i miei acquisti. Ho un amico libraio che mi consiglia, che legge, che mi mette da parte volumi che secondo lui devo leggere e mi guarda male se mi vede tra le mani uno pessimo. Questo perché spendo davvero tanto in libri, perché la lettura è la mia vita e senza non riesco a stare. per me l'acquisto va curato come un investimento. non mi piace avere tra le mani un libro brutto che non riesco a farmi piacere. Io però sono mosca bianca. gli altri leggeranno Moccia e Volo (mi scuso con chi li apprezza, ma gli preferisco Murakami, Richler o Roth). Ma mi rendo conto che non riescano a farlo tutti e nemmeno forse ne hanno voglia. La gente guarda la classifica o la sezione "Consigliati da noi (se se )" e compra quelli.

I gruppi editoriali non vivono una crisi nera. E' grigiolina. Per ora è ancora un gioco a loro vantaggio, ma se non cambiano tattica nella vendita, nel giro di 20 anni avranno solo vecchi best seller su cui reggere le entrate. Se non tornano a scoprire talenti, rinsecchiranno.

Per chi c'è crisi? Per i piccoli e medi editori. Loro sì che soffrono tanto.

E poi per noi scrittori che ambiamo a trovare un posto al sole. Fatichiamo non poco per farci pubblicare, perché per i gruppi editoriali non rappresentiamo entrate economiche. Potremmo avere più fortunata con la piccola o media CE, che però di esordienti ne stampa anche solo uno all'anno.

Spero di non avervi tediato troppo e di non essere stata troppo OT

Mi ero perso questo intervento. Sì in effetti ho fatto un po' confusione, anche se credo che in qualche modo i due fenomeni ("stampa in fortissima difficoltà, editoria "libraria" in difficoltà meno critica ma comunque forte) siano collegati in vari modi.

Concordo completamente con il tuo intervento comunque, i "forti" hanno le regole del gioco in mano, a scapito dei "deboli", e in questo quadro gli autori emergenti sono fregati. Comunque anche per il comparto libri di una Mondadori le cose vanno male male (qualche dato e riflessione qui), quindi il loro atteggiamento "protezionistico" permette di sfangarla adesso, ma è ovvio che i problemi ci siano eccome.

Nel mio piccolo aggiungerei che per ora gli editori digitali e i self-publisher, che modestia a parte credo che abbiano un forte potenziale di innovazione, contano tanto poco da risultare praticamente irrilevanti (parlare del perché contino ancora così poco in Italia vuol dire andare OT quindi per ora evito :P)

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Provo ad accendere una miccia... mi auguro che ci scappi una piccola deflagrazione. E se invece di crisi editoriale, in Italia, fosse in atto una vera e propria crisi della cultura, del sapere, del conoscere? Da anni ormai la politica schiaccia le fasce sociali basse, medie ed intermedie, quelle volte alla lettura; da anni ha smesso di rifocillare, approvvigionare, garantire, l'ente per antonomasia al sapere: la scuola. Non lo invento mica io che un popolo ignorante è un popolo schiacciato nella mediocrità; privo di materiale intellettuale e spirituale per cambiare la propria condizione di vittima predestinata. Ovvio che un popolo mediocre culturalmente non ha cognizione di causa sui percorsi per uscire dal baratro. Ovvio che un popolo ignorante non rintraccia mezzi per rincorrere e agguantare "il sapere". Ovvio che un popolo involuto non compra libri -tanto c'è la cacca quotidiana innestata dalla TV-, Ovvio che un popolo che non sa, non sa neanche di non sapere. Ovvio che in una nazione ignorante, pascolata da ignoranti, l'editoria è allo sfascio!

Lillo

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Ho letto tutti gli interventi con interesse e, provando a dire la mia sull'argomento, credo che la "crisi" dipenda più che altro da un accumulo di fattori che creano un problema che si è radicato nel tempo. In sostanza, sono d'accordo con lillo favia, ma sono più propensa a puntare un occhio critico sui genitori che non educano i figli alla lettura, bensì tendono a dimenticarli davanti al televisore come una sostituta baby sitter.

 

Mia madre legge pochissimo, anzi, si può dire che non legga affatto per lunghissimi periodi. Eppure, fin da quando ero bambina, mi leggeva le favole, mi regalava libri quando andavamo al supermercato (e non giocattoli) e si è sempre battuta perché a scuola avessi una buona istruzione. Mi ha fatto cambiare scuola, alle elementari, quando si è resa conto che mi facevano studiare troppo poco. Mi ha fatto fare una classe sperimentale di musica alle medie e si è sempre interessata alla mia passione per la scrittura... pur non leggendo praticamente nulla.

 

Quello che voglio dire è che non tutti DEVONO essere appassionati lettori, ma tutti dovrebbero comprendere l'importanza di abituare i bambini a leggere, a essere curiosi per la cultura e l'arte... che poi siano loro a decidere, in età adulta, se quello possa essere il loro hobby oppure no! Secondo me già questo fatto potrebbe essere una buona base di partenza.

 

Dopodiché è indiscutibile che siamo un paese dall'editoria vecchiotta, che non ci pensa nemmeno a innovarsi (parlo delle grandi CE che, in teoria, trainano il mercato) e in cui è difficile emergere per meriti veri e propri (altro problema radicato in molti settori). Però di idee buone ne abbiamo! Di editori che si mettono in gioco e investono nell'innovazione ce ne sono, e molti nel WD ce ne hanno offerto la riprova. Se poi continuiamo a considerare gli e-book come prodotti elettronici e non libri, però, da questo circolo vizioso di vecchiume non usciremo mai...

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Provo ad accendere una miccia... mi auguro che ci scappi una piccola deflagrazione. E se invece di crisi editoriale, in Italia, fosse in atto una vera e propria crisi della cultura, del sapere, del conoscere? Da anni ormai la politica schiaccia le fasce sociali basse, medie ed intermedie, quelle volte alla lettura; da anni ha smesso di rifocillare, approvvigionare, garantire, l'ente per antonomasia al sapere: la scuola. Non lo invento mica io che un popolo ignorante è un popolo schiacciato nella mediocrità; privo di materiale intellettuale e spirituale per cambiare la propria condizione di vittima predestinata. Ovvio che un popolo mediocre culturalmente non ha cognizione di causa sui percorsi per uscire dal baratro. Ovvio che un popolo ignorante non rintraccia mezzi per rincorrere e agguantare "il sapere". Ovvio che un popolo involuto non compra libri -tanto c'è la cacca quotidiana innestata dalla TV-, Ovvio che un popolo che non sa, non sa neanche di non sapere. Ovvio che in una nazione ignorante, pascolata da ignoranti, l'editoria è allo sfascio!

Lillo

Tutto giusto, ma incompleto. Perché allora bisogna anche dire che l'editoria dei piani alti è stata, ed è, artefice e complice di questo sfascio, quindi le sue lacrime sono quelle di un ridicolo coccodrillo.

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